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"Un bel libro, Marcus, non si valuta solo per le sue ultime parole, bensì sull'effetto cumulativo di tutte le parole che le hanno precedute. All'incirca mezzo secondo dopo aver finito il tuo libro, dopo averne letto l'ultima parola, il lettore deve sentirsi pervaso da un'emozione potente; per un istante, deve pensare soltanto a tutte le cose che ha appena letto, riguardare la copertina e sorridere con una punta di tristezza, perché sente che quei personaggi gli mancheranno. Un bel libro, Marcus, è un libro che dispiace aver finito". [Joël Dicker in "La verità sul caso Harry Quebert"]

sabato 6 giugno 2026

Da Circe al grande Gatsby: dieci personaggi della letteratura che hanno fatto la storia


Da Circe al grande Gatsby: dieci personaggi della letteratura che hanno fatto la storia
Dall'antica Grecia agli anni della secessione americana, passando per la Francia medievale, la Spagna del Siglo de Oro, la Milano degli untori e la Russia zarista, fino ad arrivare alla Svezia del secondo dopoguerra, la letteratura di ogni tempo ha saputo dare vita a personaggi così tridimensionali da diventare un modello di riferimento, di comportamento e perfino semantico. Fra quelli più iconici del canone occidentale, ne abbiamo selezionati dieci (tra cui Sancho Panza, l'Innominato, Jo March, Miss Marple e Pippi Calzelunghe) che ancora oggi citiamo, (ri)leggiamo e adattiamo con più piacere: ecco il loro "identikit"…

👉 fonte: il Libraio

Pensate all'ultima volta che avete incontrato qualcuno di cui avete detto: "Sembra uno di quei personaggi della letteratura che ti rimangono impressi per anni". A quando avete definito "kafkiano" un garbuglio burocratico, agli infiniti dubbi "amletici" che vi hanno attanagliato o, ancora, ai casi in cui avete associato una persona ipocondriaca a un "malato immaginario"…
Su due piedi, magari, non ci facciamo caso, però sono numerose le occasioni in cui i protagonisti e le protagoniste dei libri ci vengono in soccorso come se fossero delle vere e proprie scorciatoie cognitive, tramite le quali descriviamo più facilmente una peculiarità nostra o di chi ci sta intorno.
Del resto, si sa: i personaggi della letteratura più riusciti sono quelli che non restano confinati tra le pagine, scovando una maniera di insinuarsi nella nostra quotidianità per resistere allo scorrere del tempo (e all'avvicendarsi dei gusti e delle mode).
Ma cos'è che rende i personaggi della letteratura davvero iconici? Domanda ben più complessa di quanto sembri. La notorietà da sola non basta, né tantomeno la longevità. Piuttosto, ciò che distingue una figura memorabile da tutte le altre del panorama internazionale potrebbe essere il merito di avere intercettato una quintessenza dell'esperienza umana, dando un nome a ciò che prima non lo aveva.
Non per niente, di solito, il loro arco narrativo prevede una contraddizione così profonda da farsi universale, in grado di ispirare altri scrittori e scrittrici e di cambiare per sempre il modo in cui ci raccontiamo certe storie, certi temi, certi stati d'animo.
Sono loro, probabilmente, i modelli che continuiamo a (ri)leggere, adattare e reinterpretare con più piacere, come se avessero ancora da dirci qualcosa di fondamentale. Annoverarli tutti sarebbe impossibile (e al contempo ci sarebbe di che sbizzarrirsi), ma, per cominciare, abbiamo pensato di individuarne dieci provenienti da luoghi e da epoche molto distanti fra loro.
Dall'antica Grecia agli anni della secessione americana, passando per la Francia medievale, la Spagna del Siglo de Oro, la Milano degli untori e la Russia zarista, fino ad arrivare alla Svezia del secondo dopoguerra, ecco allora un "identikit" di alcuni personaggi della letteratura decisamente fuori dagli schemi, che non hanno quasi nulla in comune se non il fatto di aver lasciato (ciascuno a suo modo) un segno indelebile nell'immaginario collettivo…
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Bowie aveva tre libri italiani preferiti: uno lo hai sicuramente letto anche tu


