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"Un bel libro, Marcus, non si valuta solo per le sue ultime parole, bensì sull'effetto cumulativo di tutte le parole che le hanno precedute. All'incirca mezzo secondo dopo aver finito il tuo libro, dopo averne letto l'ultima parola, il lettore deve sentirsi pervaso da un'emozione potente; per un istante, deve pensare soltanto a tutte le cose che ha appena letto, riguardare la copertina e sorridere con una punta di tristezza, perché sente che quei personaggi gli mancheranno. Un bel libro, Marcus, è un libro che dispiace aver finito". [Joël Dicker in "La verità sul caso Harry Quebert"]

venerdì 24 aprile 2026

Il libro più attuale di oggi l'ha scritto una modella quarant'anni fa


Il libro più attuale di oggi l'ha scritto una modella quarant'anni fa
Si chiama Un mondo pieno di vuoto, di Suzuki Ikumi

👉 fonte: Esquire.com

Il libro più moderno e "avanti" che puoi leggere in questo momento l'ha scritto oltre quarant'anni fa una modella giapponese morta suicida. Può sembrare una sequela di provocazioni ma è tutto vero, come si dice. Lei si chiama Suzuki Izumi, e oltre a scrivere racconti di una bellezza sfolgorante e malata, è stata una protagonista della controcultura nipponica degli anni 70 e 80, attrice cinematografica e modella fotografica. Nel 1986, trentasette anni ancora da compiere, si è tolta la vita.
Il libro si chiama Un mondo pieno di vuoto, è il terzo volume che viene pubblicato da add editore per la traduzione di Ozumi Asuka: Noia terminale e Hit parade di lacrime i due precedenti, belli altrettanto. Bello è però un termine che si addice poco, con la sua composta classicità, alla letteratura di Izumi. La quale tutto è tranne che moderata, classica: piuttosto, è sconvolgente, disturbante, straniante, ecco sublime, come differenziava il vecchio Anonimo.
Izumi viene accostata a nomi monumentali della fantascienza femminile e femminista, quali Ursula Le Guin e Octavia Butler, come pure a Philip Dick, na robetta insomma. Paragoni lusinghieri ma che, ancora una volta, raccontano solo la mezza messa: leggendola si ritrovano Le Guin e Butler forse, ma in versione hentai; Dick certo, ma con un'iniezione anfetaminica à la Easton Ellis. Prima mi è scappato scritto "straniante" e in effetti forse la caratteristica principale dei suoi racconti è proprio questa, lo straniamento. Anzi, due.
Il primo straniamento è soggettivo e probabilmente involontario (possiamo supporre che una giapponese degli anni 70 scrivesse per gli europei del duemila e fischia? Non impossibile, una volta sperimentata la sua capacità visionaria, ma Occam c'impone l'interpretazione meno arzigogogolata, almeno all'inizio). E deriva dal suo provenire da una cultura fondamentalmente aliena, per quanto la si apprezzi e si possa sforzarci di comprenderla. È lo stesso straniamento che si prova davanti a certi vecchi film di Kurosawa, o a certe nuove serie TV, quando si vedono questi personaggi che si muovono a scatti, che si scambiano gesti e parole assurdi ma che si intuiscono perfettamente sensati, in un altro codice.
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Quando leggere diventa (anche) una cura, tra la "prescrizione" dei romanzi nel sistema sanitario e i percorsi di crescita personale


Quando leggere diventa (anche) una cura, tra la "prescrizione" dei romanzi nel sistema sanitario e i percorsi di crescita personale
In occasione della Giornata mondiale del libro del 23 aprile, scopriamo come la lettura si sia trasformata in biblioterapia, utile anche a gestire ansia e stress

