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"Un bel libro, Marcus, non si valuta solo per le sue ultime parole, bensì sull'effetto cumulativo di tutte le parole che le hanno precedute. All'incirca mezzo secondo dopo aver finito il tuo libro, dopo averne letto l'ultima parola, il lettore deve sentirsi pervaso da un'emozione potente; per un istante, deve pensare soltanto a tutte le cose che ha appena letto, riguardare la copertina e sorridere con una punta di tristezza, perché sente che quei personaggi gli mancheranno. Un bel libro, Marcus, è un libro che dispiace aver finito". [Joël Dicker in "La verità sul caso Harry Quebert"]

mercoledì 25 febbraio 2026

Andrew Porter: La vita immaginata


Andrew Porter: La vita immaginata

Titolo originale: The Imagined Life
Formato: Kindle (800 KB)
Pagine: 253
Editore: Feltrinelli Editore (24 giugno 2025)
ASIN: B0F9WQJZZQ
ISBN-13: 9788858863558

Data di acquisto: 21 febbraio 2026
Letto dal 21 al 25 febbraio 2026

▪️Sinossi
Steven Mills è arrivato a un bivio. Sua moglie e suo figlio se ne sono andati, forse per sempre. Ma nella vita di Steven c'è stato un altro abbandono, anni prima, quando il padre, brillante e carismatico professore universitario, scompare dopo uno scandalo mai chiarito completamente. Steven allora si mette sulle sue tracce, forse come unico appiglio a una realtà che gli sta sfuggendo di mano. Mentre guida lungo la costa della California, alla ricerca degli amici, dei familiari e degli ex colleghi del padre, l'infanzia e l'adolescenza di Steven prendono forma: le leggendarie feste in piscina dei genitori, i film in bianco e nero sul proiettore del cortile, i segreti condivisi con l'amico più caro. Ogni conversazione nel presente rivela un altro strato del passato di suo padre, un'altra intuizione sulla sua assenza. Eppure, a ogni rivelazione, quell'uomo che per un attimo sembra apparirgli finalmente davanti agli occhi, l'attimo successivo scompare di nuovo, costringendo il figlio ad affrontare la verità sulla propria vita.

▪️L'incipit del libro
Alcuni anni fa, quando mi imbarcai in questo progetto - in una, per così dire, ricerca della verità su quanto era accaduto a mio padre -, mia moglie Alison mi avvertì del pericolo che correvo avvicinandomi troppo a qualcosa che forse non volevo veramente sapere. E mi ricordò cos'era successo a lei quando aveva letto i diari di sua madre, morta da poco. Metà delle cose che ci aveva trovato dentro era stata felice di venirle a sapere, ma l'altra metà no. Alla fine aveva avuto la sensazione che l'immagine di sua madre, o almeno quella che aveva sempre avuto, ne uscisse sminuita, cambiata. Credo intendesse che le era sembrata più umana, e suppongo che a volte, nonostante le nostre migliori intenzioni, non sia proprio questo che desideriamo.

▪️La mia recensione
"In un certo senso - disse a un tratto, rilassandosi sulla sedia -, c'è da ammirarlo, non trovi? Parlo sul serio. In un certo senso c'è da ammirarlo perché non si è mai arreso, Steven, non ha mai fatto un passo indietro. Forse ha preso delle decisioni sbagliate, ha commesso qualche errore di valutazione, ma non si è mai lasciato intimidire. E per questo c'è da ammirarlo".
La vita immaginata, dell'americano Andrew Porter è un romanzo-saggio molto emozionante che fa riflettere sul rapporto padre-figlio.
La trama è abbastanza semplice: Steven, in un periodo di crisi lavorativa e familiare, molla tutto e parte alla ricerca del padre, carismatico docente universitario, allontanatosi da casa quarant'anni prima dopo che la sua stessa facoltà lo ha praticamente messo alla porta… Ecco, allora, che Steven (e noi insieme a lui!) intraprende sia un viaggio nel passato del padre, che all'interno dei suoi stessi ricordi di ragazzino nella California degli anni '80. Tra telefonate, visite e domande agli ex colleghi del padre, ecco emergere la figura di un uomo paranoico, pieno di segreti, schiacciato dalla delusione professionale e dai rapporti tesi con la moglie.
La scrittura di Porter è molto riflessiva (quasi "malinconicamente" poetica) e con la narrazione che si sviluppa tra presente e flashback dello Steven fanciullo… Rievocazioni che invece di dare risposte certe, introducono nuove domande e nuovi misteri. Eppure è proprio questo costante salto tra passato e presente che permette al protagonista di scindere la vita reale da quella divinizzata del padre, ma anche (o soprattutto?) la difficoltà a capire appieno i propri genitori ed i loro turbamenti.
📌 Voto: 🎖️🎖️🎖️🎖️ (4 su 5)

