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"Un bel libro, Marcus, non si valuta solo per le sue ultime parole, bensì sull'effetto cumulativo di tutte le parole che le hanno precedute. All'incirca mezzo secondo dopo aver finito il tuo libro, dopo averne letto l'ultima parola, il lettore deve sentirsi pervaso da un'emozione potente; per un istante, deve pensare soltanto a tutte le cose che ha appena letto, riguardare la copertina e sorridere con una punta di tristezza, perché sente che quei personaggi gli mancheranno. Un bel libro, Marcus, è un libro che dispiace aver finito". [Joël Dicker in "La verità sul caso Harry Quebert"]

sabato 13 giugno 2026

Zagor: gli albi del 1967


Zagor, albo n. 19: Territorio indiano
Uscita: gennaio 1967
Soggetto e sceneggiatura: Guido Nolitta
Disegni e copertina: Gallieno Ferri
Zagor aiuta il giovane Freddie Duncan, che si è messo nei guai profanando un collina sacra agli indiani, nella ricerca di un antico tesoro. Subito dopo, lo Spirito con la Scure si trova di fronte, però, un problema ancora più grave. Il mercante d'armi Black Jordan vuol far scendere sul sentiero di guerra Scure Gialla, capo dei Naskapi, per rifornirlo di fucili. Così, gli fa credere che i soldati hanno violato il trattato di pace. Il sakem, però, vuole parlare con il colonnello Clark. Zagor si impegna a portare l'ufficiale dai Naskapi, ma il viaggio è irto di pericoli…
In questo numero: a pag. 52 si conclude l'avventura precedente da pag. 52 "Territorio indiano".

Zagor, albo n. 20: L'inferno dei vivi
Uscita: febbraio 1967
Soggetto e sceneggiatura: Guido Nolitta
Disegni e copertina: Gallieno Ferri
Lo Spirito con la Scure deve fare da scorta per il trasporto di una grossa somma di denaro. Ma il convoglio è vittima di un agguato: i militari che Zagor accompagnava vengono uccisi e il nostro eroe rimane ferito gravemente. Soccorso da Tawar, uno stregone che ha lasciato la sua tribù, viene accusato di aver rubato il denaro e condannato ai lavori forzati a vita.
In questo numero: a pag. 19 si conclude l'avventura precedente; da pag. 19 "Una tragica missione".


Zagor, albo n. 21: La furia di Zagor
Uscita: marzo 1967
Soggetto e sceneggiatura: Guido Nolitta
Disegni e copertina: Gallieno Ferri
Riuscito a riconquistare la libertà, Zagor scopre chi è la mente diabolica dietro al complotto che gli è costato la prigionia. Ma deve anche saldare il debito con Tawar, che gli ha salvato la vita. Lo stregone, infatti, è prigioniero del capo dei Tunican, Mister-Mister, che vuole imitare i lati peggiori dei bianchi. Una volta aiutato l'amico, lo Spirito con la Scure deve vedersela con antiche mummie egiziane che riprendono vita…
In questo numero: a pag. 12 si conclude l'avventura precedente; da pag. 12 "Lo stregone scomparso"; da pag. 84 "L'agguato".

Zagor, albo n. 22: L'Avvoltoio
Uscita: aprile 1967
Soggetto e sceneggiatura: Guido Nolitta
Disegni e copertina: Gallieno Ferri
L'incontro con il professor Oldbones porta Zagor e Cico nella villa-museo di un suo collega egittologo, vittima di inspiegabili furti di cimeli archeologici. Il buffo detective Bat Batterton, assolutamente incapace di portare a termine un'indagine, brancola nel buio. Lo Spirito con la Scure segue però le tracce dei ladri fin nel deserto… dove il folle Krebs, un archeologo impazzito, ha ricreato un angolo di antico Egitto e sta costruendo una gigantesca piramide sfruttando il lavoro di pellerossa ridotti in schiavitù.
In questo numero: a pag. 63 si conclude l'avventura precedente; da pag. 64 "Smiling Joe"; da pag. 76 "Il colle dei gufi"; da pag. 126 "L'Avvoltoio".


Zagor, albo n. 23: La lunga notte
Uscita: maggio 1967
Soggetto e sceneggiatura: Guido Nolitta
Disegni e copertina: Gallieno Ferri
Il più sanguinario degli spiriti malvagi si aggira per i boschi, seminando la morte fra gli Honiasont. Uccide donne e bambini: lo chiamano l'Avvoltoio! Zagor indaga e scopre che si tratta di un uomo che nasconde un orribile segreto…
In questo numero: a pag. 70 si conclude l'avventura precedente; da pag. 71 "Il ricatto"; da pag. 95 "Allarme a Darkwood".

Zagor, albo n. 24: Le jene del mare
Uscita: giugno 1967
Soggetto e sceneggiatura: Guido Nolitta
Disegni e copertina: Gallieno Ferri
Jeff Nicols, un amico di Zagor, è disperato: suo fratello Teddy è stato ingiustamente incriminato e l'unico testimone che lo può scagionare è uno strambo cercatore di tesori, Digging Bill, che, intimidito dal vero colpevole, è fuggito alla ricerca del tesoro di Capitan Kidd. Nel tentativo di ritrovarlo, lo Spirito con la Scure si trova a dover affrontare anche una banda di diabolici naufragatori.