👉 fonte: Wired

Libri da leggere non più solo come piacere, arricchimento culturale o semplice evasione: se scelti con cura e consapevolezza, i libri possono diventare (anche) strumenti terapeutici. È l'intuizione alla base della biblioterapia, una disciplina nata negli Stati Uniti negli anni '30, sviluppata nel secondo dopoguerra e oggi sempre più diffusa tra scuole, biblioteche, carceri, ospedali e perfino contesti aziendali.
Non è un caso che nel Regno Unito il programma Reading Well Books on Prescription, ideato nel 2013 dalla charity The Reading Agency, venga oggi promosso anche dal sistema sanitario nazionale (NHS). Reading Well è un programma nazionale di "libri da leggere su prescrizione", realizzato attraverso biblioteche pubbliche e librerie aderenti, che aiuta le persone a comprendere e gestire la propria salute e il proprio benessere mentale attraverso letture di qualità "certificata". I libri possono essere "prescritti" dai medici di base o da altri professionisti del settore sanitario, socio-assistenziale o del volontariato, e aiutano a gestire in particolare ansia, stress e depressione.
Il modello oggi coinvolge circa il 90% delle biblioteche pubbliche inglesi e ha raggiunto milioni di persone, mostrando impatti positivi e molto significativi: il 92% degli utenti ha dichiarato che i libri sono stati utili e l'81% che hanno contribuito a migliorare la comprensione dei propri bisogni di salute. L'iniziativa si è dimostrata particolarmente efficace nel supportare le persone durante i tempi di attesa per l'accesso a servizi specialistici.
Anche nei Paesi scandinavi la lettura guidata viene integrata nei percorsi di riabilitazione psichiatrica, mentre negli Stati Uniti cresce l'uso della narrativa nei programmi di supporto alla salute mentale e all'empatia, con studi che mostrano come la lettura, soprattutto di fiction, sia in grado di attivare le stesse aree cerebrali coinvolte nell'esperienza reale.
In Italia il fenomeno è più recente ma in espansione, con i primi percorsi strutturati nati nei primi anni Duemila e un interesse crescente anche in ambito accademico. "Esistono due approcci: la biblioterapia clinica, usata da psicologi e psichiatri per lavorare su disturbi specifici, e quella di sviluppo, rivolta a persone sane che vogliono potenziare le proprie risorse interiori", spiega Marco Dalla Valle, ex infermiere e oggi tra i principali esperti italiani (fondatore dell'Accademia di biblioterapia e docente del primo master dedicato all'Università di Verona).
Ma cosa distingue davvero la biblioterapia da un classico club del libro? "Nei gruppi di lettura si discute il testo, si interpreta, si analizza. In biblioterapia il libro è solo un mezzo: il vero obiettivo è il benessere della persona. Si lavora sulle emozioni, sulle risonanze, sulle domande che emergono. Non è importante cosa significa il libro, ma cosa smuove".
Non esistono, di conseguenza, libri universalmente "giusti". "Il modello britannico è molto orientato all'autoaiuto, ma è una visione parziale. Io scelgo i testi in base alle persone e agli obiettivi: in una RSA proporrò letture accessibili agli anziani, in carcere libri che possano essere compresi anche con livelli di scolarità bassi, in azienda posso usare anche i classici. Il punto non è il libro in sé, ma l'incontro tra quel libro e quella persona, in quel momento".
Un processo che è tutt'altro che casuale: "C'è un lavoro preciso di analisi dei bisogni, definizione degli obiettivi e selezione dei testi. La biblioterapia è strutturata, non improvvisata. E non riguarda solo i romanzi: poesia, graphic novel, racconti brevi, perfino audiolibri possono diventare strumenti di accesso. Questo permette di coinvolgere anche chi ha difficoltà di lettura, come le persone con dislessia o chi semplicemente non si è mai riconosciuto nel ruolo di lettore. E apre anche a un pubblico maschile che, per effetto di certe dinamiche e aspettative sociali e culturali, tende a orientarsi più verso saggi o romanzi storici. Resta infatti diffuso un certo pregiudizio: l'idea che i romanzi siano roba da donne e che i classici siano, in fondo, noiosi".
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giovedì 23 aprile 2026

Il 25 aprile tra i libri…


Il 25 aprile è la Festa della Liberazione: celebra la fine dell'occupazione nazifascista nel 1945 e il valore dei gruppi partigiani che lottarono dal 1943. Ci sono moltissimi libri dedicati alla Resistenza e a quella ricorrenza. Vediamone alcuni:

▪️Classici della letteratura italiana
Sono i romanzi che solitamente si studiano a scuola e raccontano la Resistenza dall'interno:
Il sentiero dei nidi di ragno (Italo Calvino, 1947)
Una questione privata (Beppe Fenoglio)
Il partigiano Johnny (Beppe Fenoglio)
La ciociara (Alberto Moravia)

▪️Memorie e testimonianze
Libri autobiografici o corali di chi ha vissuto la Resistenza:
Partigiane (approfondisce il ruolo delle donne nella lotta)
Noi, Partigiani (opera corale con racconti e ricordi diretti)
Appunti partigiani (pensieri e riflessioni sulla vita partigiana)
Diari di guerra. Salice Salentino nella Resistenza (Giuseppe Scandone e Luigi Simmini)

▪️Saggi e punti di vista meno conosciuti
Per integrare la memoria con storie spesso dimenticate

▪️Per ragazzi e ragazze
Titoli per avvicinare anche i più giovani al 25 aprile
Nonno, chi erano i partigiani? (testo divulgativo per famiglie)
Lo zaino del partigiano (Pino Pace e Tatjana Giorcelli)
L’inverno delle stelle (Nicoletta Verna)
Sandro, libera tutti (Luigi Garlando)

▪️Altri romanzi consigliati
Dosolina (Mara Di Noia)

Giornata mondiale del libro, tutte le curiosità: dalla data del 23 aprile alla tradizione delle rose


Giornata mondiale del libro, tutte le curiosità: dalla data del 23 aprile alla tradizione delle rose
La giornata promossa dall'Unesco a partire dal 1996 per promuovere la lettura, la pubblicazione dei libri e la protezione della proprietà intellettuale

