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"Un bel libro, Marcus, non si valuta solo per le sue ultime parole, bensì sull'effetto cumulativo di tutte le parole che le hanno precedute. All'incirca mezzo secondo dopo aver finito il tuo libro, dopo averne letto l'ultima parola, il lettore deve sentirsi pervaso da un'emozione potente; per un istante, deve pensare soltanto a tutte le cose che ha appena letto, riguardare la copertina e sorridere con una punta di tristezza, perché sente che quei personaggi gli mancheranno. Un bel libro, Marcus, è un libro che dispiace aver finito". [Joël Dicker in "La verità sul caso Harry Quebert"]

martedì 5 maggio 2026

"Gli eroi", dopo George R.R.Martin arriva Joe Abercrombie a riscrivere il Grimdark fantasy


Gli eroi, dopo George R.R.Martin arriva Joe Abercrombie a riscrivere il grimdark fantasy
Per anni il fantasy ci ha insegnato a credere negli eroi. Guerrieri valorosi, battaglie epiche, destini scritti. Poi qualcosa è cambiato. E se c'è un nome che ha contribuito a incrinare quell'immaginario è quello di George R.R. Martin. Ma dopo di lui, qualcuno ha portato questa rivoluzione ancora più in là…

👉 fonte: Libreriamo

Per anni il fantasy ci ha insegnato a credere negli eroi. Guerrieri valorosi, battaglie epiche, destini scritti. Poi qualcosa è cambiato. E se c'è un nome che ha contribuito a incrinare quell'immaginario è quello di George R.R. Martin. Ma dopo di lui, qualcuno ha portato questa rivoluzione ancora più in là. Quel qualcuno è Joe Abercrombie.
Gli eroi è il romanzo che segna un punto preciso. Non è solo una storia di guerra. È una demolizione sistematica dell'idea stessa di eroismo. Qui non ci sono figure idealizzate. Non ci sono imprese nobili. C'è la guerra. Nuda, sporca, imprevedibile.
Abercrombie prende il fantasy e lo riporta a terra. Lo sporca di fango, lo riempie di sangue, lo priva di ogni retorica. E proprio per questo lo rende più vero.
Il grimdark fantasy è una delle evoluzioni più radicali del genere fantasy contemporaneo. Se il fantasy classico si fonda su eroi, missioni epiche e una distinzione chiara tra bene e male, il grimdark nasce per mettere tutto questo in discussione. Nel grimdark non esistono veri eroi. I personaggi sono ambigui, contraddittori, spesso moralmente discutibili. Le loro scelte non sono guidate da ideali puri, ma da necessità, paura, ambizione o istinto di sopravvivenza. Il mondo in cui si muovono è violento, sporco, realistico. Non c'è spazio per illusioni.
La guerra, in questo tipo di narrativa, non è mai glorificata. È caos, brutalità, perdita. Le battaglie non sono momenti eroici, ma esperienze traumatiche. Il dolore non viene nascosto, la morte non è spettacolare, ma improvvisa e spesso priva di senso. Il termine stesso "grimdark" deriva dall'espressione "grim and dark", cupo e oscuro. E descrive perfettamente l'atmosfera di questi romanzi. Un mondo in cui la speranza è fragile, in cui il potere corrompe e in cui la giustizia è spesso un'illusione.
Joe Abercrombie è considerato uno dei principali esponenti di questo filone. Con romanzi come Gli eroi, ha contribuito a definire un nuovo modo di raccontare il fantasy. Più crudo, più umano, più vicino alla realtà.
Ed è proprio qui che il grimdark trova la sua forza. Non nel raccontare mondi lontani, ma nel riflettere, in modo spesso spietato, le contraddizioni del nostro.
"In guerra non c'è posto per gli eroi. Soprattutto in questa guerra". Questa frase potrebbe bastare per definire il romanzo. Ma sarebbe riduttivo. Perché Gli eroi è molto di più.
La storia si svolge nell'arco di tre giorni. Tre giorni di battaglia. Un tempo ristretto, quasi claustrofobico, che però riesce a contenere una quantità enorme di eventi, prospettive, emozioni. Non c'è una trama lineare. C'è un campo di battaglia. E dentro, uomini che cercano di sopravvivere.
Il contesto è quello del Nord. Il Re dell'Unione marcia contro Dow il Nero, figura leggendaria e brutale. Gli eserciti si affrontano in un luogo apparentemente insignificante. Una collina chiamata Gli Eroi. Un nome che promette grandezza. Ma che diventa, pagina dopo pagina, sempre più ironico.
Abercrombie costruisce il romanzo attraverso una molteplicità di punti di vista. Tra i personaggi principali troviamo Bremer dan Gorst, maestro di spada caduto in disgrazia, ossessionato dall'onore e dal desiderio di redenzione. Il Principe Calder, astuto e manipolatore, più interessato al potere che al combattimento. E Curden lo Strozzato, veterano stanco, forse l'ultimo a credere ancora in una forma di giustizia. Nessuno di loro è un eroe nel senso tradizionale. Ognuno è contraddittorio, imperfetto, umano. E proprio in questa umanità sta la forza del romanzo.
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Emmanuel Carrére: "Nel mio libro racconto la storia verticale della mia famiglia"