[post in allestimento]

Chi è Edward Bluemel, Poirot nella nuova serie tv tratta da Agatha Christie


Chi è Edward Bluemel, Poirot nella nuova serie tv tratta da Agatha Christie
Anche il terzo millennio avrà il suo investigatore: con o senza i baffetti (mustache) dei precedenti?

👉 fonte: Style Magazine

Anche il terzo millennio avrà il suo Poirot. La BBC ha annunciato una nuova serie tv con protagonista il detective più amato di sempre, che produrrà con l'appoggio della Agatha Christie LDT. Creato dalla regina del giallo classico Agatha Christie (1890-1976), il detective belga apparve per la prima volta nel romanzo poliziesco Poirot a Styles Court (1916). Il primo film è del 1931 (Alibi).
Il nuovo Hercule Poirot è Edward Bluemel: inglese, nato nel 1993, figlio di insegnanti. Ha debuttato nel 2017 a teatro e in tv. Da allora l'abbiamo visto nelle serie A Discovery of Witches, Sex Education, Killing Eve, Belgravia, My Lady Jane e nella versione inglese di Call My Agent (Ten Percent). Lindsay Salt, direttrice di BBC Drama, ha detto: «L'abbiamo scelto al primo provino: sarà il perfetto Poirot del terzo Millennio, unendo allo spirito del personaggio la sua modernità».
Per l'attore, la nuova serie Poirot (inizio riprese: quest'estate) sarà la seconda esperienza nel mondo di Agatha Christie, dopo I sette quadranti di Agatha Christie. Nella miniserie su Netflix, interpreta Jimmy Thesiger, uno dei ragazzi coinvolti nel complotto che ruota intorno alla scoperta di un cadavere nella villa in campagna da parte di Lady Eileen "Bundle" Brent.
La nuova serie su Poirot, dice il comunicato ufficiale, "sarà il ritratto intimo di un uomo nel periodo tra le due guerre mondiali". La mission di Edward Bluemel è impegnativa: viene dopo l'amatissimo David Suchet, interprete del detective dal 1989 al 2014 in una delle serie tv inglesi (e in alcuni film) più vendute nel mondo e tuttora in onda anche in Italia (TopCrime).
David Suchet è stato Poirot per 25 anni. Prima della serie e di alcuni film per la tv a lei contemporanei e prodotti sempre dall'inglese ITV, l'attore inglese nel 1985 aveva esordito nel mondo di Agatha Christie nel film Agatha Christie: 13 a tavola in cui interpretava non il detective, ma l'ispettore Japp. La serie Poirot è composta in tutto da 70 episodi. Lo stesso attore ha dichiarato di aver avuto l'approvazione della figlia della Christie. Il nipote della scrittrice ha aggiunto: «Personalmente, mi dispiace molto che lei non abbia mai visto David Suchet. Penso che visivamente sia di gran lunga il più convincente». Ma chi sono stati gli altri Poirot dello schermo? Eccoli.
I baffi esagerati (esattamente come li descrive Agatha Christie) caratterizzano l'investigatore di Kenneth Branagh, sua ultima incarnazione cinematografica. Nel 2017 uscì il primo film, diretto e interpretato dall'inglese: è il corale Assassinio sull'Orient Express, che con ben 352.794.081 di dollari incassati nel mondo (in Italia fu subito campione d'incassi) si garantì ben due sequel. Che, se non ci fosse stata la pandemia, avrebbero sicuramente replicato il successo: Assassinio sul Nilo (2022) e Assassinio a Venezia (2023, girato in laguna e con attori italiani come Riccardo Scamarcio).
Nel 2018, John Malkovich ha interpretato il suo primo e unico Poirot nella serie Agatha Christie: la serie infernale. Il detective deve vedersela con un serie killer che lascia come sua firma/unico indizio una copia della Guida Ferroviaria A.B.C.
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Sei saggi per comprendere il presente, i libri di attualità per la maturità e le letture per il colloquio orale


Sei saggi per comprendere il presente, i libri di attualità per la maturità e le letture per il colloquio orale
Una selezione di saggi imperdibili per la Maturità: libri di attualità per sviluppare il pensiero critico, arricchire il tema e stupire la commissione

👉 fonte: Studenti.it

L'Esame di Stato rappresenta uno snodo cruciale nel percorso formativo degli studenti, un momento in cui viene richiesta non solo la conoscenza delle materie scolastiche, ma anche una profonda consapevolezza del mondo che ci circonda. Orientarsi tra le sfide della contemporaneità è fondamentale, soprattutto per affrontare con successo la Tipologia C della prima prova scritta (il tanto temuto tema di attualità) e per costruire collegamenti multidisciplinari brillanti davanti alla commissione. In questo articolo esploreremo sei saggi per comprendere il presente, selezionati con cura per offrire spunti di riflessione critici e originali. Scopriremo i migliori libri di attualità e le più stimolanti letture per il colloquio orale, affrontando temi che spaziano dall'intelligenza artificiale ai cambiamenti climatici, passando per la questione di genere, la crisi del mondo del lavoro e la pressione psicologica della modernità. Una guida completa che fornisce preziosi consigli di lettura per gli studenti per eccellere all'esame e, soprattutto, per diventare cittadini più consapevoli.
Quando si parla di preparazione per la maturità, spesso ci si concentra esclusivamente sui manuali scolastici e sulle antologie letterarie. Tuttavia, per spiccare davvero e dimostrare una maturità intellettuale autonoma, la lettura della saggistica contemporanea è uno strumento insostituibile. I saggi permettono di decodificare la realtà attraverso lenti interpretative inedite, lontane dalle semplificazioni dei social media e dei talk show televisivi. Leggere opere di divulgazione e analisi sociale aiuta a sviluppare un pensiero critico strutturato, essenziale per argomentare le proprie tesi durante la redazione di un tema.
Affrontare la traccia di attualità alla prima prova richiede infatti la capacità di citare fonti autorevoli, dati concreti e riflessioni filosofiche o sociologiche. Allo stesso modo, le letture per il colloquio orale si rivelano una risorsa strategica: presentare alla commissione un argomento partendo da un saggio recente permette di creare percorsi interdisciplinari originali, collegando l'educazione civica alla storia, alla scienza o alla letteratura. I libri di attualità non sono quindi solo un "compito extra", ma una vera e propria cassetta degli attrezzi per interpretare la complessità del nostro tempo e dimostrare di avere una visione aperta e documentata sul mondo.
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Gramsci oltre il mito, i nuovi "Quaderni" svelano il pensatore inedito


