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"Un bel libro, Marcus, non si valuta solo per le sue ultime parole, bensì sull'effetto cumulativo di tutte le parole che le hanno precedute. All'incirca mezzo secondo dopo aver finito il tuo libro, dopo averne letto l'ultima parola, il lettore deve sentirsi pervaso da un'emozione potente; per un istante, deve pensare soltanto a tutte le cose che ha appena letto, riguardare la copertina e sorridere con una punta di tristezza, perché sente che quei personaggi gli mancheranno. Un bel libro, Marcus, è un libro che dispiace aver finito". [Joël Dicker in "La verità sul caso Harry Quebert"]

lunedì 8 giugno 2026

National Geographic Italia - giugno 2026

National Geographic Italia - giugno 2026
Vol. 57, n. 6
6,90 euro

In copertina: Francesco Taverna con il suo cane Chico nello studio casalingo di Alessandria dove registra video per i social network diventati virali.

Sagrada Família. A un secolo dalla morte del visionario architetto Antoni Gaudí, la chiesa più alta del mondo è quasi terminata.
Dalla cuccia al lettone. In un paese che non fa più figli, sempre più italiani considerano i cani come parte della famiglia.
In cerca del forte perduto degli Inca. Per secoli la cittadella di Ancocagua è esistita solo nelle antiche cronache. Poi alcuni archeologi hanno avviato nuovi scavi in un sito in gran parte trascurato su un altopiano peruviano. Le loro scoperte, e i reperti che sono emersi, potrebbero contribuire a riscrivere la storia del periodo finale dell'Impero inca.
Gli ultimi leoni di Gir. Erano quasi estinti. Poi si sono moltiplicati e sono entrati in conflitto con l'uomo. Che fine faranno gli ultimi leoni asiatici?
L'Alaska che frana. Un geologo cerca di prevedere le frane sempre più frequenti in un territorio alterato dal cambiamento climatico.
L'Intelligenza artificiale che salva gli uccelli dalle centrali eoliche. I nuovi impianti si stanno dotando di sistemi in grado di riconoscere il passaggio dei volatili e fermare le pale.
Un forestiero alla scoperta del cacio sardo che fermenta grazie alle larve. Il casu marzu è stato vietato in tutta Europa, ma i casari artigianali sardi continuano ad innalzare la controversa tecnica a forma d'arte culinaria e baluardo di identità.

Il signore degli anelli: 23 anni dopo, i fan hanno trovato un grosso buco di trama


Il signore degli anelli: 23 anni dopo, i fan hanno trovato un grosso buco di trama

👉 fonte: Everyeye.it

Nell'attesa dell'uscita dei nuovi film e delle nuove stagioni della serie TV de Il Signore degli Anelli, quale modo migliore per ingannare il tempo se non quello di analizzare ogni dettaglio della trilogia di Peter Jackson, magari alla ricerca di eventuali buchi di trama?
L'utente di Reddit Significant-Owl7994 ha condiviso la sua perplessità riguardo a quella che, durante una recente visione, 23 anni dopo l'uscita originale del film, ha giudicato come una particolare falla nella trama de Il Ritorno del Re: tutto ruota attorno alla scena in cui Frodo e Sam si ritrovano nella tana di Shelob durante il loro viaggio verso il Monte Fato.
Il mostro trafigge Frodo, quasi uccidendolo. Non si vede esattamente dove il pungiglione lo colpisca, ma dall'angolazione dell'attacco sembra che gli trapassi il petto. Tuttavia, come fa notare l'utente, Frodo in quel momento indossa una cotta di mithril, che avrebbe dovuto essere impenetrabile: "Una lancia che avrebbe ucciso un cinghiale non ha perforato l'armatura, eppure il pungiglione di Shelob sì…?" si chiede il fan, rivolgendosi alla community de Il Signore degli Anelli in cerca di una risposta. Come ha fatto Shelob a perforare l'armatura di Frodo?