Bowie aveva tre libri italiani preferiti: uno lo hai sicuramente letto anche tu
Tra i cento romanzi e saggi più amati dal poliedrico artista, tre sono stati scritti da autori italiani

👉 fonte: Esquire

Una lista di cento libri preferiti è davvero una cosa da lettori appassionati. Si presume, infatti, che quelli letti nella vita siano molti di più: David Bowie, a quanto pare, passava un sacco di tempo tra le pagine di romanzi, saggi, riviste e perfino fumetti.
Una caratteristica dell'elenco dei 100 libri preferiti da David Bowie è la sua varietà: vi compaiono opere sulla storia della musica (Mystery Train di Greil Marcus, per alcuni uno dei più grandi libri sul rock), classici (Rumore bianco di Don DeLillo, Fra le lenzuola e altri racconti di Ian McEwan, 1984 di George Orwell, Il Grande Gatsby di Francis Scott Fitzgerald e Sulla Strada di Jack Kerouac) e… libri di italiani. Per la precisione, questi ultimi sono tre su cento.
La prima opera è quella che tutti avete studiato a scuola: l'Inferno di Dante Alighieri.
Bowie inoltre amava Il Gattopardo, di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Il romanzo, pubblicato nel 1958, è una storia che restituisce la portata delle trasformazioni avvenute nella vita e nella società siciliane durante il Risorgimento. Dopo i rifiuti delle principali case editrici italiane, Il Gattopardo fu pubblicato da Feltrinelli, un anno dopo la morte dell'autore e vinse il Premio Strega. Bestseller del Dopoguerra, è considerato uno tra i più grandi romanzi di tutta la letteratura italiana e mondiale. Luchino Visconti vi ha tratto un film con Alain Delon e Claudia Cardinale (tra i preferiti di Martin Scorsese). Netflix lo ha recentemente adattato in una serie: a testimonianza del perdurante fascino dell'opera.
Il terzo è Una tomba per un delfino di Alberto Denti di Pirajno. Secondo un'affidabile biografia di Bowie, il romanzo del governatore libico durante il colonialismo fu d'ispirazione per la canzone Heroes. Racconta la storia d'amore tra una ragazza somala e un soldato italiano, che Bowie aveva definito "magica e bella". Il libro non è disponibile su Amazon, a parte una versione in inglese che viene venduta usata al prezzo di 416,50 euro. Tra i commenti di chi lo ha recensito sulla piattaforma (sono soltanto in due) si menziona puntualmente la lista di Bowie, come se fosse l'unico motivo di notorietà dell'opera.

La letteratura per difendere le contraddizioni umane: Zadie Smith, saggista strepitosa


La letteratura per difendere le contraddizioni umane: Zadie Smith, saggista strepitosa
La raccolta Vivi e morti è l'ultimo lavoro della scrittrice e saggista britannica Zadie Smith: un libro all'apparenza senza centro (la stessa autrice, nella prefazione, invita a leggerlo e ad abitarlo liberamente) che riflette su alcuni temi contemporanei (battaglie culturali incluse) attraverso l'analisi di film, libri, necrologi, e interventi politici e militanti. Ne emerge una ricerca di modelli, di forme di riconoscimento nel passato e il desiderio di tracciare genealogie. Centrale è l'idea di letteratura che Smith difende in queste pagine: il riconoscimento, finanche la difesa, cioè, dell'ambivalenza e della contraddittorietà dell'essere umano.