In occasione dell'uscita del suo nuovo libro Kolchoz, ecco l'intervista completa a Emmanuel Carrére nella puntata di Che tempo che fa del 3 maggio 2026:

Il 2026 ha ucciso anche le storie distopiche?

Il 2026 ha ucciso anche le storie distopiche?
Hunger Games e Divergent dominavano il mainstream solo pochi anni fa. Oggi il genere fantascientifico-distopico non tira più: c'è ancora spazio per queste fantasie, nel mondo regressivo in cui viviamo?

👉 fonte: rsi.ch

Cory Doctorow è autore, fra gli altri, di X (o Little Brother, a seconda dell'edizione), uno dei più meravigliosi romanzi fantapolitico-distopici per ragazzi dell'ultimo quarto di secolo. Dalle nostre parti, non credo siano moltissimi gli adolescenti che l'hanno letto, e oggi è uno dei tanti libri che abbiamo perso nel gorgo editoriale contemporaneo. Nel mondo anglosassone, è un testo di culto per chiunque si (pre)occupi del futuro della nostra civiltà tecnologica: nel documentario Citizenfour di Laura Poitras, si vede Edward Snowden con una copia del secondo libro della serie. Giusto per sottolineare che Doctorow è uno che possiede una certa capacità di intuire le traiettorie più inquietanti del presente e del futuro, ecco.
Pochi anni fa, ai tempi della pandemia, Doctorow ha scritto un articolo per la rivista Slate in cui raccontava le enormi file che vedeva ogni giorno davanti alle vetrine dei negozi di armi, nel sobborgo di Los Angeles in cui si era da poco trasferito. Decine di persone in attesa di comprare pistole e fucili, perché convinte che, a causa del Covid, l'ordine sociale sarebbe presto collassato, e quindi tanto valeva essere pronti a una situazione alla Ken il guerriero / The Walking Dead / The Last of Us (scegliete il riferimento più adatto alla vostra generazione).
"Guerra tra bande in un mondo distrutto" è effettivamente uno degli scenari più amati dalla fantascienza distopica e post-apocalittica, che mette insieme due generi narrativi spesso sovrapposti e particolarmente amati nella prima parte del ventunesimo secolo. Doctorow spiegava nell'articolo i motivi per cui aveva deciso di cambiare il suo approccio alla narrativa, andando oltre le semplici descrizioni di un mondo in cui homo homini lupus. Soprattutto, concludeva nel frattempo che la fiction non è solo intrattenimento, ma possiede la capacità di plasmare il comportamento umano: «Le storie inventate, anche quelle che raccontano cose impossibili, ci permettono di sperimentare mentalmente le nostre reazioni a diverse situazioni».
È questo uno dei motivi per cui il genere distopico colpisce in modo particolarmente efficace lettori e spettatori di tutte le età, da almeno un secolo a questa parte (vero, le origini risalgono al genio mai troppo celebrato di Mary Shelley e al suo L'ultimo uomo, ma è con l'avvento dei totalitarismi del Novecento che il genere prende davvero il volo).
Di tutte le età, ma in particolare giovani: si dice che sia perché gli adolescenti già vivono la loro personale, devastante distopia, ogni volta che varcano la soglia di un istituto scolastico, e sono di conseguenza più sensibili a quel tipo di narrazione. E ancora più in particolare, giovani che vivono nell'epoca e nella zona di mondo più incredibilmente comoda della storia umana. Facile capire che, se hai veri problemi di cui occuparti ogni giorno (tipo non morire di fame, o non essere ucciso) difficilmente ti appassionerai a problemi finzionali come quelli raccontati dalle narrazioni distopiche.
Come dice Ted Chiang (che un pochino di fantascienza se ne intende, visto che ha sul caminetto 4 premi Hugo) storie di questo tipo sono indiscutibilmente progressiste, nel senso che presentano un problema che cambia il mondo, e a cui bisogna adattarsi, al contrario delle storie in cui il problema viene risolto, e il mondo torna quello che era prima. Ma allora, viene da chiedersi, possibile che sia questo il motivo per cui negli ultimi anni il genere distopico e quello apocalittico sembrano aver perso attrattiva? Alle viste, in effetti, non c'è nella cultura pop un fenomeno paragonabile ai vari Hunger Games, Divergent o Maze Runner. Non basta un'ottima stagione di Black Mirror per invertire la tendenza.
Le narrazioni intrinsecamente progressiste non possono funzionare, in un mondo in cui tutto sembra regredire: la comunicazione politica procede per contrapposizioni manichee, i testi delle canzoni pop tornano di una semplicità infantile, si favoleggia delle meraviglie del passato. Soprattutto, tornano tutte le sfumature di guerra che avevamo per un breve periodo accantonato: quella fredda, quella nucleare, quella mondiale. Il problema è che perfino il progresso appare regressivo, quando la tecnologia sembra riportare indietro di un secolo la nostra capacità di ragionamento e pensiero.
Il che non significa che le narrazioni distopiche siano alla frutta, ma solo che vivono un momento di appannamento. Speriamo solo che, la prossima volta che torneranno al centro dell'industria culturale, non sia con un'ondata di saggistica, documentari e non fiction.

