"Un bel libro, Marcus, non si valuta solo per le sue ultime parole, bensì sull'effetto cumulativo di tutte le parole che le hanno precedute. All'incirca mezzo secondo dopo aver finito il tuo libro, dopo averne letto l'ultima parola, il lettore deve sentirsi pervaso da un'emozione potente; per un istante, deve pensare soltanto a tutte le cose che ha appena letto, riguardare la copertina e sorridere con una punta di tristezza, perché sente che quei personaggi gli mancheranno. Un bel libro, Marcus, è un libro che dispiace aver finito".
[Joël Dicker in "La verità sul caso Harry Quebert"]
Guy e Rosemary Woodhouse sono una giovane coppia di sposi. Lui è un attore, in attesa della sua grande occasione; lei sogna una normalità borghese fatta di sicurezza economica, una bella casa, tanti figli. Dopo lunghe ricerche hanno trovato un appartamento nel Bramford (un antico palazzo nel cuore di Manhattan, circondato da un alone di prestigio sociale ma anche da sinistre leggende) e di lì a poco la loro vita sembra arrivare a una svolta: Guy ottiene una parte in un'importante commedia e Rosemary resta finalmente incinta del primo figlio. Ma non tutto è destinato ad andare per il verso giusto. La gravidanza di Rosemary viene turbata da premonizioni e incubi notturni, da inspiegabili dolori addominali e strani incontri, e soprattutto dall'invadenza di due vicini, troppo premurosi per non risultare sospetti…
Pubblicato per la prima volta nel 1967 e portato sul grande schermo da Roman Polanski, con un'indimenticabile Mia Farrow nel ruolo della protagonista, Rosemary's Baby è una delle grandi storie di mistero della nostra epoca, ma anche una godibilissima commedia che, dopo aver fatto entrare il Male nelle nostre case, ci aiuta a esorcizzarlo con la grazia di un semplice sorriso.
▪ L'incipit del libro
Rosemary e Guy Woodhouse avevano già firmato il contratto d'affitto per un appartamento di cinque locali in un palazzone tutto bianco sulla First Avenue quando, da una certa signora Cortez, appresero che nel Bramford era libero un appartamento di quattro locali. Il Bramford, un vecchio edificio nero e imponente, è un agglomerato di appartamenti coi soffitti alti, ricercatissimi per via dei camini e dei particolari vittoriani. Rosemary e Guy si erano messi in lista sin dal giorno in cui s'erano sposati, ma alla fine avevano dovuto arrendersi.
Guy le riferì la notizia premendosi il microfono contro il petto; Rosemary mandò un gemito: «Oh, noo!» e per poco, parve, non scoppiò in lacrime.
«Ormai è troppo tardi» , disse Guy, parlando nel microfono. «Abbiamo firmato il contratto proprio ieri». Rosemary gli afferrò un braccio. «Non potremmo disdirlo?» gli chiese. «Trovare una scusa?»
«Scusi un attimo, signora Cortez». Guy tappò di nuovo il microfono. «Che scusa?» chiese.
Lei spalancò e levò le braccia al cielo, agitata. «Non so. Possiamo dirgli la verità. Che ci è capitata l'occasione di un appartamento al Bramford».
▪ La mia recensione
"Satana è Suo Padre, non Guy rispose Roman -, Satana è Suo Padre. Salì dall'Inferno e generò un Figlio con una donna mortale! Per vendicare le vessazioni e le iniquità subite dai Suoi fedeli seguaci a opera degli adoratori di Dio".
Pubblicato ad inizio del 1967 Rosemary's Baby vede i giovani Guy e Rosemary Woodhouse traslocare nel Bramford, un elegante ed antico palazzo di Manhattan ma ammantato da sinistri accadimenti (morti sospette e suicidi su tutti). Guy è un attore ancora in cerca dell'occasione giusta per emergere nel mondo della recitazione, Rosemary è impaziente di avere un primo figlio: i loro desideri, di punto in bianco, sembrano realizzarsi in contemporanea a strani e misteriosi eventi che solo Rosemary sembra notare. Inoltre, la presenza della misteriosa coppia di anziani che abita accanto al loro appartamento ed irrompe come un tornato nella vita dei due giovani, diventa via via sempre più opprimente.
Pur essendo un romanzo abbastanza datato in alcuni passaggi, l'ho trovato assolutamente ben scritto: la tensione, all'inizio appena appena percepibile, diventa sempre più inquietante e, alla fine, si tramuta in horror puro. Ira Levin ha saputo mostrarci semplici istanti di vita quotidiana alternandoli con episodi incerti ed oscuri. E questo fatto mette il lettore davanti ad un dilemma: cosa è davvero reale e cosa è frutto della mente, della fobia e delle fissazioni di una sempre più isolata Rosemary.
Perfetta la contrapposizione, presente in tutto il libro, tra la tranquillità dell'appartamento di Rosemary ed il pericolo che si intuisce essere proprio al di là della porta d'ingresso. E perfetto è anche il finale ambiguo. Due elementi che, dopo quasi sessant'anni dalla pubblicazione del libro, fanno ancora da canone ai tanti romanzi, film e serie TV che si sono succeduti nel corso degli anni (un esempio su tutti: It di Stephen King).
Rosemary's Baby, a conti fatti, è un horror che, pur non mostrando palese e cruda violenza, piacerà senz'altro agli amanti del genere.
Emilio Salgari: Le Tigri di Mompracem. I pirati della Malesia, vol. 1
Formato: Kindle (1.4 MB)
Pagine: 344
Editore: Feltrinelli Editore (7 ottobre 2025)
ASIN: B0FRFJD8K1
ISBN-13: 978-8858864036
Data di acquisto: 20 luglio 2026
Letto dall'11 al 25 agosto 2026
▪ Sinossi
Pubblicato nel 1900, Le Tigri di Mompracem è il primo libro in cui compare Sandokan, la "Tigre della Malesia". Principe spodestato del Borneo, è diventato il temuto capo dei pirati di Mompracem, un'isola selvaggia nel Mare della Malesia. Tra l'amore per l'affascinante lady Marianna, gli assalti dei suoi coraggiosi "tigrotti" e i colpi della sua celebre scimitarra, insieme al fedele amico Yanez, Sandokan combatte gli inglesi per vendicare la sua famiglia e riconquistare la libertà.
