"Un bel libro, Marcus, non si valuta solo per le sue ultime parole, bensì sull'effetto cumulativo di tutte le parole che le hanno precedute. All'incirca mezzo secondo dopo aver finito il tuo libro, dopo averne letto l'ultima parola, il lettore deve sentirsi pervaso da un'emozione potente; per un istante, deve pensare soltanto a tutte le cose che ha appena letto, riguardare la copertina e sorridere con una punta di tristezza, perché sente che quei personaggi gli mancheranno. Un bel libro, Marcus, è un libro che dispiace aver finito". [Joël Dicker in "La verità sul caso Harry Quebert"]

sabato 28 febbraio 2026

Libri letti a febbraio 2026… e quelli da leggere a marzo!


I libri che ho letto e recensito a febbraio:
[fumetto] Strangers in Paradise, vol. 4: It's a good life!
[fumetto] Strangers in Paradise, vol. 3: I Dream of You 2
Andrew Porter: La vita immaginata
[fumetto] Strangers in Paradise, vol. 2: I Dream of You 1
Harlan Coben: Fuga
[fumetto] Strangers in Paradise, vol. 1
Bret Easton Ellis: American Psycho
Wilbur Smith: La voce del tuono
Victor Hugo: Notre-Dame de Paris
Ernest Hemingway: Per chi suona la campana

Ed i libri in lettura per marzo (ma non necessariamente in quest'ordine… e non è neanche detto che siano questi):
Jeneva Rose: Un matrimonio perfetto [già in lettura] e Un divorzio perfetto
Don Winslow: L'ultimo colpo
Angela Marsons: Il silenzio dei colpevoli
Bill Clinton e James Patterson: La presidente
Francesca Giannone: La portalettere

La classifica dei libri più venduti


Dati relativi alla settimana dal 16 al 22 febbraio 2026 (Fonte: TuttoLibri del 28 febbraio 2026):

1. Stefania S. - Cuori magnetici. Love me love me, vol. 1
2. Stefania Auci - L'alba dei Leoni
3. Stefano Vitelli e Giuseppe Legato - Il ragionevole dubbio di Garlasco. Un giudice nel labirinto del caso di cronaca più discusso d'Italia
4. Emily Brontë - Cime tempestose
5. Florence Knapp - Tre nomi
6. Lizzy Snow White - Wrecked. Siamo il disastro perfetto
7. Dario Ferrari - L'idiota di famiglia
8. Stefania S. - Anime elettriche. Love me love me, vol. 2
9. Gregg Dunnett - Piccoli fantasmi
10. Michela Murgia - Lezioni sull'odio

Cinque romanzi di M.R. Carey da leggere se ami il thriller che inquieta


Cinque romanzi di M.R. Carey da leggere se ami il thriller che inquieta
Storie che mettono alla prova l’identità, la morale, l’idea stessa di umanità

👉 fonte: Agenda Online

Nel panorama del thriller contemporaneo, pochi scrittori riescono a muoversi con la stessa naturalezza di M.R. Carey tra horror, fantascienza e tensione psicologica. Le sue storie partono spesso da scenari estremi (epidemie, carceri, mondi post-apocalittici, identità spezzate) ma ciò che davvero le rende inquietanti è il modo in cui mettono sotto pressione l'essere umano. Carey non cerca lo shock fine a sé stesso: costruisce una suspense lenta, morale, che nasce dalle scelte, dalla paura dell'altro, dalla perdita di controllo.
Dietro questo nome si nasconde Mike Carey, autore britannico con una lunga esperienza come sceneggiatore di fumetti per DC Comics e Marvel, un percorso che ha affinato il suo senso del ritmo e della costruzione narrativa. Nei romanzi, questa formazione si traduce in trame solide, personaggi credibili e una tensione che cresce senza mai urlare.
Ecco cinque titoli fondamentali, tutti tradotti in italiano e disponibili su Amazon, per capire davvero perché Carey sia oggi una delle voci più autorevoli della letteratura di genere.

▪️La ragazza che sapeva troppo (The Girl with All the Gifts)
Pubblicato nel 2014 con il titolo originale The Girl with All the Gifts, è il romanzo che ha consacrato M.R. Carey al pubblico internazionale. In un mondo devastato da un'infezione fungina che ha trasformato gran parte dell'umanità in creature fameliche, un gruppo di scienziati e militari studia alcuni bambini infetti che, a differenza degli altri, conservano coscienza e intelligenza. Tra loro c'è Melanie, brillante, sensibile, capace di affezionarsi e di fare domande scomode. Attorno a lei si muovono una docente che la vede come una bambina e una scienziata che la considera la chiave per la sopravvivenza della specie.
La tensione non nasce solo dalla minaccia esterna, ma dal conflitto morale: fino a che punto si può sacrificare un individuo per salvare l'umanità? Carey costruisce un thriller post-apocalittico che è soprattutto una riflessione sull'empatia, sull'educazione e sul futuro.

▪️Il ragazzo sul ponte (The Boy on the Bridge)
Uscito nel 2017, ambientato nello stesso universo narrativo del romanzo precedente, Il ragazzo sul ponte racconta una missione scientifica in un'Inghilterra ormai irriconoscibile. Un convoglio militare attraversa territori infestati per cercare una cura definitiva all'epidemia. A bordo c'è un bambino geniale, Stephen, la cui mente brillante potrebbe rappresentare l'ultima speranza.
Il viaggio diventa progressivamente una discesa nell'incertezza: la scienza si scontra con la paura, la disciplina militare con il dubbio morale. Non è un semplice sequel, ma un'espansione dello stesso mondo, che ne esplora le crepe etiche e politiche. Carey amplia lo scenario e mette in discussione l'idea stessa di controllo, mostrando quanto fragile sia la linea tra sopravvivenza e disumanizzazione.

▪️Fellside. La prigioniera (Fellside)
Pubblicato nel 2016, Fellside segna una svolta più cupa e claustrofobica. La protagonista, Jess Moulson, si risveglia in ospedale dopo un incendio in cui è morto un bambino. Condannata per omicidio, viene rinchiusa nel carcere femminile di massima sicurezza di Fellside, un luogo dove la violenza è silenziosa e sistemica. Tra le mura della prigione, Jess inizia a sentire la voce del bambino morto, un'eco che potrebbe essere senso di colpa, follia o qualcosa di più oscuro.
Carey intreccia thriller carcerario e suggestioni soprannaturali, ma il vero fulcro resta la colpa e la possibilità di redenzione. La tensione cresce lentamente, in un ambiente chiuso che amplifica ogni sospetto e ogni segreto.

Pubblicato nel 2018, è un thriller psicologico che rilegge in chiave contemporanea il mito del doppio. Liz Kendall è una madre devota, apparentemente incapace di fare del male. Ma esiste un'altra Liz, oscura, determinata, pronta a tutto pur di ottenere ciò che vuole. La frattura tra le due identità si allarga fino a incrinare la percezione stessa della realtà.
Carey costruisce una narrazione tesa e ambigua, dove il lettore è costretto a dubitare della protagonista e di ciò che vede. Non è solo una storia di alter ego: è un romanzo che interroga il concetto di identità, responsabilità e libero arbitrio, spingendo il thriller psicologico verso territori più inquietanti e imprevedibili.

Pubblicato nel 2020 come primo capitolo della Rampart Trilogy, The Book of Koli ci porta in un futuro remoto in cui la natura è diventata ostile e la tecnologia è un potere misterioso custodito da pochi. Koli vive in un piccolo villaggio dove il sapere è controllato e la conoscenza può essere una minaccia. Quando entra in contatto con un antico dispositivo tecnologico, la sua visione del mondo cambia per sempre. Inizia così un percorso di crescita e scoperta che unisce fantascienza e tensione narrativa.
Carey costruisce un universo coerente e affascinante, dove il vero conflitto non è solo contro l'ambiente esterno, ma contro l'ignoranza e la manipolazione della verità.

