"Un bel libro, Marcus, non si valuta solo per le sue ultime parole, bensì sull'effetto cumulativo di tutte le parole che le hanno precedute. All'incirca mezzo secondo dopo aver finito il tuo libro, dopo averne letto l'ultima parola, il lettore deve sentirsi pervaso da un'emozione potente; per un istante, deve pensare soltanto a tutte le cose che ha appena letto, riguardare la copertina e sorridere con una punta di tristezza, perché sente che quei personaggi gli mancheranno. Un bel libro, Marcus, è un libro che dispiace aver finito". [Joël Dicker in "La verità sul caso Harry Quebert"]
Giornata mondiale del libro, tutte le curiosità: dalla data del 23 aprile alla tradizione delle rose
La giornata promossa dall'Unesco a partire dal 1996 per promuovere la lettura, la pubblicazione dei libri e la protezione della proprietà intellettuale
Oggi, giovedì 23 aprile, in tutto il mondo si celebra l'importanza e il potere della lettura. Per il trentesimo anno il 23 aprile è la Giornata Mondiale del Libro e del Diritto d'Autore, una giornata promossa dall'Unesco a partire dal 1996 per promuovere la lettura, la pubblicazione dei libri e la protezione della proprietà intellettuale attraverso il copyright.
La data scelta dall'Unesco non è causale, ma è invece legata a una coincidenza. Proprio in questo giorno, nell'anno 1616, morirono tre grandi scrittori: il peruviano Garcilaso Inca de la Vega (nato nel 1539), lo spagnolo Miguel de Cervantes (nato nel 1547) e l'inglese William Shakespeare (nato nel 1564).
Inoltre nel corso degli anni il 23 aprile ha visto la nascita di altre personalità del mondo della letteratura: il francese Maurice Druon (1918-2009), il russo Vladimir Nabokov (1899-1977), il colombiano Manuel Mejía Vallejo (1923-1998) e l'islandese Halldór Laxness (1902-1998), innovatore della letteratura islandese e Premio Nobel per la letteratura nel 1955. Sempre il 23 aprile, ma del 1981, è morto lo scrittore e giornalista catalano Josep Pla.
Questa ricorrenza è particolarmente sentita in Catalogna, dove coincide con la Diada de Sant Jordi (giorno di San Giorgio), conosciuta anche come Giornata dei libri e delle rose. Una tradizione di origine medievale vuole che in questo giorno ogni uomo regali una rosa alla sua donna e ricollegandosi a questa antica usanza, il 23 aprile i librai della Catalogna sono soliti regalare una rosa per ogni libro venduto.
Quest'anno, grazie all'impegno delle libraie e dei librai di ALI (Associazione Librai Italiani) e Confcommercio, le rose di Sant Jordi arrivano anche in Toscana: oggi, nelle librerie aderenti della provincia fiorentina, per ogni libro acquistato si riceverà in dono una rosa. Un gesto semplice ma ricco di significato, per ricordare che l'amore per la lettura è anche un atto di cura verso sé stessi e verso gli altri. La conoscenza è uno dei doni più preziosi che possiamo fare a noi stessi e alla comunità, e con questa iniziativa i librai (custodi e promotori di cultura) vogliono ribadirlo.
"The Long Walk" e Stephen King che aveva previsto tutto
«È una storia di guerra e lo sarà sempre. Ma l'elemento su cui ci siamo concentrati per renderla più rilevante nel mondo odierno è stato il nichilismo finanziario», racconta il regista Francis Lawrence
Che sia il King è chiaro, di nome e di fatto. Ma un giorno Sua Maestà Stephen verrà studiato a scuola, non solo per la vastità della sua produzione, per il suo stile unico, ma soprattutto perché attraverso i suoi incubi ha previsto come il mondo, soprattutto quello più vicino a lui, sia destinato a marcire e, prima o poi, a esplodere. Chissà cosa ancora non ci ha raccontato, quale storia ha nel cassetto che non tira fuori per evitare una follia collettiva che la faccia avverare. Probabilmente è solo questione di tempo.
Nel mentre continuiamo a goderci film e serie tratti dai suoi racconti e novelle. La maggior parte, diciamolo, non memorabili. Negli ultimi anni, Mike Flanagan e Andy Muschietti hanno fatto più danni che altro. Invece con The Long Walk Francis Lawrence, supportato dalla scrittura di J.T. Mollner (se non avete visto Strange Darling, rimediate), ha fatto un lavoro davvero eccellente, raccontando la storia di questi ragazzi che camminano fino alla morte e finché non ne resterà solo uno, che vincerà soldi per salvare la vita alla sua famiglia e potrà esaudire un altro desiderio. Quale se lo confidano i due protagonisti (magnifici), Cooper Hoffman e David Jonsson. The Long Walk arriva nelle sale italiane il 23 aprile, distribuito da Adler Entertainment. E per l'occasione abbiamo fatto una chiacchierata, un po' meno lunga della marcia, proprio con Lawrence, che nel frattempo continua a raccontare giochi estremi con adolescenti all'ultimo sangue.
