"Un bel libro, Marcus, non si valuta solo per le sue ultime parole, bensì sull'effetto cumulativo di tutte le parole che le hanno precedute. All'incirca mezzo secondo dopo aver finito il tuo libro, dopo averne letto l'ultima parola, il lettore deve sentirsi pervaso da un'emozione potente; per un istante, deve pensare soltanto a tutte le cose che ha appena letto, riguardare la copertina e sorridere con una punta di tristezza, perché sente che quei personaggi gli mancheranno. Un bel libro, Marcus, è un libro che dispiace aver finito".
[Joël Dicker in "La verità sul caso Harry Quebert"]
Amazon rinnova Kindle Unlimited: arriva Kindle+ con un nuovo look
Amazon annuncia l'arrivo di novità per Kindle Unlimited, ma niente paura: non ci sono ritocchi di prezzo. A partire da oggi l'abbonamento per la lettura ha un nuovo nome, Kindle+, e un look rinnovato: proprio in queste ore Amazon sta inviando e-mail informative a tutti i clienti con sottoscrizione attiva
A partire da oggi, l'abbonamento Kindle Unlimited si rinnova e diventa Kindle+, ma (almeno per il momento) non sono previsti cambiamenti per contenuti, prezzi e funzionalità. Amazon sta informando via mail gli abbonati al servizio, avvisandoli dell'arrivo di nuovo nome, nuovo logo e design rinnovato all'interno dell’app Kindle, sul sito e nelle notifiche.
Il motivo di questa novità? Amazon sostiene che il nuovo nome sia più corretto per indicare "un abbonamento che ti segue ovunque ti porti la tua curiosità". Nonostante i sopra citati cambiamenti, non ci saranno variazioni per quanto riguarda il resto dell'abbonamento: niente modifiche per il costo mensile (che rimane di 9,99 euro) e per i metodi di addebito, per la cronologia di lettura e per i titoli salvati, per segnalibri, note e avanzamento su tutti i titoli, e per il numero di titoli che è possibile prendere in prestito contemporaneamente.
Resta dunque a disposizione il "solito" accesso a milioni di eBook, riviste e fumetti. Per chi non lo sapesse, l'abbonamento Kindle Unlimited, ora Kindle+, dà infatti l'accesso a più di un milione di titoli da leggere dove e quando si vuole attraverso un ebook reader della gamma Kindle o l'apposita app per smartphone e tablet, al prezzo di 9,99 euro al mese. La lettura può avvenire anche offline, dopo aver scaricato il libro. Con l'abbonamento non sono inclusi solo libri: nel servizio c'è anche una selezione di riviste, tra le quali Focus, La Cucina Italiana, Giallo Zafferano, Vogue, Vanity Fair, Chi, Top Gear e tante altre, e di fumetti.
Non è da escludere che Amazon possa in futuro portare cambiamenti anche all'abbonamento Amazon Music Unlimited, per una maggiore coerenza nelle nomenclature. Per ulteriori informazioni sul rinnovamento e il passaggio a Kindle+ potete consultare la sezione aiuto di Amazon.
C.S. Lewis: Il nipote del mago. Le cronache di Narnia, vol. 1
Titolo originale: The Magician's Nephew
Formato: Kindle (2.1 MB)
Pagine: 1.090
Editore: Mondadori (28 aprile 2020)
ASIN: B08737WHL2
ISBN-13: 9788835701859
Data di acquisto: 19 ottobre 2026
Letto dal 19 al 22 ottobre 2026
▪ Sinossi
Viaggi fino alla fine del mondo, creature fantastiche, epiche battaglie tra il
Bene e il Male: cosa potrebbe aspettarsi di più un lettore? Pubblicati tra
1950 e 1956 i sette volumi del ciclo di Narnia sono stati scritti dall'autore
spinto dalla suggestione di «un incubo pieno di leoni» e da un rinnovato
interesse per l'antica simbologia cristiana; in questo ciclo, ormai ritenuto
un capolavoro che trascende il genere fantasy, annoverato tra i classici della
letteratura inglese del Novecento, si intrecciano la più sfrenata fantasia di
un ex bambino sensibile e sognatore con l'immensa cultura di un noto
medievista dell'Università di Oxford, amico e collega di J.R.R. Tolkien. Il
risultato sono sette splendidi romanzi fantastici dal ritmo incalzante,
animati da un'incredibile girandola di personaggi (fauni, ninfe, streghe,
animali parlanti, eroici guerrieri e perfino Babbo Natale), che sono diventati
nel mondo anglosassone i più importanti classici moderni per ragazzi, letti e
apprezzati da lettori di ogni età e formazione culturale. A testimonianza
della celebre affermazione dell'autore secondo cui «un libro non merita di
essere letto a dieci anni, se non merita di essere letto anche a cinquanta».
▪ L'incipit del libro
Questa è una storia di tanto tempo fa, quando vostro nonno era ancora bambino,
ed è molto importante perché fa vedere come siano cominciati i va e vieni
dalla terra di Narnia.
