Ian McEwan: Quello che possiamo sapere
Titolo originale: What We Can Know
Formato: Kindle (867 KB)
Pagine: 376
Editore: Einaudi (4 novembre 2025)
ASIN: B0FV28L7BY
ISBN-13: 9788858449707
Data di acquisto: 27 gennaio 2026
Letto dal 27 gennaio al 3 febbraio 2026
▪️Sinossi
Nell'ottobre del 2014, durante una cena tra amici, il grande poeta Francis Blundy dedica alla moglie Vivien un poema che non verrà mai pubblicato e di cui si perderanno le tracce. Un secolo più tardi, in un mondo ormai in gran parte sommerso dopo un Grande Disastro, lo studioso di letteratura Thomas Metcalfe scopre degli indizi che puntano a un intreccio amoroso e criminale. Ma che ne sappiamo degli uomini e delle donne del passato, con le loro passioni e i loro segreti? E che sapranno i nostri discendenti di noi e del mondo guasto che gli lasceremo in eredità?
«Un potente omaggio a un'epoca perduta… e una splendida raffigurazione di cosa significhi cercare legami umani nelle parole e fra le pagine». Library Journal
Nel maggio del 2119 Thomas Metcalfe, studioso di letteratura del periodo 1990-2030, si reca per l'ennesima volta alla biblioteca Bodleiana per consultarne gli archivi, a lui arcinoti, nel tentativo di scovare qualche scampolo di informazione inedita sull'oggetto dei suoi interessi, la fantomatica "Corona per Vivien" del grande poeta Francis Blundy, mai ritrovata. Il viaggio è disagevole, ora che la Bodleiana è stata trasferita nella Snowdonia, nel Nord del Galles, per sottrarre il suo prezioso contenuto alle acque che, dopo il Grande Disastro e l'Inondazione che ne seguì, sommersero l'originaria sede, a Oxford, e gran parte della terra. Ma gli abitanti del XXII secolo, sopravvissuti a quella catena di eventi, sono avvezzi al disagio e alla penuria, e inclini a guardare alla ricchezza e alla varietà del mondo precedente ora con rabbia ora con sognante nostalgia. Forse anche così si spiega l'ossessione di Metcalfe per il poemetto perduto. Miracolo di costruzione poetica, la Corona di Blundy fu composta poco più di cent'anni prima, nel 2014, in occasione del compleanno della moglie Vivien, e recitata un'unica volta durante i festeggiamenti presso il Casale dei Blundy, in un tripudio di vini e cibi deliziosi e ora introvabili, alla presenza della loro cerchia di amici. Facendo riferimento al celebre banchetto del 1817, cui parteciparono Keats e Wordsworth, l'evento fu successivamente definito Secondo Immortal Convivio. La profusione di diari, corrispondenze e messaggi disponibili racconta delle correnti di amore e invidia che attraversavano tutti i partecipanti, del primo marito di Vivien, il liutaio Percy, e della malattia degenerativa che si era impossessata del suo cervello, delle ambizioni represse della donna. Ma dell'agognata Corona per Vivien neanche l'ombra. Che fine ha fatto la sublime poesia della cui stessa esistenza ormai i più dubitano? Quale verità si cela dietro la sua scomparsa? E quale differenza potrebbe mai fare il suo ritrovamento? Sarà un'intuizione geniale a fornire l'indizio che orienterà Metcalfe in una caccia al tesoro stevensoniana nell'ignoto. Il suo viaggio svelerà una storia d'amore e di compromessi e un crimine impunito, e getterà una luce nuova su figure che le parole tramandate gli avevano fatto credere di conoscere intimamente. Al lettore il nuovo strabiliante viaggio letterario di McEwan offre una chiave per riscattare il presente dal senso di catastrofe imminente che lo attanaglia e per immaginare un futuro in cui non tutto è perduto.
