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"Un bel libro, Marcus, non si valuta solo per le sue ultime parole, bensì sull'effetto cumulativo di tutte le parole che le hanno precedute. All'incirca mezzo secondo dopo aver finito il tuo libro, dopo averne letto l'ultima parola, il lettore deve sentirsi pervaso da un'emozione potente; per un istante, deve pensare soltanto a tutte le cose che ha appena letto, riguardare la copertina e sorridere con una punta di tristezza, perché sente che quei personaggi gli mancheranno. Un bel libro, Marcus, è un libro che dispiace aver finito". [Joël Dicker in "La verità sul caso Harry Quebert"]

sabato 31 gennaio 2026

Libri letti a gennaio 2026… e quelli da leggere a febbraio!


I libri che ho letto e recensito a gennaio:
Percival Everett: Dottor No
Glenn Cooper: Le chiavi del cosmo

Ed i libri in lettura per febbraio (ma non necessariamente in quest'ordine… e non è neanche detto che siano questi):
Ian McEwan: Quello che possiamo sapere [già in lettura]
Wilbur Smith: La voce del tuono
Harlan Coben: Fuga
Andrew Porter: La vita immaginata

La classifica dei libri più venduti


Dati relativi alla settimana dal 19 al 25 gennaio 2026 (Fonte: TuttoLibri - La Stampa del 31 gennaio 2026):

1. Stefania Auci - L'alba dei Leoni
2. Piergiorgio Pulixi - Il nido del corvo
3. Bianca Pitzorno - La sonnambula
4. Alberto Angela - Cesare
5. Aldo Cazzullo - Francesco. Il primo italiano
6. Angela Marsons - Il silenzio dei colpevoli
7. Mel Robbins - La teoria di lasciare andare
8. Franck Thilliez - Treno infernale per l'Angelo rosso. Serie di Franck Sharko
9. Lily Red - Cuori intrecciati
10. Gianrico Carofiglio - Viaggio in Italia
 

"Anatomy of an Alibi", il caso editoriale di Ashley Elston che domina le classifiche e BookTok

Anatomy of an Alibi, il caso editoriale di Ashley Elston che domina le classifiche e BookTok
Dopo il successo clamoroso del suo precedente thriller, l'autrice con Anatomy of an Alibi si sta confermando come la nuova regina del "legal thriller" con un tocco di suspense moderna

👉 fonte: LibreriAmo

Dall'autrice del bestseller numero uno del New York Times La prima bugia vince (First lie wins), Anatomy of an Alibi di Ashley Elston è il titolo che da inizio anno sta infiammando le classifiche internazionali e il BookTok proprio in questo inizio di 2026. In attesa che il libro arrivi anche in Italia, scopriamo il perché del successo di questo libro uscito a inizio 2026 oltreoceano.
Il romanzo di Ashley Elston mescola il dramma giudiziario con il gioco psicologico. Tutti al Chantilly's Bar notarono Camille Bayliss, una forestiera. Labbra rosse, tacchi firmati, sorseggiava un Negroni. Ma quella donna non era Camille Bayliss. Era Aubrey Price.
Camille Bayliss sembra avere una vita perfetta: è sposata con l'avvocato di successo Ben ed è figlia di una ricca famiglia della Louisiana. Solo che niente è come sembra: Camille crede che Ben nasconda sporchi segreti da anni, ma non riesce a trovare prove perché lui la segue in ogni sua mossa.
Aubrey Price è perseguitata dalla terribile notte che le ha cambiato la vita dieci anni prima, ed è convinta che Benjamin Bayliss ne sappia qualcosa. Vivendo in una casa piena di criminali, Aubrey capisce che c'è più di un modo per arrivare alla verità, e potrebbe aver trovato il modo migliore per entrare.
Aubrey e Camille escogitano un piano. Sembra semplice: per dodici ore, Aubrey prenderà il posto di Camille. Camille spia Ben e le due donne otterranno le risposte che cercano disperatamente.
Ma la mattina dopo, Ben viene trovato assassinato. Entrambe le donne hanno bisogno di un alibi infallibile, ma solo una di loro ce l'ha. E basta un passo falso perché tutto vada a rotoli.
Proprio come il libro precedente della Elston, anche questo ha attirato immediatamente l'attenzione dei club del libro più influenti (come quello di Reese Witherspoon o di Oprah), che ne hanno decretato il successo prima ancora dell'uscita fisica.
A differenza dei classici alla John Grisham, il ritmo in Anatomy of an Alibi di Ashley Elston è molto più serrato e focalizzato sui colpi di scena psicologici piuttosto che sulla burocrazia delle aule di tribunale. Inoltre, questo libro conferma la capacità dell'autrice di nascondere indizi sotto gli occhi del lettore. Chi ha amato La prima bugia vince sta acquistando questo nuovo titolo perché consapevole che nei libri di Ashley Elston nulla è come sembra fino all'ultima pagina.
Anatomy of an Alibi di Ashley Elston è un libro consigliato a tutti coloro a cui piace decostruire i misteri e cercare di capire "come è stato fatto". L'anatomia citata nel titolo non ha nulla a che fare con quella umana, ma fa riferimento all'anatomia della menzogna.
Inoltre, il libro affronta uno dei temi più di stretta attualità oggi: il labile confine tra ciò che è vero e ciò che è falso. L'autrice in questo libro si impegna a mostrare quanto sia fragile la verità quando viene filtrata attraverso la tecnologia moderna (deepfake, metadati, sorveglianza digitale).
Infine, uno dei moti per cui vale la pena leggere Anatomy of an Alibi è l'empatia che il lettore è portato ad avere nei confronti della protagonista: ci si ritrova a dubitare insieme a lei, vivendo il dilemma etico di difendere qualcuno che senti essere colpevole ma che la legge dice essere innocente.
Ashley Elston rappresenta una delle voci più brillanti e di successo del thriller contemporaneo, capace di scalare le classifiche mondiali grazie a una scrittura serrata e a trame costruite come complessi meccanismi a orologeria. L'autrice vive in Louisiana con il marito e i tre figli. Prima di diventare una scrittrice a tempo pieno, ha lavorato per molti anni come fotografa di matrimoni. Questa esperienza, apparentemente lontana dalla letteratura gialla, le ha permesso di sviluppare un occhio clinico per i dettagli, le espressioni umane e tutto ciò che accade "dietro le quinte" delle vite apparentemente perfette delle persone.
La sua carriera è iniziata nel mondo della letteratura per ragazzi: ha debuttato con titoli come The rules for disappearing (2013) e This is our story, romanzi che già mostravano la sua inclinazione per il mistero e la tensione psicologica. Il vero punto di svolta internazionale è arrivato con il suo primo thriller per adulti: First Lie Wins (in Italia pubblicato come La prima bugia vince). Il libro è diventato un caso editoriale istantaneo, entrando direttamente al primo posto della classifica del New York Times, anche grazie al fatto di essere selezionato da Reese Witherspoon per il suo celebre Hello Sunshine Book Club, un riconoscimento che garantisce quasi sempre un successo planetario.
I diritti televisivi sono stati acquistati per produrre una serie TV, a testimonianza della forza cinematografica della sua scrittura.

