"Un bel libro, Marcus, non si valuta solo per le sue ultime parole, bensì sull'effetto cumulativo di tutte le parole che le hanno precedute. All'incirca mezzo secondo dopo aver finito il tuo libro, dopo averne letto l'ultima parola, il lettore deve sentirsi pervaso da un'emozione potente; per un istante, deve pensare soltanto a tutte le cose che ha appena letto, riguardare la copertina e sorridere con una punta di tristezza, perché sente che quei personaggi gli mancheranno. Un bel libro, Marcus, è un libro che dispiace aver finito". [Joël Dicker in "La verità sul caso Harry Quebert"]

martedì 31 marzo 2026

[RECENSIONE] Baruch Spinoza: Trattato dei tre impostori. Mosè, Gesù, Maometto

Baruch Spinoza: Trattato dei tre impostori. Mosè, Gesù, Maometto

Titolo originale: De tribus impostoribus
Formato: copertina flessibile
Pagine: 121
Editore: Piano B edizioni (gennaio 2009)
ISBN: 9788890320545

Data di acquisto: 26 marzo 2026
Letto dal 27 al 31 marzo 2026 [precedente lettura: 16 dicembre 2023]

▪ Sinossi
Chi erano Mosè, Gesù e Maometto? Quali erano le vere intenzioni di questi tre uomini che hanno cambiato per sempre il corso dei secoli? Questo breve saggio, il libro clandestino più temuto e desiderato dell'Europa moderna, tenta di rispondere a queste semplici domande. Un pamphlet pungente, che vuol dimostrare la natura prettamente politica dei tre grandi monoteismi, e dei tre profeti che fondarono le religioni, qui considerati come veri e propri impostori dediti alla gloria personale e al controllo dei popoli. Senza scadere nella blasfemia, viene dichiarata l'avversione ai profittatori della religione e all'uso politico che è sempre stato fatto di essa. La prefazione al volume di Piergiorgio Odifreddi arricchisce con ulteriori contenuti e spunti di riflessione le teorie esposte, con una sintetica e incisiva storia del libro, della sua recezione e del suo ruolo nelle tappe della storia dell'ateismo. Il Trattato dei tre impostori, conobbe un immenso successo nell'Europa del 1700, quando fu ricercato e letto segretamente da re e principi, prima di essere messo all'indice per il suo carattere sovversivo. Il volume, giunto alla seconda edizione viene riproposto, dopo il grande successo di pubblico e di critica avuto in Francia.

▪ L'incipit del libro
Tutti desiderano conoscere la verità, e tuttavia pochissimi la conoscono, perché i più si credono incapaci di cercarla da soli o preferiscono non darsene la pena. Non c'è quindi da stupirsi se il mondo è pieno di opinioni ridicole e vane: per sostenerle, infatti, non c'è niente di meglio che l'ignoranza. È l'ignoranza l'unica fonte delle false idee che si hanno della divinità, dell'anima, degli spiriti e di tutti gli errori che ne derivano. Ed è una consuetudine ormai prevalsa quella di accontentarsi dei pregiudizi avuti fin dalla nascita, di affidarsi per ogni cosa a persone pagate per sostenere le opinioni tradizionalmente accettate, e quindi interessate a persuadere il popolo, che siano esse vere o false.

▪ La mia (brevissima) recensione
"Tutti gli uomini nascono profondamente ignari delle cause delle cose, e tutto quel che sanno è che una loro inclinazione naturale li porta a ricercare ciò che è loro utile e vantaggioso, e ad evitare ciò che ritengono dannoso".
Avevo già letto questo interessante libro sul Kindle; qualche giorno fa, avendolo visto esposto in una libreria, non ho esitato ad acquistarne anche la versione "cartacea".
Il Trattato dei tre impostori rappresenta il classico esempio di libro conosciuto più per l'alone di mistero che lo circonda che per il suo contenuto. Non solo smentisce le fondamenta delle tre grandi religioni monoteiste (Cristianesimo, Ebraismo ed Islam) ma, addirittura, provocatoriamente accusa i loro "esponenti" di spicco (Gesù, Mosè e Maometto) di aver edificato una vera e propria egemonia di potere a scapito della "verità".
La leggenda di questo libro imputato a Spinoza (ma non c'è certezza su questo fatto), ruota tutta attorno al suo essere un testo che circolava clandestinamente nell'Europa illuminista del 1700 e che, come si è visto, è un vero e proprio manifesto ironico di estrema ribellione.
📌 Voto: ⭐⭐⭐⭐ (4 su 5)

Libri letti a marzo 2026… e quelli da leggere ad aprile!


I libri (e qualche fumetto) che ho letto e recensito a marzo:
Don Winslow: L'ultimo colpo
Massimo Raineri: Che, il rivoluzionario
Paul Gillon: La sopravvissuta
Tiziano Sclavi: Zardo
Bill Clinton e James Patterson: La presidente
Ashley Elston: La prima bugia vince
David Foster Wallace: Da una parte e dall'altra
Francesca Giannone: La portalettere
Emmanuel Carrère: I baffi

Ed i libri in lettura per aprile (ma non necessariamente in quest'ordine… e non è neanche detto che siano questi):
Graham Greene - Brighton Rock [già in lettura]
Federico Buffa e Carlo Pizzigoni - Storie mondiali. Un secolo di calcio in 10 avventure
George R.R. Martin - Il Cavaliere dei Sette Regni
Aldo Cazzullo - Francesco. Il primo italiano
Stefania Auci - L'alba dei Leoni

domenica 29 marzo 2026

[RECENSIONE] Freida McFadden: Una di famiglia

Freida McFadden: Una di famiglia. The Housemaid, vol. 1

Titolo originale: The Housemaid
Formato: Kindle (1.5 MB)
Pagine: 351
Editore: Newton Compton Editori (30 maggio 2023)
ASIN: B0C4D6JNSY
ISBN-13: 9788822772350

Data di acquisto: 26 marzo 2026
Letto dal 26 al 29 marzo 2026

▪️Sinossi
Freida McFadden è la nuova indiscussa regina del thriller. Oltre 10 milioni di copie vendute.
Da questo romanzo il film evento dell'anno con Sydney Sweeney e Amanda Seyfried.
Anche se le porte sono chiuse, lei vede tutto…
Millie è in cerca di un lavoro per ricominciare una nuova vita. Pur non avendo referenze, riesce a farsi assumere come governante nella lussuosa villa dei Winchester. Non è esattamente il lavoro dei suoi sogni: polvere e cattivo odore invadono le stanze, e la padrona di casa, Nina, è una donna annoiata e instabile, che sembra godere nel vederla faticare dalla mattina alla sera. Però, quantomeno, Millie qui può fingere di essere un'altra e sentirsi al sicuro dalle ombre che la tormentano. Ma qualcosa non quadra in casa Winchester: la porta della sua stanza si chiude solo dall'esterno, e il giardiniere, Enzo, fa di tutto pur di metterla in guardia… ma da cosa, esattamente? Nonostante i presagi siano sempre più inquietanti, Millie deve resistere, non ha altra scelta. Quando conosce Andrew, l'affascinante marito di Nina, ha una ragione per restare e sentirsi al sicuro. Il passato non può raggiungerla. Ma Millie ancora non sa che i segreti della famiglia Winchester sono molto più pericolosi dei suoi…

▪️L'incipit del libro
Se mai uscirò da questa casa, sarà con le manette ai polsi.
Dovevo fuggire finché potevo, ma ho perso la mia occasione. Ora che i poliziotti sono qui e hanno scoperto cosa c'è al piano di sopra, non posso fare più nulla.
Tra pochi secondi mi verranno letti i miei diritti. Anzi, non so perché non l'abbiano ancora fatto. Forse sperano di estorcermi qualcosa di compromettente. Qualcosa che non dovrei dire.
Sì. Be', buona fortuna.
L'agente dai capelli neri leggermente brizzolati è seduto accanto a me sul divano di cuoio color caramello. Grosso com'è, continua a cambiare goffamente posizione. Mi ritrovo a immaginare come possa essere il divano di casa sua. Di sicuro non sarà costato una fortuna come questo. Potrebbe essere di un colore pacchiano, tipo arancione, pieno di peli di gatto e con le cuciture strappate. Chissà se anche lui sta pensando alla stessa cosa. Forse vorrebbe un divano come quello su cui è seduto adesso. O forse - cosa molto più probabile - sta pensando al cadavere che giace al piano superiore.
«Dunque, esaminiamo un'altra volta come sono andate le cose», bofonchia con il suo strascicato accento newyorkese.