Non so se sia una coincidenza, ti trovi sempre in una specie di Hunger Games. Ma questo è diverso, perché l'impatto sociale e politico del romanzo di Stephen King è enorme. E penso che tu e J.T. Mollner abbiate fatto davvero un ottimo lavoro. Come avete approcciato questa storia? Ci ho pensato a lungo. Volevo realizzarlo per la prima volta quando ho girato Io sono leggenda, quindi intorno al 2006, 2007, ma alla fine i diritti sono andati a qualcun altro. Era una storia che amavo, che ho seguito per molto tempo e che ho sempre avuto in mente, osservando le varie versioni che andavano e venivano nel corso degli anni mentre altri cercavano di adattarla per il cinema. E alla fine è tornata da me, quando Roy Lee, il mio partner produttivo in questo progetto, ha ottenuto i diritti e me l'ha proposta. Io e J.T. ci siamo concentrati su alcune cose. Le relazioni tra i ragazzi sono il cuore della storia e volevo mantenere questo aspetto, ma volevo anche assicurarmi che lo affrontassimo da un punto di vista cinematografico e cercare di trovare un modo per renderlo visivo in termini di distanza percorsa, inteso come peso che avrebbe avuto sui ragazzi dal punto di vista fisiologico e psicologico, le loro relazioni, ciò che vedono, com'è l'ambiente circostante e tutto il resto. Quindi era importante lavorare con qualcuno come J.T., che è un regista e pensa in termini cinematografici. L'altro aspetto era quello tematico. Il romanzo è stato scritto alla fine degli anni '60 come una sorta di risposta alla guerra del Vietnam. È una storia di guerra e lo sarà sempre. Ma l'elemento su cui ci siamo concentrati per renderla più rilevante nel mondo odierno è stato il nichilismo finanziario. Che sia negli Stati Uniti o in qualsiasi altra parte del mondo, è sempre più difficile per le persone mettere il cibo in tavola, avere un tetto sopra la testa e mandare i figli a scuola. È sempre più difficile sbarcare il lunario. C'è una disperazione finanziaria globale che volevamo sfruttare per spiegare perché ragazzi come questi si possano cimentare in qualcosa di così orribile come la lunga marcia. E questo è diventato il tema centrale su cui concentrarci.
Molto attuale, specialmente nel tuo Paese in questo momento: c'è un tiranno folle che decide che le vite delle persone non valgono nulla. Tu e J.T. non potevate sapere quello che sarebbe successo negli ultimi due anni. Quando hai visto il film, diciamo un anno fa, una volta finito, qual è stata la tua reazione? Ci sembrava rilevante a causa della disperazione globale. Volevamo toccare un argomento che sentivamo non fosse solo una questione americana, ma qualcosa che sta accadendo ovunque. E, guarda, questo succede anche con la saga di Hunger Games. Suzanne Collins scrive partendo da un tema preciso, di solito perché è toccata da qualcosa che sta accadendo nel mondo. E poi, in qualche modo, diventa sempre più attuale col passare del tempo. Sta accadendo anche con il nuovo film, L'alba sulla mietitura. È sempre pazzesco vedere come i temi e le idee di un film possano evolversi. Di certo pensare oggi che possa esserci una leva obbligatoria per i giovani negli Stati Uniti è qualcosa che si avvicina a ciò che Stephen King scriveva originariamente.
The Long Walk era, come hai detto, un film cinematograficamente pericoloso, facilmente a rischio noia dato che si tratta, in effetti, di ragazzi che camminano. Invece è tutt'altro che questo, ci sono continue variazioni di ritmo, e cose sempre diverse che accadono. Come ci siete riusciti? Abbiamo capito tutto in fase di sceneggiatura. In primis bisognava guardare le storie dei personaggi e dire: "Ok, questo è il cuore della storia, le relazioni tra questi ragazzi". È il motivo per cui volevo realizzare questo film: i legami emotivi. Ci si aspetta che questi ragazzi si azzuffino, competano e si sabotino a vicenda, e invece finiscono per sostenersi l'un l'altro fino alla fine. E l'ho sempre trovato bellissimo. Insomma, sapevo che quello era il cuore. E se hai attori straordinari e scene fantastiche che legano i ragazzi, sei a metà dell'opera. E poi volevamo far sentire la distanza, il peso, i diversi tipi di esperienze che si potrebbero avere in un viaggio come questo, dando valori emotivi diversi alle sequenze. Così c'è una scena in cui camminano, il tempo è bello, ci sono la natura e i fiori, un arcobaleno, e i personaggi entrano in sintonia tra loro. E poi qualcosa di terrificante: notte fonda, ti sei addormentato, hai ricevuto due avvertimenti, te ne resta solo uno e all'improvviso affronti questa grande salita, lo zaino è pesantissimo, sei senza fiato e hai una pistola puntata alla testa, c'è una tensione estrema. Quello è sempre stato l'obiettivo, creare un crescendo. Ci ha molto aiutato rendere la prima uccisione, quella di Curly, cruda e intensa. Questi ragazzi stanno facendo una passeggiata. E poi la morte del primo ragazzo rende improvvisamente tutto molto reale, alza la posta in gioco e definisce il tono per il resto del film.