In quei tempi Sherlock Holmes abitava ancora in Baker Street e i sei ragazzi
Bastable cercavano tesori in piena Londra, sulla Lewisham Road. Allora gli
insegnanti erano più severi di adesso e se eravate maschi vi costringevano a
portare un fastidiosissimo colletto inamidato. Però si mangiava meglio: per
quanto riguarda i dolci, non vi dico quanto erano buoni e a buon mercato
perché non voglio farvi venire inutilmente l'acquolina in bocca. Sempre a quei
tempi, viveva a Londra una ragazzetta che si chiamava Polly Plummer.
Abitava in una casa uguale ad altre tutte uguali, praticamente attaccate l'una
all'altra; una mattina, mentre era nel giardino sul retro, un ragazzo si
arrampicò sul muro del giardino a fianco e si affacciò nel suo. Polly si
meravigliò perché nella casa dei vicini non vivevano bambini ma solo il
signore e la signorina Ketterly, due anziani fratelli non sposati. Rimase a
guardarlo di sotto in su, incuriosita: il ragazzo aveva la faccia
sporchissima. Se avesse strofinato le mani per terra, si fosse fatto un bel
pianto e avesse cercato di asciugarsi le lacrime con le mani, non se la
sarebbe potuta sporcare di più. In realtà, aveva appena fatto qualcosa di
molto simile.
«Ciao» lo salutò Polly.
«Ciao» rispose il ragazzo. «Come ti chiami?»
«Polly. E tu?»
«Io mi chiamo Digory.»
«Che nome buffo!» commentò Polly.
«Mai quanto il tuo» ribatté lui.
«Sì, invece.»
«Niente affatto!»
▪ La mia recensione
"Oh, era un posto così ricco. Quasi come un dolce con i canditi e
l'uvetta".
Con questo primo volume de Le cronache di Narnia, una saga pensata per
i ragazzi ma che può esser letta anche dai più grandi, prende il via il
viaggio per Narnia.
In questo primo volume, Il nipote del mago e datato 1955 (quindi,
quando erano già stati pubblicati gran parte degli altri volumi che compongono
la saga), si narra della nascita della fantastica Narnia. Digory Kirke e
Polly, due bambini nella Londra del 1900, ricevono due anelli magici ciascuno
da Andrew (zio di Digory) e, una volta toccati, si ritrovano "così, de botto"
teletrasportati in altri mondi. La tipica voglia di sapere della loro giovane
età permette loro di incontrare Jadis, la cattiva regina del regno distrutto
di Charm. Insieme a lei, allo zio Andrew, al cavallo Fragolino ed al suo
cocchiere Frank si ritrovano alla presenza del potente leone Aslan ed
assistono alla creazione di Narnia (e proprio Frank ne sarà il primo re).
CS Lewis, amico di università di J.R.R. Tolkien, ha saputo scrivere una storia
carina in cui primeggia l'eterna lotta tra il bene ed il male. Ma si parla
anche di speranza, della responsabilità delle proprie decisioni e della
bramosia di potere.
Lo stile, considerando che siamo di fronte ad un romanzo rivolto ai ragazzi, è
abbastanza sempliciotto e molto "visivo". Il ritmo, da subito, è sempre alto.
E qui è doveroso porsi la fatidica domanda: perché noi adulti dovremmo leggere
un romanzo (apparentemente) per ragazzi? Io vi rispondo semplicemente così:
Il nipote del mago è una potente indagine sulla fragilità ed il destino
dell'uomo contemporaneo (in particolar modo sulle conseguenze scaturite da
decisioni sbagliate). Oltre, ovviamente, ai temi che ho citato prima.
Inoltre, è lampante il fatto che la creazione di Narnia possa essere
allegoricamente paragonata alla Genesi della Bibbia cristiana (guarda caso
anche in Narnia parte tutto da una mela!).
Io, che come già sa chi segue questo blog preferisco leggere thriller, ho
iniziato questo romanzo facendo finta di essere di fronte proprio ad un
thriller… per cui:
- Tutto parte da una stanza misteriosa e da un uomo che nasconde qualche
segreto;
- La verità verrà svelata andando per gradi;
- Jadis è il classico personaggio ambiguo, abile manipolatore e disposto a
tutto pur di arrivare al suo scopo;
- Presenti alcune situazioni da veri e propri "colpi di scena" che permettono
di non far calare l'attenzione del lettore.
Il nipote del mago, a conti fatti, è una lettura che, seppur breve e
disimpegnata, potrà piacere anche a chi solitamente non legge fantasy ed a
chi, per una volta, vuol cambiare genere.