Il medico che sapeva narrare il suo tempo: 165 anni fa nasceva Anton Čechov


Il medico che sapeva narrare il suo tempo: 165 anni fa nasceva Anton Čechov

👉 fonte: L'Indipendente

165 anni fa a Taganrog, una piccola cittadina costiera della Russia meridionale, nasceva Anton Pavlovič Čechov. Chi si avvicina per la prima volta alla letteratura russa, quasi sempre si fionda su Tolstoj o su Dostoevskij, si fa sedurre dalla fantasia dirompente di Bulgakov, quasi mai presta attenzione a questo Anton Pavlovič Cechov, famoso per lo più per le sue opere teatrali. Cechov non salta subito all'occhio, ha invece quella che mi piace definire una bellezza nascosta.
I suoi racconti più belli hanno nomi come La signora col cagnolino, L'uomo nell'astuccio, La corsia n. 6, niente a che vedere con titoli altisonanti come Guerra e pace o Delitto e castigo, eppure nella biblioteca di un vero lettore non dovrebbe mai mancare una copia dei racconti di Čechov.
Čechov, infatti, non fu solo uno dei più prolifici autori di racconti del mondo russo e del teatro moderno, ma le sue idee hanno ispirato generazioni di filosofi e di scrittori. Fu un medico innanzitutto, professione che ponendolo a stretto contatto con la sofferenza influenzò profondamente la sua visione del mondo. La sua attenzione ai poveri e a quelli che la società definiva emarginati nacque da una pratica concreta di osservazione e di cura. Fu autore di reportage e di inchieste, approccio che fece di Čechov un precursore del giornalismo d'inchiesta. I suoi racconti e le sue pièce teatrali non sono soltanto pagine di narrativa, ma strumenti per osservare la vita, misurarne le ingiustizie e interrogarsi sul ruolo di ciascuno nella società. Fu insomma uno scrittore che fece della ricerca della verità un principio irrinunciabile. Fin da ragazzo era allergico alle verità preconfezionate e diffidava delle ideologie. E per tutta la vita non farà che domandarsi: come raccontare la realtà senza aderire a dogmi o semplificazioni? Ma per capire Čechov, è necessario conoscere non soltanto lo scrittore ma l'uomo.
Se aveste davanti il ritratto che gli fece Osip Braz, vedreste un uomo snello e agile, vestito secondo la moda di fine Ottocento, con il colletto inamidato e la barbetta a punta. Gli occhi malinconici che brillano dietro le lenti del pince-nez, sono lo specchio della pazienza. 
Immancabilmente gentile, instancabilmente curioso, era sempre pronto a parlare con chiunque avesse un animo sensibile e una mente aperta. Per tutti aveva una parola gentile: E alle parole dava grande peso; espressioni pompose, false, libresche lo irritavano oltre misura.
Il nonno era stato un servo della gleba, il padre un umile bottegaio di provincia. Durante l'infanzia visse in una famiglia segnata dalla povertà e da un'educazione autoritaria. Suo padre era un uomo severo, spesso incline alla rabbia, che non risparmiava punizioni fisiche e morali, imponendo una disciplina rigorosa ai figli. La povertà costrinse la famiglia a rinunce continue, e Anton, già da bambino, dovette assumersi responsabilità precoci: aiutare nei piccoli lavori domestici, sostenere i fratelli più giovani, fare i conti con un'insicurezza economica costante. A scuola, sebbene dimostrasse grande intelligenza e curiosità, si confrontò con insegnanti inflessibili e con compagni di classe indifferenti, circostanze che rafforzarono in lui la capacità di osservare la sofferenza altrui e lo resero profondamente sensibile alla solitudine e all'ingiustizia.
Dopo la laurea in medicina, incominciò a esercitare la professione di medico. Si avventurava a tarda notte su strade dissestate con il suo piccolo calesse soltanto per prestare soccorso a uno dei suoi tanti pazienti.
Dopo un pranzo organizzato per celebrare l'anniversario della liberazione dei servi della gleba confidò al suo diario: «Era una faccenda assurda e fastidiosa stare a tavola, bere champagne, ascoltare discorsi inneggianti al risveglio degli umili, alla libertà, mentre nello stesso istante, altri servi in abito nero correvano da un tavolo all'altro, ugualmente schiavi, e fuori all'aperto, intirizziti dal freddo, sostavano i cocchieri». Fu sempre critico nei confronti dell'intelligencija russa, ma più di tutto detestava l'ipocrisia.
Senza questa sua straordinaria sensibilità e la costante disponibilità a chiacchierare con tutti, difficilmente sarebbe riuscito a creare quella colossale enciclopedia del mondo russo che va sotto il nome di Racconti di Čechov. I racconti di Čechov si leggono in un lasso di tempo che va dalla mezz'ora al massimo di un paio di giorni.
Ci troverete uomini e donne di ogni classe, età e genere: medici, studenti, maestri, ricchi proprietari terrieri e semplici contadini che spesso si domandano: come si conquista l'infinito? Come superare l'ostacolo di quella siepe che circoscrive il mio mondo? C'è il giovane di La mia vita che lascia la comoda casa paterna, gli agi e i lussi della vita borghese per cercare un modo di vita più etico; la ragazza del Cantuccio natio che va alla ricerca di qualcosa che «che assorba tutte le forze, fisiche e morali», e dia un senso e uno scopo alla sua vita. I personaggi più riusciti di Čechov sono dei sognatori, uomini buoni che vorrebbero agire bene, ma che non riescono mai a tradurre in realtà i loro propositi.
Čechov invece non se ne restò mai con le mani in mano. Costruì scuole e biblioteche, musei e ospedali, lottò affinché sorgesse a Mosca la prima Casa del popolo con tanto di biblioteca, sala di lettura e auditorio.
A Tangarog, invece, la sua città natale, allestì con l'aiuto del pittore Il’ja Repin un Museo di pittura. Si muoveva nella vita con il passo svelto e lieve di chi misura con precisione le ore: ora c'erano i pazienti da visitare, ora i libri da spedire alle scuole che aveva fondato, ora i parenti e gli amici in difficoltà ai quali prestava denaro, pur non avendone mai molto. «Se ogni uomo facesse quanto è in suo potere sul proprio pezzetto di terra, come sarebbe meraviglioso il mondo!». Questa era in breve la sua filosofia di vita.
Nel 1890 Čechov decise di compiere un lungo viaggio attraverso la Siberia per visitare la colonia penale dell'isola di Sachalin, l'Isola dei Dannati. Una volta arrivato a Sachalin rimase disgustato dal trattamento disumano riservato ai prigionieri. «Sachalin», scrisse nel libro-inchiesta nato da quell'esperienza, «è il luogo delle più intollerabili sofferenze. Adesso tutta l'Europa sa che la colpa non è dei carcerieri, ma di ognuno di noi; però questo ci lascia indifferenti, non c'interessa».
Parole che potrebbero essere state scritte oggi, se solo sostituissimo il nome di Sachalin con la Palestina o uno dei tanti carceri-gulag odierni come Guantanamo, sistemi carcerari e centri di detenzione in cui la violenza, l'indifferenza e la negazione dei diritti umani restano strutturali. Dalla Palestina alle carceri sovraffollate di molte nazioni, il principio resta lo stesso: la responsabilità non è solo di chi applica la violenza, ma di chi permette che le ingiustizie diventino routine sociale. Il lavoro di Čechov anticipa così un'etica della denuncia, basata sull'osservazione diretta e la capacità di rendere visibile ciò che le istituzioni spesso vogliono nascondere. 
Ma per tornare a Čechov… i suoi ultimi anni furono felici dal punto di vista letterario. A questi anni risalgono i suoi capolavori teatrali, ma il successo e la fama vanno di pari passo con un lento e progressivo peggioramento delle sue condizioni di salute. A nulla servirono i continui viaggi, i soggiorni nelle stazioni termali, la decisione di trascorrere gli inverni a Jalta, nella speranza che il clima mite della regione possa giovargli.
Nel 1901 Čechov sposò l'attrice Ol'ga Knipper. Nel 1903 andò in scena il suo ultimo, grande capolavoro: Il Giardino dei ciliegi, dramma che ci mostra quanto sia difficile rinunciare al proprio passato anche se ormai è perduto e irraggiungibile.
Nell'estate del 1904 si trasferì assieme alla moglie nella stazione termale di Badenweiler. Poi una notte si svegliò all'improvviso e chiese alla moglie di chiamare il medico. Quando arrivò il dottore, Čechov sollevò leggermente il capo e gli disse con voce tranquilla: «ich sterbe»: "io muoio". Il medico provò a suggerire che venisse portata una bombola d'ossigeno, ma Čechov gli rispose che sarebbe stato inutile. Allora il dottore ordinò una bottiglia di champagne. Čechov prese il bicchiere, si volse verso Ol'ga e le disse: «è da tanto che non bevo champagne». Vuotò lentamente il bicchiere, si distese sul fianco sinistro e poco dopo smise di respirare.
La morte di Čechov segnò la scomparsa di uno degli osservatori più penetranti del suo tempo, un uomo capace di trasformare la realtà in letteratura e di affrontare le ingiustizie anche quando sembrano lontane o inevitabili. Ogni generazione può riconoscervi questioni etiche e sociali ancora irrisolte, dall'ineguaglianza economica alla marginalizzazione dei più deboli, fino alle violazioni sistemiche dei diritti umani 
«Il filosofo» (nel nostro caso lo scrittore) scrive Friedrich Nietzsche, «deve essere la cattiva coscienza della sua epoca». Čechov fu la cattiva coscienza della sua epoca e forse può esserlo anche della nostra.

venerdì 30 gennaio 2026

Libri, un 2025 difficile che ha bruciato tre milioni di copie


Libri, un 2025 difficile che ha bruciato tre milioni di copie
Il mercato del libro scivola sotto la soglia simbolica dei 100 milioni di copie, seguendo una tendenza europea. Tengono i grandi gruppi e il digitale fa da ammortizzatore, mentre soffrono gli indipendenti e le librerie più piccole

👉 fonte: Il Sole 24 ore

Venezia, con il suo fascino senza tempo, fa da cornice a un verdetto che per l'editoria italiana era nell'aria. Durante la giornata conclusiva della Scuola per Librai Umberto e Elisabetta Mauri, il presidente dell'Aie, Innocenzo Cipolletta, presenta i dati di «un anno difficile con un calo delle copie a stampa comprate che ci porta per la prima volta negli ultimi cinque anni sotto la soglia dei 100 milioni di libri nei canali trade».
L'auspicio del settore, aggiunge il presidente dell'associazione italiana degli editori di libri, «è che il 2026 possa innescare un cambio di direzione, anche grazie alle misure di sostegno alla domanda: fondo biblioteche da 60 milioni, la Carta Cultura per le famiglie meno abbienti da 17 milioni e, con riferimento al 2027, il Bonus Valore Cultura per tutti i diplomati entro i 19 anni che va a sostituire Carta Cultura e Carta del Merito».
Per la prima volta nell'ultimo quinquennio, dunque, il mercato di varia (libri a stampa di narrativa e saggistica, esclusa la scolastica, comprati nelle librerie fisiche e online e nella grande distribuzione) è scivolato sotto la soglia psicologica dei 100 milioni di copie vendute, fermandosi a quota 99,5 milioni.
Un mercato che rallenta, ma non in una dinamica isolata. Il calo del 3% nelle vendite a stampa è una tendenza che l'Italia condivide con gran parte d'Europa. Se Berlino piange (-4,9%) e Parigi sospira (-2,5%), Roma cerca comunque di limitare i danni. A valore, la flessione è più contenuta (-2,1%), con una spesa complessiva di 1.483,9 milioni di euro. In questo scenario, la fotografia migliora se si allarga l'inquadratura. Il digitale continua a fare da ammortizzatore: gli ebook crescono del 2,4% fino a 87 milioni di euro, gli audiolibri accelerano del 13,3% e arrivano a 34 milioni grazie agli abbonamenti. Carta più bit valgono così 1.604,9 milioni di euro, con una flessione che scende all'1,6%.
In questo quadro, quello che traspare è comunque un mercato asimmetrico. I grandi gruppi tengono meglio (-1,9%), mentre soffrono di più gli editori indipendenti: -6% per quelli sopra i cinque milioni di fatturato fuori dai gruppi e -6,2% per i più piccoli, sotto il milione. In mezzo, quasi un'anomalia statistica, gli editori tra 1 e 5 milioni crescono dell'1,2%, come se la taglia media fosse oggi la più resiliente.
Anche i canali di vendita raccontano una geografia che cambia. Tutti in calo, ma con differenze significative: le librerie fisiche limitano le perdite (-0,7% a valore), meglio delle online (-3,9%) e della grande distribuzione (-4,2%). Dentro questo dato, però, si nasconde una crepa strutturale: le librerie indipendenti perdono l'8,5% a copie, 1,3 milioni di libri in meno.
Sul fronte dei contenuti, l'unico segno più è quello dei libri per bambini e ragazzi (+0,3% a copie). Scendono narrativa e saggistica, con la specialistica che registra un -10,6%. Il lettore adulto seleziona, riduce l'acquisto d'impulso, mentre investe dove il valore percepito resta alto.
Ma chi sono i protagonisti che hanno popolato i comodini degli italiani? In cima alla classifica svetta Dan Brown con L'ultimo segreto, seguito dal racconto storico di Aldo Cazzullo, Francesco. Il primo italiano. La narrativa straniera domina le prime posizioni con nomi del calibro di Joël Dicker con La catastrofica visita allo zoo e Ken Follett con Il cerchio dei giorni, ma c'è spazio anche per la spiritualità profonda: l'autobiografia di Papa Francesco, Spera, si piazza al sesto posto, confermando un bisogno di guida in tempi incerti. La chiusura della classifica vede il ritorno della divulgazione di Alberto Angela su Cesare. La conquista dell'eternità e la sorpresa di Imogen Clark con La felicità nei giorni di pioggia.