👉 fonte: il Libraio

Zadie Smith è probabilmente una delle più interessanti scrittrici inglesi contemporanee, nonché una saggista strepitosa: lo sapevamo già da Cambiare idea, nel 2009, e dopo Feel Free (2018) e Questa strana e incontenibile stagione (2020); l’ultima raccolta, Vivi e morti (Sur, traduzione di Martina Testa), arriva a confermarcelo.
All'apparenza si tratta di un libro senza centro, che si muove da discussioni su film e libri, a necrologi, a interventi politici e militanti, e la stessa Smith, nella prefazione, invita a leggerlo e ad abitarlo liberamente.
Eppure ben presto ci si rende conto che abbiamo fra le mani un testo molto più coerente di quanto si presenti a un primo sguardo, attraversato, com'è, da due macrotemi che scorrono carsicamente lungo le pagine.
Il primo è senz'altro il rapporto di noi soggetti contemporanei (e in particolare di quelli della generazione di Smith) con il passato: che talvolta si presenta proprio nella forma del dialogo o dello scontro intergenerazionale, come nell'acutissima lettura di Tàr; oppure nel modo in cui la sensibilità d'oggi si riversa nelle nostre letture e valutazioni dell'arte del passato (in questo senso, pur senza esserlo, Vivi e morti è anche un testo che implicitamente si inserisce nel dibattito sulle guerre culturali).
E ciò che più colpisce è il richiamo alla complessità di Smith, lo strenuo tentativo di portare avanti un discorso etico-politico pur senza appiattire il ragionamento su facili opposizioni o posizionamenti binari. O facili giudizi: è facile, per noi, chiederci e indignarci perché ogni persona dell'Inghilterra georgiana non si sia completamente dedicata all'abolizione della schiavitù: eppure, immagina Smith, probabilmente gli studenti del futuro avranno le stesse reazioni su di noi che continuiamo a comprare iPhone pur sapendo che contengono cobalto estratto da bambini sfruttati, soprattutto nella Repubblica Democratica del Congo, in cui sono circa quaranta mila, secondo i dati di Amnesty International, i minorenni costretti a lavorare in condizioni che potremmo ancora definire coloniali.
La stessa problematizzazione si trova sul piano dell'arte: così, Il moro con piatto di smeraldi di Balthasar Permoser, statua del 1724, in pieno stile orientalizzante, è riconosciuta come una forma di feticizzazione dell'altro, "eppure era bello", scrive Smith.
Allo stesso modo è possibile immedesimarsi in Madame Bovary o Anna Karenina, pur percependo e riconoscendo una crepa dietro questi personaggi, una crepa in cui si intravede la mano maschile dei loro creatori. E in questa crepa si infila anche una delle sfide più grandi per una letteratura che non vuole arrendersi all'idea di dover scrivere solo delle persone sostanzialmente "simili" all'autore o all'autrice: vale a dire contrattare quel confine scivoloso fra l'interessarsi all'altro e parlare al posto dell'altro.
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venerdì 5 giugno 2026

Perché i book club funzionano così bene?


Perché i book club funzionano così bene?
«Reading weekend», «reading retreat»: un'attività che per secoli è stata privata è diventata un'esperienza collettiva. In un Paese che sta perdendo i suoi circoli, i luoghi di quartiere, cerchiamo sempre più spazi dove non dobbiamo performare