Questi cinque romanzi raccontano perfettamente l'identità di M.R. Carey: uno scrittore capace di usare il genere per parlare del presente, delle nostre paure e delle nostre scelte. Thriller da leggere con attenzione, perché sotto la suspense si nasconde sempre qualcosa di molto più profondo.

mercoledì 25 febbraio 2026

[RECENSIONE] Andrew Porter: La vita immaginata

Andrew Porter: La vita immaginata

Titolo originale: The Imagined Life
Formato: Kindle (800 KB)
Pagine: 253
Editore: Feltrinelli Editore (24 giugno 2025)
ASIN: B0F9WQJZZQ
ISBN-13: 9788858863558

Data di acquisto: 21 febbraio 2026
Letto dal 21 al 25 febbraio 2026

▪️Sinossi
Steven Mills è arrivato a un bivio. Sua moglie e suo figlio se ne sono andati, forse per sempre. Ma nella vita di Steven c'è stato un altro abbandono, anni prima, quando il padre, brillante e carismatico professore universitario, scompare dopo uno scandalo mai chiarito completamente. Steven allora si mette sulle sue tracce, forse come unico appiglio a una realtà che gli sta sfuggendo di mano. Mentre guida lungo la costa della California, alla ricerca degli amici, dei familiari e degli ex colleghi del padre, l'infanzia e l'adolescenza di Steven prendono forma: le leggendarie feste in piscina dei genitori, i film in bianco e nero sul proiettore del cortile, i segreti condivisi con l'amico più caro. Ogni conversazione nel presente rivela un altro strato del passato di suo padre, un'altra intuizione sulla sua assenza. Eppure, a ogni rivelazione, quell'uomo che per un attimo sembra apparirgli finalmente davanti agli occhi, l'attimo successivo scompare di nuovo, costringendo il figlio ad affrontare la verità sulla propria vita.

▪️L'incipit del libro
Alcuni anni fa, quando mi imbarcai in questo progetto - in una, per così dire, ricerca della verità su quanto era accaduto a mio padre -, mia moglie Alison mi avvertì del pericolo che correvo avvicinandomi troppo a qualcosa che forse non volevo veramente sapere. E mi ricordò cos'era successo a lei quando aveva letto i diari di sua madre, morta da poco. Metà delle cose che ci aveva trovato dentro era stata felice di venirle a sapere, ma l'altra metà no. Alla fine aveva avuto la sensazione che l'immagine di sua madre, o almeno quella che aveva sempre avuto, ne uscisse sminuita, cambiata. Credo intendesse che le era sembrata più umana, e suppongo che a volte, nonostante le nostre migliori intenzioni, non sia proprio questo che desideriamo.

▪️La mia recensione
"In un certo senso - disse a un tratto, rilassandosi sulla sedia -, c'è da ammirarlo, non trovi? Parlo sul serio. In un certo senso c'è da ammirarlo perché non si è mai arreso, Steven, non ha mai fatto un passo indietro. Forse ha preso delle decisioni sbagliate, ha commesso qualche errore di valutazione, ma non si è mai lasciato intimidire. E per questo c'è da ammirarlo".
La vita immaginata, dell'americano Andrew Porter è un romanzo-saggio molto emozionante che fa riflettere sul rapporto padre-figlio.
La trama è abbastanza semplice: Steven, in un periodo di crisi lavorativa e familiare, molla tutto e parte alla ricerca del padre, carismatico docente universitario, allontanatosi da casa quarant'anni prima dopo che la sua stessa facoltà lo ha praticamente messo alla porta… Ecco, allora, che Steven (e noi insieme a lui!) intraprende sia un viaggio nel passato del padre, che all'interno dei suoi stessi ricordi di ragazzino nella California degli anni '80. Tra telefonate, visite e domande agli ex colleghi del padre, ecco emergere la figura di un uomo paranoico, pieno di segreti, schiacciato dalla delusione professionale e dai rapporti tesi con la moglie.
La scrittura di Porter è molto riflessiva (quasi "malinconicamente" poetica) e con la narrazione che si sviluppa tra presente e flashback dello Steven fanciullo… Rievocazioni che invece di dare risposte certe, introducono nuove domande e nuovi misteri. Eppure è proprio questo costante salto tra passato e presente che permette al protagonista di scindere la vita reale da quella divinizzata del padre, ma anche (o soprattutto?) la difficoltà a capire appieno i propri genitori ed i loro turbamenti.
📌 Voto: ⭐⭐⭐⭐ (4 su 5)

sabato 21 febbraio 2026

[RECENSIONE] Harlan Coben: Fuga


Harlan Coben: Fuga

Titolo originale: Runaway

Formato: Kindle (1.1 MB)
Pagine: 413
Editore: Longanesi (20 maggio 2021)
ASIN: B092VYTLTQ
ISBN-13: 9788830458093

Data di acquisto: 17 febbraio 2026
Letto dal 17 al 21 febbraio 2026

▪️Sinossi
«Un maestro della suspense e dei colpi di scena». Dan Brown
L'hai persa. Tua figlia. Una ragazza sbandata e legata a un fidanzato che abusa di lei. Ma ti ha spiegato chiaramente che non vuole essere salvata.
Tu non ti dai pace e quando, per caso, la vedi a Central Park, mentre suona una chitarra non credi ai tuoi occhi. Quella che hai davanti, però, non è la ragazza che hai cresciuto, quella che è sempre presente nei tuoi ricordi. È una donna che cammina sul filo del rasoio, malconcia, spaventata, decisamente nei guai. Non ti fermi a pensare. Corri da lei e le dici di tornare a casa.
E lei fugge. Di nuovo.
E tu fai quello che ogni genitore farebbe: la segui. Ed entri in un mondo di cui non sospettavi nemmeno l'esistenza. Qui nessuno è al sicuro, nell'ombra l'arma più comune è l'omicidio.
Prima che tu riesca ad accorgertene tutta la tua vita è in pericolo. E per proteggere tua figlia dal male, prima dovrai affrontarlo tu stesso…

▪️L'incipit del libro
Simon era su una panchina allo Strawberry Fields Memorial di Central Park, il cuore a pezzi. Nessuno se ne sarebbe accorto, non a un primo sguardo, un'ora prima che i pugni cominciassero a volare e due turisti finlandesi si mettessero a strillare, mentre altri nove visitatori filmavano l'orribile rissa con gli smartphone.
Non c'erano fragole a Strawberry Fields, e bisognava mettercela tutta per chiamare quei diecimila metri quadrati di giardini paesaggistici un «campo», ma così si intitolava il pezzo dei Beatles. Strawberry Fields è un terreno triangolare incuneato fra la 72nd e Central Park West dedicato alla memoria di John Lennon, ucciso con un colpo d'arma da fuoco dalla parte opposta della strada. Al centro del memoriale c'è un mosaico di pietre che formano una parola:
IMAGINE
Simon guardava dritto davanti a sé, disperato. Un fiume di turisti gli passava accanto immortalando il famoso mosaico - foto di gruppo, selfie, qualcuno inginocchiato sulla scritta di pietre, qualcuno addirittura sdraiato. Quel giorno, come capitava spesso, c'era chi aveva decorato la scritta IMAGINE con fiori freschi che formavano il simbolo della pace, petali di rose rosse che chissà come non volavano via. La gente, forse proprio perché quello era pur sempre un memoriale, aspettava con pazienza il proprio turno per avvicinarsi e scattare l'indimenticabile foto che più tardi avrebbe postato su Snapchat o Instagram, o qualunque fosse il loro social preferito, insieme a una citazione di John Lennon o forse al testo di una canzone dei Beatles, magari proprio il verso in cui si immagina che tutti vivano in pace.