Anche a distanza di anni, il primo episodio di questa serie sci-fi resta ancora insuperabile


Anche a distanza di anni, il primo episodio di questa serie sci-fi resta ancora insuperabile
Un debutto spietato che ha riscritto le regole della fantascienza televisiva, trascinando lo spettatore in un racconto di sopravvivenza, paranoia e fine del mondo

👉 fonte: Best Movie

Anche a distanza di anni, il primo episodio di Battlestar Galactica continua a imporsi come uno dei debutti più sconvolgenti e radicali mai visti nella storia della televisione. Quando la serie arriva sugli schermi nel 2003 con una miniserie evento in due parti, non cerca compromessi né rassicurazioni: in pochi minuti, l'umanità viene quasi completamente annientata da un attacco improvviso dei Cyloni, trasformando quella che sembrava una classica space opera in un racconto di sopravvivenza cupo e disperato.
Il massacro iniziale non è solo un colpo di scena, ma una dichiarazione d'intenti. Milioni di morti, pianeti distrutti, una civiltà ridotta a una flotta improvvisata di navi in fuga. L'unica battlestar rimasta operativa, la Galactica, si salva quasi per caso: il suo comandante William Adama aveva rifiutato di aggiornare i sistemi informatici della nave, rendendola immune all'attacco digitale dei Cyloni. Quella che doveva diventare un museo diventa così l'ultimo rifugio dell'umanità.
Fin dall'inizio, la serie costruisce una tensione rarissima per la TV dell'epoca. I Cyloni non sono più semplici macchine riconoscibili, ma entità indistinguibili dagli esseri umani. La rivelazione arriva attraverso una scena diventata iconica, in cui una figura apparentemente innocua pone una domanda destinata a ossessionare l'intera saga: «Sei vivo?». Da quel momento, il sospetto diventa la regola. Chiunque può essere un nemico, e la paranoia si insinua tanto nei personaggi quanto nello spettatore.


È proprio questa atmosfera di sfiducia permanente a rendere il primo episodio di Battlestar Galactica ancora oggi così potente. Anche quando alcuni Cyloni vengono smascherati, la paura non si dissolve mai del tutto. L'idea che il nemico possa essere chiunque, magari la persona seduta accanto a te, alimenta una tensione costante che non ha bisogno di grandi effetti speciali per funzionare.
A rendere il quadro ancora più opprimente è la consapevolezza delle condizioni dei sopravvissuti. Le risorse sono limitate, il numero degli esseri umani scende sotto una soglia simbolica e il futuro appare ogni minuto più fragile. Da un lato c'è Adama, uomo pragmatico e disilluso, dall'altro la presidente Laura Roslin, che si aggrappa a una profezia come ultima speranza: la ricerca di una nuova Terra. Razionalità e fede entrano subito in collisione, ponendo interrogativi morali che la serie non smetterà mai di esplorare.
Il debutto di Battlestar Galactica non concede tregua né illusioni. Ogni spiraglio di speranza viene immediatamente oscurato da nuove perdite, nuove minacce e nuove domande su cosa significhi davvero sopravvivere. È una fantascienza che guarda dritto nell'abisso e chiede allo spettatore se, in condizioni simili, la vita possa ancora essere considerata tale.
Proprio questa oscurità senza filtri ha reso il primo episodio della serie un punto di svolta per il genere, anticipando quella che oggi chiamiamo "prestige TV". A distanza di anni, resta un riferimento inevitabile: non solo per la fantascienza, ma per chiunque voglia capire come un pilot possa definire, da solo, l'identità e l’ambizione di un'intera serie.


Episodi di Battlestar Galactica
- Pilot: mini serie in 2 parti
- Prima stagione: 13 episodi
- Seconda stagione: 20 episodi
- Fim TV (Razor): anbientato verso la fine della seconda stagione
- Episodi per il web: 27 episodi che, cronologicamente, si collocano poco prima dell'inizio della terza stagione
- Terza stagione: 20 episodi
- Quarta stagione: 23 episodi
- Film TV (The plan): realizzato partendo da materiale inedito e clip estratte dalla serie

giovedì 29 gennaio 2026

Lo stupore di un'invenzione: senza scrittura non ci sarebbero letteratura né fantasia


Lo stupore di un'invenzione: senza scrittura non ci sarebbero letteratura né fantasia


Senza scrittura non ci sarebbero scrittori e, nota bene, non ci sarebbero né letteratura né fantasia. Per dare sostanza a questa idea di scrittura come prima e intramontabile stazione del viaggio umano nel tempo e nello spazio non possiamo che partire dallo stupore: "Sopra tutte le invenzioni stupende, qual eminenza fu quella di colui che s'immaginò di trovar modo di comunicare i suoi più reconditi pensieri a qualsivoglia altra persona, benché distante per lunghissimo intervallo di luogo e di tempo? Parlare con quelli che son nell'Indie, parlare a quelli che non sono ancora nati né saranno se non di qua a mille e diecimila anni? E con qual facilità? Con i vari accozzamenti di venti caratteruzzi sopra una carta". Non possiamo che partire da Galileo Galilei, dal Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo (1632). Pagina esemplare, per il Calvino delle Lezioni americane, di quel tipo di "valore" che può essere portato nel "prossimo millennio", nel nostro, senza pretesa di escluderne l'opposto: l'assenza di segni, la pagina bianca, l'analfabetismo. Del resto per chi fu da sempre disavvezzo alla pagina scritta l'impatto inatteso con le stringhe dei grafemi fu una grande e spaventosa meraviglia. Galilei cita le Indie, "parlare con quelli che son nelle Indie", e pare riferirsi a una fase già avanzata, alla decifrazione da parte del colonizzato di una scrittura che arrivò da un altro pianeta, che coincise con la fine stessa delle Indie incontaminate. C'è però un doloroso antefatto, che può essere raccontato anche dal suo epilogo.
Quando il missionario spagnolo Marcos García giunse a Vilcabamba, Perù, cent'anni dopo Colombo, per convertire Titu Cusi Yupanqui, sovrano Inca dal 1557 al 1570, quel re, di fronte al Libro, fu colto prima da horror vacui poi da una sconfinata ammirazione per quella civiltà semidivina della scrittura che stava per sottometterlo completamente. Gli Inca non ebbero una loro scrittura, ma solo un sistema mnemonico di nodi (quechua) per calcoli astronomici e formule magiche. Quel re si convinse della superiorità dei bianchi europei anzitutto per il fatto che fossero in grado di "parlare da soli dentro certi panni bianchi, come una persona parla con unaltra", perché leggevano libri e lettere. Ecco allora la questione da mettere a fuoco: l'abitudine quotidiana ci priva lentamente dello stupore per il prodigio della scrittura, un sole esplosivo nei primi anni di vita, un silenzioso buco nero nel tempo a seguire. Ammenoché non ci si chiami Titu Cusi o Galileo, entrambi grandi astronomi nelle rispettive culture, o Giorgio Raimondo Cardona, vera supernova delle scienze storiche e linguistiche, morto troppo giovane, a 45 anni, come quel Furio Jesi, svanito a 39, altra grande personalità mercuriale del secondo novecento italiano.
A Cardona dobbiamo l'inizio di una vera e propria rivoluzione scientifica: l'integrazione della paleografia e della linguistica con l'etnografia. Da professore di Glottologia, e ancor prima imberbe studioso della lingua armena, dedicò gran parte delle sue energie allo studio sul campo delle lingue rimaste prevalentemente o totalmente orali, le amerinde o quelle del deserto africano. Autore di pietre miliari come Introduzione all'etnolinguistica (1976), I sei lati del mondo (1985), Storia universale della scrittura (1986), Antropologia della scrittura (1986), libri pubblicati da Mondadori, Laterza, Utet e oggi quasi del tutto introvabili e che a distanza di cinquanta o quaranta anni possiedono ancora una straordinaria freschezza.
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Le 20 librerie da vedere almeno una volta nella vita


Le 20 librerie da vedere almeno una volta nella vita
Da Lisbona a Shanghai, Domus ha selezionato venti bookstore da scoprire, tra progetti di grandi architetti ed esperimenti incredibili

