"Un bel libro, Marcus, non si valuta solo per le sue ultime parole, bensì sull'effetto cumulativo di tutte le parole che le hanno precedute. All'incirca mezzo secondo dopo aver finito il tuo libro, dopo averne letto l'ultima parola, il lettore deve sentirsi pervaso da un'emozione potente; per un istante, deve pensare soltanto a tutte le cose che ha appena letto, riguardare la copertina e sorridere con una punta di tristezza, perché sente che quei personaggi gli mancheranno. Un bel libro, Marcus, è un libro che dispiace aver finito".
[Joël Dicker in "La verità sul caso Harry Quebert"]

mercoledì 9 settembre 2026

"Tutti i colori del buio" di Chris Whitaker, il romanzo che ci insegna ad affrontare le ombre dell'anima



Tutti i colori del buio di Chris Whitaker, il romanzo che ci insegna ad affrontare le ombre dell'anima
Tra thriller e romanzo di formazione, Tutti i colori del buio racconta un'intensa amicizia trentennale capace di illuminare i traumi del passato

👉 fonte: il Libraio

Se siete alla ricerca di un romanzo che vi tenga incollati alle pagine ma che, al tempo stesso, vi scavi nell'anima costringendovi a riflettere sui legami umani, allora c'è un titolo che non potete assolutamente lasciarvi sfuggire. Stiamo parlando di Tutti i colori del buio, l'acclamato capolavoro di Chris Whitaker, pubblicato di recente in Italia da Einaudi, all'interno della collana Stile Libero.
Già consacrato come un successo internazionale assoluto da oltre tre milioni di copie vendute (nominato libro dell'anno per testate prestigiose come il Washington Post e osannato da autrici del calibro di Gillian Flynn e Patricia Cornwell) questo libro va ben oltre i confini del classico thriller. È un'epopea umana lunga trent'anni, un romanzo di formazione straziante e luminoso che abbraccia vite spezzate e ricostruite.
Scopriamo questa opera straordinaria, esplorando le pieghe della sua trama avvincente ed i profondi insegnamenti che possiamo trarne.
La storia prende le mosse in una cittadina di provincia: Monta Clare, nel Missouri. È una mattina del 1975 quando un adolescente tredicenne, Joseph Macauley (da tutti soprannominato "Patch"), scompare nel nulla. Questo evento drammatico segna l'inizio di un incubo e, parallelamente, di un viaggio lungo tre decenni.
Patch viene rapito e tenuto prigioniero in uno scantinato per quasi un anno intero. In questo buio totale e opprimente, la sua unica speranza, il suo unico appiglio alla sanità mentale e alla vita, è la voce di una ragazza di nome Grace, che di tanto in tanto gli fa visita nascondendosi nell'oscurità. Mentre il mondo esterno sembra andare avanti, la sua compagna di scorribande, Saint Brown, non si arrende.
La determinazione di Saint nel riportare a casa Patch è assoluta e inarrestabile. Ma cosa succede quando l'incubo finisce e inizia la vera sopravvivenza? Quando Patch riemerge dal buio, è un sopravvissuto ossessionato dall'idea di scoprire la verità. Mentre i mesi si trasformano in anni, Saint continua a seguirlo e a proteggerlo muovendosi nell'ombra, anche se questa spasmodica ricerca potrebbe significare perdersi per sempre.
Perché leggerlo, dunque? Innanzitutto perché Chris Whitaker compie una magia narrativa rarissima: prende l'impianto teso e ricco di suspense del thriller (con un'affascinante declinazione verso i meandri del noir e del serial killer) e lo fonde in maniera sublime con i sentimenti e le dinamiche del romanzo di formazione. Leggerlo significa immergersi in una prosa che cattura e commuove.
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martedì 8 settembre 2026

[RECENSIONE] Chris Chibnall: Morte al White Hart


Chris Chibnall: Morte al White Hart. Detective Nicole Bridge, vol. 1

Titolo originale: Death at the White Hart
Formato: Kindle (1.4 MB)
Pagine: 340
Editore: Bollati Boringhieri (26 maggio 2026)
ASIN: B0GX2XWBRS
ISBN-13: 9788833945767

Data di acquisto: 4 settembre 2026
Letto dal 4 all'8 settembre 2026

Sinossi
«Stratificato, umano, sorprendente e pieno di suspense: Chibnall sa come scrivere un vero poliziesco, senza dubbio». Lee Child
«I fan della serie tv Broadchurch ameranno Morte al White Hart. Con un'accattivante coppia di detective e un'atmosfera tesa e inquietante, vi sfido a smettere di leggere». Shari Lapena
«Contiene tutto quello che amo trovare in un romanzo crime». Jennie Godfrey
«Dall'autore di Broadchurch non potevi aspettarti che un libro che ti cattura e non ti lascia più andare». Gillian McAllister
Gli abitanti di Fleetcombe amano considerare il loro paese uno dei luoghi più belli e accoglienti della costa inglese. Eppure, adesso è diventato, a tutti gli effetti, una scena del crimine. Un uomo è stato trovato morto, legato a una sedia in mezzo alla strada, con delle corna di cervo legate alla testa. La scena raccapricciante sconvolge la cittadina, soprattutto quando si scopre che la vittima è Jim Tiernan, gestore del pub White Hart. Che cosa è successo? Che cosa significa questa messinscena? Il White Hart è al centro della vita del villaggio e Jim conosceva i segreti di tutti, si tratta dunque di una vendetta personale o di qualcosa di ancora più macabro?
Incaricata dell'indagine è la detective Nicole Bridge: nata a Fleetcombe, dopo una brillante carriera nella polizia di Liverpool, è tornata, per motivi personali, nel paese dove è cresciuta. La coadiuva l'agente Harry Ward, giovane e inesperto ma pieno di iniziativa. Insieme sono determinati a rompere la facciata da villaggio idilliaco e scoprire ciò che gli abitanti di Fleetcombe non vogliono rivelare.
Nel luogo che pensava di conoscere così bene, la detective Bridge comincia a fare domande, e subito si rende conto che tutti hanno qualcosa da nascondere. È pronta per ciò che sta per scoprire?
Dopo serie televisive di grande successo, tra cui Doctor Who e Broadchurch, con Morte al White Hart Chris Chibnall esordisce nel romanzo con una detective story dalla scrittura ritmata e ricca di tensione, dove tutti i personaggi potrebbero essere colpevoli, dove ciascuno ha i suoi motivi per aver voluto compiere un delitto e custodisce segreti e moventi insospettabili.

