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"Un bel libro, Marcus, non si valuta solo per le sue ultime parole, bensì sull'effetto cumulativo di tutte le parole che le hanno precedute. All'incirca mezzo secondo dopo aver finito il tuo libro, dopo averne letto l'ultima parola, il lettore deve sentirsi pervaso da un'emozione potente; per un istante, deve pensare soltanto a tutte le cose che ha appena letto, riguardare la copertina e sorridere con una punta di tristezza, perché sente che quei personaggi gli mancheranno. Un bel libro, Marcus, è un libro che dispiace aver finito". [Joël Dicker in "La verità sul caso Harry Quebert"]

mercoledì 6 maggio 2026

National Geographic Italia - maggio 2026


National Geographic Italia - maggio 2026
Vol. 57, n. 5
6,90 euro

In copertina: La stele dalla Madonna della Lettera svetta dal 1934 sul porto di Messina. Sullo sfondo la costa calabrese, a poco più di tre chilometri di distanza.

▪️Vivere sullo Stretto. Da decenni convivono con lo spettro di un ponte che forse non verrà mai costruito, ma che cosa accomuna davvero gli abitanti dello Stretto di Messina?
▪️Sotto lo Stretto. Un tratto di mare unico, ricco di biodiversità, ma ancora poco studiato.
▪️I segreti delle api. Sapevamo che aiutano a nutrire il pianeta, ma ora scopriamo che sono anche molto più abili, e intelligenti, di quanto pensassimo.
▪️Mohenjo-daro. Questa metropoli di 5.000 anni fa sulle sponde dell'Indo, in Pakistan, non smette di stupire gli archeologi.
▪️Sei milioni in marcia. La più grande migrazione di mammiferi al mondo è stata documentata dopo decenni nel Sud Sudan. Siamo in tempo per preservarla?
▪️Il nuovo lago d'Aral. Simbolo dei disastri ambientali, oggi è un banco di prova per la resilienza umana.
▪️La libertà corre su due ruote. Il fotografo Brian Finke  ha seguito un gruppo di ciclisti fuori dagli schemi deciso a riprendersi le strade di New York.
▪️Perché il fondo dell'Oceano Meridionale è come una macchina del tempo. Per studiare gli antichi ecosistemi marini, Cristian Lagger esplora alcuni dei luoghi più freddi ed inaccessibili del pianeta.
▪️I palazzi del futuro hanno radici che affondano nei boschi. Il legno, sostenibile e rinnovabile, è sempre più affidabile anche per costruire grandi edifici.

14 libri Premio Pulitzer da leggere subito, aspettando "Angel Down"


14 libri Premio Pulitzer da leggere subito, aspettando Angel Down
Il romanzo vincitore del Premio Pulitzer 2026 per la Narrativa, Angel Down di Daniel Kraus, sarà tradotto in italiano questa estate. Nell'attesa, ecco 14 romanzi premiati da leggere subito

👉 fonte: Io Donna

Il Premio Pulitzer per la narrativa 2026 è stato appena assegnato a Angel Down di Daniel Kraus. Un romanzo che il New York Times aveva già inserito tra i 10 migliori libri del 2025.
Angel Down segue un gruppo di soldati della Prima Guerra Mondiale, che incontrano un angelo caduto sul campo di battaglia. La particolarità del libro è che è scritto in un'unica frase. Senza un punto.
Lo scrittore Ben H. Winters l'ha definito "una fragorosa galoppata di un romanzo di guerra", concludendo: "Non sono sicuro che un libro che termina con una virgola anziché con un punto possa essere considerato davvero concluso".
In attesa che Angel Down venga tradotto in italiano ecco 14 romanzi vincitori del Premio Pulitzer tradotti in italiano, che possiamo leggere subito:

