"Un bel libro, Marcus, non si valuta solo per le sue ultime parole, bensì sull'effetto cumulativo di tutte le parole che le hanno precedute. All'incirca mezzo secondo dopo aver finito il tuo libro, dopo averne letto l'ultima parola, il lettore deve sentirsi pervaso da un'emozione potente; per un istante, deve pensare soltanto a tutte le cose che ha appena letto, riguardare la copertina e sorridere con una punta di tristezza, perché sente che quei personaggi gli mancheranno. Un bel libro, Marcus, è un libro che dispiace aver finito".
[Joël Dicker in "La verità sul caso Harry Quebert"]

mercoledì 30 settembre 2026

[RECENSIONE] Wilbur Smith: Ci rivedremo all'inferno


Wilbur Smith: Ci rivedremo all'inferno

Titolo originale: Shout at the Devil
Formato: Kindle (764 KB)
Pagine: 432
Editore: Longanesi (12 luglio 2012)
ASIN: B008JAMDG2
ISBN-13: 9788830435025

Data di acquisto: 22 ottobre 2025
Letto dal 23 al 30 settembre 2026

▪ Sinossi
Mozambico, alla vigilia del primo conflitto mondiale: su questo territorio (possedimento portoghese), dove l'uomo è il predatore più spietato, regna Flynn Patrick O'Flynn, un cacciatore ritenuto dagli indigeni la reincarnazione di Mowana Lisa, il più famoso divoratore di uomini dell'Africa orientale, un leone che ha ucciso almeno trecento persone e di cui si dice egli abbia ereditato la forza e il temperamento. Durante le sue partite di caccia agli elefanti, Flynn però sconfina spesso nella vicina colonia tedesca del Tanganica e nella riserva personale del Kaiser, suscitando le ire del sinistro commissario imperiale, Herr Herman Fleischer.
Quando in Europa scoppia la guerra e il Portogallo si allea con l'Inghilterra, Fleischer può finalmente dare a sua volta la caccia all'odiato avversario, odiato soprattutto per il modo di vivere, improntato a una spavalda sicurezza. Ne nasce un possente scontro di caratteri, una lotta che si consuma senza esclusione di colpi sullo sfondo maestoso della giungla africana, un'epica sfida che sconvolge le vite di entrambi i contendenti, in un crescendo di emozioni e peripezie d'ogni genere.
Ancora una volta, dunque, Wilbur Smith conferma il motto che è diventato la sua bandiera: afferrare il lettore per la gola sin dalla prima pagina e non mollare la presa fino all'ultima.

▪ L'incipit del libro
Flynn Patrick O'Flynn cacciava elefanti di frodo. Lo faceva di professione e ammetteva modestamente di essere il migliore sulla costa orientale dell'Africa.
Rachid El Keb esportava pietre preziose, donne per gli harem e per i magnati arabi e indiani, e avorio di contrabbando. Ma lo ammetteva solo con i clienti fidati; per tutti gli altri era un armatore ricco e rispettabile.
Un pomeriggio del 1912, durante la stagione dei monsoni, Flynn e Rachid, accomunati dall'interesse per i pachidermi, sedevano nel retro del negozio di El Keb nel quartiere arabo di Zanzibar, e prendevano il tè in minuscole tazze di ottone. Il tè bollente faceva sudare Flynn O'Flynn ancor più del solito. C'era un tale caldo umido nella stanza, che persino le mosche sul basso soffitto se ne stavano immobili, languide e intorpidite.
«Senti, Kebby, tu mi presti una delle tue vecchie ciabatte, e io ci carico tante di quelle zanne da affondarla».
«Ah!» rispose El Keb guardingo, e continuò a farsi aria alla faccia con il ventaglio di foglie di palma - una faccia con una barbetta caprina che ricordava un pappagallo sospettoso.
«Ti ho mai fregato finora?» domandò Flynn aggressivo, e una goccia di sudore gli cadde dalla punta del naso sulla camicia ormai fradicia.
«Ah!» fece ancora El Keb.


▪ La mia recensione
"Non valeva la pena di portare a casa avorio giovane, buono soltanto per palle da biliardo e tasti per pianoforti. Il mercato ne era saturo. Ma, d'altra parte, una zanna di prima qualità di più di mezzo quintale di peso, lunga due metri e grossa il doppio della coscia di una donna grassa, valeva almeno cinque sterline al chilo. Una bestia che avesse due zanne del genere valeva quattro o cinquecento sterline in sovrane d'oro sonante".
Per recensire a dovere questo straordinario romanzo corale di Wilbur Smith, pubblicato nel 1968, conviene prima di tutto fare una rapida panoramica dei quattro coprotagonisti:
- Flynn Patrick O'Flynn: irlandese di nascita ma cittadino statunitense solo per convenienza personale; 50 anni portati malissimo, barba rossa trasandata e pancia prominente causata dalla sua irresistibile passione per il gin; imbroglione patentato ma dotato di un codice morale; esperto cacciatore d'elefanti, il suo unico credo è il profitto derivante dalla vendita al mercato nero delle zanne; stravede per la figlia.
- Herman Fleischer: commissario imperiale tedesco per il Tanganica meridionale; ingordo, grasso e sempre sudato; sadico oltre ogni misura ma archivista eccezionale (annota scrupolosamente ogni sua impiccagione); è la nemesi di Flynn O'Flynn sol perché in Flynn vede tutto ciò che lui non potrà mai essere: un uomo orgoglioso e libero.
- Sebastian Oldsmith: ventenne inglese di famiglia rispettabile ma senza alcuna esperienza del mondo che lo circonda; viene truffato quasi subito da Flynn ma poi ne diventa sia genero che fidato compagno di scorribande; da ingenuo e macchietta acquisisce, pian piano, una incredibile svolta caratteriale (inesperto→innamorato→guerriero→vendicativo).
- Rosa O'Flynn: bellissima diciottenne ed unica presenza femminile di tutto il romanzo; è l'unica figlia di Flynn (la madre è morta mettendola al mondo); avendo sempre vissuto nella missione di Lalapanzi, parla perfettamente la lingua swahili; è l'anello di congiunzione tra due diverse visioni del mondo (il coraggio del padre e l'innocenza di Sebastian); il suo amore per Sebastian è l'unico tocco delicato in un mondo fatto di sangue e crudeltà, ma tutto cambia nel momento in cui Fleischer le trucida la figlia neonata (il suo unico scopo nella vita diventa adesso uccidere Fleischer… da qui il titolo italiano del libro).
Ed ecco spiegato perché anche l'Africa selvaggia di inizio XX secolo si erge a vera e propria quinta coprotagonista del romanzo: villaggi, fiumi e foreste dall'aspetto mozzafiato e minaccioso allo stesso tempo.
Nella trama di Ci rivedremo all'inferno la voglia di avventura a tutto spiano, ricchezza, potere e vendetta generano uno spettacolare mix di emozioni. Wilbur Smith ha saputo costruire un bellissimo romanzo molto descrittivo, quasi "visivo", a suon di antagonismo esasperato ed azione; pochissimi colpi di scena ma sempre ben dosati. Il ritmo, è facile intuirlo, è bello alto e coinvolgente.
La storia può benissimo esser divisa in due parti ben distinte: nella prima parte ecco l'avventura a tutto spiano (alla Sandokan oserei dire), nella seconda si scatena la tremenda vendetta di Flynn, Sebastian e Rosa contro Fleischer e l'incrociatore tedesco Blücher (siamo sempre a ridosso della Prima guerra mondiale) e, contemporaneamente, assisteremo alla caccia di Fleischer verso Flynn (e qui Wilbur Smith non ha lesionato i dettagli più crudi).
Insomma, se vi piacciono le grandi avventure ed i grandi paesaggi, Ci rivedremo all'inferno è il romanzo che fa per voi.
📌 Voto: ⭐⭐⭐⭐⭐ (5 su 5)

[RECENSIONE] Antonio Manzini: Senza fermate intermedie


Antonio Manzini: Senza fermate intermedie. Un caso di Rocco Schiavone. Autunno con Rocco Schiavone, vol. 1

Formato: copertina flessibile
Pagine: 51
Editore: Edizione speciale per GEDI News Network S.p.A. (28 settembre 2026)

Data di acquisto: 28 settembre 2026
Letto il 29 settembre 2026

▪ Sinossi
Protagonista della storia è un topos letterario protagonista di tantissima letteratura: il treno. Il vicequestore Rocco Schiavone viaggia verso Roma. Nei vagoni viene ritrovata senza vita una passeggera anziana, che ha subito una rapina. Il colpevole è ancora a bordo e si nasconde tra i passeggeri. Il caso va risolto prima che il convoglio termini la sua corsa.

▪ L'incipit del racconto
«Allora che fa, Schiavone?» il questore lo sorprese alle spalle. Rocco si voltò con il bicchierino di plastica ancora pieno a metà. «Mi prendo un caffè!».
«Non fraintenda», Costa infilò la pennetta nel distributore, «mi riferisco a giovedì» e spinse il pulsante. Schiavone prese tempo sorseggiando la ciofeca amarognola dal colore paludoso. «E non lo so. Giovedì?» non ricordava minimamente cosa sarebbe accaduto giovedì di così importante.
«Eh sì, giovedì» insistette il questore osservando il suo bicchierino che si stava riempiendo di quella sostanza giallastra che la macchinetta si ostinava a chiamare cappuccino, ma che al cappuccino somigliava come un trattore a una Ferrari.

