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"Un bel libro, Marcus, non si valuta solo per le sue ultime parole, bensì sull'effetto cumulativo di tutte le parole che le hanno precedute. All'incirca mezzo secondo dopo aver finito il tuo libro, dopo averne letto l'ultima parola, il lettore deve sentirsi pervaso da un'emozione potente; per un istante, deve pensare soltanto a tutte le cose che ha appena letto, riguardare la copertina e sorridere con una punta di tristezza, perché sente che quei personaggi gli mancheranno. Un bel libro, Marcus, è un libro che dispiace aver finito". [Joël Dicker in "La verità sul caso Harry Quebert"]

martedì 10 febbraio 2026

Come si può leggere, oggi?


Come si può leggere, oggi?
In un tempo che ha messo da parte i libri, la risposta arriva da Luca Cena, libraio, autore e content creator. Che insegna a cercare volumi antichi e rari, ma soprattutto, storie che rimangono

👉 fonte: Rolling Stone

Leggere è complicato, faticoso e richiede tempo e molta concentrazione. Tutte cose oggi lontane da una quotidianità fatta di impegni compulsivi, isterie e vacue e assortite superficialità occasionali che confondono non poco e stressano anche di più.
Inoltre i libri occupano spazio e fanno polvere, invadono potenzialmente ogni angolo in case sempre più piccole. E poi anche solo a vederli appaiono incredibilmente tutti troppo lunghi, centinaia di pagine che reclamano un'urgenza da mettere in fila a tutte le altre urgenze. Il tempo così come lo spazio sembrano allora per davvero non solo non bastare mai, ma non esserci proprio.
Leggere in tempi tanto frenetici quanto mediocri, ovvero in questo scorcio di millennio, non è mai stato meno di moda. Mentre per giunta non si fa altro che leggere da mattina a sera, subissati come si è da informazioni, spesso totalmente trascurabili, che invadono le timeline dei social pretendendo subito (e subito ottenendo) attenzione, almeno il tempo di una manciata di secondi, poi arriva la nuova di tizio e caio, dalla pizzeria imperdibile alle assurdità di Donald Trump.
Una sequela di impegni in proroga permanente. Si legge tutto ma mai nulla fino in fondo, si capisce tutto, ma nulla si comprende per davvero. E così, in un incedere che ha sostituito allo zoppo l'inebetito, non si arriva mai in fondo alla pagina, al capitolo per non dire al racconto e figuriamoci se si arriva in fondo a un romanzo. Già sarebbe bello arrivare in fondo a una frase letta e pure pronunciata, magari senza aggredire, magari facendosi capire prima che il tempo, sempre limitatissimo, dell'altro scada come una sentenza capitale.
Che siano annunci, dichiarazioni, interviste, citazioni, tutto è ridotto all'osso e quindi molte volte all'incomprensibile. E nonostante alla fine della giornata il computo offra una distesa di parole lette, dette e ascoltate che varrebbero ben più di un romanzo al giorno, il significato che se ne trae è pressoché nullo, come quello di un vortice da cui si è usciti ancora vivi per miracolo o per fortuna.
Si staglia così un panorama all'opposto da quello offerto da Pluribus (la serie di Vince Gilligan) dove la solitudine non è data da un mondo unico e onnisciente, ma da un modo vario e totalmente cerebroleso e come tale imprevedibile, come da regola della stupidità dell'indimenticabile Carlo M. Cipolla, così giusto da aggiungere alla lista delle cose da fare, da vedere, da ascoltare e da leggere, provare quantomeno a buttare un occhio a Le leggi fondamentali della stupidità umana (Il Mulino).
Una morte cerebrale diffusa che si sostanzia nell'ansia di ogni nuova ipotesi, imprevisto e «Proprio ora che mi ero messo a pari!», si sente spesso esclamare di fronte a un nuovo film, a una nuova serie, podcast e anche libro. Come se ci fosse un grande manovratore che ci obbliga a una performance continua. Certo la pressione sociale è evidente a chiunque come è evidente che non si tratta più di una socialità dove ciò che si vede è condiviso da altri, ma in cui ci si rimbalza come in una partita di Patronu, titoli da consigliare o meglio imporre all'altro. Celo, celo, manca!
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