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"Un bel libro, Marcus, non si valuta solo per le sue ultime parole, bensì sull'effetto cumulativo di tutte le parole che le hanno precedute. All'incirca mezzo secondo dopo aver finito il tuo libro, dopo averne letto l'ultima parola, il lettore deve sentirsi pervaso da un'emozione potente; per un istante, deve pensare soltanto a tutte le cose che ha appena letto, riguardare la copertina e sorridere con una punta di tristezza, perché sente che quei personaggi gli mancheranno. Un bel libro, Marcus, è un libro che dispiace aver finito". [Joël Dicker in "La verità sul caso Harry Quebert"]

sabato 28 febbraio 2026

Libri letti a febbraio 2026… e quelli da leggere a marzo!


I libri che ho letto e recensito a febbraio:
[fumetto] Strangers in Paradise, vol. 4: It's a good life!
[fumetto] Strangers in Paradise, vol. 3: I Dream of You 2
Andrew Porter: La vita immaginata
[fumetto] Strangers in Paradise, vol. 2: I Dream of You 1
Harlan Coben: Fuga
[fumetto] Strangers in Paradise, vol. 1
Bret Easton Ellis: American Psycho
Wilbur Smith: La voce del tuono
Victor Hugo: Notre-Dame de Paris
Ernest Hemingway: Per chi suona la campana

Ed i libri in lettura per marzo (ma non necessariamente in quest'ordine… e non è neanche detto che siano questi):
Jeneva Rose: Un matrimonio perfetto [già in lettura] e Un divorzio perfetto
Don Winslow: L'ultimo colpo
Angela Marsons: Il silenzio dei colpevoli
Bill Clinton e James Patterson: La presidente
Francesca Giannone: La portalettere

La classifica dei libri più venduti


Dati relativi alla settimana dal 16 al 22 febbraio 2026 (Fonte: TuttoLibri del 28 febbraio 2026):

1. Stefania S. - Cuori magnetici. Love me love me, vol. 1
2. Stefania Auci - L'alba dei Leoni
3. Stefano Vitelli e Giuseppe Legato - Il ragionevole dubbio di Garlasco. Un giudice nel labirinto del caso di cronaca più discusso d'Italia
4. Emily Brontë - Cime tempestose
5. Florence Knapp - Tre nomi
6. Lizzy Snow White - Wrecked. Siamo il disastro perfetto
7. Dario Ferrari - L'idiota di famiglia
8. Stefania S. - Anime elettriche. Love me love me, vol. 2
9. Gregg Dunnett - Piccoli fantasmi
10. Michela Murgia - Lezioni sull'odio

Cinque romanzi di M.R. Carey da leggere se ami il thriller che inquieta


Cinque romanzi di M.R. Carey da leggere se ami il thriller che inquieta
Storie che mettono alla prova l’identità, la morale, l’idea stessa di umanità

👉 fonte: Agenda Online

Nel panorama del thriller contemporaneo, pochi scrittori riescono a muoversi con la stessa naturalezza di M.R. Carey tra horror, fantascienza e tensione psicologica. Le sue storie partono spesso da scenari estremi (epidemie, carceri, mondi post-apocalittici, identità spezzate) ma ciò che davvero le rende inquietanti è il modo in cui mettono sotto pressione l'essere umano. Carey non cerca lo shock fine a sé stesso: costruisce una suspense lenta, morale, che nasce dalle scelte, dalla paura dell'altro, dalla perdita di controllo.
Dietro questo nome si nasconde Mike Carey, autore britannico con una lunga esperienza come sceneggiatore di fumetti per DC Comics e Marvel, un percorso che ha affinato il suo senso del ritmo e della costruzione narrativa. Nei romanzi, questa formazione si traduce in trame solide, personaggi credibili e una tensione che cresce senza mai urlare.
Ecco cinque titoli fondamentali, tutti tradotti in italiano e disponibili su Amazon, per capire davvero perché Carey sia oggi una delle voci più autorevoli della letteratura di genere.

▪️La ragazza che sapeva troppo (The Girl with All the Gifts)
Pubblicato nel 2014 con il titolo originale The Girl with All the Gifts, è il romanzo che ha consacrato M.R. Carey al pubblico internazionale. In un mondo devastato da un'infezione fungina che ha trasformato gran parte dell'umanità in creature fameliche, un gruppo di scienziati e militari studia alcuni bambini infetti che, a differenza degli altri, conservano coscienza e intelligenza. Tra loro c'è Melanie, brillante, sensibile, capace di affezionarsi e di fare domande scomode. Attorno a lei si muovono una docente che la vede come una bambina e una scienziata che la considera la chiave per la sopravvivenza della specie.
La tensione non nasce solo dalla minaccia esterna, ma dal conflitto morale: fino a che punto si può sacrificare un individuo per salvare l'umanità? Carey costruisce un thriller post-apocalittico che è soprattutto una riflessione sull'empatia, sull'educazione e sul futuro.

▪️Il ragazzo sul ponte (The Boy on the Bridge)
Uscito nel 2017, ambientato nello stesso universo narrativo del romanzo precedente, Il ragazzo sul ponte racconta una missione scientifica in un'Inghilterra ormai irriconoscibile. Un convoglio militare attraversa territori infestati per cercare una cura definitiva all'epidemia. A bordo c'è un bambino geniale, Stephen, la cui mente brillante potrebbe rappresentare l'ultima speranza.
Il viaggio diventa progressivamente una discesa nell'incertezza: la scienza si scontra con la paura, la disciplina militare con il dubbio morale. Non è un semplice sequel, ma un'espansione dello stesso mondo, che ne esplora le crepe etiche e politiche. Carey amplia lo scenario e mette in discussione l'idea stessa di controllo, mostrando quanto fragile sia la linea tra sopravvivenza e disumanizzazione.

▪️Fellside. La prigioniera (Fellside)
Pubblicato nel 2016, Fellside segna una svolta più cupa e claustrofobica. La protagonista, Jess Moulson, si risveglia in ospedale dopo un incendio in cui è morto un bambino. Condannata per omicidio, viene rinchiusa nel carcere femminile di massima sicurezza di Fellside, un luogo dove la violenza è silenziosa e sistemica. Tra le mura della prigione, Jess inizia a sentire la voce del bambino morto, un'eco che potrebbe essere senso di colpa, follia o qualcosa di più oscuro.
Carey intreccia thriller carcerario e suggestioni soprannaturali, ma il vero fulcro resta la colpa e la possibilità di redenzione. La tensione cresce lentamente, in un ambiente chiuso che amplifica ogni sospetto e ogni segreto.

Pubblicato nel 2018, è un thriller psicologico che rilegge in chiave contemporanea il mito del doppio. Liz Kendall è una madre devota, apparentemente incapace di fare del male. Ma esiste un'altra Liz, oscura, determinata, pronta a tutto pur di ottenere ciò che vuole. La frattura tra le due identità si allarga fino a incrinare la percezione stessa della realtà.
Carey costruisce una narrazione tesa e ambigua, dove il lettore è costretto a dubitare della protagonista e di ciò che vede. Non è solo una storia di alter ego: è un romanzo che interroga il concetto di identità, responsabilità e libero arbitrio, spingendo il thriller psicologico verso territori più inquietanti e imprevedibili.

Pubblicato nel 2020 come primo capitolo della Rampart Trilogy, The Book of Koli ci porta in un futuro remoto in cui la natura è diventata ostile e la tecnologia è un potere misterioso custodito da pochi. Koli vive in un piccolo villaggio dove il sapere è controllato e la conoscenza può essere una minaccia. Quando entra in contatto con un antico dispositivo tecnologico, la sua visione del mondo cambia per sempre. Inizia così un percorso di crescita e scoperta che unisce fantascienza e tensione narrativa.
Carey costruisce un universo coerente e affascinante, dove il vero conflitto non è solo contro l'ambiente esterno, ma contro l'ignoranza e la manipolazione della verità.

Questi cinque romanzi raccontano perfettamente l'identità di M.R. Carey: uno scrittore capace di usare il genere per parlare del presente, delle nostre paure e delle nostre scelte. Thriller da leggere con attenzione, perché sotto la suspense si nasconde sempre qualcosa di molto più profondo.

venerdì 27 febbraio 2026

Cinque libri per chi si sente incompreso: storie che spazzano via la solitudine


Cinque libri per chi si sente incompreso: storie che spazzano via la solitudine
Cinque libri che parlano a chi si sente fuori posto, invisibile o inascoltato. Libri intensi, profondi e necessari che trasformano la solitudine in consapevolezza e resistenza emotiva

👉 fonte: LibreriAmo

Sentirsi incompresi non è solo una fase emotiva, è spesso una condizione esistenziale. Ci si sente fuori asse rispetto agli altri, al linguaggio comune, alle aspettative sociali. La letteratura, quando è autentica, non consola in modo facile ma offre qualcosa di più prezioso: riconoscimento. Questi cinque libri parlano di marginalità, silenzi, identità negate, desideri repressi, legami che resistono anche quando il mondo sembra voltare le spalle. Sono storie che non addolciscono il dolore ma lo attraversano, restituendogli dignità. Libri che non spiegano tutto ma fanno sentire meno soli.
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mercoledì 25 febbraio 2026

Andrew Porter: La vita immaginata


Andrew Porter: La vita immaginata

Titolo originale: The Imagined Life
Formato: Kindle (800 KB)
Pagine: 253
Editore: Feltrinelli Editore (24 giugno 2025)
ASIN: B0F9WQJZZQ
ISBN-13: 9788858863558

Data di acquisto: 21 febbraio 2026
Letto dal 21 al 25 febbraio 2026

▪️Sinossi
Steven Mills è arrivato a un bivio. Sua moglie e suo figlio se ne sono andati, forse per sempre. Ma nella vita di Steven c'è stato un altro abbandono, anni prima, quando il padre, brillante e carismatico professore universitario, scompare dopo uno scandalo mai chiarito completamente. Steven allora si mette sulle sue tracce, forse come unico appiglio a una realtà che gli sta sfuggendo di mano. Mentre guida lungo la costa della California, alla ricerca degli amici, dei familiari e degli ex colleghi del padre, l'infanzia e l'adolescenza di Steven prendono forma: le leggendarie feste in piscina dei genitori, i film in bianco e nero sul proiettore del cortile, i segreti condivisi con l'amico più caro. Ogni conversazione nel presente rivela un altro strato del passato di suo padre, un'altra intuizione sulla sua assenza. Eppure, a ogni rivelazione, quell'uomo che per un attimo sembra apparirgli finalmente davanti agli occhi, l'attimo successivo scompare di nuovo, costringendo il figlio ad affrontare la verità sulla propria vita.