Hai menzionato i tuoi attori, un gruppo di giovani straordinari. Come li hai scelti? Quando ho iniziato a sviluppare il film e l'abbiamo presentato alla Lionsgate, con cui lavoro spesso, eravamo d'accordo sul fatto che fosse un progetto difficile, vietato ai minori, il che significa senza grandi budget. E uno dei vantaggi è che ho avuto la libertà di scegliere semplicemente i migliori attori possibili. Non si trattava di fama, non si trattava di follower su Instagram, non si trattava di nulla del genere. Solo di chi sarebbe stato il migliore. Sapevo fin da subito che volevo che Cooper interpretasse Garraty. E non l'avevo mai incontrato. Avevo lavorato con suo padre, Philip Seymour Hoffman, anni prima in Hunger Games. Così ho organizzato una videochiamata su Zoom, abbiamo chiacchierato, e ha accettato. Il resto, onestamente, è arrivato attraverso il processo di casting. David Jonsson, che non era sul mio radar, è stata la terza persona nella prima serie di provini video che ho visto. Stava leggendo per il ruolo di McVries, e ho capito immediatamente che quel ragazzo era McVries. E sentirlo recitare le scene che gli avevamo dato mi ha fatto sentire che il film avrebbe funzionato. Ho fatto un test tra David e Cooper su Zoom, ed è stato fantastico. Avevo la coppia protagonista. Da lì in poi, ho preso spunto da Coppola, ho seguito il metodo di casting che aveva usato per I ragazzi della 56ª strada, aveva in mente un gruppo di giovani attori fantastici, ma li provinava per parti diverse. Ed è più o meno quello che ho fatto io. Devo trovare un attore e dire: "Oh, ok, questa persona è interessante, ma sta facendo il provino per Barkovich. Potrebbe essere uno Stebbins migliore". E ho iniziato a scambiare i personaggi finché non abbiamo trovato gli attori giusti nei ruoli giusti. Sono tutti fantastici.
Ultima domanda su Mark Hamill. Vederlo passare al lato oscuro della Forza è molto divertente, ma credo che Luke Skywalker abbia offuscato il fatto che è anche un grande attore. Un ruolo come questo gli rende il giusto riconoscimento per la sua carriera. Per il Maggiore si trattava di decidere che tipo di persona volevo che fosse, se una versione stereotipata, un tipo rigido che urla e grida costantemente, oppure qualcos'altro. Non conoscevo Mark, ma lo avevo visto nell'ultima trilogia di Star Wars nella sua versione invecchiata di Luke Skywalker, logoro, stanco, intrigante. E sapevo anche che negli anni aveva fatto un sacco di doppiaggio. Così abbiamo fatto una videochiamata su Zoom. Lui era interessato al progetto. Parlando, mi dice che è cresciuto nelle basi militari, e mi fa: "Senti, conosco questo tipo". E tira fuori l'accento, la voce, tutto ciò che speravo e anche di più. Ma l'altra cosa che è stata davvero interessante sia per lui che per Judy Greer, che interpreta la madre di Garraty e che è un'attrice fantastica, è che abbiamo girato in ordine cronologico, ed è la prima volta che lo faccio. Di solito con attori come Mark e Judy si prepara il set, si salta da una parte all'altra e si programma il film in modo da farli venire per cinque giorni e poi rimandarli a casa. Invece entrambi sono andati e tornati nel corso delle settimane, supportando lo sviluppo psicologico dei ragazzi. Sono stati fantastici.
Fausto Bertinotti presenta La sinistra che non c'è (Rai Libri) a Campi Salentina (Le). L'appuntamento è per sabato 25 aprile alle 19.30 alla Libreria Kartosa (Viale Stazione 5) in occasione della manifestazione Città del Libro. A dialogare con l'autore Valeria Mignone e Nicola Grasso. Fausto Bertinotti, una delle figure più influenti della politica italiana degli ultimi decenni, racconta, dalla prospettiva di un protagonista e di un osservatore in prima linea, la parabola della sinistra contemporanea.
Alcide Pierantozzi vince il Premio Wondy di letteratura resiliente 2026
A vincere il Premio Wondy di letteratura resiliente 2026 è Alcide Pierantozzi
con Lo sbilico (Einaudi). L'autore abruzzese, fresco vincitore anche
del Premio letterario Valle d'Aosta, come abbiamo raccontato è anche il nome
più in ascesa all'80ª edizione dello Strega
A vincere il Premio Wondy di letteratura resiliente è Alcide Pierantozzi con Lo sbilico (Einaudi).