L'incipit del libro
Era buio, quando Ewan prese la strada del ritorno.
Alla vista del cartello stradale con le indicazioni per il Dorset provò una familiare sensazione di sollievo. Ewan e il Devon non erano mai andati d'accordo. Mentre la macchina borbottava lungo la strada deserta illuminata dalla luna, cercò di concentrarsi su quello che aveva davanti, anziché che su dov'era appena stato.
Pensa a cose belle, si disse. Con un po' di fortuna, avrebbe trovato ancora in frigo gli avanzi di una passabile lasagna. E magari anche una bottiglia di sidro freddo. Un delizioso spuntino delle 2 del mattino.
Per quanto cercasse di concentrarsi sulla strada, Ewan continuava a ripensare a com'era stata divertente, sorprendente, sua madre nel fiore degli anni, quando piroettava in cucina e lo faceva ridacchiare davanti a un piatto di bastoncini di pesce mezzi mangiucchiati. La donna che era appena andato a trovare ne era una lontanissima eco. Un involucro dipendente dalle cure altrui. Ewan si grattò la barba, cercando di liberarsi del senso di colpa che lo trafiggeva.
Fai come il cane, si disse. Il cane vive nel presente; nel momento. Ecco la soluzione. (Il pomeriggio successivo, a casa, Ewan condivise quel pensiero con la moglie, che gli rispose, «Il cane caca in giardino. Intendi farlo anche tu?» per poi tornare a concentrarsi su eBay).
Quando l'auto arrivò in cima alla collina, Ewan lanciò un'occhiata alla costa scintillante. Era la parte migliore del tragitto, di giorno come di notte. Ora, in quella serata settembrina, il mondo era solo suo.
Espirò come aveva imparato a fare da un'app di mindfulness da tempo cancellata, godendosi la vista dell'acqua nera come inchiostro punteggiata di diamanti di luce lunare. Alla sua destra, la baia curvava.
Tornò a guardare la strada, e un'improvvisa fitta di panico… c'è qualcosa in mezzo alla strada, ci stai andando a sbattere contro!
Sterzò.
Perse il controllo della macchina.
Inchiodò.
Schianto. Colpo. Stop.
Respira.

La mia recensione
"A cosa servivano i pub, oggi? Perché la gente li frequentava ancora? Erano un luogo di ritrovo, un punto chiave, soprattutto per l'alcol. Ma c'era di più: un pub era anche una sorta di chiesa, un circolo, una valvola di sfogo. Un posto dove parlare e riflettere e socializzare e discutere e confessarsi e ballare e cantare e urlare e ridere fino alle lacrime. E ogni pub era diverso: ogni pub era un'idea, un'identità".
Ci sono luoghi che, visti da fuori, sembrano tranquilli: borghi, paesi, villaggi dove tutti si conoscono e dove tutti sanno di tutti. Nella contea di Dorset (sud dell'Inghilterra), la piccola cittadina Fleetcombe, con i suoi tetti ancora di paglia, è proprio uno di quei luoghi: giorni che si rincorrono sempre tutti uguali e con il pub che diventa il cardine della vita dei suoi pochi abitanti. Ed è proprio qui, dove non è mai successo niente di niente (a parte una serie di omicidi avvenuti cent'anni prima 😲) che si verifica un omicidio che farà crollare tutta questa apparente e imperturbabile normalità di facciata…
Morte al White Hart segna il debutto nella letteratura di Chris Chibnall, autore della serie TV Broadchurch e del bellissimo Doctor Who.
Su una stradina di periferia di Fleetcombe viene trovato ucciso Jim Tiernan, gestore del White Hart, uno dei due pub della cittadina: il corpo è nudo, legato ad una sedia e con un paio di corna di cervo incollate in testa. Una scena che sembra ricalcare passo passo proprio gli omicidi di un secolo prima. Ad indagare è la detective Nicole Bridge, originaria proprio di Fleetcombe ma con una brillante carriera a Liverpool, coadiuvata dal giovane agente Harry Ward.
La trama di Morte al White Hart è tutta qui e, come potete intuire, si tratta di un giallo vecchio stampo ma perfettamente riveduto in chiave moderna. Non a caso, appena partono le indagini ecco cadere il velo che celava il vero volto di Fleetcombe: tradimenti, falsità a non finire, abusi e attività illegali.
Chris Chibnall ha fatto un'ottima operazione di taglio e cucito: ha preso i soliti cliché del genere (un posto tranquillo solo in apparenza, un omicidio fuori dall'ordinario, segreti che diventano indizi e, giusto per non farci mancare nulla, una sequela infinita di sospettati) e gli ha mescolati ben bene sino a scoperchiare il vaso di Pandora di una comunità felice solo nell'aspetto esteriore. Altro punto a favore di Chibnall: la sua scrittura è molto descrittiva, oserei dire quasi da serie TV (e chissà se in futuro…).
Molto bella la descrizione del paesaggio del Devon (si respira davvero aria di Inghilterra del Sud) e molto ben caratterizzati, anche dal punto di vista psicologico, tutti i personaggi (sia principali che secondari).
A proposito di personaggi: a spiccare su tutti è proprio la protagonista principale. Nicola Bridge non è per niente la detective che ci si aspetterebbe, ma anzi… Non è impeccabile, brilla per "insicurezza" ed è alle prese con una vita privata alla deriva (ed è proprio per cercare di salvare il suo matrimonio e la sua famiglia che ha deciso di far ritorno a Fleetcombe). E menzione speciale anche per la piccola Shannon, testimone involontaria dell'omicidio e costretta a passare le sue giornate rintanata sullo scivolo del parco pur di star lontana dagli abusi che subisce in casa. La sua storia spezza il cuore e fa molto riflettere.
Un romanzo, e concludo, che piacerà sicuramente agli appassionati dei gialli classici, dei gialli corali e dei romanzi ambientati in comunità alle prese con risentimenti e segreti.
📌 Voto: ⭐⭐⭐⭐⭐ (5 su 5)