lunedì 4 maggio 2026

Addio al punto e virgola: perché sta scomparendo dalla scrittura moderna?


Addio al punto e virgola: perché sta scomparendo dalla scrittura moderna?

👉 fonte: Futura S.

Se siete tra quei nostalgici della punteggiatura raffinata, preparatevi a una triste notizia: il punto e virgola sembra sempre più fuori moda. Questa piccola ma potente pausa, amata da alcuni, ignorata da molti, sta vivendo giorni difficili nella scrittura contemporanea.
Il declino nell'uso del punto e virgola riflette tendenze più ampie nelle abitudini di scrittura. Secondo Lisa McLendon, autrice di The Perfect English Grammar Workbook, ben il 67% degli studenti britannici afferma di usarlo raramente, se non mai. Solo l'11% si definisce un utilizzatore abituale. E come se non bastasse, una ricerca commissionata dalla piattaforma per l'apprendimento delle lingue Babbel ha rivelato che molti giovani scrittori britannici avrebbero seguito alla lettera il celebre consiglio di Kurt Vonnegut: "Non usate i punti e virgola - scriveva Vonnegut, che ne usava meno di 30 a romanzo, circa uno ogni dieci pagine -. Servono solo a far vedere che siete andati all'università".
Risultati tanto convincenti che i linguisti di Babbel hanno chiesto a McLendon di sottoporre i membri del London Student Network a un quiz di dieci domande proprio sul punto e virgola. Più della metà degli intervistati ha confessato di non sapere come si usa o di non comprenderlo del tutto.
Cosa fa davvero il punto e virgola? L'Oxford Dictionary of English ci ricorda la definizione accademica: il punto e virgola è "un segno di punteggiatura che indica una pausa, tipicamente tra due proposizioni principali, più marcata di quella indicata da una virgola". Nella pratica, serve a collegare due frasi principali che sono indipendenti ma strettamente connesse tra loro. Può tornare particolarmente utile anche in elenchi complessi, già ricchi di virgole, dove inserirne altre renderebbe tutto più confuso (e la frase più goffa che mai).
Curiosamente, questo segno tutto sommato elegante ha fatto la sua prima comparsa nel 1494 grazie al tipografo italiano Aldo Manuzio il Vecchio. Nonostante la veneranda età, è rimasto uno dei simboli grammaticali più divisivi.
Non è solo una questione da grammatici. Lisa McLendon non è sola nella sua battaglia. Prendiamo ad esempio la serie horror per ragazzi Piccoli brividi di R.L. Stine, dove compare un solo punto e virgola ogni 200.000 parole. Cormac McCarthy ne utilizzò 42 nel suo primo romanzo, Il guardiano del frutteto, poi solo uno nei successivi nove libri. E.L. James, invece, ha attirato numerose critiche per aver abusato della virgola dove un punto e virgola avrebbe restituito più chiarezza nella trilogia di Cinquanta sfumature.
Ma c'è anche chi il punto e virgola lo ama profondamente. Charles Dickens, Mark Twain, Jane Austen e Abraham Lincoln non l'hanno mai abbandonato. Lincoln, tra l'altro, dichiarò: "Ho grande rispetto per il punto e virgola; è un tipetto davvero utile".
Virginia Woolf, invece, lo ha sfruttato più di 1.000 volte in La signora Dalloway per restituire il fluire inarrestabile dei pensieri. Salman Rushdie, John Updike e Donna Tartt ne fanno largo uso, con una media di circa 300 occorrenze ogni 100.000 parole nei loro romanzi.
Le voci su una "morte" definitiva del punto e virgola, in realtà, potrebbero essere un po' esagerate. Secondo i dati di Google Books Ngram Viewer, che analizza romanzi, saggistica e letteratura scientifica, il suo uso in inglese è cresciuto del 388% tra il 1800 e il 2006, per poi calare del 45% negli undici anni successivi. Nel 2017 però, è iniziata una lenta ripresa: tra il 2017 e il 2022 l'uso è salito ancora del 27%.
Insomma, forse a mettere la parola fine non sarà Vonnegut, ma piuttosto il brillante e vivace Camille Desmoulins, come immaginato da Hilary Mantel. In La storia segreta della rivoluzione (A Place of Greater Safety, pubblicato in italiano da Fazi Editore) la scrittrice lo fa esclamare: "Mi chiedo perché abbia mai perso tempo col sesso. Non c'è nulla di così appagante, in questo mondo, come un punto e virgola messo al posto giusto".

