Due thriller internazionali che trasformano il delitto in un gioco perverso
con il lettore
Due thriller diversissimi costruiscono il mistero intorno a protagonisti che
hanno qualcosa da nascondere. In Cara Debbie di Freida McFadden la
rabbia di una donna diventa il motore di una vendetta imprevedibile, mentre ne
Il crocevia di Edogawa Ranpo un assassinio apparentemente semplice
precipita in un enigma che sembra impossibile da spiegare
Libri thriller come:
Cara Debbie
di
Freida McFadden e
Il crocevia
di
Edogawa Ranpo appartengono, in modi profondamente differenti, ma
sono allo stesso modo avvincenti.
Il primo utilizza gli strumenti del thriller psicologico contemporaneo per
trasformare una donna apparentemente ordinaria in una protagonista sempre più
imprevedibile; il secondo parte addirittura da un assassinio di cui conosciamo
immediatamente autore e circostanze, per poi introdurre un elemento
inspiegabile capace di mandare in frantumi ogni certezza.
Due libri lontanissimi per epoca, cultura e costruzione narrativa, accomunati
dalla stessa tentazione: portare il lettore dentro il crimine invece di
lasciarlo tranquillamente fuori a osservarlo.
Il thriller funziona spesso grazie a una promessa molto semplice: alla fine
sapremo chi è stato. McFadden e Ranpo complicano questa regola perché ciò che
conta non è soltanto arrivare a una soluzione, ma osservare cosa succede
quando la normalità comincia lentamente a deformarsi. In entrambi i romanzi il
crimine nasce all'interno di relazioni intime, tra matrimoni, tradimenti,
risentimenti e verità nascoste, ma prende poi due direzioni opposte. McFadden
guarda alla famiglia contemporanea e trasforma il risentimento in una miscela
di ironia nera e suspense psicologica; Ranpo costruisce invece un meccanismo
criminale che porta il lettore nel territorio dell'impossibile. Ed è proprio
questa distanza a rendere i due libri interessanti da leggere insieme.
▪ Cara Debbie di Freida McFadden
Debbie Mullen conosce molto bene i problemi degli altri. Per anni ha risposto
alle lettere delle donne del New England attraverso la rubrica "Cara Debbie",
ascoltando mogli trascurate, sminuite e maltrattate e cercando di offrire loro
quella lucidità che spesso è difficile trovare quando si è intrappolati dentro
una relazione. È una posizione privilegiata e insieme paradossale: Debbie sa
riconoscere perfettamente le crepe nelle vite altrui, mentre quelle della
propria stanno diventando sempre più profonde.
Una misteriosa lettera minaccia infatti di riportare alla luce un passato che
vorrebbe dimenticare, perde il lavoro, le figlie adolescenti cominciano a
comportarsi in maniera insolita e anche il marito sembra custodire qualcosa
che lei non conosce. A quel punto la donna abituata a suggerire prudenza agli
altri smette progressivamente di applicarla a se stessa. La stessa casa
editrice presenta il romanzo come un thriller in cui Debbie passa dai consigli
all'azione, facendo della vendetta uno degli elementi centrali della
storia.
È qui che Cara Debbie trova il suo elemento più interessante. Freida
McFadden prende una figura rassicurante, la dispensatrice di consigli capace
di rimettere ordine nelle esistenze altrui, e la colloca dentro una situazione
nella quale quell'ordine non sembra più possibile. Debbie diventa così
un'antieroina la cui rabbia mette continuamente in discussione il confine tra
reazione comprensibile e comportamento pericoloso.
Il thriller domestico diventa il luogo ideale per farlo perché dietro la
normalità della famiglia, del matrimonio e del lavoro possono nascondersi
forme di controllo, risentimento e frustrazione accumulate per anni. McFadden
gioca inoltre con una domanda scomoda: cosa accade quando una donna che ha
sempre saputo cosa sarebbe stato ragionevole fare decide che essere
ragionevole non le interessa più? È una premessa che permette alla suspense di
nascere non soltanto dai segreti che Debbie cerca di scoprire, ma dalla stessa
protagonista, perché diventa sempre più difficile prevedere quanto lontano sia
disposta ad arrivare.
Pubblicato in Italia da Newton Compton l'8 settembre, Cara Debbie arriva dopo il successo internazionale ottenuto dall'autrice nel thriller
psicologico. La casa editrice indica per McFadden oltre 56 milioni di copie
vendute nel mondo e traduzioni in più di 45 lingue, un fenomeno editoriale
costruito proprio sulla capacità di utilizzare ambienti apparentemente
familiari come spazi nei quali far esplodere segreti e ossessioni.