Un ribelle capace di far tremare l'impero più potente del mondo. Un avventuriero che vi trascinerà fin nella giungla e per mari in burrasca. Un mito della letteratura e del cinema.
▪ L'incipit del libro
La notte del 20 dicembre 1849 un uragano violentissimo imperversava sopra Mompracem, isola selvaggia, di fama sinistra, covo di formidabili pirati, situata nel mare della Malesia, a poche centinaia di miglia dalle coste occidentali del Borneo.
Pel cielo, spinte da un vento irresistibile, correvano come cavalli sbrigliati, e mescolandosi confusamente, nere masse di vapori, le quali, di quando in quando, lasciavano cadere sulle cupe foreste dell'isola furiosi acquazzoni; sul mare, pure sollevato dal vento, s'urtavano disordinatamente e s'infrangevano furiosamente enormi ondate, confondendo i loro muggiti cogli scoppi ora brevi e secchi ed ora interminabili delle folgori.
Né dalle capanne allineate in fondo alla baia dell'isola, né sulle fortificazioni che le difendevano, né sui numerosi navigli ancorati al di là delle scogliere, né sotto i boschi, né sulla tumultuosa superficie del mare, si scorgeva alcun lume; chi però, venendo da oriente, avesse guardato in alto, avrebbe scorto sulla cima di un'altissima rupe, tagliata a picco sul mare, brillare due punti luminosi, due finestre vivamente illuminate.
Chi mai vegliava in quell'ora e con simile bufera, nell'isola dei sanguinari pirati?
▪ La mia (brevissima) recensione
"Vi è un uomo che impera su questo mare, che bagna le coste delle isole malesi, un uomo che è il flagello dei naviganti, che fa tremare le popolazioni, e il cui nome suona come una campana funebre. Hai tu udito parlare di Sandokan, soprannominato la Tigre della Malesia? Guardami in viso. La Tigre sono io…".
Ecco qui un classico (nel vero senso della parola) dell'avventura e che ha reso intramontabile il mito di Sandokan (che per me, "bambino" negli anni '70 del secolo scorso, ha ed avrà sempre il volto di Kabir Bedi).
Emilio Salgari ha saputo costruire un gran bel romanzo fatto di azione, combattimenti, colpi di scena ed Amore (sì, proprio quello con la A maiuscola)… ed il tutto, senza che l'autore italiano abbia mai visitato quei luoghi! Il protagonista, il coraggioso ed indomito principe-pirata Sandokan, è un eroe carismatico e con un alto senso dell'onore e del rispetto. Idealmente trasportato ai giorni nostri, io lo vedrei benissimo nei panni di leader ribelle ed autorevole allo stesso tempo, sempre in prima linea per i diritti della sua gente.
Certo, essendo un romanzo pubblicato per la prima volta sul finire del 1800, letto oggi ha risentito parecchio del trascorrere del tempo, specialmente nella descrizione dei vari popoli e delle loro culture.
Ma cuore pulsante del libro sono anche le spettacolari location: il Mare di Malesia (nord del Borneo), le spiagge e la giungla della leggendaria isola di Mompracen, non si limitano solo a fare da sfondo alle imprese dei "tigrotti" ma si ergono a vere e proprie protagoniste dell'intera storia.
Un romanzo, perciò che parla di coraggio, amicizia, valori, libertà ed amore. Insomma, un libro per tutti.
Quasi 600 ebook in sconto a fine agosto: la doppia offerta
Fino al 31 agosto, nei principali negozi online sono disponibili in sconto 450 titoli digitali, suddivisi in 11 playlist (dal rock all'elettronica, dal jazz alla musica classica). Non solo: in offerta altri 125 ebook, tra romance, narrativa, saggistica, mystery, fantasy e fantascienza
A fine agosto c'è una doppia promozione per lettrici e lettori che amano leggere anche in ebook.
Da un lato, fino al 31 agosto, nei principali negozi online sono disponibili in sconto 450 titoli digitali, suddivisi in 11 playlist: dal rock, con gialli e thriller, al revival, con una selezione di libri cult che hanno segnato intere generazioni; spazio poi al pop, come pure per la musica classica (con numerosi classici della letteratura); e poi ancora tante love songs (e molti romance) e jazz (all'insegna dei noir metropolitani, dalle atmosfere cupe e malinconiche); non è finita: in offerta narrativa d'azione (nella playlist elettronica) e libri da cui sono stati tratti film o serie TV (nella playlist colonne sonore); infine, musica da camera , swing (narrativa umoristica e graphic novel) e baby dance (con testi per bambine e bambini, ragazze e ragazzi). Insomma, ce n'è davvero per tutti i gusti (anche musicali…).
Non solo: dal 28 al 31 agosto spazio inoltre a 5 altri percorsi di lettura (da 25 titoli ciascuno), al 60% di sconto: tra romance, narrativa, saggistica, mystery, fantasy e fantascienza.
Da martedì 25 agosto a sabato 29 agosto cinque serate consecutive per il Salento Book Festival, con tappe a Tricase, Galatone, San Cesario di Lecce, Spongano e Seclì
Da domani, martedì 25 agosto, a sabato 29 agosto, cinque serate consecutive per il Salento Book Festival, con tappe a Tricase, Galatone, San Cesario di Lecce, Spongano e Seclì. Ospiti: Beppe Convertini, don Cosimo Schena, Federico Mello, Valentina Petrini, Gino Cecchettin, Silvio Maria Cantoro, Anita Bozzo.