👉 fonte: Adnkronos

Oggi, giovedì 23 aprile, in tutto il mondo si celebra l'importanza e il potere della lettura. Per il trentesimo anno il 23 aprile è la Giornata Mondiale del Libro e del Diritto d'Autore, una giornata promossa dall'Unesco a partire dal 1996 per promuovere la lettura, la pubblicazione dei libri e la protezione della proprietà intellettuale attraverso il copyright.
La data scelta dall'Unesco non è causale, ma è invece legata a una coincidenza. Proprio in questo giorno, nell'anno 1616, morirono tre grandi scrittori: il peruviano Garcilaso Inca de la Vega (nato nel 1539), lo spagnolo Miguel de Cervantes (nato nel 1547) e l'inglese William Shakespeare (nato nel 1564).
Inoltre nel corso degli anni il 23 aprile ha visto la nascita di altre personalità del mondo della letteratura: il francese Maurice Druon (1918-2009), il russo Vladimir Nabokov (1899-1977), il colombiano Manuel Mejía Vallejo (1923-1998) e l'islandese Halldór Laxness (1902-1998), innovatore della letteratura islandese e Premio Nobel per la letteratura nel 1955. Sempre il 23 aprile, ma del 1981, è morto lo scrittore e giornalista catalano Josep Pla.
Questa ricorrenza è particolarmente sentita in Catalogna, dove coincide con la Diada de Sant Jordi (giorno di San Giorgio), conosciuta anche come Giornata dei libri e delle rose. Una tradizione di origine medievale vuole che in questo giorno ogni uomo regali una rosa alla sua donna e ricollegandosi a questa antica usanza, il 23 aprile i librai della Catalogna sono soliti regalare una rosa per ogni libro venduto.
Quest'anno, grazie all'impegno delle libraie e dei librai di ALI (Associazione Librai Italiani) e Confcommercio, le rose di Sant Jordi arrivano anche in Toscana: oggi, nelle librerie aderenti della provincia fiorentina, per ogni libro acquistato si riceverà in dono una rosa. Un gesto semplice ma ricco di significato, per ricordare che l'amore per la lettura è anche un atto di cura verso sé stessi e verso gli altri. La conoscenza è uno dei doni più preziosi che possiamo fare a noi stessi e alla comunità, e con questa iniziativa i librai (custodi e promotori di cultura) vogliono ribadirlo.

"𝓣𝓱𝓮 𝓛𝓸𝓷𝓰 𝓦𝓪𝓵𝓴" 𝓮 𝓢𝓽𝓮𝓹𝓱𝓮𝓷 𝓚𝓲𝓷𝓰 𝓬𝓱𝓮 𝓪𝓿𝓮𝓿𝓪 𝓹𝓻𝓮𝓿𝓲𝓼𝓽𝓸 𝓽𝓾𝓽𝓽𝓸


"The Long Walk" e Stephen King che aveva previsto tutto
«È una storia di guerra e lo sarà sempre. Ma l'elemento su cui ci siamo concentrati per renderla più rilevante nel mondo odierno è stato il nichilismo finanziario», racconta il regista Francis Lawrence