▪️L'incipit del libro
Alcuni anni fa, quando mi imbarcai in questo progetto - in una, per così dire, ricerca della verità su quanto era accaduto a mio padre -, mia moglie Alison mi avvertì del pericolo che correvo avvicinandomi troppo a qualcosa che forse non volevo veramente sapere. E mi ricordò cos'era successo a lei quando aveva letto i diari di sua madre, morta da poco. Metà delle cose che ci aveva trovato dentro era stata felice di venirle a sapere, ma l'altra metà no. Alla fine aveva avuto la sensazione che l'immagine di sua madre, o almeno quella che aveva sempre avuto, ne uscisse sminuita, cambiata. Credo intendesse che le era sembrata più umana, e suppongo che a volte, nonostante le nostre migliori intenzioni, non sia proprio questo che desideriamo.

▪️La mia recensione
"In un certo senso - disse a un tratto, rilassandosi sulla sedia -, c'è da ammirarlo, non trovi? Parlo sul serio. In un certo senso c'è da ammirarlo perché non si è mai arreso, Steven, non ha mai fatto un passo indietro. Forse ha preso delle decisioni sbagliate, ha commesso qualche errore di valutazione, ma non si è mai lasciato intimidire. E per questo c'è da ammirarlo".
La vita immaginata, dell'americano Andrew Porter è un romanzo-saggio molto emozionante che fa riflettere sul rapporto padre-figlio.
La trama è abbastanza semplice: Steven, in un periodo di crisi lavorativa e familiare, molla tutto e parte alla ricerca del padre, carismatico docente universitario, allontanatosi da casa quarant'anni prima dopo che la sua stessa facoltà lo ha praticamente messo alla porta… Ecco, allora, che Steven (e noi insieme a lui!) intraprende sia un viaggio nel passato del padre, che all'interno dei suoi stessi ricordi di ragazzino nella California degli anni '80. Tra telefonate, visite e domande agli ex colleghi del padre, ecco emergere la figura di un uomo paranoico, pieno di segreti, schiacciato dalla delusione professionale e dai rapporti tesi con la moglie.
La scrittura di Porter è molto riflessiva (quasi "malinconicamente" poetica) e con la narrazione che si sviluppa tra presente e flashback dello Steven fanciullo… Rievocazioni che invece di dare risposte certe, introducono nuove domande e nuovi misteri. Eppure è proprio questo costante salto tra passato e presente che permette al protagonista di scindere la vita reale da quella divinizzata del padre, ma anche (o soprattutto?) la difficoltà a capire appieno i propri genitori ed i loro turbamenti.
📌 Voto: 🎖️🎖️🎖️🎖️ (4 su 5)

"Tre nomi" di Florence Knapp, arriva in Italia il romanzo dell'anno per il New York Times


Tre nomi di Florence Knapp, arriva in Italia il romanzo dell'anno per il New York Times
Già caso editoriale all'estero e libro dell'anno per il New York Times, arriva in Italia il debutto folgorante di Florence Knapp. Una storia che ci interroga sul peso del destino e sulla forza dei legami che ci definiscono

👉 fonte: LibreriAmo

Da mesi ai vertici delle classifiche inglesi, ha conquistato la critica più autorevole, i librai che l'hanno scelto come libro dell'anno, e soprattutto i lettori, che lo hanno amato scatenando un passaparola inarrestabile. Parliamo di Tre nomi, il romanzo d'esordio di Florence Knapp. Uscito in Inghilterra nella primavera 2025 e attualmente tra i titoli più venduti in Uk, il libro è in corso di pubblicazione in oltre 24 Paesi.
Dopo aver dominato nel Regno Unito e negli Stati Uniti, il libro sta scalando le classifiche mondiali e si appresta a diventare il nuovo fenomeno letterario anche nel nostro Paese. Ma cosa rende questo libro così speciale?
Mentre fuori il vento spezza i rami degli alberi, il pianto di un neonato riempie di vita la stanza. È nato il figlio di Cora e lei, finalmente, può cullarlo. Ma non è solo una notte di nascita e tempesta. È una notte di decisioni. Il bambino ha bisogno di un nome, ma Cora esita. La scelta più semplice sarebbe chiamarlo Gordon. Il nome del padre, e di tutti i maschi della famiglia. Il nome che il marito vorrebbe imporle. Eppure, Cora sente che non è la decisione giusta.
Potrebbe chiamarlo Julian, un nome che le è sempre piaciuto per il suo significato: Padre del cielo. O accontentare la primogenita Maia che le ha suggerito Bear. Il mattino dopo, la bufera è passata. Cora, invece, sente ancora infuriare dentro di sé lo stesso vento che ha messo sottosopra la città. Mentre va all'anagrafe, ferma il passeggino sotto una quercia e stringe forte la mano di Maia. Gordon, Julian, Bear. Cora deve decidere se assecondare la volontà di suo marito o ribellarsi.
In tre scenari alternati, la madre dà al figlio un nome diverso. Una scelta che comporta tre vite differenti. Una decisione che innesca infinite possibilità. Perché un nome non è mai soltanto un nome. Può essere dono, eredità, promessa; oppure trasformarsi in vincolo, marchio, condanna. Può proteggere o ferire. Può esprimere amore o potere. E può cambiare un'intera esistenza.
Non capita spesso che un'opera prima riesca a mettere d'accordo critica e pubblico con tale forza. All'estero, il romanzo (pubblicato con il titolo The Names) è diventato un cult istantaneo. Non è stato solo il "più venduto" nei grandi store online, ma è stato il preferito dai librai indipendenti, coloro che il libro lo leggono con il cuore prima che con i numeri.
Dalle pagine del The New York Times alle recensioni appassionate del The Guardian, la stampa internazionale ha celebrato la Knapp come una nuova voce capace di unire la profondità psicologica di Anne Tyler alla struttura narrativa brillante di un classico contemporaneo.
Tre nomi è una profonda meditazione sulla natura umana. La Knapp scrive con una grazia che incanta, alternando momenti di pura gioia a passaggi di una malinconia devastante. La sua scrittura ci ricorda che, sebbene il destino possa darci un nome, siamo noi a dovergli dare un significato.
All'estero, il successo del libro è stato alimentato anche dalla capacità dell'autrice di non offrire risposte facili. Non esiste una "vita perfetta" tra le tre opzioni. Ognuna ha le sue ferite, ognuna ha i suoi tramonti. Questo realismo magico, inteso non come genere letterario ma come capacità di rendere magica la realtà quotidiana, è ciò che ha fatto innamorare i lettori di ogni cultura.
Con una valutazione media che sfiora l'eccellenza (oltre 4 stelle su 5) e migliaia di recensioni appassionate, la comunità di Goodreads ha incoronato Tre nomi come uno dei debutti più potenti del 2025. I lettori lo descrivono come un romanzo "che si insedia nel cuore per non lasciarlo più", lodando soprattutto la struttura a bivi che ricorda il celebre film Sliding Doors.
Molti utenti sottolineano come, oltre al fascino delle "vite parallele", il libro colpisca duro per la sua onestà brutale nel raccontare le dinamiche familiari: "Non è solo una storia sui nomi, è un'indagine devastante e bellissima su come il coraggio di una madre possa cambiare il corso delle generazioni", scrive una lettrice in una delle recensioni più votate.
Tra i commenti emerge un monito comune: preparate i fazzoletti. Sebbene alcuni lettori l'abbiano trovato "emotivamente faticoso" per i temi trattati, la maggior parte concorda nel definire la prosa di Florence Knapp "precisa, poetica e incredibilmente matura", rendendolo un libro da divorare tutto d'un fiato ma su cui riflettere per settimane.
In un'epoca in cui siamo ossessionati dalla performance e dalla scelta giusta, Tre nomi rappresenta un libro necessario per riflettere: ci dice che siamo la somma delle nostre scelte, ma anche della nostra capacità di rimediare agli errori. Questo libro ci invita a guardare alle persone che amiamo non per ciò che potrebbero essere state, ma per ciò che hanno scelto di diventare. Non è un caso che sia il libro più venduto all'estero: è un romanzo che parla la lingua universale dell'anima.

martedì 24 febbraio 2026

"A Knight of the Seven Kingdoms", perché si chiamano sette regni se sono nove? Egg dà la spiegazione


"A Knight of the Seven Kingdoms", perché si chiamano sette regni se sono nove? Egg dà la spiegazione
Tra mappe, dinastie e titoli che pesano quanto una spada valyriana, A Knight of the Seven Kingdoms si prende il lusso di chiarire una delle ambiguità più longeve di Westeros