lunedì 7 settembre 2026

Ad ottobre torna Glenn Cooper...


La porta dei destini, il nuovo romanzo di Glenn Cooper uscirà in Italia il 13 ottobre.

Prezzo di copertina: 22 euro per il formato cartaceo
Pagine: 384
Editore: Casa Editrice Nord (13 ottobre 2026)
ISBN-13: 978-8842937883

[seguiranno aggiornamenti]

domenica 6 settembre 2026

Andrea Camilleri: gli inizi come regista teatrale, l'invenzione di Vigata, l'amata moglie Rosetta


Andrea Camilleri: gli inizi come regista teatrale, l'invenzione di Vigata, l'amata moglie Rosetta
Aneddoti e curiosità poco note sullo scrittore, inventore del commissario Montalbano, che nasceva a Porto Empedocle il 6 settembre 1925

👉 fonte: Corriere.it

L'invenzione di Vigata
Il 6 settembre 1925 nasceva a Porto Empedocle Andrea Camilleri. In occasione dell'anniversario di nascita dello scrittore abbiamo raccolto una serie di curiosità su di lui. Partiamo dal luogo natale, che ha ispirato il comune di Vigata, principale ambientazione delle vicende del commissario Montalbano. ​In un'intervista Camilleri ha raccontato di aver preso ispirazione per il nome del comune immaginario da Licata: «Vigata in realtà è Porto Empedocle. Ora, Porto Empedocle è un posto di diciottomila abitanti che non può sostenere un numero eccessivo di delitti, manco fosse Chicago ai tempi del proibizionismo: non è che siano santi, ma neanche sono a questi livelli. Allora, tanto valeva mettere un nome di fantasia: c'è Licata vicino, e così ho pensato: Vigata. Ma Vigata non è neanche lontanamente Licata. È un luogo ideale, questo lo vorrei chiarire una volta per tutte».

Regista teatrale
Prima che scrittore Andrea Camilleri è stato regista teatrale (ha anche insegnato al Centro sperimentale di cinematografia e all'Accademia nazionale d'arte drammatica). Negli anni Sessanta ha lavorato in Rai come delegato alla produzione di sceneggiati e fiction.

L'esordio come scrittore
Nel 1978 Andrea Camilleri ha esordito come scrittore con Il corso delle cose (romanzo scritto tra il 1967 e il 1968). Nel 1980 ha pubblicato il primo di una serie di romanzi ambientati a Vigata tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento: Un filo di fumo.

Il successo di Montalbano
Andrea Camilleri ha raggiunto la popolarità alla fine degli anni Novanta, quando dai suoi romanzi è stata tratta la serie di successo «Il commissario Montalbano» con Luca Zingaretti (i primi episodi, Il ladro di merendine e La voce del violino, tratti dai romanzi omonimi, sono usciti nel 1999). Le opere dello scrittore sono state tradotte in almeno trenta lingue, e i diritti de «Il commissario Montalbano» sono stati venduti all'estero (la serie è stata tradotta in più di 15 lingue e trasmessa con successo in numerosi Paesi del mondo, dall'Est Europa agli Stati Uniti fino al Sudamerica).

La perdita della vista
Negli ultimi anni della sua vita Andrea Camilleri ha perso completamente la vista a causa di un glaucoma. «Da quando ho perso la vista vedo più chiaramente», diceva nel 2018 presentando il suo spettacolo teatrale Conversazione su Tiresia.

Vita privata
«Non c'è rigo che io abbia pubblicato che non sia stato prima letto da lei». Oltre sessant'anni d'amore hanno unito Andrea Camilleri e sua moglie Rosetta Dello Siesto (morta nella notte tra il 30 aprile e il 1° maggio 2025 a 97 anni). Dal matrimonio, celebrato nel 1957, sono nate le figlie Andreina, Mariolina ed Elisabetta.

