Il tradimento di Kindle (e il vantaggio tecnologico dei libri di carta)
Dal 20 maggio 2 milioni di vecchi Kindle non potranno più acquistare, prendere in prestito o scaricare nuovi contenuti dallo store di Amazon. Potranno leggere ciò che è già stato scaricato, sì; le librerie resteranno accessibili sulle app per smartphone e desktop
👉 fonte: Huffington Post Italia
La "truffa" sarà consumata a partire da una data, il 20 maggio 2026. E riguarda i possessori di un elenco di modelli che hanno accompagnato l'ingresso della lettura nell'era digitale: Kindle di prima generazione (2007), DX e DX Graphite, Keyboard, Kindle 4 e Touch, Kindle 5, il primo Paperwhite. E poi i primi Fire: 2011, 2012, le versioni HD. Da quel giorno, tutti questi dispositivi non potranno più acquistare, prendere in prestito o scaricare nuovi contenuti dallo store di Amazon. Potranno leggere ciò che è già stato scaricato, sì; le librerie resteranno accessibili sulle app per smartphone e desktop. Ma il canale da cui sono nati, la bottega dei libri nel cloud, si chiude per loro.
La decisione arriva dopo 14, in alcuni casi 18 anni di supporto, argomenta Amazon: la tecnologia è andata avanti, quelle macchine nascevano per un'altra epoca e non sono attrezzate per servizi e funzioni più pesanti di oggi. Il ragionamento è familiare nel mondo dell'elettronica di consumo: aggiornamenti di sicurezza, compatibilità, costi di manutenzione. Eppure, dietro l'inevitabile c'è il rumore sordo di due milioni di e-reader che, stando alle stime, potrebbero restare tagliati fuori. Un gesto che molti utenti hanno vissuto come un tradimento: dispositivi ancora funzionanti che da alleati di lettura diventano soprammobili. Nei commenti sui siti specializzati la frustrazione si è tradotta in un'accusa precisa: spreco su larga scala.
Ugo Vallauri, cofondatore del Restart Project di Brixton, organizzazione che promuove la riparazione e l'estensione della vita degli apparecchi elettronici, lo dice senza giri di parole: promettere prestazioni migliori con nuovi dispositivi non è una buona ragione per soft-brickare milioni di prodotti che ancora funzionano. Se anche l'impatto riguardasse solo il 3% degli utenti, sottolinea, il totale stimato conta: fino a 2 milioni di dispositivi resi obsoleti potrebbero significare oltre 624 tonnellate di rifiuti elettronici. In un settore che produce montagne di scarti, la scelta pesa.
Dall'altra parte, gli analisti ricordano che c'è anche la sicurezza. Paolo Pescatore la definisce una decisione comprensibile dal punto di vista degli aggiornamenti e del supporto: componenti vecchi, hardware che invecchia, difficoltà a far girare servizi più onerosi in termini di dati. È la logica del ciclo di vita: la curva sale, si appiattisce, poi declina. E intanto Amazon offre sconti agli utenti attivi per traghettarli verso modelli più recenti, con l'avvertenza che un ripristino alle impostazioni di fabbrica renderebbe i vecchi Kindle inutilizzabili. Un paradosso: per salvare, non toccare.
È qui che la storia dei Kindle incrocia quella dei libri di carta. Non per nostalgia, ma per differenza di regime. Un romanzo rilegato non perde l'accesso alla libreria da cui è uscito, non ha bisogno di aggiornamenti di sicurezza né di un account per continuare a essere letto. Se il digitale ha moltiplicato le possibilità (archivi portatili, dizionari a bordo, caratteri adattabili) ha anche introdotto una dipendenza strutturale: dall'infrastruttura, dal fornitore, dall'ecosistema. Quando la piattaforma decide che è finita, la fine arriva. La carta, al contrario, ha un vantaggio tecnologico essenziale: la compatibilità all'indietro è totale.
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