domenica 3 maggio 2026

La classifica dei libri più venduti


Dati relativi alla settimana dal 20 al 26 aprile 2026 (Fonte: Robinson del 3 maggio 2026):

1. Niccolò Ammaniti - Il custode
2. Luciana Littizzetto - Il tempo del la la la
3. Alessandro Robecchi - Omicidi Srl
4. Pera Toons - Il gioco delle risate
5. Stefania Andreoli - Un'ottima famiglia
6. Gianrico Carofiglio - Accendere i fuochi. Manuale di lotta e gentilezza
7. A.V. - Kpop Demon Hunters. Per i fan! Libro ufficiale
8. Tomaso Montanari - La continuità del male. Perché la destra italiana è ancora fascista
9. Giuseppe Conte - Una nuova primavera. La mia storia, i nostri valori, la sfida progressista per l’Italia
10. Enrico Galiano - Il cuore non va a dormire

Luca Di Fulvio: La gang dei sogni


Luca Di Fulvio: La gang dei sogni

Formato: Kindle (1.3 MB)
Pagine: 737
Editore: HarperCollins Italia (3 settembre 2024)
ASIN: B0D9HDT5GL
ISBN-13: 9788830594296

Data di acquisto: 24 aprile 2026
Letto dal 25 aprile al 2 maggio 2026

▪️Sinossi
È il 1909. Concetta, detta Cetta, e il suo figlioletto di soli sei mesi, Natale, sono ammassati su un piroscafo diretto a New York insieme a centinaia di altri migranti come loro. Scappano dalla Calabria, da un'Italia che ormai è, sì, unita, ma in cui i privilegi e i soprusi di ricchi e potenti segnano una frattura ancora troppo profonda tra loro e chi appartiene soltanto al padrone e ai campi.
Ora però Cetta guarda fuori dall'oblò sporco della nave e sogna l'America. Appena sbarcati all'ufficio immigrazione di Ellis Island, nessuno capisce la lingua di Cetta e così Natale diventa Christmas. Un nuovo battesimo per una nuova vita e l'inizio di una nuova storia, fatta di speranza, di coraggio, di opportunità. E di sogni. Perché tra le strade strette e maleodoranti del ghetto italiano, nel Lower East Side, Christmas si farà un nome, sopravvivrà alle scaramucce delle gang locali, salverà la vita di una ricca e bellissima ragazza e si innamorerà di lei. Ma è un dono speciale, un dono consegnatogli alla nascita insieme al nome, che lo porterà a fondare la prima radio indipendente nella New York scintillante e luminosa degli anni Venti ed a cambiare la sua vita per sempre.
La gang dei sogni è un romanzo ruggente come gli anni in cui è ambientato, una storia di riscatto in cui il sogno e la fantasia vincono sulla rabbia e la disperazione.
Uscito in Italia nel 2008, il romanzo di Luca Di Fulvio ha, come i suoi protagonisti, trovato fortuna fuori dai nostri confini: è stato tradotto in dodici paesi, ha venduto milioni di copie in tutto il mondo, ed è diventato uno dei romanzi italiani di maggior successo di sempre.
A un anno di distanza dalla precoce scomparsa del suo autore, torna in libreria per trasportare i lettori in un viaggio indimenticabile nel tempo e nello spazio e per ricordarci quanto la forza di un sogno possa cambiare il nostro destino.