👉 fonte: Vanity Fair

Ogni mese, in più di sessanta Paesi del mondo, oltre un milione di persone si ritrovano in bar, librerie, parchi e caffetterie per compiere un gesto che fino a pochi anni fa sembrava il prototipo della solitudine: leggere. Ognuno porta il proprio 
libro, e nessuno è tenuto a parlare. Il Silent Book Club, fondato nel 2012 da due amiche in un wine bar di San Francisco, è passato da quell'unico tavolo a 2 mila capitoli sparsi per il Pianeta. Il principio è semplicissimo: vieni, leggi e te ne vai.
Google registra reading weekend come uno dei termini a crescita più rapida del 2026, le ricerche Pinterest per book club retreat sono salite del 265% e negli Stati Uniti i ritiri di lettura vendono pacchetti da 900 a 4 mila dollari, con yoga all'alba, silenzio obbligatorio e consegna dello smartphone all'ingresso. Quella che per secoli è stata la più privata delle attività, che richiedeva una poltrona, una lampada e l'assenza di chiunque altro, è diventata un'esperienza collettiva.
Abbiamo organizzato diversi Book Party anche noi, in Italia, e abbiamo capito perché funzionano così bene. È in atto una riscoperta della compresenza fisica tra esseri umani che non sanno più dove trovarsi, e provano il bisogno di sentirsi tra persone affini. I dati sulla solitudine sono ormai così vasti che hanno smesso di fare notizia, il che è forse il segno più chiaro della loro gravità.
Il 41% della Gen Z si dichiara solo secondo il Wellbeing Index 2025. Ray Oldenburg chiamava terzi spazi quei posti che non sono né la casa né il lavoro, e che funzionano da ancoraggio della vita comunitaria, e nel 1989, quando pubblicò The Great Good Place, scriveva già che stavano scomparendo dall'orizzonte. In un Paese che ha perso in pochi decenni i circoli, le parrocchie, i sindacati, i luoghi anima del quartiere, i bar dove ci si sedeva senza ordinare nulla di particolare, il reading retreat occupa un vuoto che ha a che fare con l'assenza di spazi in cui stare con altri senza dover produrre, performare o sedurre.
Eppure dentro questo fenomeno genuino, che risponde a una fame reale, si muove anche qualcosa di più ambiguo che vale la pena guardare senza cinismo e senza ingenuità. BookTok, che è stato il motore principale dell'esplosione dei book club tra i giovani, con 50 milioni di libri venduti in Europa nel solo 2025 grazie alle raccomandazioni della community, è e resta un ecosistema digitale governato dall'algoritmo, che produce visibilità secondo regole che premiano l'emozione immediata, la copertina fotogenica, il «crying on camera perché il finale mi ha distrutta». La lettura diventa performativa nello stesso momento in cui viene celebrata come rifugio dalla performance.
La sfida, per chi crede ancora che leggere insieme sia una pratica trasformativa e non soltanto consolatoria, è immaginare spazi come quelli dei book club, che tengano la bellezza del ritrovarsi e aggiungano ciò che oggi manca, la voce dell'altro e la possibilità di uscirne cambiati. Luoghi in cui il libro sia il terreno su cui incontrarsi davvero.

M.R. Carey: La ragazza che sapeva troppo


M.R. Carey: La ragazza che sapeva troppo

Titolo originale: The Girl with All the Gifts
Formato: Kindle (588 KB)
Pagine: 401
Editore: Newton Compton Editori (4 giugno 2015)
ASIN: B00VB3YZDS
ISBN-13: 9788854179486

Data di acquisto: 28 febbraio 2026
Letto dal 31 maggio al 5 giugno 2026

Sinossi
«Un capolavoro». The Sun
«Originale, avvincente, potente». The Guardian
«Accattivante, travolgente, commovente».Vogue
Melanie, dieci anni e un quoziente intellettivo altissimo, ogni mattina aspetta paziente nella stanza dove vive chiusa a chiave che la vengano a prendere per portarla a fare lezione.Ma non è una gita di piacere, gli incaricati la legano a una sedia a rotelle mentre il sergente Parks la tiene di mira con una pistola carica. In classe ci sono altri ragazzini, legati come lei a una sedia e incapaci di liberarsi in attesa di essere sottoposti ai test medici della dottoressa Caroline Caldwell, che sta disperatamente cercando una cura all'epidemia. Fuori da lì il pianeta, infatti, a causa di un virus sconosciuto, ha visto la trasformazione della maggior parte delle persone in esseri senza coscienza che si nutrono di carne umana. Melanie è la prossima detenuta destinata alla dissezione, nonostante la sua insegnante si sia opposta con tutte le forze a questa pratica atroce, nella speranza di salvarla. E proprio quando tutto sembra davvero perduto, Melanie riuscirà a fuggire. La ragazzina diventerà il nuovo leader della rivolta? E il genere umano sopravviverà?
Un romanzo straordinario, un bestseller internazionale tradotto in tutto il mondo. In vetta alle classifiche dei libri più venduti di 22 Paesi.
Da questo libro presto il film con Glenn Close.