1. James di Percival Everett, Pulitzer 2025
2. Demon Copperhead di Barbara Kingsolver (Pulitzer 2023 ex aequo)
3. Trust di Hernan Diaz (Pulitzer 2023 ex aequo)
4. I Netanyahu di Joshua Cohen, Pulitzer 2022
5. Il guardiano notturno di Louise Erdrich, Pulitzer 2021
6. I ragazzi della Nickel di Colson Whitehead, Pulitzer 2020
7. Il sussurro del mondo di Richard Powers, Pulitzer 2019
8. Less di Andrew Sean Greer, Pulitzer 2018
9. La ferrovia sotterranea di Colson Whitehead, Pulitzer 2017
10. Il simpatizzante di Viet Thanh Nguyen, Pulitzer 2016
11. Tutta la luce che non vediamo di Anthony Doerr, Pulitzer 2015
12. Il cardellino di Donna Tartt, Pulitzer 2014
13. Il signore degli orfani di Adam Johnson, Pulitzer 2013
14. Il tempo è un bastardo di Jennifer Egan, Pulitzer 2011

martedì 5 maggio 2026

Premi Pulitzer 2026: nella "Fiction" si impone Daniel Kraus


Premi Pulitzer 2026: nella "Fiction" si impone Daniel Kraus
Sono stati assegnati i premi Pulitzer 2026, tra i più prestigiosi riconoscimenti statunitensi in ambito giornalistico e letterario. Ecco i vincitori nelle diverse categorie

👉 fonte: il Libraio

Il premio giornalistico più rilevante quest'anno se lo è aggiudicato il Washington Post, per una serie di inchieste legate all'amministrazione di Donald Trump (a firmare la maggior parte degli articoli premiati è stata la giornalista Hannah Natanson), e anche il New York Times ha ottenuto tre Pulizter.
Nella "Fiction a vincere il Pulitzer 2026 è stato Angel Down di Daniel Kraus (Atria Books), già autore di Whalefall. Nella balena, uscito in Italia per Ne/On.
La casa editrice Ne/On ha da poco annunciato che il libro arriverà in libreria dopo l'estate 2026.
Il premio per la critica è stato ottenuto da Mark Lamster del Dallas Morning News, mentre nella categoria "opinioni" ha vinto Masha Gessen del New York Times.
Nella categoria "Drama" ha trionfato Liberation di Bess Wohl, e in quella "Storia" We the People. A History of the U.S. Constitution di Jill Lepore (Liveright); e ancora, nella categoria "Biography" il premio è andato a Pride and Pleasure. The Schuyler Sisters in an Age of Revolution di Amanda Vaill (Farrar, Straus and Giroux) e nella categoria "Memoir or Autobiography" la vittoria è andata a Things in Nature Merely Grow di Yiyun Li (Farrar, Straus and Giroux).
Nella poesia si è imposta la raccolta Ars Poeticas di Juliana Spahr (Wesleyan University Press), e nella "General Nonfiction" la vittoria è andata a There Is No Place for Us. Working and Homeless in America di Brian Goldstone (Crown).
Istituita nel 1917, l'onorificenza venne su lascito del giornalista Joseph Pulitzer, ed è gestita dalla Columbia University di New York. L'associazione conferisce ogni anno 22 premi annuali, e i vincitori e le vincitrici di ogni categoria ricevono anche un premio in denaro pari a 15mila dollari.

Parte con il segno + il 2026 del libro grazie agli acquisti delle biblioteche


Parte con il segno + il 2026 del libro grazie agli acquisti delle biblioteche
Mercato trade +2,5% a copie e +3,8% a valore. Cipolletta: "Pesano inflazione e incertezza"