Doppio appuntamento nell'atrio di Palazzo Gallone. Alle ore 20 Beppe Convertini presenta il libro Il Paese delle tradizioni (Rai Libri), diario di incontri e racconti attraversando l'Italia più autentica, quella dei piccoli borghi, in cui i rituali sono tramandati di generazione in generazione, i mestieri di un tempo vengono preservati come tesori e le comunità si stringono ancora intorno ai simboli identitari. Dalle processioni con le grandi macchine a spalla (Patrimonio immateriale dell'umanità dell'Unesco) alle feste che celebrano i prodotti del territorio, dalle antiche usanze del Carnevale di Romeno in Val di Non alla spettacolare 'Ndocciata di Agnone in Molise, Convertini ascolta, osserva, raccoglie e restituisce un affresco vivente del Paese che resiste. Il racconto è arricchito da fotografie originali e testimonianze dirette di chi si impegna per valorizzare la memoria e le tradizioni. Come Antonino La Spina (presidente dell'Unione Nazionale Pro Loco d'Italia) che accompagna l'autore in questo itinerario, e come i tanti volontari che organizzano e animano le sagre, portando entusiasmo, passione e gioia nella condivisione. Un libro che è un invito a guardare al futuro senza dimenticare la bellezza del passato. Incontra l'autore Valeria De Vitis.
A seguire, alle ore 21, don Cosimo Schena presenta L'eresia di Francesco (Elledici). Sei cresciuto anche tu con l'immagine di un San Francesco impeccabile, già santo, già "altro" rispetto a noi. Poi cresci, e scopri che la santità non è una scorciatoia, ma una fatica che passa dalla carne, dalle contraddizioni, dalle domande senza risposta. Ed è esattamente da lì che passa anche la storia di Francesco. Questo libro prova a restituire Francesco alla sua umanità, liberandolo da una santità levigata e irraggiungibile. Non il santo da calendario o da citazione motivazionale, ma un uomo vero, ferito, inquieto, affamato di senso, di amore, di riconoscimento. Un uomo che non nasce santo, ma che impara lentamente a stare dentro la propria vita, senza sconti. Ne scaturisce il ritratto di un Francesco credibile e vicino, in cui ogni lettore può rispecchiarsi profondamente. Incontra l’autore Francesco Schiavano.
Nel Chiostro dei Domenicani, alle ore 20.30, Federico Mello presenta il libro Elogio della bocciatura (StreetLib). Giugno. Il tuo nome sul tabellone, quelle due parole accanto: Non ammesso. Il mondo che ti crolla addosso: i compagni che vanno avanti, i genitori da affrontare, l'estate che sa già di sconfitta. Ma cosa succederebbe se quella bocciatura non fosse la fine della storia, ma l'inizio di una diversa? Federico Mello, giornalista e scrittore, è stato bocciato in terza superiore. Da quella mattina di giugno (il motorino parcheggiato, il sorriso congelato, quelle due parole sul vetro) ha impiegato anni a capire che il fallimento non era una sentenza. Era un punto di partenza. In questo libro, scritto per chi ha appena perso un anno e non sa cosa farne, Mello raccoglie le voci di psicologi, presidi, insegnanti e ragazzi che ci sono passati. E costruisce qualcosa di raro: un libro che non ti dice di studiare di più, non ti fa la morale, non ti promette che andrà tutto bene. Ti dice solo una cosa vera: che non sei la tua bocciatura. E che il tuo daimon, la tua direzione profonda, ti aspetta da qualche parte. Devi solo andare a cercarlo. Incontra l'autore Valeria Blanco.
A seguire, alle ore 21.30, Valentina Petrini presenta il libro Il prezzo della libertà (Solferino). Sibilla e Anna appartengono a due generazioni diverse: una è nata nel 1963, l'altra nel 1945. Anche i loro mondi sono differenti, la buona borghesia intellettuale e la classe operaia. Eppure, sebbene nemmeno si conoscano, hanno qualcosa in comune: una malattia che le costringe a soffrire di un dolore invalidante e insopportabile, e poco tempo davanti. Sibilla è un'attivista nella battaglia per la piena attuazione della legge sul suicidio assistito e soprattutto, a differenza di Anna, è benestante: sa che non è tenuta a sopportare all'infinito il suo calvario, potendosi permettere la prospettiva di una fine dignitosa in Svizzera. Anna, al contrario, figlia del dopoguerra, ha svolto lavori umili per tutta la vita, la possibilità di studiare le è stata negata e non ha risorse economiche, né la consapevolezza piena dei suoi diritti. Così, mentre Sibilla fa di tutto per ribellarsi, Anna finisce per non poter disporre nemmeno del suo stesso corpo, perché sono altri a decidere per lei. E la sua tenace e generosa sorella Gabriella si troverà da sola a districarsi tra le inefficienze e le ingiustizie di un Servizio sanitario sempre meno pubblico. Raccontando con il passo di un romanzo la storia dell'ultimo tempo di vita di queste due donne che ha incontrato e a cui è stata vicina, Valentina Petrini parla di tutti noi: dei nostri cari, del nostro futuro, dei nostri diritti. Illumina l'ipocrisia e l'ingiustizia di una società che chiude un occhio (o entrambi) quando le disuguaglianze economiche e culturali incidono sulla nostra carne viva e ci rendono cittadini di serie A o di serie B anche di fronte alle scelte più cruciali. Se non siamo liberi di decidere se e come curarci, come vivere e come morire, quanto vale veramente la nostra libertà? Incontra l'autrice Danilo Siciliano.
In Piazza Garibaldi, alle ore 21, Gino Cecchettin presenta il libro Cara Giulia (Rizzoli). Giulia è la figlia ideale. Studia, disegna, sogna di vivere in una brughiera, colleziona scatole e regala sorrisi dolcissimi. Poi una sera scompare, inghiottita da una morte assurda: un femminicidio. Travolto dal dolore più atroce che un padre possa sopportare, Gino Cecchettin sceglie di non stare in silenzio, si interroga sugli esiti più efferati di una cultura patriarcale che ancora ci riguarda e trova le parole per ricordare chi era Giulia e cosa ha imparato da lei. In questa lunga lettera scritta insieme a Marco Franzoso, Gino ripercorre la sua storia di padre, i giorni della gioia e quelli del dolore. Commuove e invita a "costruire un'alleanza tra i sessi, anziché consolidare la prevaricazione di uno sull'altro". Ci esorta ad ascoltare le giovani e i giovani del nostro Paese e a lavorare insieme per costruire relazioni fondate sull'empatia e sul rispetto reciproco. Incontra l'autore Marco Cataldo.