➡️ Guida alla lettura (pdf)

▪️L'incipit del libro
Aspromonte, 1906–1907
All'inizio l'avevano guardata crescere in due. La madre e il padrone. L'una con apprensione, l'altro con la sua pigra libidine.
Ma prima che diventasse donna, la madre aveva fatto in modo che il padrone non la guardasse più.
Quando la bambina aveva avuto dodici anni, la madre aveva estratto un succo denso dai semi dei papaveri, come aveva imparato dalle vecchie. Aveva fatto bere il succo alla bambina e quando l'aveva vista barcollare, intontita, se l'era caricata in spalla, aveva attraversato la strada polverosa che correva davanti alla loro baracca - all'interno delle terre del padrone - e aveva raggiunto un greto dove sapeva che c'era una vecchia quercia ormai secca. Aveva rotto un grosso ramo, aveva lacerato i vestiti della bambina, l'aveva colpita con una pietra aguzza alla fronte - dove sapeva che sarebbe sgorgato molto sangue -, aveva adagiato in una posa scomposta la figlia in fondo al greto - come se fosse rotolata giù per la scarpata, cadendo dall'albero morto - e l'aveva lasciata lì, con addosso il ramo che aveva rotto. Poi era tornata alla baracca, aveva aspettato il ritorno degli uomini dai campi cucinando una minestra di cipolle e lardo di maiale e solo allora aveva detto a uno dei suoi figli maschi di andare a cercare Cetta, la sua bambina.


▪️La mia (brevissima) recensione
"Tu sei un lupo, amore mio. E il lupo dentro di te ti renderà forte e invincibile quando sarai grande. Ma come Zanna Bianca devi ascoltare la voce dell'amore. Se sarai sordo a quella voce diventerai come tutti i ragazzi del nostro quartiere, quei delinquenti che non sono lupi selvaggi ma cani rabbiosi".
Siamo nella New York di inizio '900: Cetta giovanissima immigrata è appena sbarcata ad Ellis Island insieme a Natale, il suo bambino di pochi mesi nato da uno stupro. Qui sarà subito ribattezzato Christmas. Tra estrema povertà, malavita e prostituzione, quel bambino saprà crescere portando avanti l'unico scopo della sua vita: riscattarsi dalla miseria facendo perno sul solo dono che la natura ha saputo dargli…
Ecco qui un bellissimo romanzo-fiume: son quasi 750 pagine ma scorrono via che è un piacere grazie ad un ritmo sempre alto, colpi di scena a ripetizione ed una struggente morale.
La scrittura di Luca Di Fulvio è quasi da poesia (la descrizione della New York dei bassi fondi e degli ebrei è veramente magnifica); i personaggi son descritti magnificamente (tutti, sia i principali che quelli di contorno): Cetta incarna la classica madre italiana disposta a tutto pur di far crescere il proprio figlio senza troppe ristrettezze, Christmas ispira fiducia ed affetto e Santo è il classico "tonto" che, pur atteggiandosi da "cattivo", sprizza simpatia da tutti i pori. A conti fatti, l'unico personaggio detestabile (nonché l'unico veramente negativo) di tutto il contesto è il solo Bill.
Nello scorrere delle pagine del romanzo incontreremo violenza a tutto spiano (stupri, prostituzione, aggressioni… c'è di tutto) ma, pur raccontandola in maniera molto realistica e senza filtri, ci ritroveremo sempre a fare il tifo per Christmas e la sua sgangherata banda.
Un libro, perciò, adatto a tutti ma, in particolar modo, a coloro che amano leggere romanzi di formazione, di speranza e di riscatto.
📌 Voto: 🎖️🎖️🎖️🎖️🎖️ (5 su 5)

sabato 2 maggio 2026

Un capolavoro di 350 anni considerato "inadattabile" diventerà un film (e sarà molto divisivo)


Un capolavoro di 350 anni considerato inadattabile diventerà un film (e sarà molto divisivo)
Un'opera monumentale della letteratura mondiale approderà sul grande schermo grazie a una scelta produttiva destinata a far discutere