L'addio nel 2019
Andrea Camilleri è morto a Roma il 17 luglio 2019, all'età di 93 anni. Il 17 giugno era stato colto da arresto cardiaco. Il 15 luglio avrebbe dovuto portare in scena alle Terme di Caracalla lo spettacolo Autodifesa di Caino.

sabato 5 settembre 2026

La classifica dei libri più venduti


Dati relativi alla settimana dal 24 al 30 agosto 2026 (Fonte: Tuttolibri - La Stampa del 5 settembre 2026):

1. Felicia Kingsley - First Lady per caso
2. Manuel Garand - Murdoku. 80 omicidi misteriosi da risolvere con la logica
3. Gianluca Gotto - Ci basterà mangiare il vento
4. Michele Mari - I convitati di pietra. Premio Strega 2026
5. Francesca Giannone - Gli anni in bianco e nero
6. Thrity Umrigar - Il linguaggio segreto delle carezze
7. Santina Cosetta - Soltanto il giorno
8. Chris Whitaker - Tutti i colori del buio
9. Agnese Messina - L'eremo dei folli
10. Benjamin Stevenson - Tutti in questa banca sono ladri. Ernest Cunningham, vol. 3

Silenzio, parla l'autore più letto del mondo



Silenzio, parla l'autore più letto del mondo
Su Robinson dal 6 settembre in edicola l'intervista a James Patterson: "Salviamo insieme i libri"

👉 fonte: la Repubblica

Lo scrittore più letto al mondo racconta, sulla copertina del nuovo Robinson in edicola da oggi con Repubblica, la sua battaglia per difendere i libri. James Patterson svela a Sara Scarafia, in una lunga intervista, come possono andare d'accordo il successo e l'impegno. Forte di 400 milioni di copie vendute, l'autore statunitense - che ha appena pubblicato il thriller The Most Dangerous Games. Gioca o muori (HarperCollins), scritto a quattro mani con lo youtuber MrBeast, continua ad essere in prima linea per difendere l'editoria dall'intelligenza artificiale: «L'IA agisce da sola, visita altri siti, può fare paura. Ed è velocissima. Ma il punto è: come usiamo le cose?». Per la sua missione Patterson aveva contattato Stephen King. Non andò molto bene, ora ci riprova. E sull'America di oggi dice: «Non stiamo tassando le persone benestanti. Ci sono anche io tra loro e dovrei pagare di più. Chi non ha soldi dovrebbe stare meglio». Nelle pagine seguenti, come sempre, le recensioni d'autore alle novità in libreria.

venerdì 4 settembre 2026

"La vampira ossia La vergine d'Ungheria" di Étienne-Léon de Lamothe-Langon


"La vampira ossia La vergine d'Ungheria" di Étienne-Léon de Lamothe-Langon
Il romanzo dimenticato che anticipò il mito della vampira, un'opera che appartiene a una fase ancora sperimentale del genere e permette di osservare la nascita di molti elementi destinati a diventare fondamentali nell'immaginario gotico europeo

👉 fonte: sololibri.net

Quando si parla delle origini della letteratura vampiresca, si pensa subito all'opera Dracula di Bram Stoker, pubblicata nel 1897, oppure, per quanto riguarda la figura della vampira, alla meno celebre ma non meno perturbante Carmilla di Sheridan Le Fanu, risalente al 1872. Eppure, la storia del genere horror vampiresco è molto più ricca, sorprendente e antica. Tra le opere che meritano di essere riscoperte figura, senza dubbio, La vampira ossia La vergine d'Ungheria di Étienne-Léon de Lamothe-Langon, pubblicata per la prima volta nel 1825 e oggi finalmente disponibile in una pregevole traduzione italiana a cura di Enrico De Luca per Oblivium Edizioni, un nuovo marchio di Caravaggio editore dedicato al gotico e al weird.
Questa pubblicazione rappresenta il recupero filologico di un testo quasi sconosciuto ai lettori italiani, ma di straordinario interesse per chiunque voglia comprendere l'evoluzione del mito del vampiro nella narrativa europea. L'accurato lavoro editoriale non si limita infatti alla traduzione integrale del romanzo, ma è impreziosito da una ricca introduzione storica e critica che contestualizza l'opera all'interno della nascente letteratura gotica e ne evidenzia il ruolo pionieristico.
Come sottolinea il curatore, La vampira è probabilmente il più antico romanzo francese giunto fino a noi con una protagonista femminile vampiresca, pubblicato prima di Dracula e ancor prima di Carmilla. Si tratta di un prodotto letterario nato dell'enorme successo che Il Vampiro di John Polidori, all'epoca considerata erroneamente una delle migliori opere di Byron, riscosse in Francia, dove fu tradotto nel 1819.
Il romanzo si apre nel difficile clima della Restaurazione francese. Nel 1815, dopo il ritorno sul trono di Luigi XVIII, il colonnello Edouard Delmont, segnato da eventi politici e da misteriose inquietudini personali, decide di abbandonare Parigi insieme alla moglie Hélène e ai figli per rifugiarsi in una dimora isolata nei pressi di Tolosa. Li seguono in questo autoesilio
un vecchio sergente del reggimento di Delmont, chiamato Raoul, valoroso militare, che doveva la vita al colonnello, e che, tornato al par di lui alla vita civile, aveva voluto condividere il suo destino, servendolo meno come domestico che come uomo interamente devoto alla sua fortuna. Una cuoca, presa a Tolosa, e una seconda cameriera completavano la servitù dei Delmont.
Nonostante una vita ritirata e dai ritmi rilassati, già dalle prime pagine emerge un'atmosfera di sottile inquietudine: il protagonista sembra fuggire non soltanto dalle difficoltà economiche e dal caos della capitale, ma soprattutto da un passato che continua a perseguitarlo. Quindici mesi dopo il loro arrivo nel castello, giunge una donna che acquista una casetta situata in mezzo ai boschi: Alinska.
L'autore costruisce con pazienza una tensione narrativa che cresce lentamente, secondo i canoni del romanzo gotico ottocentesco. Il lettore non viene immediatamente catapultato nell'orrore soprannaturale, ma è accompagnato attraverso descrizioni accurate dei paesaggi, dei castelli decadenti e delle inquietudini psicologiche dei protagonisti. Il maniero di R***, nel cuore di una delle contrade più fertili del Languedoc, diventa un autentico personaggio della vicenda: un luogo sospeso tra rovina e memoria, perfetto teatro per l'irruzione dell’elemento fantastico.