Gramsci oltre il mito, i nuovi "Quaderni" svelano il pensatore inedito
Un’edizione critica rivede la lettura del filosofo, politico e giornalista, liberandolo dalle strumentalizzazioni e mostrandone la complessa modernità

👉 fonte: RSI

Tornare ad Antonio Gramsci (1891-1937), ancora una volta. Tornare al filosofo, politico e giornalista italiano, intellettuale del Novecento. Fondatore del Partito Comunista d'Italia (1921), tenace oppositore del fascismo. Tornarvi per comprendere meglio, al di là delle personali appartenenze politiche, il peso del suo pensiero. Tornarvi, ancora, grazie a una nuova edizione dei suoi Quaderni del carcere, un'edizione che facendo emergere tutta la sua personalità porta a guardarlo oltre la strumentalizzazione politica. Dopo i due volumi con le traduzioni stese dallo stesso Gramsci in carcere e il volume coi primi quaderni di note teoriche, il nuovo volume (Istituto della Enciclopedia Italiana) comprende i quaderni gramsciani 5-8 ed è curato da Giuseppe Cospito, Gianni Francioni e Fabio Frosini.
Gramsci inizia la stesura dei Quaderni nel carcere di Turi, l'8 febbraio 1929, esattamente due anni e tre mesi dopo l'arresto (8 novembre 1926). Come ricorda Valentino Gerratana, che ha curato nel 2014 un'edizione dei Quaderni per Einaudi, «la lentezza di questa gestazione dipende solo in parte da condizioni esterne. Prigioniero di quel regime in cui il marxismo è diventato un reato, egli sa di dover essere preparato a tutto: anche a "sparire come un sasso nell’oceano" (è questa la prima impressione che riceve quando nel carcere romano di Regina Coeli apprende, erroneamente, di essere destinato alla deportazione in Somalia). Nell'incertezza della sorte che l'attende, anche quando sembra aprirsi lo spiraglio di una prospettiva meno pessimistica, il problema dello studio gli si presenta inizialmente come un sistema di autodifesa contro il pericolo di abbrutimento da cui si sente minacciato».
Per decenni, Gramsci è stato oggetto di una canonizzazione selettiva. Il dirigente comunista, il martire dell'antifascismo, il teorico dell'egemonia. Sono caricature indubbiamente vere, seppure non riescano a descrivere del tutto la sua personalità. E infatti sono i Quaderni a testimoniare una sua poliedricità difficilmente sintetizzabile. Anche perché il suo pensiero, come ha notato Giuseppe Vacca, «trascende l'orizzonte storico-politico del suo tempo e, quanto più passano gli anni e le sue opere si diffondono in contesti culturali lontani da quello in cui furono originariamente concepite, tanto più la sua ricerca si afferma come un "crocevia" delle maggiori "questioni" del nostro tempo: i dilemmi della modernità, la soggettività dei popoli, le prospettive dell'industrialismo, la crisi dello Stato-nazione, il fondamento morale della politica».
Del resto, fu lo stesso Gramsci a scrivere nei Quaderni che «la mia vita trascorre sempre ugualmente monotona» e, insieme, che la sua esistenza era spesa in una continua ricerca. Scrive: «Anche lo studiare è molto più difficile di quanto non sembrerebbe. Ho ricevuto qualche libro e in verità leggo molto (più di un volume al giorno, oltre i giornali), ma non è a questo che mi riferisco; intendo altro. Sono assillato (è questo fenomeno proprio di carcerati, penso) da questa idea: che bisognerebbe far qualcosa "für ewig"… Insomma, vorrei, secondo un piano prestabilito, occuparmi intensamente e sistematicamente di qualche soggetto che mi assorbisse e centralizzasse la mia vita interiore. Ho pensato a quattro soggetti finora… e cioè: Una ricerca sulla formazione dello spirito pubblico in Italia nel secolo scorso… Uno studio di linguistica comparata! Niente meno. Ma che cosa potrebbe essere più "disinteressato" e für ewig di ciò?… Uno studio sul teatro di Pirandello e sulla trasformazione del gusto teatrale italiano… Un saggio sui romanzi d'appendice e il gusto popolare in letteratura».
Sono parole che testimoniano quanto sia importante entrare a fondo nei Quaderni. Perché aiutano a leggere Gramsci "in autonomia", sottraendolo per quanto possibile dalle stratificazioni ideologiche, senza ovviamente avere la pretesa di depoliticizzarlo. I Quaderni tendono a mostrare così che il "vero" Gramsci non è una figura monolitica. È un uomo che attraversa un campo di tensioni. Un uomo, insomma, complesso.