Diversi utenti hanno fatto notare che nel libro di JRR Tolkien, lo scontro si svolge in modo leggermente diverso per aggirare proprio questa incongruenza, poiché Shelob nel romanzo pugnala Frodo vicino al collo, sopra l'armatura. Come ha risposto un utente, la scena del film sembra effettivamente un errore nell'adattamento di Peter Jackson: "Adoro i film, ma credo che questa sia una svista totale e penso che i fan siano incredibilmente generosi a suggerire che sia stato punto da qualche parte 'intorno' al gilet, quando l'inquadratura mostra chiaramente che lei lo pugnala allo stomaco", ha scritto. "Direi che è uno di quegli errori di ripresa che sono semplicemente sfuggiti. Se non ricordo male, nel libro Shelob punge Frodo al collo", ha concordato un altro.
Un terzo utente ha una sua teoria personale che potrebbe aiutare a spiegare questa incongruenza nella trama, ma sta a voi decidere se crederci o meno: "Ho sempre ipotizzato (per dare più senso alla scena del film) che Shelob sia la figlia di Ungoliant e una discendente diretta del grande male oscuro dell'Outerverse. Il suo pungiglione è un'arma molto più potente di una lancia, poiché è collegato a un potere che trascende il male ancestrale".
C'è anche un'altra teoria secondo cui il Mithril potrebbe essere stato il motivo per cui Frodo è sopravvissuto all'incontro. Le dimensioni del pungiglione di Shelob avrebbero probabilmente dovuto causare danni mortali, quindi, se l'attacco fosse stato parzialmente attutito dalla cotta di maglia, potrebbe essere questo il motivo per cui è riuscito a risvegliarsi: "Forse il Mithril è il motivo per cui è sopravvissuto? Magari solo la punta è riuscita a passare, e solo una piccola quantità di veleno è penetrata nel suo corpo senza una vera e propria 'ferita da pugnalata'", ha suggerito un quarto utente.
Il dibattito infuria tra i fan della saga, ma non sarebbe l'unico buco nella trama. Probabilmente il più famoso di tutti è il motivo per cui Frodo non poteva semplicemente volare a Mordor in groppa a un'aquila gigante, un'ipotesi che secondo alcuni sarebbe stata persino accennata nella serie prequel di Prime Video, The Rings of Power.
Il Signore degli Anelli torna sul grande schermo con il nuovo film La caccia a Gollum, la cui uscita è attualmente prevista per il 17 dicembre 2027. Nel frattempo, sono in arrivo la terza e la quarta stagione di The Rings of Power (i nuovi episodi debutteranno su Prime Video l'11 novembre 2026) ed è in lavorazione anche il nuovo film Il signore degli anelli - L'ombra del passato.
Come se non bastasse, Peter Jackson è in trattative con la Tolkien Estate per acquisire i diritti della Prima Era della Terra di Mezzo allo scopo di realizzare nuovi film della saga.

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Libri consigliati: 15 gialli che vale la pena leggere quest'estate in vacanza


Libri consigliati: 15 gialli che vale la pena leggere quest'estate in vacanza
Thriller. Crime. Intrighi. Misteri. Sconfinamenti nell'horror e in altro ancora. Dai grandi ritorni (il Montalbano greco Markaris: finalmente!) alle scoperte, italiane e internazionali. I brividi sono assicurati

👉 fonte: Style Magazine

Anche col caldo i brividi sono assicurati. I gialli nelle loro molteplici varianti sono la lettura numero uno dell'estate 2026. Con le librerie ricolme di thriller, crime, gialli classici e psico-sociologici, italiani e internazionali. Perché un buon giallo assicura brividi di paura, intrighi, divertimento e anche spunti di riflessione e comprensione del nostro presente: sociale, politico, economico ma anche psicologico. E infatti quest'anno torna un maestro come il greco Petros Markaris, che in questa gallery affianchiamo al capolavoro della maestra Ruth Rendall e ai gialli "più leggeri" come quelli firmati dai nostri Robecchi e Terruzzi. Buoni brividi, buone letture, buona estate…
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domenica 7 giugno 2026

James Ellroy: "Mai avuto un computer. E nemmeno un cellulare"


James Ellroy: "Mai avuto un computer. E nemmeno un cellulare"
In un'intervista al Guardian il grande scrittore noir californiano racconta il nuovo romanzo, che in Italia arriverà solo il prossimo anno. Ma soprattutto svela la sua vita libera da tecnologie di ogni tipo: mail e motori di ricerca compresi