L'incipit del libro
Il suo nome è Melanie. In greco antico significa "scura" anche se, per la verità, ha la carnagione piuttosto chiara, quindi forse non è un nome troppo azzeccato. Pandora le piace molto di più, ma non si può scegliere. È Miss Justineau che assegna i nomi da una lunga lista. A ogni bambino nuovo tocca il primo nome dell'elenco, quello dei maschi se è maschio, quello delle femmine se è femmina; c'è poco da discutere, è così e basta, dice Miss Justineau.
È da un pezzo che non arriva più un bambino nuovo. Melanie non sa perché. Prima capitava molto più spesso. Ogni settimana, ogni paio di settimane, coglieva brandelli di parole nella notte, ordini sussurrati, lamenti, talvolta un'imprecazione o il rumore della porta di una cella che sbatteva. E dopo un po', di solito un paio di mesi, c'era un viso nuovo in classe: un bambino o una bambina, che magari non sapeva ancora parlare. Ma imparava alla svelta.


La mia recensione
"È sempre stata una brava bambina. Ma ha fatto a pezzi due uomini, li ha divorati, e molto probabilmente li ha uccisi. Li ha uccisi con i suoi stessi denti".
La ragazza che sapeva troppo, romanzo distopico datato 2014, riesce a fondere insieme horror, analisi psicologica ed un autentico e micidiale esame di coscienza.
In un mondo completamente sconvolto e distrutto da un tremendo virus (un "fungo" che si insedia nel cervello della persona infetta e la "riporta" ad uno stato animale e primitivo, sempre affamato di carne umana), alcuni bambini contagiati vivono reclusi in una sorta di base militare dove, nella frenesia della ricerca per una cura dal morbo, vengono sottoposti ad efferati esperimenti. Tra essi c'è una bambina di nove-dieci anni, Melanie, che pur contagiata continua ancora ad avere evidenti "sprazzi" di umanità. Riuscita a fuggire dalla base (involontariamente aiutata da un'insegnante di letteratura, da due militari e da una dottoressa-carnefice), si ritroverà a dover sopravvivere-convivere in un precario equilibrio con la sua stessa condizione: infetta ed umana allo stesso tempo…
La forza travolgente di questo romanzo è anche il suo essere un saggio sulla deontologia della scienza (e sull'uso che se ne fa), sull'identità e sulla sottile linea di demarcazione tra "umano" e "mostro".
Lo scrittore britannico, nonché fumettista di successo, ha messo in piedi un romanzo dal ritmo sempre bello alto (non ci sono buchi narrativi o momenti di pausa), ma in grado di trasmettere veri e propri momenti di dolcezza e, soprattutto, farci riflettere sull'etica della scienza. E diciamolo chiaramente: la risposta alla domanda "fin dove possiamo spingerci con gli esperimenti ed i test medici?" non è certamente facile (e forse non esiste una sola risposta), per il semplice fatto che dovremmo fare i conti anche con la nostra moralità.
Inoltre, ed è facile intuirlo, in questo libro ci sono anche un bel po' di similitudini con la pandemia da Covid-19 che ci siamo appena lasciati alle spalle:
- In La ragazza che sapeva troppo (2014) l'inarrestabile virus è dappertutto. Durante il Covid (2020) il mondo ha vissuto, ed in alcuni casi anche patito, la stessa apprensione per un pericolo silente;
- Gli scienziati e gli studiosi presenti nel romanzo son pronti ad andare anche contro la loro etica (non si fanno più scrupoli a sacrificare e sezionare dei bambini) pur di trovare una cura per salvare quel che resta della popolazione mondiale. Durante il Covid abbiamo assistito, più o meno, alle stesse scene: urgenza per una cura da parte di medici ed infermieri costantemente sotto stress (in presenza anche di comunicazioni pubbliche ed istituzionali non sempre all'altezza);
- Nel romanzo i pochi sopravvissuti al contagio vivono in piccoli gruppi (quasi delle comunità recintate ed isolate). Lo abbiamo fatto anche noi durante il Covid: ci siamo "chiusi" dentro le nostre case ricreando, di fatto, le piccole comunità presenti nel romanzo;
- Il finale del libro è molto aperto ma, comunque, lascia intravedere speranza e rinascita… e non è quello che abbiamo fatto anche noi nell'immediato post-Covid?
Insomma, questo spettacolare romanzo ci rammentare che, più che il virus, il vero pericolo è il modo in cui l'individuo vede l'altro suo simile nel momento esatto in cui "ha paura".
📌 Voto: 🎖️🎖️🎖️🎖️🎖️ (5 su 5)

