"Un bel libro, Marcus, non si valuta solo per le sue ultime parole, bensì sull'effetto cumulativo di tutte le parole che le hanno precedute. All'incirca mezzo secondo dopo aver finito il tuo libro, dopo averne letto l'ultima parola, il lettore deve sentirsi pervaso da un'emozione potente; per un istante, deve pensare soltanto a tutte le cose che ha appena letto, riguardare la copertina e sorridere con una punta di tristezza, perché sente che quei personaggi gli mancheranno. Un bel libro, Marcus, è un libro che dispiace aver finito".
[Joël Dicker in "La verità sul caso Harry Quebert"]

lunedì 19 ottobre 2026

[RECENSIONE] Antonio Manzini: Rocco va in vacanza


Antonio Manzini: Rocco va in vacanza. Un caso di Rocco Schiavone. Autunno con Rocco Schiavone, vol. 6

Formato: copertina flessibile
Pagine: 51
Editore: Edizione speciale per GEDI News Network S.p.A. (28 settembre 2026)

Data di acquisto: 7 ottobre 2026
Letto il 19 ottobre 2026

▪ Sinossi
Nell'ultima estate prima del trasferimento ad Aosta, Schiavone sceglie la Provenza per le ferie. Ma il suo volo non riesce a decollare: dietro all'inconveniente c'è un intrigo che rischia di provocare un grosso guaio.

▪ L'incipit del libro
«Si avvisano i signori passeggeri che fra poco daremo inizio all'imbarco per il volo KK243 per Marsiglia…».
Rocco si alzò dalla poltroncina di pelle e buttò un'occhiata alla fila che si andava già formando davanti al gate 15D, quello per Marsiglia, la sua destinazione. C'erano già un'ottantina di persone in piedi, in attesa di farsi strappare la carta d'imbarco dalla hostess. Era un interrogativo al quale non era ancora riuscito a dare una risposta: perché la gente alla prima chiamata per l'imbarco si ammucchiava disordinatamente di fronte al gate ancora chiuso, pronta a farsi una fila di mezz'ora? Qual era il rischio che si correva a salire per ultimi sul velivolo? Nessuno si sarebbe appropriato dei loro posti. Il 7C, il 24A stavano lì ad attendere il sedere del legittimo proprietario, quindi perché sottoporsi a quella tortura? Se a questo poi si aggiungeva che invece del comodo corridoio a gomito per salire sull'aereo ai passeggeri del volo per Marsiglia sarebbe toccato il penoso bus, la fretta era ancora meno giustificata. Tanto primo o ultimo a passare il controllo, sempre su quell'autobus di merda che attraversava mezzo aeroporto ci dovevi finire, pensava Rocco.

▪ La mia (brevissima) recensione
"È l'arroganza dei politici che non mi va più giù. Destra, sinistra, tutti uguali. Ritardano gli aerei e pure il paese! E io non ne posso più".
Rocco va in vacanza (uscito nel 2014 per la raccolta Vacanze in giallo e, due anni più tardi inserito nella raccolta Cinque indagini romane per Rocco Schiavone) è l'ultimo volumetto dei sei distribuiti da Repubblica tra la fine di settembre e l'inizio di ottobre. E, come per il precedente …E palla al centro, ci mostra un Rocco Schiavone in tutta la sua arrogante romanità: prima del suo trasferimento ad Aosta, il vicequestore si vorrebbe concedere un periodo di ferie ma non sopporta la gente che, come lui, si sta imbarcando sull'aereo che lo porterà (lo porterà?) in Provenza, il luogo preferito della sua defunta moglie. A peggiorare la situazione ci si mette pure un inaspettato ritardo nel decollo.
Ennesimo racconto giallo di Antonio Manzini senza… il giallo! Rocco va in vacanza, infatti, ha il suo punto forte nel sarcasmo e, paradossalmente, nella tristezza del vuoto affettivo. Ma Rocco Schiavone è sempre lui: un uomo dal linguaggio sfrontato e irrispettoso e insofferente verso le ovvietà.
Scrittura fluida ma, più delle altre volte, la brevità del racconto non ci permette di arricchire il personaggio. Diciamo pure che, tra i sei racconti distribuiti da Repubblica, questo sembra il meno azzeccato. Rocco va in vacanza, perciò, è consigliato solo a chi già conosce i libri di Antonio Manzini dedicati al burbero vicequestore ma, francamente, non aggiunge niente di nuovo a quanto già sappiamo del personaggio.
📌 Voto: ⭐⭐⭐ (3 su 5)

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Precedenti volumi della serie "Autunno con Rocco Schiavone":

I libri di Piergiorgio Pulixi, tra noir, thriller e saghe poliziesche


I libri di Piergiorgio Pulixi, tra noir, thriller e saghe poliziesche
Delitti, vendette, indagini e segreti sepolti: nei libri di Piergiorgio Pulixi il noir diventa uno strumento per raccontare ciò che si nasconde dietro le persone e i luoghi. La Sardegna, con i suoi paesaggi aspri e le sue contraddizioni, è spesso il cuore di storie in cui il confine tra vittime e carnefici, giustizia e vendetta, bene e male si fa sempre più sottile. Dalla saga dell'ispettore Biagio Mazzeo ai thriller della serie dei Canti del male, passando per romanzi indipendenti e nuove uscite, un viaggio tra le opere di uno scrittore bestseller