Pierantozzi, fresco vincitore anche del Premio letterario Valle d'Aosta, come
abbiamo raccontato è anche il nome più in ascesa in vista della finale dello
Strega…
E veniamo alla nona edizione del Premio Wondy. La Giuria tecnica, presieduta
da Gaia Tortora e composta da Gianni Turchetta, Luca Dini, Francesca Giannone,
Chiara Moscardelli, Emanuele Nenna, Silvia Nucini, Dario Voltolini, si è così
espressa nella motivazione: Raccontando dall'interno, con spietata lucidità,
la sofferenza psichica dell'autore, Lo sbilico mette in gioco la consistenza
di tutto il reale. Pierantozzi sottopone il linguaggio a una tensione
costante, mettendo in scena un mondo sovraccarico di percezioni, di odori, di
presenze vitali e conturbanti. Forse la letteratura è l'unica resilienza
possibile, perché solo le parole possono dare forma al dolore, permettendoci
di vivere.
Il nome del vincitore è stato annunciato ieri sera a Milano, al Teatro
Manzoni, durante la serata finale condotta da Francesca Barra, accompagnata da
Alessandra Tedesco, giornalista di Radio 24.
La serata di cultura e spettacolo ha avuto ospite Arisa, che ha portato sul
palco una piccola esibizione che ha messo insieme successi del passato e
canzoni del disco appena uscito. Le letture di Marina Rocco e Gioele Dix hanno fatto entrare il pubblico nelle
atmosfere dei romanzi finalisti.
A Pegah Moshir Pour, scrittrice e attivista iraniana per i diritti umani, è
stata affidata una riflessione sulla situazione internazionale, mentre don
Claudio Burgio e i ragazzi della Comunità Kayros hanno raccontato i
progetti dell'associazione che lavora sul disagio giovanile. Alcuni dei
ragazzi della Comunità si sono esibiti anche con brani musicali in apertura di
serata.
È stata inoltre assegnata una menzione speciale a Enzo Fileno Carabba per il
libro L'arca di Noè (Ponte alle Grazie).
L'opera premiata ha ricevuto 5mila euro e una tela dell'artista Luca Tridente,
le cui opere donate nelle precedenti edizioni sono state inserite nel Catalogo
dell'Arte Moderna (Editoriale Giorgio Mondadori).
Le altre opere finaliste della IX edizione del Premio erano Da solo di Novita
Amadei (Neri Pozza), L'alba della nostra libertà di Barbara Cagni (Fazi
Editore), Donnaregina di Teresa Ciabatti (Mondadori), Casa, dolce casa di
Andrea Kerbaker (Guanda) e Cartagloria di Rosa Matteucci (Adelphi).
Nel corso della premiazione il Gruppo Il Sole 24 Ore ha annunciato il nuovo
premio letterario Parole nuove - Il libro nel cassetto in collaborazione con
l'associazione Wondy Sono Io che debutterà nella 10esima edizione del Premio
Wondy di letteratura resiliente.
Ideato per scoprire e valorizzare opere narrative inedite dedicate al tema
della resilienza, "il premio si rivolge ad autrici e autori italiani e
stranieri, esordienti e non, invitandoli a dare voce a storie di caduta e
rinascita, trasformazione e speranza, capaci di offrire sguardi nuovi sulle
fragilità individuali e collettive del nostro tempo". In dialogo ideale con il
Premio Wondy, riservato a libri già editi, Parole nuove - Il libro nel
cassetto "nasce per portare alla luce racconti rimasti a lungo nel cassetto e
accompagnarli verso il grande pubblico": l'opera vincitrice sarà pubblicata da
Il Sole 24 Ore.
Il Premio Wondy di letteratura resiliente è promosso dall'associazione Wondy
Sono Io, nata con l'obiettivo di diffondere la cultura della resilienza in
tutte le sue forme: "dall'attraversamento del dolore o delle difficoltà
personali, fino a esperienze collettive legate alla storia e ai grandi eventi
globali".
È realizzato con il sostegno di Banco BPM, main sponsor, Gruppo Lavazza e Masi
Agricola. Gruppo Il Sole 24 Ore e la rivista F sono media partner. Gruppo Il
Sole 24 Ore collabora con l'Associazione per la promozione dell'evento e per
diffondere la cultura della resilienza attraverso la letteratura.
Puglia ultima in Italia per acquisti di libri online, legge anche poco ed è terzultima
Ultima per acquisto libri online e 18ª nel Book Lover Index 2026 di Casinos.com, con il punteggio di 35,7 su 100, sedicesima per quota di lettori Istat
La Puglia è ultima per acquisto libri online, ma 18ª in Italia per passione alla lettura. Lo stabilisce, in occasione della Giornata Mondiale del Libro, il Book Lover Index 2026 di Casinos.com che assegna alla Puglia il 18° posto, con un punteggio di 35,7 su 100, 16ª per quota di lettori Istat.