Carlo Fruttero & Franco Lucentini: La donna della domenica. Commissario
Santamaria, vol. 1
Formato: Kindle (1.0 MB)
Pagine: 539
Editore: Mondadori (19 novembre 2013)
ASIN: B00GOIG4YS
ISBN-13: 978-8852043741
Data di acquisto: 15 ottobre 2026
Letto dal 15 al 21 ottobre 2026
▪ Sinossi
Uscito nel 1972, La donna della domenica è il primo e il più popolare dei
libri di Fruttero & Lucentini, e resta tuttora l'insuperato capostipite
del "giallo italiano". Divertente e godibilissimo, il racconto si snoda tra i
vizi, l'ipocrisia, le comiche velleità e gli esilaranti chiacchiericci che
animano la vita della borghesia piemontese, tra architetti misteriosamente
assassinati, dame dell'alta società tanto affascinanti quanto snob, poliziotti
e industriali. Sullo sfondo (ma è in realtà la vera protagonista) vi è una
Torino in apparenza ordinata e precisa fino alla noia, che nasconde un cuore
folle e malefico. Un romanzo paradossale e raffinato, complesso ma leggero,
che mantiene ancora intatte le sue doti di freschezza, eleganza e fulminante
ironia.
La storia si apre a Torino nei primi anni '70. L'architetto Garrone viene
trovato morto nel suo alloggio di servizio, ucciso con un colpo alla testa
sferrato usando un pesante fallo di pietra. Il caso è affidato al commissario
Santamaria, un investigatore colto e disilluso, originario del Sud ma ormai
radicato a Torino, che si muove tra i segreti e l'ipocrisia della ricca
borghesia cittadina. Al centro dei sospetti ci sono Anna Carla Dosio (ricca ed
elegante signora dell'alta società) e Massimo Campi (eccentrico e snob
antiquario): i due avevano scritto per gioco una lettera in cui ironizzavano
sulla "necessità" di eliminare l'architetto Garrone; la lettera non fu mai
spedita ma viene rinvenuta. Durante le indagini viene ucciso al mercato del
Balon anche Lello Riviera, un personaggio ambiguo e ricattatore legato a
quegli stessi ambienti. Il caso viene infine risolto grazie a un dettaglio
linguistico e a un vecchio proverbio piemontese che svela la vera dinamica e
l'identità del colpevole.
▪ L'incipit del libro
Il martedì di giugno in cui fu assassinato, l'architetto Garrone guardò l'ora
molte volte. Aveva cominciato aprendo gli occhi nell'oscurità fonda della sua
camera, dove la finestra ben tappata non lasciava filtrare il minimo raggio.
Mentre la sua mano, maldestra per impazienza, risaliva lungo le anse del
cordoncino cercando l'interruttore, l'architetto era stato preso dalla paura
irragionevole che fosse tardissimo, che l'ora della telefonata fosse già
passata. Ma non erano ancora le nove, aveva visto con stupore; per lui, che di
solito dormiva fino alle dieci e oltre, era un chiaro sintomo di nervosismo,
di apprensione.
Calma, s'era raccomandato.
Sua madre, sentendolo muovere, era andata automaticamente a preparargli il
caffè; e lui, dopo un buon bagno di cui aveva bisogno da tempo, aveva
indugiato a radersi con meticolosa lentezza. C'erano circa quattro ore da far
passare.
Ne restavano tre, quand'era uscito di casa dopo aver sfiorato con le labbra la
tempia di sua madre; e un'altra mezz'ora l'aveva smaltita allungando
deliberatamente il percorso per raggiungere la fermata, e poi aspettando il
tram, che a metà mattina passava a lunghi intervalli.
▪ La mia recensione
"Oh, io non mi aspetto che loro mi portino la soluzione del mistero su un
piatto d'argento! Quella verrà quando verrà, chissà da che parte.
Personalmente, non posso nemmeno dire che sto cercando l'assassino".
La donna della domenica, primo lavoro della coppia di autori
Fruttero & Lucentini datato 1972, vede l'esordio del commissario Santamaria: in questa
indagine, cercando di scovare il colpevole di un doppio omicidio, si imbatterà
in tutta una serie di segreti, privilegi e falsi perbenismi di una nutrita schiera di ambigui personaggi del gotha della borghesia torinese.
Si tratta di un giallo "vecchio stampo", almeno se paragonato ai thriller e gialli
contemporanei: quindi, spazio ad una scrittura dallo stile elegante e molto
"visiva" (non a caso, qualche anno più tardi, Luigi Comencini ne farà un film affidando la
parte del protagonista a Marcello Mastroianni). Il fulcro del
romanzo, comunque, non è tanto l'indagine in sé ma, più che altro, il ritratto dell'alta
borghesia torinese dei primi anni '70 del XX secolo.
Purtroppo, per quanto mi riguarda, le buone notizie finiscono qui…
Il ritmo è lentissimo: troppe descrizioni, troppi dialoghi (alcuni veramente assurdi), troppi personaggi e troppe
divagazioni lessicali. Per me che amo i thriller a tutto ritmo e pieni di colpi
di scena, questo romanzo è stato un po' noioso (oltretutto, qui non c'è
alcuna suspense o scena di sangue!). Il finale, addirittura, è tutto concettuale, con la
soluzione del giallo che arriva non dall'indagine vera e propria ma da un piccolo
indizio linguistico: La cativa lavandera a treuva mai la bon-a pèra (La cattiva lavandaia non trova mai la buona pietra).
Senza portarla per le lunghe, La donna della domenica non è il classico giallo
da leggere in cui c'è un assassino da scoprire, ma un autentico manuale di satira di costume e, dulcis in fundo, per capire come eravamo appena cinquant'anni fa.