👉 fonte: MoviePlayer.it

La serie di A Knight of the Seven Kingdoms riaccende una vecchia domanda del mondo di Il trono di spade: perché si parla di Sette Regni se le regioni di Westeros sono nove? La risposta affonda nella storia, nella politica e nella tradizione, così come dichiarato nel corso della serie stessa.
Nel finale della prima stagione di A Knight of the Seven Kingdoms, un breve scambio tra Dunk ed Egg mette il dito nella piaga: i Regni non sono sette, bensì nove. Una rivelazione che spiazza una parte del pubblico, ma che apre una finestra preziosa sulla genealogia politica di WesteroIl termine "Sette Regni" nasce prima della Conquista di Aegon Targaryen, avvenuta circa due secoli prima degli eventi della serie. In quell'epoca, il continente era frammentato in numerosi domini indipendenti, il cui numero variava continuamente: conquiste, alleanze e annessioni ridisegnavano la mappa con una frequenza quasi ossessiva. Quando Aegon sbarcò a Westeros, però, esistevano sette grandi regni riconosciuti, ciascuno governato da un sovrano: il Nord degli Stark, la Valle degli Arryn, le Isole e Fiumi degli Hoare, l'Altopiano dei Gardener, la Roccia dei Lannister, le Terre della Tempesta dei Durrandon e Dorne dei Martell.
Aegon riuscì a piegare tutti, tranne Dorne, che rimase indipendente fino al 161 AC. Eppure, il titolo assunto dal nuovo re fu comunque quello di Lord dei Sette Regni. Non si trattò di un errore, ma di una scelta politica e simbolica: il numero sette aveva (e ha) un peso enorme nella cultura di Westeros, soprattutto per la Fede dei Sette, alla quale Aegon decise di legarsi. Inoltre, separando le Isole di Ferro e le Terre dei Fiumi in due domini distinti, il conteggio rimaneva "magicamente" coerente.
Con il passare degli anni, la realtà territoriale di Westeros è cambiata, ma l'etichetta no. Alla struttura originale si sono aggiunti due elementi chiave: Dorne, infine integrata nel regno, e le Terre della Corona, nate attorno a Approdo del Re, la città fondata da Aegon nel punto esatto del suo sbarco. Il risultato? Nove regioni distinte, ciascuna affidata a una grande casata.
Durante gli eventi di A Knight of the Seven Kingdoms, la mappa politica è ormai stabile: Stark al Nord, Arryn nella Valle, Greyjoy sulle Isole di Ferro, Tully nei Fiumi, Tyrell nell'Altopiano, Baratheon nelle Terre della Tempesta, Lannister nell'Ovest, Targaryen sulle Terre della Corona e Martell a Dorne. Egg ha quindi perfettamente ragione dal punto di vista geografico.
La serie gioca brillantemente con questo paradosso, arrivando persino a mostrare un titolo scherzoso che ribattezza lo show A Knight of the Nine Kingdoms. Un guizzo ironico che difficilmente avrà seguito ufficiale, ma che centra il punto: i nomi, in Westeros, contano quanto le spade. Cambiarli significa riscrivere la Storia, e la Storia, soprattutto quella raccontata dal potere, non ama le revisioni.
Non sorprende, allora, che A Knight of the Seven Kingdoms scelga di soffermarsi su un dettaglio simile: è proprio in queste pieghe (tra nomi sbagliati ma tramandati, e numeri che non tornano) che Westeros continua a raccontare se stessa. E a rendersi, ancora una volta, incredibilmente credibile.

sabato 21 febbraio 2026

Harlan Coben: Fuga


Harlan Coben: Fuga

Titolo originale: Runaway

Formato: Kindle (1.1 MB)
Pagine: 413
Editore: Longanesi (20 maggio 2021)
ASIN: B092VYTLTQ
ISBN-13: 9788830458093

Data di acquisto: 17 febbraio 2026
Letto dal 17 al 21 febbraio 2026

▪️Sinossi
«Un maestro della suspense e dei colpi di scena». Dan Brown
L'hai persa. Tua figlia. Una ragazza sbandata e legata a un fidanzato che abusa di lei. Ma ti ha spiegato chiaramente che non vuole essere salvata.
Tu non ti dai pace e quando, per caso, la vedi a Central Park, mentre suona una chitarra non credi ai tuoi occhi. Quella che hai davanti, però, non è la ragazza che hai cresciuto, quella che è sempre presente nei tuoi ricordi. È una donna che cammina sul filo del rasoio, malconcia, spaventata, decisamente nei guai. Non ti fermi a pensare. Corri da lei e le dici di tornare a casa.
E lei fugge. Di nuovo.
E tu fai quello che ogni genitore farebbe: la segui. Ed entri in un mondo di cui non sospettavi nemmeno l'esistenza. Qui nessuno è al sicuro, nell'ombra l'arma più comune è l'omicidio.
Prima che tu riesca ad accorgertene tutta la tua vita è in pericolo. E per proteggere tua figlia dal male, prima dovrai affrontarlo tu stesso…

▪️L'incipit del libro
Simon era su una panchina allo Strawberry Fields Memorial di Central Park, il cuore a pezzi. Nessuno se ne sarebbe accorto, non a un primo sguardo, un'ora prima che i pugni cominciassero a volare e due turisti finlandesi si mettessero a strillare, mentre altri nove visitatori filmavano l'orribile rissa con gli smartphone.
Non c'erano fragole a Strawberry Fields, e bisognava mettercela tutta per chiamare quei diecimila metri quadrati di giardini paesaggistici un «campo», ma così si intitolava il pezzo dei Beatles. Strawberry Fields è un terreno triangolare incuneato fra la 72nd e Central Park West dedicato alla memoria di John Lennon, ucciso con un colpo d'arma da fuoco dalla parte opposta della strada. Al centro del memoriale c'è un mosaico di pietre che formano una parola:
IMAGINE
Simon guardava dritto davanti a sé, disperato. Un fiume di turisti gli passava accanto immortalando il famoso mosaico - foto di gruppo, selfie, qualcuno inginocchiato sulla scritta di pietre, qualcuno addirittura sdraiato. Quel giorno, come capitava spesso, c'era chi aveva decorato la scritta IMAGINE con fiori freschi che formavano il simbolo della pace, petali di rose rosse che chissà come non volavano via. La gente, forse proprio perché quello era pur sempre un memoriale, aspettava con pazienza il proprio turno per avvicinarsi e scattare l'indimenticabile foto che più tardi avrebbe postato su Snapchat o Instagram, o qualunque fosse il loro social preferito, insieme a una citazione di John Lennon o forse al testo di una canzone dei Beatles, magari proprio il verso in cui si immagina che tutti vivano in pace.


▪️La mia (brevissima) recensione
"Quando qualcosa va storto, quando la tenebra si insinua nell'anima della tua bambina, non puoi fare a meno di chiederti dove diavolo hai sbagliato".
Questo romanzo, pubblicato nel 2019 (e recentemente diventato anche un film su Netflix) conferma il motivo per cui Harlan Coben è uno dei miei scrittori statunitensi preferiti. Fuga è, detto in parole povere, un thriller "costruito" su mistero, segreti familiari, tensione ed azione. La trama ti travolge sin dalla prima pagina e, tra un "un'ultimo capitolo e poi smetto" e l'altro, ti accompagna sino all'epilogo finale in un tripudio di emozioni. I personaggi (tutti, partendo dal protagonista e via via sino alle semplici "comparse") son descritti molto bene e, visto il tema trattato, molto "umani".
I colpi di scena son davvero plausibili e, soprattutto, piazzati nei momenti salienti della storia. Anzi, vediamola da un'altra angolazione: ogni volta che c'è un colpo di scena, la stessa storia cambia direzione.
Al centro del libro c'è Simon Greene, consulente finanziario e padre di famiglia intento a rintracciare e riportare a casa Paige, sua figlia persa nel tunnel droga. Ma, nel farlo, si ritroverà al centro di una spirale di violenza e scheletri nell'armadio anche all'interno della sua stessa famiglia.
Il romanzo tratta, molto bene bisogna dirlo, il rapporto genitori-figli e sin dove un padre disperato può spingersi per salvare la sua famiglia.
Fuga, e termino qui, è il classico thriller che riesce a mescolare benissimo dramma, tensione e… un finale completamente spiazzante!
📌 Voto: 🏅🏅🏅🏅🏅 (5 su 5)

venerdì 20 febbraio 2026

5 film straordinari tratti dai classici della letteratura americana


5 film straordinari tratti dai classici della letteratura americana

👉 fonte: Everyeye.it

Il cinema ha spesso trovato nella letteratura americana una fonte inesauribile di storie potenti. Alcuni film non si limitano a raccontare la storia originale; la ampliano. Ecco cinque esempi di come la parola scritta abbia preso vita sullo schermo in modi straordinari.

▪️Non è un paese per vecchi (2007) di Joel ed Ethan Coen
Adattare i romanzi di Cormac McCarthy non è un'impresa semplice. La sua scrittura è asciutta e piena di silenzi che trasudano tensione. I fratelli Coen, con il loro stile, hanno saputo catturare perfettamente questo spirito, creando un film inquietante. Anton Chigurh, con la sua presenza glaciale, rimane uno dei villain più memorabili del cinema contemporaneo. La scena del lancio della moneta è diventata leggendaria, simbolo di un destino inesorabile che si abbatte sui personaggi senza pietà.

▪️America oggi (1993) di Robert Altman
Robert Altman si è confrontato con i racconti di Raymond Carver, intrecciandoli in una lunga narrazione corale. Il film esplora la vita quotidiana, le coincidenze e le interconnessioni invisibili tra persone che sembrano distanti, ma che in realtà condividono le stesse fragilità e desideri. Con un cast ampio e talentuoso, Altman ci mostra che la tragedia, il dramma e la bellezza possono nascondersi negli angoli più ordinari dell’esistenza.

▪️Blade Runner (1982) di Ridley Scott
Il mondo immaginato da Philip K. Dick in Do Androids Dream of Electric Sheep? viene reinventato da Ridley Scott con uno stile visivo che ha segnato la fantascienza per decenni. La Los Angeles del 2019, cupa e luminosa allo stesso tempo, anticipa in maniera inquietante la realtà delle metropoli moderne. Rutger Hauer, improvvisando il celebre monologo "Tears in the rain", riesce a condensare in pochi minuti tutta l'umanità e la malinconia di un futuro possibile.

▪️Stand By Me. Ricordo di un'estate (1986) di Rob Reiner
Stephen King è celebre per l'horror, ma in Stand By Me emerge il lato più intimo e umano della sua scrittura. La storia, tratta dalla novella The Body, è un ritratto nostalgico dell'adolescenza, dei sogni, delle paure e della perdita dell'innocenza. Reiner dirige con delicatezza un gruppo di giovani attori che rendono credibili emozioni universali. Ogni passo lungo i binari della ferrovia diventa metafora di un viaggio verso la consapevolezza e la crescita personale.

▪️Il Mago di Oz (1939) di Victor Fleming
La trasposizione del classico di L. Frank Baum è un esempio perfetto di come il cinema possa trasformare una storia già amata in un'esperienza nuova. Dietro le quinte, la produzione fu un vero e proprio inferno, tra cambi di regia, incidenti e complicazioni tecniche. Eppure il risultato è un capolavoro senza tempo.