Ciò che rende particolarmente interessante l'opera è proprio la figura di Alinska, descritta in modo da suscitare insieme attrazione e repulsione:
era d'una ricca statura: le sue forme, al contempo aggraziate, avevano solo la floridezza necessaria ad assicurare la loro beltà; il taglio del suo viso tracciava un ovale perfetto; la sua bocca era piccola, il naso diritto, gli occhi grandi; sopra una fronte aperta si ergeva una superba chioma, il cui ebano luccicava sotto la rete d'oro che tratteneva una moltitudine di ricci; alcuni, sfuggiti, ricadevano con grazia sulle spalle. In breve, Alinska era bella, e tuttavia non erano le sue malie a cagionare la più viva impressione; v'era in tutti i suoi tratti qualcosa di incomprensibile, dei rapporti indefinibili, che non si poteva smettere d'esaminare senza mai riuscire a rendersi conto se procurassero piacere, o un terrore del tutto straordinario. Il candore della sua pelle era estremo, vividi colori la abbellivano: nondimeno, c'erano in quel miscuglio delle sfumature terrose, dei toni verdastri che talvolta ne distruggevano tutta l'armonia.
Alinska è una protagonista tragica che rompe gli schemi tradizionali del mostro assetato di sangue. Più che semplice creatura malvagia, la vampira diventa incarnazione del dolore, della promessa tradita e della vendetta. Il suo ritorno dalla morte nasce, infatti, dalla violazione di un giuramento d'amore sancito con il sangue, un elemento che conferisce alla vicenda una forte componente romantica e sentimentale. La vampira di Lamothe-Langon non è soltanto un predatore soprannaturale: è una vittima che continua a soffrire anche oltre la morte, costretta da un destino inesorabile a compiere una missione che nemmeno desidera fino in fondo.
In questa prospettiva il romanzo anticipa molti aspetti che diventeranno centrali nella narrativa gotica successiva. Il vampirismo non è semplicemente una maledizione fisica, ma assume un valore simbolico: rappresenta il ritorno del passato, il peso della colpa, l'impossibilità di cancellare le promesse infrante e le responsabilità morali.
Il romanzo rispecchia fedelmente lo stile della sua epoca: il ritmo è spesso lento, le descrizioni abbondanti, i dialoghi ricchi di enfasi sentimentale e le riflessioni morali occupano uno spazio considerevole. I lettori dei thriller moderni potrebbero inizialmente percepire una certa lentezza narrativa, ma è proprio questa costruzione graduale dell'atmosfera a costituire uno dei principali punti di forza del romanzo, che preferisce insinuare il dubbio e l'inquietudine piuttosto che ricorrere a effetti spettacolari.
Anche la traduzione di Enrico De Luca merita una menzione particolare. Il curatore ha operato una scelta filologica coraggiosa che restituisce al lettore l'autenticità del testo senza comprometterne la leggibilità, ovvero "mantenere sia la sintassi sia alcuni termini dell'epoca presenti nel testo francese, che oggi potrebbero essere percepiti come desueti, tuttavia, ho preferito questo modo di procedere alle più facili banalizzazioni e ad ammodernamenti che mal si sposano con un prodotto letterario di due secoli fa". Molto interessante è anche la lunga prefazione originale dell'autore, conservata integralmente in questa edizione. Prima ancora che inizi la vicenda narrativa, Lamothe-Langon offre un'ampia riflessione sulle credenze popolari relative ai vampiri, richiamando fonti storiche, racconti folklorici e testimonianze tratte dal celebre Trattato delle Apparizioni e dei Ritornanti che angosciano l'Ungheria di Dom Calmet. La prefazione assume così il valore di un piccolo saggio sul vampirismo europeo, dimostrando quanto il confine tra superstizione, folklore e letteratura fosse ancora estremamente labile nella prima metà del XIX secolo.
Dal punto di vista editoriale, Oblivium Edizioni propone un volume di grande pregio. Oltre alla traduzione integrale, l'edizione è arricchita dalle tavole illustrate di Massimiliano Modica ispirate alle incisioni originali, dalle numerose note esplicative e da un apparato critico che valorizza ulteriormente un testo quasi dimenticato. Si tratta di un lavoro editoriale che dimostra una sincera attenzione verso il recupero della narrativa fantastica ottocentesca meno conosciuta.
La vampira ossia La vergine d'Ungheria non è soltanto una curiosità bibliografica destinata agli studiosi, ma un'opera che appartiene a una fase ancora sperimentale del genere e permette di osservare la nascita di molti elementi destinati a diventare fondamentali nell'immaginario vampiresco europeo.