Tre nuovi e bellissimi libri per salvarsi dallo tsunami Sanremo


Tre nuovi e bellissimi libri per salvarsi dallo tsunami Sanremo

👉 fonte: Qui Como

Fughe da fermo, il cui titolo si ispira all'esordio letterario di Edoardo Nesi, vuole essere uno stimolo a conservare il piacere di leggere. Dunque, ogni settimana, insieme a Martina Fasola del Libraccio di Como, che già collabora alla rassegna culturale Strade Blu Live. La magia di un libro è anche quella di accompagnarci in altri mondi, di farci entrare in empatia con i suoi protagonisti. Di prenderci per mano e riconsegnarci altrove, con la sensazione di avere vissuto un'esperienza nuova da conservare nel tempo. E allora ecco un altro viaggio da vivere tra le pagine di queste nuove storie, ovunque ci conducano anche durante la "terribile" settimana del Festival di Sanremo.

▪️Teglie di rabbia di Henrik Johansson. Un racconto dall'ultima generazione della letteratura working class svedese, un filone che ha una genealogia alle spalle enorme e un vivace scenario contemporaneo, che finalmente arriva al pubblico italiano.
▪️Valanga di Raphaël Haroche. Con Valanga, Raphaël Haroche ci consegna un romanzo che mette insieme Salinger e Palahniuk, un racconto vivo e autentico, punteggiato di nostalgia e di tenerezza, scritto con una lingua affilata e pieno di verità.
▪️L'invenzione di Tristan di Adrien Bosc. Mescolando le testimonianze di chi gli era stato vicino, documenti, memorie e articoli di giornale, Adrien Bosc compone un ritratto dove tutto è vero ma tutto è romanzo, un'indagine sull'identità e sulla scrittura che ripercorre la parabola di un autore dimenticato troppo presto.

"Tre nomi" di Florence Knapp, arriva in Italia il romanzo dell'anno per il New York Times


Tre nomi di Florence Knapp, arriva in Italia il romanzo dell'anno per il New York Times
Già caso editoriale all'estero e libro dell'anno per il New York Times, arriva in Italia il debutto folgorante di Florence Knapp. Una storia che ci interroga sul peso del destino e sulla forza dei legami che ci definiscono