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venerdì 12 giugno 2026

"The dinner party": il ritorno in Italia di Freida McFadden


The dinner party di Freida McFadden è un progetto molto ambizioso e particolare. Questo libro si discosta moltissimo dai romanzi psicologici o thriller a cui l'autrice ci ha ormai abituati (come la serie The Housemaid), ma è un vero e proprio progetto interattivo e satirico, organizzato come i classici libri game.
Sei tu, perciò, a scegliere come far avanzare la storia… La protagonista è Sloan, una cameriera al verde che accetta un lavoro stranamente ben pagato (ma decisamente poco chiaro) in una villa isolata. Ecco l'interessante novità del libro: giunto in fondo ad ogni capitolo, è direttamente il lettore che deve fare la sua scelta (tra due o più opzioni) che, per poter proseguire, indirizza ad una pagina ben specifica.
The dinner party include ben 22 finali alternativi: alcuni causano morti violente e strampalate, altri portano a conseguenze comiche ed impreviste.
Insomma, non resta che aspettare martedì 7 luglio 2026


Freida McFadden: The dinner party
Dall'autrice del bestseller Una di famiglia.
L'autrice più venduta al mondo e da oltre tre anni nella classifica dei bestseller.
Sei al verde. Non hai modo di pagare l'affitto e stai per essere sfrattata. Per fortuna, una tua amica ti ha offerto un lavoro come cameriera a una cena… in una villa isolata, lassù su Peyton's Peak. Il compenso sarebbe sufficiente a coprire due mesi di affitto e a rimetterti in piedi. È un'occasione d'oro, che risolverebbe i tuoi problemi. Ma tutta la faccenda suona davvero sospetta. I soldi sono tanti, ma ci dev'essere per forza qualche terribile fregatura. Probabilmente dovresti rifiutare…
A quanto pare, la scelta spetta a te. Sei tu a decidere se andare alla cena o restare a casa a leggere un libro. Sei tu a decidere se dare un passaggio all'autostoppista malconcio sul ciglio della strada. Sei tu a scegliere se andare a sinistra o a destra al bivio. Per una volta, la decisione è completamente nelle tue mani. Allora… cosa farai?

Pagine: 224
Editore: Newton Compton Editori (7 luglio 2026)
ASIN: B0H4NRGLVL
ISBN-13: 9791224207917
Prezzo di copertina: 5,90 euro per il cartaceo e 4,99 euro per il Kindle

In Italia leggiamo sempre meno, solo il 35% finisce un libro all'anno: perché e gli effetti della lettura


In Italia leggiamo sempre meno, solo il 35% finisce un libro all'anno: perché e gli effetti della lettura
L'ascesa degli smartphone ha ridotto il tempo dedicato alla lettura, portando l'Italia ai minimi europei e aggravando l'analfabetismo funzionale (35%). Leggere su carta stimola la mente più dello schermo, mentre mezz'ora di lettura al giorno può persino allungare la vita di due anni

👉 fonte: Geopop

Per secoli l'alfabetizzazione è stata una conquista globale inarrestabile, passando dal 12% della popolazione adulta nel 1820 all'82% nel 2000. Tuttavia, l'avvento dello smartphone a metà degli anni Duemila ha invertito la rotta, frammentando la nostra attenzione. Oggi in Italia la crisi è evidente: per Eurostat, solo il 35% dei cittadini tra i 16 e i 65 anni legge almeno un libro all'anno, a fronte di una media europea del 52%, e un altrettanto preoccupante 35% soffre di analfabetismo funzionale, non comprendendo ciò che legge. Abbandonare la lettura prolungata non compromette solo la democrazia, ma ci priva anche di uno straordinario scudo per la salute: basti pensare che leggere oltre 3 ore e mezza a settimana può allungare la vita di ben 23 mesi.

▪ Perché non leggiamo più: il ruolo degli smartphone
Per millenni, leggere è stato un privilegio per pochi. Prima dell'invenzione della stampa a caratteri mobili di Gutenberg, nel 1440, un singolo libro costava quanto mesi di lavoro e richiedeva un copista per settimane. In Europa sapeva leggere circa il 30% della popolazione, quasi tutti uomini delle classi alte.
La stampa cambiò tutto. I libri divennero accessibili, e per cinque secoli la curva dell'alfabetizzazione salì quasi senza interruzioni: nel 1820 sapeva leggere il 12% degli adulti nel mondo, nel 2000 l'82%. L'accesso alla parola scritta ha trasformato la politica, la scienza, la democrazia, il diritto, la medicina (una rivoluzione silenziosa ma radicale). A un certo punto, però, la curva ha smesso di salire. Non nell'alfabetizzazione di base, ma nell'abitudine alla lettura: nel piacere di leggere e nel tempo che dedichiamo a farlo.
I ricercatori identificano la metà degli anni Duemila come il punto di svolta: lo stesso periodo in cui lo smartphone diventa di massa e i social network entrano nelle tasche di tutti. L'attenzione umana diventa la risorsa più contesa del pianeta.
Non è che le persone abbiano smesso di leggere di colpo. È che il tempo disponibile si è riempito di qualcos'altro, qualcosa di più veloce, più immediato, più progettato per tenerci agganciati. Un libro su un tavolo è fermo. Uno smartphone pulsa, vibra, si illumina. Il libro, semplicemente, non può competere.