▪️La mia (brevissima) recensione
"Quando qualcosa va storto, quando la tenebra si insinua nell'anima della tua bambina, non puoi fare a meno di chiederti dove diavolo hai sbagliato".
Questo romanzo, pubblicato nel 2019 (e recentemente diventato anche un film su Netflix) conferma il motivo per cui Harlan Coben è uno dei miei scrittori statunitensi preferiti. Fuga è, detto in parole povere, un thriller "costruito" su mistero, segreti familiari, tensione ed azione. La trama ti travolge sin dalla prima pagina e, tra un "un'ultimo capitolo e poi smetto" e l'altro, ti accompagna sino all'epilogo finale in un tripudio di emozioni. I personaggi (tutti, partendo dal protagonista e via via sino alle semplici "comparse") son descritti molto bene e, visto il tema trattato, molto "umani".
I colpi di scena son davvero plausibili e, soprattutto, piazzati nei momenti salienti della storia. Anzi, vediamola da un'altra angolazione: ogni volta che c'è un colpo di scena, la stessa storia cambia direzione.
Al centro del libro c'è Simon Greene, consulente finanziario e padre di famiglia intento a rintracciare e riportare a casa Paige, sua figlia persa nel tunnel droga. Ma, nel farlo, si ritroverà al centro di una spirale di violenza e scheletri nell'armadio anche all'interno della sua stessa famiglia.
Il romanzo tratta, molto bene bisogna dirlo, il rapporto genitori-figli e sin dove un padre disperato può spingersi per salvare la sua famiglia.
Fuga, e termino qui, è il classico thriller che riesce a mescolare benissimo dramma, tensione e… un finale completamente spiazzante!
📌 Voto: ⭐⭐⭐⭐⭐ (5 su 5)

venerdì 20 febbraio 2026

Cinque film straordinari tratti dai classici della letteratura americana


Cinque film straordinari tratti dai classici della letteratura americana

👉 fonte: Everyeye.it

Il cinema ha spesso trovato nella letteratura americana una fonte inesauribile di storie potenti. Alcuni film non si limitano a raccontare la storia originale; la ampliano. Ecco cinque esempi di come la parola scritta abbia preso vita sullo schermo in modi straordinari.

▪️Non è un paese per vecchi (2007) di Joel ed Ethan Coen
Adattare i romanzi di Cormac McCarthy non è un'impresa semplice. La sua scrittura è asciutta e piena di silenzi che trasudano tensione. I fratelli Coen, con il loro stile, hanno saputo catturare perfettamente questo spirito, creando un film inquietante. Anton Chigurh, con la sua presenza glaciale, rimane uno dei villain più memorabili del cinema contemporaneo. La scena del lancio della moneta è diventata leggendaria, simbolo di un destino inesorabile che si abbatte sui personaggi senza pietà.

▪️America oggi (1993) di Robert Altman
Robert Altman si è confrontato con i racconti di Raymond Carver, intrecciandoli in una lunga narrazione corale. Il film esplora la vita quotidiana, le coincidenze e le interconnessioni invisibili tra persone che sembrano distanti, ma che in realtà condividono le stesse fragilità e desideri. Con un cast ampio e talentuoso, Altman ci mostra che la tragedia, il dramma e la bellezza possono nascondersi negli angoli più ordinari dell’esistenza.

▪️Blade Runner (1982) di Ridley Scott
Il mondo immaginato da Philip K. Dick in Do Androids Dream of Electric Sheep? viene reinventato da Ridley Scott con uno stile visivo che ha segnato la fantascienza per decenni. La Los Angeles del 2019, cupa e luminosa allo stesso tempo, anticipa in maniera inquietante la realtà delle metropoli moderne. Rutger Hauer, improvvisando il celebre monologo "Tears in the rain", riesce a condensare in pochi minuti tutta l'umanità e la malinconia di un futuro possibile.

▪️Stand By Me. Ricordo di un'estate (1986) di Rob Reiner
Stephen King è celebre per l'horror, ma in Stand By Me emerge il lato più intimo e umano della sua scrittura. La storia, tratta dalla novella The Body, è un ritratto nostalgico dell'adolescenza, dei sogni, delle paure e della perdita dell'innocenza. Reiner dirige con delicatezza un gruppo di giovani attori che rendono credibili emozioni universali. Ogni passo lungo i binari della ferrovia diventa metafora di un viaggio verso la consapevolezza e la crescita personale.

▪️Il Mago di Oz (1939) di Victor Fleming
La trasposizione del classico di L. Frank Baum è un esempio perfetto di come il cinema possa trasformare una storia già amata in un'esperienza nuova. Dietro le quinte, la produzione fu un vero e proprio inferno, tra cambi di regia, incidenti e complicazioni tecniche. Eppure il risultato è un capolavoro senza tempo.

martedì 17 febbraio 2026

[RECENSIONE] Bret Easton Ellis: American Psycho


Bret Easton Ellis: American Psycho

Titolo originale: American Psycho
Formato: Kindle (965 KB)
Pagine: 540
Editore: Einaudi (15 gennaio 2014)
ASIN: B00HWJK5NO
ISBN-13: 9788858412145

Data di acquisto: 11 febbraio 2026
Letto dal 12 al 17 febbraio 2026

▪️Sinossi
Patrick Bateman è giovane, bello, ricco. Vive a Manhattan, lavora a Wall Street, e con i colleghi Timothy Price, David Van Patten e Craig McDermott frequenta i locali più alla moda, le palestre più esclusive e le toilette dove gira la miglior cocaina della città, discutendo di nuovi ristoranti, cameriere corpoduro ed eleganza maschile. Secondo Evelyn Richards, la sua giovane, bella e ricca fidanzata, Patrick Bateman è «il ragazzo della porta accanto». Ma la vita del protagonista di American Psycho è scandita da altre ossessioni. Quando le tenebre scendono su New York, Patrick si trasforma in un torturatore omicida, freddo, metodico, spietato. Al punto da incarnare l'orrore. Con American Psycho Bret Easton Ellis ha scritto il libro che meglio di ogni altro racconta gli anni Ottanta. Un decennio che, ora lo sappiamo, non è stato semplicemente una parentesi, ma l'inizio di qualcosa. Così, questo viaggio senza ritorno nella follia e nella spersonalizzazione a base di immagini patinate e ultraviolenza non ci parla solo di un «eroe» e del suo tempo, ma finisce per rappresentare noi stessi e i nostri giorni. E anche quelli che verranno.

▪️L'incipit del libro
"Lasciate ogni speranza voi ch'entrate" sta scribacchiato a grandi lettere rosso sangue sul muro della Chemical Bank vicino all'angolo tra l'Undicesima e la Prima e la scritta è tanto grossa da saltare agli occhi dal sedile posteriore del taxi che strattona nel traffico proveniente da Wall Street e proprio mentre Timothy Price nota quelle parole sopraggiunge un autobus e la pubblicità di Les Misérables sulla fiancata va a coprirgli la visuale, ma Price che è alla Pierce & Pierce e ha ventisei anni, non sembra farci caso e dice al tassista che gli darà cinque dollari se alza il volume della radio, c'è Be My Baby sulla WYNN, e il conducente, un nero non americano, esegue.
- Sono un tipo pieno di risorse, - sta dicendo Price. - Creativo, giovane, senza scrupoli, supermotivato, superqualificato. In sostanza sto dicendo che questa società non può permettersi di perdermi. Sono una risorsa, io - . Price si calma, e attraverso il sudicio finestrino del taxi continua probabilmente a guardare la parola "Paura" tracciata a spray rosso sulla facciata di un McDonald's tra la Quarta e la Settima. - Voglio dire, il fatto è che non gliene frega un cazzo a nessuno del proprio lavoro, tutti odiano il loro lavoro, io odio il mio lavoro, e tu mi hai detto che odi il tuo. Che faccio? Torno a Los Angeles? Non è un'alternativa. Non mi sono mica trasferito dalla UCLA alla Stanford per rassegnarmi a questo. Voglio dire, sono forse il solo a pensare che non stiamo facendo abbastanza soldi? - Come in un film appare un altro autobus, un altro manifesto di Les Misérables sostituisce la parola - non è lo stesso autobus, perché qualcuno ha scritto "Lesbica" sulla faccia di Eponine. Tim sbotta: - Ho un appartamento, qui, io. E una casa agli Hamptons, Cristo!