Insomma, è un romanzo che potrà piacere a chi ama leggere lunghe digressioni su personaggi complessi e storie immerse in contesti storici realistici. Viceversa, La donna della domenica non è assolutamente adatto a chi ama gialli e thriller carichi di azione, tensione e colpi di scena a ripetizione.
Antonio Manzini: Rocco va in vacanza. Un caso di Rocco Schiavone. Autunno
con Rocco Schiavone, vol. 6
Formato: copertina flessibile
Pagine: 51
Editore: Edizione speciale per GEDI News Network S.p.A. (28 settembre 2026)
Data di acquisto: 7 ottobre 2026
Letto il 19 ottobre 2026
▪ Sinossi
Nell'ultima estate prima del trasferimento ad Aosta, Schiavone sceglie la
Provenza per le ferie. Ma il suo volo non riesce a decollare: dietro
all'inconveniente c'è un intrigo che rischia di provocare un grosso guaio.
▪ L'incipit del libro
«Si avvisano i signori passeggeri che fra poco daremo inizio all'imbarco per
il volo KK243 per Marsiglia…».
Rocco si alzò dalla poltroncina di pelle e buttò un'occhiata alla fila che si
andava già formando davanti al gate 15D, quello per Marsiglia, la sua
destinazione. C'erano già un'ottantina di persone in piedi, in attesa di farsi
strappare la carta d'imbarco dalla hostess. Era un interrogativo al quale non
era ancora riuscito a dare una risposta: perché la gente alla prima chiamata
per l'imbarco si ammucchiava disordinatamente di fronte al gate ancora chiuso,
pronta a farsi una fila di mezz'ora? Qual era il rischio che si correva a
salire per ultimi sul velivolo? Nessuno si sarebbe appropriato dei loro posti.
Il 7C, il 24A stavano lì ad attendere il sedere del legittimo proprietario,
quindi perché sottoporsi a quella tortura? Se a questo poi si aggiungeva che
invece del comodo corridoio a gomito per salire sull'aereo ai passeggeri del
volo per Marsiglia sarebbe toccato il penoso bus, la fretta era ancora meno
giustificata. Tanto primo o ultimo a passare il controllo, sempre su
quell'autobus di merda che attraversava mezzo aeroporto ci dovevi finire,
pensava Rocco.
▪ La mia (brevissima) recensione
"È l'arroganza dei politici che non mi va più giù. Destra, sinistra, tutti
uguali. Ritardano gli aerei e pure il paese! E io non ne posso più".
Rocco va in vacanza (uscito nel 2014 per la raccolta
Vacanze in giallo
e, due anni più tardi inserito nella raccolta
Cinque indagini romane per Rocco Schiavone) è l'ultimo volumetto dei sei
distribuiti da Repubblica
tra la fine di settembre e l'inizio di ottobre. E, come per il precedente
…E palla al centro, ci mostra un Rocco Schiavone in tutta la sua arrogante romanità: prima del
suo trasferimento ad Aosta, il vicequestore si vorrebbe concedere un periodo
di ferie ma non sopporta la gente che, come lui, si sta imbarcando sull'aereo
che lo porterà (lo porterà?) in Provenza, il luogo preferito della sua defunta
moglie. A peggiorare la situazione ci si mette pure un inaspettato ritardo nel
decollo.
Ennesimo racconto giallo di Antonio Manzini senza… il giallo!
Rocco va in vacanza, infatti, ha il suo punto forte nel sarcasmo e,
paradossalmente, nella tristezza del vuoto affettivo. Ma Rocco Schiavone è
sempre lui: un uomo dal linguaggio sfrontato e irrispettoso e insofferente
verso le ovvietà.
Scrittura fluida ma, più delle altre volte, la brevità del racconto non ci
permette di arricchire il personaggio. Diciamo pure che, tra i sei racconti
distribuiti da Repubblica, questo sembra il meno azzeccato.
Rocco va in vacanza, perciò, è consigliato solo a chi già conosce i
libri di Antonio Manzini dedicati al burbero vicequestore ma, francamente, non
aggiunge niente di nuovo a quanto già sappiamo del personaggio.
📌 Voto: ⭐⭐⭐ (3 su 5)
----------
Precedenti volumi della serie "Autunno con Rocco Schiavone":
I libri di Piergiorgio Pulixi, tra noir, thriller e saghe poliziesche
Delitti, vendette, indagini e segreti sepolti: nei libri di Piergiorgio Pulixi
il noir diventa uno strumento per raccontare ciò che si nasconde dietro le
persone e i luoghi. La Sardegna, con i suoi paesaggi aspri e le sue
contraddizioni, è spesso il cuore di storie in cui il confine tra vittime e
carnefici, giustizia e vendetta, bene e male si fa sempre più sottile. Dalla
saga dell'ispettore Biagio Mazzeo ai thriller della serie dei Canti del male,
passando per romanzi indipendenti e nuove uscite, un viaggio tra le opere di
uno scrittore bestseller
I libri di Piergiorgio Pulixi hanno contribuito, negli ultimi anni, a
rinnovare il volto della narrativa noir e del thriller contemporaneo. Nato a
Cagliari nel 1982, dopo gli studi classici e un periodo trascorso a Londra,
Pulixi si trasferisce a Milano, portando nella sua scrittura il legame
profondo con la Sardegna, terra d'origine che tornerà spesso come scenario e
presenza narrativa nei suoi romanzi.