Audible e Kindle sempre più vicini: arriva la funzione "Leggi e Ascolta"


Audible e Kindle sempre più vicini: arriva la funzione "Leggi e Ascolta"

👉 fonte: HD Blog

Audible, la piattaforma di Amazon dedicata agli audiolibri, ha annunciato l'introduzione dell'Immersion Reading, una nuova soluzione che promette di trasformare la fruizione dei contenuti letterari, grazie alla funzionalità Leggi e Ascolta. Si tratta di una nuova opzione accessibile nella parte alta della UI, la quale si occupa di sincronizzare in tempo reale gli ebook del catalogo Kindle con i rispettivi audiolibri, creando un'esperienza ibrida e continua per l'utente finale.
Il sistema si attiva in modo del tutto automatico all'interno dell'applicazione Audible ogni qualvolta un cliente possieda entrambe le edizioni di un medesimo titolo. Durante la riproduzione audio, il testo scorre sullo schermo evidenziando le parole in perfetta sincronia con la voce del narratore, rappresentando un netto passo in avanti rispetto alla già nota tecnologia Whispersync for Voice, che si limitava a salvare e allineare i progressi di lettura tra i due formati per permettere il passaggio dall'uno all'altro. Con il nuovo approccio immersivo, non è più necessario scegliere un formato a discapito dell'altro, ma diventa possibile fruirli simultaneamente all'interno di un'unica interfaccia ottimizzata.
Per massimizzare l'accessibilità di questa modalità, l'infrastruttura software di Amazon identifica autonomamente le corrispondenze tra gli ebook presenti nella libreria Kindle dell'utente e il database audio. Un filtro dedicato all'interno dell'app si occupa di raggruppare tutte le opere che supportano l'Immersion Reading in un'unica sezione, eliminando la necessità di ricerche manuali. Insomma, se volete unire ascolto e lettura, questa novità rappresenta esattamente quello che stavate cercando.

5 adattamenti da libro a film perfetti passati inosservati


5 adattamenti da libro a film perfetti passati inosservati

👉 fonte: Everyeye.it

Non tutti gli adattamenti cinematografici da romanzo riescono a entrare nell'immaginario collettivo, eppure molti meriterebbero di essere riscoperti. Ci sono film che, pur non avendo fatto clamore al momento dell'uscita, offrono interpretazioni originali delle opere da cui nascono.
Sono quei film che fanno capire quanto l'arte dell'adattamento possa essere creativa e a volte totalmente libera dal testo originale.
▪️Ho camminato con uno zombi (1943) è un esempio perfetto. Ispirato liberamente a Jane Eyre di Charlotte Brontë, il film prende l'ossatura gotica del romanzo e la trasforma in una storia di zombie e voodoo. Non si tratta di una trasposizione fedele, ma proprio questo lo rende affascinante. Tra tensione, mistero e riflessioni sul colonialismo, il film mostra come un libro possa diventare un universo cinematografico completamente diverso pur conservandone lo spirito. È sorprendente pensare che un classico della letteratura inglese abbia potuto dare vita a un film horror così innovativo per gli anni ’40.
▪️Oltre il giardino (1979) racconta la vicenda di Chance, un uomo semplice che viene scambiato per un genio dalla società. Il film, tratto dal romanzo di Jerzy Kosiński, diventa una satira sottile e pungente sul potere e sulle apparenze, resa indimenticabile dall'interpretazione di Peter Sellers. La scena finale, in cui Chance cammina sull'acqua, è diventata iconica, e mostra come il cinema possa aggiungere un livello simbolico al personaggio, andando oltre quello che il libro aveva osato. Questo è uno di quei casi in cui l'adattamento non tradisce, ma amplifica il messaggio originale.
▪️Casa Howard (1992), tratto dal romanzo di E.M. Forrester, esplora i mutamenti sociali tra il mondo vittoriano e la modernità. Con Emma Thompson, Anthony Hopkins e una giovane Helena Bonham Carter, il film riesce a rendere accessibili temi complessi come le differenze di classe e i rapporti umani intricati. È perfetto per chi ama storie dense di emozioni. Nonostante sia passato un po' in sordina rispetto ad altri adattamenti, resta un piccolo gioiello del cinema degli anni '90.
▪️Ragtime (1981) di Miloš Forman affronta la sfida di portare sullo schermo il romanzo di E.L. Doctorow, un'opera ricca di satira sociale e di intrecci tra personaggi reali e inventati. Il film cattura lìenergia e il ritmo del libro, pur semplificando alcune sottotrame. La capacità del film di mantenere lo spirito del libro, senza perdersi nella complessità, è una delle ragioni per cui merita di essere riscoperto.
▪️Un anno vissuto pericolosamente (1982), tratto dal romanzo di Christopher Koch, racconta gli intrighi politici in Indonesia attraverso gli occhi di due giornalisti interpretati da Mel Gibson e Sigourney Weaver. Il film privilegia la tensione narrativa e i rapporti tra i protagonisti rispetto alla complessità politica del libro, ma lo fa con grande abilità, creando momenti coinvolgenti. È uno di quei film che sorprendono chi li guarda senza aspettative, mostrando che un adattamento può funzionare anche prendendosi delle libertà creative.

mercoledì 18 febbraio 2026

Umberto Eco a dieci anni dalla morte: parte la maratona web mondiale di 24 ore per ricordarlo


Umberto Eco a dieci anni dalla morte: parte la maratona web mondiale di 24 ore per ricordarlo
Si comincia il 18 febbraio dalle isole Fiji, dove andò mentre progettava L'isola del giorno prima e si torna in Italia attraversando il globo. A celebrare la sua eredità culturale saranno intellettuali, artisti scrittori, protagonisti della TV, da Roberto Saviano a Milo Manara, da Fabio Fazi a Eshkol Nevo

👉 fonte: la Repubblica

Sono passati dieci anni dalla morte di Umberto Eco, spentosi a Milano il 19 febbraio del 2016. Dieci anni non certo silenziosi, ma privi di iniziative ufficiali che lo celebrassero, per esplicita volontà del filosofo, semiologo e scrittore. Ora che si approssima il decennale dalla morte, invece, un coro di voci che idealmente abbraccia il pianeta intero si prepara a ricordarlo, con una staffetta virtuale che sarebbe piaciuta a Eco, mente curiosa di tutte le novità mediatiche e tecnologiche.


La famiglia Eco, la Fondazione Umberto Eco e la Fondazione Bottega Finzioni hanno infatti lanciato ECO ECO ECO. A World-Wide Talk for Umberto una maratona web globale di 24 ore su 24, accolta dal Ministero degli Affari Esteri italiano e promossa attraverso la rete di Istituti culturali italiani a livello mondiale.
Curata da Michele Cogo, Riccardo Fedriga, Maria Chiara Galbiati, Roberto Grandi e Francesca Tancini, con la supervisione dei figli di Eco, Carlotta e Stefano, la diretta streaming sui canali YouTube della Fondazione Umberto Eco e della Fondazione Bottega Finzioni Ets, avrà inizio il 18 febbraio, alle 12 ora italiana, per concludersi 12 ore dopo.
La maratona inizia simbolicamente sull'isola di Taveuni (dove Umberto Eco si recò durante la scrittura e l'ideazione del suo celebre romanzo L'isola del giorno prima) mentre il nuovo giorno sorge per la prima volta sull'arcipelago di Kiribati e sulle Fiji, e attraversa i fusi orari da Est a Ovest del globo, coinvolgendo lettori, studiosi e voci culturali di spicco da tutto il mondo per trasformare in conversazione collettiva l’eredità dello studioso.
Si tratterà di un giro del mondo: dalle isole Fiji dove Samantha Magick della libreria Baka Books leggerà le pagine del Professore al Senegal meridionale, dove il griot Diawne Diamankache Eco invitò a Bologna negli anni Ottanta per un progetto di antropologia anticoloniale, intona un canto in lingua Peul accompagnato dal suo strumento monocorde; da Sofia a Monte Cerignone, nelle Marche, dove lo scrittore trascorreva le sue vacanze e dove i cittadini si sono dati appuntamento al Bar dello Sport per ricordare "UE" (Umberto Eco).
Saranno molti gli intellettuali, scrittori e artisti che rievocheranno il professore e spiegheranno qual è stata l'eredità che ha lasciato a ciascuno di loro: da Eshkol Nevo a Roberto Saviano, da Luciano Canfora a Milo Manara, da Paolo Fresu a Vittorio Giardino, da Igort a Elena Kostjukovič, da Danko Singer a Fabio Fazio.
In contemporanea con la maratona web che coinvolgerà tutto il mondo, l'appuntamento per tutti i lettori, amici e allievi di Umberto Eco è fissato a Bologna, presso la biblioteca Salaborsa, il 18 febbraio. Dalle 17 alle 19, la Piazza Coperta (che porta il nome di Umberto Eco, unica piazza in Italia) ospiterà "Eco in pillole. Letture aperte e spontanee".
L'evento organizzato dalla Fondazione Bottega Finzioni vuole dare voce ai testi di Eco, spaziando dalle riflessioni umoristiche alle pagine narrative inedite o celebri. Ci saranno, tra gli altri, il sindaco Matteo Lepore e l'assessore alla cultura Daniele Del Pozzo, esponenti della cultura e dei media come Roberto Grandi, Michele Cogo, Vittorio Giardino, con letture dell'attore Stefano Pesce e un video del decano dei giallisti italiani, Loriano Macchiavelli. L'appuntamento è aperto a chiunque desideri intervenire con un ricordo personale o una breve lettura, trasformando la Salaborsa in una vera "Opera Aperta".

martedì 17 febbraio 2026

Bret Easton Ellis: American Psycho


Bret Easton Ellis: American Psycho

Titolo originale: American Psycho
Formato: Kindle (965 KB)
Pagine: 540
Editore: Einaudi (15 gennaio 2014)
ASIN: B00HWJK5NO
ISBN-13: 9788858412145

Data di acquisto: 11 febbraio 2026
Letto dal 12 al 17 febbraio 2026

▪️Sinossi
Patrick Bateman è giovane, bello, ricco. Vive a Manhattan, lavora a Wall Street, e con i colleghi Timothy Price, David Van Patten e Craig McDermott frequenta i locali più alla moda, le palestre più esclusive e le toilette dove gira la miglior cocaina della città, discutendo di nuovi ristoranti, cameriere corpoduro ed eleganza maschile. Secondo Evelyn Richards, la sua giovane, bella e ricca fidanzata, Patrick Bateman è «il ragazzo della porta accanto». Ma la vita del protagonista di American Psycho è scandita da altre ossessioni. Quando le tenebre scendono su New York, Patrick si trasforma in un torturatore omicida, freddo, metodico, spietato. Al punto da incarnare l'orrore. Con American Psycho Bret Easton Ellis ha scritto il libro che meglio di ogni altro racconta gli anni Ottanta. Un decennio che, ora lo sappiamo, non è stato semplicemente una parentesi, ma l'inizio di qualcosa. Così, questo viaggio senza ritorno nella follia e nella spersonalizzazione a base di immagini patinate e ultraviolenza non ci parla solo di un «eroe» e del suo tempo, ma finisce per rappresentare noi stessi e i nostri giorni. E anche quelli che verranno.