👉 fonte: il Libraio

I libri di Piergiorgio Pulixi hanno contribuito, negli ultimi anni, a rinnovare il volto della narrativa noir e del thriller contemporaneo. Nato a Cagliari nel 1982, dopo gli studi classici e un periodo trascorso a Londra, Pulixi si trasferisce a Milano, portando nella sua scrittura il legame profondo con la Sardegna, terra d'origine che tornerà spesso come scenario e presenza narrativa nei suoi romanzi.
La sua formazione letteraria passa anche attraverso il collettivo di scrittura Mama Sabot, fondato da Massimo Carlotto, altro nome di punta del giallo italiano, di cui Pulixi è stato allievo: un'esperienza importante per la costruzione di una poetica che guarda al noir non soltanto come genere d'intrattenimento, ma come strumento per raccontare le contraddizioni della società, la violenza, il potere e le zone d'ombra dell'animo umano.
Dagli esordi con la saga di Biagio Mazzeo alla successiva serie dedicata al commissario Vito Strega e alle ispettrici Eva Croce e Mara Rais, nel corso degli anni Pulixi ha costruito un universo narrativo popolato da personaggi tormentati, indagini complesse e dilemmi morali. Le sue storie bestseller si muovono spesso sul confine tra il poliziesco e il thriller psicologico, intrecciando la dimensione investigativa con un'attenzione particolare alle ferite individuali e collettive.
Un percorso che lo ha portato a confrontarsi con temi diversi ma ricorrenti: la violenza sulle donne, il terrorismo, la criminalità organizzata, il senso di giustizia e il rapporto tra vittime e carnefici. Questioni che emergono tanto nei suoi romanzi quanto nei racconti e nelle collaborazioni con altri autori…
Nel corso della sua carriera, il prolifico Pulixi ha però attraversato anche territori narrativi differenti: dal noir più crudo al thriller, dal giallo psicologico al cozy crime, fino alla narrativa per ragazzi. Una versatilità evidente anche nella scelta delle ambientazioni e dei protagonisti, che gli ha permesso di costruire serie interconnesse accanto a romanzi autonomi.
Dalla quadrilogia di Biagio Mazzeo ai romanzi con Vito Strega, Eva Croce e Mara Rais, passando per le opere stand-alone e per le incursioni nel giallo più classico, ripercorriamo in ordine cronologico e suddivisi in serie alcuni dei libri di Piergiorgio Pulixi, sempre più spesso nei piani alti delle classifiche di vendita, seguendo l'evoluzione di una scrittura che ha fatto del noir uno strumento per raccontare non soltanto il crimine, ma anche le persone, i luoghi e le complessità che si nascondono dietro ogni indagine.

▪ Serie dell'ispettore superiore Biagio Mazzeo: Una brutta storia - La notte delle pantere - Per sempre - Prima di dirti addio
▪ I canti del male: Il canto degli innocenti - La scelta del buio - L'isola delle anime - Un colpo al cuore - La settima luna - Stella di mare - Per un'ora d'amore - L'uomo dagli occhi tristi
▪ Serie di Giulia Riva e Flavio Caruso: Per mia colpa
▪ Serie del Commissario Capo Rosa Lopez: Lo stupore della notte - L'ultimo sguardo
▪ Serie del libraio Marzio Montecristo: La libreria dei gatti neri - Se i gatti potessero parlare - Il fattore gatto
▪ Romanzi singoli: L'appuntamento - L'ira di Venere - La donna nel pozzo - L'estate delle comete azzurre - Il nido del corvo
▪ Romanzi per ragazzi e young adult: Il mistero dei bambini d'ombra - Tutte le ragazze mentono

Stephen King sta riscrivendo la mitologia di "Shining" e della luccicanza


Stephen King sta riscrivendo la mitologia di Shining e della luccicanza
Stephen King sta sottilmente riscrivendo la luccicanza, alla base delle sue opere, attraverso Carrie di Mike Flanagan, IT: Welcome to Derry e le opere più recenti