[RECENSIONE] Francesca Giannone: Gli anni in bianco e nero


Francesca Giannone: Gli anni in bianco e nero

Formato: Kindle (1.0 MB)
Pagine: 407
Editore: Casa Editrice Nord (26 maggio 2026)
ASIN: B0GJPQ7BLZ
ISBN-13: 9788842938668

Data di acquisto: 26 agosto 2026
Letto dal 26 agosto al 4 settembre 2026

Sinossi
«Ne Gli anni in bianco e nero emerge una genealogia precisa non di principesse, ma di antenate, donne che non aspettano di essere salvate e non offrono redenzioni facili a chi le circonda. Donne che imparano, invece, a salvarsi». La Stampa
«Se amate il cinema, i grandi film italiani, gli anni '60 e le storie di emancipazione, Gli anni in bianco e nero vi regaleranno alcune ore di completa immersione in un altro mondo». Corriere della Sera
«La libertà di Francesca Giannone è partecipazione: nasce da amicizie solidali e sincere tra donne, da uno spazio libero e aperto dove non essere Cassandre inascoltate, ma voci che rivendicano diritti e passioni». Il Libraio
Il nuovo romanzo dell'autrice de La portalettere e Domani, domani.
Nella sartoria della famiglia Elia, il tempo scorre al ritmo lento dell'ago e del filo, scandito dai divieti del padre, che teme la libertà delle figlie perché, nel Salento degli anni '60, come nel resto d'Italia, le donne devono restare al loro posto. Eppure, in quelle quattro ragazze, qualcosa preme per uscire: la musica ribelle di Giovanna, i romanzi di Jane Austen in cui Ada si rifugia, la volontà di Maria di non accontentarsi e, soprattutto, la sete di immagini di Mimì, la più giovane, che, dalla cabina di proiezione del Cinema Apollo, mentre vede i film di Fellini e Visconti, scopre che la realtà può essere montata diversamente. E decide che sarà lei a tenere la macchina da presa.
Così, mentre tutt'intorno si accendono le lotte operaie e le occupazioni studentesche e si formano i primi gruppi femministi, dentro casa Elia si combatte una rivoluzione silenziosa per riuscire a chiamare per nome il desiderio e la violenza, il diritto al lavoro e quello al piacere. E Mimì filma tutto. Non cerca la bellezza, cerca la verità: riprende le sorelle che danno vita a un'impresa quasi impossibile, gli sguardi e i gesti impercettibili ma rivelatori, un matrimonio «normale» eppure pieno di incertezze. Con forbici e determinazione, realizza un film che nessuno le ha chiesto di girare. Perché raccontare è resistere. Perché raccontando si può cambiare la vita, la propria ma anche quella degli altri. Perché tutti noi abbiamo vissuto anni in bianco e nero con la speranza di farli diventare un film a colori.

L'incipit del libro
Sul biglietto c'è scritto il mio nome, Domenica, sebbene nella vita fino a qui l'abbia sentito pronunciare di rado. In paese ero per tutti la Domenichina. A scuola, la Mimma. Per mamma e papà, la Nica.
Ma per le mie sorelle sono stata sempre e soltanto Mimì.
Ho sentito dire che ogni storia è il racconto di qualcuno che arriva in un posto o di qualcuno che se ne allontana.
Non so se è vero, o perlomeno se lo è sempre.
Ho la sensazione che certi racconti comincino e finiscano con chi resta. Tutti gli avvenimenti che mi hanno portato qui, ora, al binario numero tre, narrano di una storia iniziata con quattro ragazze che erano sempre state lì, in un mondo in bianco e nero.
Entro pochi minuti il treno arriverà in stazione. E io non so se riuscirò a mantenere la promessa. Penso che, dopotutto, i treni che perdiamo sono quelli su cui non volevamo salire fin dal principio.