▪ La mia (brevissima) recensione
"Non aveva intenzione di parteciparvi, una riunione condominiale si stanziava all'ottavo grado della scala delle rotture di coglioni. Ma rispetto a una festa della polizia in questura, nono grado pieno con una tendenza al nove e mezzo, l'assemblea condominiale era una passeggiata".
Senza fermate intermedie è un racconto breve di Antonio Manzini, originariamente presente nelle raccolte Viaggiare in giallo e L'anello mancante, e recentemente distribuito con il quotidiano La Repubblica.
Al centro del racconto c'è, manco a dirlo, Rocco Schiavone: il vicequestore deve scegliere se partecipare ad una festa della polizia ad Aosta o ad una riunione di condominio a Roma (per lui, entrambi gli eventi, sono solo una rottura di coglioni… son parole sue!). Lui, scegliendo a malincuore la riunione, sarà costretto a prendere, ancora una volta a malincuore, un Frecciarossa che sino a Roma non effettuerà fermate intermedie. Sul treno, oltre al solito spaccato di personaggi che solitamente si trova su un treno, si imbatterà anche anche nell'anatomopatologo Alberto Fumagalli (i loro scambi di battute son memorabili) e in un'anziana pendolare che morirà d'infarto dopo aver scoperto il furto dei suoi gioielli! Il tempo stringe e Rocco Schiavone si mette subito ad indagare, aiutato anche dal fatto che, visto che il treno son effettuerà alcuna fermata, il ladro è ancora a bordo e perfettamente mimetizzato "in bella vista" tra i passeggeri.
Il racconto, come si intuisce abbastanza facilmente, è il classico giallo "da stanza chiusa" (caratteristica solitamente appannaggio di Agatha Christie): in questo caso la stanza chiusa viene "impersonata" dal vagone ferroviario.
Più che il giallo vero e proprio (l'indagine, essendo concentrata in pochissime pagine, è abbastanza sempliciotta), a primeggiare in questo racconto è l'ironia e l'anticonformismo di Rocco Schiavone.
📌 Voto: ⭐⭐⭐⭐⭐ (5 su 5)

martedì 29 settembre 2026

Le piattaforme stanno stringendo le maglie dell'autopubblicazione


Le piattaforme stanno stringendo le maglie dell'autopubblicazione


Dal 21 settembre Amazon consente di creare attraverso Kindle Direct Publishing (KDP) non più dieci, ma due nuovi titoli per formato alla settimana: due ebook Kindle, due paperback e due hardcover. La modifica riguarda i nuovi progetti e non interviene sui libri già caricati.
KDP è il servizio di autopubblicazione di Amazon, attraverso cui autrici, autori e case editrici possono mettere in vendita ebook e libri cartacei stampati su richiesta nei diversi marketplace del gruppo, compreso quello italiano. Ridurre dell'80% il numero di titoli che possono essere creati ogni settimana è quindi una modifica tutt'altro che marginale. Nelle nuove linee guida Amazon si limita a spiegare che il tetto serve a garantire una buona esperienza a chi pubblica. A The Bookseller, che ha chiesto se il provvedimento fosse legato alla crescita dei libri generati con intelligenza artificiale, l'azienda non ha voluto confermare.
L'ipotesi circola nei forum di KDP, ma per ora resta tale. La nuova regola diventa però più interessante se messa accanto alle decisioni prese negli ultimi anni da altri operatori dell'autopubblicazione e della distribuzione digitale. Cambiano le dimensioni delle aziende, i mercati coperti e soprattutto gli strumenti adottati; ricorre invece una preoccupazione per cataloghi che possono essere alimentati con una velocità e in quantità fino a poco tempo fa difficili da immaginare.
Un caso lo avevamo raccontato già a luglio. Nel 2025 Rakuten Kobo ha respinto il 45% dei titoli sottoposti a Kobo Writing Life, il suo servizio di autopubblicazione di ebook e audiolibri. Secondo l'amministratore delegato Michael Tamblyn, oltre l'80% dei rifiuti riguardava contenuti di qualità molto bassa che apparivano prodotti con intelligenza artificiale.
Il dato va letto con attenzione: non significa che il 45% di tutti i libri proposti a Kobo fosse generato artificialmente. Dice però qualcosa delle dimensioni raggiunte dal problema per la piattaforma, che ha raccontato di aver scartato centinaia di migliaia di proposte.
Kobo ha un peso internazionale rilevante. La società canadese, controllata dal gruppo giapponese Rakuten, vende direttamente ebook attraverso il proprio store, ma Kobo Writing Life funziona anche come canale di distribuzione verso partner locali in diversi mercati. I titoli possono così raggiungere lettrici e lettori in oltre 200 Paesi. È quindi un operatore ibrido: controlla un proprio ecosistema di vendita, ma allo stesso tempo porta i libri autopubblicati anche fuori da esso.
Tamblyn aveva spiegato di aver visto comparire realtà sconosciute con centinaia di titoli al seguito, difficilmente riconducibili ai normali tempi di produzione di una casa editrice. Il problema, nelle sue parole, riguardava direttamente la fiducia di chi acquista: vendere un libro palesemente prodotto in modo automatico e di qualità insufficiente espone la piattaforma alla richiesta di rimborso e, soprattutto, mette in discussione la sua capacità di garantire ciò che vende.
Pochi mesi prima della stretta di Amazon è intervenuta anche Barnes & Noble Press. Dal 14 maggio ogni account può avere al massimo cento titoli in vendita e la piattaforma si riserva di rimuovere quelli eccedenti. Nello stesso aggiornamento Barnes & Noble ha escluso le opere di pubblico dominio e fissato a 14,99 dollari il prezzo minimo dei libri cartacei venduti attraverso B&N Press, spiegando le modifiche con la volontà di proteggere gli autori e le autrici indipendenti e mantenere la qualità dei contenuti presenti sulla piattaforma.
Barnes & Noble Press ha un raggio distributivo più circoscritto rispetto a KDP o Kobo: i suoi titoli sono venduti attraverso BN.com e l'ecosistema digitale del gruppo e non entrano automaticamente nelle 700 librerie fisiche della catena.
La catena non attribuisce il tetto dei cento titoli specificamente all'IA, chiede però a chi pubblica di dichiarare obbligatoriamente se l'intelligenza artificiale generativa sia stata utilizzata per manoscritto, traduzione, immagini o copertina, distinguendo tra contenuto creato dall'IA e contenuto soltanto assistito.
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lunedì 28 settembre 2026

"La sepoltura dei topi", 15 racconti di Bram Stoker per scoprire il lato più oscuro dell'autore di "Dracula"


La sepoltura dei topi, 15 racconti di Bram Stoker per scoprire il lato più oscuro dell'autore di Dracula
Bram Stoker non ha scritto soltanto Dracula. La sepoltura dei topi e altri racconti riunisce quindici storie dell'autore irlandese tra città spettrali, sepolcri, vendette, apparizioni e luoghi nei quali il quotidiano viene improvvisamente contaminato dall'orrore. Un'antologia illustrata che permette di riscoprire il laboratorio gotico di Stoker e di capire quanto il suo immaginario si estendesse…