È quanto emerge dal Book Lover Index (BLI) 2026, l'indice elaborato da Casinos.com in occasione della Giornata Mondiale del Libro del 23 aprile, che misura la passione per la lettura nelle 20 regioni italiane combinando dati Istat e tre indicatori Google basati sul volume di ricerche online: "libri da leggere", "libreria online" e "audiolibri".
Con il 28,6% dei residenti che ha letto almeno un libro nel tempo libero nell'ultimo anno, la Puglia è sedicesima in Italia per quota di lettori secondo l'Istat, a pari merito con la Basilicata. Nel BLI scende al diciottesimo posto con un punteggio di 35,7 su 100, penalizzata da valori bassi su tutte e tre le query Google.
Il dato più critico della Puglia riguarda la query "libreria online": con 57/100, è ultima in Italia. Nessuna regione acquista libri online meno della Puglia. Un risultato che si somma a un tasso di lettura Istat tra i più bassi del Paese e a punteggi contenuti anche su "libri da leggere" (74/100) e "audiolibri" (42/100). Non c'è un angolo digitale che compensa, come accade invece in Calabria o Basilicata: la Puglia è in difficoltà su tutti i fronti.
La Puglia presenta il profilo di lettore più omogeneo nella parte bassa della classifica: legge poco, cerca poco online e acquista ancora meno. Una regione che secondo l'AIE ha il 30% di librerie in meno rispetto alla media nazionale, e che nei comportamenti digitali non mostra i segnali di recupero che si vedono in altre regioni del Sud. Un quadro che richiede interventi strutturali sul fronte delle infrastrutture culturali prima ancora che digitali.
Il Book Lover Index (BLI) 2026 è un indice composito elaborato da Casinos.com Italia su dati pubblici. Combina la percentuale regionale di lettori rilevata dall'ISTAT nell'indagine "Aspetti della vita quotidiana" (peso 50%), normalizzata su scala 0-100 rispetto al range min-max nazionale, con tre indicatori Google Trends riferiti agli ultimi cinque anni per sottoregione Italia: "libri da leggere" (peso 20%), "libreria online" (peso 15%) e "audiolibri" (peso 15%). Il punteggio finale è espresso su scala 0-100.
Nelle scorse settimane Warner Bros e Peter Jackson hanno annunciato il film sequel de Il signore degli Anelli, intitolato Il signore degli Anelli - L'ombra del passato e ambientato 14 anni dopo la morte di Frodo Baggins ma incentrato soprattutto sui primi capitoli de La compagnia dell'anello.
Chiamiamolo dunque una sorta di prequel/sequel alla maniera de Il Padrino - Parte 2 o Heat 2 di Michael Mann, per quanto il succo della narrazione sarà rappresentato soprattutto da eventi passati come l'incontro degli Hobbit con Tom Bombadil e lo scontro con gli Spettri dei Tumuli. Tuttavia, non tutti sanno che effettivamente JRR Tolkien aveva iniziato a lavorare ad un sequel vero e proprio de Il signore degli Anelli, solo per poi interromperne la stesura… e il nuovo film di Warner Bros sembra voler omaggiare quest'ora rimasta incompiuta almeno con il titolo.
Il nuovo film infatti come detto si intitolerà Il signore degli anelli - L'ombra del passato, mentre il sequel iniziato da Tolkien era intitolato La Nuova Ombra. La storia è ambientata 100 anni dopo la Guerra dell'Anello, e una copia incompleta del romanzo fu pubblicata da suo figlio Christopher nel 1996 nel libro I Popoli della Terra di Mezzo. La storia è lunga solo 13 pagine, e introduce due nuovi protagonisti di nome Saelon e Borlas.
In una lettera del 1964, Tolkien riassunse la questione in modo efficace: "Avevo iniziato a scrivere una storia ambientata circa cento anni dopo la Caduta di Sauron, ma si rivelò sinistra e deprimente. Trattandosi di Uomini, è inevitabile che ci si debba preoccupare dell'aspetto più deplorevole della loro natura: la loro rapida sazietà di bene. Così, il popolo di Gondor, in tempi di pace, giustizia e prosperità, sarebbe diventato scontento e irrequieto, mentre i discendenti di Aragorn si sarebbero trasformati in re e governatori ingiusti, come Denethor o peggio. Scoprii che già in quell'epoca si manifestavano complotti rivoluzionari, incentrati su un centro di una setta satanica segreta; mentre i ragazzi di Gondor giocavano a fare gli Orchi e andavano in giro a seminare il caos. Avrei potuto scrivere un thriller su una congiura, la sua scoperta e come sarebbe stata sventata, ma sarebbe stato solo questo. Non ne valeva la pena."
In definitiva, Tolkien considerò questa storia "non degna di essere raccontata". Evidentemente cambiò idea, poiché la menzionò in un'altra lettera scritta nel 1972: "Poi, naturalmente, scoprii che La pace del Re non avrebbe contenuto storie degne di essere narrate. Le sue guerre avrebbero scarso interesse dopo la sconfitta di Sauron; ma quasi certamente in quel periodo si manifesterebbe un certo malcontento, dovuto all'inevitabile noia degli Uomini nei confronti del bene: nascerebbero società segrete dedite a culti oscuri e "culti degli orchi" tra gli adolescenti".