La sua formazione letteraria passa anche attraverso il collettivo di scrittura
Mama Sabot, fondato da Massimo Carlotto, altro nome di punta del giallo italiano, di
cui Pulixi è stato allievo: un'esperienza importante per la costruzione di una
poetica che guarda al noir non soltanto come genere d'intrattenimento, ma come
strumento per raccontare le contraddizioni della società, la violenza, il
potere e le zone d'ombra dell'animo umano.
Dagli esordi con la saga di Biagio Mazzeo alla successiva serie dedicata al
commissario Vito Strega e alle ispettrici Eva Croce e Mara Rais, nel corso
degli anni Pulixi ha costruito un universo narrativo popolato da personaggi
tormentati, indagini complesse e dilemmi morali. Le sue storie bestseller si
muovono spesso sul confine tra il poliziesco e il thriller psicologico,
intrecciando la dimensione investigativa con un'attenzione particolare alle
ferite individuali e collettive.
Un percorso che lo ha portato a confrontarsi con temi diversi ma ricorrenti:
la violenza sulle donne, il terrorismo, la criminalità organizzata, il senso
di giustizia e il rapporto tra vittime e carnefici. Questioni che emergono
tanto nei suoi romanzi quanto nei racconti e nelle collaborazioni con altri
autori…
Nel corso della sua carriera, il prolifico Pulixi ha però attraversato anche
territori narrativi differenti: dal noir più crudo al thriller, dal giallo
psicologico al cozy crime, fino alla narrativa per ragazzi. Una
versatilità evidente anche nella scelta delle ambientazioni e dei
protagonisti, che gli ha permesso di costruire serie interconnesse accanto a
romanzi autonomi.
Dalla quadrilogia di Biagio Mazzeo ai romanzi con Vito Strega, Eva Croce e
Mara Rais, passando per le opere stand-alone e per le incursioni nel giallo
più classico, ripercorriamo in ordine cronologico e suddivisi in serie alcuni
dei libri di Piergiorgio Pulixi, sempre più spesso nei piani alti delle
classifiche di vendita, seguendo l'evoluzione di una scrittura che ha fatto
del noir uno strumento per raccontare non soltanto il crimine, ma anche le
persone, i luoghi e le complessità che si nascondono dietro ogni indagine.
▪ Serie dell'ispettore superiore Biagio Mazzeo: Una brutta storia - La
notte delle pantere - Per sempre - Prima di dirti addio
▪ I canti del male: Il canto degli innocenti - La scelta del buio - L'isola
delle anime - Un colpo al cuore - La settima luna - Stella di mare - Per
un'ora d'amore - L'uomo dagli occhi tristi
▪ Serie di Giulia Riva e Flavio Caruso: Per mia colpa
▪ Serie del Commissario Capo Rosa Lopez: Lo stupore della notte - L'ultimo
sguardo
▪ Serie del libraio Marzio Montecristo: La libreria dei gatti neri - Se i
gatti potessero parlare - Il fattore gatto
▪ Romanzi singoli: L'appuntamento - L'ira di Venere - La donna nel pozzo -
L'estate delle comete azzurre - Il nido del corvo
▪ Romanzi per ragazzi e young adult: Il mistero dei bambini d'ombra - Tutte le
ragazze mentono
Stephen King sta riscrivendo la mitologia di Shining e della luccicanza
Stephen King sta sottilmente riscrivendo la luccicanza, alla base delle sue opere, attraverso Carrie di Mike Flanagan, IT: Welcome to Derry e le opere più recenti
Era il 1977, in Shining, quando Stephen King presentò ufficialmente al mondo la "luccicanza", il potere psichico che permetteva al piccolo Danny Torrance di vedere cose accadute in passato o che ancora dovevano accadere. Il fenomeno era però già apparso nel primo romanzo di King, Carrie, sotto forma di potere telecinetico.
A distanza di cinquant'anni, con Carrie di nuovo sugli schermi grazie alla serie Prime Video, e l'espansione dell'universo Kinghiano (vedi IT: Welcome to Derry) il re dell'horror sta lentamente e silenziosamente riscrivendo la mitologia sia di Shining che più in generale della luccicanza.
Da sempre i romanzi di King hanno coinvolto una o più abilità psichiche che i fan hanno collegato alla luccicanza, chiamata anche shine o touch a seconda dell'opera. Si parla di poteri che vanno dalla telecinesi alla chiaroveggenza, dalla capacità di parlare con i morti alla telepatia, passando per la proiezione astrale, l'abilità di curare, la pirocinesi e tante altre.
A lungo, a far ricadere tutto sotto il cappello della luccicanza sono stati i fan, intenzionati a trovare un collegamento profondo nell'universo kinghiano, già di per sé fortemente interconnesso; a un certo punto, però, è stato l'autore stesso ad assecondare questa visione, adattando sottilmente le opere derivate in modo da collegarne più a fondo gli elementi.