👉 fonte: Mega Nerd

Era il 1977, in Shining, quando Stephen King presentò ufficialmente al mondo la "luccicanza", il potere psichico che permetteva al piccolo Danny Torrance di vedere cose accadute in passato o che ancora dovevano accadere. Il fenomeno era però già apparso nel primo romanzo di King, Carrie, sotto forma di potere telecinetico.
A distanza di cinquant'anni, con Carrie di nuovo sugli schermi grazie alla serie Prime Video, e l'espansione dell'universo Kinghiano (vedi IT: Welcome to Derry) il re dell'horror sta lentamente e silenziosamente riscrivendo la mitologia sia di Shining che più in generale della luccicanza.
Da sempre i romanzi di King hanno coinvolto una o più abilità psichiche che i fan hanno collegato alla luccicanza, chiamata anche shine o touch a seconda dell'opera. Si parla di poteri che vanno dalla telecinesi alla chiaroveggenza, dalla capacità di parlare con i morti alla telepatia, passando per la proiezione astrale, l'abilità di curare, la pirocinesi e tante altre.
A lungo, a far ricadere tutto sotto il cappello della luccicanza sono stati i fan, intenzionati a trovare un collegamento profondo nell'universo kinghiano, già di per sé fortemente interconnesso; a un certo punto, però, è stato l'autore stesso ad assecondare questa visione, adattando sottilmente le opere derivate in modo da collegarne più a fondo gli elementi.
La svolta è arrivata con l'adattamento di Carrie sviluppato da Mike Flanagan: la serie ha confermato ufficialmente che i poteri di Carrie White sono in effetti una manifestazione della luccicanza. Flanagan, che ha all'attivo una lunga collaborazione con Stephen King (ha firmato gli adattamenti di Il gioco di Gerald - Gerald's Game e Doctor Sleep, oltre ad aver diretto il recente The Life of Chuck) ha specificato che lo scrittore è stato coinvolto nella decisione e ha ammesso che, se Carrie fosse stato pubblicato qualche hanno dopo, probabilmente il potere sarebbe stato definito shine.
Nel 1974, quando il romanzo è stato pubblicato, non esisteva una mitologia che giustificasse i poteri psichici di Carrie e li collegasse ad altri personaggi; ciò tuttavia non significa che la matrice non sia la stessa del potere di Danny Torrance o Dick Hallorann. Cambia solo la forma in cui il potere si manifesta, ma sempre di luccicanza si tratta.
Ora King si sta dando la possibilità di sondare diverse opzioni: in particolare per quanto riguarda Hallorann, la serie IT: Welcome to Derry ha esplorato la luccicanza decenni prima di Shining, raccontando l'infanzia del personaggio.
Nel romanzo IT si faceva riferimento a Dick come il cuoco del The Black Spot che aveva salvato varie persone da un incendio appiccato per motivi razziali (cambia però la timeline, dal 1930 al 1962). Tra questi, Will Hanlon, il cui figlio Mike sarebbe poi diventato un membro del Club dei Perdenti nonché un personaggio cruciale per la sconfitta di Pennywise. Welcome to Derry prende quel dettaglio, apparentemente secondario, e ne ricava una sottotrama, mostrando l'impatto della luccicanza su Hallorann sia da bambino (quando la nonna lo aiutava a gestire il proprio potere) che da giovane adulto.
Gli adattamenti più recenti delle opere di King stanno contribuendo a mettere lo shine al centro della narrazione: nell'adattamento MGM+ di The Institute (2025) viene mostrato cosa accade quando le istituzioni governative si avvicinano alla luccicanza (spoiler: cercano di ricavarne un'arma). Dopotutto, nell'universo kinghiano, chiunque abbia poteri psichici rischia di attirare attenzioni sgradevoli: The Institute parte da questa premessa e la sviluppa, mostrando il prezzo che gli individui pagano quando le istituzioni si mettono in mezzo.
E a distanza di cinquant'anni da Shining, mentre l'universo che ha creato continua a espandersi e arricchirsi di storie grandiose, l'attenzione di King resta sulle sue conseguenze del potere, che si chiami luccicanza o in qualsiasi altro modo.

sabato 17 ottobre 2026

La classifica dei libri più venduti


Dati relativi alla settimana dal 5 all'11 ottobre 2026 (Fonte: Tuttolibri - La Stampa del 17 ottobre 2026):

1. Pera Toons - Miss Kappa da ridere
2. Aldo Cazzullo - Quando l'Italia rinacque. Il nostro Rinascimento
3. Milena Palminteri - Le ali in una stanza
4. Chiara Gamberale - Liberi tutti
5. Charles Spencer - Canto del cigno. Diana, mia sorella
6. Eiichiro Oda - One piece, vol. 114. Limited edition
7. Eiichiro Oda - One piece, vol. 114
8. Alice Hemming - Il ladro di zucche. Ediz. a colori
9. Andrea Emanuele Brasi - Nessuno ci insegna a cadere
10. John Grisham - L'inganno francese

venerdì 16 ottobre 2026

Mystery, thriller & true crime: due settimane con 50 ebook in offerta


Mystery, thriller & true crime: due settimane con 50 ebook in offerta
Dal 15 al 30 ottobre, una promozione ebook da non perdere per appassionate e appassionati di romanzi mystery, thriller e libri true crime

👉 fonte: il Libraio

Per lettrici e lettori che amano i romanzi mystery, i thriller e i libri true crime, arriva un'offerta ebook da non perdere: dal 15 al 30 ottobre sono infatti in offerta nei principali negozi digitali circa 50 titoli (lo sconto, per ciascuno, è pari almeno al 50%).
Tra gli ebook in promozione, anche romanzi firmati da autrici e autori come italiani e internazionali come Gianni Biondillo, Lee Child, Alessia Gazzola, James Patterson, Gareth Rubin, Wilbur Smith, Hans Tuzzi e Andrea Vitali.
Ecco i particolari sulla promozione ebook del momento: IBS; Amazon, Kobo, laFeltrinelli, LibrerieCoop.