▪️L'incipit del libro
"Lasciate ogni speranza voi ch'entrate" sta scribacchiato a grandi lettere rosso sangue sul muro della Chemical Bank vicino all'angolo tra l'Undicesima e la Prima e la scritta è tanto grossa da saltare agli occhi dal sedile posteriore del taxi che strattona nel traffico proveniente da Wall Street e proprio mentre Timothy Price nota quelle parole sopraggiunge un autobus e la pubblicità di Les Misérables sulla fiancata va a coprirgli la visuale, ma Price che è alla Pierce & Pierce e ha ventisei anni, non sembra farci caso e dice al tassista che gli darà cinque dollari se alza il volume della radio, c'è Be My Baby sulla WYNN, e il conducente, un nero non americano, esegue.
- Sono un tipo pieno di risorse, - sta dicendo Price. - Creativo, giovane, senza scrupoli, supermotivato, superqualificato. In sostanza sto dicendo che questa società non può permettersi di perdermi. Sono una risorsa, io - . Price si calma, e attraverso il sudicio finestrino del taxi continua probabilmente a guardare la parola "Paura" tracciata a spray rosso sulla facciata di un McDonald's tra la Quarta e la Settima. - Voglio dire, il fatto è che non gliene frega un cazzo a nessuno del proprio lavoro, tutti odiano il loro lavoro, io odio il mio lavoro, e tu mi hai detto che odi il tuo. Che faccio? Torno a Los Angeles? Non è un'alternativa. Non mi sono mica trasferito dalla UCLA alla Stanford per rassegnarmi a questo. Voglio dire, sono forse il solo a pensare che non stiamo facendo abbastanza soldi? - Come in un film appare un altro autobus, un altro manifesto di Les Misérables sostituisce la parola - non è lo stesso autobus, perché qualcuno ha scritto "Lesbica" sulla faccia di Eponine. Tim sbotta: - Ho un appartamento, qui, io. E una casa agli Hamptons, Cristo!

▪️La mia (brevissima) recensione
"È molto più crudele (e più piacevole) togliere la vita a qualcuno nel fiore della sua esistenza, qualcuno che lasci qualcosa di prezioso, una moglie, degli amici, una carriera, in modo che la sua morte sconvolga un maggior numero di persone, gente in grado di provare un dolore illimitato rispetto a quello che provoca la scomparsa di un bambino, un dolore capace di rovinare molte più vite di quanto non farà la morte priva di senso di questo misero ragazzino".
American Psycho è un romanzo che, pur segnando un'epoca, resta abbastanza divisivo: pubblicato da Bret Easton Ellis ad inizio 1991 descrive gli assurdi ed inquietanti yuppie della finanza newyorkese negli anni '80 del secolo scorso. L'unico protagonista e voce narrante di tutto il libro è Patrick Bateman: ricchissimo (nonché cocainomane, viziato e razzista) consulente finanziario di giorno e perverso serial killer di notte. Voce narrante sì, ma anche completamente inattendibile: a conti fatti non si capisce se le sue elucubrazioni mentali siano reali o solo immaginate (io propendo per la seconda).
Tutto quanto, è facile capirlo, è una sorta di parodia degli eccessi del consumismo più esasperato: vedremo scorrere, alternati ad esplosioni di selvaggia violenza oltre ogni ragionevole limite, un lungo elenco di marchi, abiti, accessori, profumi e prodotti di bellezza, canzoni ed album musicali, ristoranti e locali notturni. In pratica, Easton Ellis lascia intendere che sei "ciò che possiedi"!
Inutile girarci intorno… Questo romanzo, già dalla prima pagina, non mi è piaciuto per niente: troppo ripetitivo, troppo noioso e troppo scioccante (le scene di violenza, specialmente contro le donne, non sono per tutti: troppo sanguinarie e troppo dettagliate!). E poi, diciamocelo chiaro e tondo: perché presentare le donne solo ed esclusivamente come oggetti sessuali?
📌 Voto: 🔵 (1 su 5)

sabato 14 febbraio 2026

È la biblioteca più antica del mondo ancora in attività: si trova in Italia


È la biblioteca più antica del mondo ancora in attività: si trova in Italia
Ha una storia incredibile, custodisce un patrimonio inestimabile

👉 fonte: Esquire.com

A vedersi dall'esterno, l'edificio della Biblioteca Capitolare è piuttosto ordinario. Un ignaro turista difficilmente sospetterebbe che in quelle pareti è custodito un patrimonio librario inestimabile, risalente a secoli e secoli fa. Non saprebbe neanche immaginare una storia rocambolesca, di salvataggi in extremis e clamorosi ritrovamenti, eppure è tutto vero, documentato. Vale anche per il primato: la Biblioteca Capitolare, ospitata nel complesso architettonico della Cattedrale di Verona, è la più antica al mondo ancora in attività, sopravvissuta a pestilenze, guerre e catastrofi naturali lungo 1500 anni di storia.
Nasce nel V secolo come un polo del sapere al quale possono attingere i sacerdoti nel corso della loro formazione. È il Codice di Ursicino, dell'agosto 517, il documento che ne certifica la continuità. Ma attenzione: la presenza del De Civitate Dei di Agostino o l'unico esemplare esistente delle Institutiones di Gaio, reperti ancora più antichi del Codice, provano che la biblioteca è ancora più antica del primo documento ufficiale.
Furono ospiti della Biblioteca Capitolare Dante Alighieri, che vi tenne la sua celebre orazione latina Quaestio de aqua et terra; Francesco Petrarca, che vi trovò le lettere di Cicerone ad Attico, Quinto e Bruto, facendo la storia della filologia.
La storia della Capitolare di Verona è piena di colpi di scena alla Dan Brown. Nel VII secolo, il bibliotecario Agostino Rezzani nascose il patrimonio librario per proteggerlo, ma morì senza aver rivelato a nessuno dove si trovasse. I libri furono trovati soltanto nel secolo successivo, scatenando un'ondata di entusiasmo tra gli intellettuali europei. La biblioteca fu a rischio almeno altre due volte: durante l'inondazione dell'Adige, del 1882, e nel tragico bombardamento degli Alleati del 4 gennaio del 1945. La scampò per un pelo: il bibliotecario Giuseppe Turrini riuscì a portare in salvo i manoscritti prima della distruzione dell'aula maggiore. Nel '48 la biblioteca era già aperta di nuovo.
La Biblioteca Capitolare custodisce oltre 70.000 monografie, 1.280 manoscritti e 11.000 pergamene. Famoso l'Indovinello Veronese, rappresenterebbe la prima traccia di volgare italiano.

venerdì 13 febbraio 2026

"La Stanza di Antonio" apre le porte ai lettori: unitevi al blog con le vostre recensioni


C'è una bellissima citazione di Umberto Eco che amo particolarmente: "Chi legge vive mille vite". Io, nel mio piccolo, ci aggiungo che "vivere mille vite è ancora più bello se poi ci si ritrova tutti insieme a raccontarsele"…
In questo mio piccolo angolo dedicato ai libri, alle storie e alle parole che cambiano il mondo, è arrivato il momento di fare un passo in più. La lettura è sì un'esperienza intima ma diventa davvero viva quando viene condivisa. Per questo ho deciso di invitare altri lettori (sì, proprio voi che state leggendo) a raccontare qui le loro impressioni sui libri che hanno amato, detestato o semplicemente vissuto.
Che si tratti di un romanzo che vi ha tenuti svegli fino a tardi, di un saggio che vi ha aperto una prospettiva nuova o di una storia che non siete riusciti a finire, la vostra voce può arricchire questo spazio e, magari, trasformarlo in un dialogo continuo.
Se vi va di partecipare, inviate la vostra recensione: breve o lunga, tecnica o emotiva, rigorosa o scritta di getto. L'importante è che sia autentica, come ogni lettura merita. Quindi, ben vengano:
- Punti di vista inediti su grandi classici;
- Scoperte di nicchia che meritano più luce;
- Emozioni nude e crude, senza filtri.
Le pagine più belle, dopotutto, sono quelle che si leggono insieme.

Per partecipare, basta inviare una mail a
ucciorosato @ gmail .com

"The Mist," il racconto di Stephen King torna al cinema con un nuovo film diretto da Mike Flanagan


The Mist, il racconto di Stephen King torna al cinema con un nuovo film diretto da Mike Flanagan
Dopo un primo film ed una serie tv, The Mist sta per tornare al cinema con un nuovo adattamento scritto e diretto da Mike Flanagan. La storia è tratta ancora una volta dal racconto di Stephen King

👉 fonte: Ccoming Soon

Le storie di Stephen King continuano a catturare l'interesse di Hollywood. Soltanto negli ultimi anni, molti dei suoi romanzi e racconti hanno raggiunto grande e piccolo schermo e, grazie a Mike Flanagan, tra non molto una storia già nota al pubblico apparirà al cinema. Il progetto in cantiere è The Mist, tratto dal racconto horror La nebbia contenuto nella raccolta Scheletri.
Dopo The Life of Chuck, Mike Flanagan tornerà ad occuparsi di una storia nata dalla penna di Stephen King. Si tratta, in realtà, di una storia già adattata in precedenza sia per il grande che per il piccolo schermo. Nel 2007 The Mist ha raggiunto le sale, mentre nel 2017, dieci anni dopo, è diventata una Serie TV. A distanza di altri dieci anni, la stessa storia tornerà al cinema con la regia e la sceneggiatura di Mike Flanagan, che figurerà nel progetto anche come produttore.
Il racconto La Nebbia è ambientato in una cittadina del Maine avvolta da una fitta e misteriosa nebbia da cui emergono oscure creature che iniziano ad attaccare gli abitanti che tentano di oltrepassarla. Un gruppo di sopravvissuti trova riparo in alcuni edifici della città come un supermercato, ma la quiete non è contemplata. Tra di loro emergono rapidamente divergenze personali che rendono la convivenza particolarmente difficile, ma quello che li attende all'esterno non è così allettante. Riusciranno a trovare un modo per andare d'accordo o dovranno affrontare ciò che si nasconde nella nebbia?
Mike Flanagan è un regista molto impegnato, che in passato ha già collaborato con le opere di Stephen King (basti pensare a The Life of Chuck e Doctor Sleep). Al momento è al lavoro su una miniserie dedicata a Carrie, tratto sempre dal romanzo di Stephen King e in arrivo su Prime Video, così come sta lavorando ad un nuovo adattamento del franchise de L'Esorcista. Diversi sono i progetti per cinema e TV che negli ultimi anni hanno raggiunto il pubblico. Oltre al già menzionato The Life of Chuck, al cinema nel 2025 sono stati proposti diversi adattamenti come The Monkey tratto dal racconto La scimmia, The Long Walk tratto dal romanzo La lunga marcia, The Running Man tornato con un reboot con protagonista Glen Powell e tratto a sua volta dal romanzo L'uomo in fuga e la serie tv L’Istituto tratto dall’omonimo romanzo. Come riporta Deadline, The Mist è attualmente nelle prime fasi di sviluppo e non ha ancora rivelato una data d'uscita o chi prenderà parte al cast.