▪️La mia (brevissima) recensione
"È molto più crudele (e più piacevole) togliere la vita a qualcuno nel fiore della sua esistenza, qualcuno che lasci qualcosa di prezioso, una moglie, degli amici, una carriera, in modo che la sua morte sconvolga un maggior numero di persone, gente in grado di provare un dolore illimitato rispetto a quello che provoca la scomparsa di un bambino, un dolore capace di rovinare molte più vite di quanto non farà la morte priva di senso di questo misero ragazzino".
American Psycho è un romanzo che, pur segnando un'epoca, resta abbastanza divisivo: pubblicato da Bret Easton Ellis ad inizio 1991 descrive gli assurdi ed inquietanti yuppie della finanza newyorkese negli anni '80 del secolo scorso. L'unico protagonista e voce narrante di tutto il libro è Patrick Bateman: ricchissimo (nonché cocainomane, viziato e razzista) consulente finanziario di giorno e perverso serial killer di notte. Voce narrante sì, ma anche completamente inattendibile: a conti fatti non si capisce se le sue elucubrazioni mentali siano reali o solo immaginate (io propendo per la seconda).
Tutto quanto, è facile capirlo, è una sorta di parodia degli eccessi del consumismo più esasperato: vedremo scorrere, alternati ad esplosioni di selvaggia violenza oltre ogni ragionevole limite, un lungo elenco di marchi, abiti, accessori, profumi e prodotti di bellezza, canzoni ed album musicali, ristoranti e locali notturni. In pratica, Easton Ellis lascia intendere che sei "ciò che possiedi"!
Inutile girarci intorno… Questo romanzo, già dalla prima pagina, non mi è piaciuto per niente: troppo ripetitivo, troppo noioso e troppo scioccante (le scene di violenza, specialmente contro le donne, non sono per tutti: troppo sanguinarie e troppo dettagliate!). E poi, diciamocelo chiaro e tondo: perché presentare le donne solo ed esclusivamente come oggetti sessuali?
📌 Voto: ⭐ (1 su 5)

venerdì 13 febbraio 2026

"La Stanza di Antonio" apre le porte ai lettori: unitevi al blog con le vostre recensioni


C'è una bellissima citazione di Umberto Eco che amo particolarmente: "Chi legge vive mille vite". Io, nel mio piccolo, ci aggiungo che "vivere mille vite è ancora più bello se poi ci si ritrova tutti insieme a raccontarsele"…
In questo mio piccolo angolo dedicato ai libri, alle storie e alle parole che cambiano il mondo, è arrivato il momento di fare un passo in più. La lettura è sì un'esperienza intima ma diventa davvero viva quando viene condivisa. Per questo ho deciso di invitare altri lettori (sì, proprio voi che state leggendo) a raccontare qui le loro impressioni sui libri che hanno amato, detestato o semplicemente vissuto.
Che si tratti di un romanzo che vi ha tenuti svegli fino a tardi, di un saggio che vi ha aperto una prospettiva nuova o di una storia che non siete riusciti a finire, la vostra voce può arricchire questo spazio e, magari, trasformarlo in un dialogo continuo.
Se vi va di partecipare, inviate la vostra recensione: breve o lunga, tecnica o emotiva, rigorosa o scritta di getto. L'importante è che sia autentica, come ogni lettura merita. Quindi, ben vengano:
- Punti di vista inediti su grandi classici;
- Scoperte di nicchia che meritano più luce;
- Emozioni nude e crude, senza filtri.
Le pagine più belle, dopotutto, sono quelle che si leggono insieme.


Per partecipare, basta inviare una mail a
ucciorosato @ gmail .com

giovedì 12 febbraio 2026

[RECENSIONE] Wilbur Smith: La voce del tuono

Wilbur Smith: La voce del tuono. Il ciclo dei Courtney, vol. 2

Titolo originale: The sound of thunder
Formato: brossura
Pagine: 446
Editore: TEA (24 gennaio 2019)
ISBN-13: 9788850253517

Data di acquisto: 18 gennaio 2026
Letto dal 3 al 12 febbraio 2026

▪️Sinossi
Sean Courteney sta lasciando la foresta dopo quattro anni di caccia agli elefanti; ha con sé un carico d'avorio, tante incertezze e suo figlio Dirk, cresciuto alla scuola della savana. In città, Sean trova la guerra, tra Inglesi e Boeri, ma ritrova anche l'adorazione della madre e il rancore del fratello, antiche amicizie e odi implacabili, denaro, successo e il difficile amore di Ruth. Sean deve combattere su tutti i fronti per difendere la sua vita, i suoi sentimenti e i suoi averi, sul campo di battaglia come nell'ambiente degli affari, dalle insidie di un mondo avverso, troppo stretto per un grande cacciatore libero e solitario.

▪️L'incipit del libro
Quattro anni di viaggio nella foresta, lontano da ogni strada, avevano ridotto i carri a malpartito. Molti raggi e timoni erano stati rifatti con legno dei bushveld; i teloni di copertura avevano tante toppe che la stoffa originale era appena visibile; decimati dai predatori e dalle malattie, i tiri erano ridotti da diciotto a dieci buoi per carro. Tuttavia quella piccola ed esausta carovana trasportava le zanne di cinquecento elefanti: dieci tonnellate d'avorio, il frutto della carabina di Sean Courteney; avorio che, appena arrivato a Pretoria, egli avrebbe convertito in circa quindicimila sterline d'oro.
Sean era di nuovo un uomo ricco. I suoi indumenti erano sformati, coperti di macchie e tenuti insieme da rozzi rammendi; gli stivali dalle tomaie terribilmente logore erano risuolati con pelle di bufalo non conciata; una lunga barba incolta gli copriva metà dei petto, e i capelli neri gli scendevano sul collo, dove erano stati tagliati, all'altezza del bavero della giubba, con un paio di forbici che non dovevano essere troppo affilate. Ma, a dispetto delle apparenze, Sean era ricco d'avorio, oltre che dell'oro depositato nei sotterranei della Volkskaas Bank di Pretoria.

▪️La mia recensione
"Per la bellezza del mattino, per la terra che ancora gocciolava nella grande, verde coppa del Natal e per la donna che gli stava al fianco, Sean era felice. Per la prospettiva della fine di quel viaggio e dell'inizio di un altro con Ruth come compagna, Sean era felice".
La voce del tuono, secondo volume sull'epopea dedicata alla famiglia Courtney, è molto probabilmente uno dei passaggi più rocamboleschi dell'intera saga. E testimonia la bravura di Wlbur Smith nel saper abilmente intrecciare eroicità, saga familiare e Storia reale… Tutti elementi concatenati da un ritmo narrativo ed avventuroso davvero travolgente.
Siamo nel Sudafrica di fine 1800 e primi del 1900 e, riprendendo un po' la fine del volume precedente, seguiremo le peripezie di un Sean Courtney diventato adulto, più ponderato nelle sue decisioni, ma inevitabilmente accerchiato da guerre, tensioni, passioni e rivalità.
Attorno a Sean si muove tutta una serie di coprotagonisti (con le figure del gemello Garrik, Dirk, Michael e Ruth che spiccato su tutti), nonché l'immancabile natura selvaggia del Natal sudafricano… Selvaggia la natura e selvaggia la tempesta che attraverseranno tutti questi personaggi.
Le scene d'azione (ce ne sono tantissime) sono spettacolari e da cinema hollywoodiano (strano che nessuno abbia ancora pensato di farne un film); i rapporti umani (con tradimenti, ambizioni e riappacificazioni a non finire) danno intensità emotiva al tutto. L'unico neo che mi sento di segnalare (ma che non intacca il mio giudizio finale) è dato dalla prevedibilità di alcuni punti di svolta sentimentali.
I temi trattati sono facilmente identificabili: ambizione, voglia di potere, la brutalità del colonialismo (alcune scene son davvero crude) ed i rapporti familiari. Temi delicati che, pur in presenza di una trama che scorre molto velocemente, ci permettono di riflettere per un bel po'.
Un libro, perciò, adatto a chi ama l'avventura, l'azione e le saghe familiari.
📌 Voto: ⭐⭐⭐⭐⭐ (5 su 5)

martedì 10 febbraio 2026

La vera fonte di Cormac McCarthy? È l'autobiografia di un criminale che amava la violenza più efferata