giovedì 15 ottobre 2026

[RECENSIONE] Peter Heller: Le stelle del cane


Peter Heller: Le stelle del cane

Titolo originale: The dog stars
Formato: Kindle (2.4 MB)
Pagine: 352
Editore: Bompiani (29 luglio 2026)
ASIN: B0H87G4Q4Y
ISBN-13: 9791221708769

Data di acquisto: 12 ottobre 2026
Letto dal 12 al 15 ottobre 2026

▪ Sinossi
In un mondo devastato da una pandemia che ha cancellato quasi tutta l'umanità, Higg vive nell'hangar di un piccolo aeroporto su un altipiano di quello che una volta era il Colorado. Attorno solo desolazione, fattorie abbandonate e una grande pianura. Accompagnato da Jasper, il suo cane e copilota, tutti i giorni Higg sale a bordo di un Cessna del 1965 e vola fino alle pendici delle montagne. A terra lo aspetta Bangley, un vecchio che spara a vista su chiunque tenti di avvicinarsi. Insieme difendono il loro territorio minimo da sopravvissuti, infetti e predoni. Ma se Bangler sembra essersi adattato a questa vita, Higg non si rassegna alla violenza ed è tormentato dai ricordi di quello che ha perduto.
Quando l'angoscia lo opprime trova sollievo in cielo, alla ricerca di un barlume di speranza, o esplorando le foreste: la natura, pur ferita e mutilata, nella sua terrificante bellezza lo fa sentire ancora vivo. Spinto da un desiderio inesplicabile, un giorno Higg supera in volo il punto di non ritorno, il confine invisibile oltrepassato il quale non avrà più carburante per tornare a casa. Quel viaggio estremo lo porta a scoprire un luogo immerso in un tempo sospeso, un canyon in cui sembrano regnare l'abbondanza e la pace, dove un padre e una figlia lo costringeranno a fare i conti con le sue paure, il passato, un'ipotesi di futuro.
Romanzo distopico e lirico al tempo stesso, Le stelle del cane è una storia sulla perdita, la solitudine, la bellezza fragile di un mondo che sembra sul punto di svanire. Un percorso intimo e avventuroso, un canto di resistenza e amore per la natura e per la vita quando tutto sembra perduto. Da questo libro è stato tratto il film di Ridley Scott "The Dog Stars. Le stelle dopo la fine".

▪ L'incipit del libro
Tengo la Belva in esercizio. Tengo la 100LL pronta, prevedo gli assalti. Sono un po' giovane, sono un po' vecchio. Mi piaceva pescare le trote più di tutto o quasi.
Il mio nome è Hig, un nome solo. Big Hig se proprio ve ne serve un altro.
Se mai mi sono svegliato in lacrime da un sogno, e non sto dicendo che mi è successo, è stato perché sono scomparse le trote, tutte. Salmerini, iridee, fario e ibride, tutte.
Se n'è andata la tigre, l'elefante, la scimmia, il babbuino, il ghepardo. La cincia, la fregata, il pellicano (grigio), la balena (grigia), la tortora dal collare. Triste, ma. Non ho pianto finché l'ultima trota non ha risalito la corrente forse in cerca di acqua più fresca.
Melissa, mia moglie, era una vecchia hippie. Non tanto vecchia. Era bella da vedere. In questa storia avrebbe potuto essere Eva, ma io non sono Adamo. Più tipo Caino. Non ce l'avevano un fratello come me.
Avete mai letto la Bibbia? Dico mettersi seduti a leggerla come un libro? Date un'occhiata al Libro delle Lamentazioni. È lì che siamo, direi. A lamentarci. A strizzarci il cuore come una spugna.
Dicevano che alla fine avrebbe fatto freddo, dopo il caldo. Molto più freddo. Sto ancora aspettando. Sempre una sorpresa, questa vecchia terra, una gran sorpresa dopo l'altra da prima ancora che si separasse dalla luna che gira e gira in tondo come il compagno di un'oca sparata.
Niente più oche. Pochissime. Ottobre scorso ho sentito il loro vecchio verso dopo il tramonto e le ho viste, cinque contro l'azzurro freddo sbiadito oltre il crinale. Cinque in tutto l'autunno, e poi in aprile neanche una.

