Va' dove ti porta un libro. Il successo dei book club
Incontrare sconosciuti, sulla base di un amore comune: quello per saggi e romanzi. È così che questi spazi si stanno diffondendo in Italia. Siamo andati a vedere come funzionano
👉 fonte: d Repubblica
Una domenica di fine maggio, al parco della Casa del Jazz di Roma, l'unico suono che si sente è lo sfogliare delle pagine dei libri. Poco prima un ragazzo, amplificato da una piccola cassa audio, ha detto: "Mi chiamo Simone D'Ercole e sono un divulgatore letterario. La mia missione è condividere l'amore che ho per la lettura e far sì che più gente possibile se n'innamori. Leggere è prendere un respiro da un mondo che corre troppo. Oggi ci fermeremo. Buona lettura". D'Ercole ha 28 anni e una pagina Instagram da mezzo milione di follower, @side_book. Con Fondazione Musica per Roma ha organizzato questo Silent Book Party: ci s'incontra in un dato luogo e si legge in un silenzio moltiplicato, alla fine chi vuole condivide la sua lettura.
Il 17 giugno, sempre a Roma, lo farà anche Alessandro Baricco con La tempesta silenziosa, una lettura integrale de Le notti bianche di Dostoevskij in luoghi storici della città, ma gruppi simili esistono in tutta Italia. Il libro è, letteralmente, luogo d'incontro? Spiega D'Ercole: "Durante il Covid molti giovani dai 16 ai 20 anni hanno iniziato a fare video su TikTok ridando uno slancio fortissimo alla lettura. S'incontravano online per leggere in silenzio e chiacchierare del libro. È il paradosso dei social: il momento solitario per eccellenza, vissuto dalle persone solitarie per eccellenza, crea una comunità. Io ho iniziato chiedendo ai ragazzi in università che libro volessero vivere o che libro volessero dimenticare per rileggerlo. Era bello uscire dallo schermo per incontrare persone dal vivo".
Larissa lavora al dipartimento di Tutela ambientale ed è all'incontro per conoscere persone e perché "mi ritrovo a leggere da sola in bus, sul balcone, ma qui sono nel verde, che è il mio campo di lavoro". Una bibliotecaria della Sapienza trova il silenzio che non ha in facoltà. Un gruppo di amici condivide lo stesso plaid: "L'idea di unirsi per fare una cosa silenziosa è già atipica. Volevamo provarci a casa, ma lì parliamo. Se la organizzassimo noi sarebbe fallimentare, ci vorrebbe un ente sovrintendente al silenzio". Molti dicono che a casa il telefono, la lavatrice, il frigo, sono dispositivi della distrazione. Qui invece si ritrovano tutti nello stesso momento, ma altrove: nella baleniera Pequod di Moby Dick, in tre camere a Manhattan di Georges Simenon, nella taverna di mezzanotte di Yarō Abe, nella casa di riposo dove non riposa l'ex spia dei servizi segreti de L'uomo che morì due volte, nell'universo della Marvel, nella capanna di Tom Sawyer, in una cripta con i monaci de Il nome della Rosa. Una ragazza legge le ultime parole de L'odore della notte di Camilleri: "Meno male che è qua". Alza lo sguardo e sono ancora tutti qua. "Leggere è sempre stato abitare un posto. Qui si parte dalla messa a terra, sull'erba, dei titoli ambientati in epoche diverse, con personaggi diversi. Ciò che hai intorno scompare", racconta Vanessa, impiegata nel ramo assicurazioni.
Voltiamo pagina: Libraccio, Saronno. Dodici persone sedute in cerchio a parlare di Una questione di famiglia, romanzo di Claire Lynch, con la psicologa Chiara Maroso del centro Interapia. Siamo a un incontro di Biblioterapia, la lettura di un libro seguendone la trama psicologica. Sentir parlare di questa famiglia è come origliare di fatti non propri. "Dawn accetta che non fa per lei avere un marito e scopre di amare una donna in una società che non glielo permette", dice la psicologa. Sembra un racconto ma è realtà la storia di Alice De Angeli, su Instagram @libriconali: dieci ragazze, dal nord al sud, si conoscono online grazie alla comune passione per la letteratura asiatica. Decidono di affittare periodicamente un casolare sperduto per un ritiro di lettura, interrotto solo dalla realizzazione di contenuti social. "I libri - dice - fanno emergere momenti privati e siamo talmente a nostro agio che non si ha paura di piangere e raccontarseli". Spesso le persone non sanno con chi parlare di libri, conferma Martina Cotichella, fondatrice dell'Urban Book Club Roma. Dopo nove anni a Londra torna in Italia e, con i cinque amici che le rimangono, organizza un piccolo gruppo di lettura che oggi ha mille utenti su Telegram. Di recente, si sono dati appuntamento all'orto botanico con I miei stupidi intenti di Bernardo Zannoni. "Ci siamo sentiti parte della natura, come la faina protagonista, e abbiamo avuto più contezza del tempo naturale delle stagioni che non coincide con il tempo umano, ma con il qui e ora". Solo sette minuti a testa: il tempo a disposizione per raccontare un qualsiasi libro della vita, reportage o altro al gruppo lettrici (tutte over 50) della Libreria Baravaj di Milano. Federico Valera, libraio, vede nei book club un'idea performativa della lettura dove "comprare tutti lo stesso libro e vedere chi ne sa parlare meglio". Poi racconta di una signora del suo gruppo: "Aveva 7 minuti, ha letto una frase da Il passeggero di Cormac McCarthy: "La sofferenza fa parte della condizione umana e bisogna sopportarla. Ma l'infelicità è una scelta". Era appena morto mio padre e ci siamo trovati a parlare tanto". Ilenia Caito con il collettivo Bandelle è stata la prima a portare un Silent Reading Party in Italia, sui tetti di Bari Vecchia. Ha invitato le persone a leggere in un negozio di trapunte e piumoni, in pigiama. "Per me è una questione politica e civile: far sì che la lettura sia visibile è un messaggio potente. Leggere è un atto individuale, renderlo collettivo significa dargli un'identità nuova, prismatica e comunitaria. Una rivoluzione".
