▪️L'incipit del libro
Il 20 maggio 2119 presi il traghetto della notte da Port Marlborough e nel tardo pomeriggio arrivai al piccolo attracco nei pressi di Maentwrog-under-Sea che serve la biblioteca Bodleiana nella Snowdonia. Era una giornata primaverile tiepida e senza vento e il viaggio era stato tranquillo, anche se, come è facile immaginare, dormire seduti su una panca in doghe di legno è un supplizio. Percorsi le due miglia del pittoresco tragitto che conduce alla funicolare a propulsione idrica e forza di gravità. Si unirono a me quattro utenti della biblioteca con i quali chiacchierai del più e del meno mentre venivamo trasportati a un migliaio di piedi su per il monte, nella scricchiolante cabina in legno lucido di quercia. Cenai da solo nel refettorio della biblioteca, poi chiamai la mia amica e collega Rose Church per informarla che ero arrivato sano e salvo. Quella notte riposai bene nella mia stanza monacale. A differenza di quanto era accaduto durante la mia prima visita, dover condividere il bagno con altre sette persone non mi diede fastidio.
▪️La mia recensione
"Avrei voglia di urlare attraverso un buco nella volta del tempo e mettere in guardia chi è vissuto un secolo fa: se volete che i vostri segreti rimangano tali, sussurrateli nell'orecchio del vostro più caro e più fidato amico. Mai a una tastiera e a uno schermo. Se lo fate, noi sapremo tutto".
In questo bel giallo letterario Ian McEwan intreccia molto bene scienza, ecologia, storia, distopia e limiti della mente umana. A questi "ingredienti" aggiungeteci anche una scrittura evocativa ed in grado di rendere semplici anche alcune questioni intricate o abbastanza delicate. E se tutto ciò non vi basta, mettete in conto che leggendo Quel che possiamo sapere starete leggendo anche 3-4 libri allo stesso tempo: nelle 376 pagine del libro, infatti, vedremo scorrere la stessa storia da due punti di vista narrativi differenti, per giunta imbottiti da costanti salti temporali.
Vi riassumo la trama in questo modo: Nel 2119, in un mondo uscito distrutto dal Grande Disastro (una spaventosa guerra mondiale a cui ha fatto seguito un'alluvione su scala planetaria dovuta al totale scioglimento della calotta polare), lo studioso Thomas Metcalfe cerca di rintracciare un poema scritto nel 2014 dal brillante poeta Francis Blundy e dedicato alla moglie Vivien.
Il libro, come vi ho anticipato, si snoda su due piani temporali: un futuro post-disastro (con un mondo in gran parte sommerso e con la popolazione mondiale che, pian piano, sta ancora cercando di risollevarsi) ed un passato che, sorpresa, è… il nostro presente (quindi con tutti i segnali più che evidenti di una decadenza della società davanti ai nostri occhi ma che ci ostiniamo a non vedere).
Ian McEwan ha creato un futuro altamente credibile in cui si rispecchiano tutti gli errori e gli orrori della nostra epoca. Non a caso lo stesso scrittore britannico ha definito questo suo libro "fantascienza senza la scienza". Perciò, la costante ricerca del misterioso poema (Una corona per Vivien) diventa anche una sorta di allegoria dell'incapacità dell'uomo del nostro tempo di cogliere i segni dell'attuale involuzione sociale.
Le uniche due lacune che mi sento di segnalare riguardano:
- La parte "investigativa" è molto affascinante ma procede con lentezza;
- Il mondo post-disastro è sì suggestivo ed affascinante nel suo orrendo addivenire ma, alla fin fine, resta sempre in secondo piano rispetto alla trama vera e propria.
A conti fatti, quindi, Quello che possiamo sapere è un romanzo di non facile lettura ma in grado di farci riflettere su questioni etiche e politiche.
📌 Voto: 🔵🔵🔵🔵 (4 su 5)
▪️Leggi anche:
- Ian McEwan, la rinomanza, oggetto delle mie brame (Il Manifesto)
- Correva l'anno 2119 il mondo di McEwan visto dal futuro (la Repubblica)









