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"Un bel libro, Marcus, non si valuta solo per le sue ultime parole, bensì sull'effetto cumulativo di tutte le parole che le hanno precedute. All'incirca mezzo secondo dopo aver finito il tuo libro, dopo averne letto l'ultima parola, il lettore deve sentirsi pervaso da un'emozione potente; per un istante, deve pensare soltanto a tutte le cose che ha appena letto, riguardare la copertina e sorridere con una punta di tristezza, perché sente che quei personaggi gli mancheranno. Un bel libro, Marcus, è un libro che dispiace aver finito". [Joël Dicker in "La verità sul caso Harry Quebert"]

martedì 24 marzo 2026

Francesca Giannone: La portalettere


Francesca Giannone: La portalettere

Formato: copertina flessibile
Pagine: 416
Editore: Casa Editrice Nord (10 gennaio 2023)
ISBN-13: 9788842934844

Data di acquisto: 17 marzo 2026
Letto dal 18 al 24 marzo 2026

▪️Sinossi
Italia, anni '30.
Un paesino del Sud. Una donna del Nord.
Un incontro che cambierà entrambi.
Salento, giugno 1934. A Lizzanello, un paesino di poche migliaia di anime, una corriera si ferma nella piazza principale. Ne scende una coppia: lui, Carlo, è un figlio del Sud, ed è felice di essere tornato a casa; lei, Anna, sua moglie, è bella come una statua greca, ma triste e preoccupata: quale vita la attende in quella terra sconosciuta? Persino a trent'anni da quel giorno, Anna rimarrà per tutti «la forestiera», quella venuta dal Nord, quella diversa, che non va in chiesa, che dice sempre quello che pensa. E Anna, fiera e spigolosa, non si piegherà mai alle leggi non scritte che imprigionano le donne del Sud. Ci riuscirà anche grazie all'amore che la lega al marito, un amore la cui forza sarà dolorosamente chiara al fratello maggiore di Carlo, Antonio, che si è innamorato di Anna nell'istante in cui l'ha vista. Poi, nel 1935, Anna fa qualcosa di davvero rivoluzionario: si presenta a un concorso delle Poste, lo vince e diventa la prima portalettere di Lizzanello. La notizia fa storcere il naso alle donne e suscita risatine di scherno negli uomini. «Non durerà», maligna qualcuno. E invece, per oltre vent'anni, Anna diventerà il filo invisibile che unisce gli abitanti del paese. Prima a piedi e poi in bicicletta, consegnerà le lettere dei ragazzi al fronte, le cartoline degli emigranti, le missive degli amanti segreti. Senza volerlo, ma soprattutto senza che il paese lo voglia, la portalettere cambierà molte cose, a Lizzanello. Quella di Anna è la storia di una donna che ha voluto vivere la propria vita senza condizionamenti, ma è anche la storia della famiglia Greco e di Lizzanello, dagli anni '30 fino agli anni '50, passando per una guerra mondiale e per le istanze femministe. Ed è la storia di due fratelli inseparabili, destinati ad amare la stessa donna.

▪️L'incipit del libro
Lizzanello (Lecce)
«È morta la portalettere»!
La notizia si diffuse come un lampo lungo ogni strada e vicolo del paese.
«Figurati se quella è schiattata davvero», commentò donna Carmela, facendo capolino dalla porta con aria assonnata. L'alone nerastro del mascara del giorno prima le si era tutto addensato nelle pieghe sotto gli occhi.
«Pace all'anima sua», replicò la dirimpettaia in vestaglia, e si fece il segno della croce.
«Lo dicevano, che non stava bene», s'intromise un'altra dal balcone. «Non la si vedeva in giro da un pezzo».
«I bronchi, ho sentito», puntualizzò un donnone che stava spazzando l'uscio di casa.
«C'aveva la malattia dei portalettere», spiegò quella dal balcone. «Ferruccio, vi ricordate? Pure lui morì giovane».
Donna Carmela fece una smorfia. «Vado a stirare il vestito delle feste», disse. E rientrò.
In una casa non troppo distante, dove finiva il centro abitato e cominciava la distesa di ulivi, Giovanna se ne stava seduta al tavolo della cucina e versava lacrime su una cartolina datata 22 maggio 1936. La piegò in due, la infilò nell'incavo dei seni e uscì.

▪️La mia recensione
"Era convinta che l'amore non avesse bisogno di troppe stanze né di camere da chiudere a chiave: i primi anni di matrimonio li avevano trascorsi in un appartamento di tre locali e coi soffitti bassi, eppure erano stati felici, oh, se lo erano stati. Lo spazio fisico, quand'è troppo, aumenta anche la distanza tra i cuori: 'quando mai le principesse vivono felici nei castelli?' pensò".
Non è il mio genere, eppure La portalettere mi ha letteralmente rapito fin da subito. Si tratta di un romanzo storico e saga familiare che affronta i temi della memoria, dell'emancipazione femminile e la società del Sud Italia (nella fattispecie, del Salento) tra gli anni '30 ed i primissimi '60 del secolo scorso. Molto bello e toccante il breve cameo del mio paese (Salice Salentino) durante il bombardamento nel giorno della Fiera del 1943.
Fulcro del libro è Anna Allavena, genovese di nascita che, una volta arrivata a Lizzanello (in provincia di Lecce) al seguito del marito, sfida le norme sociali, culturali e l'arretratezza del profondo Sud dell'epoca. Per tutti sarà sempre "la forestiera" ma, allo stesso tempo, tra tensioni, segreti familiari e straordinari gesti di altruismo, diventerà il punto di riferimento, per la sua famiglia e per il paese intero.
"La forestiera", quindi, non si piegherà e non si adeguerà mai alle leggi non scritte del potere patriarcale tipico del Meridione: dirà sempre ciò che pensa e farà sempre ciò che vuole.
Molto belle le descrizioni della provincia leccese di quegli anni: la campagna salentina, insieme ai suoi simboli per eccellenza (olio e vino), non si limita a fare da sfondo alla storia di Anna, ma diventa quasi il cuore pulsante del libro stesso.
La scrittura di Francesca Giannone è molto scorrevole ed emozionante, il ritmo è sempre alto ed i dialoghi molto realistici. La spettacolare figura di Anna (una donna realmente esistita) è descritta con un carattere molto forte, determinato, dalla mente aperta e molto "avanti" per il suo tempo.
📌 Voto: 🏅🏅🏅🏅🏅 (5 su 5)

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