👉 fonte: Best Movie

Si potrebbe pensare che, arrivati a questo punto nella storia del cinema, ogni grande opera letteraria sia già stata adattata per il grande schermo. In realtà non è così. Alcuni dei testi più celebri e influenti restano ancora oggi considerati impossibili da portare al cinema, soprattutto quando si tratta di opere monumentali in cui si intrecciano dimensioni umane, divine e soprannaturali.
In passato, Hollywood non aveva paura di affrontare questo tipo di sfide. I grandi kolossal storici e biblici erano una costante: basti pensare a film come I dieci comandamenti, Spartacus o Ben-Hur, opere capaci di trasformare racconti epici in spettacoli cinematografici imponenti. Oggi, però, anche con budget sempre più elevati, le major tendono a evitare progetti troppo complessi o rischiosi, preferendo puntare su franchise consolidati.
Eppure qualcosa sembra stia cambiando. Dopo l'annuncio dell'ambiziosa trasposizione dell'Odissea da parte di Christopher Nolan, un altro progetto altrettanto audace è pronto a prendere forma: l'adattamento cinematografico di Paradise Lost, il poema epico scritto nel XVII secolo da John Milton. Un'opera che, per secoli, è stata considerata praticamente impossibile da tradurre in immagini.
A raccogliere la sfida è Roger Avary, sceneggiatore noto per lavori molto diversi tra loro, che spaziano da adattamenti letterari a progetti legati al mondo videoludico. Il suo nuovo film sarà prodotto da una realtà decisamente particolare: Ex Machina Studios, uno studio che punta a integrare l'intelligenza artificiale nei processi produttivi cinematografici.
Ed è proprio questo l'aspetto più controverso, e potenzialmente rivoluzionario, del progetto. Secondo quanto emerso, Paradise Lost verrà realizzato sfruttando sistemi avanzati di AI generativa, capaci di creare mondi complessi e scenari impossibili da ottenere con i metodi tradizionali, ma con costi decisamente più contenuti.
La storia, del resto, richiede un livello di ambizione visiva straordinario. Il poema di Milton racconta la ribellione dell'arcangelo Lucifero contro Dio, la sua caduta negli inferi e la successiva trasformazione in Satana. Da lì prende forma il suo piano di vendetta: corrompere l'umanità appena creata, portando Adamo ed Eva a disobbedire e provocando così la Caduta e la perdita del Paradiso.
Si tratta di un racconto che alterna dimensioni cosmiche e momenti profondamente umani, seguendo sia il percorso di Satana, figura complessa e carismatica, sia quello dei primi esseri umani, alle prese con la tentazione e le conseguenze delle proprie scelte. Non sorprende, quindi, che per decenni Hollywood abbia esitato davanti a un materiale così vasto e stratificato.
Le difficoltà non sono solo narrative, ma anche tecniche. Rappresentare credibilmente il Paradiso, l'Inferno, gli angeli e i demoni è sempre stato un ostacolo enorme, così come trovare un equilibrio tra spettacolo visivo e fedeltà al testo originale. In questo senso, l'uso dell'intelligenza artificiale potrebbe rappresentare una soluzione (o, al contrario, un nuovo problema).
Non è la prima volta che Avary si confronta con un'opera considerata inadattabile. In passato ha lavorato anche alla sceneggiatura di Beowulf, uno dei primi esperimenti su larga scala con la motion capture. Il risultato, però, è rimasto famoso anche per il cosiddetto "uncanny valley", quell'effetto disturbante che rende i personaggi digitali quasi realistici, ma non del tutto convincenti.
Questa volta, il regista è convinto che la tecnologia abbia finalmente raggiunto un livello tale da evitare quegli errori. L'obiettivo è realizzare una versione più fedele possibile al testo di Milton, sfruttando strumenti innovativi per dare forma a un universo visivo finora irraggiungibile.
Resta però una domanda fondamentale: il pubblico è pronto ad accettare un film costruito, almeno in parte, con l'aiuto dell'intelligenza artificiale? Paradise Lost potrebbe diventare un punto di svolta, non solo per il modo in cui adattiamo le grandi opere del passato, ma anche per il futuro stesso del cinema.