▪ Quanti italiani leggono: i numeri dell'Italia rispetto all'Europa
L'Italia presenta un quadro particolarmente critico. Secondo Eurostat, solo il 35% degli italiani tra i 16 e i 65 anni ha letto almeno un libro nell'ultimo anno. La media europea è del 52%, la Danimarca arriva al 72%. L'Italia è terzultima in Europa, davanti solo a Cipro e Romania.
Il trend, inoltre, peggiora. Il tempo settimanale dedicato alla lettura si è ridotto di quasi un'ora in soli due anni: da tre ore e mezza a meno di tre. Chi legge, legge meno. E chi legge poco, legge sempre meno.
A questo si aggiunge un divario geografico interno enorme. Nel Mezzogiorno ci sono il 30% in meno di librerie rispetto alla media nazionale e meno del 20% dei libri venduti in Italia finisce al Sud e nelle Isole. Non è solo una questione di scelta individuale: in molte aree manca proprio un luogo fisico dove acquistare o prendere in prestito un libro.

▪ Analfabetismo funzionale in Italia: un adulto su tre non capisce ciò che legge
Il dato più allarmante non riguarda chi legge poco, ma chi legge e non comprende quello che legge. Secondo i risultati dell'indagine OCSE pubblicati a dicembre 2024, il 35% degli adulti italiani tra i 16 e i 65 anni non riesce a comprendere testi che vadano oltre informazioni esplicite e semplici: un contratto, un'informativa bancaria, un articolo di giornale di media complessità. La media OCSE è il 26%. Nel 2012 l'Italia era al 28%: in dieci anni il dato è peggiorato di sette punti.
Questo fenomeno si chiama analfabetismo funzionale: saper decifrare le parole, ma non comprendere il significato di un testo. E non è un problema individuale. Chi non capisce un testo normativo perde diritti. Chi non riesce a valutare le argomentazioni politiche è più esposto alla manipolazione. È, a tutti gli effetti, un problema democratico.

▪ Leggere su carta e leggere su schermo: perché non è la stessa cosa
Alcune ricerche affermano che chi legge lo stesso testo su carta comprende e ricorda di più rispetto a chi lo legge su schermo. L'effetto è più forte per i testi lunghi e ancora più marcato nei lettori meno esperti.
Il motivo non è fisico. È che il cervello si porta dietro le aspettative dell'ambiente digitale: quando apriamo uno schermo, il cervello entra in modalità scrolling: cerca parole chiave, salta, anticipa l'interruzione. Porta quelle abitudini anche quando prova a leggere qualcosa di lungo e complesso, e la comprensione ne risente.
E gli e-reader? Per i dispositivi pensati esclusivamente per la lettura (senza notifiche, senza app, senza interruzioni) l'effetto negativo è molto ridotto. Il problema non è la tecnologia digitale in sé, ma l'ambiente frammentato in cui leggiamo: un testo aperto sul telefono, tra un messaggio e una notifica, è già compromesso in partenza.
Un dato sorprendente arriva dalla Yale School of Public Health, che ha seguito 3.635 persone sopra i cinquant'anni per dodici anni. Il risultato: chi leggeva libri per più di tre ore e mezza a settimana (meno di mezz'ora al giorno) viveva in media 23 mesi in più rispetto a chi non leggeva. Una riduzione del rischio di mortalità del 20%, controllando per reddito, istruzione, salute ed età.
Il beneficio era significativamente maggiore per chi leggeva libri rispetto a chi leggeva solo giornali o riviste. Non è la lettura in generale a fare la differenza: è la lunghezza, la complessità e la concentrazione sostenuta richiesta dai libri.

giovedì 11 giugno 2026

Ian Fleming: Vivi e lascia morire


Ian Fleming: Vivi e lascia morire.  James Bond 007, vol. 2

Titolo originale: Live and Let Die
Formato: Kindle (1.1 MB)
Pagine: 231
Editore: Adelphi (16 luglio 2024)
ISBN-13: 9788845987557
ASIN: B0D96JWHXS

Data di acquisto: 8 giugno 2026
Letto dall'8 all'11 giugno 2026

Sinossi
A Ian Fleming viene universalmente attribuita l'invenzione di una figura letteraria prima di lui non esistente, la Bond Girl: e la Solitaire di Vivi e lascia morire, una veggente vudù con gli occhi quasi viola, i capelli quasi blu e un legittimo sospetto di verginità è una delle rappresentanti più autorevoli della categoria. Ma meno attenzione si presta, in genere, al secondo grande copyright di Fleming, il Bond Villain. Anche qui, Mr. Big (occhi gialli, pelle grigia, il corpo enorme sorretto a stento da un cuore malato, e il più che legittimo sospetto di essere, in realtà, lo zombie del sommo sacerdote vudù, Baron Samedi) ha pochi rivali. Si aggiungano, a piacere, una notte brava nei locali notturni di Harlem, la scoperta dell'America e della Giamaica, una strepitosa sequenza sottomarina, e sullo sfondo la caccia al tesoro di Morgan il Sanguinario. Gli ingredienti per l'avventura più leggera, crudele e incalzante di 007 insomma ci sono tutti: basta solo agitarli, una pagina dopo l'altra.