giovedì 12 febbraio 2026

Dal libro allo schermo "Ovunque tu sia" il thriller di Harlan Coben diventa una serie

Dal libro allo schermo Ovunque tu sia il thriller di Harlan Coben diventa una serie
Dal romanzo di Harlan Coben Ovunque tu sia alla miniserie Netflix I Will Find You: un thriller sul dolore, la colpa e l'ossessione della verità, dove l'amore di un padre sfida la giustizia e il tempo

👉 fonte: LibreriAmo

Ovunque tu sia pubblicato in Italia da Longanesi, il romanzo è uno dei thriller più emotivamente duri di Harlan Coben, maestro assoluto del suspense contemporaneo e autore che più di ogni altro ha saputo trasformare il dolore familiare in una macchina narrativa perfetta.
Non sorprende, quindi, che Netflix abbia deciso di adattarlo in una miniserie evento, intitolata I Will Find You, con Sam Worthington come protagonista. Un passaggio dal libro allo schermo che conferma ancora una volta come l'universo narrativo di Coben sia costruito per vivere, e colpire, anche attraverso le immagini.
Ovunque tu sia e I Will Find You sono due facce della stessa ossessione: quella per la verità quando diventa l'unica forma possibile di sopravvivenza. Harlan Coben firma una delle sue storie più emotive, mentre Netflix ne raccoglie l'eredità trasformandola in una serie tesa, cupa e profondamente umana.
Perché, in fondo, il vero thriller non è scoprire chi ha ucciso chi, ma capire cosa siamo disposti a fare quando l'amore ci costringe a non smettere di cercare. Anche quando tutto, e tutti, ci dicono che è inutile.
Con oltre 80milioni di copie vendute nel mondo, Harlan Coben non è soltanto un autore di bestseller: è un costruttore di dilemmi morali. Nei suoi romanzi il mistero non è mai fine a se stesso, ma nasce sempre da una frattura affettiva, da un errore umano, da una scelta che continua a produrre conseguenze.
Ovunque tu sia porta questa poetica all'estremo. Qui non c'è soltanto un crimine da risolvere, ma un sistema intero, giustizia, famiglia, opinione pubblica, che si chiude contro un uomo già distrutto. Coben non chiede al lettore di indovinare il colpevole, ma di interrogarsi su quanto siamo disposti a credere alla verità quando questa diventa scomoda.
David Burroughs aveva una vita perfetta. Un lavoro stabile, una famiglia, un figlio amato. Poi, in una sola notte, tutto crolla. David si sveglia e trova suo figlio Matthew assassinato. Le prove sono schiaccianti, il contesto lo inchioda, persino la sua famiglia inizia a dubitare di lui. Il sistema giudiziario fa il resto: David viene condannato all'ergastolo per l'omicidio del figlio.
Cinque anni di carcere passano come una lenta erosione dell'identità. David non combatte più. Accetta la colpa che non gli appartiene, come se il dolore fosse già una condanna sufficiente. Finché un giorno riceve una visita inaspettata: la cognata gli mostra una fotografia scattata di recente in un parco. Sullo sfondo, quasi invisibile, c'è un bambino. Quel bambino è Matthew.
Da quel momento, Ovunque tu sia cambia ritmo. Non è più solo un thriller giudiziario, ma un romanzo sulla resurrezione dell'istinto paterno. David non ha prove, non ha appoggi, non ha più nulla da perdere. Ha soltanto una certezza: suo figlio potrebbe essere vivo.
Coben costruisce una tensione implacabile seguendo la fuga disperata di un uomo che evade dal carcere non per salvarsi, ma per scoprire la verità. Ogni passo lo trascina in un mondo oscuro fatto di traffici, violenza e segreti sepolti, dove nessuno è davvero innocente e ogni alleanza può diventare una trappola.
Il romanzo lavora magistralmente sul tema della colpa percepita: David è colpevole agli occhi del mondo, ma anche prigioniero di una colpa emotiva più profonda, quella di non aver protetto suo figlio. Ed è proprio questo conflitto a rendere Ovunque tu sia uno dei libri più intensi di Coben, capace di trasformare la suspense in una riflessione sulla paternità, sulla fede e sul bisogno di verità.



L'adattamento televisivo di Ovunque tu sia prende il titolo internazionale I Will Find You e arriva su Netflix come miniserie evento, confermando il sodalizio sempre più stretto tra la piattaforma e Harlan Coben, già autore di alcuni dei titoli più visti degli ultimi anni.
Nel ruolo di David Burroughs troviamo Sam Worthington, attore capace di restituire fisicità e tormento interiore a un personaggio che vive costantemente sul limite tra disperazione e determinazione. La serie amplia il respiro del romanzo, concedendo più spazio ai personaggi secondari, alle dinamiche dell'indagine e al sistema che ha condannato David.
Visivamente, I Will Find You accentua l'elemento claustrofobico: il carcere, le periferie, i non-luoghi urbani diventano spazi mentali prima ancora che fisici. Il ritmo è calibrato per mantenere alta la tensione, ma senza rinunciare ai silenzi, agli sguardi, ai momenti di sospensione che raccontano il peso della perdita.
La serie lavora anche sul tema della percezione pubblica: il mostro mediatico, l'uomo che tutti credono colpevole, diventa una figura tragica osservata e giudicata da una società pronta a chiudere il caso pur di sentirsi al sicuro.
Nel passaggio da Ovunque tu sia a I Will Find You, il cuore della storia rimane intatto: l'amore di un padre come forza destabilizzante dell'ordine costituito.
Se il romanzo affonda maggiormente nella dimensione interiore di David, la serie espande l'universo narrativo, rendendo più visibili le connessioni criminali e le zone d'ombra del sistema. Entrambe le versioni condividono però una domanda centrale: fino a che punto siamo disposti a mettere in discussione una verità ufficiale quando questa ci rassicura?

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Leggi anche:

Wilbur Smith: La voce del tuono


Wilbur Smith: La voce del tuono. Il ciclo dei Courtney, vol. 2

Titolo originale: The sound of thunder
Formato: brossura
Pagine: 446
Editore: TEA (24 gennaio 2019)
ISBN-13: 9788850253517

Data di acquisto: 18 gennaio 2026
Letto dal 3 al 12 febbraio 2026

▪️Sinossi
Sean Courteney sta lasciando la foresta dopo quattro anni di caccia agli elefanti; ha con sé un carico d'avorio, tante incertezze e suo figlio Dirk, cresciuto alla scuola della savana. In città, Sean trova la guerra, tra Inglesi e Boeri, ma ritrova anche l'adorazione della madre e il rancore del fratello, antiche amicizie e odi implacabili, denaro, successo e il difficile amore di Ruth. Sean deve combattere su tutti i fronti per difendere la sua vita, i suoi sentimenti e i suoi averi, sul campo di battaglia come nell'ambiente degli affari, dalle insidie di un mondo avverso, troppo stretto per un grande cacciatore libero e solitario.

▪️L'incipit del libro
Quattro anni di viaggio nella foresta, lontano da ogni strada, avevano ridotto i carri a malpartito. Molti raggi e timoni erano stati rifatti con legno dei bushveld; i teloni di copertura avevano tante toppe che la stoffa originale era appena visibile; decimati dai predatori e dalle malattie, i tiri erano ridotti da diciotto a dieci buoi per carro. Tuttavia quella piccola ed esausta carovana trasportava le zanne di cinquecento elefanti: dieci tonnellate d'avorio, il frutto della carabina di Sean Courteney; avorio che, appena arrivato a Pretoria, egli avrebbe convertito in circa quindicimila sterline d'oro.
Sean era di nuovo un uomo ricco. I suoi indumenti erano sformati, coperti di macchie e tenuti insieme da rozzi rammendi; gli stivali dalle tomaie terribilmente logore erano risuolati con pelle di bufalo non conciata; una lunga barba incolta gli copriva metà dei petto, e i capelli neri gli scendevano sul collo, dove erano stati tagliati, all'altezza del bavero della giubba, con un paio di forbici che non dovevano essere troppo affilate. Ma, a dispetto delle apparenze, Sean era ricco d'avorio, oltre che dell'oro depositato nei sotterranei della Volkskaas Bank di Pretoria.