A proposito del re di Gondor, ricordiamo che Viggo Mortensen non tornerà per Il signore degli Anelli: La caccia a Gollum: il ruolo di Aragorn sarà riassegnato ad un attore più giovane che sarà annunciato presto…
"Di uomini così, ne nasce uno ogni mille anni. Duemila anni fa abbiamo avuto Gesù. Nel millennio precedente avevamo avuto Buddha. Nel millennio successivo abbiamo avuto san Francesco. Vedremo cosa ci attende ora, in questo millennio appena cominciato. Che, se non daremo retta a san Francesco, per l'umanità potrebbe essere l'ultimo.”
Comincia così il nuovo libro di Aldo Cazzullo: Francesco. Il primo italiano.
Dopo lo straordinario successo del libro sulla Bibbia, l'autore affronta un altro tema religioso, inquadrandolo nella contemporaneità. Francesco è il primo italiano perché è fondamentale nel costruire l'identità italiana. Perché scrive la prima, splendida poesia in italiano: il Cantico delle Creature. Perché percorre l'Italia, dalle grandi città alla campagna, e inventa il presepe. E perché esprime il meglio (l'amore per il prossimo, il rispetto per tutte le creature, la cortesia, il buon umore) dell'animo degli italiani.
Cazzullo racconta la vita straordinaria di Francesco, la giovinezza piena di ideali cavallereschi, la rottura con il padre, la spoliazione, l'incontro con il Papa, fino al grande mistero: le stimmate. Miracolo che fa di lui il nuovo Gesù? O un modo inventato dalla Chiesa per relegarlo nel cielo e allontanarlo dalla terra? Lavorando direttamente sulle fonti medievali (a cominciare dalla prima biografia del santo, quella di Tommaso da Celano, condannata al rogo) e sugli studi più recenti di Jacques Le Goff e Chiara Frugoni, l'autore traccia anche la storia del francescanesimo attraverso i personaggi ispirati dal santo (sant'Antonio, Giotto, Dante, Cristoforo Colombo, padre Pio) fino al primo Papa chiamato Francesco.
▪️L'incipit del libro
Di uomini così, ne nasce uno ogni mille anni.
Duemila anni fa abbiamo avuto Gesù. Nel millennio precedente avevamo avuto Buddha. Nel millennio successivo abbiamo avuto san Francesco.
Vedremo cosa ci attende ora, in questo millennio appena cominciato. Che, se non daremo retta a san Francesco, se non seguiremo il suo amore per la natura e il suo rispetto per la dignità umana, potrebbe essere l'ultimo.
La storia di Gesù è nota. La raccontano i Vangeli, peraltro non così letti come crediamo che siano.
La storia di Buddha è stata narrata in molti testi e scolpita nella pietra di Borobudur, sull'isola di Giava. Borobudur è un tempio alto come una montagna: forse il luogo che più mi ha colpito al mondo, insieme con gli splendidi affreschi di Cimabue e del suo allievo Giotto nella basilica di San Francesco ad Assisi. La grande differenza è che ad Assisi c'è il vero volto di Francesco, il ritratto che vedete sulla copertina di questo libro. E c'è il suo corpo: nascosto, ritrovato, venerato. A Borobudur non c'è il corpo di Buddha, che fu arso sulla pira funebre. E vengono raccontate non una, ma molte storie: perché Buddha non è uno solo, così come il nostro tempo, il nostro mondo non è l'unico. Secondo il buddhismo, molti mondi si sono succeduti e si succederanno; e ognuno ha avuto il proprio Buddha.
Il Buddha "storico", quello del nostro tempo, era un principe. Si chiamava Siddharta Gautama, era figlio di un sovrano che regnava sull'attuale Nepal, alle pendici dell'Himalaya. E la sua storia ha sorprendenti punti di contatto - oltre a ovvie differenze - con quella di Francesco.
▪️La mia (brevissima) recensione
"La Chiesa, fino a Francesco, aveva insegnato agli uomini a essere umili perché si rendessero conto di quanto fossero cattivi. Francesco fu il primo, dopo Gesù, a insegnare agli uomini a essere umili perché potessero accorgersi di quanto fossero buoni. La povertà, l'amore, il rispetto degli altri, la sintonia con il creato, il considerare ogni creatura come sorella non sono atti contrari alla nostra natura; al contrario, le appartengono. Sono cose umane".
Parto subito da un presupposto: dopo averli letti entrambi, si può benissimo affermare che questo saggio di Aldo Cazzullo è decisamente più "abbordabile" rispetto all'analogo saggio di Alessandro Barbero. E più avanti vi spiego perché…
In Francesco. Il primo italiano, Aldo Cazzullo ha saputo miscelare molto bene la biografia del santo (immergendola anche nel contesto storico dell'epoca) con il lato mistico-religioso e la cultura "francescana". Alla fine, quindi, ecco emergere sia la guida spirituale, che il primo personaggio in grado di dare voce alla nascente idea di "Italia": San Francesco, giusto per fare un esempio, ha scritto il suo Cantico delle Creature in volgare e non, come era consuetudine in quel periodo, in latino; in questo modo ha piantato i primi semi della nostra cultura letteraria.