👉 fonte: Libreriamo

Dire Bram Stoker significa inevitabilmente pensare a Dracula. È uno di quei casi nei quali un personaggio ha raggiunto una fama talmente grande da oscurare quasi completamente il resto dell'opera del proprio autore, trasformandolo agli occhi dei lettori nell'uomo di un solo libro. Eppure Stoker ha scritto romanzi e numerosi racconti nei quali ha continuato a esplorare paura, soprannaturale, morte, vendetta e irruzione dell'inspiegabile nella realtà quotidiana. La sepoltura dei topi e altri racconti, pubblicato da Burno l'11 settembre 2026, prova proprio a restituire questa dimensione meno conosciuta attraverso quindici storie accompagnate da illustrazioni. Dalle atmosfere spettrali di Parigi alle montagne della Baviera, il volume diventa così un'occasione per entrare nel gotico di Stoker senza passare necessariamente dal castello del conte Dracula.
L'antologia riunisce quindici racconti presentati come gemme meno note della produzione stokeriana, scegliendo quindi di non costruire semplicemente un volume intorno alla fama di Dracula, ma di mostrare la varietà dell'immaginario che circondava il romanzo. Il percorso attraversa ambientazioni differenti, dalle nebbie di una Parigi inquietante alle vette bavaresi, e comprende anche L'ospite di Dracula, uno dei testi più affascinanti per chi vuole approfondire la genealogia del capolavoro del 1897. Il risultato promette una geografia dell'orrore nella quale cambiano scenari e situazioni, mentre rimane costante la capacità di Stoker di prendere luoghi apparentemente riconoscibili e introdurre al loro interno qualcosa capace di spezzare la sicurezza del lettore.
L'edizione Burno appartiene alla collana Horror classici dimenticati, scelta editoriale che chiarisce anche l'obiettivo dell'operazione: recuperare testi rimasti inevitabilmente ai margini rispetto alle opere più celebri del genere. La raccolta è inoltre illustrata, elemento particolarmente adatto a una tradizione narrativa nella quale atmosfera e immaginazione visiva hanno sempre avuto un ruolo essenziale. Non siamo quindi davanti a un nuovo romanzo da accostare a Dracula, ma a un percorso attraverso racconti che permettono di osservare Stoker mentre sperimenta in uno spazio più breve e concentrato, dove l'orrore deve spesso manifestarsi attraverso una singola situazione, un luogo o un'immagine destinata a imprimersi nella memoria.
Leggere i racconti di un autore celebre per un unico capolavoro può essere particolarmente interessante perché permette di smontare l'illusione che quel capolavoro sia comparso improvvisamente. L'immaginario di uno scrittore si costruisce attraverso ossessioni, tentativi, variazioni e immagini che possono attraversare opere molto diverse. Nei racconti possiamo quindi cercare non semplicemente dei piccoli Dracula, ma gli elementi di una sensibilità gotica più vasta: il rapporto con la morte, l'ambiguità dei luoghi, il corpo minacciato, il confine instabile tra razionale e soprannaturale, la sensazione che sotto la superficie della normalità possa esistere qualcosa di irriducibile alle nostre spiegazioni.
La forma breve consente inoltre a Stoker di lavorare in maniera differente sulla paura. Un romanzo può costruire lentamente un universo e accompagnare il lettore attraverso centinaia di pagine; il racconto deve invece concentrare l'inquietudine, selezionando pochi elementi capaci di produrre un effetto immediato. Una stanza, un rumore, un paesaggio o un incontro possono diventare sufficienti. È uno dei motivi per cui le raccolte gotiche conservano ancora oggi una particolare efficacia: ogni storia apre una porta, ci lascia entrare per pochi minuti in un nuovo incubo e poi la richiude, permettendo al racconto successivo di ricominciare completamente da capo.
Il racconto che dà il titolo alla raccolta mostra perfettamente questa capacità di trasformare lo spazio. La sepoltura dei topi apparve originariamente nel 1896, poco prima della pubblicazione di Dracula, e conduce il lettore lontano dalla Parigi monumentale e luminosa dell'immaginario turistico. Il protagonista si inoltra invece nelle zone marginali della città, in un ambiente popolato da raccoglitori di rifiuti e attraversato da una crescente sensazione di minaccia. Stoker costruisce l'orrore facendo precipitare un uomo proveniente da un mondo relativamente sicuro dentro una realtà urbana che improvvisamente gli appare estranea.
I topi del titolo appartengono a una delle immagini più antiche e persistenti dell'orrore occidentale. Sono legati alla decomposizione, alle epidemie, ai sotterranei e soprattutto a ciò che continua a vivere vicino agli esseri umani senza appartenere davvero al loro mondo ordinato. Ma il racconto può essere letto anche attraverso una paura profondamente urbana: quella di scoprire che la città possiede zone invisibili, popolazioni e spazi che la società rispettabile preferisce non guardare. Il gotico non ha più bisogno soltanto di castelli medievali e rovine. Può nascondersi ai margini della metropoli moderna.
Per chi conosce soprattutto Dracula, il testo inevitabilmente più curioso della raccolta è L'ospite di Dracula. Pubblicato postumo nel 1914 all'interno della raccolta Dracula's Guest and Other Weird Stories, viene spesso collegato alla genesi del romanzo e tradizionalmente presentato come materiale derivato da una parte iniziale eliminata dal manoscritto, anche se il rapporto preciso tra il racconto pubblicato postumo e la composizione definitiva di Dracula è stato discusso dagli studiosi. È quindi più corretto considerarlo un testo strettamente legato all'universo creativo del romanzo piuttosto che definirlo senza sfumature un suo «capitolo perduto».
La storia conduce un viaggiatore inglese in un paesaggio bavarese durante la notte di Valpurga, momento del folklore europeo tradizionalmente associato alla manifestazione di forze soprannaturali. Il viaggio razionale si trasforma progressivamente in un'esperienza perturbante fatta di cimiteri, tempesta, presenze minacciose e una protezione misteriosa riconducibile proprio a Dracula. È interessante perché contiene già alcuni meccanismi fondamentali dell'immaginario stokeriano: lo straniero che attraversa un territorio che non comprende, il paesaggio che diventa minaccioso e la modernità occidentale che scopre improvvisamente di non avere eliminato le antiche superstizioni.
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Sei grandi film tratti da Agatha Christie senza Hercule Poirot


Sei grandi film tratti da Agatha Christie senza Hercule Poirot

👉 fonte: Cinefilos

Quando si parla di Agatha Christie, il pensiero corre quasi inevitabilmente a Hercule Poirot. Il detective belga, metodico, brillante e immediatamente riconoscibile, è diventato nel tempo il volto più popolare degli adattamenti cinematografici della scrittrice, grazie a titoli come Assassinio sull'Orient Express, Assassinio sul Nilo e Assassinio a Venezia. Ma ridurre l'universo di Christie a Poirot significa ignorare una parte enorme della sua produzione, fatta di misteri costruiti su famiglie disfunzionali, comunità chiuse, processi, sospetti incrociati e personaggi costretti a indagare senza l'aiuto di un investigatore infallibile.
Molti degli adattamenti più interessanti delle opere di Christie funzionano proprio perché eliminano la figura rassicurante del detective che, alla fine, riordina ogni indizio. Al suo posto troviamo gruppi di sospettati intrappolati insieme, avvocati, investigatori privati, donne apparentemente ordinarie e protagonisti trascinati dentro casi che li superano. Questi sei film dimostrano quanto il cinema tratto da Agatha Christie possa essere ricco anche senza Hercule Poirot, spaziando dal giallo classico al courtroom drama fino a storie che flirtano apertamente con il soprannaturale.

Diretto da René Clair, Dieci piccoli indiani resta uno degli adattamenti più importanti del celebre romanzo di Agatha Christie. La storia riunisce dieci sconosciuti su un'isola isolata, invitati da un misterioso padrone di casa che non si presenta mai. Ben presto, i protagonisti scoprono che la loro presenza non è casuale: ciascuno di loro viene accusato di aver commesso un crimine rimasto impunito e, mentre le morti iniziano a susseguirsi, diventa evidente che l'assassino deve trovarsi proprio tra loro.
Il film del 1945 può contare su un cast che comprende Barry Fitzgerald, Walter Huston, Louis Hayward e June Duprez e rinuncia completamente alla presenza di un investigatore esterno. È proprio questa scelta a rendere la storia così efficace: nessuno può davvero fidarsi di nessuno e ogni personaggio è contemporaneamente possibile vittima e possibile colpevole. Lo spettatore viene quindi rinchiuso sull'isola insieme ai protagonisti, costretto a cercare di capire chi stia manipolando il gruppo prima che sia troppo tardi.
L'adattamento modifica il finale del romanzo originale, scegliendo una conclusione differente ma mantenendo intatta la struttura fondamentale del mistero. Il risultato è un giallo quasi claustrofobico nel quale l'assenza di Poirot non rappresenta una mancanza, ma uno dei principali punti di forza: non esiste nessuno capace di rimettere ordine dall'esterno, e sono proprio paura, sospetto e isolamento a guidare il racconto.

Assassinio allo specchio dimostra che Hercule Poirot non è l'unico grande investigatore creato da Agatha Christie. Qui al centro della storia troviamo infatti Miss Marple, interpretata da Angela Lansbury, all'interno di un cast straordinario che comprende anche Elizabeth Taylor, Rock Hudson, Tony Curtis e Kim Novak.
La storia prende il via durante una festa organizzata dalla star del cinema Marina Rudd, quando una donna del posto muore dopo aver bevuto un cocktail avvelenato. Tutto fa pensare che il vero bersaglio fosse Marina, e l'indagine comincia quindi a concentrarsi sulle persone che la circondano e sui possibili motivi per cui qualcuno avrebbe voluto ucciderla. Miss Marple, come sempre, affronta però il caso osservando soprattutto i comportamenti umani, le contraddizioni e ciò che i sospettati preferirebbero non raccontare.
Angela Lansbury offre una versione particolarmente energica di Miss Marple, capace di reggere il confronto con un cast pieno di star. Ma il vero punto di forza del film è il modo in cui il delitto iniziale viene progressivamente collegato al passato di Marina, trasformando quello che sembrava un semplice tentativo di omicidio in una vicenda molto più personale. Ancora una volta Christie dimostra che il cuore dei suoi misteri non è mai soltanto scoprire chi ha ucciso, ma capire quale ferita abbia reso possibile il delitto.

Con Testimone d'accusa, Agatha Christie dimostra di non avere bisogno né di una villa di campagna né di un gruppo di sospettati isolati per costruire un grande mistero. Il film diretto da Billy Wilder trasforma infatti il giallo in un vero e proprio courtroom drama, spostando quasi tutta la tensione all'interno di un'aula di tribunale.
Charles Laughton interpreta Sir Wilfrid Robarts, un avvocato che decide di difendere Leonard Vole, interpretato da Tyrone Power, accusato dell'omicidio di una ricca vedova. Ma è soprattutto il personaggio di Christine, interpretato da Marlene Dietrich, a complicare progressivamente il caso: la sua testimonianza modifica continuamente ciò che il pubblico crede di sapere, rendendo sempre più difficile distinguere verità, menzogna e manipolazione.
Il film gioca continuamente sul concetto di affidabilità dei testimoni e sulla possibilità che persino una dichiarazione pronunciata sotto giuramento possa essere costruita per produrre un determinato effetto. Laughton porta inoltre nel personaggio di Sir Wilfrid una notevole ironia, evitando che la struttura processuale appesantisca il racconto. Il risultato fu anche uno dei maggiori successi critici tra gli adattamenti di Christie, con sei candidature agli Oscar, comprese quelle per miglior film, regia e attore protagonista.
Senza Poirot, il mistero viene risolto attraverso la dialettica processuale, le testimonianze e i continui ribaltamenti di prospettiva. Ed è proprio questo a rendere Testimone d'accusa uno degli adattamenti più originali dell’autrice.