👉 fonte: Domus Web

Tra i saggi della raccolta Il secondo diario minimo di Umberto Eco (Milano, Bompiani 1992), nel capitolo dedicato alle "Istruzioni per l'uso", ce n'è uno intitolato Come giustificare una biblioteca privata. Qui l'autore libera dai sensi di colpa chi, entrando in una libreria, viene colpito da una sindrome di Stendhal mista a Fomo letteraria, e prova il desiderio impellente di acquistare nuovi libri per la propria collezione privata, anche sapendo di non poterli leggere da subito. Accumulare libri, dice Eco, è un modo per costruire una riserva personale di conoscenza: testi da consultare, altri da iniziare in futuro, e molti che resteranno su ripiani mediamente impolverati in attesa del momento giusto per essere sfogliati.
Questo è sicuramente uno dei motivi per i quali il libro fisico continua a esercitare fascino, nonostante la diffusione degli ebook reader e dei dispositivi digitali. Anche grazie a un più ampio ritorno di interesse per l'analogico, come sta accadendo per vinili, musicassette e per la fotografia su pellicola, il libro mantiene una presenza materiale che chiama in causa anche la particolarità del luogo in cui viene acquistato. In questo contesto, le librerie diventano ancora più importanti come spazi che incidono direttamente sull'esperienza di scoperta, scelta e sul piacere dell'acquisto.
Alcune librerie nei cinque continenti si distinguono per i motivi più vari: per esempio, il Tiny Tiny Bookstore, in Giappone, è riconosciuto dal Guinness World Records come la libreria più piccola del mondo, dove per dimensioni e selezione di testi possono entrare solo i bambini; oppure la Livraria Bertrand, situata al numero 73 di Rua Garrett Lisbona, è la libreria più antica del mondo ancora in attività, fondata nel 1732; mentre sul Monte Bianco, alla stazione di Punta Helbronner, c'è laFeltrinelli 3466, la libreria più alta d'Europa a 3.466 metri di quota, inaugurata nel 2019. Impossibile non citare anche gli "18.000 miles of books" del bookstore Strand a New York, unico sopravvissuto del Book Row, distretto della città dove tra la fine dell'Ottocento e gli anni Sessanta del Novecento si trovavano più di trenta negozi di libri.
Tra gli stati che negli ultimi decenni hanno visto l'apertura di librerie in edifici incredibili realizzati ad hoc, c'è sicuramente la Cina. A Qianhai c'è la libreria più grande al mondo con i suoi 131mila metri quadrati, la Eye of the Bay Area, che ospita trecentomila volumi suddivisi in quasi centomila categorie tematiche: un'architettura futuristica che integra diversi spazi tematici come l'Art Garden, il Cultural Kaleidoscope per le discipline umanistiche, un teatro, delle gallerie espositive, e un centro per la fantascienza, anticipando il modello cinese contemporaneo di libreria come spazio ibrido e destinazione culturale. Parallelamente, numerose librerie sono inserite in programmi di rigenerazione urbana o rurale, contribuendo al recupero di edifici esistenti o alla riattivazione di piccoli centri, spesso in dialogo diretto con il paesaggio naturale.
Potrebbe sembrare una contraddizione che in Cina, nota per le sue norme volte alla censura soprattutto di contenuti politici, le librerie siano protagoniste di ambiziosi progetti architettonici, ma non si tratta di un caso isolato. A Teheran nel 2017 ha aperto uno degli edifici più grandi al mondo dedicati alla lettura, il Teheran Book Garden. Nonostante l'Iran abbia imposto una censura durissima, tra le altre cose, anche sulle opere letterarie che possono circolare nel paese (alla quale non sono sfuggiti ad esempio Il Codice Da Vinci e l'Ulisse di James Joyce) l'Iran è uno dei Paesi dell'area mediorientale con il tasso di alfabetizzazione più elevato (superiore al 90% nel 2025), e per questo la costruzione di un complesso architettonico come quello del Book Garden (che copre un'area di centomila metri quadrati e accoglie oltre duecentomila volumi tra quelli consultabili e quelli destinati alla vendita) non deve sorprendere.
E se qualcuno, ahimè, si chiede se abbiamo ancora bisogno delle librerie nel ventunesimo secolo, bisogna ricordare che i negozi di libri, oltre a essere attività commerciali, sono anche istituzioni civiche che possono diventare sinonimo di resistenza: ne è un esempio la storia dell'Oscar Wilde Memorial Bookshop di New York, la prima libreria dedicata ad autori della comunità queer, aperta nel 1967 e chiusa nel 2009, fondata dall'attivista Craig L. Rodwell, uno dei promotori del primo Gay Pride della Grande Mela, e una figura chiave del movimento di liberazione LGBTQ+ prima e dopo Stonewall. E per cercare conferme più recenti, basta guardare ciò che sta accadendo in Ucraina dove, dall'inizio della guerra, sono state aperte decine di nuovi bookstore, tra cui anche la libreria Sens nel 2024, la più grande del paese, nel cuore di Kiev.
Ad oggi, la possibilità di raccontare a un pubblico sempre più ampio la storia dietro il lavoro di librerie indipendenti sparse nel mondo, e gli esperimenti architettonici per la realizzazione di bookstore sempre più straordinari, stanno trasformando i negozi di libri e riviste in destinazioni da inserire negli itinerari di viaggio, anche grazie a grandi marchi del lusso e a editori con grande personalità che decidono di investire in questo settore. Domus vi racconta venti librerie da visitare almeno una volta nella vita, selezionate per il valore architettonico dei loro spazi, per la loro storia, e per il modo in cui interpretano il rapporto tra editoria, progettualità e contesto di fruizione. 

mercoledì 28 gennaio 2026

"The Testaments": il sequel di "The Handmaid's Tale" sta per arrivare, annunciata la data di uscita

The Testaments: il sequel di The Handmaid's Tale sta per arrivare, annunciata la data di uscita
The Testaments debutta l'8 aprile 2026 su Hulu. Il sequel de Il racconto dell'ancella esplora Gilead 15 anni dopo con nuove protagoniste e il ritorno di Zia Lydia.

👉 fonte: Badtaste.it

Gilead non ha finito di raccontare la sua storia. Dopo sei stagioni che hanno tenuto milioni di spettatori incollati allo schermo, la distopia più inquietante della televisione contemporanea si prepara a riaprire i cancelli con The Testaments, il sequel ufficiale de Il racconto dell'ancella. Hulu ha finalmente svelato la data di rilascio: l'8 aprile 2026 debutteranno i primi tre episodi, seguiti da un rilascio settimanale che riporterà il pubblico nel mondo totalitario immaginato da Margaret Atwood.
La notizia arriva prima del previsto, accelerando l'attesa per una serie che promette di esplorare le conseguenze a lungo termine del regime teocratico di Gilead. The Testaments si colloca esattamente 15 anni dopo gli eventi de Il racconto dell'ancella, un salto temporale che permette alla narrazione di esplorare una nuova generazione cresciuta interamente sotto il giogo dell'oppressione religiosa. Non più solo le ancelle che hanno conosciuto il mondo prima, ma adolescenti che hanno conosciuto solo quello dopo.
Al centro della storia troviamo Agnes, interpretata da Chase Infiniti, una ragazza devota e obbediente che incarna la perfetta assimilazione del sistema. Accanto a lei c'è Daisy, portata in scena da Lucy Halliday, una nuova arrivata convertita che proviene da oltre i confini di Gilead e porta con sé lo sguardo esterno di chi ha conosciuto la libertà. Le due giovani protagoniste frequentano la scuola preparatoria d'élite di Zia Lydia, interpretata ancora una volta da Ann Dowd, un'istituzione dove l'obbedienza viene instillata con brutalità e sempre giustificata da motivazioni divine.
La dinamica tra queste due ragazze diventerà il catalizzatore che sconvolgerà passato, presente e futuro. È un coming-of-age distopico, una storia di formazione in cui crescere significa non solo confrontarsi con se stesse, ma con un'intera struttura sociale progettata per annientare l'individualità femminile. Il legame che si formerà tra Agnes e Daisy nelle sale dorate della scuola di Zia Lydia rappresenta la scintilla che potrebbe far crollare certezze costruite in decenni.
Al momento della stesura, Hulu non ha confermato ufficialmente il ritorno di Moss come attrice, mantenendo vivo il mistero che alimenta le speculazioni. Il suo ruolo dietro le quinte, però, garantisce che la visione artistica e tematica che ha reso Il racconto dell'ancella così potente continuerà a guidare The Testaments. L'8 aprile 2026 non sarà solo il debutto di una nuova serie, ma il ritorno in un universo narrativo che ha lasciato un segno profondo nella cultura popolare. Per chi ha seguito June attraverso anni di sofferenza e resistenza, The Testaments offre la possibilità di scoprire se la sua lotta ha avuto conseguenze durature. Per chi si avvicina per la prima volta a Gilead, sarà l'occasione di entrare in una delle distopie più potenti e terribilmente attuali mai portate sullo schermo.

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Vedi anche:

martedì 27 gennaio 2026

Ruth Ware: La donna della camera numero 11


Ruth Ware: La donna della camera numero 11. Lo Blacklock, vol. 2

Titolo originale: The Woman in Suite 11
Formato: Kindle (1.7 MB)
Pagine: 409
Editore: Newton Compton Editori (18 novembre 2025)
ASIN: B0FY91HB6R
ISBN-13: 978-8822798411

Data di acquisto: 21 gennaio 2026
Letto dal 22 al 27 gennaio 2026

▪️Sinossi
La giornalista Lo Blacklock, protagonista di La donna della cabina numero 10, torna in scena per partecipare all'inaugurazione di un hotel di lusso, ritrovandosi però coinvolta in una corsa mozzafiato attraverso l'Europa.
«L'Agatha Christie della nostra generazione». David Baldacci
«Se conoscete Ruth Ware, sapete che i suoi thriller vi tengono con il fiato sospeso». Cosmopolitan
«La scrittura di Ruth Ware conserva tutti i suoi tratti distintivi: intrecci ingegnosi, ambientazioni suggestive e dialoghi convincenti». Daily Mail
Il suo alibi è il suo peggior nemico… Lo Blacklock non vede l'ora di tornare al giornalismo: dopo tre anni di stop, tra maternità e pandemia, è pronta a rilanciare la sua carriera. L'occasione perfetta sembra arrivare con l'invito per la presentazione alla stampa di un lussuoso hotel svizzero di proprietà dello schivo miliardario Marcus Leidmann. Lo chalet sulle rive del lago di Ginevra è tutto ciò che Lo ha sempre sognato, e spera di riuscire a ottenere un'intervista con Marcus. Purtroppo, lui si rivela ancora più sfuggente di quanto la sua fama lasci intendere. Quando Lo riceve una telefonata a tarda notte che la invita a raggiungere la stanza d'albergo di Marcus, accetta nonostante qualche esitazione. Ma ad accoglierla trova una donna che afferma di essere l'amante di Marcus, e che si trova in pericolo di vita. Quello che segue è un emozionante gioco del gatto col topo attraverso l'Europa, che costringerà Lo a chiedersi fino a che punto sia disposta a spingersi per salvare questa donna… e se possa davvero fidarsi di lei.