"Non devi capirla. Devi usarla": il libro di Doris Corsini. Già tra i bestseller su Amazon


Non devi capirla. Devi usarla: il libro di Doris Corsini. Già tra i bestseller su Amazon
La giornalista Doris Corsini, alla guida del mensile Tuttomontagna, ha scritto un manuale pratico sull'intelligenza artificiale. Trenta cose concrete da fare oggi, scritte come si spiegherebbero al telefono a un'amica. Ed è solo il primo libro di una collana

👉 fonte: Redacon

Il libro sta già facendo parlare di sé: a poche ore dall'uscita ha raggiunto il quinto posto nella categoria bestseller in Introduzione a Internet.
Un risultato che conferma l'interesse del pubblico e che rende questa conversazione ancora più attuale.
L'intelligenza artificiale è il tema del momento. Se ne parla in televisione, sui giornali, nei convegni. Se ne parla come di una rivoluzione, di una minaccia, di un'opportunità. Se ne parla quasi sempre come di qualcosa di complicato, riservato a chi lavora nel digitale.
Doris Corsini ha scritto un libro che dice il contrario. Non devi capirla. Devi usarla. 30 cose che puoi fare oggi con l'intelligenza artificiale (anche se non capisci niente di tecnologia) è uscito ad aprile su Amazon.
Sei sezioni, trenta schede pratiche, un'idea precisa: l'AI è uno strumento per chiunque, non un argomento per esperti. E non è un libro isolato (è il primo di una collana).

Doris, Non devi capirla. Devi usarla. Suona come una provocazione. Lo è. E nasce da una cosa banale: ho cercato il libro che adesso ho scritto. Non l'ho trovato. Con l'intelligenza artificiale ho iniziato presto. Primo corso in presenza a Milano, gennaio 2023. Pochi mesi dopo l'arrivo di ChatGPT in Italia (novembre 2022). Era ancora una novità. Da quel giorno l'ho usata. Sul lavoro vero. Sui problemi veri. Quando ho cominciato a leggere quello che usciva sull'argomento, mi sono accorta che mancava un pezzo intero.
Cosa mancava? Un libro che partisse dall'uso. Non dalla teoria. Tanti i manuali sull'AI partono spiegando come funziona dentro. Reti neurali, modelli generativi, parametri di addestramento. Sono libri scritti benissimo, da persone competenti. Ma chiedono al lettore uno sforzo che non serve. È come se per usare la lavatrice ti facessero studiare l'ingegneria del cestello.
Il libro nasce da lì? Da lì. Dall'osservazione che l'AI è già pronta a essere usata da chiunque. Quello che mancava era qualcuno che lo dicesse chiaro, con esempi concreti, in modo semplice. Ma l'AI non è solo per tecnici. È come un elettrodomestico (provocazione ironica). comprese le parentesi, prima che insorgano! Stanno già discutendo sotto il mio post. Serve al contadino come al medico. Alla casalinga come alla manager. Al pensionato che vuole scrivere una lettera al sindaco. Tutti la useranno. Anzi: la stanno già usando. Solo che non ci pensano.
Cosa intendi con elettrodomestico? Pensa alla lavatrice. Sai come funziona dentro? No. E allora? La usi lo stesso. Ti ha cambiato la vita. Microonde. Frigorifero. Navigatore. Cellulare. Stessa cosa. Nessuno sa esattamente come funzionano. Tutti li usiamo ogni giorno. L'intelligenza artificiale è esattamente questo. Uno strumento che fa una cosa al posto tuo mentre tu fai un'altra cosa. 
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giovedì 30 aprile 2026

Libri letti ad aprile 2026… e quelli da leggere a maggio!


I libri (e qualche fumetto) che ho letto e recensito ad aprile:
Zagor Più, albo n. 19: Il mondo dell'incubo (albo di novembre 2025)
Don DeLillo: L'angelo Esmeralda
Graham Greene: Brighton Rock
Toni Morrison: Recitativo
Federico Buffa e Carlo Pizzigoni: Storie mondiali
Arthur Schnitzler: Doppio sogno
Raymond Carver: Febbre
Joyce Carol Oates: Il primo marito
Percival Everett: Un po' di fede
Caparezza: Orbit Orbit

Ed i libri in lettura per maggio (ma non necessariamente in quest'ordine… e non è neanche detto che siano questi):
Luca di Fulvio: La gang dei sogni [già in lettura
Chris Pavone: L’ultimo turno
Franck Thilliez: La stanza dei morti
Jordan Harper: Tutti sanno
Robert Dugoni: Ancora una preda. Tracy Crosswhite, vol. 10

mercoledì 29 aprile 2026

Cinque saghe fantasy leggendarie da leggere e che meriterebbero adattamenti seriali di qualità


Cinque saghe fantasy leggendarie da leggere e che meriterebbero adattamenti seriali di qualità