▪ La mia recensione
"La vita e la morte vivono l'una dentro l'altra. Di questo mi ero reso conto. La morte è in ciascuno di noi, nell'attesa di notti più calde, un sistema compromesso, un tarlo, come dentro gli alberi neri e morenti sulle montagne. E la vita è dentro la morte, virulenta e insistente come un ceppo influenzale. Come dovrebbe essere".
Questo romanzo post-apocalittico e tremendamente realistico (in fin dei conti, ha profetizzato i fatti del Covid-19), Le stelle del cane, pur pubblicato ad agosto 2012 è esploso soltanto adesso grazie al suo adattamento cinematografico realizzato da Ridley Scott (e con Jacob Elordi e Josh Brolin nei ruoli chiave).
Ci troviamo in un mondo completamente annientato da una spaventosa epidemia (una micidiale febbre altissima ha ucciso, usando le stesse parole del protagonista, "il novantanove virgola" della popolazione mondiale), in cui i pochissimi sopravvissuti son costretti a lottare, anche tra di loro, per procurarsi cibo, acqua e quant'altro serva per andare avanti. E come se non bastasse son sparite anche moltissime specie animali.
Tra i pochi sopravvissuti, faremo la conoscenza di Hig (un pilota, meccanico, pescatore, poeta e voce narrante), il suo cane quasi sordo Jasper e Bangley (un anziano asociale ed armato di tutto punto). Tutti e tre si sono adattati a vivere in un piccolo aeroporto abbandonato: Hig perché ha trovato il carburante per il suo Cessna (che lui ha ribattezzato "la Belva") risalente agli anni '50 del secolo scorso, Bangley perché può facilmente presidiare il perimetro dell'aeroporto (spara a tutto ciò che si avvicina… anche alle persone sane!). A distanza di quasi dieci anni dallo scoppio dell'epidemia, Hig è ancora convinto di riuscire a trovare (servendosi proprio del suo aereo) qualche sparuta comunità di sopravvissuti; e per questo, quasi ogni giorno, in compagnia di Jasper, parte in perlustrazione con il Cessna. Da lassù, può solo constatare la desolazione e la natura che, gradualmente, si è ripresa i suoi spazi. Finché un giorno non intercetta una strana trasmissione radio… Decide di partire, pur sapendo che il carburante non basterà per il volo di ritorno!
A conti fatti, perciò, Hig personifica appieno l'umanità che, pur sterminata dall'epidemia ed ancora terrorizzata, cerca con ogni mezzo di non perdere la propria anima affidandosi alla natura (Hig è un poetico osservatore delle stelle), alla speranza, al legame con il proprio cane ed ai brevi voli del suo catorcio volante; Bangley, viceversa, rappresenta l'America di Trump (cattiva, bruta e diffidente verso l'estraneo). In ultimo, ecco Jasper: è solo (si fa per dire) un cane, ma è il perfetto simbolo di innocenza, di fedeltà incondizionata e affetto.
Eppure, nel nuovo mondo plasmato dall'epidemia, anche se Hig e Bangley sono caratterialmente all'opposto, non possono fare a meno l'uno dell'altro: Bangley insegna ad Hig come sopravvivere e sapersela cavare nelle situazioni più estreme; Hig fa capire a Bangley che più in là della paura e della prepotenza c'è tutto un mondo da scoprire basato su legami veri e amicizia.
Lo stile del romanzo è tutto intimista perché è un lungo ed unico monologo di Hig: ecco, allora, frasi spezzettate e senza punteggiatura. Nelle prime pagine questo tipo di scrittura quasi spiazza e destabilizza ma, strada facendo, ci si abitua e passa tutto in secondo piano.
Le stelle del cane, pur nel suo sconforto generale, parla (facendoci anche riflettere) di sopravvivenza, speranza, amicizia, Amore (sì, quello con la A maiuscola) e natura anche in un contesto devastato e quasi annientato. E quasi quasi, io vi consiglierei di leggerlo assieme a La strada, il bellissimo (ed altrettanto poetico) romanzo di Cormac McCarthy.
📌 Voto: ⭐⭐⭐⭐⭐(5 su 5)

[RECENSIONE] Antonio Manzini: …E palla al centro


Antonio Manzini: …E palla al centro. Un caso di Rocco Schiavone. Autunno con Rocco Schiavone, vol. 5

Formato: copertina flessibile
Pagine: 51
Editore: Edizione speciale per GEDI News Network S.p.A. (28 settembre 2026)

Data di acquisto: 6 ottobre 2026
Letto il 14 ottobre 2026

▪ Sinossi
Cuore della trama è la partita di calcio tra la squadra della polizia e quella dei magistrati, non esattamente l'appuntamento preferito di Schiavone. Nel doppio ruolo di allenatore e punta, il vicequestore cerca di organizzare al meglio il suo gruppo. Ma non smette di indagare: dietro l'incontro organizzato per beneficenza, si nasconde un giro di scommesse clandestine.

▪ L'incipit del racconto
«Non ho capito, parla più lentamente» disse il vicequestore. Un raggio di sole penetrato dalla finestra della stanza di Schiavone colpì lo zigomo sudato dell'agente Deruta in serio debito di ossigeno dopo aver fatto le scale a due a due. Annaspava come una trota sul fondo di una barca. Faticava a tenere i suoi 100 e passa chili sulle gambette magre e tremanti.
«È… il… questore che… lo… dice… è per… beneficenza».
Rocco si alzò dalla sedia. Con calma indicò il divanetto sopra il quale Lupa dormiva beata. L'agente ringraziò con un cenno del capo, si sedette, si passò la mano sul viso asciugando il sudore, poi alzò gli occhi sul suo superiore: «Grazie…».
«Perché hai fatto le scale a due a due?» gli domandò Rocco. «Sei tutto unto, sudato, non hai fiato».
«Perché… il medico… dice che… devo fare… movimento…».