👉 fonte: Ansa

Parte con il segno + il 2026 del libro in Italia: nei primi quattro mesi dell'anno l'editoria di varia nei canali trade, ovvero narrativa e saggistica a stampa venduta nelle librerie fisiche e online e nella grande distribuzione, è cresciuta rispetto ai primi quattro mesi del 2025 del 2,5% a copie e del 3,8% a valore, con un incremento di 740mila copie acquistate, pari a una maggior spesa di 16,4 milioni di euro.
"Gli acquisti delle biblioteche, grazie al fondo da 60 milioni di euro del ministro della Cultura Alessandro Giuli, trainano questo avvio di anno e sono per noi una boccata d'ossigeno - spiega il presidente dell'Associazione Italiana Editori (Aie) Innocenzo Cipolletta -. Ma sui consumi delle famiglie pesano inflazione e incertezza sul futuro: nonostante questi quattro mesi positivi, prevediamo un anno complesso".
I dati sull'editoria di varia nel 2025-2026 rielaborati dall'ufficio studi di Aie su rilevazione di NielsenIQ BookData e quelli relativi all'editoria scolastica e universitaria nel 2025 saranno al centro dell'incontro organizzato dall'Associazione editori al Salone Internazionale del Libro di Torino, il 15 maggio in sala Rossa dalle 10.30 alle 12.30, "Dove sta andando il mercato del libro nel 2026? - Come cambiano i consumi e la domanda del pubblico".
Con la moderazione di Sabina Minardi (L'Espresso) e introdotti da un intervento di Cipolletta, illustreranno l'andamento dei rispettivi settori i presidenti dei Gruppi di Aie Lorenzo Armando (Piccoli editori), Renata Gorgani (Editoria di varia), Maurizio Messina (Accademico Professionale) e Giorgio Riva (Educativo). A seguire l'approfondimento sulle sfide del mercato e l'andamento dei generi con Alessandra Carra (Gruppo Feltrinelli), Andrea Giunti (Gruppo Giunti), Filippo Guglielmone (Gruppo Mondadori), Agnese Manni (Manni Editori), Giovanni Mattioli (Sergio Bonelli Editore), Stefano Mauri (Gruppo editoriale Mauri Spagnol) e Maria Teresa Panini (Franco Cosimo Panini).

"Gli eroi", dopo George R.R.Martin arriva Joe Abercrombie a riscrivere il Grimdark fantasy


Gli eroi, dopo George R.R.Martin arriva Joe Abercrombie a riscrivere il grimdark fantasy
Per anni il fantasy ci ha insegnato a credere negli eroi. Guerrieri valorosi, battaglie epiche, destini scritti. Poi qualcosa è cambiato. E se c'è un nome che ha contribuito a incrinare quell'immaginario è quello di George R.R. Martin. Ma dopo di lui, qualcuno ha portato questa rivoluzione ancora più in là…