▪️La mia recensione
"Perché… - Mi schiarisco la voce -. Perché la serratura della camera è all'esterno e non all'interno?".
Una di famiglia, datato 2022, è il primo libro della statunitense Freida McFadden. In questo velocissimo thriller psicologico seguiremo passo passo la giovane Mille Calloway che, una volta assunta come tata e donna delle pulizie dai coniugi Winchester, si ritrova coinvolta in una tremenda spirale di segreti personali e familiari, tradimenti, silenzi, verità taciute, violenza e… dove nulla è ciò che sembra.
I temi trattati dal romanzo sono i classici dei thriller con ambientazione domestica: la manipolazione di un coniuge sull'altro (non dico quali per non rovinarvi la lettura), la fiducia tradita e l'identità. 
La scrittura della McFadden è fatta di capitoli abbastanza brevi ma dal ritmo molto alto e colpi di scena a ripetizione. Le interazioni tra i vari personaggi sono presentate in modo tale da insinuare dubbi su chi stia realmente dicendo la verità.
Purtroppo le buone notizie si fermano qui…
Per il resto, e mi dispiace dirlo, questo romanzo non resterà tra i miei preferiti di sempre. Chiarisco meglio:
- Il fulcro del romanzo, la "famiglia perfetta" che invece nasconde crepe ed ambiguità, è un cliché già ampiamente utilizzato da tanti altri libri e film;
- La protagonista è alquanto ingenua, insicura e pure leggermente antipatica;
- Colpi di scena poco credibili e, spesso, scaturiti da coincidenze abbastanza forzate;
- Personaggi molto stereotipati e dal comportamento non sempre costante;
- Alcune scene risultano ripetitive;
- La storia, sino a tre quarti del libro, è vista attraverso il punto di vista di Millie; poi, tutto d'un tratto, il "gran finale" è visto tramite la prospettiva di Nina Winchester. Questa cosa mi ha sconcertato e non poco...
📌 Voto: ⭐⭐ (2 su 5)

sabato 28 marzo 2026

"Infinite": un libro abbandonato in un ostello è diventato un blockbuster con Mark Wahlberg


Infinite: un libro abbandonato in un ostello è diventato un blockbuster con Mark Wahlberg
Non capita tutti i giorni che un libro abbandonato in un ostello finisca per diventare un blockbuster sci-fi con un cast stellare. Ecco come il caso ha portato sullo schermo Infinite, diretto da Antoine Fuqua e con protagonista Mark Wahlberg

👉 fonte: Coming Soon

Il regista Antoine Fuqua, che prossimamente tornerà nelle sale con l'attesissimo biopic su Michael Jackson, è il regista di Infinite, action fantascientifico che mescola concetti soprannaturali, thriller e grandi sequenze spettacolari. Tratto dal romanzo The Reincarnationist Papers di D. Eric Maikranz, il film con protagonista Mark Wahlberg ha una storia produttiva incredibile, che ha inizio in un ostello in Nepal. E porta sullo schermo un'idea affascinante: se alcune persone potessero ricordare tutte le loro vite passate? Infinite gioca proprio su questo concetto, costruendo una storia che attraversa epoche diverse e mette in scena uno scontro tra chi vuole usare questo dono per salvare il mondo e chi, invece, desidera distruggerlo.
Tutto inizia nel 1985 a Città del Messico, con un uomo in fuga e un oggetto misterioso al centro di una caccia senza tregua. Da lì, la storia si sposta nella New York dei giorni nostri, dove conosciamo Evan McCauley (Wahlberg), un uomo tormentato da visioni e ricordi che non riesce a spiegare, tanto da essere considerato schizofrenico. La sua vita cambia quando scopre di essere un "Infinito", uno dei pochi individui in grado di reincarnarsi mantenendo memoria delle vite precedenti. Evan si ritrova così coinvolto in un conflitto secolare tra due fazioni: i Credenti, che vedono questo potere come un dono, e i Nichilisti, che lo considerano una maledizione da cancellare definitivamente.
Al centro dello scontro c'è un'arma potentissima, capace di distruggere tutta la vita sulla Terra, e proprio Evan potrebbe essere l'unico in grado di fermarla. Tra inseguimenti, combattimenti e ricordi che riaffiorano, il film costruisce un percorso in cui il protagonista deve capire chi è davvero… e chi è sempre stato. Il cast include Sophie Cookson, Chiwetel Ejiofor e Dylan O'Brien, che interpreta una versione passata del protagonista.
Infinite ha avuto una distribuzione particolare: a causa della pandemia è arrivato direttamente su Paramount+, saltando l'uscita tradizionale in sala. Una scelta che ha segnato il destino di molti blockbuster di quegli anni. Il film, si diceva, è tratto da un romanzo, ma la sua storia produttiva è quasi più interessante della trama stessa. L'autore D. Eric Maikranz, infatti, non riuscendo a trovare un agente, ha inserito nel libro una promessa di ricompensa per chiunque fosse riuscito a portarlo a Hollywood. Dopo un lungo percorso, il romanzo è stato scoperto da un assistente alla regia in un ostello in Nepal e, nel 2017, Paramount ne ha acquisito i diritti.
Tra le curiosità, alcune scene sono state girate a Highclere Castle, celebre location della serie Downton Abbey, mentre il ruolo principale era stato inizialmente pensato per Chris Evans, poi costretto a rinunciare. Wahlberg e Dylan O'Brien, invece, avevano già condiviso il set in Deepwater Horizon. Non mancano piccoli dettagli per gli appassionati: nella colonna sonora si può cogliere un effetto sonoro familiare della saga Transformers, di cui Wahlberg è stato protagonista, mentre la particolare locandina del film utilizza un intrigante effetto visivo chiamato "moiré".
Dal punto di vista critico, Infinite ha ricevuto un'accoglienza piuttosto tiepida: se le scene d'azione sono state apprezzate per spettacolarità e ritmo, molti hanno sottolineato una certa mancanza di originalità nella costruzione narrativa. Non a caso, il film ha ottenuto diverse nomination ai Razzie Awards, tra cui Peggior Film e Peggior Attore per Wahlberg. Resta comunque un titolo curioso, perfetto per un'ora e mezzo di puro intrattenimento con lo stile diretto e adrenalinico tipico del regista di Training Day.

Cinque romanzi thriller internazionali da leggere in primavera


Cinque romanzi thriller internazionali da leggere in primavera

👉 fonte: Agenda Online

La primavera è la stagione ideale per riscoprire il piacere della lettura, sfruttando la luce naturale che illumina la stanza o il crepuscolo che contribuisce a creare la giusta atmosfera per leggere un bel romanzo thriller. Di quelli carichi di tensione e colpi di scena sempre dietro l'angolo.
Negli ultimi anni alcuni autori internazionali hanno dominato le classifiche con romanzi diventati veri fenomeni editoriali, spesso discussi sui social e nelle community di lettori.
Da Stephen King a Dan Brown, passando per Freida McFadden e Gillian Flynn, pagine avvincenti che dimostrano quanto il genere thriller continui a evolversi, mescolando mistero, psicologia e intrigo.
Ecco cinque romanzi thriller imperdibili da leggere in primavera.

▪️Never Flinch. La lotteria degli innocenti di Stephen King
Stephen King continua a reinventare il thriller contemporaneo con Never Flinch. La lotteria degli innocenti, uno dei suoi romanzi più recenti, pubblicato nel 2025. Il libro riporta al centro della scena Holly Gibney, uno dei personaggi più amati creati dallo scrittore americano negli ultimi anni.
La storia prende avvio quando un misterioso individuo invia una lettera alla polizia minacciando una serie di omicidi: l'assassino promette di uccidere tredici innocenti e un colpevole, come vendetta per la morte di un uomo in carcere che ritiene vittima di un'ingiustizia. Parallelamente Holly accetta un incarico come guardia del corpo di una celebre attivista femminista minacciata da uno stalker fanatico. Le due vicende sembrano inizialmente separate, ma con il passare delle pagine si intrecciano in un puzzle inquietante.
King costruisce un thriller che alterna suspense e riflessioni sociali, esplorando temi come la radicalizzazione ideologica e la vendetta personale. L'autore dimostra ancora una volta la sua capacità di creare personaggi complessi e situazioni cariche di tensione. Holly Gibney era inizialmente un personaggio secondario nella trilogia di Mr. Mercedes, ma il successo tra i lettori ha spinto King a trasformarla in protagonista di diversi romanzi successivi.

▪️L'ultimo segreto di Dan Brown
Dopo otto anni di attesa dal precedente romanzo della saga, Dan Brown è tornato con L'ultimo segreto, pubblicato nel 2025 e ambientato nella suggestiva città di Praga. Il libro segna il ritorno del celebre professore di simbologia Robert Langdon, protagonista di thriller che hanno venduto milioni di copie nel mondo.
La storia comincia quando Langdon si trova nella capitale ceca insieme alla compagna Katherine Solomon, studiosa di scienze noetiche. Il viaggio, inizialmente pensato come una pausa tranquilla, si trasforma improvvisamente in un incubo quando la donna scompare misteriosamente dalla loro stanza d'albergo. Mentre le autorità cercano di bloccarlo, Langdon inizia una corsa contro il tempo tra castelli, passaggi sotterranei e simboli antichi, scoprendo una trama che coinvolge servizi segreti e ricerche scientifiche sulla coscienza umana.
Il romanzo mantiene tutti gli elementi che hanno reso celebre Dan Brown: enigmi da decifrare, ambientazioni storiche e un ritmo narrativo incalzante. Praga, con il suo fascino esoterico e i suoi labirinti medievali, diventa quasi un personaggio della storia.

▪️L'insegnante di Freida McFadden
Tra i thriller psicologici più discussi degli ultimi anni c'è senza dubbio L'insegnante, romanzo di Freida McFadden che ha conquistato rapidamente le classifiche internazionali. L'autrice statunitense, ormai considerata una delle nuove regine del thriller contemporaneo, costruisce ancora una volta una storia ricca di tensione, segreti e improvvisi colpi di scena.
La vicenda è ambientata in una tranquilla scuola superiore, dove Eve Bennett, insegnante di matematica apparentemente irreprensibile, conduce una vita ordinaria accanto al marito Nate, anch'egli docente nello stesso istituto. Tuttavia, dietro la facciata di normalità si nasconde una rete di tensioni e segreti. Quando una studentessa, Addie, comincia a comportarsi in modo ambiguo e a insinuare sospetti su Nate, l'equilibrio dell'ambiente scolastico si incrina rapidamente. Le voci si diffondono, le accuse diventano sempre più inquietanti e la verità sembra sfuggire continuamente.
McFadden costruisce il romanzo alternando diversi punti di vista narrativi, un espediente che permette al lettore di entrare nella mente dei personaggi e di dubitare costantemente delle loro versioni dei fatti. Il risultato è un thriller psicologico teso e imprevedibile, in cui ogni capitolo aggiunge nuovi elementi alla vicenda fino a un finale sorprendente.