👉 fonte: la Repubblica

Ci può essere qualcuno che nel 2026, invasi come siamo dalla tecnologia che ti viene a cercare anche quando non richiesta, riesca invece a farne totalmente a meno? Niente IA, niente computer, niente mail, persino niente cellulare. Ma soprattutto: questa persona può essere uno scrittore? La risposta è sì e la conferma ci viene da James Ellroy, amato autore di romanzi noir diventati cult, tra cui i bestseller internazionali L.A. Confidential, Dalia nera o American Tabloid.
Ebbene sì il grande Ellroy non solo non usa la tecnologia (del resto ha 78 anni), ma la detesta proprio. Lo ha confessato in una lunga intervista telefonica al Guardian in occasione dell'uscita a giorni in lingua inglese del suo prossimo romanzo, Red Sheet, per Random House (in Italia arriverà per Einaudi per settembre 2027). Un romanzo provocatorio e sovversivo (si dice) che ci trasporta nella Los Angeles anni Sessanta come non l'abbiamo mai vista.
Ma torniamo all'odio per la tecnologia, dal momento che l'intervista (come precisa il giornalista del Guardian) si è svolta per telefono. E a questo punto non è un dettaglio da nulla puntualizzarlo, perché ovviamente si tratta di un telefono fisso, in quanto Ellroy non ha mai posseduto un cellulare, né ha mai inviato una mail. E nemmeno mai capito come accendere il televisore della sua ex moglie Helen Knode.
«Non mi interesso alle chat su Internet: trovo diabolica questa dipendenza che le persone hanno dai computer», dice. Se il suo agente o il suo editore vogliono mettersi in contatto con lui, Helen (che vive in un appartamento separato) stampa la mail, gliela consegna e lui detta una risposta. «Ho un cassetto enorme qui pieno di mail stampate», racconta.
Per Red Sheet, che è il suo diciottesimo romanzo, ha inviato le sue pagine scritte rigorosamente a mano a una coppia di ex agenti dell'Fbi nel sud della Francia che, come per magia, gliele hanno rimandate indietro dattiloscritte. Non usando Google, ha un ricercatore che per lui legge i libri, «ne fa un riassunto e mi manda le pagine».
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A Squinzano (LE) presentato il libro "Banda musicale e industria nella città della musica e del vino"



È stato presentato ieri sera il volume Banda musicale e industria nella città della musica e del vino. Squinzano, curato da Antonio Monte (architetto specializzato in archeologia industriale) e Giuseppe Spedicati (direttore del Conservatorio musicale "Tito Schipa" di Lecce) e realizzato dal Comune di Squinzano nel contesto di un progetto cofinanziato dal CUIS (Consorzio universitario interprovinciale salentino).
Il libro è un importante lavoro di ricerca e valorizzazione della memoria storica e culturale della città, raccontando due grandi tradizioni che hanno segnato profondamente l'identità del territorio: la musica bandistica e la produzione del vino.



Antonio Monte e Giuseppe Spedicati: Banda musicale e industria nella città della musica e del vino. Squinzano
Formato: copertina flessibile
Pagine: 352
Editore: Nuova Publigrafic Trepuzzi (30 maggio 2026)
ISBN-13: 9788898883257
Prezzo di copertina: 25 euro

La classifica dei libri più venduti


Dati relativi alla settimana dal 25 al 31 maggio 2026 (Fonte: TuttoLibri del 6 giugno 2026):

1. Antonio Manzini - I tramezzini di Rocco Schiavone. Rocco Schiavone, vol. 23
2. Leone XIV - Magnifica humanitas. Lettera Enciclica sulla custodia della persona umana nel tempo dell'intelligenza artificiale
3. A.V. - Snack Club. Operazione K
4. Cristina Cassar Scalia - Le terme dell'Indirizzo. Vicequestore Vanina Guarrasi, vol. 10
5. Elle Kennedy - Il tradimento. The Campus, vol. 3
6. Elle Kennedy - Lo sbaglio. The Campus, vol. 2
7. Francesca Giannone - Gli anni in bianco e nero
8. Luciana Littizzetto - Il tempo del la la la
9. Mercedes Ron - È colpa vostra. Culpables, vol. 3
10. Elle Kennedy - L'imprevisto. The Campus, vol. 4

sabato 6 giugno 2026

Da Circe al grande Gatsby: dieci personaggi della letteratura che hanno fatto la storia