👉 fonte: LibreriAmo

Da mesi ai vertici delle classifiche inglesi, ha conquistato la critica più autorevole, i librai che l'hanno scelto come libro dell'anno, e soprattutto i lettori, che lo hanno amato scatenando un passaparola inarrestabile. Parliamo di Tre nomi, il romanzo d'esordio di Florence Knapp. Uscito in Inghilterra nella primavera 2025 e attualmente tra i titoli più venduti in Uk, il libro è in corso di pubblicazione in oltre 24 Paesi.
Dopo aver dominato nel Regno Unito e negli Stati Uniti, il libro sta scalando le classifiche mondiali e si appresta a diventare il nuovo fenomeno letterario anche nel nostro Paese. Ma cosa rende questo libro così speciale?
Mentre fuori il vento spezza i rami degli alberi, il pianto di un neonato riempie di vita la stanza. È nato il figlio di Cora e lei, finalmente, può cullarlo. Ma non è solo una notte di nascita e tempesta. È una notte di decisioni. Il bambino ha bisogno di un nome, ma Cora esita. La scelta più semplice sarebbe chiamarlo Gordon. Il nome del padre, e di tutti i maschi della famiglia. Il nome che il marito vorrebbe imporle. Eppure, Cora sente che non è la decisione giusta.
Potrebbe chiamarlo Julian, un nome che le è sempre piaciuto per il suo significato: Padre del cielo. O accontentare la primogenita Maia che le ha suggerito Bear. Il mattino dopo, la bufera è passata. Cora, invece, sente ancora infuriare dentro di sé lo stesso vento che ha messo sottosopra la città. Mentre va all'anagrafe, ferma il passeggino sotto una quercia e stringe forte la mano di Maia. Gordon, Julian, Bear. Cora deve decidere se assecondare la volontà di suo marito o ribellarsi.
In tre scenari alternati, la madre dà al figlio un nome diverso. Una scelta che comporta tre vite differenti. Una decisione che innesca infinite possibilità. Perché un nome non è mai soltanto un nome. Può essere dono, eredità, promessa; oppure trasformarsi in vincolo, marchio, condanna. Può proteggere o ferire. Può esprimere amore o potere. E può cambiare un'intera esistenza.
Non capita spesso che un'opera prima riesca a mettere d'accordo critica e pubblico con tale forza. All'estero, il romanzo (pubblicato con il titolo The Names) è diventato un cult istantaneo. Non è stato solo il "più venduto" nei grandi store online, ma è stato il preferito dai librai indipendenti, coloro che il libro lo leggono con il cuore prima che con i numeri.
Dalle pagine del The New York Times alle recensioni appassionate del The Guardian, la stampa internazionale ha celebrato la Knapp come una nuova voce capace di unire la profondità psicologica di Anne Tyler alla struttura narrativa brillante di un classico contemporaneo.
Tre nomi è una profonda meditazione sulla natura umana. La Knapp scrive con una grazia che incanta, alternando momenti di pura gioia a passaggi di una malinconia devastante. La sua scrittura ci ricorda che, sebbene il destino possa darci un nome, siamo noi a dovergli dare un significato.
All'estero, il successo del libro è stato alimentato anche dalla capacità dell'autrice di non offrire risposte facili. Non esiste una "vita perfetta" tra le tre opzioni. Ognuna ha le sue ferite, ognuna ha i suoi tramonti. Questo realismo magico, inteso non come genere letterario ma come capacità di rendere magica la realtà quotidiana, è ciò che ha fatto innamorare i lettori di ogni cultura.
Con una valutazione media che sfiora l'eccellenza (oltre 4 stelle su 5) e migliaia di recensioni appassionate, la comunità di Goodreads ha incoronato Tre nomi come uno dei debutti più potenti del 2025. I lettori lo descrivono come un romanzo "che si insedia nel cuore per non lasciarlo più", lodando soprattutto la struttura a bivi che ricorda il celebre film Sliding Doors.
Molti utenti sottolineano come, oltre al fascino delle "vite parallele", il libro colpisca duro per la sua onestà brutale nel raccontare le dinamiche familiari: "Non è solo una storia sui nomi, è un'indagine devastante e bellissima su come il coraggio di una madre possa cambiare il corso delle generazioni", scrive una lettrice in una delle recensioni più votate.
Tra i commenti emerge un monito comune: preparate i fazzoletti. Sebbene alcuni lettori l'abbiano trovato "emotivamente faticoso" per i temi trattati, la maggior parte concorda nel definire la prosa di Florence Knapp "precisa, poetica e incredibilmente matura", rendendolo un libro da divorare tutto d'un fiato ma su cui riflettere per settimane.
In un'epoca in cui siamo ossessionati dalla performance e dalla scelta giusta, Tre nomi rappresenta un libro necessario per riflettere: ci dice che siamo la somma delle nostre scelte, ma anche della nostra capacità di rimediare agli errori. Questo libro ci invita a guardare alle persone che amiamo non per ciò che potrebbero essere state, ma per ciò che hanno scelto di diventare. Non è un caso che sia il libro più venduto all'estero: è un romanzo che parla la lingua universale dell'anima.