Una famiglia ricca, un patriarca morto in circostanze sospette e una casa piena di persone che avrebbero avuto ottimi motivi per desiderarne la morte: Mistero a Crooked House parte da una delle situazioni più tipicamente christiane, ma la utilizza per costruire un giallo nel quale il dramma familiare diventa importante quanto l’indagine.
Il protagonista è Charles Hayward, investigatore privato coinvolto nella morte di Aristide Leonides. La situazione è resa ancora più complicata dal fatto che Charles abbia avuto in passato una relazione con Sophia, nipote della vittima. Non sta quindi interrogando semplicemente una famiglia sconosciuta, ma entrando in un ambiente con cui possiede già un legame personale.
L'adattamento del 2017, diretto da Gilles Paquet-Brenner, può contare su un cast che comprende Glenn Close, Gillian Anderson, Christina Hendricks, Max Irons e Terence Stamp. Charles non ha però l'autorità quasi sovrumana di Poirot: deve conquistare informazioni, capire chi gli sta mentendo e muoversi in una famiglia che cerca continuamente di proteggere i propri segreti.
È proprio questo elemento a dare al film una personalità particolare. Il vero mistero non riguarda soltanto chi abbia ucciso Aristide, ma quanto possa essere deformata una famiglia costruita su denaro, risentimenti e rapporti di potere. L'omicidio diventa così il punto attraverso cui emergono tensioni che esistevano molto prima della morte del patriarca.

The Secret of Chimneys è probabilmente il titolo più atipico di questa selezione. Il film televisivo del 2010 segue Anne Beddingfeld, una giovane donna che accetta un lavoro come segretaria e finisce quasi immediatamente coinvolta in un mistero molto più grande di quanto avesse immaginato.
La sua nuova occupazione la porta a Chimneys, una grande tenuta inglese frequentata da aristocratici, ospiti influenti e personaggi legati alla politica. Dietro l'apparente eleganza del luogo si nascondono però segreti, intrighi e informazioni che nessuno sembra disposto a condividere completamente. Anne si trova così costretta a capire da sola cosa stia realmente accadendo.
Il film è tratto dal romanzo pubblicato da Christie nel 1925 e vede Julie Graham nel ruolo di Anne, affiancata da Edward Fox e Matthew Macfadyen. Il fascino della storia deriva soprattutto dal fatto che la protagonista non sia un'investigatrice professionista. Non possiede un metodo infallibile e non entra nella vicenda sapendo di dover risolvere un delitto: viene trascinata dentro il mistero e deve imparare rapidamente a distinguere ciò che è reale da ciò che gli altri vogliono farle credere.
Questa prospettiva rende il racconto più vicino a un'avventura investigativa che al classico whodunit, mostrando ancora una volta quanto fossero varie le strutture narrative utilizzate da Christie.

▪ The Pale Horse (1997)
Tra le storie più insolite di Agatha Christie c'è sicuramente The Pale Horse, e l'adattamento televisivo del 1997 conserva gran parte dell'ambiguità che rende il romanzo così particolare. Qui il mistero non nasce soltanto da una serie di morti sospette, ma dalla possibilità che dietro quelle morti possa esserci qualcosa di apparentemente inspiegabile.
Il protagonista Mark Easterbrook, interpretato da Colin Buchanan, viene a conoscenza di un gruppo di donne considerate delle streghe e comincia a interrogarsi sulla connessione tra loro e alcune morti avvenute in circostanze misteriose. L'indagine lo conduce al Pale Horse, una locanda circondata da una reputazione inquietante, mentre la possibilità che dietro gli eventi possa esserci davvero qualcosa di soprannaturale diventa sempre più difficile da ignorare.
Nel cast compaiono anche Jean Marsh, Julia Sawalha e Andy Serkis, ma il vero fascino del film è il continuo equilibrio tra spiegazione razionale e suggestione occulta. Non essendoci né Poirot né Miss Marple, è Mark a dover affrontare direttamente il mistero, cercando di capire se ciò che sembra impossibile abbia una spiegazione concreta.
È questa ambiguità a rendere The Pale Horse uno degli adattamenti più singolari di Christie. Il racconto mantiene fino a lungo la possibilità che il soprannaturale sia reale, dimostrando come l'autrice potesse utilizzare anche atmosfere quasi horror senza rinunciare alla precisione dei suoi meccanismi investigativi.

Questi sei titoli mostrano quanto sia limitante identificare automaticamente Agatha Christie con Hercule Poirot. Il detective belga rimane naturalmente una delle sue creazioni più importanti, ma il cinema ha trovato nei suoi altri romanzi una quantità sorprendente di strutture, protagonisti e atmosfere differenti. Dall'isola senza via di fuga di Dieci piccoli indiani al tribunale di Testimone d'accusa, fino alle suggestioni quasi soprannaturali di The Pale Horse, il vero elemento comune non è il detective, ma la capacità di Christie di manipolare continuamente ciò che lo spettatore crede di sapere.

sabato 26 settembre 2026

La classifica dei libri più venduti


Dati relativi alla settimana dal 14 al 20 settembre 2026 (Fonte: Tuttolibri - La Stampa del 26 settembre 2026):

1. Aldo Cazzullo - Quando l'Italia rinacque. Il nostro Rinascimento
2. Piergiorgio Pulixi - Il fattore gatto
3. Mauro Corona - Felice
4. Julia Donaldson ed Axel Scheffler  - Nonna Gruffalò. Ediz. a colori
5. Alice Hemming - Il ladro di zucche. Ediz. a colori
6. Manuel Garand - Murdoku. 80 omicidi misteriosi da risolvere con la logica
7. Felicia Kingsley - First Lady per caso
8. Marco Malvaldi e Samantha Bruzzone - La scala di seta
9. Alice Guerra - La settima vita di Jessica Fletcher
10. Freida McFadden - Cara Debbie

venerdì 25 settembre 2026

"Il gioco della conta": il thriller irlandese sbarca in Italia


Il gioco della conta: il thriller irlandese sbarca in Italia

L'autrice irlandese Sinéad Nolan arriva in Italia con il suo romanzo d'esordio, il thriller psicologico Il gioco della conta (The Counting Game), pubblicato da Fazi Editore nella collana Darkside e in uscita il 29 settembre 2026.
In un piccolo villaggio sulla costa irlandese, Jack e Saoirse, fratello e sorella, hanno l'abitudine di giocare nella foresta poco distante dalla fattoria dove vivono. Una sera, però, soltanto Jack torna a casa. Della tredicenne Saoirse non c'è traccia. Nel giro di pochi giorni la notizia della scomparsa è sulla bocca di tutti e il panico attanaglia l'intera comunità: Saoirse non è la prima ragazza a sparire nella foresta, e la gente del posto mormora che questa sia infestata dai fantasmi. Il piccolo Jack, traumatizzato, si rifiuta di parlare; rivela soltanto che Saoirse è sparita durante il gioco della conta, un gioco ideato dalla madre per tenere lontane le influenze negative. Mentre la polizia locale inizia a perlustrare la zona, a supporto delle indagini viene chiamata Freya Hemmings, una psicoterapeuta alle prese con un grave lutto personale a cui è affidato il compito di rompere il silenzio di Jack. La corsa per ritrovare Saoirse si fa sempre più serrata: tutti sono sospettati, e più Freya, la polizia e Jack si avvicinano alla verità, più si trovano in pericolo.
Sinéad Nolan è un'autrice irlandese, cresciuta giocando nei boschi e sulle spiagge della verdeggiante contea di Dublino. Ha collaborato come giornalista freelance per il Sunday World e l'Irish Independent, e alcuni suoi racconti sono stati selezionati per i Momaya Press Awards e i Francis MacManus Awards di RTÉ Radio. Oltre a dedicarsi alla scrittura, esercita la professione di consulente psicologica accreditata presso la BACP nel suo studio privato a Londra. Il gioco della conta è il suo romanzo d'esordio.

Editore: Fazi Editore (29 settembre 2026)
Pagine: 392
ASIN: B0HCZVZCG9
ISBN-13: 979-1259679451
Prezzo di copertina: 18,05 euro per la versione cartaceo e 9,99 euro per la versione ebook

Indiana Jones incontra Jack Ryan nella nuova serie Netflix: arriva "The Secret of Secrets"


Indiana Jones incontra Jack Ryan nella nuova serie Netflix: arriva The Secret of Secrets