▪️L'amore bugiardo di Gillian Flynn
Quando si parla di thriller psicologico contemporaneo, è impossibile non citare Gillian Flynn. Il suo romanzo L'amore bugiardo è diventato un caso editoriale internazionale e continua a essere uno dei libri più letti e discussi del genere.
La storia è incentrata su Nick e Amy, una coppia apparentemente perfetta che si conosce a una festa e si innamora immediatamente. Dopo il matrimonio si trasferiscono nel Missouri, ma la loro relazione comincia lentamente a incrinarsi. Il giorno del quinto anniversario di nozze, Amy scompare misteriosamente e tutti gli indizi sembrano puntare proprio su Nick.
Il romanzo alterna due punti di vista narrativi, creando una tensione psicologica crescente e un gioco continuo tra verità e menzogna. Flynn esplora i lati più oscuri delle relazioni di coppia, mostrando come l'immagine pubblica di un matrimonio possa nascondere manipolazioni e segreti profondi.
Il libro è stato adattato in un film di grande successo L'amore bugiardo - Gone Girl diretto da David Fincher interpretato da Ben Affleck e Rosamund Pike, contribuendo a consolidare il fenomeno mondiale del romanzo.

▪️Il collezionista di James Patterson
James Patterson è uno degli autori più prolifici e letti nel panorama del thriller internazionale. Tra le sue opere più celebri ci sono i romanzi dedicati al detective Alex Cross, protagonista di indagini serrate e ad alto tasso di suspense.
Il collezionista è uno dei titoli più noti della serie e racconta una storia che mescola poliziesco e thriller psicologico. Quando una serie di rapimenti sconvolge prima la costa orientale degli Stati Uniti e poi anche Los Angeles, il detective Cross si trova ad affrontare un criminale particolarmente intelligente e ossessionato dal controllo sulle proprie vittime. L'assassino, soprannominato "il collezionista", rapisce donne giovani e brillanti, tenendole prigioniere come se fossero oggetti preziosi.
L'indagine diventa una corsa contro il tempo per salvare le vittime e smascherare un killer capace di manipolare chiunque gli stia intorno. Patterson utilizza uno stile rapido e cinematografico, fatto di capitoli brevi e continui cliffhanger, che rendono il romanzo estremamente scorrevole.
James Patterson è considerato uno degli autori più venduti al mondo e ha scritto decine di thriller con protagonisti diversi, molti dei quali sono stati adattati per il cinema e la televisione.

venerdì 27 marzo 2026

La classifica dei libri più venduti


Dati relativi alla settimana dal 15 al 22 marzo 2026 (Fonte: TuttoLibri del 27 marzo 2026):

1. Maurizio de Giovanni - Figli per i Bastardi di Pizzofalcone. I Bastardi di Pizzofalcone, vol. 13
2. Niccolò Ammaniti - Il custode
3. Rachel Reid - Heated Rivalry
4. Pera Toons - Il gioco delle risate
5. Felicia Kingsley - Mezzanotte a Parigi
6. A.V. - Kpop Demon Hunters. Per i fan! Libro ufficiale
7. Stefania Auci - L'alba dei Leoni
8. Giovanna Mantegazza e Donata Montanari - Io e il mio papà. Ediz. a colori
9. Luca Bianchini - Le ragazze di Tunisi
10. Marco Malvaldi - L'uomo vestito di arancione. Sei casi al BarLume


Un altro possibile: 100 anni di fantascienza


Un altro possibile: 100 anni di fantascienza
Nel marzo del 1926 usciva il primo numero di Amazing Stories e veniva coniato il termine "sciencefiction". Che, tra letteratura e cinema, sarebbe diventato un viaggio bellissimo

👉 fonte: Rolling Stone

Per Boris Vian era la resurrezione della poesia epica, la vera mistica del nostro tempo. Philip K. Dick ne parlava come fosse una bugia: «Mi spiace, noi scrittori di fantascienza non possiamo parlare di scienza, le nostre conoscenze sono limitate e non ufficiali, e di solito la nostra finzione è terribile». O forse la vera bugia era parlarne come se lo fosse. Lei, la sci-fi, onesta oppure no porta il suo secolo d'età con disinvoltura, e per vantare questa salute deve in ogni caso aver trovato il modo perfetto di stare al mondo. Ai mondi.
Usciva cento anni fa il primo numero della rivista Amazing Stories: fondata a marzo del 1926, e nelle edicole americane ai primi di aprile. Il termine scientifiction si deve al suo editore, Hugo Gernsback: un neologismo dalla fortuna evidentemente immediata. Quella di un secolo fa come nascita della fantascienza moderna è una data convenzionale, si è detto spesso, anche a ragione. Non è esattamente così, non del tutto. È piuttosto la linea di demarcazione dopo la quale la sci-fi si è data un'appartenenza, una e infinite identità, un implicito statuto. Un nome. E quando sei fatto di aria e di spazi, di sogni, fantasia e paura, della forma attendibile di una bugia, quando insomma devi farti credere, la presentazione è tutto. E il nome ancora di più.
La storia secolare della fantascienza moderna è la storia di un altro possibile. Spesso inquietante. Certamente simbolico, probabilmente probabile, in ogni caso plausibile. Dopo una guerra mondiale combattuta a baionette e mitragliatrici, ancora di lì a venire un'altra finita in quel modo lì, nel 1926 la stessa idea di bomba atomica doveva sembrare fantascienza. In seguito l'olocausto nucleare ha rappresentato, e continua a rappresentare, un filone sci-fi fondamentale tra letteratura e cinema. Fantascienza pure quella. Ça va sans dire.
Oh, le innumerevoli volte che l'uomo ha detto che la fantascienza lo aveva detto. Perché se è sempre stata una bugia, è stata una bugia ben fatta. E come tutte quelle ben fatte, frutto maturo dello spirito di osservazione e di giuste dosi di fantasia e realtà. Del genio, fondamentalmente. E del genio a questo mondo non esiste definizione più pertinente di quella data dal vecchio Rambaldo Melandri, e sempre valida: «Fantasia, intuizione, colpo d'occhio e velocità di esecuzione». Meglio se velocità della luce.
A proposito di luce e velocità: l'ultima volta che la fantascienza ce l'aveva detto, è stata avantieri. Era l'aprile del 2019, gli scienziati dell'Event Horizon Telescope avevano reso nota la prima immagine di un buco nero supermassivo, al centro della galassia Messier 87, cinquantacinque milioni di anni luce da noi. E il suo orizzonte degli eventi appariva pressoché identico a come era stato rappresentato cinque anni prima dal "visionario" Interstellar. Una pietra miliare, fin da subito, del fondamento scientifico applicato alla fantascienza. Della scienza di Interstellar (sotto la consulenza del fisico teorico Kip Thorne, premio Nobel tre anni dopo) si è detto e scritto moltissimo, e molto meglio di quanto potremmo farlo qui.
Era una nuova primavera del genere sci-fi al cinema, con esiti superlativi e di un'eleganza e spessore dimenticati: un anno prima Gravity, un anno dopo Arrival, nel mezzo il capolavoro di Christopher Nolan che per molti osava sfidare il primato inarrivabile di 2001: Odissea nello spazio. In quel caso il 2001 è arrivato da un pezzo, e ci ha deluso non poco. Siamo stati nel 2019 di Blade Runner, non abbiamo visto gli androidi e le pecore elettriche che diceva Philip K. Dick. Una pandemia planetaria, quella sì. Oggi siamo esattamente dentro il 2026 della Metropolis di Fritz Lang, e staremo un po' a vedere. In ogni caso non l'abbiamo persa, la voglia di stare a vedere, di sognare, lasciarci (tele)trasportare e magari esorcizzare un po' di paure.
Quanto alle affinità elettive con la poesia, anche Coleridge parlò del sense of wonder della sci-fi e di quella stessa «volontaria e momentanea sospensione dell'incredulità che costituisce la fede poetica». E poi la politica, la spiritualità, il piglio esplorativo delle space opera, la finezza semiotica delle ucronie così familiari e così capaci di parlare la stessa lingua dei nostri tempi: per lei non c'è un numero finito per le dimensioni conosciute. Per un secolo, la fantascienza moderna è stata il genere dei generi, lo sconfinato spettro di una tavolozza multiforme: l'ironia di Kurt Vonnegut e Douglas Adams, l'acume sociologico e trasversale di Ray Bradbury, le relazioni complicate con la robotica e l'AI di Arthur C. Clarke e Isaac Asimov, i terrori post-apocalittici di Richard Matheson e Cormac McCarthy. Esattamente come le stelle, riferimenti per andare oltre: tra l'uno e l'altro, una galassia di mezzo di sfumature, influenze e contaminazioni che continuano a fare della fantascienza l'infinito genere dell’infinito.
Un inganno verissimo, in fin dei conti: il trucco più plausibile e più spettacolare di tutti, il gioco dell'infinità per tornare in fondo al punto di partenza. Storie amazing, ma la meraviglia è sempre stata l'uomo: oggetto di studio di una scientifiction "inventata" nel 1926, ma anche prima di allora connaturata da sempre alla creatura di Dio e della materia. Andata così lontana da noi per tornare a noi, e parlarci fondamentalmente di noi. Non dei mondi, ma di chi abita questo. Non gli universi ma l'essere umano: tutte le sue forme fisiche e, tutte le declinazioni (im)possibili, le vite parallele e le realtà anche. C'è un'altra frase di Philip K. Dick. L'aveva pronunciata in una conferenza a Metz, ed è diventata l'intestazione della sua biografia-romanzo, Io sono vivo, voi siete morti di Emmanuel Carrère: «Molti sostengono di ricordare una vita passata. Io sostengo di ricordare un'altra, diversissima, vita presente».

giovedì 26 marzo 2026

Benvenuti nell'oscurità…


Ogni spazio narrativo evolve, e anche La Stanza di Antonio sente il bisogno di seguire la propria natura più autentica. Dopo mesi di letture, recensioni e riflessioni, ho deciso di imboccare una strada più definita, più affilata, più… da brividi!
Da oggi, perciò, questo blog darà quasi esclusivamente spazio a thriller, horror, noir e gialli: i generi che più mi appassionano, che (letteralmente) mi tengono sveglio la notte, che (metaforicamente parlando) mi fanno voltare pagina con il cuore in gola. Saranno loro il centro della mia attenzione, il cuore pulsante dei contenuti futuri.
Sia chiaro: gli altri generi letterari non scompariranno del tutto, ma avranno un ruolo più contenuto. Continuerò sia ad informarvi sulle novità editoriali, che a parlarne quando una storia saprà sorprendermi davvero o… quando un autore meriterà un riflettore speciale. Ma la direzione principale è questa: chiara e dichiarata!