La vera fonte di Cormac McCarthy? È l'autobiografia di un criminale che amava la violenza più efferata

👉 fonte: il Giornale

"Artista e soldato", recita la lapide a Cambridge, Massachusetts. La copertina della sua autobiografia, invece, lo chiama canaglia, mascalzone, farabutto. In My Confession. Recollections of a Rogue (La mia confessione. Memorie di una canaglia, pubblicato nel 1956), Samuel Chamberlain (1829-1908) ripercorre gli episodi più avventurosi e violenti che costellano i suoi quasi ottant'anni di vita. Molto lontana dall'essere una confessione sacramentale, il bandito di vacillante fede battista, originario del New Hampshire, si racconta per accumulo episodico. Tra le pagine, serpeggia qui e là una certa oscillazione morale, una lieve tensione alla redenzione, quella di chi, davanti alla morte imminente (anche se sempre scampata) recita il Padrenostro. Ma, dei quarantadue capitoli che descrivono lo scempio e le malefatte di Chamberlain, sono gli ultimi tre a destare un particolare interesse. Sono infatti i capitoli che ne raccontano l'adesione alla banda di John Joel Glanton e del suo secondo in comando, Judge Holden. Proprio a questi capitoli conclusivi si è ispirato Cormac McCarthy durante la stesura del suo capolavoro, Blood Meridian or the Evening Redness in the West, pubblicato nel 1985.
Meridiano di sangue si apre con la celebre e poetica pagina che descrive il protagonista, il ragazzo, che resta per tutte le oltre trecento pagine del libro senza nome: un'elisione biblica che sa di annullamento ontologico.
Il ragazzo ci viene presentato come un giovane irrequieto, generato da una famiglia anonima e distrutta. Il padre è un insegnante alcolizzato che recita a memoria versi di poeti antichi, la madre è morta di parto. Lui, solo un ragazzo con una innata propensione alla violenza irrazionale. La mindless violence che costella l'intero romanzo è tutto ciò che il giovane ha sempre cercato. Naturalmente, non sarà sufficiente a saziarlo, neanche dopo tutte le stragi compiute dai farabutti della spedizione di Glanton o dalle scelleratezze di Holden, che il ragazzo osserva in prima persona. Nella prima pagina è the child, poi the kid, fino alle ultime pagine del romanzo, quando appare come the man, l'uomo, poco prima della resa dei conti con la figura faustiana del giudice Holden, un immenso uomo eburneo e glabro che incarna in sé tutto il sapere e la violenza della terra.
Il viaggio di Chamberlain comincia nel 1844: a poco più di quattordici anni, fugge in Illinois. Due anni dopo scoppia la guerra col Messico. Si arruola quasi per istinto, come se la guerra fosse una calamita naturale per certi ragazzi irrequieti. "La guerra è il gioco per eccellenza perché la guerra è in ultima analisi un'effrazione dell'unità dell'esistenza. La guerra è dio" proferisce Holden in una delle pagine più note del romanzo di McCarthy. Chamberlain parte con un reggimento dell'Illinois, poi cambia divisa a San Antonio, passa ai Dragoni regolari dell'esercito. Affascinato fino alla venerazione dai Texas Rangers, si costruisce addosso una leggenda: dice di aver combattuto a Monterrey quando la battaglia è già finita prima ancora del suo arrivo. La veridicità della cronaca fa acqua da tutte le parti: più della confessione di un penitente, leggiamo l'automitizzazione di un manigoldo. In Messico vive come nelle pagine di un romanzo d'appendice: scorribande contro i guerriglieri, notti ubriache nelle cantine, donne amate e perdute con la stessa rapidità con cui si scarica una pistola. Combatte a Buena Vista. Dipinge: la guerra entra nei suoi occhi prima ancora che nei suoi ricordi. Nel 1849 al suo nome si affianca l'appellativo di disertore. Torna a Boston, si sposa, mette al mondo dei figli, come se la vita borghese potesse arrestarlo, consacrarlo all'aspirata santità di una vita buona, cristiana. Da giovane aveva studiato teologia. Cavalca poi con John Glanton, apparso per la prima volta in una rissa in un saloon all'inizio dell'autobiografia, riapparendo solo alla fine del libro come il comandante della spedizione di cacciatori di scalpi in Messico. Resta subito folgorato da Glanton. Lo presenta come un uomo consumato dalla sofferenza. In gioventù aveva amato una ragazza, uccisa durante un assalto di una tribù di Apache Lipan. Stava per sposarla. Glanton imbroglia, massacra, stupra, mutila e scalpa le sue vittime, come tutti i suoi complici e come Holden, nel deserto fisico, legale e morale in cui si compie questa carneficina. Durante un'orgia, ubriaco, giura di voler salvare i suoi uomini dalla dannazione eterna, si inginocchia per pronunciare una preghiera dal fervore galvanizzante e si rialza per sparare all'impazzata, calmato solo dal giudice, che lo stringe tra le braccia come un cristo deposto.
Dall'episodio tutto sommato marginale della vita di Chamberlain sono le ultime quaranta pagine di un'autobiografia lunga circa trecento , McCarthy estrapola la cornice del romanzo più violento e sconvolgente del Novecento americano. Le brutalità perpetrate dai farabutti di Glanton ai danni delle tribù indigene e dei civili messicani sono raccontate con dovizia di particolari e in diverse occasioni sono la matrice cui McCarthy attinge per i suoi massacri, conficcati come proiettili fra i monologhi gnostici del giudice o fra descrizioni di cieli stellati e di piane desertiche popolate da nient'altro che ossa e carcasse. Quel deserto disegna i contorni del tribunale ideale dove il giudice è al contempo inquisitore e magistrato, creatore, tutore ed esecutore della sua legge di morte.
My Confession è di fatto il documento grezzo da cui McCarthy liberamente pesca uomini, vite e morti, è il pezzo d'argilla su cui Cormac lavora puntigliosamente per costruire un'epopea degna di un poema antico. La materia storica emerge di continuo nel romanzo, tanto che l'impressione di irrealtà e stordimento generati dalla spietata insensatezza del fatto violento sembrano frutto della sola invenzione autoriale. Peggio, sembrano il prodotto di una mente offuscata dal male. Leggendo però con attenzione il romanzo, si scorgono in filigrana i fatti storici e la realtà umana che ha forgiato la base narrativa del testo di McCarthy. Eppure McCarthy non confeziona un romanzo storico. È, anzi, profondamente anti-storico. Ribalta la Storia per definirne un controcanone. La distruzione del mito americano del West libero e progredito, la messa in luce delle ipocrisie della modernità e della conoscenza, la teorizzazione della violenza non solo come strumento di mantenimento del potere, ma anche come origine stessa della legge e dello Stato: dalle memorie di un bandito, McCarthy ricostruisce di fatto le radici del male e come questo operi sull'uomo. Il fulcro di Meridiano di sangue. Infatti, non è Glanton, come per le pagine di Chamberlain, ma Holden. Holden ci è presentato da subito da Chamberlain come una figura esecrabile, votata esclusivamente al sangue e alle donne, noto per essere uno stupratore, un assassino spietato e al contempo un uomo dall'eloquio straordinario e dalla sconfinata conoscenza interdisciplinare, dalle lingue alla geologia. In McCarthy, la conoscenza di Holden si manifesta come atto distruttivo. Sul suo taccuino annota e disegna la realtà al fine di possederla, di avere il potere di distruggerla, di vincolare l'esistenza stessa del reale alla sua volontà. Gli uccelli dice sono un insulto nei suoi confronti: li vorrebbe tutti chiusi in uno zoo infernale. E continua "ciò che esiste senza la mia conoscenza, esiste senza il mio consenso".
Chamberlain lo descrive come un uomo dalla stazza gargantuesca. Afferma di averlo disprezzato dal primo momento. Holden lo sapeva, ma lo trattava con estrema educazione. Allo stesso modo, the kid guarda con sospetto all'abisso morale del giudice, ma il giudice, nel gusto manifestato dal ragazzo per la violenza immotivata, vede terreno fertile, e non accetta la sconfitta. Lo tenta, gli parla come fosse un figlio. E, solo alla fine, lo punisce per non essersi conformato alla sua legge. Chamberlain dice poi che "nessuno sapeva chi o cosa fosse". In effetti, nulla si sa delle origini di Holden. Prima di unirsi alla banda di Glanton, portava un altro nome. L'appellativo di Judge lo deve avere conquistato sul campo, applicando la sua legge feroce su commilitoni insubordinati e civili inermi. In Meridiano di sangue, Holden non tollera disertori né uomini tentati dalla pietà. Sempre Chamberlain menziona le doti di Holden quale straordinario suonatore e ballerino. Proprio il giudice, nelle battute finali del romanzo, castigato il ragazzo, suona il violino e domina la sala da ballo con una danza demoniaca, mentre dice che non morirà mai.
È noto che McCarthy non amasse rilasciare interviste. La più importante fu sicuramente quella apparsa il 19 aprile 1992 sul New York Times, firmata da Richard B. Woodward. A proposito del suo debito nei confronti della prosa di Faulkner (ma anche Melville e Dostoevskij, quelli che chiamava "good writers"), disse che "Il fatto spiacevole è che i libri sono fatti di libri. Il romanzo dipende per la sua vita dai romanzi che sono stati scritti". Ai tre autori citati va quindi aggiunta la fonte storica, My Confession, e forse anche Conrad, di cui non si può ignorare l'incidenza nella creazione di Holden, che assurge a versione mefistofelicamente connotata di Mr Kurtz (forse mediata dall'uscita di Apocalypse Now, sei anni prima della pubblicazione del romanzo). Del resto, è proprio McCarthy che, sul materiale di lavoro di Meridiano di sangue, alle parole del giudice (che afferma che l'uomo deve purgarsi da ciò che lo rende tale) affianca, con una nota scritta a mano, l'esclamazione finale di Kurtz, che sul letto di morte sussurra: "L'orrore! L'orrore!". L'orrore che Holden ha compiuto per tutta la sua vita senza mia palesare il benché minimo rimorso. L'orrore di cui Holden è incarnazione.