Da Circe al grande Gatsby: dieci personaggi della letteratura che hanno fatto la storia
Dall'antica Grecia agli anni della secessione americana, passando per la Francia medievale, la Spagna del Siglo de Oro, la Milano degli untori e la Russia zarista, fino ad arrivare alla Svezia del secondo dopoguerra, la letteratura di ogni tempo ha saputo dare vita a personaggi così tridimensionali da diventare un modello di riferimento, di comportamento e perfino semantico. Fra quelli più iconici del canone occidentale, ne abbiamo selezionati dieci (tra cui Sancho Panza, l'Innominato, Jo March, Miss Marple e Pippi Calzelunghe) che ancora oggi citiamo, (ri)leggiamo e adattiamo con più piacere: ecco il loro "identikit"…

👉 fonte: il Libraio

Pensate all'ultima volta che avete incontrato qualcuno di cui avete detto: "Sembra uno di quei personaggi della letteratura che ti rimangono impressi per anni". A quando avete definito "kafkiano" un garbuglio burocratico, agli infiniti dubbi "amletici" che vi hanno attanagliato o, ancora, ai casi in cui avete associato una persona ipocondriaca a un "malato immaginario"…
Su due piedi, magari, non ci facciamo caso, però sono numerose le occasioni in cui i protagonisti e le protagoniste dei libri ci vengono in soccorso come se fossero delle vere e proprie scorciatoie cognitive, tramite le quali descriviamo più facilmente una peculiarità nostra o di chi ci sta intorno.
Del resto, si sa: i personaggi della letteratura più riusciti sono quelli che non restano confinati tra le pagine, scovando una maniera di insinuarsi nella nostra quotidianità per resistere allo scorrere del tempo (e all'avvicendarsi dei gusti e delle mode).
Ma cos'è che rende i personaggi della letteratura davvero iconici? Domanda ben più complessa di quanto sembri. La notorietà da sola non basta, né tantomeno la longevità. Piuttosto, ciò che distingue una figura memorabile da tutte le altre del panorama internazionale potrebbe essere il merito di avere intercettato una quintessenza dell'esperienza umana, dando un nome a ciò che prima non lo aveva.
Non per niente, di solito, il loro arco narrativo prevede una contraddizione così profonda da farsi universale, in grado di ispirare altri scrittori e scrittrici e di cambiare per sempre il modo in cui ci raccontiamo certe storie, certi temi, certi stati d'animo.
Sono loro, probabilmente, i modelli che continuiamo a (ri)leggere, adattare e reinterpretare con più piacere, come se avessero ancora da dirci qualcosa di fondamentale. Annoverarli tutti sarebbe impossibile (e al contempo ci sarebbe di che sbizzarrirsi), ma, per cominciare, abbiamo pensato di individuarne dieci provenienti da luoghi e da epoche molto distanti fra loro.
Dall'antica Grecia agli anni della secessione americana, passando per la Francia medievale, la Spagna del Siglo de Oro, la Milano degli untori e la Russia zarista, fino ad arrivare alla Svezia del secondo dopoguerra, ecco allora un "identikit" di alcuni personaggi della letteratura decisamente fuori dagli schemi, che non hanno quasi nulla in comune se non il fatto di aver lasciato (ciascuno a suo modo) un segno indelebile nell'immaginario collettivo…
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Bowie aveva tre libri italiani preferiti: uno lo hai sicuramente letto anche tu


Bowie aveva tre libri italiani preferiti: uno lo hai sicuramente letto anche tu
Tra i cento romanzi e saggi più amati dal poliedrico artista, tre sono stati scritti da autori italiani