Altro punto di forza del libro è il fatto che, pur trattando di un uomo vissuto 800 anni fa, riesce a far emergere un ideale etico-sociale assolutamente attuabile nell'assurdo periodo storico che stiamo attraversando. Ecco, perciò, un Francesco giovane ribelle verso il padre e le consuetudini del tempo, che sceglie la povertà come libertà e che, fattore non secondario, riesce a parlare con semplicità con i potenti del suo tempo (il Papa ed il Sultano su tutti).
Un libro, quindi, profondo e coinvolgente per ritrovare la nostra identità tramite la bellezza del Creato.
Ah, dicevo delle differenze tra il libro di Barbero e questo di Cazzullo. Ebbene:
- Barbero ha fatto più che altro una sorta di revisione storico-critica (molto approfondita lo ammetto ma, alla lunga, abbastante spossante), Cazzullo si è limitato a "celebrare" il Santo ed a immergerlo nella cultura italiana (Giotto, Dante, ecc.);
- Barbero ci ha "presentato" un Francesco incoerente e duro; Cazzullo lo ha mostrato come… italiano;
- Barbero ha usato un taglio storico ed accademico; Cazzullo un taglio quasi tutto narrativo e divulgativo.
I fan di Divergent si troveranno di fronte a una nuova scelta, sono in arrivo due nuovi libri ambientati in una dimensione alternativa
La scrittrice Veronica Roth ha annunciato di aver scritto una duologia: "Non un prequel, non un sequel, non uno spin-off e nemmeno un diverso punto di vista"
Prima o poi ritornano sempre. Parliamo delle grandi saghe sci-fi come Divergent, di cui sono stati appena annunciati dei nuovi capitoli. La saga letteraria, inaugurata da Veronica Roth nel 2011, ha dato vita a una trilogia (completata da Insurgent e Allegiant) e da un quarto volume di racconti, ed è stata poi trasposta al cinema con tre adattamenti filmici tra il 2014 e il 2016 con protagonista Shailene Woodley (Big Little Lies, Paradise), arrivando a generare oltre 765 milioni di dollari al botteghino di tutto il mondo. Dopo essersi presa una grande pausa rispetto a questo universo narrativo, la stessa Roth ha annunciato di aver scritto una duologia, quindi altri due libri legati a queste vicende: "Non un prequel, non un sequel, non uno spin-off e nemmeno un diverso punto di vista, ma un universo alternativo di Divergent in cui Tris sceglie una diversa fazione - ha detto la scrittrice -. Penso che la questione 'chi è Tris senza gli Intrepidi' è molto interessante".
Per chi non avesse seguito questa saga, Divergent immagina un mondo distopico in cui la società è divisa in cinque caste impermeabili tra loro (i Candidi, i Pacifici, gli Eruditi, gli Abneganti e gli Intrepidi), a cui si accede tramite dei test e una Cerimonia della scelta; la protagonista Beatrice, conosciuta come Tris, scopre di essere una Divergente, ovvero una persona dalle capacità che la rendono adatta a più categorie, cosa considerata molto pericolosa, e sceglie poi la categoria degli Intrepidi, venendo poi a conoscenza di un grande complotto. Nella nuova storia, Tris durante la Cerimonia della Scelta non sceglie gli Intrepidi ma, in seguito a un incidente, finisce tra le fila dei ribelli, venendo a conoscenza di un ragazzo misterioso chiamato Tobias Four Eaton, il suo amato dei libri originali.
Dunque il primo dei due nuovi libri, intitolato The Sixth Faction e in arrivo il prossimo ottobre, racconterà una differente scelta di Tris, che la porterà su un percorso totalmente diverso. Anche se potrà essere letto come un libro a sé stante, di sicuro attirerà anche la curiosità degli appassionati della prima ora. "Per i fan esistenti sono emozionata di vedere come il nuovo e il vecchio si fonderanno - ha detto sempre Roth -. Pensereste che certe cose non succedono perché lei sceglie una fazione diversa, ma trova comunque il modo di incontrare le stesse persone. Vedere come questo succede è la parte più divertente". E chissà che anche questa versione alternativa non finisca a sua volta al cinema.
Questo è un requiem per le librerie. Perché, per quanto ce ne facciamo ancora vanto, mettendole come sfondo nelle video-chiamate, e per quanto siano belle da morire, tutte, anche le più sgarrupate, nelle nostre case sono destinate a estinguersi nel giro di un ventennio, massimo un trentennio.