✒️ Volete contribuire?
Se amate leggere e volete condividere le vostre recensioni (anche di altri generi), potete inviarle seguendo questo link. Troveranno spazio tra le mie pagine.
Questo cambiamento non è una chiusura, ma un modo per essere più sinceri, più riconoscibili, più appassionati. Chi resta, lo fa perché ama le storie che graffiano. Ed io non vedo l'ora di raccontarle…

[RECENSIONE] Emmanuel Carrère: I baffi

Emmanuel Carrère: I baffi

Titolo originale: La moustache
Formato: Kindle (1.1 MB)
Pagine: 141
Editore: Adelphi (27 febbraio 2020)
ASIN: B084ZR84KC
ISBN-13: 9788845982217

Data di acquisto: 6 settembre 2024
Letto dal 25 al 26 marzo 2026

▪️Sinossi
È quasi un capriccio, uno scherzo, quello di tagliarsi i baffi, da parte del protagonista di questo inquietante romanzo. Ma ci sono scherzi (Milan Kundera insegna) che possono avere conseguenze anche molto gravi. Il nostro non più baffuto eroe si troverà infatti proiettato di colpo, lui che voleva solo fare una sorpresa alla moglie, in un universo da incubo: perché tutti quelli che lo conoscono da anni, e la mo­glie per prima, affermano di non averli mai visti, quei baffi, e che dunque nella sua faccia niente è cambiato. Il mondo co­mincia allora ad apparirgli «fuor di squa­dra», e il confine tra la realtà e la sua immaginazione sempre più sfumato. Del­le due l'una: o è pazzo, o è vittima di un mostruoso complotto, ordito dalla moglie con la complicità di amici e colleghi, per convincerlo che è pazzo. Non gli resta che fuggire, il più lontano possibile. Ma ser­virà? O non è altro, la fuga stessa, che il punto di non ritorno? Per nessun lettore sarà facile ripensare a questo libro (in cui ritroviamo le atmosfere visionarie e paranoiche di quel Philip K. Dick sul quale Emmanuel Carrère ha scritto con illuminante finezza) senza un brivido di turba­mento.

▪️L'incipit del libro
«Che ne diresti se mi tagliassi i baffi?».
Agnès, che sfogliava una rivista sul divano, diede in una risata leggera, poi rispose: «Sarebbe una buona idea».
Lui sorrise. Sulla superficie dell'acqua, nella vasca dove indugiava, galleggiavano isolotti di schiuma disseminati di peletti neri. La barba gli cresceva ispida, costringendolo, se non voleva, la sera, ritrovarsi con il mento blu, a radersi due volte al giorno. Al risveglio sbrigava l'incombenza davanti allo specchio del lavandino, prima di farsi la doccia, ed era una semplice sequenza di gesti meccanici, priva di qualunque solennità. La sera, invece, quella corvée diventava un momento di relax che organizzava con cura, premurandosi di riempire la vasca incassata con il telefono della doccia perché il vapore non appannasse gli specchi che la circondavano, posando un bicchiere a portata di mano, quindi spalmandosi lungamente la schiuma sul mento, passando e ripassando il rasoio, attento a non toccare i baffi che dopo pareggiava con le forbici. Che dovesse o meno uscire e fare bella impressione, quel rito vespertino aveva il suo posto nell'equilibro della giornata, così come l'unica sigaretta che, da quando aveva smesso di fumare, si concedeva dopo pranzo. Il tranquillo piacere che ne ricavava era rimasto invariato dalla fine della sua adolescenza, la vita professionale l'aveva persino accresciuto e quando Agnès canzonava affettuosamente la sacralità di quelle sedute di rasatura lui ribatteva che in effetti era il suo esercizio zen, l'unico spazio di meditazione destinato alla conoscenza di sé e del mondo spirituale che gli lasciavano le sue futili ma impegnative attività di giovane quadro dinamico. Performante, lo correggeva Agnès, con ironica tenerezza.
Adesso aveva finito. Con gli occhi semichiusi, tutti i muscoli a riposo, si studiava la faccia allo specchio, divertendosi a esagerarne l'espressione di umida beatitudine e poi, cambiando a vista, di efficiente e determinata virilità. Un resto di schiuma gli era rimasto appiccicato all'angolo dei baffi. Aveva accennato all'ipotesi di raderli solo per scherzare, come a volte accennava a quella di tagliarsi i capelli cortissimi - li portava di media lunghezza, buttati all'indietro. «Cortissimi? Che orrore» protestava immancabilmente Agnès. «Con i baffi e il giubbotto di cuoio avresti l'aria di un finocchio».
«Potrei tagliarmi anche i baffi».
«A me con i baffi mi piaci» concludeva lei. A dire il vero, non l'aveva mai visto senza. Erano sposati da cinque anni.

▪️La mia recensione
"Lei disse che a prima vista tutto ciò sembrava impossibile, però forse capitava, a volte. Ma a chi? A nessuno, non conoscevano nessuno, non avevano sentito parlare di nessuno a cui fosse accaduto di credere di avere i baffi e non averli. Oppure, corresse, di credere che l'uomo che amiamo non li abbia quando invece li ha. No, non ne avevano mai sentito parlare. Ma non era follia, non erano pazzi, probabilmente si trattava di uno stato passeggero, una specie di allucinazione, forse l'inizio di un esaurimento nervoso".
In questo breve romanzo datato 1986, quasi un racconto lungo, Emmanuel Carrère prende un particolare quasi insignificante e ne fa una lenta discesa nella fragilità della mente umana. In poche pagine, infatti, il grande scrittore francese riesce a scrivere un horror in piena regola: pur non essendoci violenza, killer vari o colpi di scena finali, qui è tutto un crescendo di tensione psicologica sino all'assurdo gran finale. Il protagonista, appunto, dopo aver tagliato i baffi che ha portato per una decina d'anni, si aspetterebbe che l'adorata moglie, gli amici, i colleghi ed il mondo che lo circonda notino la differenza tra il prima ed il dopo la "pogonotomia", invece… niente! E quando lui chiede spiegazioni, si sente rispondere che lui non ha mai avuto i baffi! Da qui in poi parte tutto un vortice di situazioni assurde e disturbanti (una su tutte: tutte le foto che ha in casa lo ritraggono con i baffi) e dubbi esistenziali del protagonista su come lo vede la società che lo circonda e, in seconda battuta, su come lui ora percepisce il mondo: arriverà a chiedersi se quel che gli sta succedendo stia avvenendo realmente o e lui che sta diventando pazzo...
Carrère non dà spiegazioni (naturali o paranormali che siano) e non prende una posizione netta, ma lascia libero il lettore di farsi una sua idea. La sua scrittura è chiara, sintetica e molto "pirandelliana"; ogni volta che giri la pagina ti avvicini sempre di più al punto in cui il rito quotidiano della rasatura diventa una inquietante paranoia. Con l'irrazionale finale che, da solo, vale il prezzo del biglietto.
Un romanzo, perciò, adatto a chi ama le atmosfere thriller ed horror (anche se, come detto, questo libro è un'anomalia in questi due generi letterali).
📌 Voto: ⭐⭐⭐⭐⭐ (5 su 5)

martedì 24 marzo 2026

[RECENSIONE Francesca Giannone: La portalettere


Francesca Giannone: La portalettere

Formato: copertina flessibile
Pagine: 416
Editore: Casa Editrice Nord (10 gennaio 2023)
ISBN-13: 9788842934844

Data di acquisto: 17 marzo 2026
Letto dal 18 al 24 marzo 2026

▪️Sinossi
Italia, anni '30.
Un paesino del Sud. Una donna del Nord.
Un incontro che cambierà entrambi.
Salento, giugno 1934. A Lizzanello, un paesino di poche migliaia di anime, una corriera si ferma nella piazza principale. Ne scende una coppia: lui, Carlo, è un figlio del Sud, ed è felice di essere tornato a casa; lei, Anna, sua moglie, è bella come una statua greca, ma triste e preoccupata: quale vita la attende in quella terra sconosciuta? Persino a trent'anni da quel giorno, Anna rimarrà per tutti «la forestiera», quella venuta dal Nord, quella diversa, che non va in chiesa, che dice sempre quello che pensa. E Anna, fiera e spigolosa, non si piegherà mai alle leggi non scritte che imprigionano le donne del Sud. Ci riuscirà anche grazie all'amore che la lega al marito, un amore la cui forza sarà dolorosamente chiara al fratello maggiore di Carlo, Antonio, che si è innamorato di Anna nell'istante in cui l'ha vista. Poi, nel 1935, Anna fa qualcosa di davvero rivoluzionario: si presenta a un concorso delle Poste, lo vince e diventa la prima portalettere di Lizzanello. La notizia fa storcere il naso alle donne e suscita risatine di scherno negli uomini. «Non durerà», maligna qualcuno. E invece, per oltre vent'anni, Anna diventerà il filo invisibile che unisce gli abitanti del paese. Prima a piedi e poi in bicicletta, consegnerà le lettere dei ragazzi al fronte, le cartoline degli emigranti, le missive degli amanti segreti. Senza volerlo, ma soprattutto senza che il paese lo voglia, la portalettere cambierà molte cose, a Lizzanello. Quella di Anna è la storia di una donna che ha voluto vivere la propria vita senza condizionamenti, ma è anche la storia della famiglia Greco e di Lizzanello, dagli anni '30 fino agli anni '50, passando per una guerra mondiale e per le istanze femministe. Ed è la storia di due fratelli inseparabili, destinati ad amare la stessa donna.