Tre nuovi e bellissimi romanzi per correre verso l'estate


Tre nuovi e bellissimi romanzi per correre verso l'estate

👉 fonte: Qui Como

Fughe da fermo, il cui titolo si ispira all'esordio letterario di Edoardo Nesi, vuole essere uno stimolo a conservare il piacere di leggere. Dunque, ogni settimana, insieme a Martina Fasola del Libraccio di Como. La magia di un libro è anche quella di accompagnarci in altri mondi, di farci entrare in empatia con i suoi protagonisti. Di prenderci per mano e riconsegnarci altrove, con la sensazione di avere vissuto un'esperienza nuova da conservare nel tempo. E allora ecco un altro viaggio da vivere tra le pagine di queste nuove storie, ovunque ci conducano anche a maggio.

La malinconia del viaggiatore di Jan Brokken (Iperborea)
Tra l'Europa e l'America, il grande viaggiatore Jan Brokken firma quattordici racconti di speranza e nostalgia sulla grande cultura occidentale.

Molloy di Samuel Beckett (Einaudi)
Molloy è il sordido meraviglioso. è una storia insieme necessaria e convincente come nessun'altra; ciò che Molloy espone non è solo realtà, è realtà allo stato puro.

La casa turca di Açelya Yönaç (Neri Pozza)
In questo esordio struggente e poetico, Açelya Yönaç celebra la sua terra d'origine dalle molte anime, opposte ma vicine come le sponde del Bosforo, il guado dove secondo la leggenda vanno a infrangersi i sogni.

Ecco 25 libri che vale la pena leggere secondo il BookTok


Ecco 25 libri che vale la pena leggere secondo il BookTok
Una lista utile per orientarti tra le mille raccomandazioni

👉 fonte: Cosmopolitan

Chiunque abbia trascorso un po' di tempo nella community letteraria di TikTok, nota come #BookTok, sa quanto sia facile lasciarsi travolgere dall'enorme quantità di consigli di lettura che circolano ogni giorno sulla piattaforma. Con migliaia di libri raccomandati dagli utenti, infatti, orientarsi tra i trend del momento può diventare davvero complicato. Ecco quindi una selezione che raccoglie alcuni dei titoli più amati, discussi e consigliati sul social, per aiutare a distinguere i fenomeni passeggeri dai racconti che meritano davvero.
Che siate alla ricerca di una storia d'amore capace di far battere il cuore, di un thriller ricco di colpi di scena o di un romantasy che vi faccia perdere il sonno, qui troverete romanzi adatti a ogni gusto. Dai grandi successi che hanno conquistato milioni di lettori alle gemme meno conosciute che continuano a essere consigliate con entusiasmo, queste sono le opere che hanno fatto più successo su TikTok.
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giovedì 4 giugno 2026

Il mio 2 giugno in Basilicata...

Passeggiando per i vicoletti di Rivello (Potenza), neo entrato nella lista dei borghi più belli d'Italia:
 
 
 
 
 
 


Immersi nella natura: sorgenti del lago Sirino (Nemoli - Potenza):

 
 
  

Jonathan Franzen, sul New Yorker un assaggio del nuovo romanzo


Jonathan Franzen, sul New Yorker un assaggio del nuovo romanzo
Il secondo della trilogia di Crossroads ma è ancora work in progress