La svolta è arrivata con l'adattamento di Carrie sviluppato da Mike Flanagan: la serie ha confermato ufficialmente che i poteri di Carrie White sono in effetti una manifestazione della luccicanza. Flanagan, che ha all'attivo una lunga collaborazione con Stephen King (ha firmato gli adattamenti di Il gioco di Gerald - Gerald's Game e Doctor Sleep, oltre ad aver diretto il recente The Life of Chuck) ha specificato che lo scrittore è stato coinvolto nella decisione e ha ammesso che, se Carrie fosse stato pubblicato qualche hanno dopo, probabilmente il potere sarebbe stato definito shine.
Nel 1974, quando il romanzo è stato pubblicato, non esisteva una mitologia che giustificasse i poteri psichici di Carrie e li collegasse ad altri personaggi; ciò tuttavia non significa che la matrice non sia la stessa del potere di Danny Torrance o Dick Hallorann. Cambia solo la forma in cui il potere si manifesta, ma sempre di luccicanza si tratta.
Ora King si sta dando la possibilità di sondare diverse opzioni: in particolare per quanto riguarda Hallorann, la serie IT: Welcome to Derry ha esplorato la luccicanza decenni prima di Shining, raccontando l'infanzia del personaggio.
Nel romanzo IT si faceva riferimento a Dick come il cuoco del The Black Spot che aveva salvato varie persone da un incendio appiccato per motivi razziali (cambia però la timeline, dal 1930 al 1962). Tra questi, Will Hanlon, il cui figlio Mike sarebbe poi diventato un membro del Club dei Perdenti nonché un personaggio cruciale per la sconfitta di Pennywise. Welcome to Derry prende quel dettaglio, apparentemente secondario, e ne ricava una sottotrama, mostrando l'impatto della luccicanza su Hallorann sia da bambino (quando la nonna lo aiutava a gestire il proprio potere) che da giovane adulto.
Gli adattamenti più recenti delle opere di King stanno contribuendo a mettere lo shine al centro della narrazione: nell'adattamento MGM+ di The Institute (2025) viene mostrato cosa accade quando le istituzioni governative si avvicinano alla luccicanza (spoiler: cercano di ricavarne un'arma). Dopotutto, nell'universo kinghiano, chiunque abbia poteri psichici rischia di attirare attenzioni sgradevoli: The Institute parte da questa premessa e la sviluppa, mostrando il prezzo che gli individui pagano quando le istituzioni si mettono in mezzo.
E a distanza di cinquant'anni da Shining, mentre l'universo che ha creato continua a espandersi e arricchirsi di storie grandiose, l'attenzione di King resta sulle sue conseguenze del potere, che si chiami luccicanza o in qualsiasi altro modo.
Per lettrici e lettori che amano i romanzi mystery, i thriller e i libri true crime, arriva un'offerta ebook da non perdere: dal 15 al 30 ottobre sono infatti in offerta nei principali negozi digitali circa 50 titoli (lo sconto, per ciascuno, è pari almeno al 50%).
Tra gli ebook in promozione, anche romanzi firmati da autrici e autori come italiani e internazionali come Gianni Biondillo, Lee Child, Alessia Gazzola, James Patterson, Gareth Rubin, Wilbur Smith, Hans Tuzzi e Andrea Vitali.
In un mondo devastato da una pandemia che ha cancellato quasi tutta l'umanità,
Higg vive nell'hangar di un piccolo aeroporto su un altipiano di quello che
una volta era il Colorado. Attorno solo desolazione, fattorie abbandonate e
una grande pianura. Accompagnato da Jasper, il suo cane e copilota, tutti i
giorni Higg sale a bordo di un Cessna del 1965 e vola fino alle pendici delle
montagne. A terra lo aspetta Bangley, un vecchio che spara a vista su chiunque
tenti di avvicinarsi. Insieme difendono il loro territorio minimo da
sopravvissuti, infetti e predoni. Ma se Bangler sembra essersi adattato a
questa vita, Higg non si rassegna alla violenza ed è tormentato dai ricordi di
quello che ha perduto.
Quando l'angoscia lo opprime trova sollievo in cielo, alla ricerca di un
barlume di speranza, o esplorando le foreste: la natura, pur ferita e
mutilata, nella sua terrificante bellezza lo fa sentire ancora vivo. Spinto da
un desiderio inesplicabile, un giorno Higg supera in volo il punto di non
ritorno, il confine invisibile oltrepassato il quale non avrà più carburante
per tornare a casa. Quel viaggio estremo lo porta a scoprire un luogo immerso
in un tempo sospeso, un canyon in cui sembrano regnare l'abbondanza e la pace,
dove un padre e una figlia lo costringeranno a fare i conti con le sue paure,
il passato, un'ipotesi di futuro.