👉 fonte: Libreriamo

Per anni il fantasy ci ha insegnato a credere negli eroi. Guerrieri valorosi, battaglie epiche, destini scritti. Poi qualcosa è cambiato. E se c'è un nome che ha contribuito a incrinare quell'immaginario è quello di George R.R. Martin. Ma dopo di lui, qualcuno ha portato questa rivoluzione ancora più in là. Quel qualcuno è Joe Abercrombie.
Gli eroi è il romanzo che segna un punto preciso. Non è solo una storia di guerra. È una demolizione sistematica dell'idea stessa di eroismo. Qui non ci sono figure idealizzate. Non ci sono imprese nobili. C'è la guerra. Nuda, sporca, imprevedibile.
Abercrombie prende il fantasy e lo riporta a terra. Lo sporca di fango, lo riempie di sangue, lo priva di ogni retorica. E proprio per questo lo rende più vero.
Il grimdark fantasy è una delle evoluzioni più radicali del genere fantasy contemporaneo. Se il fantasy classico si fonda su eroi, missioni epiche e una distinzione chiara tra bene e male, il grimdark nasce per mettere tutto questo in discussione. Nel grimdark non esistono veri eroi. I personaggi sono ambigui, contraddittori, spesso moralmente discutibili. Le loro scelte non sono guidate da ideali puri, ma da necessità, paura, ambizione o istinto di sopravvivenza. Il mondo in cui si muovono è violento, sporco, realistico. Non c'è spazio per illusioni.
La guerra, in questo tipo di narrativa, non è mai glorificata. È caos, brutalità, perdita. Le battaglie non sono momenti eroici, ma esperienze traumatiche. Il dolore non viene nascosto, la morte non è spettacolare, ma improvvisa e spesso priva di senso. Il termine stesso "grimdark" deriva dall'espressione "grim and dark", cupo e oscuro. E descrive perfettamente l'atmosfera di questi romanzi. Un mondo in cui la speranza è fragile, in cui il potere corrompe e in cui la giustizia è spesso un'illusione.
Joe Abercrombie è considerato uno dei principali esponenti di questo filone. Con romanzi come Gli eroi, ha contribuito a definire un nuovo modo di raccontare il fantasy. Più crudo, più umano, più vicino alla realtà.
Ed è proprio qui che il grimdark trova la sua forza. Non nel raccontare mondi lontani, ma nel riflettere, in modo spesso spietato, le contraddizioni del nostro.
"In guerra non c'è posto per gli eroi. Soprattutto in questa guerra". Questa frase potrebbe bastare per definire il romanzo. Ma sarebbe riduttivo. Perché Gli eroi è molto di più.
La storia si svolge nell'arco di tre giorni. Tre giorni di battaglia. Un tempo ristretto, quasi claustrofobico, che però riesce a contenere una quantità enorme di eventi, prospettive, emozioni. Non c'è una trama lineare. C'è un campo di battaglia. E dentro, uomini che cercano di sopravvivere.
Il contesto è quello del Nord. Il Re dell'Unione marcia contro Dow il Nero, figura leggendaria e brutale. Gli eserciti si affrontano in un luogo apparentemente insignificante. Una collina chiamata Gli Eroi. Un nome che promette grandezza. Ma che diventa, pagina dopo pagina, sempre più ironico.
Abercrombie costruisce il romanzo attraverso una molteplicità di punti di vista. Tra i personaggi principali troviamo Bremer dan Gorst, maestro di spada caduto in disgrazia, ossessionato dall'onore e dal desiderio di redenzione. Il Principe Calder, astuto e manipolatore, più interessato al potere che al combattimento. E Curden lo Strozzato, veterano stanco, forse l'ultimo a credere ancora in una forma di giustizia. Nessuno di loro è un eroe nel senso tradizionale. Ognuno è contraddittorio, imperfetto, umano. E proprio in questa umanità sta la forza del romanzo.
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Emmanuel Carrére: "Nel mio libro racconto la storia verticale della mia famiglia"

In occasione dell'uscita del suo nuovo libro Kolchoz, ecco l'intervista completa a Emmanuel Carrére nella puntata di Che tempo che fa del 3 maggio 2026:

Il 2026 ha ucciso anche le storie distopiche?

Il 2026 ha ucciso anche le storie distopiche?
Hunger Games e Divergent dominavano il mainstream solo pochi anni fa. Oggi il genere fantascientifico-distopico non tira più: c'è ancora spazio per queste fantasie, nel mondo regressivo in cui viviamo?