Anche in questo caso la forza della storia sembra nascere dallo scarto tra ciò
che dovrebbe essere rassicurante e ciò che progressivamente smette di esserlo:
una rubrica di consigli, una famiglia, un matrimonio e una donna che ha
trascorso anni a spiegare agli altri come rimettere ordine nella propria vita.
▪ Il crocevia di Edogawa Ranpo
Con Il crocevia il gioco cambia completamente, perché Edogawa Ranpo consegna
quasi immediatamente al lettore ciò che molti gialli conserverebbero per le
ultime pagine. Ise Shōgo, presidente di un'azienda, detesta la moglie Tomoko
ed è coinvolto in una relazione con la giovane segretaria Oki Harumi.
Quando Tomoko sorprende i due nell'appartamento dell'amante, Ise la strangola.
Non dobbiamo quindi scoprire chi abbia commesso il delitto: lo sappiamo. Il
problema diventa liberarsi del corpo. Ise decide di trasportarlo nella propria
Cadillac fino a un pozzo abbandonato nei pressi della diga di Fujise, ma
durante il viaggio rimane coinvolto in un incidente a un incrocio sotto un
cavalcavia di Shinjuku. Ed è a questo punto che Ranpo introduce l'elemento
capace di trasformare un omicidio quasi lineare in qualcosa di molto più
perturbante: nell'automobile compare il cadavere di un'altra persona.
Il lettore viene così trascinato dentro un enigma che sembra violare la logica
stessa della situazione. Il primo cadavere ha una provenienza precisa, un
assassino e un movente; il secondo rompe improvvisamente il sistema. Ranpo può
quindi spostare l'attenzione dal tradizionale "chi è stato?" verso una domanda
forse ancora più irresistibile: "come è possibile?".
È uno dei meccanismi più affascinanti del mystery, perché trasforma il lettore
in qualcuno che deve ricostruire non soltanto le responsabilità, ma la realtà
materiale degli eventi. Ogni particolare acquista importanza, ogni movimento
può nascondere qualcosa e ciò che sembrava certo qualche pagina prima deve
essere nuovamente sottoposto a verifica. L'incrocio evocato dal titolo assume
allora anche una forza simbolica: è il luogo nel quale traiettorie diverse si
sovrappongono e una storia criminale apparentemente comprensibile devia verso
qualcosa di molto più difficile da decifrare.
Dietro lo pseudonimo Edogawa Ranpo si trova Hirai Tarō, nato nel 1894, che
costruì il proprio nome d'arte richiamando foneticamente Edgar Allan Poe. La
sua importanza nella storia del giallo giapponese va ben oltre il singolo
romanzo: la sua opera ha contribuito in maniera decisiva allo sviluppo del
mystery e del noir in Giappone, tanto che dal 1955 esiste un premio letterario
che porta il suo nome.
Il crocevia, pubblicato in Italia da
Atmosphere Libri nella collana
Asiasphere e tradotto da Luca Domenichini, è indicato in uscita il 18
settembre 2026. È quindi anche un'occasione per avvicinarsi a uno degli
autori fondamentali del mistero giapponese attraverso una storia che mostra
quanto un delitto possa diventare inquietante proprio quando crediamo di aver
già capito tutto.
Cara Debbie e Il crocevia sembrano quasi due estremi dello stesso genere.
McFadden costruisce la tensione entrando nella vita quotidiana e facendo
progressivamente vacillare tutto ciò che dovrebbe renderla stabile: lavoro,
matrimonio, figli, fiducia. Ranpo procede nella direzione opposta, parte da un
fatto criminale mostrato apertamente e introduce un'impossibilità che
costringe a ricominciare l'indagine da capo.
Da una parte c'è una donna che per anni ha saputo suggerire agli altri quale
fosse la scelta giusta e che improvvisamente decide di smettere di comportarsi
secondo le regole; dall'altra un assassino convinto di sapere esattamente cosa
sia accaduto che si ritrova davanti a qualcosa che neppure lui riesce
immediatamente a comprendere.
Ed è forse questo il vero punto di contatto tra i due romanzi. Il thriller
diventa più interessante quando non ci chiede soltanto di trovare un
colpevole, ma incrina la posizione sicura dalla quale osserviamo la storia.
Debbie può farci comprendere la sua rabbia proprio mentre cominciamo a temere
ciò che potrebbe farne; Ranpo ci rende testimoni di un omicidio e subito dopo
ci dimostra che essere testimoni non significa necessariamente avere capito la
verità. Due strade diverse per arrivare allo stesso luogo: quello in cui il
lettore scopre che nel mistero la cosa più pericolosa non è ciò che ignora, ma
ciò che era convinto di sapere.