▪️La mia recensione
"Per la bellezza del mattino, per la terra che ancora gocciolava nella grande, verde coppa del Natal e per la donna che gli stava al fianco, Sean era felice. Per la prospettiva della fine di quel viaggio e dell'inizio di un altro con Ruth come compagna, Sean era felice".
La voce del tuono, secondo volume sull'epopea dedicata alla famiglia Courtney, è molto probabilmente uno dei passaggi più rocamboleschi dell'intera saga. E testimonia la bravura di Wlbur Smith nel saper abilmente intrecciare eroicità, saga familiare e Storia reale… Tutti elementi concatenati da un ritmo narrativo ed avventuroso davvero travolgente.
Siamo nel Sudafrica di fine 1800 e primi del 1900 e, riprendendo un po' la fine del volume precedente, seguiremo le peripezie di un Sean Courtney diventato adulto, più ponderato nelle sue decisioni, ma inevitabilmente accerchiato da guerre, tensioni, passioni e rivalità.
Attorno a Sean si muove tutta una serie di coprotagonisti (con le figure del gemello Garrik, Dirk, Michael e Ruth che spiccato su tutti), nonché l'immancabile natura selvaggia del Natal sudafricano… Selvaggia la natura e selvaggia la tempesta che attraverseranno tutti questi personaggi.
Le scene d'azione (ce ne sono tantissime) sono spettacolari e da cinema hollywoodiano (strano che nessuno abbia ancora pensato di farne un film); i rapporti umani (con tradimenti, ambizioni e riappacificazioni a non finire) danno intensità emotiva al tutto. L'unico neo che mi sento di segnalare (ma che non intacca il mio giudizio finale) è dato dalla prevedibilità di alcuni punti di svolta sentimentali.
I temi trattati sono facilmente identificabili: ambizione, voglia di potere, la brutalità del colonialismo (alcune scene son davvero crude) ed i rapporti familiari. Temi delicati che, pur in presenza di una trama che scorre molto velocemente, ci permettono di riflettere per un bel po'.
Un libro, perciò, adatto a chi ama l'avventura, l'azione e le saghe familiari.
📌 Voto: 🔵🔵🔵🔵🔵 (5 su 5)

mercoledì 11 febbraio 2026

Negli Usa che censurano i libri, sparisce anche Gabriel García Márquez

Negli Usa che censurano i libri, sparisce anche Gabriel García Márquez
Secondo l'associazione Pen America sono 23mila i titoli introvabili in scuole e biblioteche pubbliche: da Allende ad Atwood, da Toni Morrison a Stephen King. Insieme alle opere di tanti autori latinoamericani

👉 fonte: la Repubblica

La censura di libri in scuole e biblioteche americane ha colpito anche Gabo. Ci sono pure i romanzi di Gabriel García Márquez, autore di capolavori come Cent'anni di solitudine e L'amore ai tempi del colera, tra i 23mila titoli che negli ultimi cinque anni sono stati progressivamente cancellati dagli scaffali dei luoghi del sapere pubblico in alcuni Stati degli Usa perché "inappropriati": Florida, Georgia, Oklahoma, Iowa, Kentucky, North Carolina, Texas, solo per fare alcuni esempi.
Tra gli altri latinoamericani vittime di censura ci sono anche Isabel Allende e Laura Esquivel. Sono gli ultimi nomi che saltano fuori dagli elenchi costantemente aggiornati da Pen America che da cinque anni monitora un'escalation di restrizioni nei confronti dei libri, soprattutto nelle biblioteche scolastiche: sono stati registrati circa 23mila casi di limitazioni. Le misure vanno dal semplice ritiro temporaneo al divieto permanente, fino all'accesso limitato sotto condizioni particolari. Dalle distopie di Margaret Atwood a Shakespeare, da Toni Morrison a bestseller pop come Twilight di Stephenie Meyer. E ancora icone come Stephen King.
L’allarme lo ha lanciato l’associazione no profit che difende il diritto di parola degli autori in tutto il mondo: secondo il suo l’ultimo report i book bans hanno coinvolto 49 stati. Via dagli scaffali storie con protagonisti di colore (44% dei casi) o queer (39%). Vietati pure i romance se hanno riferimenti al sesso, anche non esplicito. Contro la censura è sceso in campo un esercito di donne: c’è la scrittrice Lauren Groff, autrice del bestseller Fato e Furia, due volte finalista al National Book Award, amatissima da Barack Obama, che in Florida, capitale dei book bans, ha aperto una libreria indipendente che vende, e soprattutto espone in primo piano, i libri banditi. "Alimentati da campagne che accusano falsamente di indottrinamento e danno da parte di think tank di estrema destra, organizzazioni di base, leader eletti e attivisti conservatori, i governi statali hanno promulgato 51 leggi e politiche con divieti diretti sull'istruzione con ripercussioni sulle aule e sulle biblioteche di tutto il Paese" scrive Pen nel report.
"In Texas i legislatori sono andati ancora oltre, attribuendo ai librai la responsabilità di vagliare i materiali prima di venderli alle scuole e ai bibliotecari quella di controllare le loro collezioni, richiedendo loro di applicare un sistema di classificazione basato su categorie vagamente definite, come ad esempio se un libro è sessualmente esplicito o sessualmente rilevante. La legge (la HB 900) è stata poi parzialmente annullata in tribunale, ma non prima che i dirigenti scolastici rimuovessero i libri nel tentativo di ottemperare al suo mandato impossibile", si legge ancora.
Il fenomeno, però, non riguarda più solo le scuole. Nel 2024 l'American Library Association ha documentato 821 tentativi di censura in biblioteche pubbliche e universitarie che hanno coinvolto più di 2.400 titoli. La maggior parte delle contestazioni, circa il 72%, proviene da gruppi organizzati, come Moms for Liberty, o istituzioni. I contenuti che più frequentemente finiscono nel mirino riguardano tematiche Lgbtq+, razziali, violenze sessuali ed educazione sessuale. Secondo Noticiero Univision, il telegiornale della rete televisiva statunitense Univision che si rivolge soprattutto al pubblico di lingua spagnola, nel 2025, diverse biblioteche federali, comprese quelle militari, hanno rivalutato o eliminato libri legati alla diversità. In molti casi, la censura non è palese: i titoli diventano difficili da reperire o vengono relegati in aree non accessibili al pubblico. Il processo si è intensificato a partire dal gennaio 2025, quando l'amministrazione Trump, come ha documentato Pen, ha firmato decreti per limitare le politiche di inclusione a livello federale, imponendo la revisione di programmi educativi e bibliotecari. In particolare, alcune biblioteche militari hanno registrato rimozioni di centinaia di titoli, inclusi testi su teoria critica della razza, femminismo e storia delle minoranze. Autori come Maya Angelou e Ibram X. Kendi sono spariti dai cataloghi.
L'American Library Association ha denunciato una violazione dei diritti garantiti dal Primo Emendamento. Le conseguenze sono tangibili, in particolare per le comunità rurali, dove biblioteche e bibliotecari subiscono pressioni e riduzioni di fondi. In risposta, associazioni come Pen Club America continuano a monitorare i ritiri, sostenendo autori, insegnanti e bibliotecari, e promuovendo ricorsi legali.

martedì 10 febbraio 2026

La vera fonte di Cormac McCarthy? È l'autobiografia di un criminale che amava la violenza più efferata


La vera fonte di Cormac McCarthy? È l'autobiografia di un criminale che amava la violenza più efferata