👉 fonte: rsi.ch

Cory Doctorow è autore, fra gli altri, di X (o Little Brother, a seconda dell'edizione), uno dei più meravigliosi romanzi fantapolitico-distopici per ragazzi dell'ultimo quarto di secolo. Dalle nostre parti, non credo siano moltissimi gli adolescenti che l'hanno letto, e oggi è uno dei tanti libri che abbiamo perso nel gorgo editoriale contemporaneo. Nel mondo anglosassone, è un testo di culto per chiunque si (pre)occupi del futuro della nostra civiltà tecnologica: nel documentario Citizenfour di Laura Poitras, si vede Edward Snowden con una copia del secondo libro della serie. Giusto per sottolineare che Doctorow è uno che possiede una certa capacità di intuire le traiettorie più inquietanti del presente e del futuro, ecco.
Pochi anni fa, ai tempi della pandemia, Doctorow ha scritto un articolo per la rivista Slate in cui raccontava le enormi file che vedeva ogni giorno davanti alle vetrine dei negozi di armi, nel sobborgo di Los Angeles in cui si era da poco trasferito. Decine di persone in attesa di comprare pistole e fucili, perché convinte che, a causa del Covid, l'ordine sociale sarebbe presto collassato, e quindi tanto valeva essere pronti a una situazione alla Ken il guerriero / The Walking Dead / The Last of Us (scegliete il riferimento più adatto alla vostra generazione).
"Guerra tra bande in un mondo distrutto" è effettivamente uno degli scenari più amati dalla fantascienza distopica e post-apocalittica, che mette insieme due generi narrativi spesso sovrapposti e particolarmente amati nella prima parte del ventunesimo secolo. Doctorow spiegava nell'articolo i motivi per cui aveva deciso di cambiare il suo approccio alla narrativa, andando oltre le semplici descrizioni di un mondo in cui homo homini lupus. Soprattutto, concludeva nel frattempo che la fiction non è solo intrattenimento, ma possiede la capacità di plasmare il comportamento umano: «Le storie inventate, anche quelle che raccontano cose impossibili, ci permettono di sperimentare mentalmente le nostre reazioni a diverse situazioni».
È questo uno dei motivi per cui il genere distopico colpisce in modo particolarmente efficace lettori e spettatori di tutte le età, da almeno un secolo a questa parte (vero, le origini risalgono al genio mai troppo celebrato di Mary Shelley e al suo L'ultimo uomo, ma è con l'avvento dei totalitarismi del Novecento che il genere prende davvero il volo).
Di tutte le età, ma in particolare giovani: si dice che sia perché gli adolescenti già vivono la loro personale, devastante distopia, ogni volta che varcano la soglia di un istituto scolastico, e sono di conseguenza più sensibili a quel tipo di narrazione. E ancora più in particolare, giovani che vivono nell'epoca e nella zona di mondo più incredibilmente comoda della storia umana. Facile capire che, se hai veri problemi di cui occuparti ogni giorno (tipo non morire di fame, o non essere ucciso) difficilmente ti appassionerai a problemi finzionali come quelli raccontati dalle narrazioni distopiche.
Come dice Ted Chiang (che un pochino di fantascienza se ne intende, visto che ha sul caminetto 4 premi Hugo) storie di questo tipo sono indiscutibilmente progressiste, nel senso che presentano un problema che cambia il mondo, e a cui bisogna adattarsi, al contrario delle storie in cui il problema viene risolto, e il mondo torna quello che era prima. Ma allora, viene da chiedersi, possibile che sia questo il motivo per cui negli ultimi anni il genere distopico e quello apocalittico sembrano aver perso attrattiva? Alle viste, in effetti, non c'è nella cultura pop un fenomeno paragonabile ai vari Hunger Games, Divergent o Maze Runner. Non basta un'ottima stagione di Black Mirror per invertire la tendenza.
Le narrazioni intrinsecamente progressiste non possono funzionare, in un mondo in cui tutto sembra regredire: la comunicazione politica procede per contrapposizioni manichee, i testi delle canzoni pop tornano di una semplicità infantile, si favoleggia delle meraviglie del passato. Soprattutto, tornano tutte le sfumature di guerra che avevamo per un breve periodo accantonato: quella fredda, quella nucleare, quella mondiale. Il problema è che perfino il progresso appare regressivo, quando la tecnologia sembra riportare indietro di un secolo la nostra capacità di ragionamento e pensiero.
Il che non significa che le narrazioni distopiche siano alla frutta, ma solo che vivono un momento di appannamento. Speriamo solo che, la prossima volta che torneranno al centro dell'industria culturale, non sia con un'ondata di saggistica, documentari e non fiction.

lunedì 4 maggio 2026

Addio al punto e virgola: perché sta scomparendo dalla scrittura moderna?