▪️L'incipit del libro
Nel sogno ero in trappola. Rinchiusa in una cella sott'acqua, dove nessuno poteva udire le mie grida.
Non c'era modo di fuggire; potevo soltanto correre da un lato all'altro della minuscola stanza, strappare le tende di nylon arancione per scoprire che dietro non c'era alcuna finestra, soltanto un pannello di plastica bianco, crudelmente beffardo.
Mi guardai intorno alla disperata ricerca di qualcosa che potesse aiutarmi a evadere da quella prigione, un pezzo di legno da usare come leva, un oggetto pesante con cui forzare la serratura. Ma non c'era nulla, soltanto una branda di metallo imbullonata alla parete e un vassoio di plastica sul pavimento.
La porta era a filo muro, senza nemmeno una fessura in cui infilare le dita né uno spiraglio al livello del pavimento da cui sbirciare fuori o chiamare aiuto.

▪️La mia (brevissima) recensione
"Non mi trovavo lì per quello che ero io, ma per quello che era Carrie. Un promemoria. Una minaccia. Un ricatto".
Laura "Lo" Blacklock è tornata! Ruth Ware riporta in scena la protagonista del precedente La donna della cabina numero 10; e lo fa con questo bel thriller psicologico, pieno zeppo di tensione, segreti ed ambientazioni da favola. Ma andiamo con ordine e partiamo dalla trama.
Più o meno una decina di anni dopo la sua disavventura sulla nave, la giornalista di viaggi Laura Blacklock è invitata alla presentazione di un hotel di prestigio. Ma niente andrà per il verso giusto… e lei, di colpo, si ritroverà sia ad essere la principale accusata di omicidio, che a dover fare una disperata corsa attraverso l'Europa per risolvere il mistero.
La brillante Ruth Ware ha sfornato un altra opera di qualità. Location lussuose ed opprimenti allo stesso tempo (l'hotel di charme in Svizzera è perfetto come scenario claustrofobico), ansie e paranoie a non finire: in questo bel libro c'è tutto quello che serve per mantenere alta la tensione sino all'ultima pagina.
Il personaggio principale, Lo Blacklock, è il classico protagonista traumatizzato, fragile e un po' ingenuo. E questa sua caratteristica la rende molto umana e credibile. L'intreccio è abbastanza complesso e perspicace (anche se, ragionandoci ben bene, ad un certo punto si hanno tutti gli elementi per venirne a capo).
Tuttavia, è innegabile che ci sia anche una sorta di "già visto"… e, in effetti, La donna della camera numero 11 è la continuazione naturale e logica del precedente La donna della cabina numero 10. Il nuovo romanzo, a conti fatti, chiude alcune tematiche lasciate in sospeso nel 2016. Altra lacuna da segnalare: nella parte centrale l'azione ed il ritmo lasciano drasticamente il passo ai dialoghi.
La donna della camera numero 11 è un "richiamo" più che perfetto per i gialli di Agatha Christie e, pur non avendo un finale "diverso dal solito", riesce comunque a tenerti sulle spine.
📌 Voto: 🔵🔵🔵🔵 (4 su 5)

5 libri di letteratura italiana da leggere ora con gli sconti Adelphi


5 libri di letteratura italiana da leggere ora con gli sconti Adelphi
Dal 23 gennaio al 22 febbraio Adelphi propone sconti speciali su molti titoli del suo catalogo. 5 libri di letteratura italiana da leggere ora, tra classici, ironia, visioni e grandi voci del Novecento.

👉 fonte: LibreriAmo

Gli sconti Adelphi, attivi dal 23 gennaio al 22 febbraio, sono sempre un'ottima occasione per tornare ai grandi classici e per riscoprire libri che parlano con sorprendente lucidità al presente. La letteratura italiana, in particolare, trova nel catalogo Adelphi uno spazio privilegiato, fatto di scritture eccentriche, profonde, spesso controcorrente, capaci di interrogare l'identità, il linguaggio, il potere e l'immaginazione.
Questi cinque titoli attraversano mondi diversi, dall'autobiografia mascherata alla fiaba nera, dalla satira culturale al racconto fantastico, fino alla critica letteraria che diventa racconto. Sono libri da leggere ora, anche per approfittare degli sconti, ma soprattutto perché continuano a dire qualcosa di essenziale sul nostro modo di stare nel mondo.
Questi cinque libri rappresentano cinque modi diversi di intendere la letteratura italiana, come gesto estremo, come visione, come satira, come fiaba e come interpretazione del sapere. Approfittare degli sconti Adelphi dal 23 gennaio al 22 febbraio significa non solo acquistare grandi libri a un prezzo più accessibile, ma anche concedersi il tempo di una lettura che continua a interrogare, disturbare e affascinare.

▪️Un paniere di chiocciole di Tommaso Landolfi
In Un paniere di chiocciole la scrittura diventa un esercizio di claustrofobia intellettuale e insieme di feroce libertà. Landolfi raccoglie una serie di elzeviri in cui mette in scena un io narrante costretto a scrivere per necessità materiale, prigioniero di uno spazio mentale e fisico sempre più angusto. Ne nasce una letteratura che rifiuta ogni funzione consolatoria e che scava nell'inconsistenza dell'io, nella disperazione quotidiana, nella comicità nera del fallimento. Ogni testo è una piccola trappola linguistica, lucidissima e spietata.
Tommaso Landolfi è stato uno degli scrittori più radicali e irregolari del Novecento italiano. Traduttore raffinato, autore di racconti fantastici e prose sperimentali, ha sempre concepito la letteratura come un gesto estremo, anticommerciale e profondamente solitario. La sua opera resta un punto di riferimento per chi cerca una scrittura che non scenda a compromessi.

▪️Paradiso di Michele Masneri
Paradiso è un romanzo satirico e visionario che racconta il mondo culturale italiano attraverso una lente deformante e grottesca. Un giovane giornalista viene inviato a Roma per intervistare un regista celebre e finisce in un luogo sospeso, il Paradiso appunto, un compound sul litorale laziale popolato da personaggi strampalati, decadenti e irresistibili. Tra dialoghi surreali, feste mondane e una tensione sotterranea sempre più inquietante, il libro diventa una riflessione sulla fama, sul vuoto culturale e sull'impossibilità di uscire davvero da certi sistemi.
Michele Masneri è giornalista e scrittore, noto per il suo sguardo ironico e acuto sul mondo dei media, della cultura e dello spettacolo. Nei suoi libri e nei suoi articoli unisce osservazione sociologica e gusto per la caricatura, costruendo una satira elegante e profondamente contemporanea.

▪️Il Monaciello di Napoli di Anna Maria Ortese
Il Monaciello di Napoli raccoglie racconti in cui la realtà viene continuamente attraversata dall'inverosimile. Fantasmi, apparizioni, amori impossibili e presenze misteriose abitano una Napoli ottocentesca che sembra uscita da una fiaba romantica, ma sempre attraversata da malinconia e inquietudine. Ortese costruisce un teatro visionario in cui Amore e Morte convivono con naturalezza, e in cui il fantastico non è evasione ma strumento per raccontare la verità emotiva del mondo.
Anna Maria Ortese è stata una delle voci più originali e inclassificabili della letteratura italiana del Novecento. La sua scrittura, sospesa tra realismo e visione, ha spesso anticipato temi e sensibilità contemporanee. Per lungo tempo marginalizzata, oggi è riconosciuta come una delle grandi autrici italiane del secolo scorso.

▪️La ragazza dagli occhi d'oro di Pietro Citati
La ragazza dagli occhi d'oro è un libro in cui la critica letteraria si trasforma in racconto. Citati prende spunto da testi, autori e immagini del passato per costruire una narrazione che parla di letteratura come esperienza totale. Dall'eruzione del Vesuvio raccontata da Plinio il Giovane fino ai grandi romanzieri dell'Ottocento, ogni pagina vibra di amore per i libri e di desiderio di trasmettere quella stessa passione al lettore.
Pietro Citati è stato uno dei più importanti critici letterari italiani. La sua scrittura ha sempre rifiutato l'accademismo, scegliendo invece la via dell'interpretazione narrativa. Nei suoi libri la letteratura diventa vita, e gli autori personaggi indimenticabili.

Cose da fare a Francoforte quando sei morto è una commedia colta e surreale ambientata nel mondo dell'editoria internazionale. La Fiera di Francoforte diventa un luogo quasi metafisico, in cui editor, agenti e scrittori sembrano muoversi come in una dimensione parallela. Tra telefonate assurde, viaggi estenuanti e apparizioni inquietanti, il romanzo smonta con ironia i meccanismi del mercato culturale, trasformandoli in una farsa lucida e irresistibile.
Matteo Codignola è scrittore, traduttore ed editore. La sua scrittura gioca spesso sul confine tra realtà e parodia, mostrando con intelligenza e leggerezza i rituali, le ossessioni e le contraddizioni del mondo letterario contemporaneo.

Perché leggere oggi "Walden, ovvero vita nei boschi" di Thoreau (che fu un precursore)


Perché leggere oggi "Walden, ovvero vita nei boschi" di Thoreau (che fu un precursore)
Una capanna costruita con i propri mezzi nel bosco sulle rive di un lago. Il desiderio di allontanarsi temporaneamente dalla civiltà per vivere una vita autentica. Il filosofo e naturalista americano Henry David Thoreau (1817-1862) è stato un ribelle della sua epoca. Libro manifesto della vita semplice e del ritorno alla natura, Walden, ovvero vita nei boschi ha ispirato i movimenti pacifisti, le controculture e la ribellione beat degli anni '60 e ha anticipato anche correnti di pensiero come il veganesimo e l'ecologismo…