👉 fonte: Rolling Stone

Che sia il King è chiaro, di nome e di fatto. Ma un giorno Sua Maestà Stephen verrà studiato a scuola, non solo per la vastità della sua produzione, per il suo stile unico, ma soprattutto perché attraverso i suoi incubi ha previsto come il mondo, soprattutto quello più vicino a lui, sia destinato a marcire e, prima o poi, a esplodere. Chissà cosa ancora non ci ha raccontato, quale storia ha nel cassetto che non tira fuori per evitare una follia collettiva che la faccia avverare. Probabilmente è solo questione di tempo.
Nel mentre continuiamo a goderci film e serie tratti dai suoi racconti e novelle. La maggior parte, diciamolo, non memorabili. Negli ultimi anni, Mike Flanagan e Andy Muschietti hanno fatto più danni che altro. Invece con The Long Walk Francis Lawrence, supportato dalla scrittura di J.T. Mollner (se non avete visto Strange Darling, rimediate), ha fatto un lavoro davvero eccellente, raccontando la storia di questi ragazzi che camminano fino alla morte e finché non ne resterà solo uno, che vincerà soldi per salvare la vita alla sua famiglia e potrà esaudire un altro desiderio. Quale se lo confidano i due protagonisti (magnifici), Cooper Hoffman e David Jonsson. The Long Walk arriva nelle sale italiane il 23 aprile, distribuito da Adler Entertainment. E per l'occasione abbiamo fatto una chiacchierata, un po' meno lunga della marcia, proprio con Lawrence, che nel frattempo continua a raccontare giochi estremi con adolescenti all'ultimo sangue.
Non so se sia una coincidenza, ti trovi sempre in una specie di Hunger Games. Ma questo è diverso, perché l'impatto sociale e politico del romanzo di Stephen King è enorme. E penso che tu e J.T. Mollner abbiate fatto davvero un ottimo lavoro. Come avete approcciato questa storia? Ci ho pensato a lungo. Volevo realizzarlo per la prima volta quando ho girato Io sono leggenda, quindi intorno al 2006, 2007, ma alla fine i diritti sono andati a qualcun altro. Era una storia che amavo, che ho seguito per molto tempo e che ho sempre avuto in mente, osservando le varie versioni che andavano e venivano nel corso degli anni mentre altri cercavano di adattarla per il cinema. E alla fine è tornata da me, quando Roy Lee, il mio partner produttivo in questo progetto, ha ottenuto i diritti e me l'ha proposta. Io e J.T. ci siamo concentrati su alcune cose. Le relazioni tra i ragazzi sono il cuore della storia e volevo mantenere questo aspetto, ma volevo anche assicurarmi che lo affrontassimo da un punto di vista cinematografico e cercare di trovare un modo per renderlo visivo in termini di distanza percorsa, inteso come peso che avrebbe avuto sui ragazzi dal punto di vista fisiologico e psicologico, le loro relazioni, ciò che vedono, com'è l'ambiente circostante e tutto il resto. Quindi era importante lavorare con qualcuno come J.T., che è un regista e pensa in termini cinematografici. L'altro aspetto era quello tematico. Il romanzo è stato scritto alla fine degli anni '60 come una sorta di risposta alla guerra del Vietnam. È una storia di guerra e lo sarà sempre. Ma l'elemento su cui ci siamo concentrati per renderla più rilevante nel mondo odierno è stato il nichilismo finanziario. Che sia negli Stati Uniti o in qualsiasi altra parte del mondo, è sempre più difficile per le persone mettere il cibo in tavola, avere un tetto sopra la testa e mandare i figli a scuola. È sempre più difficile sbarcare il lunario. C'è una disperazione finanziaria globale che volevamo sfruttare per spiegare perché ragazzi come questi si possano cimentare in qualcosa di così orribile come la lunga marcia. E questo è diventato il tema centrale su cui concentrarci.
Molto attuale, specialmente nel tuo Paese in questo momento: c'è un tiranno folle che decide che le vite delle persone non valgono nulla. Tu e J.T. non potevate sapere quello che sarebbe successo negli ultimi due anni. Quando hai visto il film, diciamo un anno fa, una volta finito, qual è stata la tua reazione? Ci sembrava rilevante a causa della disperazione globale. Volevamo toccare un argomento che sentivamo non fosse solo una questione americana, ma qualcosa che sta accadendo ovunque. E, guarda, questo succede anche con la saga di Hunger Games. Suzanne Collins scrive partendo da un tema preciso, di solito perché è toccata da qualcosa che sta accadendo nel mondo. E poi, in qualche modo, diventa sempre più attuale col passare del tempo. Sta accadendo anche con il nuovo film, L'alba sulla mietitura. È sempre pazzesco vedere come i temi e le idee di un film possano evolversi. Di certo pensare oggi che possa esserci una leva obbligatoria per i giovani negli Stati Uniti è qualcosa che si avvicina a ciò che Stephen King scriveva originariamente.
The Long Walk era, come hai detto, un film cinematograficamente pericoloso, facilmente a rischio noia dato che si tratta, in effetti, di ragazzi che camminano. Invece è tutt'altro che questo, ci sono continue variazioni di ritmo, e cose sempre diverse che accadono. Come ci siete riusciti? Abbiamo capito tutto in fase di sceneggiatura. In primis bisognava guardare le storie dei personaggi e dire: "Ok, questo è il cuore della storia, le relazioni tra questi ragazzi". È il motivo per cui volevo realizzare questo film: i legami emotivi. Ci si aspetta che questi ragazzi si azzuffino, competano e si sabotino a vicenda, e invece finiscono per sostenersi l'un l'altro fino alla fine. E l'ho sempre trovato bellissimo. Insomma, sapevo che quello era il cuore. E se hai attori straordinari e scene fantastiche che legano i ragazzi, sei a metà dell'opera. E poi volevamo far sentire la distanza, il peso, i diversi tipi di esperienze che si potrebbero avere in un viaggio come questo, dando valori emotivi diversi alle sequenze. Così c'è una scena in cui camminano, il tempo è bello, ci sono la natura e i fiori, un arcobaleno, e i personaggi entrano in sintonia tra loro. E poi qualcosa di terrificante: notte fonda, ti sei addormentato, hai ricevuto due avvertimenti, te ne resta solo uno e all'improvviso affronti questa grande salita, lo zaino è pesantissimo, sei senza fiato e hai una pistola puntata alla testa, c'è una tensione estrema. Quello è sempre stato l'obiettivo, creare un crescendo. Ci ha molto aiutato rendere la prima uccisione, quella di Curly, cruda e intensa. Questi ragazzi stanno facendo una passeggiata. E poi la morte del primo ragazzo rende improvvisamente tutto molto reale, alza la posta in gioco e definisce il tono per il resto del film.
Hai menzionato i tuoi attori, un gruppo di giovani straordinari. Come li hai scelti? Quando ho iniziato a sviluppare il film e l'abbiamo presentato alla Lionsgate, con cui lavoro spesso, eravamo d'accordo sul fatto che fosse un progetto difficile, vietato ai minori, il che significa senza grandi budget. E uno dei vantaggi è che ho avuto la libertà di scegliere semplicemente i migliori attori possibili. Non si trattava di fama, non si trattava di follower su Instagram, non si trattava di nulla del genere. Solo di chi sarebbe stato il migliore. Sapevo fin da subito che volevo che Cooper interpretasse Garraty. E non l'avevo mai incontrato. Avevo lavorato con suo padre, Philip Seymour Hoffman, anni prima in Hunger Games. Così ho organizzato una videochiamata su Zoom, abbiamo chiacchierato, e ha accettato. Il resto, onestamente, è arrivato attraverso il processo di casting. David Jonsson, che non era sul mio radar, è stata la terza persona nella prima serie di provini video che ho visto. Stava leggendo per il ruolo di McVries, e ho capito immediatamente che quel ragazzo era McVries. E sentirlo recitare le scene che gli avevamo dato mi ha fatto sentire che il film avrebbe funzionato. Ho fatto un test tra David e Cooper su Zoom, ed è stato fantastico. Avevo la coppia protagonista. Da lì in poi, ho preso spunto da Coppola, ho seguito il metodo di casting che aveva usato per I ragazzi della 56ª strada, aveva in mente un gruppo di giovani attori fantastici, ma li provinava per parti diverse. Ed è più o meno quello che ho fatto io. Devo trovare un attore e dire: "Oh, ok, questa persona è interessante, ma sta facendo il provino per Barkovich. Potrebbe essere uno Stebbins migliore". E ho iniziato a scambiare i personaggi finché non abbiamo trovato gli attori giusti nei ruoli giusti. Sono tutti fantastici.
Ultima domanda su Mark Hamill. Vederlo passare al lato oscuro della Forza è molto divertente, ma credo che Luke Skywalker abbia offuscato il fatto che è anche un grande attore. Un ruolo come questo gli rende il giusto riconoscimento per la sua carriera. Per il Maggiore si trattava di decidere che tipo di persona volevo che fosse, se una versione stereotipata, un tipo rigido che urla e grida costantemente, oppure qualcos'altro. Non conoscevo Mark, ma lo avevo visto nell'ultima trilogia di Star Wars nella sua versione invecchiata di Luke Skywalker, logoro, stanco, intrigante. E sapevo anche che negli anni aveva fatto un sacco di doppiaggio. Così abbiamo fatto una videochiamata su Zoom. Lui era interessato al progetto. Parlando, mi dice che è cresciuto nelle basi militari, e mi fa: "Senti, conosco questo tipo". E tira fuori l'accento, la voce, tutto ciò che speravo e anche di più. Ma l'altra cosa che è stata davvero interessante sia per lui che per Judy Greer, che interpreta la madre di Garraty e che è un'attrice fantastica, è che abbiamo girato in ordine cronologico, ed è la prima volta che lo faccio. Di solito con attori come Mark e Judy si prepara il set, si salta da una parte all'altra e si programma il film in modo da farli venire per cinque giorni e poi rimandarli a casa. Invece entrambi sono andati e tornati nel corso delle settimane, supportando lo sviluppo psicologico dei ragazzi. Sono stati fantastici.