👉 fonte: Cinefilos

Netflix potrebbe aver trovato il proprio nuovo eroe d'avventura con Robert Langdon, il protagonista dei romanzi di Dan Brown che tornerà sullo schermo con The Secret of Secrets (L'ultimo segreto). La nuova serie, attualmente in produzione a Praga, porterà in televisione il sesto romanzo dedicato al professore di simbologia e lo affiderà a Morgan Spector, con Rebecca Hall nel ruolo di Katherine Solomon. L'operazione punta su un personaggio già conosciuto dal pubblico e su una storia che unisce mistero, storia, scienza e thriller.
Il paragone con Indiana Jones e Jack Ryan nasce dalla particolare natura di Langdon. Come il personaggio interpretato da Harrison Ford, è un accademico che si ritrova coinvolto in avventure internazionali legate ad antichi simboli, reperti e misteri storici. Allo stesso tempo, come Jack Ryan, viene trascinato dentro situazioni nelle quali la ricerca intellettuale si intreccia con complotti e minacce di portata molto più ampia. La nuova serie potrebbe quindi offrire a Netflix un protagonista destinato a sostenere una saga televisiva costruita attorno alla sua identità.
The Secret of Secrets è il sesto romanzo di Dan Brown dedicato a Robert Langdon e rappresenta uno dei capitoli più recenti e sperimentali della saga. La storia conduce il professore a Praga, dove arriva insieme a Katherine Solomon, scienziata noetica e sua storica amica, oltre che interesse sentimentale. La città diventa lo scenario di una vicenda nella quale la storia locale e il simbolismo religioso si intrecciano con interrogativi legati alla scienza e alla natura della mente umana.
Il romanzo amplia quindi il territorio abituale di Langdon. Il protagonista continua a muoversi attraverso enigmi e riferimenti storici, seguendo una serie di indizi che richiedono le sue competenze di simbologo, mentre la narrazione introduce questioni filosofiche legate all'intelligenza, alla coscienza condivisa e al futuro della specie umana.
La serie Netflix vedrà Morgan Spector, noto anche per The Gilded Age, interpretare Langdon e Rebecca Hall vestire i panni di Katherine Solomon. La produzione è attualmente in corso a Praga e coinvolge direttamente Dan Brown, affiancato dallo sceneggiatore e produttore Carlton Cuse, autore di serie come Lost, Bates Motel, Locke & Key e Jack Ryan.
L'identità di Langdon permette di comprendere perché il personaggio venga associato a due figure così riconoscibili. Indiana Jones ha dimostrato quanto possa funzionare sullo schermo la figura di un professore che lascia aule e biblioteche per affrontare avventure internazionali, inseguendo manufatti e misteri legati al passato. Langdon appartiene allo stesso archetipo, con la simbologia e la storia dell'arte al centro delle sue competenze.
Il collegamento con Jack Ryan riguarda invece la dimensione thriller delle sue avventure. Langdon viene coinvolto in complotti che superano progressivamente i confini della sua ricerca accademica, trovandosi costretto a utilizzare il proprio intelletto per sopravvivere e comprendere minacce più grandi di lui.
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Autunno con Rocco Schiavone: Repubblica regala sei storie del vicequestore


Autunno con Rocco Schiavone: Repubblica regala sei storie del vicequestore
Tre uscite in due settimane: 28, 29, 30 settembre e 5,6, 7 ottobre. Gratis con il quotidiano le avventure del personaggio di Antonio Manzini

👉 fonte: la Repubblica

Gli appassionati ormai lo identificano con il volto dell'attore Marco Giallini. Certo è che Rocco Schiavone, così come i suoi predecessori illustri, vedi alla voce Montalbano, è ormai entrato nellìimmaginario collettivo.
Il personaggio dello scrittore Antonio Manzini è pronto ad accompagnare lettrici e lettori di Repubblica in questo principio di autunno. Dal 28 settembre 2026 in regalo con il nostro quotidiano sei racconti che hanno per protagonista il burbero, e affascinante, vicequestore. Sei uscite in due settimane: 28, 29 e 30 settembre e poi 5, 6 e 7 ottobre.
Antonio Manzini ha dedicato a Schiavone sei indagini che oltre a tracciare la psicologia del personaggio, ci portano da Aosta, dove il vicequestore è stato trasferito, a Roma, la sua città. Ma c'è spazio anche per treni e alta quota. Indagini su reati e, è il caso degli ultimi due racconti, storie un po' diverse da veri e propri casi polizieschi.
Si parte il 28 settembre con Senza fermate intermedie. Protagonista della prima storia in omaggio per i nostri lettori, è un topos letterario protagonista di tantissima letteratura: il treno. Schiavone viaggia verso Roma per evitare una cerimonia ad Aosta. Nei vagoni viene ritrovata senza vita una passeggera anziana, che ha subito una rapina. Il colpevole è ancora a bordo e si nasconde tra i passeggeri. Il caso va risolto prima che il convoglio termini la sua corsa.
Il 29 settembre ecco L'anello mancante. Cimitero di Aosta, durante la traslazione di un cadavere, necessaria per adempiere ad alcune disposizioni testamentarie, dalla tomba di una donna emerge una macabra sorpresa: su quella bara è disteso il cadavere di un uomo sconosciuto.
Il 30 settembre in edicola ci sarà La ruzzica de li porci: Schiavone deve scoprire la verità su un efferato delitto tra le strade di Roma. L'indagine si muove tra i rioni della Capitale incrociando storie di corruzione, invidie e tradimenti.
La settimana successiva c'è spazio per tre nuovi appuntamenti.
Il 5 ottobre, ad aspettare i nostri lettori in edicola c'è Quota 2.050 S.L.M. Rocco Schiavone si ritrova a indagare in alta quota sulle vite di tre giovani ricchi, annoiati e viziati che dovranno spiegare come mai uno di loro è stato trovato senza vita ai piedi di un costone roccioso. Il vicequestore è fuori dalla sua comfort zone: una baita extralusso con persone lontanissime dal suo modo di pensare e di vivere e per di più senza l'attrezzatura adatta ai duemila metri.
Il 6 ottobre esce …E palla al centro. Stavolta cuore della trama è la partita di calcio tra la squadra della polizia e quella dei magistrati, non esattamente l'appuntamento preferito di Schiavone. Nel doppio ruolo di allenatore e punta, il vicequestore cerca di organizzare al meglio il suo gruppo. Ma non smette di indagare: dietro l'incontro organizzato per beneficenza, si nasconde un giro di scommesse clandestine.
L'ultima uscita, il 7 ottobre, è Rocco va in vacanza: nell'ultima estate prima del trasferimento ad Aosta, Schiavone sceglie la Provenza per le ferie. Ma il suo volo non riesce a decollare: dietro all'inconveniente c'è un orrendo intrigo che rischia di provocare un grosso guaio.
Manzini con Schiavone scala le classifiche e rende omaggio ai suoi maestri con uno stile tutto suo: I tramezzini di Rocco Schiavone, l'ultima avventura in libreria, è un esplicito omaggio a Gli arancini di Montalbano. Con queste sei storie, gli appassionati potranno tornare nell'universo del vicequestore. L'autunno non è mai stato così giallo.

"Murdoku" è il bestseller del 2026 finora (e il 13 ottobre arriva il secondo capitolo)


Murdoku è il bestseller del 2026 finora (e il 13 ottobre arriva il secondo capitolo)
"Sono libri di nuova generazione che mescolano gioco, narrazione e logica". È stata senza dubbio l'estate di Murdoku. 80 omicidi misteriosi da risolvere con la logica, bestseller che tiene insieme crime, ingegno e sudoku. Con 160mila copie vendute, è stato il libro più venduto in Italia finora nel 2026. E il 13 ottobre sarà in libreria Murdoku 2. Killer a spasso nel tempo, il secondo volume della serie di Manuel Garand. I particolari

👉 fonte: il Libraio

Lo avevamo anticipato a inizio luglio: in libreria (e in spiaggia, e non solo) è stata l'estate di Murdoku. 80 omicidi misteriosi da risolvere con la logica, bestseller proposto da Magazzini Salani, che tiene insieme tra crime, logica e sudoku.
Un vero caso editoriale, che sta mettendo alla prova amanti di gialli e thriller e appassionate e appassionati di enigmistica di tutto il mondo.
Ad oggi Murdoku è stato il libro più venduto in Italia nell'intero 2026, con 160mila copie vendute e 11 ristampe. "Questo risultato conferma la dimensione di un fenomeno capace, in pochi mesi, di uscire dai confini tradizionali del libro di enigmistica e conquistare un pubblico trasversale. Il successo è alimentato anche dalla forte partecipazione sui social, dove lettori e creator condividono casi, sfide e tentativi di soluzione, rendendo la lettura un'esperienza collettiv"“, si legge nella nota della casa editrice del gruppo GeMS.
La serie ha raggiunto il primo posto assoluto in classifica anche in diversi altri paesi, tra cui Germania e Spagna.
"Murdoku ha consacrato in tutto il mondo un genere editoriale che, come i manga e il new romance, si sta ritagliando uno spazio stabile in libreria. Sono libri di nuova generazione che mescolano gioco, narrazione e logica, invitando il lettore a riscoprire il piacere di spegnere il telefono e mettersi alla prova”, sottolinea Marco Figini, Direttore Editoriale di Magazzini Salani.


Il 13 ottobre, tra l'altro, sarà in libreria Murdoku 2. Killer a spasso nel tempo, il secondo volume della serie di Manuel Garand.
Se Murdoku "ha trasformato la logica del sudoku in un gioco investigativo", con Murdoku 2" la sfida si amplia: 80 nuovi casi, cinque epoche (Medioevo, Far West, Età dei pirati, Preistoria e Antico Egitto) che accompagnano il lettore in una serie di indagini dalla difficoltà progressiva, adatte anche ai principianti".
Del resto, ancor più degli anni scorsi, quest'estate libri-enigma ed escape-book, che uniscono intrattenimento e sfida, sono arrivati in massa nelle librerie: si tratta di un filone editoriale che accoglie lettrici e lettori di ogni età, accomunati dalla passione per la lettura e dalla voglia di mettersi alla prova.
Tornando a Murdoku, a firmare il volume è Manuel Garand, autore originario di Montréal, in Canada. Parliamo di un noto ideatore di rompicapi, i cui lavori sono apparsi sul Financial Times. Quando non sta inventando nuovi giochi di logica, Garand ama trascorrere il tempo con i suoi due complici preferiti, i suoi figli, e con sua moglie Cindy. "Lei è stata la prima ad appassionarsi ai rompicapi di Manuel e ancora oggi rimane la risolutrice di enigmi più entusiasta (e competitiva) che lui conosca", si legge nella biografia dell'autore.
Come abbiamo spiegato, Murdoku si compone di 80 casi da risolvere, seguendo logica e ingegno: ogni pagina presenta un caso con gli indiziati e la vittima, a cui segue una griglia da completare, avvalendosi di tutti gli elementi presentati: personaggi, stanze, mobili, animali, oggetti… Ovviamente, nulla è da trascurare: ogni dettaglio potrebbe rivelarsi fondamentale per le indagini!