In Piazza Bacile, alle ore 20.30, Silvio Maria Cantoro presenta il libro Storie di musica e intagli di parole (Youcanprint). Incontra l'autore Daniela Palma, con la partecipazione di Sergio Blasi.
A seguire, alle ore 21.30, torna Gino Cecchettin con Cara Giulia (Rizzoli). Incontra l'autore Lorenzo Tosa, con la partecipazione di Alessandra Caiulo.
Dominic Salt e i suoi tre figli sono i custodi di Shearwater, una piccola isola non lontana dall'Antartide. Sede del più grande deposito di semi del mondo, Shearwater un tempo ospitava un gruppo di ricercatori, ma a causa dell'innalzamento del livello del mare ora i Salt sono rimasti soli. L'isolamento li ha messi a dura prova, ma un giorno una terribile tempesta porta con sé Rowan, una donna in fin di vita che viene trascinata sulla spiaggia dalle onde. Dominic e i suoi figli cominciano a prendersene cura, e in loro germoglia l'idea che lei potrebbe essere proprio ciò di cui hanno bisogno. Dal canto suo Rowan, abituata a badare a se stessa, inizia a immaginare di poter tornare a condividere il futuro con qualcuno. Eppure, non dice tutta la verità sul motivo per cui è arrivata a Shearwater. E quando scopre che le radio sono state sabotate e una tomba è stata scavata di recente, si rende conto che anche Dominic nasconde dei segreti. Mentre le tempeste che si abbattono sull'isola si fanno sempre più violente, i due sono costretti a prendere una decisione: possono fidarsi l'uno dell'altra? E possono finalmente lasciarsi alle spalle le tragedie del passato per creare qualcosa di nuovo, insieme?
Incredibilmente avvincente e scritto con una prosa evocativa, Nero come il mare è un thriller dall'ambientazione spettacolare; ricco di amore in tutte le sue forme, colpi di scena sbalorditivi e paesaggi di una bellezza vertiginosa, ci parla delle scelte impossibili che dobbiamo compiere per proteggere le persone che amiamo.
«Al tempo stesso mystery avvincente, thriller psicologico e ode al mondo naturale scritta in modo squisito, Nero come il mare è un trionfo. McConaghy è magistrale nella sua abilità di mostrare le intricate connessioni tra la natura e il cuore umano, e in questo libro è al culmine delle sue capacità. Straordinario». Hannah Kent
«Un romanzo mozzafiato fatto di romanticismo, mistero e colpi di scena. Vi sconvolgerà… Adoro questo libro». Reese Witherspoon
«Affascinante, accattivante, con un ritmo serrato. Leggere questo romanzo incredibilmente evocativo e profondamente umano è come guardare le ultime persone sulla Terra mentre si preparano a lasciare una parte della loro anima nel posto più bello che abbiano mai conosciuto». The Washington Post
▪ L'incipit del libro
Rowan
Ho odiato mia madre per quasi tutta la vita, ma il volto che vedo mentre sto annegando è il suo.
Il volto che vedo al mio risveglio, invece, è un altro. È ruvido, scabro, segnato dal vento. È l'immagine che sto guardando quando all'improvviso vengo sopraffatta dal dolore, e so che l'assocerò per sempre a questa sofferenza. Ogni volta che lo rivedrò, ricorderò il bruciore lancinante mentre vengo trascinata sugli scogli, la carne viva che si apre, si scortica, la pressione che mi esplode in petto; la sensazione resterà così intensa che mi sembrerà di riviverla ancora. Rivederlo sarà come tornare. Come annegare di nuovo.
▪ La mia recensione
"L'hanno ucciso, recita il mantra. L'hanno ucciso. E adesso? Qual è la conseguenza più logica? Uccideranno anche me. No. Non essere ridicola. Anche l'idea che abbiano ucciso Hank è ridicola. Non riesco a immaginare un solo motivo per cui avrebbero dovuto farlo. Ma è così per tutti gli omicidi, o sbaglio? Sembrano un mistero assoluto, finché non si scopre il movente".
Nero come il mare, della scrittrice australiana Charlotte McConaghy, è un thriller sui generis e farlo passare per tale o cercare di catalogarlo in altri generi (comunque attinenti) è un'impresa davvero ostica.
Il libro è sì un thriller ma è molto annacquato da mystery, dramma familiare, dramma psicologico e questioni ambientali.
Anzi, soprattutto questioni ambientali. La storia si svolge tutta sulla fittizia e remota isola antartica di Shearwater (che l'autrice ha creato ispirandosi a Macquarie, isola situata fra la Nuova Zelanda e l'Antartide): qui Dominic Salt ed i suoi tre figli (Fen la femmina di 17 anni, Raff ed Orly i maschi di 18 e 9 anni) abitano nel faro dell'isola e sono i custodi di una gigantesca banca dei semi destinati, in caso di catastrofe a livello mondiale, a ricreare la biodiversità sulla Terra. La famiglia Salt, è facile intuirlo, vive completamente isolata e, per giunta, senza alcuna possibilità di comunicare con il resto del mondo (chi ha sabotato le radio e distrutto i generatori di corrente?). Durante una tempesta i Salt recuperano una naufraga: è Rowan e nasconde uno o più segreti. Il più importante dei quali è: che cosa è venuta a fare in un posto completamente sperduto ed isolato proprio mentre è in corso una inarrestabile erosione (con conseguente inabissamento) dell'isola stessa?