👉 fonte: il Libraio

Walden, pubblicato nel 1854, nasce dal resoconto dei due anni, due mesi e due giorni (1845-1847) trascorsi da Henry David Thoreau nella dimora realizzata con le proprie mani sulle rive del lago Walden, nei pressi di Concord, dove abitava con la sua famiglia.
È scritto come un manuale di sopravvivenza, una cronaca intima e quotidiana, in cui si registrano attraverso il pensiero osservazioni della natura, attività pratiche e materiali come coltivare l'orto, come costruire un rifugio, come procurarsi da mangiare nel bosco.
"Andai nei boschi perché desideravo vivere con saggezza, affrontando solo i fatti essenziali della vita e non scoprire, in punto di morte, che non avevo vissuto": l'esperimento di isolamento volontario di Thoreau esprime una ricerca esistenziale autentica, il desiderio di vivere una vita filosofica per il raggiungimento di una libertà assoluta ("Piuttosto che amore, denaro o fama, datemi la verità").
Il viaggio intimo del filosofo americano è un invito alla scoperta di sé stessi, che avviene solo liberandosi dai condizionamenti dettati dalla società.
In aperta polemica con i filosofi che rimangono chiusi nelle loro comode case a scrivere libri, Thoreau è un empirista, la sua filosofia si fonda sull'esperienza immediata della natura, sulla lettura dei classici e sull'osservazione diretta. La saggezza degli antichi si unisce alla verità scaturita dal contatto profondo con i fiumi, i laghi, le montagne. Esistenzialista ante litteram esaltò l'individualismo contro ogni forma di conformismo sociale.
La figura di Thoreau (Concord, 12 luglio 1817 - Concord, 6 maggio 1862) si inserisce nella ristretta corrente filosofica del trascendentalismo americano, rappresentata da Ralpho Waldo Emerson (1803-1882), poeta e pensatore, animatore della vita culturale che si svolgeva nei salotti privati nel Massachussets degli anni '30 e '40 dell'Ottocento.
I due si conobbero quando Henry terminò gli studi universitari a Harvard. Fu Emerson a incoraggiarlo a tenere un diario per registrare le sensazioni provate durante le frequenti esplorazioni naturalistiche in compagnia del fratello John. Così nacque l'ispirazione per Una settimana sui fiumi Concord e Merrimack (1839), prima ancora di Walden (1854). Più pratico e indomito del suo mentore, Thoreau mise in pratica il concetto emersoniano della "self reliance", del vivere liberi in autonomia bastando a sé stessi, rendendo il trascendentalismo non solo una questione di libri, ma un'occasione di vita.
Dai suoi diari ha preso ispirazione Helen Humphreys, scrittrice canadese pubblicata in Italia da Playground. Il romanzo Il fiume d'erba restituisce una biografia poetica della vita intima di Thoreau tra gioie e dolori, nella sua completezza, raccontando non solo i due anni di isolamento, ma anche il contesto storico (sono gli anni della costruzione della ferrovia e della fuga degli schiavi dagli Stati del Sud).
La famiglia Thoreau era benestante e progressista: la loro casa fu una scuola per per l'infanzia (dove Henry fu un maestro anticonvenzionale) e fu il rifugio di molti schiavi perseguitati che cercavano di raggiungere il Nord America.
Non solo l'influenza di Emerson; le fonti di Thoreau, pensatore eclettico, versatile anche nelle attività manuali, con una mente matematica (uno dei suoi lavori principali fu l'agrimensore) e allo stesso tempo umanistica (fu anche maestro di infanzia) si estendono dai testi classici alla letteratura orientale.
Si possono trovare in Walden riferimenti alla mitologia greca (le fatiche di Ercole), citazioni dal De agri cultura di Catone, dalla Bibbia e da testi orientali come l'epopea di Gilgamesh, la Bhagavad Gita e i Veda (testi che saranno presi a riferimento un secolo dopo dal movimento beat).
Thoreau è attratto dalla saggezza degli antichi, è un filosofo romantico impegnato e studioso, convinto che "Platone e Cicerone vanno bene, ma meglio ancora un giro in canoa sul fiume".
Michel Onfray, filosofo francese e autore di Thoreau - Vivere una vita filosofica (Ponte alle grazie, 2019) definisce Thoreau "un indiano tra i cowboy". Tanto legato al suo territorio, Henry ebbe a cuore la storia del New England e delle tribù indigene che le abitavano prima dell'arrivo degli europei. Il modo di vivere dei nativi assomigliava un po' ai suoi ideali perché conducevano una vita autentica improntata sul rispetto della natura, una vita ridotta all'essenziale.
Le pagine scritte da Thoreau hanno ispirato diverse generazioni di scrittori e pensatori: nel panorama italiano contemporaneo si pensi a Paolo Cognetti (autore dell'introduzione all’edizione Einaudi di Walden) o a Mauro Corona.
Non solo fiction, ma anche fatti reali: l'isolamento di Thoreau ha scatenato emulazioni come nella storia di Christopher McCandless, raccontata da Jon Krakauer nel libro Nelle terre estreme, da cui è stato tratto il celebre film Into the wild.
Insieme a Walden, Thoreau è stato letto anche per Disobbedienza civile (1849), un manifesto della non violenza, un atto di ribellione politica contro le leggi ingiuste che è stato fondativo tra gli altri del pensiero di Gandhi, Martin Luther King e di tutti i movimenti per i diritti civili.
In conclusione, Henry David Thoreau è stato un precursore di molte riflessioni al centro della storia umana dal '900 fino a oggi.

lunedì 26 gennaio 2026

Febbraio 2026 in libreria: 10 romanzi da leggere per capire il presente attraverso il passato


Febbraio 2026 in libreria: 10 romanzi da leggere per capire il presente attraverso il passato
Romanzi storici, noir, narrativa contemporanea, dark academia e grandi ritorni: 10 libri più attesi in uscita a febbraio 2026, tra memoria, identità e storie che interrogano il nostro tempo

👉 fonte: LibreriAmo

Febbraio è da sempre un mese di passaggio, sospeso tra l'inerzia dell'inverno e la promessa di una rinascita imminente. Non sorprende, allora, che molte delle uscite editoriali piumoso interessanti dell'anno si concentrino proprio qui, portando in libreria storie che parlano di trasformazione, di identità in crisi, di ritorni impossibili e di verità rimaste troppo a lungo sepolte.
I dieci romanzi in uscita a febbraio 2026 disegnano una mappa letteraria ampia e stratificata: si va dal noir italiano alla narrativa storica, dal dark academia alla fiaba nera, dalla memoria del Novecento alle inquietudini del presente. Libri diversi per stile e ambientazione, ma uniti da una stessa urgenza: raccontare l'essere umano quando le certezze crollano e le scelte diventano irrevocabili.
I libri in uscita a febbraio 2026 raccontano un presente inquieto attraverso il filtro della memoria, del corpo e delle relazioni. Sono storie che non cercano risposte facili, ma pongono domande necessarie, chiedendo al lettore attenzione, empatia e responsabilità.
Un mese ricco di narrativa capace di lasciare il segno, confermando ancora una volta come la letteratura sia uno degli strumenti più potenti per comprendere il nostro tempo.

▪️2 rapine, 1 giorno di Alessandro Canale (Accento)
Con 2 rapine, 1 giorno, Alessandro Canale riporta in libreria un noir romano dal ritmo serrato e dall'ironia amara. Duillio Sciobbica, detto Mortaretto, è un ladro professionista che ha tentato di rifarsi una vita, passando cinque anni in carcere per costruirsi un alibi perfetto. Ora gestisce una trattoria, prova a essere marito e padre, ma il passato torna a bussare con insistenza. Il romanzo gioca con i codici della commedia all'italiana e del crime urbano, raccontando una Roma popolare, viva, contraddittoria. Dietro l'ingranaggio della rapina, Canale mette in scena un discorso più ampio sulla redenzione, sull'impossibilità di cancellare ciò che siamo stati e sul confine sottile tra giustizia e vendetta.
▪️L'album blu di Yaryna Grusha (Bompiani)
L'album blu è un romanzo autobiografico e insieme corale, che attraversa decenni di storia ucraina partendo da un evento simbolo del trauma collettivo: Chernobyl. Yaryna Grusha racconta un'infanzia segnata dalla censura, dall'amore clandestino per la letteratura e da una formazione civile che si intreccia con le grandi rivoluzioni del Paese. La scrittura è poetica ma ferma, capace di trasformare la memoria personale in testimonianza politica. L'album blu è un libro che chiede al lettore di prendere posizione, ricordando che la letteratura non è mai neutra quando parla di libertà.
▪️L'anno delle mille vite di  Heddi Goodrich (Bompiani)
Ambientato nell'antica Roma del I secolo dC, L'anno delle mille vite intreccia storia, mito e desiderio. Turia, donna apparentemente privilegiata, vive intrappolata in un'esistenza che non sente sua, fino all'arrivo del centurione Marco Gavio Firmo. Goodrich costruisce un romanzo sensuale e colto, in cui il corpo femminile diventa spazio di resistenza e di conoscenza. Sullo sfondo di rivolte, guerre e scosse politiche, il libro riflette su cosa significhi scegliere se stessi in un mondo che pretende obbedienza.
▪️La carità carnale di Monica Acito (Bompiani)
Con La carità carnale, Monica Acito firma un grande racconto simbolico sul potere del corpo femminile. Marianève cresce nel Cilento, tra amore e marginalità, fino al trasferimento a Napoli, dove entra in contatto con la figura storica di Giulia Di Marco, protagonista di uno scandalo seicentesco. Il romanzo mescola fiaba, storia e formazione, interrogandosi su colpa, desiderio e autodeterminazione. Una scrittura densa e immaginifica che restituisce voce a donne cancellate o giudicate dalla storia.
▪️Il cuoco giapponese di Lucia Visonà (Einaudi)
L'esordio di Lucia Visonà, Il cuoco giapponese, è una fiaba metropolitana ambientata a Parigi. Hugo, che giapponese non è, si muove tra cucine improvvisate, ristoranti mitici e incontri improbabili, guidato da Madame Laval, eccentrica e tenera mentore. Il cibo diventa linguaggio emotivo, cura, possibilità di riscatto. Un romanzo leggero solo in apparenza, che parla di vocazione, amicizia e del coraggio di rallentare in un mondo ossessionato dalla performance.
▪️The Afterdark di E. Latimer (Giunti)
Dark academia, desiderio e orrore si intrecciano in The afterdark. Nel college di Northcroft, la relazione tra Evie e Holland diventa una discesa nelle ombre interiori, mentre la foresta circostante sembra chiamarle a sé. Latimer costruisce un romanzo magnetico, dove l'amore si confonde con l'ossessione e il passato ritorna sotto forma di colpa irrisolta. Un libro che parla al pubblico young adult, ma capace di inquietare anche lettori adulti.
▪️All'ombra della regina di Elizabeth Fremantle( Mondadori)
Con All'ombra della regina, Elizabeth Fremantle torna nell'Inghilterra Tudor per raccontare le sorelle Katherine e Mary Grey, costrette a vivere sotto la minaccia costante del tradimento. Tra Maria la Sanguinaria ed Elisabetta I, il romanzo esplora l'ambizione femminile, la paura e il prezzo del sangue reale. Una narrazione intensa che restituisce complessità a figure storiche spesso relegate ai margini.
▪️Apriti di Thomas Morris (Sur)
Cinque racconti, cinque ritratti della fragilità maschile. In Apriti, Thomas Morris alterna realismo psicologico e slanci fantastici per parlare di paura, inadeguatezza e desiderio di essere visti. Con ironia e dolore, Morris scava nelle contraddizioni dell'identità maschile contemporanea, restituendo personaggi goffi, teneri, profondamente umani.
▪️L'attesa del ritorno di Sally Carson, Garzanti
Ripubblicato da Garzanti, L'attesa del ritorno è un romanzo necessario. Ambientato nella Germania del 1932, racconta l'amore tra Lexa e Moritz sotto l'ascesa del nazismo. Scritto prima che l'orrore dei campi fosse pienamente conosciuto, il libro colpisce per lucidità e forza morale. Un inno alla resistenza dell'amore contro la violenza del potere.
▪️Buio di Vera Buck (Giunti)
Con Buio, Vera Buck firma un thriller inquietante ambientato in Sardegna. Tilda acquista una casa a un euro in un villaggio abbandonato, ma il passato del luogo riaffiora sotto forma di segreti e silenzi. Atmosfere cupe, paesaggi aspri e una tensione costante rendono il romanzo una riflessione sulla memoria collettiva e su ciò che accade quando una comunità sceglie di dimenticare.