▪ La mia (brevissima) recensione
"Certi nomi restano fuori da questa stanza e da questa pagliacciata. Il capitano della AS Roma non va neanche citato. Non voglio sentire mai il suo nome, né quello di Baggio, Del Piero, Rivera e Mazzola e Maradona. Nessuno, ripeto nessuno di questi signori deve essere sporcato in questa stronzata che ci tocca fare e che voi chiamate partita di calcio. Intesi?".
Pubblicato per la prima volta nella raccolta del 2016 Il calcio in giallo, …E palla al centro ci porta direttamente dentro un giallo senza il giallo! Infatti, tutta la vicenda ruota attorno all'incarico che, suo malgrado, il vicequestore Rocco Schiavone è costretto ad accettare: fare da allenatore-giocatore nella squadra della Questura durante l'annuale partita di beneficenza contro quella dei magistrati. Tutto lascia intendere che la sua squadra di "scappati di casa" si avvia a subire una pesante débâcle… ma nessuno ha fatto i conti con l'astuzia del vicequestore che, nel frattempo, deve arginare anche uno strano giro di scommesse illegali in un bar di Aosta.
Diversamente dal solito, questa volta a farla da padrone è l'umorismo: Rocco Schiavone sempre più ribelle e riottoso, dovrà guidare una surreale "armata Brancaleone" messa in piedi con uomini sovrappeso, male in arnese, lenti di comprendonio e assolutamente non portati per lo sport. Si ride dalla prima all'ultima pagina. Avete presente la famosa partita di calcio scapoli-ammogliati di fantozziana memoria? Ecco: uguale uguale!
Eppure, dietro tutta questa comicità nonsense si scorge sia l'antagonismo tra i "poteri" e le aspirazioni personali, sia la solita voglia di giustizia di Rocco Schiavone: la sua squadra parte svantaggiata? Allora lui, pensando fuori dagli schemi come suo solito, si ingegna un metodo decisamente non convenzionale per ristabilire la legittima parità di condizioni.
Diciamo pure che …E palla al centro è più un passatempo per chi già conosce il personaggio di Rocco Schiavone e la sua dirompente "romanità".
📌 Voto: ⭐⭐⭐⭐(4 su 5)

martedì 13 ottobre 2026

"Freddo come una macchina": un estratto dal nuovo libro di Colson Whitehead


Freddo come una macchina: un estratto dal nuovo libro di Colson Whitehead
Dopo il successo di La ferrovia sotterranea e I ragazzi della Nickel, con i quali ha vinto due volte il Premio Pulitzer, Colson Whitehead torna in libreria con l'ultimo capitolo della Trilogia di Harlem, Freddo come una macchina. Protagonista il ricettatore newyorkese Ray Carney, deciso a tentare un ultimo colpo e proteggere il proprio figlio dalle brutte compagnie

👉 fonte: il Libraio

Colson Whitehead è tornato. Lo scrittore statunitense classe 1969, due volte vincitore del Premio Pulitzer (nel 2017 e nel 2020), è in uscita con il romanzo Freddo come una macchina (Mondadori), terzo e ultimo capitolo della Trilogia di Harlem, iniziata nel 2021 con Il ritmo di Harlem e proseguita nel 2023 con Manifesto criminale (entrambi editi da Mondadori).
Dopo il debutto nel 1999, con L'intuizionista, Whitehead ottiene un notevole successo con il romanzo La ferrovia sotterranea (Sur) che racconta e rievoca la schiavitù del primo '800, nel sud degli Stati Uniti, e la fuga di Cora. Un'opera, diventata anche una serie TV, che si è aggiudicata il Pulitzer e il National Book Award per la narrativa.
Segue poi I ragazzi della Nickel (Mondadori), che rinnova la popolarità dell'autore newyorkese. Ambientato negli anni '60 del '900, il romanzo vincitore del Pulitzer narra la vicenda di Elwood, ragazzino cresciuto con il mito di Martin Luther King che finisce alla Nickel Academy, riformatorio dal lato oscuro, dopo aver accettato un passaggio su un'auto rubata…
E così, dopo i primi due capitoli dedicati alla figura di Ray Carney e alle sue avventure tra le strade di Harlem tra gli anni '60 e '70, Colson Whitehead riporta in scena il ricettatore newyorkese per un'ultima storia. Dopo il primo "dramma morale" nel quale si assiste ai conflitti interiori di Ray, e un secondo libro nel quale Harlem appare nelle sue contraddizioni (tra corruzione e ambizione, il sogno americano e il razzismo opprimente), Freddo come una macchina è pronto a descrivere gli anni '80: un decennio segnato dal capitalismo e dalla presidenza Reagan, con la costruzione di nuovi grattacieli mentre la violenza anima le strade meno illuminate.
Su questo sfondo Ray è deciso a tentare un ultimo colpo per aiutare l'attività della propria moglie, Elizabeth, ma anche a proteggere suo figlio dalle brutte compagnie che lui stesso conosce fin troppo bene…
🌎 CLICCA QUI per leggere un estratto dal libro

lunedì 12 ottobre 2026

[RECENSIONE] Pierre Boileau e Thomas Narcejac: La donna che visse due volte


Pierre Boileau e Thomas Narcejac: La donna che visse due volte

Titolo originale: D'entre les Morts
Formato: Kindle (1.0 MB)
Pagine: 196
Editore: Adelphi (1 settembre 2016)
ASIN: B01KV88M8M
ISBN-13: 9788845978272