Il romanzo è tutto un racconto corale: ogni capitolo, come fosse una pagina di un diario, è scritto da un diverso personaggio raccontando, di conseguenza, la sua versione degli eventi. Eppure, a conti fatti, la protagonista assoluta è la natura: Shearwater è sempre presente, e con lei il mare in burrasca, il vento impetuoso ed il freddo estremo, le foche, le balente, gli aironi e tutti gli altri animali che la abitano. Charlotte McConaghy ha saputo creare un piccolo angolo di mondo davvero meraviglioso… anche nelle drammatiche fasi dell'inabissamento.
L'ambiente, perciò, non si limita a fare da semplice location ma diventa il cardine del libro e ne influenza le scelte dei personaggi. E qui è necessario fare un plauso alla scrittrice australiana: adottando uno stile molto evocativo e mettendo in secondo piano l'azione vera e propria, ha saputo donarci una magistrale descrizione di un ambiente emozionante, ma con condizioni quasi proibitive per l'uomo.
Ma veniamo al dunque. Perché ho definito Nero come il mare un thriller atipico?
Intanto c'è da dire che la componente primaria del romanzo non è il mistero ma la dinamica interna alla famiglia Salt che, in alcune parti, rallenta vistosamente il ritmo della narrazione.
Inoltre, la trama ha tutti gli elementi del genere (una persona misteriosa che sbuca dal nulla, personaggi con segreti a più non posso, un posto isolato ed inaccessibile e, tanto per non farci mancare niente, una tomba senza nome e scavata di fresco), ma mancano sia l'indagine che la domanda chiave (chi è il colpevole di turno?). In verità, se proprio vogliamo vederla in questo modo, ad un certo punto del romanzo ne entra in scena una ancora più importante: conosciamo veramente le persone con cui viviamo quotidianamente?
Altra piacevole caratteristica della trama è la sua essenza claustrofobica. Le vicende della famiglia Salt, pur svolgendosi in spazi aperti, ci vengono mostrate da un punto di vista isolato (nessuno può lasciare l'isola perché il mare aperto è una barriera insormontabile) e senza alcun tipo di informazioni o indicazioni di sorta. Un esempio su tutti: che fine hanno fatto tutti gli altri scienziati e studiosi che vivevano ed abitavano su Shearwater? Lo sapremo solo alla fine e, per giunta, in maniera molto spezzettata e lacunosa.
In conclusione, Nero come il mare lo consiglio a chi vuole avventurarsi in un thriller diverso dal solito ed a tutti coloro che hanno voglia di cimentarsi con il sempre più difficile rapporto uomo-natura.
«Non appena mi cadde l'occhio sulle ragazze che attraversavano il parco, la mia attenzione restò fissa su di loro. Quella dai capelli neri con le sue accompagnatrici, la loro risata un rimprovero alla mia solitudine. Stavo aspettando che succedesse qualcosa, senza sapere cosa. E poi ecco».
Evie voleva solo che qualcuno si accorgesse di lei. Come tutte le adolescenti cercava su di sé lo sguardo degli altri. Un'occasione per essere trascinata via, anche a forza, dalla propria esistenza. Ma non aveva mai creduto che questo potesse accadere davvero. Finché non le vide: le ragazze. Le chiome lunghe e spettinate, i vestiti cortissimi. Il loro incedere fluido e incurante come di «squali che tagliano l'acqua». Poi il ranch, nascosto tra le colline. L'incenso, la musica, i corpi, il sesso. E, al centro di tutto, Russell. Russell con il suo carisma oscuro. Ci furono avvertimenti, segni di ciò che sarebbe accaduto? Oppure Evie era ormai troppo sedotta dalle ragazze per capire che tornare indietro sarebbe stato impossibile?
«Le ragazze annuncia l'arrivo di una voce formidabile nella narrativa americana». Jennifer Egan
«Questo libro vi spezzerà il cuore e vi lascerà a bocca aperta». Lena Dunham
«Non so che cosa sia piú stupefacente, se la capacità di Emma Cline di comprendere gli esseri umani o la bellezza della sua scrittura». Mark Haddon
«Ma al di là del clamore che ha suscitato, questo romanzo è davvero cosí bello? Preparatevi a ingoiare il vostro scetticismo». The Washington Post
▪ L'incipit del libro
Alzai gli occhi per via delle risate, e continuai a guardare per via delle ragazze.
Notai prima di tutto i capelli, lunghi e spettinati. Poi i gioielli che brillavano al sole. Erano in tre, così lontane che vedevo solo la periferia dei loro lineamenti, ma non importava: capii subito che erano diverse da tutte le altre persone del parco. Famiglie che ciondolavano, vagamente in fila, aspettando che fossero pronte le salsicce e gli hamburger messi a cuocere sulla griglia. Giovani donne in camicia a scacchi che correvano a stringersi al fianco dei fidanzati, bambini che lanciavano gemme di eucalipto ai polli dall'aria selvatica che infestavano il vialetto. Le ragazze dai capelli lunghi sembravano scivolare su tutto quello che le circondava, figure tragiche e isolate. Come una famiglia reale in esilio.
▪ La mia recensione
"La realtà della nostra esistenza ci rendeva sprezzanti, ansiosi di distruggere ciò che sembrava permanente".
Questo romanzo d'esordio della statunitense Emma Cline è molto spiazzante. A vedere la copertina ed a leggere che la trama è ispirata alle reali vicende di Charles Manson (e della sua "Famiglia Manson") sembra di trovarsi di fronte ad un thriller in piena regola. Ma non è così…
Durante l'estate californiana del 1969, Evie, quattordicenne sfiduciata ed in procinto di partire per il college, resta estasiata da un gruppo di cenciose ragazze poco più grandi di lei che subiscono l'influenza negativa di Russell, misterioso leader di una eccentrica setta hippie e di veri e propri "scappati di casa". Riesce ad avvicinarle ed a farsi accettare nella loro setta… ma per lei, da qui in poi, sarà tutta una inesorabile discesa verso un inferno di droga, sesso, violenza, furti e manipolazione psicologica.