👉 fonte: Everyeye.it

Negli ultimi anni le piattaforme di streaming si sono riempite a dismisura di adattamenti televisivi tratti da famose saghe fantasy: pensiamo al successo di The Witcher che si affaccia a salutare Netflix con la quinta stagione o alla serie Prime Video La Ruota del Tempo.
Mitologie complesse e mondi vastissimi che sul piccolo schermo hanno finalmente preso vita, dando finalmente un volto e un'estetica alle parole stampate su carta. Il panorama delle saghe fantasy è estremamente ampio e ovviamente non tutti questi mondi letterari sono ancora riusciti a debuttare sul piccolo schermo: ecco 5 saghe fantasy perfette per diventare una serie TV.
Nota: titolo e contenuto sono stati modificati per renderli più corretti. 2 delle 5 saghe hanno avuto adattamenti, ma poco riusciti secondo noi, e meriterebbero di più. In ogni caso il consiglio è quello di leggerle, se potete, sono saghe letterarie fantastiche.

Steven Erikson firma la saga fantasy composta da ben 10 volumi. L'universo dello scrittore nasce da un'ambientazione del gioco di ruolo Dungeon&Dragons per poi diventare autonoma. Non parliamo di una saga lineare con un solo protagonista ma di un intreccio complesso di trame e personaggi: genericamente le vicende si svolgono sullo sfondo di un mondo antico e brutale nel quale si fa spazio l’Impero Malazan, una potenza militare che conquista territori su territori. Non mancano gli intrighi politici che hanno reso famosi altri adattamenti televisivi come Game of Thrones.

▪️La Prima Legge
La trilogia fantasy di Joe Abercrombie è materiale succosissimo per una serie TV. La Prima Legge è una saga fantasy cinica e realistica, ambientata in un mondo brutale privo di qualsiasi stereotipo di paladino a cui siamo abituati. Al centro della narrazione troviamo il barbaro Logen Novedita, l'inquisitore torturatore Glokta, il nobile Jezal che vengono uniti dal mago Bayaz per missioni pericolosissime. Pieno di dark humour, La Prima Legge è una lunghissima riflessione sulla natura corrotta dell'uomo.

La saga Mondo Disco conta ben 40 volumi. Un numero così grande di narrazioni, lotte e personaggi potrebbe spaventare chiunque autore televisivo in cerca di materiale per una sceneggiatura. La saga, nata dalla penna di Terry Pratchett, ha costruito un universo molto vasto che fortunatamente conta, tra cicli e sottocicli, anche romanzi autoconclusivi che possono essere letti e adattati lontano dalla narrazione centrale. Di cosa parla Mondo Disco? Tutte le storie sono ambientate, appunto, sul Mondo Disco che, come suggerisce appena il nome, è un mondo piatto a forma di disco. La cosa più assurda? è sorretto da quattro elefanti che poggiano sul guscio di una tartaruga cosmica. Questo basta per comprendere il tono fantasy ma ironico della narrazione.
La saga Mondo Disco di Terry Pratchett ha già avuto una serie di adattamenti televisivi, tra cui la miniserie Hogfather (2006), The Colour of Magic (2008), Going Postal (2010) e la serie The Watch (2021), anche se quest'ultima è solo ispirata all'universo di Pratchett. Sarebbe fantastico una serie moderna con un adattamento che segua tutto l'arco letterario.

Roger Zelazny con la saga fantasy Cronache di Ambra è riuscito a espandere l'universo fino al gioco di ruolo e alla creazione di un videogioco. Al momento, dunque, manca soltanto una serie TV sulla machiavellica famiglia reale di Ambra. La premessa è abbastanza complessa: i mondi citati nei libri sono mondi ombra (compresa la Terra) a cui fanno capo gli unici due mondi reali, Ambra e Caos. Gli unici in grado di spostarsi da un mondo all'altro sono i discendenti di Oberon, il signore di Ambra. La narrazione si sposta tra multiversi e intrighi sullo sfondo di un'ambientazione spettacolare.

La serie di romanzi di Jim Butcher è un mix accattivante tra giallo, soprannaturale e fantasy: l'ambientazione moderna sarebbe il punto di forza per un adattamento televisivo che possa catturare l'essenza di Harry Dresden, il protagonista. Infatti esiste una serie TV del 2007 con una sola stagione di 12 puntate andata in onda su Fox, terminata senza troppo clamore senza rendere giustizia al materiale originale. Sarebbe forse il caso di un reboot?