▪️L'incipit del libro
Lizzanello (Lecce)
«Ãˆ morta la portalettere»!
La notizia si diffuse come un lampo lungo ogni strada e vicolo del paese.
«Figurati se quella è schiattata davvero», commentò donna Carmela, facendo capolino dalla porta con aria assonnata. L'alone nerastro del mascara del giorno prima le si era tutto addensato nelle pieghe sotto gli occhi.
«Pace all'anima sua», replicò la dirimpettaia in vestaglia, e si fece il segno della croce.
«Lo dicevano, che non stava bene», s'intromise un'altra dal balcone. «Non la si vedeva in giro da un pezzo».
«I bronchi, ho sentito», puntualizzò un donnone che stava spazzando l'uscio di casa.
«C'aveva la malattia dei portalettere», spiegò quella dal balcone. «Ferruccio, vi ricordate? Pure lui morì giovane».
Donna Carmela fece una smorfia. «Vado a stirare il vestito delle feste», disse. E rientrò.
In una casa non troppo distante, dove finiva il centro abitato e cominciava la distesa di ulivi, Giovanna se ne stava seduta al tavolo della cucina e versava lacrime su una cartolina datata 22 maggio 1936. La piegò in due, la infilò nell'incavo dei seni e uscì.

▪️La mia recensione
"Era convinta che l'amore non avesse bisogno di troppe stanze né di camere da chiudere a chiave: i primi anni di matrimonio li avevano trascorsi in un appartamento di tre locali e coi soffitti bassi, eppure erano stati felici, oh, se lo erano stati. Lo spazio fisico, quand'è troppo, aumenta anche la distanza tra i cuori: 'quando mai le principesse vivono felici nei castelli?' pensò".
Non è il mio genere, eppure La portalettere mi ha letteralmente rapito fin da subito. Si tratta di un romanzo storico e saga familiare che affronta i temi della memoria, dell'emancipazione femminile e della società del Sud Italia (nella fattispecie, del Salento) tra gli anni '30 ed i primissimi '60 del secolo scorso. Molto bello e toccante il breve cameo del mio paese (Salice Salentino) durante il bombardamento nel giorno della Fiera del 1943.
Fulcro del libro è Anna Allavena, genovese di nascita che, una volta arrivata a Lizzanello (in provincia di Lecce) al seguito del marito, sfida le norme sociali, culturali e l'arretratezza del profondo Sud dell'epoca. Per tutti sarà sempre "la forestiera" ma, allo stesso tempo, tra tensioni, segreti familiari e straordinari gesti di altruismo, diventerà il punto di riferimento, per la sua famiglia e per il paese intero.
"La forestiera", quindi, non si piegherà e non si adeguerà mai alle leggi non scritte del potere patriarcale tipico del Meridione: dirà sempre ciò che pensa e farà sempre ciò che vuole.
Molto belle le descrizioni della provincia leccese di quegli anni: la campagna salentina, insieme ai suoi simboli per eccellenza (olio e vino), non si limita a fare da sfondo alla storia di Anna, ma diventa quasi il cuore pulsante del libro stesso.
La scrittura di Francesca Giannone è molto scorrevole ed emozionante, il ritmo è sempre alto ed i dialoghi molto realistici. La spettacolare figura di Anna (una donna realmente esistita) è descritta con un carattere molto forte, determinato, dalla mente aperta e molto "avanti" per il suo tempo.
📌 Voto: ⭐⭐⭐⭐⭐ (5 su 5)

Perché questi 10 libri di Stephen King sono il modo migliore per scoprire (o riscoprire) il maestro dell'horror


Perché questi 10 libri di Stephen King sono il modo migliore per scoprire (o riscoprire) il maestro dell'horror
Ne ha scritti tanti, abbiamo scelto quelli da cui partire per adorarli tutti: una selezione curata dei nostri libri preferiti di Stephen King

👉 fonte: Wired

C'è un solo re dell'horror, e il suo nome è Stephen King. Un autore di romanzi così prolifico da avere firmato più di 67 libri nell'arco di oltre 50 anni di carriera. Capolavori divenuti classici del genere, ispiratori di innumerevoli film e trasposizioni in vari medium, in grado di imporsi nella cultura pop con immagini di clown assassini, mariti impazziti che brandiscono asce, influenze letali che spazzano via la civiltà.
Chi voglia avvicinarsi all'opera di King ha solo l'imbarazzo della scelta. Per aiutare a compiere i primi passi nell'universo kinghiano, abbiamo selezionato 10 tra i suoi migliori libri, avendo cura di spaziare dai primi, imperdibili capolavori che ne hanno definito la carriera, alle più recenti digressioni nel mondo dei thriller; includendo antologie e romanzi-fiume, ma anche un illuminante saggio autobiografico per scoprire il processo creativo e la vita dell'autore.
Una nota prima di lasciarvi alla lettura: i fan di lunga data noteranno subito una grande assenza, quella della saga della Torre Nera; ma sarebbe impossibile consigliare un singolo libro di quello che è un ciclo composto da 7 romanzi principali, vari racconti e spin-off a fumetti (per non parlare dei personaggi e delle easter egg che compaiono in quasi tutti gli altri romanzi di King).
Gli altri consigli per gli appassionati di lettura invece sono tutti nella nostra sezione dedicata: dai migliori saggi e libri degli ultimi giorni a quelli degli ultimi mesi e anni.

▪️IT
Cominciamo da qui: il romanzo-fiume di uno Stephen King nel pieno della sua forza creativa. Una storia che riunisce gli aspetti migliori della narrativa kinghiana e non li condensa, ma li espande su due linee temporali tra passato e presente: la storia di formazione, coraggio e amore dei ragazzini "perdenti" di Derry; la raffigurazione di una vita di periferia che nasconde al tempo stesso piccole meschinità e malvagità indicibili sotto un'apparenza sonnolenta; e ovviamente l'orrore puro che vive nelle fogne della città e assume, spesso e volentieri, l'aspetto del clown Pennywise. Continuando a terrorizzare generazioni di ragazzi… e di lettori.

L'ombra dello scorpione è un libro con due anime. La prima è una perfetta storia di fantascienza apocalittica, con tutto il gusto morboso della narrazione di un virus letale che sfugge al contenimento di un laboratorio, gli sforzi vani per contenerlo, e le vicende (e la morte) di un ampio cast di personaggi mentre la civiltà collassa. Non vi basta? Benissimo: mettiamoci la seconda anima, la storia di una battaglia tra le forze del bene, guidate dall'anziana e fragile Abagail Freemantle, e quelle del male, capitanate dal misterioso essere noto solo come Randall Flagg, l'uomo che cammina, che fa capolino in tanti altri libri di King.

▪️Misery
Ammettiamolo: Annie Wilkes è più terrificante di Pennywise. Perché, a differenza del clown assassino, la folle infermiera potrebbe esistere davvero. Ancor più oggi, in un mondo di fan e follower pronti a scagliarsi contro i propri autori preferiti al minimo passo falso. Paul Sheldon è l'autore di una fortunata serie di romanzi rosa che ha come protagonista l'eroina Misery. Un giorno resta coinvolto in un incidente automobilistico in cui troverebbe la morte se non fosse salvato proprio da Wilkes, la sua fan numero uno. L'infermiera si prende cura amorevolmente di Sheldon. Al passare dei giorni, però, quest'ultimo realizza di essere prigioniero di una donna instabile e pericolosa, pronta a torturarlo pur di leggere una nuova storia della sua eroina preferita. Quello che ne consegue è una discesa nella follia e nella disperazione, immortalata anche dall'eccelsa interpretazione di Kathy Bates nell'omonimo film degli anni '90.

Tra i tanti orrori scritti, ideati e sviscerati da Stephen King, quello descritto in Pet Semetary riesce a spiccare per crudeltà e assenza totale di qualsiasi speranza. Lo stesso King lo definisce come il libro che lo spaventa di più tra tutti quelli che ha scritto. Tutto ha inizio quando il gatto di famiglia di Louis Creed viene investito e ucciso da un camion. Sepolto in un vecchio cimitero indiano, il gatto ritorna in vita, ma c'è qualcosa che non va nel suo modo di comportarsi (e nel suo odore…). Mesi dopo, il figlio di due anni di Louis, Gage, resta vittima di un incidente simile. E la disperazione spinge Louis a prendere una decisione poco saggia.

Uno dei titoli più famosi di Stephen King deve in parte la sua fama al (giustamente) celebrato film di Stanley Kubrick. Nel romanzo, l'allora giovane King riesce a intrappolare tutti i propri demoni: la dipendenza dalle droghe, il terrore di perdere la ragione e di far male alla famiglia. Sono questi i demoni che infestano l'Overlook Hotel, portando alla follia il custode Jack Torrance durante un lungo e gelido inverno che non si concluderà prima di una splendida festa di morte.

▪️Carrie
La storia della giovane Carrie, repressa dalla madre ultra-religiosa e tormentata dalle compagne di classe, segna il primo passo nell'ascesa di King all'olimpo dell'horror statunitense. Il suo romanzo d'esordio resta uno dei migliori, il punto perfetto per iniziare a leggere e apprezzare l'universo e l'immaginario kinghiano, a cominciare dalla capacità di tratteggiare personaggi meschini che, nelle pieghe dei suburb americani, sfogano le proprie frustrazioni sui deboli e sugli innocenti. Sino a una clamorosa esplosione di revanche sovrannaturale.