mercoledì 22 aprile 2026

"La sinistra che non c'è", il 25 aprile Fausto Bertinotti presenta il libro a Campi Salentina (LE)


La sinistra che non c'è, il 25 aprile Fausto Bertinotti presenta il libro a Campi Salentina (LE)

👉 fonte: Rai

Fausto Bertinotti presenta La sinistra che non c'è (Rai Libri) a Campi Salentina (Le). L'appuntamento è per sabato 25 aprile alle 19.30 alla Libreria Kartosa (Viale Stazione 5) in occasione della manifestazione Città del Libro. A dialogare con l'autore Valeria Mignone e Nicola Grasso. Fausto Bertinotti, una delle figure più influenti della politica italiana degli ultimi decenni, racconta, dalla prospettiva di un protagonista e di un osservatore in prima linea, la parabola della sinistra contemporanea.

Alcide Pierantozzi vince il Premio Wondy di letteratura resiliente 2026

Alcide Pierantozzi vince il Premio Wondy di letteratura resiliente 2026
A vincere il Premio Wondy di letteratura resiliente 2026 è Alcide Pierantozzi con Lo sbilico (Einaudi). L'autore abruzzese, fresco vincitore anche del Premio letterario Valle d'Aosta, come abbiamo raccontato è anche il nome più in ascesa all'80ª edizione dello Strega

