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"Un bel libro, Marcus, non si valuta solo per le sue ultime parole, bensì sull'effetto cumulativo di tutte le parole che le hanno precedute. All'incirca mezzo secondo dopo aver finito il tuo libro, dopo averne letto l'ultima parola, il lettore deve sentirsi pervaso da un'emozione potente; per un istante, deve pensare soltanto a tutte le cose che ha appena letto, riguardare la copertina e sorridere con una punta di tristezza, perché sente che quei personaggi gli mancheranno. Un bel libro, Marcus, è un libro che dispiace aver finito". [Joël Dicker in "La verità sul caso Harry Quebert"]

giovedì 1 gennaio 2026

Angela Marsons: Un grido fatale


Angela Marsons: Un grido fatale. Kim Stone, vol. 13

Titolo originale: Death Score
Formato: Kindle (2.0 MB)
Pagine: 404
Editore: Newton Compton Editori (9 settembre 2025)
ASIN: B0FJZ6DCT7
ISBN-13: 9788822794376

Data di acquisto: 25 novembre 2025
Letto dal 23 dicembre 2025 al 1° gennaio 2026

▪️Sinossi
«Angela Marsons è amata sia in patria che a casa nostra». Robinson - La Repubblica
Due vittime uccise con la stessa modalità, messaggi inquietanti che nascondono il grido d'aiuto di un assassino che vorrebbe essere fermato. Riuscirà la detective Kim Stone a sentirlo e a porre fine a un incubo?
Un'indagine di Kim Stone.
In un affollato centro commerciale, c'è una bambina da sola che stringe un orsacchiotto, aggrappandosi a lui in assenza di sua madre, Katrina. Ore dopo, il corpo privo di vita della donna viene scoperto in un edificio abbandonato. Sembrerebbe un omicidio come tanti altri, ma l'istinto della detective Kim Stone le suggerisce che c'è molto di più dietro questa morte. Qual era il movente per uccidere una giovane madre che andava a fare shopping con la figlia? Giorni dopo, una seconda vittima viene trovata in un parco, con l'osso del collo spezzato esattamente come Katrina; inoltre, si sono perse le tracce del figlio di sei anni che era con lei. Kim e i suoi colleghi lottano per fare progressi in quello che sta rapidamente diventando un caso molto complesso. E quando una lettera scritta a mano dall'assassino e contenente una richiesta d'aiuto giunge sulla sua scrivania, Kim capisce che il tempo a disposizione per riportare a casa il bambino vivo sta per scadere. Con il supporto di un grafologo e una profiler, Kim e la sua squadra iniziano a entrare nella mente del serial killer e fanno una scoperta sconvolgente. Ci sono dei graffi sul corpo delle vittime, ma non sono segni casuali: l'assassino li sta usando per comunicare con qualcuno. La domanda è: con chi?
 Se Kim non riuscirà a identificare presto questa persona, un altro innocente morirà.

▪️L'incipit del libro
«Mamma, mamma, guarda», esclamo, alzando un braccio. Cerco di non piangere, ma una lacrima mi sfugge e scende lungo una guancia. Meno male che l'ho raggiunta in tempo alla porta.
«Non adesso, tesoro, sono in ritardo per andare al lavoro», risponde, senza nemmeno guardarmi.
«Ti prego, mamma, fa male», insisto, sollevando ancora di più il braccio verso di lei. «Guarda, c'è anche un segno rosso».
Appoggia la borsa e mi afferra il braccio. La sua espressione è diventata dura. Capisco che le sto dando fastidio. Anche questo mi fa male, ma in un altro modo.
«Dove?», domanda, secca.
Faccio un passo indietro e indico. «Qui».
Lei osserva meglio. «Non c'è niente. Non dire stupidaggini».
Non riesco più a trattenermi e piango. Vorrei abbracciarle le gambe e impedirle di andarsene. Davvero mi fa male. E mi brucia ancora dove mi ha stretto.
Mi lascia il braccio e mi spinge via piano.
«E non disturbare il papà con le tue sciocchezze. Ha una videoconferenza importante, stamattina».

▪️La mia recensione
"Non c'era sangue, non c'erano ferite, non c'erano lividi, non c'era sofferenza, non c'erano emozioni. Era quasi una categoria di omicidio diversa: educato, gentile, ammodo. Senza troppa violenza. Senza sporcare nulla".
Leggendo questo nuovo romanzo su Kim Stone capirete perché la britannica Angela Marsons è una delle mie scrittrici preferite. E, per giunta, anche se siamo ormai al tredicesimo volume, non è assolutamente ripetitivo. Anzi…
La storia contenuta in Un grido fatale parte subito col botto: due omicidi, commessi a poche ore di distanza uno dall'altro, che mettono quasi in competizione la detective Kim Stone e la sua squadra contro un assassino seriale, abbastanza tormentato e, incredibile a dirsi, smanioso di essere fermato! Già la scena iniziale vale da sola il prezzo del biglietto: in un negozio, una bambina stretta al suo orsacchiotto è da sola, mentre la sua mamma sembra essere scomparsa nel nulla. Verrà ritrovata poco dopo senza vita…
Da qui in poi, con il ritmo narrativo che cresce sempre di più, si avrà tutto un tripudio di forti emozioni, colpi di scena a ripetizione e momenti di riflessione.
Kim Stone, lo sappiamo bene, ha un bel "caratterino": ruvida (almeno all'esterno) ed allergica alle formalità ma assolutamente umana. E questa volta dovrà vedersela anche con un assassino che, come detto poco fa, gli lancia un grido d'aiuto. Ma merita una menzione speciale anche la sua squadra: Bryant, Stacey e Penn non agiscono solo da comprimari, ma hanno il loro arco narrativo (con le loro vite e le loro emozioni) in virtù dell'indagine stessa.
Altra figura degna di nota è quella di Tracy Frost, la cinica giornalista presente in ogni libro della saga. Sembrerebbe il classico personaggio "di contorno"… invece sta lì a rappresentare il giornalismo scandalistico dei titoli "ad effetto". Usa l'antipatia e la cattiveria come scudo (ma leggendo il libro scopriremo il perché); il rapporto di rispetto-odio tra lei e Kim Stone è uno dei momenti più interessanti dell'intera serie: mentre Kim cerca la verità (e la giustizia) per le vittime, Tracy cerca la verità per il pubblico e per sé stessa. Eppure, molto spesso, il suo aiuto ed i suoi metodi alquanto discutibili (con l'etica professionale che va quasi a farsi benedire) si rivelano determinanti nel risolvere il caso. Ecco, la figura di Tracy Frost sta tutta in questa frase pronunciata dalla stessa Kim Stone: "Non capisco se è una brava persona o una giornalista amorale e capace di tutto".
La Marsons, ancora una volta, al thriller vero e proprio affianca temi sociali molto delicati: in questo caso si parla di fragilità umana e traumi infantili. Un thriller, quindi, che non è solo fine a se stesso ma, vive e si nutre di silenzi, esclusioni, errori e segni inquietanti trovati sulle varie scene del crimine.
Un grido fatale, perciò, è fortemente consigliato a chi adora i thriller investigativi e le storie che si intrecciano con il sociale.
📌 Voto: 🔵🔵🔵🔵🔵 (4 su 5)