Addio al punto e virgola: perché sta scomparendo dalla scrittura moderna?

👉 fonte: Futura S.

Se siete tra quei nostalgici della punteggiatura raffinata, preparatevi a una triste notizia: il punto e virgola sembra sempre più fuori moda. Questa piccola ma potente pausa, amata da alcuni, ignorata da molti, sta vivendo giorni difficili nella scrittura contemporanea.
Il declino nell'uso del punto e virgola riflette tendenze più ampie nelle abitudini di scrittura. Secondo Lisa McLendon, autrice di The Perfect English Grammar Workbook, ben il 67% degli studenti britannici afferma di usarlo raramente, se non mai. Solo l'11% si definisce un utilizzatore abituale. E come se non bastasse, una ricerca commissionata dalla piattaforma per l'apprendimento delle lingue Babbel ha rivelato che molti giovani scrittori britannici avrebbero seguito alla lettera il celebre consiglio di Kurt Vonnegut: "Non usate i punti e virgola - scriveva Vonnegut, che ne usava meno di 30 a romanzo, circa uno ogni dieci pagine -. Servono solo a far vedere che siete andati all'università".
Risultati tanto convincenti che i linguisti di Babbel hanno chiesto a McLendon di sottoporre i membri del London Student Network a un quiz di dieci domande proprio sul punto e virgola. Più della metà degli intervistati ha confessato di non sapere come si usa o di non comprenderlo del tutto.
Cosa fa davvero il punto e virgola? L'Oxford Dictionary of English ci ricorda la definizione accademica: il punto e virgola è "un segno di punteggiatura che indica una pausa, tipicamente tra due proposizioni principali, più marcata di quella indicata da una virgola". Nella pratica, serve a collegare due frasi principali che sono indipendenti ma strettamente connesse tra loro. Può tornare particolarmente utile anche in elenchi complessi, già ricchi di virgole, dove inserirne altre renderebbe tutto più confuso (e la frase più goffa che mai).
Curiosamente, questo segno tutto sommato elegante ha fatto la sua prima comparsa nel 1494 grazie al tipografo italiano Aldo Manuzio il Vecchio. Nonostante la veneranda età, è rimasto uno dei simboli grammaticali più divisivi.
Non è solo una questione da grammatici. Lisa McLendon non è sola nella sua battaglia. Prendiamo ad esempio la serie horror per ragazzi Piccoli brividi di R.L. Stine, dove compare un solo punto e virgola ogni 200.000 parole. Cormac McCarthy ne utilizzò 42 nel suo primo romanzo, Il guardiano del frutteto, poi solo uno nei successivi nove libri. E.L. James, invece, ha attirato numerose critiche per aver abusato della virgola dove un punto e virgola avrebbe restituito più chiarezza nella trilogia di Cinquanta sfumature.
Ma c'è anche chi il punto e virgola lo ama profondamente. Charles Dickens, Mark Twain, Jane Austen e Abraham Lincoln non l'hanno mai abbandonato. Lincoln, tra l'altro, dichiarò: "Ho grande rispetto per il punto e virgola; è un tipetto davvero utile".
Virginia Woolf, invece, lo ha sfruttato più di 1.000 volte in La signora Dalloway per restituire il fluire inarrestabile dei pensieri. Salman Rushdie, John Updike e Donna Tartt ne fanno largo uso, con una media di circa 300 occorrenze ogni 100.000 parole nei loro romanzi.
Le voci su una "morte" definitiva del punto e virgola, in realtà, potrebbero essere un po' esagerate. Secondo i dati di Google Books Ngram Viewer, che analizza romanzi, saggistica e letteratura scientifica, il suo uso in inglese è cresciuto del 388% tra il 1800 e il 2006, per poi calare del 45% negli undici anni successivi. Nel 2017 però, è iniziata una lenta ripresa: tra il 2017 e il 2022 l'uso è salito ancora del 27%.
Insomma, forse a mettere la parola fine non sarà Vonnegut, ma piuttosto il brillante e vivace Camille Desmoulins, come immaginato da Hilary Mantel. In La storia segreta della rivoluzione (A Place of Greater Safety, pubblicato in italiano da Fazi Editore) la scrittrice lo fa esclamare: "Mi chiedo perché abbia mai perso tempo col sesso. Non c'è nulla di così appagante, in questo mondo, come un punto e virgola messo al posto giusto".