I classici nella stanza di Antonio, vol. 9: Notre-Dame de Paris


Victor Hugo: Notre-Dame de Paris

Titolo originale: Notre-Dame de Paris
Formato: Kindle (79.8 MB)
Pagine: 836
Editore: Mondadori (25 febbraio 2020)
ASIN: B0848DCMT7
ISBN-13: 9788835700234

Data di acquisto: 7 gennaio 2026
Letto dal 1° al 10 febbraio 2026

▪️Sinossi
Tutti gli occhi si erano alzati verso il sommo della chiesa. Ciò che vedevano era straordinario. In cima alla galleria più elevata, più in alto del rosone centrale, c'era una grande fiamma che montava tra i due campanili con turbini di scintille, una grande fiamma disordinata e furiosa di cui il vento a tratti portava via un lembo nel fumo.

▪️L'incipit del libro
Sono passati oggi trecentoquarantotto anni, sei mesi e diciannove giorni da quando i parigini si svegliarono al frastuono di tutte le campane che sonavano a distesa nella triplice cinta della Cité, dell'Université e della Ville.
Eppure il 6 gennaio 1482 non è un giorno di cui la storia abbia conservato il ricordo. L'avvenimento che a quel modo metteva in moto, di prima mattina, le campane e i borghesi di Parigi non aveva nulla che fosse degno di nota. Non era un assalto di piccardi o di borgognoni, né un reliquiario portato in processione, né una rivolta di studenti nella vigna di Laas né un ingresso del nostro assai temuto signore messere il Re, e neppure una bella impiccagione di ladroni e di ladrone sulla piazza della Justice di Parigi. E neppure l'arrivo improvviso, così frequente nel quindicesimo secolo, di qualche ambasceria gallonata e impennacchiata. Erano appena due giorni che l'ultima cavalcata di questo genere, quella degli ambasciatori fiamminghi incaricati di concludere il matrimonio tra il delfino e Margherita di Fiandra, era entrata a Parigi con grande fastidio del signor cardinale di Borbone il quale, per compiacenza verso il re, aveva dovuto fare buon viso a tutta quella baraonda di borgomastri fiamminghi e fare loro omaggio, nel suo palazzo di Borbone, di una molto bella moralità, satira e farsa mentre una pioggia a scroscio inondava i magnifici arazzi del suo portone.

▪️La mia (brevissima) recensione
"Sarai impiccato. È semplicissimo, signori onesti borghesi! Come voi trattate i nostri da voi, noi trattiamo i vostri da noi. La legge che voi applicate con i malviventi, i malviventi la applicano con voi. Se è cattiva, la colpa è vostra. Ogni tanto bisogna pure che si veda la smorfia di un brav'uomo sopra il collare di canapa, questo rende onorevole la cosa".
Ecco qui un libro che ha una intensità emotiva incredibile. Una trama che intreccia alla perfezione le tragicità di Quasimodo, Esmeralda e Frollo nella Parigi del 1482. Con la cattedrale di Notre-Dame che diventa una vera e propria protagonista (ci imbatteremo in intere pagine incentrate unicamente sulla sua architettura) e collante di tutte le vicende.
In Notre-Dame de Paris, Victor Hugo riesce ad unire Storia, romanticismo e critica sociale. E quel che è davvero impressionante è che dopo quasi 200 anni (il libro, infatti, è stato pubblicato nel 1831) la sua trama è ancora attuale. Anzi, è più attuale che mai…
Tutto ruota intorno alla zingara Esmeralda (vittima dei soliti pregiudizi), chiodo fisso del campanaro deforme Quasimodo, dell'arcidiacono Claude Frollo (in perenne tormento tra fede religiosa e desiderio sessuale) ed il superficiale capitano Phoebus de Châteaupers.
Un libro abbastanza lungo ed impegnativo (alcune divagazioni ne rallentano un po' il ritmo) ma che ripaga a suon di emozioni.
A fine lettura, inoltre, è impossibile porsi la fatidica domanda su chi sarebbero oggi Quasimodo, Esmeralda e Frollo… Ebbene la risposta che mi son dato è questa:
- Quasimodo sarebbe un individuo emarginato ed "additato" per la sua diversità da una società che fatica ad integrarlo;
- Esmeralda sarebbe la classica artista di strada ma anche, e perché no?, una creator che usa i social per esprimersi;
- Frollo sarebbe un alto dirigente, colto e rispettato ma, dentro di sé, perennemente combattuto tra dominio e brama di potere.
📌 Voto: ⭐⭐⭐⭐ (4 su 5)

domenica 8 febbraio 2026

La classifica dei libri più venduti


Dati relativi alla settimana dal 26 gennaio al 1° febbraio 2026 (Fonte: Robinson - Repubblica dell'8 febbraio 2026):

1. Stefania Auci - L'alba dei Leoni
2. Piergiorgio Pulixi - Il nido del corvo
3. Alberto Angela - Cesare
4. Bianca Pitzorno - La sonnambula
5. Walter Veltroni - Buonvino e l'omicidio dei ragazzi
6. Gianrico Carofiglio - Viaggio in Italia
7. Aldo Cazzullo - Francesco. Il primo italiano
8. Mel Robbins - La teoria di lasciare andare
9. Don Winslow - L'ultimo colpo
10. George Simenon - La vecchia

venerdì 6 febbraio 2026

American Psycho: il maschio tossico a volte ritorna


American Psycho: il maschio tossico a volte ritorna
A 35 anni dall'uscita il cult di Easton Ellis continua a ispirare il cinema e il teatro. Ma ora il tipo d'uomo che racconta è diventato mainstream