Romanzo distopico e lirico al tempo stesso, Le stelle del cane è una storia
sulla perdita, la solitudine, la bellezza fragile di un mondo che sembra sul
punto di svanire. Un percorso intimo e avventuroso, un canto di resistenza e
amore per la natura e per la vita quando tutto sembra perduto. Da questo libro
è stato tratto il film di Ridley Scott "The Dog Stars. Le stelle dopo la
fine".
▪ L'incipit del libro
Tengo la Belva in esercizio. Tengo la 100LL pronta, prevedo gli assalti. Sono
un po' giovane, sono un po' vecchio. Mi piaceva pescare le trote più di tutto
o quasi.
Il mio nome è Hig, un nome solo. Big Hig se proprio ve ne serve un altro.
Se mai mi sono svegliato in lacrime da un sogno, e non sto dicendo che mi è
successo, è stato perché sono scomparse le trote, tutte. Salmerini, iridee,
fario e ibride, tutte.
Se n'è andata la tigre, l'elefante, la scimmia, il babbuino, il ghepardo. La
cincia, la fregata, il pellicano (grigio), la balena (grigia), la tortora dal
collare. Triste, ma. Non ho pianto finché l'ultima trota non ha risalito la
corrente forse in cerca di acqua più fresca.
Melissa, mia moglie, era una vecchia hippie. Non tanto vecchia. Era bella da
vedere. In questa storia avrebbe potuto essere Eva, ma io non sono Adamo. Più
tipo Caino. Non ce l'avevano un fratello come me.
Avete mai letto la Bibbia? Dico mettersi seduti a leggerla come un libro? Date
un'occhiata al Libro delle Lamentazioni. È lì che siamo, direi. A lamentarci.
A strizzarci il cuore come una spugna.
Dicevano che alla fine avrebbe fatto freddo, dopo il caldo. Molto più freddo.
Sto ancora aspettando. Sempre una sorpresa, questa vecchia terra, una gran
sorpresa dopo l'altra da prima ancora che si separasse dalla luna che gira e
gira in tondo come il compagno di un'oca sparata.
Niente più oche. Pochissime. Ottobre scorso ho sentito il loro vecchio verso
dopo il tramonto e le ho viste, cinque contro l'azzurro freddo sbiadito oltre
il crinale. Cinque in tutto l'autunno, e poi in aprile neanche una.
▪ La mia recensione
"La vita e la morte vivono l'una dentro l'altra. Di questo mi ero reso
conto. La morte è in ciascuno di noi, nell'attesa di notti più calde, un
sistema compromesso, un tarlo, come dentro gli alberi neri e morenti sulle
montagne. E la vita è dentro la morte, virulenta e insistente come un
ceppo influenzale. Come dovrebbe essere".
Questo romanzo post-apocalittico e tremendamente realistico (in fin dei
conti, ha profetizzato i fatti del Covid-19), Le stelle del cane, pur
pubblicato ad agosto 2012 è esploso soltanto adesso grazie al suo
adattamento cinematografico realizzato da Ridley Scott (e con Jacob Elordi e
Josh Brolin nei ruoli chiave).
Ci troviamo in un mondo completamente annientato da una spaventosa epidemia
(una micidiale febbre altissima ha ucciso, usando le stesse parole del
protagonista, "il novantanove virgola" della popolazione mondiale), in cui i
pochissimi sopravvissuti son costretti a lottare, anche tra di loro, per
procurarsi cibo, acqua e quant'altro serva per andare avanti. E come se non
bastasse son sparite anche moltissime specie animali.
Tra i pochi sopravvissuti, faremo la conoscenza di Hig (un pilota,
meccanico, pescatore, poeta e voce narrante), il suo cane quasi sordo Jasper
e Bangley (un anziano asociale ed armato di tutto punto). Tutti e tre si
sono adattati a vivere in un piccolo aeroporto abbandonato: Hig perché ha
trovato il carburante per il suo Cessna (che lui ha ribattezzato "la Belva")
risalente agli anni '50 del secolo scorso, Bangley perché può facilmente
presidiare il perimetro dell'aeroporto (spara a tutto ciò che si avvicina…
anche alle persone sane!). A distanza di quasi dieci anni dallo scoppio
dell'epidemia, Hig è ancora convinto di riuscire a trovare (servendosi
proprio del suo aereo) qualche sparuta comunità di sopravvissuti; e per
questo, quasi ogni giorno, in compagnia di Jasper, parte in perlustrazione
con il Cessna. Da lassù, può solo constatare la desolazione e la natura che,
gradualmente, si è ripresa i suoi spazi. Finché un giorno non intercetta una
strana trasmissione radio… Decide di partire, pur sapendo che il carburante
non basterà per il volo di ritorno!
A conti fatti, perciò, Hig personifica appieno l'umanità che, pur sterminata
dall'epidemia ed ancora terrorizzata, cerca con ogni mezzo di non perdere la
propria anima affidandosi alla natura (Hig è un poetico osservatore delle
stelle), alla speranza, al legame con il proprio cane ed ai brevi voli del
suo catorcio volante; Bangley, viceversa, rappresenta l'America di Trump
(cattiva, bruta e diffidente verso l'estraneo). In ultimo, ecco Jasper: è
solo (si fa per dire) un cane, ma è il perfetto simbolo di innocenza, di
fedeltà incondizionata e affetto.