👉 fonte: Ansa

A 25 anni da Le Correzioni e cinque anni da Crossroads, Jonathan Franzen ha in serbo una sorpresa per i suoi affezionati lettori: sul numero di questa settimana del New Yorker è uscito un racconto che in effetti è l'inizio del secondo libro della trilogia A Key to All Mythologies di cui Crossroads era stato il primo volume.
Questo secondo romanzo ancora senza titolo è ancora un work in progress ma le pagine pubblicate col titolo A Talent for Seeming (più o meno "L'arte di apparire") offrono uno spiraglio su dove l'immaginazione di Franzen lo sta portando.
Il nuovo capitolo non ha per protagonisti gli Hildebrandt, la famiglia disfunzionale del Midwest anni Settanta al centro di Crossroads, bensì un nuovo personaggio: una ragazza adolescente di nome Adele che cresce a Butte, nel Montana, trascurata dalla madre rimasta vedova a 24 anni e legata a un ex campione di rodeo. Più avanti nella vita, quando Adele si imbatterà nell'espressione "disturbo da deficit di attenzione", la interpreterà erroneamente come una descrizione della propria infanzia.
Adele reagisce al comportamento della madre diventando una cristiana evangelica profondamente devota e una brillante studentessa. Tutto cambia quando incontra Bromley Stokes, un hippie di San Francisco incaricato di insegnare inglese nella sua classe dell'ultimo anno di liceo: Adele scopre sia l'altro sesso sia il proprio talento per la recitazione e da quel momento la sua vita diventa una continua battaglia tra i richiami della chiesa e del palcoscenico, tra virtù e desiderio, il servire gli altri e il servire se stessa.
Se la notizia che Correzioni diventerà una serie TV con Meryl Streep nella parte di Enid, la matriarca protagonista, recentemente li aveva tenuti calmi, è da cinque anni che i fan di Franzen sono in trepida attesa: il fatto che lo scrittore avesse battezzato la trilogia A Key To All Mithologies li aveva tenuti in ansia: è questo infatti il titolo dell'opera monumentale e mai finita del reverendo Edward Casaubon, uno dei personaggi principali del romanzo Middlemarch di George Eliot che dedica la vita a scrivere un trattato teologico talmente ambizioso che finisce per restare incompiuto.
In un botta e risposta sul sito del New Yorker Franzen ammette che la sua nuova fatica è "lungi dall'essere conclusa" e fa notare che nella vita di Adele entrerà un membro della famiglia Hildebrandt: "A Talent for Seeming è stato effettivamente estratto da un testo molto più ampio - spiega -. Verso la fine di quelle pagine, un membro della famiglia Hildebrandt compare nella vita di Adele. Dunque dal minestrone iniziale è già emersa una parte consistente di una narrazione coerente".

Premio Strega 2026, in finale una sestina guidata da Michele Mari, secondo Nucci


Premio Strega, in finale una sestina guidata da Michele Mari, secondo Nucci
Poi Pitzorno, Ciabatti, Pierantozzi. Ripescata Elena Rui

👉 fonte: Ansa

Sarà una sestina guidata da Michele Mari, con 280 voti per I convitati di pietra (Einaudi), a contendersi la vittoria del Premio Strega 2026.
Nella prima votazione, il 3 giugno al Teatro Romano di Benevento, al secondo posto a sorpresa Matteo Nucci, con 242 voti per Platone. Una storia d'amore (Feltrinelli). Terza Bianca Pitzorno con La sonnambula (Bompiani), 195 voti, seguita da Teresa Ciabatti con Donnaregina (Mondadori), 184 voti e da Alcide Pierantozzi con Lo sbilico (Einaudi), 170 voti. Ripescata Elena Rui con Vedove di Camus (L'orma), 163 voti.
A votare sono stati, tra voti singoli e collettivi, in 677 su 800 (84,6% degli aventi diritto). Accedono alla seconda votazione sei libri anziché cinque secondo l'art. 7 del regolamento di votazione che prevede che se nella graduatoria dei primi cinque non è compreso almeno un libro pubblicato da un editore medio-piccolo, vada in finale quello con il punteggio maggiore.
La serata finale sarà per la prima volta l'8 luglio in Piazza del Campidoglio a Roma e in diretta televisiva su Rai 3, con la conduzione di Pino Strabioli e Gloria Campaner.

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