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"Un bel libro, Marcus, non si valuta solo per le sue ultime parole, bensì sull'effetto cumulativo di tutte le parole che le hanno precedute. All'incirca mezzo secondo dopo aver finito il tuo libro, dopo averne letto l'ultima parola, il lettore deve sentirsi pervaso da un'emozione potente; per un istante, deve pensare soltanto a tutte le cose che ha appena letto, riguardare la copertina e sorridere con una punta di tristezza, perché sente che quei personaggi gli mancheranno. Un bel libro, Marcus, è un libro che dispiace aver finito". [Joël Dicker in "La verità sul caso Harry Quebert"]

venerdì 13 marzo 2026

"Laboriose inezie": torna in libreria l'opera di Manganelli per riscoprire la gioia della lettura


Laboriose inezie: torna in libreria l'opera di Manganelli per riscoprire la gioia della lettura
Scopri il capolavoro in cui Giorgio Manganelli trasfigura la critica in pura invenzione, rendendo ogni recensione dei classici un'avventura letteraria senza confini

👉 fonte: LibreriAmo

Una notizia che farà felici i bibliofili e amanti della grande letteratura: il libro Laboriose inezie di Giorgio Manganelli torna finalmente disponibile in libreria dal 13 marzo grazie ad Adelphi. Un libro che mescola intelligenza e ironia capace di "stordire" ancora oggi anche il lettore più esperto.
Laboriose inerzie intreccia una preziosa selezione di recensioni che Manganelli dedicò, circa quarant'anni fa, ai pilastri della letteratura europea. Già nel titolo, intriso di quell'ironia provocatoria che è la sua firma, si riflette l'anima dell'autore: qui la critica abbandona i binari del convenzionale per farsi stile puro. Tra queste righe, l'analisi si metamorfosa in narrazione e il commento critico fiorisce in letteratura vera e propria, trasformando ogni divagazione linguistica in un piccolo saggio d'invenzione.
In un'epoca che corre veloce, dove la critica letteraria sembra spesso ridursi a un frettoloso "mi piace" o a una stellina su un portale online, riscoprire la voce di Manganelli significa tornare a respirare l'aria purissima della letteratura intesa come gioco, come menzogna necessaria e, soprattutto, come "laboriosa inezia".
"Non v'è nulla di più futile della recensione", scriveva Manganelli con quella sua tipica, irridente autodenigrazione. Eppure, proprio in questa dichiarazione di futilità risiede il segreto della sua grandezza. Per il Manga, il recensore non è un giudice severo né un pedagogo noioso, ma il "buffone del buffone". In queste pagine, che raccolgono interventi apparsi tra la fine degli anni Sessanta e la metà degli Ottanta, la recensione smette di essere un servizio informativo per farsi genere letterario autonomo.
Manganelli non ci spiega i libri: li evoca. Li tratta come spettri, come divinità capricciose, come territori inesplorati in cui perdersi con voluttà. Leggere Laboriose inezie è come partecipare a un banchetto dove ogni piatto è una sorpresa linguistica, un artificio barocco che celebra la potenza della parola.
Il volume ci accompagna in un itinerario vertiginoso. Manganelli attraversa i secoli con la disinvoltura di un viaggiatore nel tempo. Lo vediamo dialogare con gli inni omerici, smontare e rimontare le Metamorfosi di Ovidio, perdersi nelle selve dantesche o interrogare il mistero del Don Chisciotte.
Ma la sua curiosità non si ferma ai classici canonici. Con la stessa passione con cui analizza Manzoni o Leopardi, Manganelli si china su testi apparentemente minori o popolari, come il Pinocchio di Collodi (da lui amatissimo) o le pagine di Edmondo De Amicis. Per lui, ogni libro è un "cristallo dalle innumerevoli facce": identico e diverso a ogni lettura, insondabile eppure terribilmente concreto nel suo piacere verbale.
In perfetto stile Manganelli, questo libro ci insegna, prima di tutto, che non c'è nulla da imparare, almeno non nel senso scolastico o utilitaristico del termine. Tuttavia, proprio in questa "inutilità" risiede la sua lezione più profonda.
Per Manganelli la lettura è un "gioco serio": leggere non è un dovere civico o un modo per "diventare persone migliori", ma un'avventura dell'intelletto. Il libro è un giocattolo sofisticato, una macchina celibe che produce piacere, sgomento e meraviglia. Ci libera dall'ossessione del "messaggio" a tutti i costi, restituendoci la gioia del testo come puro artificio.
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