La mia recensione
"Riflettevo non senza amarezza sul fatto che, per noi che eravamo nate femmine, non c'era modo di svincolarsi dal benestare o dalla protezione di un maschio. Una donna passava dalla legge del padre a quella del marito, e qualche volta, se si aveva fortuna, si poteva incappare in un'eccezione".
Con Gli anni in bianco e nero Francesca Giannone torna (ma sarebbe più giusto dire "resta") nel suo e mio Salento. Al centro della storia, che un po' come in Domani, domani è una sorta di romanzo corale, ci sono le quattro sorelle Elia (la nostalgica Maria, la ribelle Giovanna, la sognatrice Ada e la cineasta Mimì, la più giovane e voce narrante del romanzo) e la sartoria di famiglia portata avanti da una madre rassegnata a sottostare alla mentalità patriarcale di un marito-padre-padrone tipica del Salento e del Meridione in generale degli anni '50 e '60 del secolo scorso. E proprio tramite lo sguardo fresco e giovanile di Mimì e della sua piccola cinepresa vedremo scorrere la Storia italiana di quegli anni: le dirompenti trasformazioni culturali (le lotte operaie e studentesche del '68, i primissimi nuclei delle rivendicazioni femministe) e la consapevolezza delle donne verso una maggiore e migliore libertà (anche sessuale).
La piccola Mimì, che dalla cabina di proiezione del Cinema Apollo vede scorrere le immagini dei film di Fellini, Visconti e Sergio Leone, comincia a sognare un futuro completamente agli antipodi da quello imposto dal padre e dalla società dell'epoca. Lei non vuole il cinema, le il cinema lo vuole fare...
L'aspetto che maggiormente si apprezza in questo libro è la parte caratteriale delle quattro sorelle Elia: quattro differenti sogni, quattro differenti modi di ribellarsi alle regole imposte dalla società. Ecco allora che vengono affrontati i sempre delicati temi del patriarcato e dell'emancipazione femminile.
Ma molto bella è anche la parte storica: il Salento degli anni '50 e '60 del XX secolo non si limita solo a fare da location per lo scorrere della trama ma è il vero cuore pulsante del libro: la famiglia ed i vari ruoli all'interno di essa, la cultura, la politica e le contrapposizioni tra i vari schieramenti, le rivendicazioni femministe… Ecco, tutto ciò ci permette di osservare un Sud (e con esso tutta l'Italia) che sta inesorabilmente cambiando pelle.
La scrittura della Giannone è molto scorrevole ed intima (nonché rispettosa nell'affrontare alcuni passaggi un po' più delicati). Gli anni in bianco e nero, dal mio punto di vista, è quasi una sorte di sequel del suo primo libro, La Portalettere: in entrambi i romanzi c'è il Salento, la famiglia, la mentalità maschilista dell'epoca e la consapevolezza delle donne di essere artefici del proprio destino.
Chi segue le mie recensioni lo sa già: io amo thriller e gialli… ma una Francesca Giannone che "mi parla" (e bene) di saghe familiari, Salento e personaggi dal carattere forte e ribelle entra di diritto tra i miei autori ed autrici preferiti.
📌 Voto: ⭐⭐⭐⭐⭐ (5 su 5)

mercoledì 2 settembre 2026

Nessun libro mi ha ricordato "Breaking Bad" quanto questo thriller spagnolo che sta conquistando i lettori


Nessun libro mi ha ricordato Breaking Bad quanto questo thriller spagnolo che sta conquistando i lettori
Questo adrenalinico thriller spagnolo di meno di 400 pagine diventerà la tua nuova ossessione letteraria

👉 fonte: Cosmopolitan

Breaking Bad è una di quelle serie da vedere almeno una volta nella vita. La storia di Walter White, professore schiacciato dai debiti che entra nel mondo della droga arrivando a superare ogni limite morale, ha segnato un prima e un dopo nel modo di costruire i thriller contemporanei. Proprio per questo motivo è così difficile trovare un libro capace di trasmettere la stessa sensazione di tensione crescente, scelte disperate e personaggi intrappolati nelle conseguenze delle proprie azioni.
Eppure, tra le ultime novità della narrativa crime è arrivato un titolo spagnolo che riesce proprio in questa impresa: trascinarci in una storia fatta di decisioni sbagliate, spirali di violenza e personaggi costruiti con grande profondità, tanto da conquistare sempre più lettori nelle librerie.
La premessa ricorda molto quella della celebre serie TV: Lino è un professore di scuola superiore che ha appena affrontato una separazione e sta vivendo un momento di forte difficoltà economica. Disperato per la mancanza di denaro, decide di rivolgersi al fratello Nico, l'unica persona che gli è rimasta al mondo e con cui aveva promesso di non avere più alcun rapporto. Il motivo? Lino cerca di pagare le bollette dando lezioni, mentre Nico si mantiene facendo il trafficante, immerso in un universo
criminale completamente estraneo alla vita del fratello.
Nonostante tutto, il protagonista accetta di collaborare con lui per un incarico apparentemente semplice, ovvero trasportare un carico di cocaina da un punto all'altro. Ma qualcosa va storto e un incidente lo lascia responsabile dell'intera partita. Ed è proprio in quel momento che Lino scopre qualcosa che non avrebbe mai immaginato di se stesso.
È, infatti, in grado di muoversi nelle situazioni più estreme, perché possiede una sorprendente capacità di commettere reati e adattarsi al mondo criminale. Da quel momento in poi prende il via una spirale sempre più pericolosa fatta di violenza, bugie e decisioni sbagliate che il lettore potrà seguire in Punto muerto, il nuovo romanzo di Kike Corella.
Con Punto muerto, l'autore costruisce un thriller che mescola tensione. ironia e azione con un ritmo che ricorda più una serie televisiva come Breaking Bad che un classico romanzo giallo. Come Walter White, anche Lino non nasce come criminale: è un uomo comune che, passo dopo passo, finisce per compiere scelte che lo portano verso situazioni estreme e verso il superamento di confini dai quali è sempre più difficile tornare indietro.
Ed è in questa condizione complicata e lontana da ciò che vorremmo noi stessi che nasce il fascino della storia. Assistiamo a una trasformazione personale capace di generare allo stesso tempo curiosità e disagio, lasciandoci con una domanda costante: fino a dove sarà disposto ad arrivare il protagonista?
Inoltre, i capitoli di Punto muerto di Kike Corella hanno un ritmo incalzante, immagini quasi cinematografiche e dialoghi che fanno avanzare la storia pagina dopo pagina in modo serrato, senza mai concedere davvero una pausa. Un thriller coinvolgente, ideale da divorare durante una prossima fuga estiva: meno di 400 pagine di tensione pura.