domenica 25 gennaio 2026

La classifica dei libri più venduti


Dati relativi alla settimana dal 12 al 18 gennaio 2026 (Fonte: Robinson - Repubblica del 25 gennaio 2026):

1. Stefania Auci - L'alba dei Leoni
2. Piergiorgio Pulixi - Il nido del corvo
3. Lily Red - Be unstoppable. Cuori intrecciati
4. Bianca Pitzorno - La sonnambula
5. Angela Marsons - Il silenzio dei colpevoli
6. Alberto Angela - Cesare
7. Aldo Cazzullo - Francesco. Il primo italiano
8. Mel Robbins - La teoria di lasciare andare. The let them theory
9. Donato Carrisi - La bugia dell'orchidea

sabato 24 gennaio 2026

I grandi romanzi della fantascienza che bisogna leggere almeno una volta


I grandi romanzi della fantascienza che bisogna leggere almeno una volta

👉 fonte: Book Advisor

C'è un momento nella vita di ogni lettore in cui nasce il desiderio di tornare alle origini e riscoprire i classici della fantascienza da leggere, quei romanzi che hanno costruito l'immaginario del genere molto prima del cinema e delle serie TV. Invasioni aliene, mondi paralleli, distopie tecnologiche ed esplorazioni spaziali non sono nate con Star Wars o Black Mirror, ma affondano le loro radici in una lunga tradizione letteraria che rischia spesso di essere dimenticata.
La fantascienza, infatti, prende forma già nell'Ottocento e nei primi decenni del Novecento, quando scrittori visionari immaginavano futuri possibili e società alternative affidandosi non agli effetti speciali, ma alla forza della parola scritta. Romanzi che, nel tempo, hanno contribuito a definire il linguaggio del genere e a influenzare profondamente la cultura popolare contemporanea.
Riscoprire questi libri oggi non è un esercizio di nostalgia né un dovere accademico. È piuttosto un modo per capire da dove arrivano molte delle storie che continuiamo a raccontare e, soprattutto, per osservare come certi autori abbiano anticipato questioni ancora attualissime: il rapporto tra uomo e tecnologia, i limiti dell'intelligenza artificiale, il controllo sociale, la manipolazione scientifica, il destino dell'umanità nello spazio.
Lo hanno fatto con uno sguardo spesso più ingenuo, ma anche più libero, capace di immaginare senza i vincoli produttivi dell'intrattenimento contemporaneo e senza la necessità di compiacere algoritmi o mode. Leggere oggi i grandi classici della fantascienza significa quindi ritrovare un genere ambizioso, speculativo e talvolta didattico, che ha plasmato l'immaginario collettivo molto più di quanto siamo soliti riconoscere.
🌎 CLICCA QUI per continuare a leggere

Quanti ne hai letti? La lista dei 100 libri che tutti dovrebbero leggere almeno una volta


Quanti ne hai letti? La lista dei 100 libri che tutti dovrebbero leggere almeno una volta

👉 fonte: Book Advisor

I 100 libri che tutti dovrebbero leggere. Esistono libri che leggiamo per passare il tempo e libri che, una volta chiusi, non ci lasciano più. Tracciare il confine di una "biblioteca ideale" è un'impresa ambiziosa: significa far convivere il peso dei giganti del passato con l'urgenza delle voci contemporanee che scalano le classifiche e scuotono le coscienze.
Questa selezione di 100 titoli che tutti dovrebbero leggere nasce proprio da questo dialogo. Non è un polveroso elenco accademico, ma un organismo vivo che intreccia i pilastri della letteratura universale, da Dostoevskij a Kafka, con i fenomeni letterari più recenti, i vincitori del Premio Strega e i reportage più crudi del nostro tempo.
Che si tratti del lirismo palestinese di Mahmud Darwish, delle indagini malinconiche di Antonio Manzini o delle riflessioni visionarie di Han Kang, ogni volume in questa lista rappresenta un tassello fondamentale per comprendere chi siamo stati, chi siamo e dove stiamo andando. Preparate lo spazio sugli scaffali: ecco il viaggio letterario che ogni lettore dovrebbe intraprendere.
Ecco a voi i 100 libri che tutti dovrebbero leggere!
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venerdì 23 gennaio 2026

ViviBook lancia "The Infinite BookStore", la libreria più grande del mondo


ViviBook lancia "The Infinite BookStore", la libreria più grande del mondo

👉 fonte: Ansa

ViviBook annuncia il lancio ufficiale di The Infinite BookStore, la prima libreria al mondo costruita su un catalogo potenzialmente infinito. Non una semplice raccolta di titoli, ma l'insieme di tutti i libri generati dagli utenti della piattaforma, storie originali e personalizzate che nascono in tempo reale e che continuano a crescere senza limiti.
Con The Infinite BookStore, ViviBook ridefinisce il concetto stesso di libreria online.
Se le librerie tradizionali sono limitate dal numero di titoli pubblicati, stampati o caricati a catalogo, quella di ViviBook supera questo confine strutturale. Ogni utente può creare una storia unica, diversa da tutte le altre. Il risultato è un catalogo che non ha un tetto massimo e che cresce continuamente.
Secondo Giacomo Bruno, fondatore di ViviBook, si tratta di un cambio di paradigma senza precedenti: "Da oggi ViviBook può essere definita la libreria più grande al mondo. Il nostro catalogo è infinito. Possiamo generare 8 miliardi di libri per 8 miliardi di abitanti della Terra. E anche di più. Ogni persona può avere la propria storia, ogni storia può prendere vita. Non esiste nessuna libreria online che possa superarci, perché per definizion enon si può superare l'infinito".
The Infinite BookStore raccoglie e rende esplorabili le storie create dagli utenti di ViviBook, trasformando la piattaforma in una vera e propria community globale di lettori e creatori. Ogni libro è il risultato di un'esperienza personale, non replicabile, che rende il catalogo vivo e in continua evoluzione.
Per Davide Mitscheunig, CEO e Cofondatore di ViviBook, il progetto segna una rottura netta con i modelli editoriali tradizionali: "Fino a oggi le librerie hanno sempre avuto un limite fisico o digitale. Con The Infinite BookStore questo limite scompare. Non stiamo aggiungendo titoli a un catalogo esistente, stiamo creando un sistema che genera nuove storie ogni giorno, su scala globale".
Anche Carlo Carmine, cofondatore, sottolinea l'impatto strategico dell'iniziativa: "The Infinite BookStore non è solo una novità editoriale, ma un nuovo modello di business. Un catalogo infinito significa valore che cresce nel tempo, senza i vincoli tipici dell'editoria tradizionale. È una piattaforma pensata per scalare a livello mondiale".
Sul fronte del prodotto e dell'esperienza utente, Viviana Grunert, cofondatrice, evidenzia il ruolo centrale del lettore: "Qui il lettore non sceglie solo cosa leggere, ma contribuisce a creare il catalogo stesso. The Infinite BookStore è una libreria costruita dalle persone, per le persone, dove ogni storia riflette un'identità, un'emozione, un punto di vista unico".
Con il lancio di The Infinite BookStore, ViviBook consolida la propria visione di un'editoria senza confini, in cui il libro passa da oggetto statico a esperienza dinamica. Una libreria che non si limita a contenere storie, ma le fa nascere. Infinite.
Per maggiori informazioni e per creare subito una storia: https://www.vivibook.ai.

giovedì 22 gennaio 2026

Zagor: gli albi del 1965 e 1966

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Zagor, albo n. 1: Zagor
Uscita: luglio 1965
Soggetto e sceneggiatura: Guido Nolitta
Disegni e copertina: Gallieno Ferri
Pleasant Point. Un piccolo gruppo di baracche sulla porta della Frontiera. È qui che un panciuto battelliere messicano di nome Cico ha un diverbio con James Regan, un rinnegato in combutta con i bellicosi indiani Delaware, guidati dal feroce sakem Kanoxen. I compagni di Cico vengono massacrati dai pellerossa, ma il messicano si salva grazie a un uomo coraggioso e indomito, dal pittoresco costume, di cui diventerà inseparabile amico: Zagor, il signore di Darkwood!
In questo numero: la prima parte dell'avventura "La foresta degli agguati"

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Zagor, albo n. 2: Terrore!
Uscita: agosto 1965
Soggetto e sceneggiatura: Guido Nolitta e Gallieno Ferri
Disegni e copertina: Gallieno Ferri
Sconfitti Kanoxen e i suoi Delaware, Zagor e Cico risolvono il mistero del totem dei Piedi Neri, un idolo maledetto che uccide chi tenta di depredarlo dei diamanti che lo adornano. Ma subito dopo, ecco profilarsi una nuova minaccia! Nella foresta, c'è una città aerea abitata da una tribù di indiani pigmei, gli spettrali Uomini Pipistrello. Il loro capo è il grande Marcus, un ex acrobata dotato di eccezionali facoltà ipnotiche e in grado di volare grazie a speciali ali di tela. Ora, per colpa sua, nella foresta regna la paura!
In questo numero: a pag. 26 si conclude l'avventura precedente; da pag. 27 "Il totem scomparso; da pag. 76 "L'uomo volante".