▪️22/11/63
C'è chi ritiene che 11/22/63 sia l'ultimo vero capolavoro di King. Di certo questa storia di fantascienza basata su viaggi nel tempo ha un fascino innegabile fondato su due fattori principali: l'ambientazione di un'America di fine anni '50, e l'indulgente tentazione di cambiare la storia in meglio e chiedersi "cosa sarebbe successo se…?". Succede a Jake Epping, professore d'inglese che scopre, nel retrobottega di un piccolo ristorante, una porta che permette di viaggiare a ritroso nel tempo, sino al 1958. Una serie di tentativi di cambiare in meglio il presente lo spinge a prendere una decisione temeraria: cercherà di prevenire l'assassinio di John Fitzgerald Kennedy, e tutto ciò che ne è derivato, dalla guerra in Vietnam alla morte di Martin Luther King. Ma cambiare il passato non è semplice, e non è detto che le conseguenze siano interamente prevedibili.

King ha spesso flirtato con i thriller, ma è con Mr. Mercedes che inizia la sua prima, vera serie crime con personaggi ricorrenti. Qui facciamo per la prima volta conoscenza con Holly Gibney, destinata a diventare una detective privata nei libri successivi della serie, ma per ora semplice parente di una vittima di un serial killer, presa sotto l'ala di mentore dell'anziano detective Bill Hodges. Insieme, i due danno la caccia al folle omicida che si firma lasciando un'emoticon sul luogo del delitto.

Per scoprire lo Stephen King autore non c'è libro migliore della sua autobiografia; un libro che è anche un saggio sulla scrittura, sul processo creativo e sul segreto per trasporre in parole gli orrori indicibili dell'animo umano. King si racconta e racconta la propria arte, dagli inizi della carriera sino all'incontro ravvicinato con la morte nell'incidente stradale che lo ha coinvolto nel 1999.

▪️Scheletri
A intervalli regolari lungo tutta la sua carriera, King ha coltivato il vizio di pubblicare raccolte di racconti che sono condensati delle sue idee più brillanti; spesso precursori di romanzi più lunghi dedicati a temi analoghi. Difficile scegliere la raccolta migliore; in Stagioni diverse, ad esempio, ci sono i racconti che hanno ispirato i film Le ali della libertà e Stand by me. Tuttavia, Scheletri si merita un posto in qualsiasi libreria degli appassionati di King per un motivo molto semplice. Tra i tanti piccoli gioielli di questa antologia (inclusa la storia breve La scimmia) c'è anche The Jaunt, Il viaggio, racconto di weird sci-fi che descrive un teletrasporto che va molto, molto male. Resterà impresso nella vostra memoria, nel bene o nel male.

giovedì 19 marzo 2026

[RECENSIONE] David Foster Wallace: Da una parte e dall'altra


David Foster Wallace: Da una parte e dall'altra

Titolo originale: Here and There
Formato: cartaceo
Pagine: 52
Editore: GEDI News Network S.p.A. (9 marzo 2026)

Data di acquisto: 9 marzo 2026
Letto dal 18 al 19 marzo 2026

▪️Sinossi
Trovare un'etichetta per definire il lavoro di David Foster Wallace non è un'impresa facile. Di fatto, Wallace è diventato, ancora giovanissimo, un autore di culto nonostante l'innegabile complessità della sua opera. Il racconto qui proposto, Here and There, incluso nella raccolta Girl with Curious Hair (1989), è un testo dalla forte componente autobiografica, ma pienamente consonante per temi e stile con le opere maggiori.
La tecnica narrativa è decisamente innovativa, in quanto il testo si presenta come un dialogo continuo tra il neolaureato Bruce, la sua ex fidanzata e un anonimo terapista, in una sorta di esercizio di metafiction da cui emergono alcuni temi fondamentali per l'autore: la difficoltà di comunicazione tra le persone, l'inefficacia del linguaggio, la tendenza a erigere una barriera per proteggersi dai rapporti umani, il gap tra la fredda logica della scienza e l'elusività dell'interiorità e delle emozioni.
Wallace mostra in Here and There quanto spesso le relazioni tra le persone non funzionano, quanto spesso tutto finisce nel vuoto e nel fallimento, e il fatto che il protagonista del racconto, Bruce, condivida tante caratteristiche con l'autore non è privo di significato.

▪️L'incipit del libro
«La sua foto per me ha un sapore amaro. Alzino la mano quelli che sono disposti a credere che io bacio la sua foto. Lei non ci crederebbe, oppure la cosa la intristirebbe, anzi la farebbe arrabbiare, e direbbe non mi hai mai baciato nel modo in cui baci la mia foto dell'ultimo anno delle superiori amara di sostanze chimiche, i motivi per cui baci la mia foto dipendono tutti da te, non c'entrano con me».
«Non gli piaceva veramente baciarmi».
«Sul retro della foto, sotto i resti dello scotch biadesivo che avevo usato per attaccarla con cura alla parete della mia stanza quando andavo a scuola, sono scritte le parole: Ricevuta il 3 febbraio 1983; da quella data conservata gelosamente».
«Non gli piaceva baciarmi. Lo sentivo».

▪️La mia (brevissima) recensione
"Non posso contestare l'accusa che baciare una ragazza vivente in carne e ossa non sia la mia attività preferita nell'ambito dei rapporti maschio-femmina. Non è questione di essere schifiltosi, non c'entra niente col fatto, già notato da qualcuno, che baciare una persona significa in fondo succhiare un lungo tubo l'altra estremità del quale è piena di escrementi. Per me è una questione di stupidità. Mi sento stupido".
Questo racconto breve, compreso nella raccolta La ragazza dai capelli strani, fa vedere già alcune peculiarità dello stile di David Foster Wallace. La trama è incentrata su una coppia di studenti universitari intenti a dialogare, con un non meglio identificato psicanalista, sulla loro rottura come coppia. Ma lo fanno tramite un flusso continuo di frasi e contesti frammentati. Tutto quello che dicono i due protagonisti (Bruce e la sua ex ragazza) rimane quasi sospeso a mezz'aria e pronto a qualunque interpretazione. Ciò rende Da una parte e dall'altra, pur nella sua brevità, un flusso emotivo lungo e (volutamente) noioso.
📌 Voto: ⭐⭐⭐ (3 su 5)

mercoledì 18 marzo 2026

[RECENSIONE] Ashley Elston: La prima bugia vince


Ashley Elston: La prima bugia vince

Titolo originale: First Lie Wins
Formato: Kindle (1.0 MB)
Pagine: 353
Editore: Longanesi (3 settembre 2024)
ASIN: B0CZSKTK8R
ISBN-13: 9788830463042

Data di acquisto: 15 marzo 2026
Letto dal 15 al 17 marzo 2026

▪️Sinossi
Ci sono persone per cui mentire è facile, altre per cui è praticamente impossibile. Perché mentire è difficile, e una bugia non è mai isolata. Una ne richiama inevitabilmente un'altra, e poi un'altra ancora, e occorrono grande lucidità e freddezza per fare sì che lo scintillante ma fragile castello di carte che abbiamo eretto tra noi e gli altri non cada all'improvviso, rivelando una volta per tutte chi siamo. Poi ci sono persone per cui mentire è, semplicemente, un mestiere. E in questo Evie Porter è la migliore. Per questo Mr Smith, il suo misterioso datore di lavoro, fa ricorso alle sue doti quando la parte da recitare è quella di una ragazza dell'Alabama fidanzata di Ryan Sumner, il tipico ragazzo d'oro che chiunque vorrebbe sposare.
Peccato che sia la solita bugia e che Evie, come al solito, stia mentendo per carpire informazioni da un tutto sommato forse non così limpido Ryan. Peccato, perché la sua vittima questa volta è davvero carina e la vita che le promette è proprio il genere di esistenza che Evie ha solo potuto brevemente sognare di tanto in tanto leggendo qualche romanzo d'amore. In fondo si trova lì per fare il suo lavoro, in cui è così brava, e poi sparire.
Ma un giorno, durante una festa, le si avvicina la fidanzata di un amico di Ryan e sorridente le si presenta. Strano nome, il suo: Lucca.
Lucca Marino. Molto strano. Anche perché è il vero nome di Evie. Qualcuno almeno bravo quanto lei a mentire, improvvisamente, è sul terreno di gioco.
Ma il gioco, questa volta, qual è?

▪️L'incipit del libro
Si comincia con le piccole cose: uno spazzolino in più nel bicchiere sul lavandino, un cambio di biancheria nel cassetto più piccolo, i caricabatterie del telefono su entrambi i lati del letto… Poi queste piccole cose iniziano ad aumentare: un rasoio, una boccetta di collutorio, le pillole anticoncezionali che lottano per trovare spazio nella busta dei medicinali… Finché non si chiede più «Ti fermi a dormire?» ma «Cosa prepariamo per cena?».
Per quanto lo temessi, sembrava ormai un passo inevitabile.
Sarà anche la prima volta che vedo queste persone sedute al tavolo, gente che Ryan conosce da quando era piccolo, ma a nessuna di loro è sfuggito che sono già completamente entrata nella sua vita. Lo vedono da quegli impercettibili cambiamenti che una presenza femminile porta nella casa di un uomo, come un set di cuscini coordinati sul divano o il leggero profumo di gelsomino che emana il diffusore sulla libreria; quel genere di dettagli che ogni donna nota appena mette piede in una stanza.
Una voce parte dall'altro capo del tavolo, illuminato dalle candele, supera il centrotavola, definito da qualcuno «elegante ma audace», e rimane sospesa nell'aria davanti a me. «Evie… Che strano nome…».
Mi volto verso Beth, indecisa se rispondere a quella domanda che in realtà non lo è affatto.
«Sta per Evelyn. Era il nome di mia nonna».
Le altre ragazze si lanciano sguardi d'intesa, comunicando in silenzio all'altro capo del tavolo. Ogni mia risposta viene soppesata e valutata per essere discussa in seguito.
«Ah, bello!» squittisce Allison. «Anch'io ho preso il nome di mia nonna. Da dove hai detto che vieni?».
Non l’ho detto e lo sanno. Come uccelli da preda, continueranno a tormentarmi per tutta la sera finché non avranno le risposte che stanno cercando.