giovedì 24 settembre 2026

"Il corpo nella grotta": il romanzo giallo con cui per la prima volta arriva in Italia J.R. Ellis


"Il corpo nella grotta": il romanzo giallo con cui per la prima volta arriva in Italia J.R. Ellis

👉 fonte: O.P. Magazine

Con Il corpo nella grotta Indomitus Publishing ha portato per la prima volta in Italia J.R. Ellis, voce ormai consolidata del giallo britannico contemporaneo e autore della serie Misteri e omicidi nello Yorkshire (Yorkshire Murder Mysteries), che dal 2017 ha conquistato lettori in tutto il mondo con oltre due milioni di copie vendute e tredici volumi.
In questo primo capitolo della serie un cadavere affiora dal buio di una grotta labirintica nelle Dales dello Yorkshire: un delitto impossibile che sfida ogni logica.
A capo delle indagini, l'ispettore Jim Oldroyd (veterano delle brume britanniche) e il detective Carter, appena sbarcato dalla caotica Londra. La vittima? Dave Atkins: un uomo che il villaggio conosceva bene e amava poco. I sospettati abbondano, ma il mistero su come il corpo sia finito in quell'anfratto inaccessibile resta fitto.
Quando un testimone chiave viene messo a tacere per sempre, l'assassino rivela la sua spietatezza: è disposto a tutto per seppellire la verità. Nella comunità chiusa dello Yorkshire, segreti sepolti riaffiorano e menzogne si intrecciano come stalattiti. Ma Oldroyd sa che la chiave è proprio laggiù, in un abisso più nero della grotta stessa.
"Non è soltanto l'arrivo di un bestseller inglese: è l'ingresso di un universo narrativo riconoscibile, radicato in un territorio preciso e costruito con la pazienza di chi conosce davvero i luoghi di cui scrive - ha commentato l’editore Davide Radice -. John R. Ellis ha passato gran parte della vita nello Yorkshire. Ha camminato le sue colline, ascoltato le storie dei suoi villaggi e, dopo una lunga carriera nell'insegnamento, ha trasformato quella conoscenza in romanzi unendo la struttura elegante del giallo classico (il "come è stato fatto" tanto quanto il "chi è stato", nella tradizione che va da Agatha Christie a John Dickson Carr e Jonathan Creek) a un procedural sobrio e a un'ambientazione ricercata nei dettagli: campagna, comunità chiuse, speleologia, dialetto, storia locale. Per Indomitus questo lancio ha, quindi, un valore strategico. Portiamo in Italia una serie già lunga, già amata, già tradotta in altre lingue, con un protagonista ricorrente e un territorio (lo Yorkshire, "God's Own Country") che oggi intercetta lo stesso gusto dei lettori di Ann Cleeves, dei village mystery e dei procedural televisivi britannici. Il corpo nella grotta non è un titolo isolato: è la porta di ingresso a un catalogo di tredici indagini. L'uscita italiana del 17 settembre 2026 è l'occasione per presentare non solo un romanzo, ma un autore da costruire nel tempo, con una voce autentica, una geografia forte e una fedeltà rara al patto col lettore: un enigma onesto, un luogo che si può quasi toccare, e personaggi che si ha voglia di tornare a seguire volume dopo volume".
I lettori di lingua inglese lodano il ritmo calibrato, i colpi di scena, i personaggi che sanno di gente vera (lavoratori, vicini, provinciali senza caricatura) e uno stile che tiene insieme prosa limpida e capacità evocativa, senza indulgere nel gore.
Per questo il libro parla a più pubblici insieme: a chi ama i cozy mysteries e l'atmosfera dei villaggi inglesi; a chi cerca un poliziesco metodico, fatto di indizi e lavoro di squadra; a chi vuole enigmi alla Christie, con un cadavere in un luogo inaccessibile e una spiegazione che deve essere all'altezza del mistero; a chi preferisce le serie incentrate sui personaggi e vuole seguire Oldroyd e Carter libro dopo libro. È giallo britannico di piacere, non di brutale violenza: intelligente, radicato, accogliente eppure capace di scurirsi quando la comunità inizia a cedere i propri segreti.

Dal New York Times al Premio Pulitzer: arriva in Italia il caso editoriale dell'autunno


Dal New York Times al Premio Pulitzer: arriva in Italia il caso editoriale dell'autunno
Angel Down di Daniel Kraus, caso New York Times e Premio Pulitzer 2026, arriva in Italia in autunno: un'opera visionaria tra guerra e miracolo

👉 fonte: Libreriamo

Ha scalato le classifiche dei bestseller negli Stati Uniti, è entrato nella prestigiosa selezione dei dieci libri più importanti dell'anno del New York Times e ha coronato la sua corsa trionfale aggiudicandosi il Premio Pulitzer 2026 per la narrativa. Ora, Angel Down di Daniel Kraus, già coautore de La forma dell'acqua insieme a Guillermo del Toro, fa il suo atteso ingresso nelle librerie italiane nella traduzione di Andrea Cassini.
Definito dalla giuria del Pulitzer come un "tour de force stilistico capace di fondere allegoria, realismo magico e dramma storico in un insieme perfettamente coerente", il romanzo si attesta come uno degli eventi letterari più importanti della stagione autunnale.
Siamo nell'ottobre del 1918. L'Europa è devastata dagli ultimi battiti della Prima Guerra Mondiale. Nel fango sanguinoso della "Terra di Nessuno", sul fronte francese, cinque soldati americani vengono inviati in una pericolosa missione di recupero: porre fine alle sofferenze di un commilitone rimasto gravemente ferito.
Quando la squadra riesce a raggiungere il punto d'impatto tra il fuoco dei mortai, non trova un soldato ad attenderli. Immersa nelle macerie giace una creatura alata: un angelo caduto dal cielo, apparentemente abbattuto dall'artiglieria. La vista dell'essere divino scatena reazioni opposte e viscerali nei cinque soldati. È un segno di speranza? La chiave per fermare l'immane carneficina della guerra? O una tentazione pronta a rivelare la parte più oscura dell'animo umano?
Divisi da avidità, paranoia, segreti e desideri personali, i soldati dovranno trasportare la creatura attraverso l'inferno del campo di battaglia, trasformando la missione in una discesa psicologica e morale.
Se la premessa narrativa si dimostra potente e visionaria, a rendere Angel Down un fenomeno letterario unico nel suo genere è l'incredibile architettura formale su cui poggia l'intera impalcatura del romanzo. L'opera, infatti, è interamente scritta come un'unica, lunghissima e ininterrotta frase. Nel testo non vi sono punti finali a porre un freno alla corsa della lettura; le uniche interruzioni concesse al lettore sono scandite unicamente dai capoversi. Questa scelta ardita dona alla narrazione un ritmo incessante, drammatico e denso di urgenza.
La nota testata Publishers Weekly ha evidenziato come l'autore riesca a costruire un livello magistrale di tensione proprio attraverso questa scelta di scrittura, veicolando una costante sensazione di movimento. Nonostante la velocità incalzante e l'assenza di rassicuranti confini grammaticali, la prosa mantiene intatta una spiccata qualità poetica e passaggi fortemente lirici.
Allo stesso modo, Kirkus Reviews ha lodato questa gigantesca singola frase sprovvista di punto finale, sottolineando come sappia trasmettere l'esatta concitazione claustrofobica dei soldati. Di grandissimo spessore è anche la recensione a firma di Ben H. Winters apparsa sul New York Times, in cui l'opera viene definita un eccezionale modello di "stile additivo". Winters fa notare come il romanzo non solo inizi in medias res nel mezzo di una frase e di una cruenta battaglia, ma giunga alla sua conclusione chiudendosi semplicemente con una virgola.
Questo geniale espediente suggerisce che la storia, il conflitto umano e l'orrore non posseggano in fondo alcuna vera conclusione, ma solo un'infinita prosecuzione. Accumulando fatti, immagini e idee attraverso associazioni spontanee, Kraus riflette linguisticamente l'incertezza caotica dell'esistenza e la perenne difficoltà umana di rintracciare un vero e rassicurante significato dietro i traumi, tanto nella vita quanto nella pagina scritta.
Lodato e descritto dalla giuria del Premio Pulitzer come "un romanzo mozzafiato sulla Prima guerra mondiale, un tour-de-force stilistico che fonde allegoria, realismo magico e fantascienza in un insieme perfettamente coerente", Angel Down supera la narrativa di guerra per imporsi come pura riflessione filosofica. Si trasforma, riga dopo riga, in una dolorosa indagine sull'avidità umana, sul trauma collettivo generato dai conflitti e sull'ossessivo bisogno del miracoloso in una realtà ormai profanata e senza speranza.
Per i club del libro, per i lettori di narrativa di alto livello capaci di apprezzare sfide stilistiche rivoluzionarie e per tutti coloro che desiderano un volume in grado di occupare per intere settimane i loro pensieri, l'appuntamento in libreria è segnato.