Data di acquisto: 7 ottobre 2026
Letto dal 9 al 12 ottobre 2026

▪ Sinossi
Narra la leggenda che la premiata ditta del noir francese formata da Pierre Boileau e Thomas Narcejeac abbia scritto La donna che visse due volte con uno scopo ben preciso: quello di piacere ad Alfred Hitchcock. Una scommessa azzardata, indubbiamente (anche se i due non ignoravano che il regista avrebbe già voluto adattare per lo schermo I diabolici, che gli era stato soffiato da Henri-Georges Clouzot). Come tutti sanno, la scommessa fu vinta, e la storia della enigmatica Madeleine, che sembra tornare «dal regno dei morti», diventò quello che la critica ha definito il capolavoro filosofico di Alfred Hitchcock (e uno dei film più amati dai cinéphiles di tutto il mondo). Quando, molti anni dopo, François Truffaut gli chiederà che cosa esattamente gli interessasse nella storia di questa ossessione amorosa che ha la tracotanza di sconfiggere la morte, Hitchcock gli risponderà: «La volontà del protagonista di ricreare un'immagine sessuale impossibile; per dirlo in modo semplice, quest'uomo vuole andare a letto con una morta; è pura necrofilia». Attenzione però: se è vero che ci si accinge alla lettura del libro avendo davanti agli occhi la sagoma allampanata di James Stewart e il corpo di Kim Novak, a mano a mano che ci si inoltra nelle pagine del romanzo le immagini del film si dissolvono e si impone, invece, potentemente la dimensione onirica, angosciosa, conturbante di Boileau e Narcejac, che sanno invischiare il lettore negli stessi incubi ai quali i loro personaggi non riescono a sfuggire fino all'ultima pagina (e anche oltre).

▪ L'incipit del libro
«Senti,» disse Gévigne «vorrei che pedinassi mia moglie».
«E perché? Ti tradisce?».
«No».
«E allora?».
«Non è facile da spiegare. Si comporta in modo strano… Sono preoccupato per lei».
«Di che cosa hai paura esattamente?».
Gévigne non si decideva a rispondere. Guardava Flavières, e Flavières intuiva il motivo della sua esitazione: il suo amico non si fidava. Era rimasto identico a quando lo aveva conosciuto, quindici anni prima, alla facoltà di Legge: cordiale, espansivo, ma in fondo ansioso, timido e infelice. Poco prima, per esempio, è vero che gli era andato incontro a braccia aperte esclamando: «Roger, carissimo… Non sai quanto sono contento di rivederti!», eppure in quel gesto Flavières aveva notato subito, d'istinto, un che di innaturale, di leggermente troppo affettato e rigido. Il suo amico gesticolava un po' troppo, rideva un po' troppo. Non riusciva a nascondere i quindici anni trascorsi, che li avevano fisicamente cambiati entrambi. Gévigne era ormai quasi calvo. Il mento gli si era appesantito. Le sopracciglia adesso tendevano al rossiccio, e intorno al naso gli erano spuntate delle lentiggini. Neanche Flavières era più lo stesso. Sapeva di essere diventato più magro, di essersi lievemente ingobbito dopo quello che gli era successo, e sudava freddo al pensiero che l'altro potesse chiedergli come mai lui, che aveva studiato legge con l'idea di entrare in polizia, alla fine si era messo a fare l'avvocato.
«Non è che ho veramente paura di qualcosa» rispose Gévigne.
Allungò verso Flavières un costoso portasigari. Anche la cravatta era costosa, e l'abito di popeline di taglio impeccabile. Con le dita luccicanti di anelli staccò un fiammifero rosa da una bustina su cui spiccava il nome di un ristorante di lusso. Aspirò incavando le guance e poi soffiò fuori lentamente un po' di fumo azzurrino.
«È più una sensazione» aggiunse.