👉 fonte: Esquire

Una lista di cento libri preferiti è davvero una cosa da lettori appassionati. Si presume, infatti, che quelli letti nella vita siano molti di più: David Bowie, a quanto pare, passava un sacco di tempo tra le pagine di romanzi, saggi, riviste e perfino fumetti.
Una caratteristica dell'elenco dei 100 libri preferiti da David Bowie è la sua varietà: vi compaiono opere sulla storia della musica (Mystery Train di Greil Marcus, per alcuni uno dei più grandi libri sul rock), classici (Rumore bianco di Don DeLillo, Fra le lenzuola e altri racconti di Ian McEwan, 1984 di George Orwell, Il Grande Gatsby di Francis Scott Fitzgerald e Sulla Strada di Jack Kerouac) e… libri di italiani. Per la precisione, questi ultimi sono tre su cento.
La prima opera è quella che tutti avete studiato a scuola: l'Inferno di Dante Alighieri.
Bowie inoltre amava Il Gattopardo, di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Il romanzo, pubblicato nel 1958, è una storia che restituisce la portata delle trasformazioni avvenute nella vita e nella società siciliane durante il Risorgimento. Dopo i rifiuti delle principali case editrici italiane, Il Gattopardo fu pubblicato da Feltrinelli, un anno dopo la morte dell'autore e vinse il Premio Strega. Bestseller del Dopoguerra, è considerato uno tra i più grandi romanzi di tutta la letteratura italiana e mondiale. Luchino Visconti vi ha tratto un film con Alain Delon e Claudia Cardinale (tra i preferiti di Martin Scorsese). Netflix lo ha recentemente adattato in una serie: a testimonianza del perdurante fascino dell'opera.
Il terzo è Una tomba per un delfino di Alberto Denti di Pirajno. Secondo un'affidabile biografia di Bowie, il romanzo del governatore libico durante il colonialismo fu d'ispirazione per la canzone Heroes. Racconta la storia d'amore tra una ragazza somala e un soldato italiano, che Bowie aveva definito "magica e bella". Il libro non è disponibile su Amazon, a parte una versione in inglese che viene venduta usata al prezzo di 416,50 euro. Tra i commenti di chi lo ha recensito sulla piattaforma (sono soltanto in due) si menziona puntualmente la lista di Bowie, come se fosse l'unico motivo di notorietà dell'opera.

La letteratura per difendere le contraddizioni umane: Zadie Smith, saggista strepitosa


La letteratura per difendere le contraddizioni umane: Zadie Smith, saggista strepitosa
La raccolta Vivi e morti è l'ultimo lavoro della scrittrice e saggista britannica Zadie Smith: un libro all'apparenza senza centro (la stessa autrice, nella prefazione, invita a leggerlo e ad abitarlo liberamente) che riflette su alcuni temi contemporanei (battaglie culturali incluse) attraverso l'analisi di film, libri, necrologi, e interventi politici e militanti. Ne emerge una ricerca di modelli, di forme di riconoscimento nel passato e il desiderio di tracciare genealogie. Centrale è l'idea di letteratura che Smith difende in queste pagine: il riconoscimento, finanche la difesa, cioè, dell'ambivalenza e della contraddittorietà dell'essere umano.

👉 fonte: il Libraio

Zadie Smith è probabilmente una delle più interessanti scrittrici inglesi contemporanee, nonché una saggista strepitosa: lo sapevamo già da Cambiare idea, nel 2009, e dopo Feel Free (2018) e Questa strana e incontenibile stagione (2020); l’ultima raccolta, Vivi e morti (Sur, traduzione di Martina Testa), arriva a confermarcelo.
All'apparenza si tratta di un libro senza centro, che si muove da discussioni su film e libri, a necrologi, a interventi politici e militanti, e la stessa Smith, nella prefazione, invita a leggerlo e ad abitarlo liberamente.
Eppure ben presto ci si rende conto che abbiamo fra le mani un testo molto più coerente di quanto si presenti a un primo sguardo, attraversato, com'è, da due macrotemi che scorrono carsicamente lungo le pagine.
Il primo è senz'altro il rapporto di noi soggetti contemporanei (e in particolare di quelli della generazione di Smith) con il passato: che talvolta si presenta proprio nella forma del dialogo o dello scontro intergenerazionale, come nell'acutissima lettura di Tàr; oppure nel modo in cui la sensibilità d'oggi si riversa nelle nostre letture e valutazioni dell'arte del passato (in questo senso, pur senza esserlo, Vivi e morti è anche un testo che implicitamente si inserisce nel dibattito sulle guerre culturali).
E ciò che più colpisce è il richiamo alla complessità di Smith, lo strenuo tentativo di portare avanti un discorso etico-politico pur senza appiattire il ragionamento su facili opposizioni o posizionamenti binari. O facili giudizi: è facile, per noi, chiederci e indignarci perché ogni persona dell'Inghilterra georgiana non si sia completamente dedicata all'abolizione della schiavitù: eppure, immagina Smith, probabilmente gli studenti del futuro avranno le stesse reazioni su di noi che continuiamo a comprare iPhone pur sapendo che contengono cobalto estratto da bambini sfruttati, soprattutto nella Repubblica Democratica del Congo, in cui sono circa quaranta mila, secondo i dati di Amnesty International, i minorenni costretti a lavorare in condizioni che potremmo ancora definire coloniali.
La stessa problematizzazione si trova sul piano dell'arte: così, Il moro con piatto di smeraldi di Balthasar Permoser, statua del 1724, in pieno stile orientalizzante, è riconosciuta come una forma di feticizzazione dell'altro, "eppure era bello", scrive Smith.
Allo stesso modo è possibile immedesimarsi in Madame Bovary o Anna Karenina, pur percependo e riconoscendo una crepa dietro questi personaggi, una crepa in cui si intravede la mano maschile dei loro creatori. E in questa crepa si infila anche una delle sfide più grandi per una letteratura che non vuole arrendersi all'idea di dover scrivere solo delle persone sostanzialmente "simili" all'autore o all'autrice: vale a dire contrattare quel confine scivoloso fra l'interessarsi all'altro e parlare al posto dell'altro.
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venerdì 5 giugno 2026