L'incipit del libro
Vi sono momenti di splendore nella vita di un agente segreto. Indagini, ad esempio, nel corso delle quali deve recitare la parte del milionario, occasioni che gli offrono la possibilità di godersi una vita piacevole, cancellando dalla memoria il ricordo del pericolo e l'ombra della morte; e tempi in cui, come quello presente, egli è semplicemente un ospite, nel territorio di un servizio segreto alleato. Dal momento in cui lo Stratocruiser della BOAC aveva decollato verso l'International Air Terminal di Idlewild, James Bond era stato trattato come un'altezza reale.
Lasciando l'apparecchio, con gli altri passeggeri, si era rassegnato a passare attraverso il famigerato purgatorio del macchinoso servizio burocratico americano, costituito dagli uffici di Sanità, Immigrazione e Dogana. Almeno un'ora, aveva pensato, di sosta in stanze dalle pareti surriscaldate, odoranti di tutti i sentori dell'anno precedente, di sudore stagnante dall'aura di colpa e di timore che aleggiano su tutte le frontiere, paura delle porte chiuse con la scritta "Privato" che nascondono uomini circospetti, schedari e telescriventi in continuo e pressante colloquio con Washington, l'Ufficio Narcotici, il Controspionaggio, il Ministero delle Finanze, la F.B.I.


La mia recensione
"Lentamente, dal tumulto, dal fumo e dal frastuono assordante dei tamburi (che per un momento avevano tenuta avvinta l'attenzione, senza però, con ciò, dissipare l'apprensione, calmare l'agitazione dello spirito) cominciarono ad emergere, a stagliarsi, i particolari…".
Al centro di questo secondo volume della serie dedicata alle imprese di James Bond c'è la magia nera e la superstizione. Con la trama ci spostiamo prima nell'enigmatica Harlem e poi nella paradisiaca Giamaica: l'agente segreto 007 dovrà vedersela con il pericoloso Mr. Big, un gangster al servizio dei sovietici e trafficante di antiche monete.
Anche questa volta il ritmo è alto e non mancano (nel puro Bond Style) intrighi, macchinazioni, inseguimenti, torture ed assassinii. Il libro (che risale al 1954) ha atmosfere quasi da genere horror, ma letto nel 2026 soffre moltissimo il clima razzista dell'epoca in cui venne ideato. La scrittura di Ian Fleming, pur essendo rapida e veloce, sembra quasi approssimativa (e la stessa trama non è particolarmente complessa ed intricata più di tanto). Non a caso, lo stesso James Bond è ancora un personaggio non ben caratterizzato (quasi "in costruzione"), anche se, piano piano, la sua "impronta" comincia a farsi vedere.
A proposito di 007: rispetto all'omonimo film del 1973 (il primo interpretato da Roger Moore) il personaggio di James Bond, pur avendo un carattere decisamente più duro e spietato (lo 007 interpretato da Roger Moore, invece, è molto ironico ed "umano"), appare molto fragile: si ha quasi l'impressione che senza l'aiuto dei colleghi da solo non riuscirebbe a fare niente.
Altre evidenti differenze tra libro e film sono:
- il romanzo è cupo, il film è ironico e "spettacolare";
- nel romanzo Mr. Big è un gangster che fa leva sulla magia nera per incutere terrore, nel film diventa un dittatore caraibico che traffica in droga;
- Il vudù nel romanzo è solo una componente psicologica, nel film diventa una componente altamente "spettacolare" (con scene di danze e rituali a volontà);
- la Bond girl nel romanzo è una giovane medium soggiogata da Mr. Big, nel film  è una mistica;
- nel romanzo Felix Leiter, l'agente segreto americano che aiuta James Bond, è ferito gravemente e mutilato ad un braccio. Questo evento nei film si verificherà solo molto più avanti (Vendetta privata, del 1989, l'ultimo della serie con Timothy Dalton).
📌 Voto: 🎖️🎖️🎖️🎖️ (4 su 5)

"Il discepolo" di Giovanni Ferrero, un libro da leggere per riscoprire il potere salvifico dell'arte


Il discepolo di Giovanni Ferrero, un libro da leggere per riscoprire il potere salvifico dell'arte
Tra i segreti del Vaticano e il mistero di Caravaggio, Il discepolo di Giovanni Ferrero è un thriller colto che indaga con rara maestria le ombre dell'arte e dell'anima