domenica 3 maggio 2026

La classifica dei libri più venduti


Dati relativi alla settimana dal 20 al 26 aprile 2026 (Fonte: Robinson del 3 maggio 2026):

1. Niccolò Ammaniti - Il custode
2. Luciana Littizzetto - Il tempo del la la la
3. Alessandro Robecchi - Omicidi Srl
4. Pera Toons - Il gioco delle risate
5. Stefania Andreoli - Un'ottima famiglia
6. Gianrico Carofiglio - Accendere i fuochi. Manuale di lotta e gentilezza
7. A.V. - Kpop Demon Hunters. Per i fan! Libro ufficiale
8. Tomaso Montanari - La continuità del male. Perché la destra italiana è ancora fascista
9. Giuseppe Conte - Una nuova primavera. La mia storia, i nostri valori, la sfida progressista per l’Italia
10. Enrico Galiano - Il cuore non va a dormire

Luca Di Fulvio: La gang dei sogni


Luca Di Fulvio: La gang dei sogni

Formato: Kindle (1.3 MB)
Pagine: 737
Editore: HarperCollins Italia (3 settembre 2024)
ASIN: B0D9HDT5GL
ISBN-13: 9788830594296

Data di acquisto: 24 aprile 2026
Letto dal 25 aprile al 2 maggio 2026

▪️Sinossi
È il 1909. Concetta, detta Cetta, e il suo figlioletto di soli sei mesi, Natale, sono ammassati su un piroscafo diretto a New York insieme a centinaia di altri migranti come loro. Scappano dalla Calabria, da un'Italia che ormai è, sì, unita, ma in cui i privilegi e i soprusi di ricchi e potenti segnano una frattura ancora troppo profonda tra loro e chi appartiene soltanto al padrone e ai campi.
Ora però Cetta guarda fuori dall'oblò sporco della nave e sogna l'America. Appena sbarcati all'ufficio immigrazione di Ellis Island, nessuno capisce la lingua di Cetta e così Natale diventa Christmas. Un nuovo battesimo per una nuova vita e l'inizio di una nuova storia, fatta di speranza, di coraggio, di opportunità. E di sogni. Perché tra le strade strette e maleodoranti del ghetto italiano, nel Lower East Side, Christmas si farà un nome, sopravvivrà alle scaramucce delle gang locali, salverà la vita di una ricca e bellissima ragazza e si innamorerà di lei. Ma è un dono speciale, un dono consegnatogli alla nascita insieme al nome, che lo porterà a fondare la prima radio indipendente nella New York scintillante e luminosa degli anni Venti ed a cambiare la sua vita per sempre.
La gang dei sogni è un romanzo ruggente come gli anni in cui è ambientato, una storia di riscatto in cui il sogno e la fantasia vincono sulla rabbia e la disperazione.
Uscito in Italia nel 2008, il romanzo di Luca Di Fulvio ha, come i suoi protagonisti, trovato fortuna fuori dai nostri confini: è stato tradotto in dodici paesi, ha venduto milioni di copie in tutto il mondo, ed è diventato uno dei romanzi italiani di maggior successo di sempre.
A un anno di distanza dalla precoce scomparsa del suo autore, torna in libreria per trasportare i lettori in un viaggio indimenticabile nel tempo e nello spazio e per ricordarci quanto la forza di un sogno possa cambiare il nostro destino.