Perché i book club funzionano così bene?


Perché i book club funzionano così bene?
«Reading weekend», «reading retreat»: un'attività che per secoli è stata privata è diventata un'esperienza collettiva. In un Paese che sta perdendo i suoi circoli, i luoghi di quartiere, cerchiamo sempre più spazi dove non dobbiamo performare

👉 fonte: Vanity Fair

Ogni mese, in più di sessanta Paesi del mondo, oltre un milione di persone si ritrovano in bar, librerie, parchi e caffetterie per compiere un gesto che fino a pochi anni fa sembrava il prototipo della solitudine: leggere. Ognuno porta il proprio 
libro, e nessuno è tenuto a parlare. Il Silent Book Club, fondato nel 2012 da due amiche in un wine bar di San Francisco, è passato da quell'unico tavolo a 2 mila capitoli sparsi per il Pianeta. Il principio è semplicissimo: vieni, leggi e te ne vai.
Google registra reading weekend come uno dei termini a crescita più rapida del 2026, le ricerche Pinterest per book club retreat sono salite del 265% e negli Stati Uniti i ritiri di lettura vendono pacchetti da 900 a 4 mila dollari, con yoga all'alba, silenzio obbligatorio e consegna dello smartphone all'ingresso. Quella che per secoli è stata la più privata delle attività, che richiedeva una poltrona, una lampada e l'assenza di chiunque altro, è diventata un'esperienza collettiva.
Abbiamo organizzato diversi Book Party anche noi, in Italia, e abbiamo capito perché funzionano così bene. È in atto una riscoperta della compresenza fisica tra esseri umani che non sanno più dove trovarsi, e provano il bisogno di sentirsi tra persone affini. I dati sulla solitudine sono ormai così vasti che hanno smesso di fare notizia, il che è forse il segno più chiaro della loro gravità.
Il 41% della Gen Z si dichiara solo secondo il Wellbeing Index 2025. Ray Oldenburg chiamava terzi spazi quei posti che non sono né la casa né il lavoro, e che funzionano da ancoraggio della vita comunitaria, e nel 1989, quando pubblicò The Great Good Place, scriveva già che stavano scomparendo dall'orizzonte. In un Paese che ha perso in pochi decenni i circoli, le parrocchie, i sindacati, i luoghi anima del quartiere, i bar dove ci si sedeva senza ordinare nulla di particolare, il reading retreat occupa un vuoto che ha a che fare con l'assenza di spazi in cui stare con altri senza dover produrre, performare o sedurre.
Eppure dentro questo fenomeno genuino, che risponde a una fame reale, si muove anche qualcosa di più ambiguo che vale la pena guardare senza cinismo e senza ingenuità. BookTok, che è stato il motore principale dell'esplosione dei book club tra i giovani, con 50 milioni di libri venduti in Europa nel solo 2025 grazie alle raccomandazioni della community, è e resta un ecosistema digitale governato dall'algoritmo, che produce visibilità secondo regole che premiano l'emozione immediata, la copertina fotogenica, il «crying on camera perché il finale mi ha distrutta». La lettura diventa performativa nello stesso momento in cui viene celebrata come rifugio dalla performance.
La sfida, per chi crede ancora che leggere insieme sia una pratica trasformativa e non soltanto consolatoria, è immaginare spazi come quelli dei book club, che tengano la bellezza del ritrovarsi e aggiungano ciò che oggi manca, la voce dell'altro e la possibilità di uscirne cambiati. Luoghi in cui il libro sia il terreno su cui incontrarsi davvero.