▪️La mia recensione
"Un vecchio proverbio dice: La prima bugia vince. Non si riferisce a quelle piccole bugie bianche che si possono magari dire sovrappensiero, ma alla bugia più importante; quella che cambia tutto, quella che si dice di proposito, che imposta tutto ciò che viene dopo. Quella a cui tutti credono. La prima bugia dev'essere la più grande, la più importante. Quella che non si può non dire".
Devo dire che questo romanzo mi ha un po' deluso (o forse ero io che son partito con altre aspettative?): La prima bugia vince è un thriller decisamente leggerino e senza il… thriller!
Il romanzo di debutto dell'americana Ashley Elston affronta il tema delle false identità, delle manipolazioni psicologiche e dei segreti individuali e familiari. Evie Porter, che lavora per conto del misterioso Mr. Smith, entra (letteralmente) nelle vite degli altri con lo scopo di reperire informazioni… per poi sparire nel nulla, assumere una nuova identità e ricominciare una muova missione da qualche altra parte. Niente di nuovo, quindi: di libri e film con questa trama ce ne sono a bizzeffe!
In questo caso, però, la novità è proprio la figura della protagonista: Evie oltre che essere uno strumento al soldo di Mr. Smith, lotta anche per proteggere la sua vera identità e la sua stessa vita.
La prima bugia vince, costruito su due piani temporali (il passato recente ed il presente della protagonista), ha momenti di calma apparente e momenti in cui il ritmo si alza di botto e succede di tutto. Ma, andando con ordine, vi dico subito cosa mi è piaciuto di questo libro:
- Evie Porter è una donna che la vita ha reso fragile e facilmente manipolabile; eppure, una volta messa alle strette, riesce a trasformarsi in scaltra cacciatrice e manipolatrice a sua volta;
- I capitoli brevi ma intensi riescono a non far perdere il filo della trama tra i continui salti temporali;
- Molto bello il "balletto" delle diverse identità della protagonista: sino alla fine ti resta sempre il dubbio su chi lei sia realmente (lei stessa, quando parla di sé, mischia costantemente fatti personali reali con episodi inventati sul momento).
E quindi, cosa non mi ha convinto? Ecco qui:
- Come ho detto all'inizio non è un thriller vero e proprio;
- Il modo di agire di Eve (osservare e studiare le sue "vittime", infiltrarsi nelle loro vite e carpirgli le informazioni richieste da Mr. Smith) alla lunga diventa una costante prevedibile e ripetitiva;
- Personaggi tutti stereotipati;
- Personaggi secondari o di contorno che, ad un certo punto, "entrano" nella storia e poi "escono" senza alcun motivo o spiegazione valida;
- La vera identità del fantomatico Mr. Smith non è poi così difficile da svelare (ragionandoci su e cogliendo gli indizi presenti ci si arriva);
- Alcuni rapporti tra i personaggi son un po' troppo forzati: tenuto conto del tema del libro (l'inganno), possibile che alcuni ripongano subito la loro fiducia in una giovane donna che neanche conoscono?
Insomma, La prima bugia vince si legge con rapidità (2-3 giorni al massimo) ma, come dico sempre io in questi casi, non è un romanzo memorabile e non rinnova il genere. Però, e lo riconosco, Ashley Elston ha tutte le potenzialità per fare bene…
📌 Voto: ⭐⭐⭐ (3 su 5)

martedì 17 marzo 2026

Dal libro allo schermo: "L'uomo nell’alto castello" di Philip K. Dick


Dal libro allo schermo: L'uomo nell'alto castello di Philip K. Dick
Dal libro di Philip K. Dick alla serie TV di successo: L'uomo nell'alto castello immagina un mondo in cui l'Asse ha vinto la Seconda guerra mondiale e riflette su potere, storia e libertà

👉 fonte: Libreriamo

Quando nel 1962 Philip K. Dick pubblicò L'uomo nell'alto castello (noto anche in Italia con il titolo La svastica sul sole), propose una delle ucronie più celebri della letteratura contemporanea: un mondo alternativo in cui le potenze dell'Asse hanno vinto la Seconda guerra mondiale. Il romanzo immagina un pianeta dominato dal Reich nazista e dall'Impero giapponese, con gli Stati Uniti divisi tra le due potenze e una zona neutrale nelle Montagne Rocciose.
L'opera, vincitrice del Premio Hugo nel 1963, non è soltanto un esercizio di fantasia politica. Dick usa l'idea della storia alternativa per interrogarsi su temi profondi: il rapporto tra realtà e percezione, il potere delle narrazioni storiche e la fragilità delle libertà politiche.
Nel libro la vicenda si svolge nel 1962, in una California occupata dall'Impero giapponese mentre la costa orientale degli Stati Uniti è controllata dalla Germania nazista. I personaggi principali vivono in un mondo dove la cultura americana è diventata un oggetto esotico o un ricordo del passato.
Tra le figure più importanti troviamo: Nobusuke Tagomi, alto funzionario giapponese impegnato a evitare una guerra tra nazisti e giapponesi. Robert Childan, commerciante di oggetti dell'America prebellica. Frank Frink e Juliana, personaggi legati alla resistenza e alla ricerca della verità.
Un elemento centrale della storia è il misterioso romanzo La cavalletta non si alzerà più, scritto da Hawthorne Abendsen,  "l'uomo nell'alto castello". In quel libro si racconta un mondo alternativo in cui gli Alleati hanno vinto la guerra. Questa idea crea un affascinante gioco di specchi: dentro la realtà distopica del romanzo esiste un'altra realtà possibile.
Il libro utilizza inoltre l'I Ching, antico testo cinese di divinazione, che molti personaggi consultano per prendere decisioni. Lo stesso Dick dichiarò di aver usato questo oracolo durante la scrittura del romanzo.
Dal romanzo è stata tratta la serie televisiva The Man in the High Castle, prodotta da Amazon Studios con Ridley Scott tra i produttori esecutivi. Il pilot è stato distribuito nel 2015 e la serie è proseguita per quattro stagioni fino al 2019.
La serie mantiene la stessa premessa narrativa del romanzo: un mondo dominato da nazisti e giapponesi dopo la vittoria dell'Asse. Gli Stati Uniti risultano divisi in tre territori principali: la costa orientale sotto il Grande Reich nazista, la costa occidentale controllata dall'Impero giapponese, una zona neutrale nelle Montagne Rocciose.
La trama televisiva segue diversi personaggi che entrano in contatto con misteriose pellicole cinematografiche in cui appare una realtà diversa, dove gli Alleati hanno vinto la guerra.
Pur partendo dallo stesso universo narrativo, il romanzo e la serie divergono in diversi aspetti importanti. Nel libro di Dick la storia è molto più filosofica e concentrata sulla percezione della realtà e sul ruolo del caso. L'uso dell'I Ching è centrale e influenza profondamente il comportamento dei personaggi.
La serie televisiva invece amplia la trama trasformandola in un racconto più epico e politico. Alcuni personaggi assumono un ruolo molto più importante, come Juliana Crain, che diventa la protagonista principale, mentre nel romanzo è solo uno dei personaggi tra molti.
Un'altra differenza riguarda il misterioso testo dell'uomo nell'alto castello. Nel romanzo è un libro, mentre nella serie diventa una serie di filmati che mostrano realtà alternative. Questa scelta rende visivamente più potente il contrasto tra i mondi possibili.
Anche l'universo narrativo viene ampliato. La serie introduce più azione, intrighi politici e un conflitto diretto tra resistenza e regime nazista, mentre il romanzo resta più ambiguo e riflessivo.
Nonostante le differenze, la serie mantiene lo spirito dell'opera di Dick: l'idea che la storia non sia una linea inevitabile ma un fragile equilibrio di possibilità.
L'uomo nell'alto castello continua a essere una delle ucronie più influenti della letteratura moderna e la serie televisiva ha contribuito a riportare l'attenzione su questo romanzo, mostrando quanto le domande sollevate da Dick, sul potere, sulla verità e sulla libertà, restino sorprendentemente attuali.

domenica 15 marzo 2026

[RECENSIONE] Bill Clinton e James Patterson: La presidente


Bill Clinton e James Patterson: La presidente

Titolo originale: The First Gentleman
Formato: Kindle (850 KB)
Pagine: 421
Editore: Longanesi (25 novembre 2025)
ASIN: B0DTQCGL11
ISBN-13: 9788830464872

Data di acquisto: 28 febbraio 2026
Letto dall'11 al 15 marzo 2026

▪️Sinossi
Brentwood, New Hampshire. Una Chevrolet Suburban blindata avanza tra la folla che urla e sventola cartelloni. All'interno della vettura, una donna e un uomo, seduti una accanto all'altro, studiano la situazione, chiedendosi come finirà quella giornata che cambierà il futuro di entrambi. Lei si chiama Madeline Parson Wright ed è la presidente degli Stati Uniti d'America. Lui è Cole Wright, suo marito. Presunto omicida.
Tutti si stanno chiedendo la stessa cosa: davvero il first gentleman è un assassino? Davvero ha ucciso una ragazza? C'è chi non ha alcun dubbio ed è convinto di conoscere la verità. Una verità che macchierebbe in modo indelebile la carriera, ma soprattutto la vita della donna più potente e influente del mondo. Per quella folla urlante l'uomo è colpevole, e deve pagare per aver commesso il più orribile dei crimini.
E poi ci sono due giornalisti che non hanno paura di scavare a fondo e di immergersi in un gorgo fatto di ombre, di intrighi e di politica spregiudicata…

▪️L'incipit del libro
Brentwood, New Hampshire
Cole Wright è sul sedile posteriore di una Chevrolet Suburban nera blindata, una delle tre di un convoglio che sfreccia lungo la Route 125, nella regione costiera del New Hampshire.
Due volanti verde scuro della polizia di Stato, con i lampeggianti accesi, guidano il corteo, che per l'occasione è di dimensioni ridotte. La limousine presidenziale - the Beast - è rimasta all'aeroporto, insieme alla squadra del Secret Service, al personale di supporto, ai furgoni delle televisioni e a un'ambulanza completamente attrezzata.
A tre anni dalle elezioni, Cole si emoziona ancora nel vedere il traffico aprirsi come per magia, pur sapendo che è per la comodità e la sicurezza della donna seduta accanto a lui: sua moglie, Madeline Parson Wright, la presidente degli Stati Uniti.
Lui è solo il first gentleman.
La pioggia leggera schizza sui finestrini antiproiettile. L'agente accelera sulla strada a due corsie.
«Due minuti» dice Burton Pearce, capo di gabinetto della presidente. Se ne sta su un sedile ribaltabile di fronte alla coppia presidenziale. È pallido e serio, e indossa uno dei suoi tanti completi grigi identici. Il Fantasma Grigio, così lo chiamano gli altri membri dello staff. La presidente annuisce senza alzare lo sguardo.