lunedì 31 agosto 2026

La donna che visse due volte…


La donna che visse due volte…


La donna che visse due volte di Pierre Boileau e Thomas Narcejac mi ha conquistata. Comprato al Salone del Libro di Torino lo scorso anno (mamma mia, che vergogna) è rimasto pazientemente ad aspettarmi fino ad adesso. Mi sono immersa nelle atmosfere perturbanti e irresistibili di questo romanzo con una facilità inaspettata.
Sapevo che da La donna che visse due volte è stato tratto il celebre film di Alfred Hitchcock (che non ho mai visto) e proprio per questo temevo che tutto il clamore intorno al libro e alla sua trasposizione cinematografica non fosse del tutto autentico. Ora che l'ho letto, invece, capisco perché generazioni diverse continuino a innamorarsene.
La donna che visse due volte è uno di quei libri che si dimostrano davvero all'altezza delle aspettative: ora posso dirlo con certezza. La tensione cresce per tutto il romanzo ed esplode nelle pagine finali, quando ogni cosa trova finalmente un senso. Persino i dettagli più strani ricevono una spiegazione che funziona e nulla viene lasciato al caso.
La storia, all'apparenza, sembra molto semplice. A complicarla sono i sentimenti e le supposizioni dei protagonisti che, come spesso accade, interpretano e influenzano la realtà, finendo per cambiare anche il destino delle persone che hanno intorno. Torniamo però alla trama, che ruota interamente attorno al tema del doppio.
Una sola domanda corre lungo tutte le pagine: chi è Madeleine?
Siamo a Parigi nel 1940, mentre la Seconda guerra mondiale incombe sulla città. Eppure, l'attenzione dei protagonisti è tutta per Madeleine. Madeleine è la moglie dell'industriale Paul Gévigne e, da quando ha compiuto venticinque anni, ha iniziato a comportarsi in modo sempre più bizzarro. Si assenta, vaga per la città e sembra non ricordare ciò che ha fatto.
Preoccupato, suo marito chiede aiuto a Roger Flavières, un vecchio compagno di università ed ex ispettore. Flavières ha chiuso con la polizia dopo un episodio drammatico mai davvero superato ed è lui ad accettare di sorvegliare Madeleine, seguendola nei suoi spostamenti per cercare di capire che cosa le stia accadendo. Quello che dovrebbe essere soltanto un incarico, però, si trasforma presto in un'ossessione. Flavières rimane affascinato da quella donna misteriosa e finisce inevitabilmente per innamorarsene.
Le strane influenze che la bisnonna morta sembrerebbe esercitare su Madeleine sono inquietanti. La giovane non ha mai conosciuto le tragiche circostanze in cui Pauline è morta, eppure, da quando ha ricevuto i suoi gioielli, sembra volerla imitare e ricrea scene ed esperienze che non può aver vissuto davvero. Possibile che Madeleine sia davvero perseguitata dal passato della sua famiglia? Oppure qualcuno sta interpretando in maniera sbagliata ciò che vede? La donna che visse due volte si muove continuamente lungo questo confine, lasciando il lettore sospeso tra razionalità e soprannaturale, realtà e suggestione.
Flavières, intanto, smette poco alla volta di essere un semplice osservatore. Più segue Madeleine, più ne rimane affascinato, fino a perdere la lucidità necessaria per distinguere i fatti dalle proprie ossessioni. L'ex ispettore chiama la sua Madeleine "Euridice". Come la figura del mito, la donna sembra costantemente sul punto di essere trascinata nel mondo dei morti. Non bisogna voltarsi: Madeleine deve essere continuamente intrattenuta, distratta, trattenuta nella vita, lontano da quella forza misteriosa che rischia di ricondurla negli inferi. E Flavières si aggrappa all'illusione di poter essere il suo Orfeo, l'uomo capace di salvarla.
Si arriva così, quasi in apnea, alla seconda parte del romanzo, dove tutto cambia ma non viene meno questa ambivalenza. Lo schema si ripete, il doppio continua a specchiarsi e ogni certezza si deforma. Flavières è ormai un uomo malato, impaziente, ossessionato, che rasenta la follia. Sarà lui a condurci verso un finale disperato, nel quale l'amore si confonde definitivamente con il possesso e il desiderio di salvare una donna con quello di trasformarla nell'immagine che esiste soltanto nella sua mente.
La donna che visse due volte è magistrale! Un romanzo praticamente perfetto, al quale non ho dato cinque stelle (bensì quattro e mezzo) soltanto per la sua brevità. Non so se, con qualche pagina in più, avrebbe mantenuto la stessa tensione, ma avrei voluto che durasse ancora.
Come spesso mi accade, ho letto questo libro mentre ero già immersa in un'altra lettura, quella de La paziente silenziosa. E no, non c'è paragone: per tensione, scrittura e costruzione, La donna che visse due volte gioca in un altro campionato. Me ne sono innamorata e non vedo l'ora di leggere le altre opere di Boileau-Narcejac.
La donna che visse due volte dimostra che la letteratura d'evasione esiste: questo romanzo intrattiene e conquista senza rinunciare alla bellezza e alla complessità della scrittura.