È stato definito l'incipit di un libro di fantascienza migliore di sempre


È stato definito l'incipit di un libro di fantascienza migliore di sempre
Migliore dell'incipit di Neuromante, Dune, I reietti dell'altro pianeta e Hyperion

👉 fonte: Esquire

"Era un piacere bruciare tutto". Settantatré anni dopo l'uscita di Fahrenheit 451, la frase che apre il romanzo di Ray Bradbury è ancora potentissima. Secondo Ryan Epps, che ne ha recentemente parato su Polygon, nessun'altra prima frase del genere "fantascienza" è altrettanto toccante, brutale e autentica.
Il confronto è con aperture celebri: il cielo "del colore della televisione sintonizzata su un canale morto" di Neuromante, il capolavoro della fantascienza cyberpunk scritto da William Gibson; le quattro parole con cui Ursula K. Le Guin introduce I reietti dell'altro pianeta ("C'era un muro"), fino agli inizi più romanzeschi di Dune di Frank Herbert e Hyperion di Dan Simmons. Per l'autore, però, Bradbury fa meglio con appena sei parole nell'originale inglese.
La forza della frase, sostiene l'articolo, sta nella sua semplicità quasi comica, che ne rende il significato ancora più inquietante. Bradbury non spiega perché i libri siano proibiti. Ci porta direttamente nella testa di Guy Montag, un pompiere il cui lavoro è bruciarli, e che prova un piacere autentico nel farlo. Quel piacere però non dura: l'incontro con la giovane vicina Clarisse e la scelta di un'anziana di morire tra le fiamme insieme ai suoi libri spingono Montag a dubitare, fino alla fuga e all'incontro con un gruppo di esuli che imparano a memoria le opere letterarie per salvarle.
Pubblicato nel 1953, negli anni successivi della Seconda guerra mondiale, del maccartismo e della diffusione della televisione, il romanzo non voleva essere un avvertimento sulla censura di Stato. Lo stesso Bradbury lo descrisse come un monito contro la televisione, il declino dell'istruzione e la rinuncia volontaria alla lettura.
Proprio qui, secondo l'autore dell'articolo, Bradbury avrebbe previsto il presente. A sostegno cita i dati del National Endowment for the Arts: gli adulti statunitensi che hanno letto almeno un libro sono scesi dal 54,6% del 2012 al 48,5% del 2022. L'articolo richiama anche il caso di Anthropic, che secondo il Washington Post ha acquistato milioni di libri cartacei, li ha scansionati per addestrare l'intelligenza artificiale e poi ne ha distrutto la carta.

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mercoledì 23 settembre 2026

[NON RECENSIONE] Angelica Grivel Serra - L'anello debole


Eh sì, a volte succede! Non tutti i libri sono fatti per conquistare il lettore e, quando capita, è meglio riconoscerlo e fermarsi.
È proprio quello che mi è successo con L'anello debole di Angelica Grivel Serra: son bastate le prime pagine per farmi capire che la storia non sarebbe riuscita ad "accalappiarmi" e che non avrei trovato quella sintonia che cerco in un romanzo.
Ho quindi scelto di abbandonarlo, senza forzarmi a proseguire: la lettura, per come la intendo io, è un piacere e non un dovere. E anche decidere di non finire un libro fa parte del gioco…
Ma non è un bocciatura definitiva… Forse è solo il momento sbagliato. Lascio il libro caricato sul Kindle, magari tornerà "a chiamarmi" più avanti. Per ora, spazio al prossimo della mia lista infinita.
E voi? Vi capita di abbandonare un romanzo quando capite che non fa per voi?

L'ironia del nuovo Maigret (Denis Podalydès), un eroe che sfida la modernità


L'ironia del nuovo Maigret (Denis Podalydès), un eroe che sfida la modernità
Il commissario creato da Simenon in una storia ambientata ai giorni nostri


Quanti sono i Maigret che conosciamo? Jean Gabin, Gino Cervi, Michel Simon, Gérard Depardieu sono i primi che tornano alla mente. Beh, da oggi bisogna aggiungere anche Denis Podalydès, e non in una posizione secondaria. La sua interpretazione del commissario parigino in Maigret, l'amore e la morte è di quelle che non si dimenticano, anche perché è ambientato ai giorni nostri.
Georges Simenon scrisse il delizioso Maigret e i vecchi signori nel 1960 (Adelphi) ambientandolo in quell'epoca senza tempo in cui si muoveva il suo personaggio più famoso, con un occhio rivolto «al suo lontano passato, agli anni vissuti all'ombra di un castello in cui suo padre era l'intendente» e dove i nobili proprietari «gli erano apparsi esseri di un'essenza sublime». 
Questa volta deve indagare sulla morte di un anziano diplomatico, ma lo «strano» amore che ha legato per cinquant'anni il morto, Armand Berthier-Lagès, alla principessa Isabelle de Vuynes (Dominique Reymond) evidentemente gli fa riaffiorare quei vecchi ricordi. Che Pascal Bonitzer, regista e sceneggiatore del film, apparentemente elimina (nessun riferimento al passato di Maigret) ma che poi lascia intuire nell'atteggiamento guardingo e diffidente con cui raccoglie testimonianze e indizi.
Anche se ambienta il film oggi, con le pressioni del Potere che vorrebbe la minor pubblicità possibile per la strana morte di quell'apprezzato diplomatico, Bonitzer si diverte a sottolineare l'incongruenza o meglio la resistenza del suo eroe alle tentazioni della modernità: «No, non ho ancora un cellulare - dice al procuratore -. Ha i suoi inconvenienti ma anche i suoi vantaggi». E subito aggiunge «E neppure guido», come per offrire il quadro completo della sua alterità. Perché Maigret non è incasellabile in nessuna categoria: è un poliziotto ma è diverso da tutti i poliziotti, è un investigatore ma non gli attribuiresti nessun metodo d'indagine riconoscibile. È fondamentalmente un profondo conoscitore dell'animo umano, un indagatore dei segreti più nascosti: «Maigret non si considera un superuomo, non si crede infallibile. Anzi, comincia sempre le sue inchieste, anche le più semplici con una certa umiltà…
Si sforzava pazientemente di capire, ben sapendo che i veri moventi vanno ricercati in motivazioni profonde».
Raccontando i gialli si rischia sempre di svelare qualche indizio. Diciamo allora che il confronto più duro è con Jacqueline Larrieu, detta Jocotte (Anne Alvaro), l'impenetrabile domestica dell'ambasciatore con cui Maigret inizierà un «assedio» fatto di allusioni, di accenni, di piccoli affondi, di finte ritirate e soprattutto di tanta ironia. E con lei farà i conti anche con quel mondo di nobili più o meno altezzosi che sembrano sempre sul punto di rivelare qualcosa e poi si fermano sul più bello. Senza per altro farsi ingannare, perché «diffidava delle apparenze, dei giudizi sbrigativi».
E proprio l'ironia, non così presente nelle interpretazioni pur ottime del passato, è forse la caratteristica più significativa di questo Maigret versione Bonitzer, oltre a un finale che regala quale dubbio in più del romanzo: questo Maigret sa ridere, naturalmente alla sua maniera, senza essere mai scomposto e tanto meno sguaiato. Perché è un Maigret che sa prendere le distanze dal mondo (il dialogo con il suo superiore a proposito delle forme che i nobili vogliono salvare) ma che conosce talmente bene come vanno le cose da non potersi esimere da qualche battuta, da qualche punzecchiatura.
A tenere insieme tutto, oltre a una scrittura praticamente perfetta, è anche una regia «invisibile» (e per questo ancora più grande) che si prende il tempo di osservare il suo protagonista camminare da solo per strada, mettere e togliere il cappello, pulire il fornelletto della pipa, appoggiarsi con delicatezza alla presenza di sua moglie (Irène Jacob, quasi una presenza kieślowskiana), che concede al suo ispettore il tempo dei dubbi e delle esitazioni, ma proprio per questo lo stampa per sempre nella nostra memoria.

martedì 22 settembre 2026

[RECENSIONE] Freida McFadden: La donna della porta accanto


Freida McFadden: La donna della porta accanto. The Housemaid, vol. 3

Titolo originale: The Housemaid is Watching
Formato: Kindle (1.6 MB)
Pagine: 365
Editore: Newton Compton Editori (4 giugno 2025)
ASIN: B0F6WFTNSQ
ISBN-13: 9788822791566

Data di acquisto: 19 settembre 2026
Letto dal 20 al 22 settembre 2026

▪ Sinossi
Dall'autrice del bestseller Una di famiglia. Il thriller di cui tutti parlano.
Una volta pulivo gli appartamenti degli altri, ora non posso credere che questa casa sia davvero mia. L'incantevole cucina, il tranquillo vicolo sul quale si affaccia, il giardino dove i bambini possono giocare. Io e mio marito abbiamo risparmiato anni per dare ai nostri figli la vita che meritano. Anche se sono diffidente nei confronti della nostra nuova vicina, la signora Lowell, quando ci invita a cena è la nostra occasione per fare amicizia. La domestica ci apre la porta indossando un grembiule bianco, i capelli raccolti in una crocchia stretta. So esattamente cosa vuol dire essere nei suoi panni. Ma il suo sguardo freddo mi fa venire i brividi… La domestica dei Lowell non è l'unica stranezza: sono sicura di vedere una figura che ci osserva minacciosa dalla finestra. Mio marito, inoltre, comincia a uscire la sera sempre più tardi. Quando incontro una donna che abita dall'altra parte della strada, le sue parole mi gelano il sangue: «Fai attenzione ai tuoi vicini».
Ho commesso un terribile errore trasferendomi qui con la mia famiglia? Pensavo di essermi lasciata alle spalle i segreti più oscuri. Ma questo quartiere tranquillo potrebbe rivelarsi il luogo più pericoloso di tutti…
Oltre 2 milioni di copie vendute. N. 1 in tutto il mondo. L'autrice più letta degli ultimi anni. Un fenomeno internazionale.
«Suspense psicologica e plot twist sono la specialità di questa scrittrice». Tuttolibri
«Freida McFadden è il nuovo fenomeno della narrativa americana. Sta scalando le classifiche USA e vendendo più copie di mostri sacri come James Patterson, John Grisham o Stephen King». Il Messaggero

▪ L'incipit del libro
C'è sangue dappertutto. Non ne ho mai visto così tanto. Ha inzuppato il tappeto color crema, infiltrandosi tra le assi del pavimento e chiazzando di rosso le gambe del tavolino di rovere. Gocce perfettamente ovali si susseguono fino al divano di pelle chiara e grossi rivoli colano lungo la parete di alabastro.
Se guardassi con attenzione, troverei macchie di sangue anche nell'auto in garage? Sui fili d'erba del prato? Nel supermercato dall'altra parte della città?
Ma peggio ancora, le mie mani ne sono ricoperte.
Che disastro! Anche se non ho molto tempo, muoio dalla voglia di pulire tutto. Quando c'è una macchia, soprattutto su un tappeto, mi hanno insegnato che bisogna levarla subito, prima che si secchi. Se la si lascia asciugare, diventerà permanente.
Purtroppo, per quanto strofini con forza, per il corpo che giace in mezzo a una pozza di sangue non cambierà nulla.