Eppure, nel nuovo mondo plasmato dall'epidemia, anche se Hig e Bangley sono
caratterialmente all'opposto, non possono fare a meno l'uno dell'altro:
Bangley insegna ad Hig come sopravvivere e sapersela cavare nelle situazioni
più estreme; Hig fa capire a Bangley che più in là della paura e della
prepotenza c'è tutto un mondo da scoprire basato su legami veri e amicizia.
Lo stile del romanzo è tutto intimista perché è un lungo ed unico monologo
di Hig: ecco, allora, frasi spezzettate e senza punteggiatura. Nelle prime
pagine questo tipo di scrittura quasi spiazza e destabilizza ma, strada
facendo, ci si abitua e passa tutto in secondo piano.
Le stelle del cane, pur nel suo sconforto generale, parla (facendoci
anche riflettere) di sopravvivenza, speranza, amicizia, Amore (sì, quello
con la A maiuscola) e natura anche in un contesto devastato e quasi
annientato. E quasi quasi, io vi consiglierei di leggerlo assieme a
La strada, il bellissimo (ed altrettanto poetico) romanzo di Cormac McCarthy.
Antonio Manzini: …E palla al centro. Un caso di Rocco Schiavone. Autunno con Rocco Schiavone, vol. 5
Formato: copertina flessibile
Pagine: 51
Editore: Edizione speciale per GEDI News Network S.p.A. (28 settembre 2026)
Data di acquisto: 6 ottobre 2026
Letto il 14 ottobre 2026
▪ Sinossi
Cuore della trama è la partita di calcio tra la squadra della polizia e quella dei magistrati, non esattamente l'appuntamento preferito di Schiavone. Nel doppio ruolo di allenatore e punta, il vicequestore cerca di organizzare al meglio il suo gruppo. Ma non smette di indagare: dietro l'incontro organizzato per beneficenza, si nasconde un giro di scommesse clandestine.
▪ L'incipit del racconto
«Non ho capito, parla più lentamente» disse il vicequestore. Un raggio di sole penetrato dalla finestra della stanza di Schiavone colpì lo zigomo sudato dell'agente Deruta in serio debito di ossigeno dopo aver fatto le scale a due a due. Annaspava come una trota sul fondo di una barca. Faticava a tenere i suoi 100 e passa chili sulle gambette magre e tremanti.
«È… il… questore che… lo… dice… è per… beneficenza».
Rocco si alzò dalla sedia. Con calma indicò il divanetto sopra il quale Lupa dormiva beata. L'agente ringraziò con un cenno del capo, si sedette, si passò la mano sul viso asciugando il sudore, poi alzò gli occhi sul suo superiore: «Grazie…».
«Perché hai fatto le scale a due a due?» gli domandò Rocco. «Sei tutto unto, sudato, non hai fiato».
«Perché… il medico… dice che… devo fare… movimento…».
▪ La mia (brevissima) recensione
"Certi nomi restano fuori da questa stanza e da questa pagliacciata. Il capitano della AS Roma non va neanche citato. Non voglio sentire mai il suo nome, né quello di Baggio, Del Piero, Rivera e Mazzola e Maradona. Nessuno, ripeto nessuno di questi signori deve essere sporcato in questa stronzata che ci tocca fare e che voi chiamate partita di calcio. Intesi?".
Pubblicato per la prima volta nella raccolta del 2016 Il calcio in giallo, …E palla al centro ci porta direttamente dentro un giallo senza il giallo! Infatti, tutta la vicenda ruota attorno all'incarico che, suo malgrado, il vicequestore Rocco Schiavone è costretto ad accettare: fare da allenatore-giocatore nella squadra della Questura durante l'annuale partita di beneficenza contro quella dei magistrati. Tutto lascia intendere che la sua squadra di "scappati di casa" si avvia a subire una pesante débâcle… ma nessuno ha fatto i conti con l'astuzia del vicequestore che, nel frattempo, deve arginare anche uno strano giro di scommesse illegali in un bar di Aosta.
Diversamente dal solito, questa volta a farla da padrone è l'umorismo: Rocco Schiavone sempre più ribelle e riottoso, dovrà guidare una surreale "armata Brancaleone" messa in piedi con uomini sovrappeso, male in arnese, lenti di comprendonio e assolutamente non portati per lo sport. Si ride dalla prima all'ultima pagina. Avete presente la famosa partita di calcio scapoli-ammogliati di fantozziana memoria? Ecco: uguale uguale!
Eppure, dietro tutta questa comicità nonsense si scorge sia l'antagonismo tra i "poteri" e le aspirazioni personali, sia la solita voglia di giustizia di Rocco Schiavone: la sua squadra parte svantaggiata? Allora lui, pensando fuori dagli schemi come suo solito, si ingegna un metodo decisamente non convenzionale per ristabilire la legittima parità di condizioni.
Diciamo pure che …E palla al centro è più un passatempo per chi già conosce il personaggio di Rocco Schiavone e la sua dirompente "romanità".