▪ La mia recensione
"Ci sono verità su cui la nostra mente non può soffermarsi senza che veniamo travolti da una sorta di vertigine dell'anima, cento volte più orribile delle vertigini del corpo. Ed era toccato proprio a lui, fra tutti gli uomini del mondo, essere scelto per custodire quel segreto. Un segreto che non dava nessuna gioia, che anzi acuiva l'angoscia di vivere".
La donna che visse due volte, piccolo romanzo pubblicato nel 1954 dai francesi Pierre Boileau e Thomas Narcejac (e, in paio d'anni dopo magistralmente portato al cinema da Alfred Hitchcock) è un noir che esce fuori da tutti gli schemi.
Siamo nella Francia degli anni '40 del secolo scorso: mentre si assiste all'avanzata dei Nazisti, Roger Flavières, un ex poliziotto accetta l'incarico di seguire Madeleine, moglie di un suo amico dei tempi dell'università. C'è solo un piccolo particolare: Madeleine si considera la reincarnazione della bisnonna suicida e non a caso, ad un certo punto, anche lei compie l'estremo gesto ma riappare quasi subito. Tuttavia, il povero Flavières, nel frattempo innamoratosi della donna, si ritroverà invischiato in un tremendo vortice di paura, fissazioni e falsità.
La storia è bellissima: la suspense è tutta immersa in un contesto tetro ed in cui il sottile confine tra realtà e finzione cade del tutto. Molto delicati i temi che vengono affrontati: la manipolazione psicologica, l'amore ossessivo (soprattutto nel voler "dar forma" alla donna amata secondo la propria fantasia) ed il rifiuto dell'elaborazione del lutto.
A distanza di oltre 70 anni, quindi, La donna che visse due volte è un romanzo che si dimostra tremendamente attuale: ci parla dell'amore "malato" e possessivo. Un romanzo che, a conti fatti, ha fatto da apripista a tanti thriller dei giorni nostri (e penso subito ai vari Joël Dicker, Paula Hawkins ed al nostro Donato Carrisi).
📌 Voto: ⭐⭐⭐⭐⭐(5 su 5)

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sabato 10 ottobre 2026

[RECENSIONE] Antonio Manzini: Quota 2.050 S.L.M.


Antonio Manzini: Quota 2.050 S.L.M. Un caso di Rocco Schiavone. Autunno con Rocco Schiavone, vol. 4

Formato: copertina flessibile
Pagine: 51
Editore: Edizione speciale per GEDI News Network S.p.A. (28 settembre 2026)

Data di acquisto: 5 ottobre 2026
Letto il 10 ottobre 2026

▪ Sinossi
Rocco Schiavone si ritrova a indagare in alta quota sulle vite di tre giovani ricchi, annoiati e viziati che dovranno spiegare come mai uno di loro è stato trovato senza vita ai piedi di un costone roccioso. Il vicequestore è fuori dalla sua comfort zone: una baita extralusso con persone lontanissime dal suo modo di pensare e di vivere e per di più senza l'attrezzatura adatta ai duemila metri.

▪ L'incipit del racconto
Cosa c'è da fare a fine febbraio ad Aosta se non ti piace sciare e odi il freddo? Restare attaccato a qualsiasi fonte di calore possibile, sia essa un termosifone, un camino, un gatto o una coperta di lana. Così Rocco passava dalla pompa dell'aria calda dell'ufficio a quella del corridoio, come nel gioco dei 4 cantoni, perché oltre al freddo doveva combattere la madre di tutti i nemici: la noia. Non perché non gli piacesse annoiarsi, fin da piccolo durante le ore di niente, soprattutto la controra estiva, fascia oraria che da Bologna in giù scatta alle 14 e si chiude oltre le 16, con punte attorno alle 17 sotto Salerno, e in certi luoghi della Sicilia centrale la si prolunga col calare del sole, ebbene durante quelle ore di niente Rocco fantasticava e creava storie e immagini che sviluppavano il suo mondo fantastico. Cresciuto, avrebbe poi sostenuto la noia della controra con la marijuana. Il risultato era più o meno lo stesso.

▪ La mia (brevissima) recensione
"Sapete qual è l'errore più grande nella vita? Sottovalutare gli altri".
Quota 2.050 S.L.M., inserito in Una notte in giallo (una raccolta del 2022 che ospita sia questo racconto breve di Antonio Manzini, che quelli di Marco Malvaldi, Alessandro Robecchi ed altri autori), ci mostra un intirizzito Rocco Schiavone alle prese con un caso insolito: in piena notte, e al freddo di Aosta, un giovane viene trovato morto ai piedi di una parete rocciosa; tutto lascia ipotizzare ad una sua rovinosa caduta… finché proprio il vicequestore, chi altri se non lui?, nota un piccolo particolare che, invece, si rivelerà determinante.
Anche questo racconto, così come gli altri pubblicati da Repubblica che lo hanno preceduto, presenta un Rocco Schiavone rude e scontroso, ma questa volta lo vedremo aggirarsi in un "mondo" che lui mal sopporta: deve vedersela, infatti, con gente ricca oltre ogni misura e viziata.
A differenza dei precedenti racconti, questo è il più deludente: dura troppo poco per poter sottolineare appieno la contrapposizione tra la "comodità" dei soldi (ed i suoi privilegi) e l'assenza di valori che ne deriva. Non c'è azione e non c'è tensione. Oltretutto, il caso viene risolto senza alcun colpo di scena: a Rocco Schiavone è bastato guardare una foto sul display del cellulare trovato addosso alla vittima per capire cosa è realmente accaduto e chi è il colpevole. Tutto qui!
Insomma, un racconto breve che non aggiunge nulla di nuovo alla caratterizzazione del burbero vicequestore.
📌 Voto: ⭐⭐ (2 su 5)