▪️La mia recensione
"Qualcuno potrebbe cercare di sabotarti. Qualcuno a cui non dispiacerebbe se il tuo primo mandato fosse anche l'ultimo".
La presidente, terzo romanzo scritto dalla collaudatissima coppia formata dall'ex presidente Bill Clinton e dal maestro dei thriller James Patterson, è un thriller politico-giudiziario con tutti i cliché del genere: alta tensione, ritmo, intrigo e ricerca della verità. In più, e qui si vede l'apporto dato dall'ex presidente, c'è una totale e credibilissima descrizione degli ingranaggi della politica statunitense.
La trama, vicinissima ai precedenti Il presidente è scomparso e La figlia del presidente, è sostanzialmente questa: il marito della presidente degli Stati Uniti, prima donna a ricoprire questa carica, è accusato di un efferato omicidio avvenuto moltissimi anni prima. Nel frattempo, con la presidente già impegnata con il programma elettorale da portare avanti, qualcuno trama nell'ombra perché si vuole che il verdetto che uscirà da quel processo abbia pesanti ripercussioni proprio sul prosieguo del mandato presidenziale…
Iniziamo col dire che non c'è una sola location ma tante. Su tutte spiccano la Casa Bianca ed il New Hampshire (dove si svolge il processo), creando un bel contrasto tra il trambusto del "circo" politico-mediatico del primo e la relativa calma piatta del secondo.
Inoltre, il personaggio di Madeline Parson Wright (la Presidente del titolo) è decisamente lontano da quello che ci si aspetterebbe: fiera e coraggiosa presidente sì, ma anche donna piena di dubbi e, a volte, insicurezze.
I temi principali del romanzo sono:
- la precarietà del potere: emblematica la figura della presidente costantemente obbligata a destreggiarsi tra alleati non sempre affidabili, opposizione ed accordi da portare a casa a qualunque costo;
- sovraesposizione mediatica: innanzitutto vedremo come la notorietà e la vita privata del "first gentleman" saranno travolte, manipolate e distorte in pochissimo tempo e, in seconda battuta, assisteremo anche alla immancabile "trasmutazione" dello scandalo in questione politica.
La presidente è il classico romanzo per gli appassionati di gialli politici e giudiziari. È una storia piena zeppa di suspense e che si regge sull'incertezza e sulla dinamica dei giochi di potere. L'unico aspetto che mi ha un po' deluso riguarda il finale: troppo sbrigativo! Succede tutto (letteralmente) solo nelle ultimissime pagine.
La "mano" di James Patterson si nota nei capitoli brevi ma intensi, nei colpi di scena a ripetizione e nei dialoghi molto scarni ma funzionali all'andamento della storia. L'apporto dell'ex presidente, invece, si vede molto nella descrizione e nei particolari della "macchina politica". La somma di queste due firme "a stelle e strisce" ci regala un thriller che si legge molto rapidamente e, soprattutto, che invita a riflettere. E non poco.
Non è un libro verità, non è un libro che stravolge il genere ma, forse proprio per questo, si lascia leggere perfettamente (in realtà sembra quasi di assistere ad un film).
📌 Voto: ⭐⭐⭐⭐ (4 su 5)

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Leggi anche:

sabato 14 marzo 2026

[RECENSIONE] Tiziano Sclavi: Zardo


Tiziano Sclavi: Zardo

Autore: Tiziano Sclavi
Disegni e copertina: Emiliano Mammucari
Colori: Luca Saponti

Formato: cartonato a colori (22x29,7 cm)
Pagine: 64
Editore: Sergio Bonelli Editore (11 giugno 2020)
ISBN: 9788869614842

Data di acquisto: 13 marzo 2026
Letto il 14 marzo 2026

▪️Sinossi
Un omicidio, un corpo da occultare, una notte senza fine, per un racconto fulminante, affilato come una lama, magistralmente illustrato da Emiliano Mammucari. Una storia cupa e senza via d'uscita, adattata da Tiziano Sclavi a partire dal suo romanzo Nero..
Chi è Zardo? Una domanda semplice, che annega inesorabilmente nella complessità dell'incubo. Federico, lasciandosi convincere dalla sua nuova compagna Francesca, si reca a casa dell'ex ragazzo di lei. Lo trova morto, certamente ammazzato e, sospettando che possa essere stata Francesca, decide di far sparire il cadavere. Ma un investigatore privato ha visto tutto. È l'inizio di una serie di fughe, ricatti e rivelazioni…

▪️La mia (brevissima) recensione
Zardo è il classico noir "alla Sclavi": un fumetto decisamente particolare, ironico, illogico ed avvincente allo stesso tempo. Tutto ruota attorno ad Federico, un giovane disilluso e perdutamente innamorato della sua nuova compagna Francesca Mai che, di punto in bianco (siamo sicuri…?) si ritrova invischiato in una storia assurda e fuori da ogni regola: scambi di persona, cadaveri che spariscono e poi ricompaiono, investigatori privati che si comportano da criminali, la dolce Francesca che, sotto sotto, non è mica tanto dolce. Insomma, cose così… Non è Dylan Dog ma le atmosfere sono quelle.
Le tavole di Mammucari son spettacolari, i colori Saponti donano un senso di alterazione della realtà.
📌 Voto: ⭐⭐⭐⭐⭐ (5 su 5)

La classifica dei libri più venduti



Dati relativi alla settimana dal 2 all'8 marzo 2026 (Fonte: TuttoLibri del 14 marzo 2026):

1. Niccolò Ammaniti - Il custode
2. Iliana Xander - Love, mom. Vuoi sapere un segreto?
3. Stefania Auci - L'alba dei Leoni
4. A.V. - Kpop Demon Hunters. Per i fan! Libro ufficiale
5. Roberto Costantini - L'amore non basta. Una nuova indagine del commissario Balistreri
6. Stefania S. - Cuori magnetici. Love me love me, vol. 1
7. Aldo Cazzullo - Francesco. Il primo italiano
8. Dario Ferrari - L'idiota di famiglia
9. Florence Knapp - Tre nomi
10. Luca Bianchini - Le ragazze di Tunisi

venerdì 13 marzo 2026

Reacher 4, lo spin-off spianerà la strada alla nuova stagione con Alan Ritchson?


Reacher 4, lo spin-off spianerà la strada alla nuova stagione con Alan Ritchson?
Sia lo spin-off che la quarta stagione della serie Prime Video sono attesi per il debutto entro quest'anno con Ritchson che dovrebbe avere un piccolo ruolo nella nuova estensione

👉 fonte: Movie Player

Sarà sicuramente un grande anno per Prime Video, che spera nel record di visualizzazioni grazie alla quarta stagione di Reacher e tenterà il colpaccio anche con lo spin-off già annunciato.
La finestra di lancio della quarta stagione della serie con Alan Ritchson è stata confermata, il che evidenzia perfettamente perché lo spin-off Neagley sarà molto importante per il franchise.
Come confermato dal dietro le quinte di Neagley, Alan Ritchson riprenderà il ruolo di Jack Reacher nella nuova estensione del franchise. La sua sarà probabilmente una parte minore, mentre Maria Sten nei panni di Neagley sarà la protagonista assoluta.
Dato che lo spin-off e la quarta stagione di Reacher usciranno a breve distanza l'uno dall'altro, è probabile, anzi quasi scontato, che il primo fungerà da naturale introduzione al secondo.
La quarta stagione di Reacher non ha ancora una data di uscita ufficiale. Tuttavia, Alan Ritchson ha annunciato una finestra di lancio per il ritorno della serie, confermando che tornerà nel 2026. Considerando che le riprese sono terminate, questa notizia non dovrebbe sorprendere affatto.
Tuttavia, ciò che rende così affascinante la finestra di lancio confermata per la quarta stagione di Reacher è che promette che quest'anno avremo due nuovi prodotti legati al franchise. Infatti, anche l'entusiasmante spin-off Neagley è previsto per il 2026.
Come la quarta stagione di Reacher, anche lo spin-off non ha una data di uscita ufficiale. Tuttavia, le riprese dello show sono terminate nel giugno 2025 e la sua premiere era prevista prima della quarta stagione di Reacher. Le ultime notizie suggeriscono che lo spin-off potrebbe debuttare nell'estate del 2026, mentre la quarta stagione della serie potrebbe arrivare su Prime Video verso la fine dell'anno.
La terza stagione di Reacher si conclude con uno scontro finale che chiude la missione sotto copertura di Jack Reacher contro una rete di traffico d'armi guidata dal criminale Xavier Quinn. Nel finale, Reacher e i suoi alleati della DEA smascherano definitivamente l'organizzazione e salvano Teresa.
Come spesso accade nella serie, Reacher non resta: recupera una moto e riparte da solo verso un'altra destinazione, lasciando intendere che continuerà a intervenire contro chi abusa del proprio potere.