👉 fonte: la Repubblica

La casa editrice Simon & Schuster aveva già pagato a Bret Easton Ellis 300 mila dollari di anticipo per il suo terzo romanzo, American Psycho, quando, spaventata dai contenuti violenti e sessisti del libro decise inopinatamente che non l'avrebbe pubblicato. L'autore si tenne l'anticipo e portò il libro a un altro editore, Vintage, che lo pubblicò immediatamente. Da allora il successo di American Psycho è inarrestabile. Sono passati 35 anni, un paio di musical, un film interpretato da Christian Bale, un numero infinito di meme, citazioni, furti dal libro finiti in altri libri, e in questi mesi Luca Guadagnino sta preparando il remake del film, con Austin Butler nel ruolo di Patrick Bateman.
Qual è il segreto? Prima di tutto è un grande libro, dostoevskiano si è detto, allucinato, perverso, mozzafiato. Fa ridere, spaventa, è destabilizzante. Ellis è uno degli scrittori più importanti di fine Novecento e American Psycho è forse il suo libro più bello. Ma il personaggio di Patrick Bateman ha finito per riguardarci in maniera sempre più profonda. All'epoca, il libro esce nel 1991, sembrava che Ellis avesse voluto raccontare una storia che prendeva di mira il capitalismo più feroce, l'edonismo reaganiano secondo la perfetta definizione di D'Agostino (la vuota e demente attitudine yuppie all'esistenza. Abiti, marche, ossessione per il corpo, sesso caricaturale. La violenza come antidoto allo stress) una violenza forse immaginata ma ugualmente mostruosa, valvola di decompressione in una società che glorificava la competizione.
Bateman è classista, misogino, omofobo, un manichino senza anima. Deve essere quello che si sono detti nella famosa riunione alla Simon & Schuster, quella dove hanno preso la decisione della quale, immagino, si stanno pentendo ancora. Ma quello che non potevano prevedere è che il mondo sarebbe diventato esattamente quello che il killer psicopatico sognava, e lui un archetipo della mascolinità, un esempio per parecchi spostati. Nella cosiddetta manosfera, la comunità virtuale di maschi odiatori di femmine, quella alla quale si fa riferimento nella serie inglese Adolescence (che tutti abbiamo visto con sgomento), ci si riferisce agli uomini come Bateman con l'appellativo di "maschio sigma". Diverso dal maschio alfa perché più introverso, solitario, un lupo, ma altrettanto potente.
Figura glorificata dal famoso Andrew Tate, statunitense, ex kickboxer e imprenditore, guru dell'affermazione personale, misogino, sessista e amato da Donald Trump. Il maschio sigma (#sigma in rete) è un individualista che insegue un successo personale mettendosi fuori dalle regole che considera ridicole: Patrick Bateman ma anche John Wick, Thomas Shelby di Peaky Blinders e il Brad Pitt di Fight Club.
Tra i miti di Bateman, nel romanzo di Ellis, c'era Donald Trump. Allora faceva ridere, perché nessuno immaginava che quel ricchissimo palazzinaro col ciuffo, il volto da bambino dispettoso e la passione per la televisione, sarebbe diventato presidente degli Stati Uniti. Oggi Trump è un punto di riferimento dei fanatici della manosfera, dei maschi che vanno in brodo di giuggiole per quel linguaggio, «le donne vanno prese per la figa», come soavemente dichiarò il presidente degli Stati Uniti d'America. Per non parlare della mascolinità tossica e abusante che emerge dagli Epstein Files.
Possiamo dire quindi che noi siamo l'universo distopico e grottesco sognato da uno psicopatico? In parte sì. Con l'aggravante che noi abbiamo messo la divinizzazione del denaro e della forma fisica in quell'acceleratore di particelle nevrotiche che sono i social. Facendo diventare l'ansia e l'angoscia sociale tecnicamente imbattibili e la fragilità un mostro da nascondere dietro le più varie armature. Il culto della giovinezza, le diete, i digiuni, le vitamine, il mito dell'immortalità. La chirurgia estetica, la riprogrammazione genetica, qualsiasi cosa pur di non invecchiare, di non sembrare invecchiati.
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mercoledì 4 febbraio 2026

[RECENSIONE] Ernest Hemingway: Per chi suona la campana


Ernest Hemingway: Per chi suona la campana

Titolo originale: For Whom the Bell Tolls
Formato: brossura
Pagine: 498
Editore: Oscar Mondadori (24 maggio 2016)
ISBN-13: 9788804668343
ASIN: 8804668342

Data di acquisto: regalo di Natale 2025
Letto dal 31 gennaio al 4 febbraio 2026

▪️Sinossi
«Quando l'acciaio smise di cadere egli era ancora vivo. Alzò la testa e guardò il ponte».
Durante la guerra di Spagna, un giovane americano antifranchista, Robert Jordan, è incaricato di far saltare un ponte in territorio nemico. Nei tre giorni che trascorre nella foresta con i partigiani della "banda di Pablo", l'inglés incontra Maria e il grande amore, e raggiunge (grazie anche alle discussioni con i compagni e alle profonde riflessioni che la costante vicinanza della morte gli suggerisce) quella comprensione della vita di cui era sempre andato in cerca. Troverà così il coraggio di sacrificarsi perché al di là di ogni errore e di ogni violenza ci siano pace e libertà per tutti, e l'uomo non si rassegni al dolore e alla vergogna.

▪️L'incipit del libro
"Nessun uomo è un'ISOLA, intero in se stesso. Ogni uomo è un pezzo del CONTINENTE, una parte della TERRA. Se una ZOLLA viene portata dall'onda del MARE, l'Europa ne è diminuita, come se un PROMONTORIO fosse stato al suo posto, o una MAGIONE amica, o la tua stessa CASA. Ogni morte di uomo mi diminuisce, perché io partecipo dell'umanità. E così non mandare mai a chiedere per chi suona la campana. Essa suona per te". John Donne (1573-1651)
Il mento poggiato sulle braccia incrociate, l'uomo era disteso sulla terra bruna del bosco coperta d'aghi di pino. Sulla sua testa il vento investiva, fischiando, le cime degli alberi. In quel punto il versante del monte si raddolciva ma un poco più in giù precipitava ripido, e l'uomo poteva vedere la traccia nera della strada incatramata che, serpeggiando, attraversava il valico.
Parallelo alla strada correva un torrente e giù, sulla sponda del valico, l'uomo vedeva una ruota idraulica e l'acqua scrosciante della chiusa, bianca sotto il sole estivo.

▪️La mia (brevissima) recensione
"Speriamo che non sia costretto a uccidere - pensava Anselmo -. Dopo la guerra, credo, si dovrà organizzare qualche forma di espiazione civile, perché tutti possano lavarsi del peccato d'assassinio, altrimenti la nostra esistenza non avrà mai una base umana e onesta. Uccidere è necessario, lo so, ma fa molto male all'uomo, e secondo me, quando tutto sarà finito e avremo vinto la guerra, si dovrà organizzare una qualunque espiazione perché possiamo purificarci tutti".
Al centro di Per chi suona la campana, pubblicato nel 1940 da Ernest Hemingway, c'è Robert Jordan, un professore americano che, durante la guerra civile spagnola, è arruolato nelle Brigate Internazionali con l'incarico di far saltare un ponte strategico. Contestualmente vive una relazione sentimentale, ha conflitti morali ed ha cognizione dell'assurdo costo umano della guerra.
I temi affrontati sono: la morte e l'estremo sacrificio per un'ideale, l'amore (in questo caso inteso come allegoria della speranza) che sboccia anche in un orrendo contesto come quello della guerra, la violenza (da entrambe le parti, sia ben chiaro) che erode identità, relazioni e tutto ciò in cui si crede.
Ed è proprio su quest'ultimo punto che entra in scena il ponte di Robert Jordan… Un ponte che diventa simbolo di due diverse visioni della politica e, di fatto, anche simbolo di un legame da spezzare. Ecco qui il tragico ma necessario concetto del libro: per erigere il futuro, a volte, è necessario demolire il presente.
📌 Voto: ⭐⭐⭐⭐⭐ (5 su 5)

martedì 3 febbraio 2026

[RECENSIONE] Ian McEwan: Quello che possiamo sapere

Ian McEwan: Quello che possiamo sapere

Titolo originale: What We Can Know
Formato: Kindle (867 KB)
Pagine: 376
Editore: Einaudi (4 novembre 2025)
ASIN: B0FV28L7BY
ISBN-13: 9788858449707