👉 fonte: il Giornale

"Artista e soldato", recita la lapide a Cambridge, Massachusetts. La copertina della sua autobiografia, invece, lo chiama canaglia, mascalzone, farabutto. In My Confession. Recollections of a Rogue (La mia confessione. Memorie di una canaglia, pubblicato nel 1956), Samuel Chamberlain (1829-1908) ripercorre gli episodi più avventurosi e violenti che costellano i suoi quasi ottant'anni di vita. Molto lontana dall'essere una confessione sacramentale, il bandito di vacillante fede battista, originario del New Hampshire, si racconta per accumulo episodico. Tra le pagine, serpeggia qui e là una certa oscillazione morale, una lieve tensione alla redenzione, quella di chi, davanti alla morte imminente (anche se sempre scampata) recita il Padrenostro. Ma, dei quarantadue capitoli che descrivono lo scempio e le malefatte di Chamberlain, sono gli ultimi tre a destare un particolare interesse. Sono infatti i capitoli che ne raccontano l'adesione alla banda di John Joel Glanton e del suo secondo in comando, Judge Holden. Proprio a questi capitoli conclusivi si è ispirato Cormac McCarthy durante la stesura del suo capolavoro, Blood Meridian or the Evening Redness in the West, pubblicato nel 1985.
Meridiano di sangue si apre con la celebre e poetica pagina che descrive il protagonista, il ragazzo, che resta per tutte le oltre trecento pagine del libro senza nome: un'elisione biblica che sa di annullamento ontologico.
Il ragazzo ci viene presentato come un giovane irrequieto, generato da una famiglia anonima e distrutta. Il padre è un insegnante alcolizzato che recita a memoria versi di poeti antichi, la madre è morta di parto. Lui, solo un ragazzo con una innata propensione alla violenza irrazionale. La mindless violence che costella l'intero romanzo è tutto ciò che il giovane ha sempre cercato. Naturalmente, non sarà sufficiente a saziarlo, neanche dopo tutte le stragi compiute dai farabutti della spedizione di Glanton o dalle scelleratezze di Holden, che il ragazzo osserva in prima persona. Nella prima pagina è the child, poi the kid, fino alle ultime pagine del romanzo, quando appare come the man, l'uomo, poco prima della resa dei conti con la figura faustiana del giudice Holden, un immenso uomo eburneo e glabro che incarna in sé tutto il sapere e la violenza della terra.
Il viaggio di Chamberlain comincia nel 1844: a poco più di quattordici anni, fugge in Illinois. Due anni dopo scoppia la guerra col Messico. Si arruola quasi per istinto, come se la guerra fosse una calamita naturale per certi ragazzi irrequieti. "La guerra è il gioco per eccellenza perché la guerra è in ultima analisi un'effrazione dell'unità dell'esistenza. La guerra è dio" proferisce Holden in una delle pagine più note del romanzo di McCarthy. Chamberlain parte con un reggimento dell'Illinois, poi cambia divisa a San Antonio, passa ai Dragoni regolari dell'esercito. Affascinato fino alla venerazione dai Texas Rangers, si costruisce addosso una leggenda: dice di aver combattuto a Monterrey quando la battaglia è già finita prima ancora del suo arrivo. La veridicità della cronaca fa acqua da tutte le parti: più della confessione di un penitente, leggiamo l'automitizzazione di un manigoldo. In Messico vive come nelle pagine di un romanzo d'appendice: scorribande contro i guerriglieri, notti ubriache nelle cantine, donne amate e perdute con la stessa rapidità con cui si scarica una pistola. Combatte a Buena Vista. Dipinge: la guerra entra nei suoi occhi prima ancora che nei suoi ricordi. Nel 1849 al suo nome si affianca l'appellativo di disertore. Torna a Boston, si sposa, mette al mondo dei figli, come se la vita borghese potesse arrestarlo, consacrarlo all'aspirata santità di una vita buona, cristiana. Da giovane aveva studiato teologia. Cavalca poi con John Glanton, apparso per la prima volta in una rissa in un saloon all'inizio dell'autobiografia, riapparendo solo alla fine del libro come il comandante della spedizione di cacciatori di scalpi in Messico. Resta subito folgorato da Glanton. Lo presenta come un uomo consumato dalla sofferenza. In gioventù aveva amato una ragazza, uccisa durante un assalto di una tribù di Apache Lipan. Stava per sposarla. Glanton imbroglia, massacra, stupra, mutila e scalpa le sue vittime, come tutti i suoi complici e come Holden, nel deserto fisico, legale e morale in cui si compie questa carneficina. Durante un'orgia, ubriaco, giura di voler salvare i suoi uomini dalla dannazione eterna, si inginocchia per pronunciare una preghiera dal fervore galvanizzante e si rialza per sparare all'impazzata, calmato solo dal giudice, che lo stringe tra le braccia come un cristo deposto.
Dall'episodio tutto sommato marginale della vita di Chamberlain sono le ultime quaranta pagine di un'autobiografia lunga circa trecento , McCarthy estrapola la cornice del romanzo più violento e sconvolgente del Novecento americano. Le brutalità perpetrate dai farabutti di Glanton ai danni delle tribù indigene e dei civili messicani sono raccontate con dovizia di particolari e in diverse occasioni sono la matrice cui McCarthy attinge per i suoi massacri, conficcati come proiettili fra i monologhi gnostici del giudice o fra descrizioni di cieli stellati e di piane desertiche popolate da nient'altro che ossa e carcasse. Quel deserto disegna i contorni del tribunale ideale dove il giudice è al contempo inquisitore e magistrato, creatore, tutore ed esecutore della sua legge di morte.
My Confession è di fatto il documento grezzo da cui McCarthy liberamente pesca uomini, vite e morti, è il pezzo d'argilla su cui Cormac lavora puntigliosamente per costruire un'epopea degna di un poema antico. La materia storica emerge di continuo nel romanzo, tanto che l'impressione di irrealtà e stordimento generati dalla spietata insensatezza del fatto violento sembrano frutto della sola invenzione autoriale. Peggio, sembrano il prodotto di una mente offuscata dal male. Leggendo però con attenzione il romanzo, si scorgono in filigrana i fatti storici e la realtà umana che ha forgiato la base narrativa del testo di McCarthy. Eppure McCarthy non confeziona un romanzo storico. È, anzi, profondamente anti-storico. Ribalta la Storia per definirne un controcanone. La distruzione del mito americano del West libero e progredito, la messa in luce delle ipocrisie della modernità e della conoscenza, la teorizzazione della violenza non solo come strumento di mantenimento del potere, ma anche come origine stessa della legge e dello Stato: dalle memorie di un bandito, McCarthy ricostruisce di fatto le radici del male e come questo operi sull'uomo. Il fulcro di Meridiano di sangue. Infatti, non è Glanton, come per le pagine di Chamberlain, ma Holden. Holden ci è presentato da subito da Chamberlain come una figura esecrabile, votata esclusivamente al sangue e alle donne, noto per essere uno stupratore, un assassino spietato e al contempo un uomo dall'eloquio straordinario e dalla sconfinata conoscenza interdisciplinare, dalle lingue alla geologia. In McCarthy, la conoscenza di Holden si manifesta come atto distruttivo. Sul suo taccuino annota e disegna la realtà al fine di possederla, di avere il potere di distruggerla, di vincolare l'esistenza stessa del reale alla sua volontà. Gli uccelli dice sono un insulto nei suoi confronti: li vorrebbe tutti chiusi in uno zoo infernale. E continua "ciò che esiste senza la mia conoscenza, esiste senza il mio consenso".
Chamberlain lo descrive come un uomo dalla stazza gargantuesca. Afferma di averlo disprezzato dal primo momento. Holden lo sapeva, ma lo trattava con estrema educazione. Allo stesso modo, the kid guarda con sospetto all'abisso morale del giudice, ma il giudice, nel gusto manifestato dal ragazzo per la violenza immotivata, vede terreno fertile, e non accetta la sconfitta. Lo tenta, gli parla come fosse un figlio. E, solo alla fine, lo punisce per non essersi conformato alla sua legge. Chamberlain dice poi che "nessuno sapeva chi o cosa fosse". In effetti, nulla si sa delle origini di Holden. Prima di unirsi alla banda di Glanton, portava un altro nome. L'appellativo di Judge lo deve avere conquistato sul campo, applicando la sua legge feroce su commilitoni insubordinati e civili inermi. In Meridiano di sangue, Holden non tollera disertori né uomini tentati dalla pietà. Sempre Chamberlain menziona le doti di Holden quale straordinario suonatore e ballerino. Proprio il giudice, nelle battute finali del romanzo, castigato il ragazzo, suona il violino e domina la sala da ballo con una danza demoniaca, mentre dice che non morirà mai.
È noto che McCarthy non amasse rilasciare interviste. La più importante fu sicuramente quella apparsa il 19 aprile 1992 sul New York Times, firmata da Richard B. Woodward. A proposito del suo debito nei confronti della prosa di Faulkner (ma anche Melville e Dostoevskij, quelli che chiamava "good writers"), disse che "Il fatto spiacevole è che i libri sono fatti di libri. Il romanzo dipende per la sua vita dai romanzi che sono stati scritti". Ai tre autori citati va quindi aggiunta la fonte storica, My Confession, e forse anche Conrad, di cui non si può ignorare l'incidenza nella creazione di Holden, che assurge a versione mefistofelicamente connotata di Mr Kurtz (forse mediata dall'uscita di Apocalypse Now, sei anni prima della pubblicazione del romanzo). Del resto, è proprio McCarthy che, sul materiale di lavoro di Meridiano di sangue, alle parole del giudice (che afferma che l'uomo deve purgarsi da ciò che lo rende tale) affianca, con una nota scritta a mano, l'esclamazione finale di Kurtz, che sul letto di morte sussurra: "L'orrore! L'orrore!". L'orrore che Holden ha compiuto per tutta la sua vita senza mia palesare il benché minimo rimorso. L'orrore di cui Holden è incarnazione.

I classici nella stanza di Antonio, vol. 9: Notre-Dame de Paris


Victor Hugo: Notre-Dame de Paris

Titolo originale: Notre-Dame de Paris
Formato: Kindle (79.8 MB)
Pagine: 836
Editore: Mondadori (25 febbraio 2020)
ASIN: B0848DCMT7
ISBN-13: 9788835700234

Data di acquisto: 7 gennaio 2026
Letto dal 1° al 10 febbraio 2026

▪️Sinossi
Tutti gli occhi si erano alzati verso il sommo della chiesa. Ciò che vedevano era straordinario. In cima alla galleria più elevata, più in alto del rosone centrale, c'era una grande fiamma che montava tra i due campanili con turbini di scintille, una grande fiamma disordinata e furiosa di cui il vento a tratti portava via un lembo nel fumo.

▪️L'incipit del libro
Sono passati oggi trecentoquarantotto anni, sei mesi e diciannove giorni da quando i parigini si svegliarono al frastuono di tutte le campane che sonavano a distesa nella triplice cinta della Cité, dell'Université e della Ville.
Eppure il 6 gennaio 1482 non è un giorno di cui la storia abbia conservato il ricordo. L'avvenimento che a quel modo metteva in moto, di prima mattina, le campane e i borghesi di Parigi non aveva nulla che fosse degno di nota. Non era un assalto di piccardi o di borgognoni, né un reliquiario portato in processione, né una rivolta di studenti nella vigna di Laas né un ingresso del nostro assai temuto signore messere il Re, e neppure una bella impiccagione di ladroni e di ladrone sulla piazza della Justice di Parigi. E neppure l'arrivo improvviso, così frequente nel quindicesimo secolo, di qualche ambasceria gallonata e impennacchiata. Erano appena due giorni che l'ultima cavalcata di questo genere, quella degli ambasciatori fiamminghi incaricati di concludere il matrimonio tra il delfino e Margherita di Fiandra, era entrata a Parigi con grande fastidio del signor cardinale di Borbone il quale, per compiacenza verso il re, aveva dovuto fare buon viso a tutta quella baraonda di borgomastri fiamminghi e fare loro omaggio, nel suo palazzo di Borbone, di una molto bella moralità, satira e farsa mentre una pioggia a scroscio inondava i magnifici arazzi del suo portone.

▪️La mia (brevissima) recensione
"Sarai impiccato. È semplicissimo, signori onesti borghesi! Come voi trattate i nostri da voi, noi trattiamo i vostri da noi. La legge che voi applicate con i malviventi, i malviventi la applicano con voi. Se è cattiva, la colpa è vostra. Ogni tanto bisogna pure che si veda la smorfia di un brav'uomo sopra il collare di canapa, questo rende onorevole la cosa".
Ecco qui un libro che ha una intensità emotiva incredibile. Una trama che intreccia alla perfezione le tragicità di Quasimodo, Esmeralda e Frollo nella Parigi del 1482. Con la cattedrale di Notre-Dame che diventa una vera e propria protagonista (ci imbatteremo in intere pagine incentrate unicamente sulla sua architettura) e collante di tutte le vicende.
In Notre-Dame de Paris, Victor Hugo riesce ad unire Storia, romanticismo e critica sociale. E quel che è davvero impressionante è che dopo quasi 200 anni (il libro, infatti, è stato pubblicato nel 1831) la sua trama è ancora attuale. Anzi, è più attuale che mai…
Tutto ruota intorno alla zingara Esmeralda (vittima dei soliti pregiudizi), chiodo fisso del campanaro deforme Quasimodo, dell'arcidiacono Claude Frollo (in perenne tormento tra fede religiosa e desiderio sessuale) ed il superficiale capitano Phoebus de Châteaupers.
Un libro abbastanza lungo ed impegnativo (alcune divagazioni ne rallentano un po' il ritmo) ma che ripaga a suon di emozioni.
A fine lettura, inoltre, è impossibile porsi la fatidica domanda su chi sarebbero oggi Quasimodo, Esmeralda e Frollo… Ebbene la risposta che mi son dato è questa:
- Quasimodo sarebbe un individuo emarginato ed "additato" per la sua diversità da una società che fatica ad integrarlo;
- Esmeralda sarebbe la classica artista di strada ma anche, e perché no?, una creator che usa i social per esprimersi;
- Frollo sarebbe un alto dirigente, colto e rispettato ma, dentro di sé, perennemente combattuto tra dominio e brama di potere.
📌 Voto: 🔵🔵🔵🔵 (4 su 5)