👉 fonte: Libreriamo

Immaginate una sera romana, di quelle in cui il sole cede lentamente il passo al blu intenso del crepuscolo e le note malinconiche di un violoncello accarezzano i giardini di Villa Medici. È proprio in questa atmosfera intrisa di bellezza, sospesa nel tempo, che si aprono le porte de Il discepolo, il romanzo di Giovanni Ferrero edito da Salani.
Conosciuto globalmente come uno dei capitani d'industria più illuminati e di successo, Ferrero sveste i panni del manager per indossare quelli, altrettanto congeniali, dello scrittore raffinato. Giunto alla sua ottava prova narrativa, l'autore ci dimostra come una mente abituata a guardare il mondo con il pragmatismo delle grandi strategie possa custodire un'anima profondamente poetica, capace di modulare le parole come un maestro del Seicento faceva con i pigmenti sulla tela.
Al centro della narrazione ritroviamo una vecchia conoscenza per i lettori di Ferrero: Ernest Hamilton, un pittore che sembra aver finalmente trovato la pace e l'equilibrio nella quiete del suo atelier romano. Questa apparente serenità, tuttavia, è destinata a incrinarsi quando il suo sguardo incrocia quello di Tatiana, una gallerista dell'Est Europa, esperta di icone e arte sacra. Una bellezza spiazzante, un portafoglio smarrito, poche frasi sussurrate e uno sguardo trattenuto più del dovuto strappano Ernest dal suo isolamento, mettendo in discussione ogni sua singola certezza.
Parallelamente, al di là delle mura dello Stato Vaticano, si consuma un dramma silenzioso e febbrile. Un influente prelato è impegnato a organizzare, per diretta volontà del Papa, una maestosa mostra dedicata a Caravaggio. L'obiettivo è ambizioso: utilizzare la potenza ultraterrena dell'arte per intercettare l'interesse del pubblico e ridare vigore a una Chiesa in crisi di vocazioni e consensi.
I piani, però, saltano bruscamente quando dal passato riemerge una tela sconosciuta, una primizia attribuibile proprio al genio tormentato di Michelangelo Merisi. Quest'opera si rivela immediatamente un "oggetto incandescente", capace di scatenare appetiti pericolosi e di far tremare le fondamenta del Vaticano. Tra minacce della criminalità organizzata, un misterioso omicidio tra le mura leonine e il sospetto che l'ombra di un abile falsario si allunghi sui capolavori esposti, la traiettoria di Ernest e quella del dipinto si fonderanno in un unico, cupo disegno.
Eppure continuavo a ragionare in termini di creazione, di caduta, di redenzione, come se il vocabolario di Dio fosse rimasto l'unico in grado di nominare certi abissi.
Questa riflessione, che emerge dalle pagine del libro, racchiude l'essenza stessa dell'insegnamento di Giovanni Ferrero. Il discepolo non è un semplice thriller, ma un percorso sapienziale che offre al lettore diversi spunti di meditazione. Il primo riguarda la fragilità delle nostre fortezze mentali: Ernest Hamilton credeva di aver trovato il proprio baricentro nell'arte e nell'isolamento. Il romanzo ci insegna che nessuno è davvero un'isola e che la vita, attraverso l'amore o l'imprevisto, trova sempre il modo di scardinare le nostre difese per costringerci a evolvere.
Attraverso il costante richiamo al tenebrismo caravaggesco, l'autore ci mostra che l'oscurità non è l'opposto della luce, bensì la condizione necessaria affinché la luce possa splendere in tutta la sua verità. Sprofondare nei propri abissi personali è spesso l'unico modo per dare inizio a una vera redenzione.
Dietro la facciata dorata delle istituzioni (siano esse spirituali, artistiche o economiche) si celano spesso logiche di potere spietate. Il libro ci spinge a chiederci fino a che punto siamo disposti a scendere a compromessi con la nostra coscienza per proteggere ciò che riteniamo sacro.
Se siete amanti della buona letteratura che fa riflettere senza rinunciare al piacere di una trama avvincente, ecco perché Il discepolo merita un posto d'onore nella vostra libreria. Ferrero si muove con straordinaria disinvoltura tra il giallo vaticano, il romanzo psicologico e il thriller storico-artistico. La suspense è gestita magistralmente, ma c'è sempre spazio per l'introspezione e la poesia dei sentimenti.
La prosa dell'autore è straordinariamente visiva. Le descrizioni di Roma, i dettagli tecnici sulla stesura del colore e il contrasto tra il blu della sera e i toni cupi del potere curiale trasformano la lettura in un'esperienza sinestetica. Sembra quasi di avvertire l'odore di acquaragia e olio di lino.
Lungi dall'essere un mero espediente narrativo, la figura di Caravaggio diventa un vero e proprio personaggio invisibile. Il suo stile, la sua vita tormentata e le sue tele specchiano i tormenti dei protagonisti, offrendo una chiave di lettura colta e mai banale.
Sapere che questo romanzo è stato concepito nelle prime ore del mattino, strappando il tempo agli impegni della quotidianità aziendale, aggiunge un valore romantico all'opera. Dimostra che la passione per le storie e per i libri può superare qualsiasi barriera temporale.

I classici che vale la pena leggere (o rileggere) in ferie


I classici che vale la pena leggere (o rileggere) in ferie

👉 fonte: Virgilio

Ci sono di momenti dell'anno che sono particolarmente indicati per leggere, sono quelli in cui il tempo a nostra disposizione si dilata e possiamo occuparlo con ciò che amiamo di più. Come la lettura, magari non dell'ultimo bestseller approdato in libreria, ma di un grande classico, uno di quelli che si ha sullo scaffale della libreria da un po', oppure che avremmo sempre desiderato leggere "ma non è ancora il suo momento".
Se invece non sappiamo proprio da dove partire e abbiamo bisogno di qualche consiglio libresco, possiamo provare con uno dei romanzi di questa lista di classici da leggere in estate.

Cent'anni di solitudine di Gabriel Garcia Marquez
Un'epopea familiare, quelle atmosfere un po' magiche che la scrittura sudamericana ci regala con esempi magnifici e immortali, un romanzo che scava nei nostri animi e ci restituisce uno affresco sull'umanità. Cent'anni di solitudine di Gabriel Garcia Marquez è un capolavoro, un libro ricco, che ci porta a Macondo e ci fa immergere nelle storie e nelle peripezie della famiglia Buendía. Il tutto senza attimi di pausa, con una narrazione che incanta e al tempo stesso necessita di essere assaporata. Un esempio perfetto di realismo magico.

L'isola di Arturo di Elsa Morante
Procida è un'isola autentica, che accoglie con casette colorate, scorci da cartoline e un carattere che resta addosso. Ed è l'ambientazione di L'isola di Arturo, capolavoro di Elsa Morante con cui l'autrice ha vinto il Premio Strega 1957. Protagonista è Arturo, un ragazzo solo che vive nel mito del padre. Almeno fino a quando qualcosa non sconvolgerà la sua esistenza. Da leggere, magari proprio passeggiando per le stradine di questa piccola isola del Golfo di Napoli.