▪ La mia recensione
"Mi ha nascosto troppe cose del suo passato e non riesco a credere di averci messo tanto per scoprirle. Ha avuto molte occasioni per dirmi la verità. E sa tutto del mio passato, che non è stato proprio idilliaco. Ho molti scheletri nell'armadio. Avrebbe potuto essere sincero. Avrebbe potuto dirmi tutto. Ma ha scelto di non farlo".
La donna della porta accanto, che chiude la trilogia (che diventa una tetralogia se consideriamo anche il racconto breve Finché morte non ci separi) di The Housemaid, è il miglior libro della serie.
In questo romanzo, che si colloca dieci anni dopo quel racconto breve, ritroviamo Millie Calloway, ora signora Accardi, che ha finalmente coronato il suo sogno di avere una famiglia felice (Enzo, il marito italiano esperto di giardini, e due splendidi bambini: Ada la grande e Nico il piccolo) ed una casa spaziosa a Long Island, lontana dal Bronx che lei tanto detestava. Eppure, neanche il tempo di ultimare il  trasloco nella nuova casa che il passato torna a far crollare tutte le sue speranze di un futuro sereno e tranquillo. E per Millie sarà un nuovo viaggio nella paura… Complici, questa volta, una coppia di vicini troppo perfettini per essere veri, una governante costantemente scontrosa ed una anziana signora alquanto impicciona.
Come per le volte precedenti, anche questo romanzo parte in sordina e, piano piano, si trasforma in un grande corollario di misteri, sospetti, bugie e sangue. Mai una volta che la povera Millie possa stare tranquilla; ed ora deve vedersela anche con gli strani comportamenti di marito e figli. La sua bellissima famiglia cosa nasconde?
Quindi, siamo di fronte ad una storia piena zeppa di indizi e segnali di quello che sta realmente accadendo. Eppure, ogni volta che ci sembra di aver sistemato un nuovo pezzo del puzzle, ecco che la McFadden riesce a smontare il tutto fornendoci una nuova tessera. E il gioco riparte!
Altra caratteristica del libro (forse la più interessante) è come la protagonista sia cresciuta e maturata dal punto di vista caratteriale nel corso della saga: nel primo, Millie Calloway era una ragazza alle prese con un passato tragico; adesso, dopo ben 15 anni, la ritroviamo moglie felice e madre apprensiva, sicura di sé e con un lavoro che ama moltissimo. Ma quel che è successo nel suo passato (ed in quello di Enzo) non si può certamente ignorare.
E cosa non mi è piaciuto? Incredibile a dirsi, è proprio la "parte thriller" che mi ha leggermente deluso (altrimenti avrei dato il massimo dei voti all'intero romanzo): arriva relativamente tardi e un po' troppo condensata perché l'intera prima parte, ed oltre, è troppo allungata anche se, è inevitabile, serve a presentare il nuovo ambiente ed i nuovi personaggi in cui si svolgerà la storia. Ah, e tra questi personaggi c'è anche un gradito (e per certi versi sorprendente) ritorno…
Insomma, questo quarto ed ultimo volume della serie chiude il cerchio su Millie Calloway e fornisce tutte le risposte lasciate in sospeso nei precedenti libri. Una degna conclusione, quindi.
📌 Voto: ⭐⭐⭐⭐ (4 su 5)

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I precedenti libri della la serie "The Housemaid":

sabato 19 settembre 2026

[RECENSIONE] Oyinkan Braithwaite: Mia sorella è una serial killer


Oyinkan Braithwaite: Mia sorella è una serial killer

Titolo originale: My Sister, the Serial Killer
Formato: Kindle (3.4 MB)
Pagine: 204
Editore: La nave di Teseo (2 luglio 2020)
ASIN: B085Y7TV29
ISBN-13: 978-8834602584

Data di acquisto: 16 settembre 2026
Letto dal 17 al 19 settembre 2026

▪ Sinossi
Quando una sera Korede riceve una telefonata della sorella sa già, purtroppo, cosa Ayoola si aspetta da lei: candeggina, guanti di gomma, nervi d'acciaio e stomaco forte. Questo è il terzo fidanzato che Ayoola uccide per autodifesa - dice lei - e la terza scena del crimine che le chiede di pulire. Korede dovrebbe andare dalla polizia ma vuole troppo bene alla sorellina, e la famiglia viene prima di tutto. Almeno finché Ayoola, la figlia prediletta e bellissima di cui tutti si innamorano, non inizia a frequentare il dottore con il quale Korede lavora e di cui è innamorata. Costretta a scegliere tra la complicità e l'amore, Korede dovrà ora decidere fino a che punto è disposta a spingersi per proteggere sua sorella. Affilato, ironico, sfrontato, questo romanzo d'esordio acclamato dalla critica lancia Oyinkan Braithwaite come una delle voci più promettenti della letteratura nigeriana.

▪ L'incipit del libro
Parole. Mia sorella mi chiama e mi dice: "Korede, l'ho ucciso".
Avevo sperato di non sentire mai più quelle parole.
Candeggina. Scommetto che non sapevate che la candeggina nasconde l'odore del sangue. La maggior parte della gente la usa in modo indiscriminato, pensando che sia un prodotto tuttofare, senza curarsi di leggere la lista dei componenti dietro la confezione, senza prendersi il tempo di ritornare alla superficie pulita di fresco per guardarla meglio. La candeggina disinfetta, ma per i residui non è granché, quindi la uso solo dopo avere sfregato e tolto dal bagno ogni traccia di vita e di morte.

▪ La mia recensione
"Mi chiedo quali siano le differenze fra avvelenamento alimentare e overdose. Mi chiedo quante siano le possibilità che una morte avvenuta in presenza di un serial killer sia accidentale. O forse la vera domanda è: come faccio a essere così sicura che Ayoola usi solo il coltello?".
Mia sorella è una serial killer è un romanzo breve (appena appena 200 pagine) con un thriller sui generis: il delitto (più di uno in realtà) va decisamente a braccetto con l'ironia da dark comedy e con la saga familiare. La trama è assurdamente semplice: una sorella maggiore (l'infermiera Korede) che protegge e difende la minore (la bellissima Ayoola) ogniqualvolta quest'ultima uccide i suoi fidanzati con un coltello da cucina, eliminando ogni traccia dalla scena del crimine (macchie di sangue in primis) e sbarazzandosi del cadavere. Il copione si ripete ogni volta che Ayoola si innamora di qualcuno… finché quel "qualcuno" non diventa l'uomo di cui Korede è perdutamente innamorata!
Storia leggerina sì, ma non nei temi abbastanza complessi: l'unità della famiglia, il patriarcato, il disturbo della personalità, la gelosia e l'affetto opprimente tra due sorelle.
La scrittura della nigeriana Oyinkan Braithwaite è spettacolare. Parla di brutali omicidi ma mostrandoceli come se fossero una cosa assolutamente normale, e su cui vien spontaneo farsi pure una risata: tu uccidi, io ripulisco. Stop.
I capitoli son brevissimi (due-tre paginette al massimo) e permettono una lettura davvero rapida e veloce. Non ci sono descrizioni delle scene del crimine e non ci sono perdite di tempo. Si va dritti al cuore della storia.
Cuore della storia che è rappresentato dal morboso legame che lega le due sorelle: responsabile e superorganizzata una (e con la candeggina sempre a portata di mano che non si sa mai), immatura e disorganizzata l'altra. Ma sempre insieme in un infinito avvicendarsi di competizione e complicità. E quindi ecco che ad un certo punto entra in gioco la classica domanda apparentemente senza risposta: a chi dare la precedenza tra fedeltà alla famiglia e senso morale?
Un altro punto ottimamente descritto dalla Braithwaite e la location ed il contesto in cui è immersa la trama: Mia sorella è una serial killer ci offre anche un bellissimo spaccato su Lagos, la società e la cultura nigeriana (in questo caso, sul ruolo attribuito alle donne).
Ma, e bisogna anche dirlo, non è tutto oro quel che luccica…
Il passato recente delle due sorelle non è per niente approfondito (così come non viene specificato chi delle due ha ucciso il padre violento). Alcuni personaggi secondari son solo funzionali allo scorrere della storia e non vengono approfonditi oltre (anzi, scompaiono quando non servono più). Inoltre, ed è forse la cosa che mi ha convinto di meno, in alcuni passaggi la tragicità del momento è quasi messa da parte per far spazio ai toni ironici (quasi comici). Romanzo molto originale, lo riconosco, ma non entusiasmante e non in grado di incidere.
📌 Voto: ⭐⭐⭐ (3 su 5)