👉 fonte: il Libraio

A vincere il Premio Wondy di letteratura resiliente è Alcide Pierantozzi con Lo sbilico (Einaudi).
Pierantozzi, fresco vincitore anche del Premio letterario Valle d'Aosta, come abbiamo raccontato è anche il nome più in ascesa in vista della finale dello Strega…
E veniamo alla nona edizione del Premio Wondy. La Giuria tecnica, presieduta da Gaia Tortora e composta da Gianni Turchetta, Luca Dini, Francesca Giannone, Chiara Moscardelli, Emanuele Nenna, Silvia Nucini, Dario Voltolini, si è così espressa nella motivazione:
Raccontando dall'interno, con spietata lucidità, la sofferenza psichica dell'autore, Lo sbilico mette in gioco la consistenza di tutto il reale. Pierantozzi sottopone il linguaggio a una tensione costante, mettendo in scena un mondo sovraccarico di percezioni, di odori, di presenze vitali e conturbanti. Forse la letteratura è l'unica resilienza possibile, perché solo le parole possono dare forma al dolore, permettendoci di vivere.
Il nome del vincitore è stato annunciato ieri sera a Milano, al Teatro Manzoni, durante la serata finale condotta da Francesca Barra, accompagnata da Alessandra Tedesco, giornalista di Radio 24.
La serata di cultura e spettacolo ha avuto ospite Arisa, che ha portato sul palco una piccola esibizione che ha messo insieme successi del passato e canzoni del disco appena uscito. Le letture di Marina Rocco e Gioele Dix hanno fatto entrare il pubblico nelle atmosfere dei romanzi finalisti.
A Pegah Moshir Pour, scrittrice e attivista iraniana per i diritti umani, è stata affidata una riflessione sulla situazione internazionale, mentre don Claudio Burgio e i ragazzi della Comunità Kayros  hanno raccontato i progetti dell'associazione che lavora sul disagio giovanile. Alcuni dei ragazzi della Comunità si sono esibiti anche con brani musicali in apertura di serata.
È stata inoltre assegnata una menzione speciale a Enzo Fileno Carabba per il libro L'arca di Noè (Ponte alle Grazie).
L'opera premiata ha ricevuto 5mila euro e una tela dell'artista Luca Tridente, le cui opere donate nelle precedenti edizioni sono state inserite nel Catalogo dell'Arte Moderna (Editoriale Giorgio Mondadori).
Le altre opere finaliste della IX edizione del Premio erano Da solo di Novita Amadei (Neri Pozza), L'alba della nostra libertà di Barbara Cagni (Fazi Editore), Donnaregina di Teresa Ciabatti (Mondadori), Casa, dolce casa di Andrea Kerbaker (Guanda) e Cartagloria di Rosa Matteucci (Adelphi).
Nel corso della premiazione il Gruppo Il Sole 24 Ore ha annunciato il nuovo premio letterario Parole nuove - Il libro nel cassetto in collaborazione con l'associazione Wondy Sono Io che debutterà nella 10esima edizione del Premio Wondy di letteratura resiliente.
Ideato per scoprire e valorizzare opere narrative inedite dedicate al tema della resilienza, "il premio si rivolge ad autrici e autori italiani e stranieri, esordienti e non, invitandoli a dare voce a storie di caduta e rinascita, trasformazione e speranza, capaci di offrire sguardi nuovi sulle fragilità individuali e collettive del nostro tempo". In dialogo ideale con il Premio Wondy, riservato a libri già editi, Parole nuove - Il libro nel cassetto "nasce per portare alla luce racconti rimasti a lungo nel cassetto e accompagnarli verso il grande pubblico": l'opera vincitrice sarà pubblicata da Il Sole 24 Ore.
Il Premio Wondy di letteratura resiliente è promosso dall'associazione Wondy Sono Io, nata con l'obiettivo di diffondere la cultura della resilienza in tutte le sue forme: "dall'attraversamento del dolore o delle difficoltà personali, fino a esperienze collettive legate alla storia e ai grandi eventi globali".
È realizzato con il sostegno di Banco BPM, main sponsor, Gruppo Lavazza e Masi Agricola. Gruppo Il Sole 24 Ore e la rivista F sono media partner. Gruppo Il Sole 24 Ore collabora con l'Associazione per la promozione dell'evento e per diffondere la cultura della resilienza attraverso la letteratura.

martedì 21 aprile 2026

Puglia ultima in Italia per acquisti di libri online, legge anche poco ed è terzultima


Puglia ultima in Italia per acquisti di libri online, legge anche poco ed è terzultima
Ultima per acquisto libri online e 18ª nel Book Lover Index 2026 di Casinos.com, con il punteggio di 35,7 su 100, sedicesima per quota di lettori Istat

👉 fonte: Foggia Today

La Puglia è ultima per acquisto libri online, ma 18ª in Italia per passione alla lettura. Lo stabilisce, in occasione della Giornata Mondiale del Libro, il Book Lover Index 2026 di Casinos.com che assegna alla Puglia il 18° posto, con un punteggio di 35,7 su 100, 16ª per quota di lettori Istat.
È quanto emerge dal Book Lover Index (BLI) 2026, l'indice elaborato da Casinos.com in occasione della Giornata Mondiale del Libro del 23 aprile, che misura la passione per la lettura nelle 20 regioni italiane combinando dati Istat e tre indicatori Google basati sul volume di ricerche online: "libri da leggere", "libreria online" e "audiolibri".
Con il 28,6% dei residenti che ha letto almeno un libro nel tempo libero nell'ultimo anno, la Puglia è sedicesima in Italia per quota di lettori secondo l'Istat, a pari merito con la Basilicata. Nel BLI scende al diciottesimo posto con un punteggio di 35,7 su 100, penalizzata da valori bassi su tutte e tre le query Google. 
Il dato più critico della Puglia riguarda la query "libreria online": con 57/100, è ultima in Italia. Nessuna regione acquista libri online meno della Puglia. Un risultato che si somma a un tasso di lettura Istat tra i più bassi del Paese e a punteggi contenuti anche su "libri da leggere" (74/100) e "audiolibri" (42/100). Non c'è un angolo digitale che compensa, come accade invece in Calabria o Basilicata: la Puglia è in difficoltà su tutti i fronti. 
La Puglia presenta il profilo di lettore più omogeneo nella parte bassa della classifica: legge poco, cerca poco online e acquista ancora meno. Una regione che secondo l'AIE ha il 30% di librerie in meno rispetto alla media nazionale, e che nei comportamenti digitali non mostra i segnali di recupero che si vedono in altre regioni del Sud. Un quadro che richiede interventi strutturali sul fronte delle infrastrutture culturali prima ancora che digitali.
Il Book Lover Index (BLI) 2026 è un indice composito elaborato da Casinos.com Italia su dati pubblici. Combina la percentuale regionale di lettori rilevata dall'ISTAT nell'indagine "Aspetti della vita quotidiana" (peso 50%), normalizzata su scala 0-100 rispetto al range min-max nazionale, con tre indicatori Google Trends riferiti agli ultimi cinque anni per sottoregione Italia: "libri da leggere" (peso 20%), "libreria online" (peso 15%) e "audiolibri" (peso 15%). Il punteggio finale è espresso su scala 0-100.