➡️ Guida alla lettura (pdf)

▪️L'incipit del libro
Aspromonte, 1906–1907
All'inizio l'avevano guardata crescere in due. La madre e il padrone. L'una con apprensione, l'altro con la sua pigra libidine.
Ma prima che diventasse donna, la madre aveva fatto in modo che il padrone non la guardasse più.
Quando la bambina aveva avuto dodici anni, la madre aveva estratto un succo denso dai semi dei papaveri, come aveva imparato dalle vecchie. Aveva fatto bere il succo alla bambina e quando l'aveva vista barcollare, intontita, se l'era caricata in spalla, aveva attraversato la strada polverosa che correva davanti alla loro baracca - all'interno delle terre del padrone - e aveva raggiunto un greto dove sapeva che c'era una vecchia quercia ormai secca. Aveva rotto un grosso ramo, aveva lacerato i vestiti della bambina, l'aveva colpita con una pietra aguzza alla fronte - dove sapeva che sarebbe sgorgato molto sangue -, aveva adagiato in una posa scomposta la figlia in fondo al greto - come se fosse rotolata giù per la scarpata, cadendo dall'albero morto - e l'aveva lasciata lì, con addosso il ramo che aveva rotto. Poi era tornata alla baracca, aveva aspettato il ritorno degli uomini dai campi cucinando una minestra di cipolle e lardo di maiale e solo allora aveva detto a uno dei suoi figli maschi di andare a cercare Cetta, la sua bambina.


▪️La mia (brevissima) recensione
"Tu sei un lupo, amore mio. E il lupo dentro di te ti renderà forte e invincibile quando sarai grande. Ma come Zanna Bianca devi ascoltare la voce dell'amore. Se sarai sordo a quella voce diventerai come tutti i ragazzi del nostro quartiere, quei delinquenti che non sono lupi selvaggi ma cani rabbiosi".
Siamo nella New York di inizio '900: Cetta giovanissima immigrata è appena sbarcata ad Ellis Island insieme a Natale, il suo bambino di pochi mesi nato da uno stupro. Qui sarà subito ribattezzato Christmas. Tra estrema povertà, malavita e prostituzione, quel bambino saprà crescere portando avanti l'unico scopo della sua vita: riscattarsi dalla miseria facendo perno sul solo dono che la natura ha saputo dargli…
Ecco qui un bellissimo romanzo-fiume: son quasi 750 pagine ma scorrono via che è un piacere grazie ad un ritmo sempre alto, colpi di scena a ripetizione ed una struggente morale.
La scrittura di Luca Di Fulvio è quasi da poesia (la descrizione della New York dei bassi fondi e degli ebrei è veramente magnifica); i personaggi son descritti magnificamente (tutti, sia i principali che quelli di contorno): Cetta incarna la classica madre italiana disposta a tutto pur di far crescere il proprio figlio senza troppe ristrettezze, Christmas ispira fiducia ed affetto e Santo è il classico "tonto" che, pur atteggiandosi da "cattivo", sprizza simpatia da tutti i pori. A conti fatti, l'unico personaggio detestabile (nonché l'unico veramente negativo) di tutto il contesto è il solo Bill.
Nello scorrere delle pagine del romanzo incontreremo violenza a tutto spiano (stupri, prostituzione, aggressioni… c'è di tutto) ma, pur raccontandola in maniera molto realistica e senza filtri, ci ritroveremo sempre a fare il tifo per Christmas e la sua sgangherata banda.
Un libro, perciò, adatto a tutti ma, in particolar modo, a coloro che amano leggere romanzi di formazione, di speranza e di riscatto.
📌 Voto: 🎖️🎖️🎖️🎖️🎖️ (5 su 5)