[post in allestimento]

John Grisham: La vedova


John Grisham: La vedova

Titolo originale: The Widow
Formato: Kindle (1.0 MB)
Pagine: 462
Editore: Mondadori (21 ottobre 2025)
ASIN: B0FTMKX2PN
ISBN-13: 9788835746676

Data di acquisto: 22 ottobre 2025
Letto dal 16 al 21 gennaio 2026

▪️Sinossi
Simon Latch è un piccolo avvocato di provincia alle prese con un lavoro che non lo soddisfa (perlopiù fallimenti, multe e pignoramenti), un matrimonio finito male, un imminente divorzio e un'attrazione fatale per il gioco d'azzardo. Non se la passa bene neanche economicamente e ha accumulato debiti che fatica a saldare. Le sue giornate scorrono tutte noiosamente uguali finché alla porta bussa Eleanor Barnett, un'anziana vedova di ottantacinque anni che vuole fare testamento. A quanto pare, il marito della signora le ha lasciato una fortuna considerevole di cui nessuno è al corrente. A Simon non sembra vero di trovarsi finalmente di fronte alla cliente più ricca della sua ventennale carriera: già pregusta lauti guadagni e decide di occuparsi del testamento in segreto, senza parlarne neanche alla sua fidata collaboratrice. Riempie la propria assistita di attenzioni e consigli, ma presto inizia a sospettare che la sua storia non corrisponda al vero. Quando Eleanor viene ricoverata per un incidente d'auto, all'improvviso la situazione precipita. Simon si ritrova sotto processo per un crimine che sa di non aver commesso: omicidio. Tutti gli indizi portano a lui e l'unico modo per salvarsi è trovare il vero assassino. Ambientato nella provincia rurale della Virginia, teatro di tante storie indimenticabili raccontate da John Grisham, La vedova non è solo un appassionante legal-thriller ma anche un mystery inaspettato.

▪️L'incipit del libro
I clienti che si rivolgevano al piccolo studio legale dall'aria antiquata all'angolo tra Main e Maple Street portavano con sé problemi che Simon non sopportava più. Fallimenti, multe per guida in stato di ebbrezza, assegni familiari non pagati, pignoramenti, piccoli incidenti d'auto, scivoloni e cadute sospetti, richieste di invalidità discutibili: il tran tran di un avvocatuccio qualunque, i cui sogni di ricchezza nati all'università si erano affievoliti al punto da essere quasi svaniti. Dopo diciotto anni di una simile routine, Simon F. Latch, avvocato e consulente legale, era a pezzi. I problemi degli altri lo stavano sfinendo.
Ogni tanto, un po' di tregua in quello squallore gliela davano i clienti anziani che gli chiedevano aiuto per stendere testamenti e ultime volontà. Simon le faceva sembrare questioni complesse, ma si trattava quasi sempre di incarichi facili che qualsiasi matricola di legge avrebbe saputo accollarsi. Per soli 250 dollari scriveva, ma lui preferiva dire "redigeva", un testamento semplice lungo tre pagine; stampava il documento su pregiata carta dorata e lo faceva autenticare dal suo "staff", dando al cliente l'impressione che stesse "adempiendo" a un compito prestigioso.

▪️La mia recensione
"Dove si trovava, e com'era finito lì? La domanda lo perseguitava ormai da mesi, e con qualche sforzo riusciva quasi a elaborare un resoconto di ciò che era successo. Quanto alla domanda più importante - dove stava andando? - non c'erano risposte, soltanto paura".
La vedova, diversamente dai "soliti" romanzi legal-thriller di John Grisham, è un giallo con tutti i requisiti del genere e composto con una cura ed una precisione quasi maniacali. La trama, pur ampiamente prevedibile e dal finale scontato (un innocente accusato di omicidio che cerca di scagionarsi) colpisce per la sua atmosfera "sospesa" e la caratterizzazione più che perfetta del personaggio principale (cosa che, in un certo senso, non si può dire degli altri coprotagonisti o personaggi secondari).
Simon Latch, squattrinato avvocato di un piccolo paesino ed alle prese con un divorzio, scorge un'improvvisa opportunità di rimpinguare le sue disastrate finanze (personali e lavorative) nel momento in cui una ricca vecchietta, Eleanor Barnett, gli offre l'opportunità di redigere il testamento. Non l'avesse mai fatto… Resterà aggrovigliato in un incredibile intreccio di falsità, segreti e sospetti a più non posso, finché non si ritroverà, proprio lui, ad essere l'unico accusato dell'omicidio della sua cliente.
Che dire di questo romanzo…?
Partiamo dal protagonista. Simon Latch è un vero e proprio anti-eroe (scordatevi, perciò, gli avvocati-eroi "alla Grisham"): ingenuo (oserei dire quasi sprovveduto) e pieno di difetti (oltre al divorzio è sommerso da svariati debiti, tra cui quello per le scommesse illegali). Eppure, è proprio questa sua peculiarità a renderlo umano e credibile.
La trama ha un buon ritmo (nella parte centrale cala un po' ma non eccessivamente), gli indizi sono disseminati lungo tutto lo scorrere delle pagine e la tensione cresce via via che ci si avvicina a districare il bandolo della matassa. La descrizione della Virginia rurale è molto bella e permette di dare a tutta la storia un senso di insicurezza.
La scrittura di Grisham è coinvolgente e diretta (chiara e senza tanti giri di parole). E questo permette, in presenza di una trama ovviamente intuibile, di restare sempre coinvolti e concentrati. Verremo spronati ad analizzare il delicato confine tra vittima e carnefice; ma si parlerà anche di rimorso e giustizia.
Purtuttavia, come dicevo in apertura, a parte la figura del personaggio principale (e un po' quello della vedova), tutti gli altri non sono mai stati approfonditi oltre il necessario, ma solo in funzione della trama… Il vero omicida, per giunta, fa la sua comparsa (ma restando comunque una figura indistinta) solo nelle ultimissime pagine.
Di John Grisham avevo già letto, parecchi anni fa, il bellissimo La giuria, per cui mi è venuto spontaneo fare un minimo parallelismo: entrambi i romanzi dello scrittore statunitense hanno, al centro della storia, una vedova, il denaro (tanto denaro), l'avidità e la strumentalizzazione della verità.
La vedova, e termino qui, è un giallo ben fatto ma che certamente non rinnova il genere legal-thriller.
📌 Voto: 🔵🔵🔵🔵 (4 su 5)

Stephen King: i libri che ti terranno incollato alle pagine (e quelli da evitare se vuoi dormire)


Stephen King: i libri che ti terranno incollato alle pagine (e quelli da evitare se vuoi dormire)

👉 fonte: Book Advisor

Stephen King: dieci romanzi da leggere per scoprire (o riscoprire) la letteratura del Re del Terrore: un articolo che sarà senza dubbio incompleto, dato che limitare la lettura dei libri di Stephen King a soli dieci titoli è compito arduo e complicatissimo.
Ma ci proviamo in questo articolo, proponendo appunto dieci titoli da leggere per scoprire, o riscoprire, la produzione editoriale di uno dei più grandi scrittori di sempre.
Iniziamo!

I Grandi Classici (Attenzione: causano insonnia). Questi sono i titoli per cui King è diventato il "Re del Brivido". Se decidi di leggerli di notte, tieni la luce accesa.
▪️It. Un libro capolavoro del Re del Terrore, tradotto e pubblicato in Italia dalla casa editrice Sperling & Kupfer. 
▪️Pet sematary. Romanzo pubblicato la prima volta nel lontano 1983, tradotto in italiano e pubblicato in Italia dalla casa editrice Sperling&Kupfer. 
▪️Shining. Pubblicato per la prima volta nel 1977 è stato un romanzo che ha costituito una delle tappe più importanti raggiunte dall'autore statunitense.
▪️Carrie. Carrie è il primo romanzo di Stephen King ad essere stato pubblicato, nel 1974. 

Thriller Psicologici e Tensione. Qui il male non viene sempre da mostri ultraterreni, ma spesso dalle pieghe dell’animo umano.
▪️Cujo. Romanzo horror scritto dal Re del Terrore e pubblicato per la prima volta nel 1983. Attualmente si può trovare nella versione pubblicata da Pickwick.
▪️Billy Summers. Billy Summers è un romanzo poliziesco pubblicato negli USA dalla casa editrice Scribner il 3 agosto 2021 e in Italia il 26 ottobre dello stesso anno edito da Sperling & Kupfer.
▪️Cose preziose. Cose preziose è un romanzo horror pubblicato nel 1991.
▪️L'istituto. L'Istituto è un romanzo thriller pubblicato in contemporanea negli USA e in Italia il 10 settembre 2019.

Viaggi nel tempo e mondi fantastici. Per chi cerca una fuga dalla realtà, ma con quel tocco di inquietudine tipico di King.
▪️22/11/63. 22/11/63 è un romanzo di fantascienza scritto da Stephen King pubblicato in contemporanea negli USA e in Italia l'8 novembre 2011.
▪️Fairy tale. Dal genio di Stephen King, una nuova avventura straordinaria e agghiacciante, una corsa a perdifiato nel territorio sconfinato della sua immaginazione.
▪️Later. Later è una nuova variazione King sul tema del bene e del male, un romanzo, come sempre, pieno di emozione e tenerezza nei confronti dell'infanzia e della perdita dell'innocenza, ma anche una riflessione matura sulla nostra possibilità di scegliere.
▪️Joyland. Joyland è un romanzo thriller pubblicato nel 2013, ma ambientato in un Parco di divertimento negli Stati Uniti del 1973. In Italia ne ha curato la pubblicazione Pickwick.