Ecco perché Tolkien abbandonò il vero sequel de "Il Signore degli Anelli"


Ecco perché Tolkien abbandonò il vero sequel de Il Signore degli Anelli

👉 fonte: Every Eye

Nelle scorse settimane Warner Bros e Peter Jackson hanno annunciato il film sequel de Il signore degli Anelli, intitolato Il signore degli Anelli - L'ombra del passato e ambientato 14 anni dopo la morte di Frodo Baggins ma incentrato soprattutto sui primi capitoli de La compagnia dell'anello.
Chiamiamolo dunque una sorta di prequel/sequel alla maniera de Il Padrino - Parte 2 o Heat 2 di Michael Mann, per quanto il succo della narrazione sarà rappresentato soprattutto da eventi passati come l'incontro degli Hobbit con Tom Bombadil e lo scontro con gli Spettri dei Tumuli. Tuttavia, non tutti sanno che effettivamente JRR Tolkien aveva iniziato a lavorare ad un sequel vero e proprio de Il signore degli Anelli, solo per poi interromperne la stesura… e il nuovo film di Warner Bros sembra voler omaggiare quest'ora rimasta incompiuta almeno con il titolo.
Il nuovo film infatti come detto si intitolerà Il signore degli anelli - L'ombra del passato, mentre il sequel iniziato da Tolkien era intitolato La Nuova Ombra. La storia è ambientata 100 anni dopo la Guerra dell'Anello, e una copia incompleta del romanzo fu pubblicata da suo figlio Christopher nel 1996 nel libro I Popoli della Terra di Mezzo. La storia è lunga solo 13 pagine, e introduce due nuovi protagonisti di nome Saelon e Borlas.
In una lettera del 1964, Tolkien riassunse la questione in modo efficace: "Avevo iniziato a scrivere una storia ambientata circa cento anni dopo la Caduta di Sauron, ma si rivelò sinistra e deprimente. Trattandosi di Uomini, è inevitabile che ci si debba preoccupare dell'aspetto più deplorevole della loro natura: la loro rapida sazietà di bene. Così, il popolo di Gondor, in tempi di pace, giustizia e prosperità, sarebbe diventato scontento e irrequieto, mentre i discendenti di Aragorn si sarebbero trasformati in re e governatori ingiusti, come Denethor o peggio. Scoprii che già in quell'epoca si manifestavano complotti rivoluzionari, incentrati su un centro di una setta satanica segreta; mentre i ragazzi di Gondor giocavano a fare gli Orchi e andavano in giro a seminare il caos. Avrei potuto scrivere un thriller su una congiura, la sua scoperta e come sarebbe stata sventata, ma sarebbe stato solo questo. Non ne valeva la pena."
In definitiva, Tolkien considerò questa storia "non degna di essere raccontata". Evidentemente cambiò idea, poiché la menzionò in un'altra lettera scritta nel 1972: "Poi, naturalmente, scoprii che La pace del Re non avrebbe contenuto storie degne di essere narrate. Le sue guerre avrebbero scarso interesse dopo la sconfitta di Sauron; ma quasi certamente in quel periodo si manifesterebbe un certo malcontento, dovuto all'inevitabile noia degli Uomini nei confronti del bene: nascerebbero società segrete dedite a culti oscuri e "culti degli orchi" tra gli adolescenti".
A proposito del re di Gondor, ricordiamo che Viggo Mortensen non tornerà per Il signore degli Anelli: La caccia a Gollum: il ruolo di Aragorn sarà riassegnato ad un attore più giovane che sarà annunciato presto…

Aldo Cazzullo: Francesco. Il primo italiano


Aldo Cazzullo: Francesco. Il primo italiano

Formato: Kindle (744 KB)
Pagine: 267
Editore: HarperCollins Italia (16 settembre 2025)
ASIN: B0F7L6HQJ4
ISBN-13: 9788830595873

Data di acquisto: 15 aprile 2026
Letto dal 17 al 20 aprile 2026

▪️Sinossi
"Di uomini così, ne nasce uno ogni mille anni. Duemila anni fa abbiamo avuto Gesù. Nel millennio precedente avevamo avuto Buddha. Nel millennio successivo abbiamo avuto san Francesco. Vedremo cosa ci attende ora, in questo millennio appena cominciato. Che, se non daremo retta a san Francesco, per l'umanità potrebbe essere l'ultimo.”
Comincia così il nuovo libro di Aldo Cazzullo: Francesco. Il primo italiano.
Dopo lo straordinario successo del libro sulla Bibbia, l'autore affronta un altro tema religioso, inquadrandolo nella contemporaneità. Francesco è il primo italiano perché è fondamentale nel costruire l'identità italiana. Perché scrive la prima, splendida poesia in italiano: il Cantico delle Creature. Perché percorre l'Italia, dalle grandi città alla campagna, e inventa il presepe. E perché esprime il meglio (l'amore per il prossimo, il rispetto per tutte le creature, la cortesia, il buon umore) dell'animo degli italiani.
Cazzullo racconta la vita straordinaria di Francesco, la giovinezza piena di ideali cavallereschi, la rottura con il padre, la spoliazione, l'incontro con il Papa, fino al grande mistero: le stimmate. Miracolo che fa di lui il nuovo Gesù? O un modo inventato dalla Chiesa per relegarlo nel cielo e allontanarlo dalla terra? Lavorando direttamente sulle fonti medievali (a cominciare dalla prima biografia del santo, quella di Tommaso da Celano, condannata al rogo) e sugli studi più recenti di Jacques Le Goff e Chiara Frugoni, l'autore traccia anche la storia del francescanesimo attraverso i personaggi ispirati dal santo (sant'Antonio, Giotto, Dante, Cristoforo Colombo, padre Pio) fino al primo Papa chiamato Francesco.