Emma Cline ha utilizzato uno stile molto evocativo in grado di "farci vedere" sia le classiche insicurezze del periodo adolescenziale, che la rassegnazione dell'età adulta (la storia è tutta incentrata su una Evie ormai adulta che ripensa a quei giorni andati).
Il personaggio di Evie è perfettamente caratterizzata: non ci viene mostrata come una "vittima" ma, il suo interesse per la comunità di Russell, scaturisce soltanto dalla sua solitudine e, di conseguenza, dal suo desiderio di esser "vista" e di far parte di un qualcosa.
Ma per Le ragazze, purtroppo, non è tutto oro quel che luccica.
Partiamo direttamente dagli altri personaggi. Tutti (compresa la coprotagonista Suzanne di cui Evie è infatuata) risultano poco approfonditi. Alcune delle ragazze della comunità di Russell mi hanno dato l'impressione di esser state messe lì solo per far numero…
Il ritmo narrativo. Se vi avvicinate a questo romanzo aspettandovi, da subito, omicidi e sangue che scorre a fiumi resterete delusi. La storia, che come ho detto poc'anzi è raccontata in prima persona dalla protagonista ormai adulta, è lentissima e si concentra parecchio sulle sue impressioni e sulle sue disillusioni.
Un ulteriore aspetto negativo, e lo lascio per ultimo proprio perché è il più importante, è il riferimento alla "Famiglia Manson": questa cosa crea quasi una sorta di attesa per la brutalità e violenza gratuita. Attesa che, alla fin fine, sfocia in un nulla di fatto. Oltretutto, i momenti che precedono gli omicidi vengono "espansi" sino all'assurdo.
A questo punto la domanda sorge spontanea: Le ragazze può davvero considerarsi un thriller?
La mia risposta è una sola: NO!
Per carità, alcuni degli "ingredienti" tipicamente appannaggio del thriller ci sono tutti: la manipolazione psicologica, l'ambiguo leader della setta e la costante sensazione di minaccia. Però mancano completamente gli elementi cardine del genere: la tensione, l'indagine ed i colpi di scena. In questo romanzo, già dalla prima pagina, sai già cosa ne sarà di Evie, sai già cosa succederà e sai già chi è il responsabile della violenza che si scatenerà a fine libro.
Quindi, per come la vedo io, Le ragazze è solo un nostalgico romanzo di formazione in un ambiente malsano. È il racconto di una ragazza fragile che, cercando visibilità, finisce nel posto sbagliato.
Infinite Jest, il romanzo-labirinto spiegato con una mappa
C'è un problema con Infinite Jest. Non si legge. Si attraversa. Come una città senza segnaletica, dove le strade cambiano nome a metà e le mappe sono state strappate
Il progetto segnalato da FlowingData (Visual Guide for Infinite Jest) prova a fare una cosa molto semplice e insieme radicale: prendere un romanzo e trattarlo come un dataset. Christian Swinehart ha realizzato una sorta di guida visuale al romanzo di David Foster Wallace
Il risultato non è una recensione. È una radiografia.
Wallace scrive più di mille pagine, dissemina centinaia di personaggi, spezza il tempo narrativo e poi lo ricuce con note a piè di pagina che funzionano come cunicoli laterali. Leggere diventa un esercizio di orientamento. Qui entra la visualizzazione. Ogni personaggio diventa un nodo, ogni relazione un arco, ogni segmento narrativo una coordinata. Il libro si trasforma in un grafo. Non più sequenza, ma sistema.
È un cambio di paradigma che assomiglia a quello visto nell'informatica quando si passa dal codice all'architettura. Il testo è il codice. La mappa è il sistema. E il sistema rivela quello che la pagina nasconde.
Nella visualizzazione emergono gerarchie invisibili. Alcuni personaggi si comportano come hub di rete, catalizzatori di connessioni. Altri restano periferici, satelliti isolati. Le linee narrative si aggregano in cluster che si sfiorano e poi si allontanano. Il tempo smette di essere una linea e diventa una superficie deformata. Le note, che nel libro sembrano deviazioni, qui appaiono per quello che sono: estensioni strutturali, quasi frattali.
Il punto non è semplificare. È comprimere la complessità in una forma leggibile. Come trasformare un rumore bianco in un segnale.
Dentro questa operazione c'è una tendenza più ampia. La letteratura, quando diventa troppo densa, si presta a essere tradotta in dati. I romanzi diventano reti. I personaggi diventano entità computabili. Le trame diventano strutture analizzabili. Non è un tradimento del testo. È un secondo livello di lettura.
Una specie di Google Maps per libri impossibili.
La mappa non sostituisce l'esperienza. Non restituisce la voce, il ritmo, l'ironia. Ma permette di vedere la forma. E la forma, in un oggetto come Infinite Jest, è già metà del significato.
Il resto resta lì. Nelle mille pagine. Dove perdersi continua a essere parte del gioco
Un virus ha cancellato quasi tutta l'umanità. Le città sono diventate luoghi da evitare, la fiducia è un lusso e sopravvivere significa imparare a vivere con pochissimo. Eppure, nel cuore di The Dog Stars. Le stelle del cane, il vero problema non è resistere alla fine del mondo, ma capire che cosa rimane dell'essere umano dopo la fine.
Il nuovo film di Ridley Scott porta sul grande schermo il romanzo di Peter Heller, pubblicato nel 2012 e conosciuto in Italia come Le stelle del cane. Jacob Elordi interpreta Hig, un giovane pilota sopravvissuto alla pandemia che vive in una base isolata insieme al più pragmatico Bangley, interpretato da Josh Brolin. Una misteriosa trasmissione radio, però, riaccende la possibilità che là fuori esista ancora qualcosa per cui valga la pena rischiare tutto. 20th Century Studios ha fissato l'uscita statunitense del film al 28 agosto 2026.