Tempo che le generazioni nate nel '900 si estinguano, e gli ultimi residui di queste pareti parlanti saranno accantonati. Non ho ancora capito cosa potrà sostituirle. Non nel senso fisico, perché qualsiasi mobile ne prenderà il posto (anche nessuno) una cosa è chiara: la casa se ne avvantaggerà in termini di ordine e quantità di polvere accumulata. Ma cosa potrà occupare lo spazio di quel luogo d'ispirazione che è una libreria?
Ce l'avete in mente quel senso di vertigine che vi prende quando, passandole davanti, scorgete un titolo? Che sia un libro intonso che avevate dimenticato, e che ora esercita su di voi il suo giusto ricatto psicologico, o che si tratti di una lettura che vi ha rapiti in passato, sfido chiunque a rimanere indifferenti davanti a tanta offerta. Una vibrazione che non provoca la visione di qualsiasi altro oggetto di arredamento, a meno che non ci ricordi qualcuno. Ma quel qualcuno non sarà mai la moltitudine di personaggi che si sbracciano dagli scaffali, portatori di una storia già definita rispetto alla nostra che non sappiamo dove approderà.
Un mio caro amico aveva accumulato così tanti volumi che le librerie non gli bastavano più. I suoi libri avevano cominciato a comporre pile, e le pile intere pareti senza supporto, fino a creare un labirinto precario in ogni stanza, attraverso cui si doveva passare. Dovendo traslocare, chiamò gli amici a depredarlo di quanto necessitassero per alleggerirlo dell'onere di dover scegliere che cosa portarsi dietro.
È vero, non tutti i libri meritano davvero di restare sui nostri scaffali, ma come per gli amici che ci hanno un po' deluso, fatichiamo a disfarcene, perché sono comunque pezzi di noi. E sì che avremmo bisogno di spazio per le novità. Per questo io ho iniziato a creare la mia audiolibreria. Ma non è la stessa cosa: se non puoi guardarla e toccarla… godi solo a metà.
Nel regno dell'irripetibile. Il favoloso mondo delle fascette dei libri
Il loro scopo è unico: quello di vendere. Come le code dei pavoni, per attirare gli sguardi dei lettori occasionali. Anche quando nessuno ci crede davvero, quel tono resta lì, ostinato, a metà tra la televendita, il proclama e la formula liturgica. Vanno odiate per il gesto, ma amate per la tenacia
Se davvero si potesse impiegare tutta la potenza tecnologica delle intelligenze artificiali per capire se le fascette sui libri siano utili o meno, forse resteremmo sorpresi. Non serve tirare in ballo lo spreco della carta. A volte bastano le nostre sensazioni. E molto spesso queste sensazioni sono negative, quando leggiamo alcune di queste fascette. A dar retta a loro praticamente ogni libro in commercio dotato di questa fascetta è un capolavoro, o quantomeno è irripetibile. Si va dal libro più atteso dell'anno, a quello più terrorizzante, per passare da quello più romantico a quello che, senza mezzi termini, ci insegnerà a vivere, una volta per tutte.
A pensarci, è strano vedere come si sia passati dal tramandare il pensiero in forma orale nell'antichità, fino a oggi, in cui si cerca di sfruttare un elemento esterno alla copertina ma ancora strettamente legato al libro. Una soglia peritestuale, per citare, come tutti fanno quando si parla di fascette, Gerard Genette.
Nei paesi anglosassoni sono chiamate belly band o blurb - anche se sono due cose leggermente diverse. Molti lettori le utilizzano come segnalibri, moltissimi altri le gettano appena fuori dalla libreria. L'uso di queste brevi frasi promozionali sembra nascere negli Stati Uniti. Una delle prime occorrenze note di quello che oggi chiameremmo blurb risale al 1856, quando Walt Whitman fece stampare sulla seconda edizione di Leaves of Grass una frase tratta da una lettera di Ralph Waldo Emerson: I greet you at the beginning of a great career. Il termine blurb, però, sarebbe stato coniato solo più tardi, nel 1907, dallo scrittore umoristico statunitense Gelett Burgess.
In Italia questa usanza arrivò più tardi, intorno agli anni Settanta, quando l'editore olandese Dirk de Graaf introdusse la striscia nei tascabili per chiarire che si trattava di edizioni complete; negli anni successivi quasi tutti gli editori italiani la adottarono.
Il loro scopo è unico: quello di vendere. Come le code dei pavoni si fanno notare attraverso i colori più sgargianti, per attirare gli sguardi dei lettori occasionali. Nessuno, credo, al mondo, ha mai comprato un libro attirato da una fascetta, quando sapeva già per quale titolo era stato attirato in libreria. Però il marketing gioca da sempre moltissimo su questo, sull'indecisione, sul momento di noia o pausa. E se perlopiù hanno attecchito su libri di intrattenimento (è quasi impossibile non trovarle su romanzi rosa, gialli commerciali o instant book), è sempre più frequente trovarle ad abbigliare anche rigorosi testi filosofici: magari per informare su nuove traduzioni o sul perché da tale libro si sia innestato un discorso sull'attualità.