▪️L'incipit del libro
Di uomini così, ne nasce uno ogni mille anni.
Duemila anni fa abbiamo avuto Gesù. Nel millennio precedente avevamo avuto Buddha. Nel millennio successivo abbiamo avuto san Francesco.
Vedremo cosa ci attende ora, in questo millennio appena cominciato. Che, se non daremo retta a san Francesco, se non seguiremo il suo amore per la natura e il suo rispetto per la dignità umana, potrebbe essere l'ultimo.
La storia di Gesù è nota. La raccontano i Vangeli, peraltro non così letti come crediamo che siano.
La storia di Buddha è stata narrata in molti testi e scolpita nella pietra di Borobudur, sull'isola di Giava. Borobudur è un tempio alto come una montagna: forse il luogo che più mi ha colpito al mondo, insieme con gli splendidi affreschi di Cimabue e del suo allievo Giotto nella basilica di San Francesco ad Assisi. La grande differenza è che ad Assisi c'è il vero volto di Francesco, il ritratto che vedete sulla copertina di questo libro. E c'è il suo corpo: nascosto, ritrovato, venerato. A Borobudur non c'è il corpo di Buddha, che fu arso sulla pira funebre. E vengono raccontate non una, ma molte storie: perché Buddha non è uno solo, così come il nostro tempo, il nostro mondo non è l'unico. Secondo il buddhismo, molti mondi si sono succeduti e si succederanno; e ognuno ha avuto il proprio Buddha.
Il Buddha "storico", quello del nostro tempo, era un principe. Si chiamava Siddharta Gautama, era figlio di un sovrano che regnava sull'attuale Nepal, alle pendici dell'Himalaya. E la sua storia ha sorprendenti punti di contatto - oltre a ovvie differenze - con quella di Francesco.

▪️La mia (brevissima) recensione
"La Chiesa, fino a Francesco, aveva insegnato agli uomini a essere umili perché si rendessero conto di quanto fossero cattivi. Francesco fu il primo, dopo Gesù, a insegnare agli uomini a essere umili perché potessero accorgersi di quanto fossero buoni. La povertà, l'amore, il rispetto degli altri, la sintonia con il creato, il considerare ogni creatura come sorella non sono atti contrari alla nostra natura; al contrario, le appartengono. Sono cose umane".
Parto subito da un presupposto: dopo averli letti entrambi, si può benissimo affermare che questo saggio di Aldo Cazzullo è decisamente più "abbordabile" rispetto all'analogo saggio di Alessandro Barbero. E più avanti vi spiego perché…
In Francesco. Il primo italiano, Aldo Cazzullo ha saputo miscelare molto bene la biografia del santo (immergendola anche nel contesto storico dell'epoca) con il lato mistico-religioso e la cultura "francescana". Alla fine, quindi, ecco emergere sia la guida spirituale, che il primo personaggio in grado di dare voce alla nascente idea di "Italia": San Francesco, giusto per fare un esempio, ha scritto il suo Cantico delle Creature in volgare e non, come era consuetudine in quel periodo, in latino; in questo modo ha piantato i primi semi della nostra cultura letteraria.
Altro punto di forza del libro è il fatto che, pur trattando di un uomo vissuto 800 anni fa, riesce a far emergere un ideale etico-sociale assolutamente attuabile nell'assurdo periodo storico che stiamo attraversando. Ecco, perciò, un Francesco giovane ribelle verso il padre e le consuetudini del tempo, che sceglie la povertà come libertà e che, fattore non secondario, riesce a parlare con semplicità con i potenti del suo tempo (il Papa ed il Sultano su tutti).
Un libro, quindi, profondo e coinvolgente per ritrovare la nostra identità tramite la bellezza del Creato.
Ah, dicevo delle differenze tra il libro di Barbero e questo di Cazzullo. Ebbene:
- Barbero ha fatto più che altro una sorta di revisione storico-critica (molto approfondita lo ammetto ma, alla lunga, abbastante spossante), Cazzullo si è limitato a "celebrare" il Santo ed a immergerlo nella cultura italiana (Giotto, Dante, ecc.);
- Barbero ci ha "presentato" un Francesco incoerente e duro; Cazzullo lo ha mostrato come… italiano;
- Barbero ha usato un taglio storico ed accademico; Cazzullo un taglio quasi tutto narrativo e divulgativo.
📌 Voto: 🎖️🎖️🎖️🎖️🎖️ (5 su 5)