Dietro l'apparenza di un grande thriller post-apocalittico, però, c'è un romanzo che usa la catastrofe per raccontare soprattutto lutto, solitudine, natura e bisogno degli altri. Ed è forse proprio questo a rendere l'incontro tra Heller e Scott particolarmente interessante.
Peter Heller immagina un futuro vicinissimo al nostro nel quale una pandemia influenzale ha eliminato gran parte della popolazione mondiale. Hig è uno dei sopravvissuti.
Prima della catastrofe aveva una moglie, una vita e un futuro che sembrava prevedibile. Adesso abita in un vecchio aeroporto del Colorado, vola con il suo piccolo aereo e condivide il territorio con Bangley, uomo armato e disilluso che ha trasformato la prudenza in regola di sopravvivenza. Accanto a Hig c'è anche Jasper, il suo cane.
La vita si riduce a gesti ripetuti: controllare il perimetro, volare abbastanza in alto da avvistare eventuali minacce, procurarsi il necessario, evitare gli sconosciuti. Ma Heller introduce immediatamente una differenza essenziale tra i suoi due protagonisti. Bangley vuole restare vivo, Hig vuole ancora vivere. Ed è una distinzione che cambia completamente il significato del romanzo.
Sopravvivere non basta. La narrativa post-apocalittica spesso pone una domanda immediata: come riusciremo a sopravvivere se il mondo collassa?
Heller ne pone un'altra: perché dovremmo farlo?
Quando tutto ciò che dava forma alla propria esistenza scompare, la sopravvivenza fisica rischia di diventare una successione di giornate senza direzione. Hig può mangiare, dormire, volare e proteggersi, ma continua a portare con sé il lutto per ciò che ha perso. Per questo la misteriosa trasmissione radio captata anni prima assume un significato enorme.
Non rappresenta semplicemente la possibilità che esistano altri sopravvissuti. Rappresenta la possibilità che il mondo non sia finito completamente. Il viaggio di Hig nasce quindi da qualcosa che, nel mondo di Bangley, potrebbe essere considerato un errore: la speranza.
Nel film, Hig avrà il volto di Jacob Elordi, mentre Josh Brolin interpreterà Bangley. Il cast comprende inoltre Margaret Qualley, Guy Pearce, Benedict Wong e Allison Janney.
La scelta di Elordi è interessante perché Hig non è il classico eroe post-apocalittico costruito sulla durezza. È un uomo profondamente segnato dal lutto, ma conserva un rapporto quasi ostinato con la bellezza. Continua a volare, continua a pescare, continua a guardare il paesaggio. Continua a desiderare una relazione con il mondo invece di trasformarlo esclusivamente in qualcosa da temere.
Bangley rappresenta l'altra possibilità. Per lui ogni sconosciuto è una minaccia potenziale e ogni esitazione può diventare fatale. Non è semplicemente cinico: è qualcuno che ha adattato perfettamente il proprio comportamento alle regole della nuova realtà.
La tensione tra i due non riguarda quindi soltanto come sopravvivere, ma quale tipo di persona bisogna diventare per riuscirci.
La regia di Ridley Scott rende il progetto particolarmente curioso. Scott ha costruito una parte importante del proprio cinema intorno a esseri umani collocati in ambienti ostili: lo spazio di Alien, le metropoli futuristiche di Blade Runner, il pianeta desolato di The Martian o i mondi attraversati dalle sue grandi epopee storiche.
In The Dog Stars, però, l'ambiente ostile coincide con qualcosa di familiare. Il Colorado esiste ancora, il cielo è ancora azzurro, le montagne sono ancora lì, il problema è che quasi tutti gli esseri umani sono scomparsi.
20th Century Studios presenta infatti il film come un thriller nel quale "la sopravvivenza è istinto, ma l'umanità è una scelta". Hig e Bangley hanno costruito una base efficiente e relativamente sicura, finché una trasmissione radio spinge il primo ad abbandonare quel fragile equilibrio.
È un punto di partenza perfetto per Scott: uno spazio enorme e visivamente spettacolare nel quale la presenza umana è diventata quasi un'anomalia.
Nel romanzo, Jasper non è soltanto il cane del protagonista. È uno dei legami più importanti rimasti a Hig. Dopo aver perso la moglie e gran parte del mondo conosciuto, il rapporto con l'animale rappresenta una continuità con ciò che significava avere una casa, una famiglia, qualcuno da aspettare e da proteggere. Per questo il titolo originale, The Dog Stars, acquista una sfumatura particolarmente malinconica. In un universo svuotato, ciò che mantiene Hig ancorato alla vita non sono soltanto le armi o l'aereo. Sono i legami.
La presenza di Jasper ricorda costantemente che l'affetto può sembrare inutile dal punto di vista della sopravvivenza pura, ma è proprio ciò che impedisce al protagonista di trasformarsi completamente in una macchina programmata per restare viva.
Un'altra particolarità del romanzo è che la fine della civiltà non coincide con la fine del mondo naturale. Anzi: quando gli esseri umani scompaiono, la natura continua. Heller descrive paesaggi, voli, fiumi, montagne e stagioni con una sensibilità che rende la catastrofe quasi paradossale: la fine dell'umanità non significa necessariamente la fine della bellezza.
È un pensiero inquietante proprio perché ridimensiona l'importanza che attribuiamo alla nostra presenza.
Hig, però, continua a osservare la natura non come semplice risorsa, ma come qualcosa capace di offrirgli ancora un'esperienza estetica e spirituale. Questo aspetto potrebbe trovare nel cinema di Scott una traduzione particolarmente potente. Il contrasto tra paesaggi vastissimi e pochissimi esseri umani può restituire visivamente la sensazione fondamentale del libro: essere rimasti vivi dentro un mondo che sembra già aver imparato a fare a meno di noi.
Il vero movimento della storia comincia da una voce. Hig intercetta una trasmissione radio proveniente da una zona distante e conserva quel ricordo per anni, non sa con certezza chi ci fosse dall'altra parte, non sa se qualcuno sia ancora vivo, non sa neppure se raggiungere quel luogo sia possibile. Eppure decide di partire.