E poi non rimase nessuno di Agatha Christie
Conosciuto come Dieci piccoli indiani, E poi non rimase nessuno di Agatha Christie rappresenta la perfetta definizione di giallo classico. Omicidi senza un colpevole, un'isola misteriosa e quel talento nel tenere il lettore con il fiato sospeso fino alla parola fine. Prima dei thriller e dei noir che troviamo oggi sugli scaffali delle libreria, c'è sicuramente l'esempio di questo classico del genere. Intramontabile.

Le relazioni pericolose di Pierre Choderlos de Laclos
Per chi ama gli intrighi e le storie ricche di passione, Le relazioni pericolose di Pierre Choderlos de Laclos è un romanzo imperdibile. Tralasciando il film (bellissimo) del 1988 con un cast incredibile composto da attori del calibro di Glenn Close, Michelle Pfeiffer e John Malkovich, ci concentriamo sul libro che ci porta nella Parigi del Settecento, tra batticuori, amori, passioni sfrenate e sotterfugi. Strepitoso.

Sogno di una notte di mezza estate di William Shakespeare
Shakespeare va letto, magari con tanto di testo a fronte e conosciuto. E perché non farlo partendo a una delle sue commedie più celebri? Come Sogno di una notte di mezza estate: la compagnia perfetta per chi apprezza le storie d'amore, l'ambientazione nel passato più remoto e un pizzico di magia.

Gita al Faro di Virginia Woolf
Un grande romanzo di Virginia Woolf deve essere presente in questa lista. L'idea perfetta per l'estate è Gita al Faro, che ci porta per mano nel 1914 a conoscere i signori Ramsay, i figli e gli amici con cui si trovano sull'isola di Sky. Tra di loro c'è James che sogna di raggiungere il faro grazie a una gita. Gita che avverrà dici anni dopo. Un romanzo familiare e al tempo stesso un libro che va a scandagliare l'animo umano, scritto dalla penna inconfondibile di Virginia Woolf.

Cent'anni di Route 66, lo scrittore Claudio Castellacci: «Vi racconto come questa strada è diventata una categoria dello spirito»


Cent'anni di Route 66, lo scrittore Claudio Castellacci: «Vi racconto come questa strada è diventata una categoria dello spirito»
Dalla nascita della Mother Road durante la Grande Depressione ai motel nel deserto del Mojave, passando per cinema, letteratura e città fantasma: viaggio nel mito americano della strada più famosa del mondo, che oggi sopravvive soprattutto come immaginario

👉 fonte: Vanity Fair

«Non vorrei deluderla, però io non l’ho fatta tutta la Route 66», mi dice come prima cosa al telefono Claudio Castellacci quando lo chiamo all'ora concordata per la nostra intervista. Ed è comprensibile, anche per chi negli anni ha vissuto e lavorato, come ha fatto lui, come reporter negli Stati Uniti. La strada più famosa d'America, e forse del mondo, che nel 2026 compie cent'anni, copre infatti una distanza pari a quella tra Lisbona e Mosca.
Percorrerla tutta richiede tempo, ma non è solo questo il punto. Perché, come racconta Castellacci, che ha appena pubblicato il libro Route 66. Cent'anni on the road, edito da Odoya, se da un lato esiste una Route 66 che corrisponde perfettamente al nostro immaginario (deserti, motel, diner, pompe di benzina nel nulla) dall'altro la maggior parte della Mother Road sopravvissuta in frammenti sparsi lungo gli Stati Uniti, è molto meno affascinante di come la immaginiamo. Quella che tutti, o quasi, sogniamo comincia a ovest delle Montagne Rocciose, tra New Mexico, Arizona e California.
Giornalista, scrittore e grande conoscitore degli Stati Uniti, dove ha vissuto a lungo seguendo da vicino la cultura americana e i suoi paesaggi, Claudio Castellacci ha scritto un libro ricco di aneddoti, storia e curiosità poco note, che non può mancare nella libreria degli amanti del sogno americano e dei viaggi on the road.
Nel libro emerge spesso l'idea di una strada che sopravvive più come immaginario che come vera infrastruttura. È così? «Della storica Route 66 non esiste più un tracciato unico e continuo: oggi sopravvive soltanto a tratti (l'80% circa). La 66 è stata ufficialmente dismessa e sostituita dal sistema autostradale delle interstate negli anni Ottanta e molti dei segmenti rimasti sono segnalati con cartelli marroni con la dicitura Historic Route 66. Io ho percorso alcuni tratti in California, Arizona e New Mexico, che è senz'altro la parte più affascinante, quella che risponde maggiormente al mito».
Nel suo libro racconta come e perché è nata la Route 66. Prima di essere leggenda, fu una strada molto pratica. «La Route 66 nacque nel 1926 come asse stradale per collegare Chicago a Los Angeles. Non era una strada romantica o turistica, ma un'infrastruttura pratica: serviva a collegare aree agricole, cittadine isolate e territori ancora poco sviluppati del Sud-Ovest americano. All'epoca molte strade americane erano ancora sterrate o poco affidabili e la 66 diventò una delle prime grandi arterie moderne del Paese. Con il tempo finì anche per rappresentare il viaggio verso Ovest: Steinbeck, in Furore, la chiamò Mother Road proprio perché era la strada della migrazione, della speranza e anche della sopravvivenza».
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