Data di acquisto: 27 gennaio 2026
Letto dal 27 gennaio al 3 febbraio 2026

▪️Sinossi
Nell'ottobre del 2014, durante una cena tra amici, il grande poeta Francis Blundy dedica alla moglie Vivien un poema che non verrà mai pubblicato e di cui si perderanno le tracce. Un secolo più tardi, in un mondo ormai in gran parte sommerso dopo un Grande Disastro, lo studioso di letteratura Thomas Metcalfe scopre degli indizi che puntano a un intreccio amoroso e criminale. Ma che ne sappiamo degli uomini e delle donne del passato, con le loro passioni e i loro segreti? E che sapranno i nostri discendenti di noi e del mondo guasto che gli lasceremo in eredità?
«Un potente omaggio a un'epoca perduta… e una splendida raffigurazione di cosa significhi cercare legami umani nelle parole e fra le pagine». Library Journal
Nel maggio del 2119 Thomas Metcalfe, studioso di letteratura del periodo 1990-2030, si reca per l'ennesima volta alla biblioteca Bodleiana per consultarne gli archivi, a lui arcinoti, nel tentativo di scovare qualche scampolo di informazione inedita sull'oggetto dei suoi interessi, la fantomatica "Corona per Vivien" del grande poeta Francis Blundy, mai ritrovata. Il viaggio è disagevole, ora che la Bodleiana è stata trasferita nella Snowdonia, nel Nord del Galles, per sottrarre il suo prezioso contenuto alle acque che, dopo il Grande Disastro e l'Inondazione che ne seguì, sommersero l'originaria sede, a Oxford, e gran parte della terra. Ma gli abitanti del XXII secolo, sopravvissuti a quella catena di eventi, sono avvezzi al disagio e alla penuria, e inclini a guardare alla ricchezza e alla varietà del mondo precedente ora con rabbia ora con sognante nostalgia. Forse anche così si spiega l'ossessione di Metcalfe per il poemetto perduto. Miracolo di costruzione poetica, la Corona di Blundy fu composta poco più di cent'anni prima, nel 2014, in occasione del compleanno della moglie Vivien, e recitata un'unica volta durante i festeggiamenti presso il Casale dei Blundy, in un tripudio di vini e cibi deliziosi e ora introvabili, alla presenza della loro cerchia di amici. Facendo riferimento al celebre banchetto del 1817, cui parteciparono Keats e Wordsworth, l'evento fu successivamente definito Secondo Immortal Convivio. La profusione di diari, corrispondenze e messaggi disponibili racconta delle correnti di amore e invidia che attraversavano tutti i partecipanti, del primo marito di Vivien, il liutaio Percy, e della malattia degenerativa che si era impossessata del suo cervello, delle ambizioni represse della donna. Ma dell'agognata Corona per Vivien neanche l'ombra. Che fine ha fatto la sublime poesia della cui stessa esistenza ormai i più dubitano? Quale verità si cela dietro la sua scomparsa? E quale differenza potrebbe mai fare il suo ritrovamento? Sarà un'intuizione geniale a fornire l'indizio che orienterà Metcalfe in una caccia al tesoro stevensoniana nell'ignoto. Il suo viaggio svelerà una storia d'amore e di compromessi e un crimine impunito, e getterà una luce nuova su figure che le parole tramandate gli avevano fatto credere di conoscere intimamente. Al lettore il nuovo strabiliante viaggio letterario di McEwan offre una chiave per riscattare il presente dal senso di catastrofe imminente che lo attanaglia e per immaginare un futuro in cui non tutto è perduto.

▪️L'incipit del libro
Il 20 maggio 2119 presi il traghetto della notte da Port Marlborough e nel tardo pomeriggio arrivai al piccolo attracco nei pressi di Maentwrog-under-Sea che serve la biblioteca Bodleiana nella Snowdonia. Era una giornata primaverile tiepida e senza vento e il viaggio era stato tranquillo, anche se, come è facile immaginare, dormire seduti su una panca in doghe di legno è un supplizio. Percorsi le due miglia del pittoresco tragitto che conduce alla funicolare a propulsione idrica e forza di gravità. Si unirono a me quattro utenti della biblioteca con i quali chiacchierai del più e del meno mentre venivamo trasportati a un migliaio di piedi su per il monte, nella scricchiolante cabina in legno lucido di quercia. Cenai da solo nel refettorio della biblioteca, poi chiamai la mia amica e collega Rose Church per informarla che ero arrivato sano e salvo. Quella notte riposai bene nella mia stanza monacale. A differenza di quanto era accaduto durante la mia prima visita, dover condividere il bagno con altre sette persone non mi diede fastidio.

▪️La mia recensione
"Avrei voglia di urlare attraverso un buco nella volta del tempo e mettere in guardia chi è vissuto un secolo fa: se volete che i vostri segreti rimangano tali, sussurrateli nell'orecchio del vostro più caro e più fidato amico. Mai a una tastiera e a uno schermo. Se lo fate, noi sapremo tutto".
In questo bel giallo letterario Ian McEwan intreccia molto bene scienza, ecologia, storia, distopia e limiti della mente umana. A questi "ingredienti" aggiungeteci anche una scrittura evocativa ed in grado di rendere semplici anche alcune questioni intricate o abbastanza delicate. E se tutto ciò non vi basta, mettete in conto che leggendo Quel che possiamo sapere starete leggendo anche 3-4 libri allo stesso tempo: nelle 376 pagine del libro, infatti, vedremo scorrere la stessa storia da due punti di vista narrativi differenti, per giunta imbottiti da costanti salti temporali.
Vi riassumo la trama in questo modo: Nel 2119, in un mondo uscito distrutto dal Grande Disastro (una spaventosa guerra mondiale a cui ha fatto seguito un'alluvione su scala planetaria dovuta al totale scioglimento della calotta polare), lo studioso Thomas Metcalfe cerca di rintracciare un poema scritto nel 2014 dal brillante poeta Francis Blundy e dedicato alla moglie Vivien.
Il libro, come vi ho anticipato, si snoda su due piani temporali: un futuro post-disastro (con un mondo in gran parte sommerso e con la popolazione mondiale che, pian piano, sta ancora cercando di risollevarsi) ed un passato che, sorpresa, è… il nostro presente (quindi con tutti i segnali più che evidenti di una decadenza della società davanti ai nostri occhi ma che ci ostiniamo a non vedere).
Ian McEwan ha creato un futuro altamente credibile in cui si rispecchiano tutti gli errori e gli orrori della nostra epoca. Non a caso lo stesso scrittore britannico ha definito questo suo libro "fantascienza senza la scienza". Perciò, la costante ricerca del misterioso poema (Una corona per Vivien) diventa anche una sorta di allegoria dell'incapacità dell'uomo del nostro tempo di cogliere i segni dell'attuale involuzione sociale.
Le uniche due lacune che mi sento di segnalare riguardano:
- La parte "investigativa" è molto affascinante ma procede con lentezza;
- Il mondo post-disastro è sì suggestivo ed affascinante nel suo orrendo addivenire ma, alla fin fine, resta sempre in secondo piano rispetto alla trama vera e propria.
A conti fatti, quindi, Quello che possiamo sapere è un romanzo di non facile lettura ma in grado di farci riflettere su questioni etiche e politiche.
📌 Voto: ⭐⭐⭐⭐ (4 su 5)

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