È uno dei gesti più importanti del romanzo perché interrompe la logica costruita fino a quel momento: restare immobili significa essere al sicuro, mentre muoversi significa esporsi. Ma un'esistenza interamente organizzata intorno all'idea di evitare il rischio può trasformarsi in un'altra forma di morte.
Hig sceglie quindi l'incertezza, la possibilità di incontrare qualcuno, la possibilità di essere deluso, la possibilità di morire e, proprio per questo, la possibilità di ritrovare qualcosa che assomigli alla vita.
Il genere post-apocalittico può facilmente diventare spettacolo: città distrutte, virus, combattimenti, predatori e comunità in guerra. Le stelle del cane utilizza invece la catastrofe soprattutto per rendere visibile una condizione emotiva; la solitudine. Hig non è solo perché vive lontano dagli altri. È solo perché il mondo che gli permetteva di riconoscersi è scomparso.
La memoria può diventare allora contemporaneamente rifugio e prigione. Ricordare la moglie significa conservarla, ma significa anche continuare a misurare ogni giornata rispetto a qualcosa che non tornerà.
Il viaggio verso la voce captata alla radio può essere letto proprio come il tentativo di smettere di vivere esclusivamente nel passato. Non dimenticare, ma accettare che essere sopravvissuti comporti anche una responsabilità: decidere che cosa fare del tempo che rimane.
La sceneggiatura è firmata da Mark L. Smith, già autore di storie nelle quali sopravvivenza fisica e conflitto umano convivono in ambienti estremi. Scott figura inoltre tra i produttori insieme a Michael Pruss, Smith e Cliff Roberts, mentre lo stesso Peter Heller è coinvolto come executive producer.
Naturalmente un film dovrà comprimere una parte dell'introspezione del romanzo. La scrittura di Heller vive molto nella voce di Hig, nel modo in cui ricorda e osserva il mondo. Il cinema dovrà trasformare quel flusso interiore in immagini, silenzi e relazioni.
Il trailer e la presentazione ufficiale sembrano insistere maggiormente sulla componente thriller e sul viaggio nell'ignoto, ma il vero banco di prova sarà capire quanto dell'anima malinconica del libro riuscirà a sopravvivere alla scala spettacolare del film.
Per l'Italia, il materiale promozionale mostrato annuncia Le stelle dopo la fine dal 26 agosto al cinema, quindi con un'uscita anticipata rispetto a quella americana.
Ma più della pandemia o dello spettacolo post-apocalittico, sarà interessante vedere se Scott conserverà il pensiero che rende il romanzo di Peter Heller così particolare. La fine del mondo può insegnare a difendersi, può insegnare a sospettare, può trasformare ogni incontro in una minaccia.
Ma se per restare vivi dobbiamo rinunciare completamente alla fiducia, all'affetto e alla possibilità di cercare qualcuno, allora la domanda cambia: che cosa abbiamo davvero salvato? Hig sale sul suo aereo perché non gli basta esistere, vuole ancora trovare una ragione per tornare a casa.
Le indagini della grafologa Bea Navarra nei gialli di Nunzia Scalzo
Dalla Sicilia una nuova protagonista del noir italiano, la grafologa Bea Navarra, nata dalla fantasia di Nunzia Scalzo, che dopo La regola dell'ortica è tornata con Il ragno nella tela
C'è una nuova protagonista nel noir italiano contemporaneo, la grafologa Bea Navarra, nata dalla fantasia di Nunzia Scalzo, che dopo il successo di La regola dell'ortica è tornata, sempre per Feltrinelli, con Il ragno nella tela.
Grafologa forense a sua volta, e giornalista, Nunzia Scalzo è "nata per caso in Germania da genitori siciliani", e vive e lavora proprio in Sicilia. Dopo la laurea in Filosofia all'università di Catania, si è perfezionata in Filosofia del linguaggio.
Scalzo ha due passioni: quella per il giornalismo e la scrittura (è infatti direttrice editoriale del settimanale regionale I Vespri e collaboratrice delle pagine culturali dell'edizione di Palermo di la Repubblica), e quella per la grafologia forense (dal 2003 è iscritta al Tribunale di Catania e ha lavorato a migliaia di casi).
E veniamo a Il ragno nella tela, seconda indagine di Bea Navarra, che porta nella Sicilia più oscura: "Questa famiglia raggiungerà la pace e la serenità solo quando il diavolo sarà schiacciato. Non fidarti di chi ti è più vicino, non è mai quello che sembra". A trovare il sinistro messaggio nascosto dietro un quadro è la baronessa Giacinta Luce Di Gregorio. Nell'isolamento della sua villa immersa tra le colline di Caltagirone, la donna sta cercando di superare una serie di lutti che l'hanno colpita di recente, e adesso ecco queste parole velenose.
Chi le ha scritte? Chi è il diavolo da eliminare? E cosa significa la sequenza alfanumerica in greco antico che le accompagna? È una minaccia travestita da maledizione?
Per venirne a capo, la baronessa si rivolge a Bea Navarra, grafologa forense abituata a leggere la verità nelle tracce lasciate dalla scrittura. Ma l'analisi delle lettere e dei numeri dietro il quadro, e dell'inchiostro molto particolare usato per tracciarli, non basta: bisogna ricostruire l'albero genealogico della baronessa partendo proprio dalle scritture dei suoi membri perché "la carta non dimentica".
Giacinta, però, sembra restia a concedere documenti e informazioni. Insieme all'amico giornalista Domenico Grimaldi, a Erina, l'amica affilata e irresistibile, e grazie a una dritta di suo figlio Teo, studioso di astrofisica e buon conoscitore del deep web, Bea finisce per trovarsi al centro di una rete di menzogne che intreccia passato e presente, sangue e denaro, amore e vendetta.
Analizzando ogni grafia, ogni firma, ogni carta, Bea cerca di ricostruire una sorta di mappa familiare fatta di testamenti falsi, morti sospette e segreti troppo a lungo custoditi…