martedì 24 febbraio 2026

"A Knight of the Seven Kingdoms", perché si chiamano sette regni se sono nove? Egg dà la spiegazione


"A Knight of the Seven Kingdoms", perché si chiamano sette regni se sono nove? Egg dà la spiegazione
Tra mappe, dinastie e titoli che pesano quanto una spada valyriana, A Knight of the Seven Kingdoms si prende il lusso di chiarire una delle ambiguità più longeve di Westeros

👉 fonte: MoviePlayer.it

La serie di A Knight of the Seven Kingdoms riaccende una vecchia domanda del mondo di Il trono di spade: perché si parla di Sette Regni se le regioni di Westeros sono nove? La risposta affonda nella storia, nella politica e nella tradizione, così come dichiarato nel corso della serie stessa.
Nel finale della prima stagione di A Knight of the Seven Kingdoms, un breve scambio tra Dunk ed Egg mette il dito nella piaga: i Regni non sono sette, bensì nove. Una rivelazione che spiazza una parte del pubblico, ma che apre una finestra preziosa sulla genealogia politica di WesteroIl termine "Sette Regni" nasce prima della Conquista di Aegon Targaryen, avvenuta circa due secoli prima degli eventi della serie. In quell'epoca, il continente era frammentato in numerosi domini indipendenti, il cui numero variava continuamente: conquiste, alleanze e annessioni ridisegnavano la mappa con una frequenza quasi ossessiva. Quando Aegon sbarcò a Westeros, però, esistevano sette grandi regni riconosciuti, ciascuno governato da un sovrano: il Nord degli Stark, la Valle degli Arryn, le Isole e Fiumi degli Hoare, l'Altopiano dei Gardener, la Roccia dei Lannister, le Terre della Tempesta dei Durrandon e Dorne dei Martell.
Aegon riuscì a piegare tutti, tranne Dorne, che rimase indipendente fino al 161 AC. Eppure, il titolo assunto dal nuovo re fu comunque quello di Lord dei Sette Regni. Non si trattò di un errore, ma di una scelta politica e simbolica: il numero sette aveva (e ha) un peso enorme nella cultura di Westeros, soprattutto per la Fede dei Sette, alla quale Aegon decise di legarsi. Inoltre, separando le Isole di Ferro e le Terre dei Fiumi in due domini distinti, il conteggio rimaneva "magicamente" coerente.
Con il passare degli anni, la realtà territoriale di Westeros è cambiata, ma l'etichetta no. Alla struttura originale si sono aggiunti due elementi chiave: Dorne, infine integrata nel regno, e le Terre della Corona, nate attorno a Approdo del Re, la città fondata da Aegon nel punto esatto del suo sbarco. Il risultato? Nove regioni distinte, ciascuna affidata a una grande casata.
Durante gli eventi di A Knight of the Seven Kingdoms, la mappa politica è ormai stabile: Stark al Nord, Arryn nella Valle, Greyjoy sulle Isole di Ferro, Tully nei Fiumi, Tyrell nell'Altopiano, Baratheon nelle Terre della Tempesta, Lannister nell'Ovest, Targaryen sulle Terre della Corona e Martell a Dorne. Egg ha quindi perfettamente ragione dal punto di vista geografico.
La serie gioca brillantemente con questo paradosso, arrivando persino a mostrare un titolo scherzoso che ribattezza lo show A Knight of the Nine Kingdoms. Un guizzo ironico che difficilmente avrà seguito ufficiale, ma che centra il punto: i nomi, in Westeros, contano quanto le spade. Cambiarli significa riscrivere la Storia, e la Storia, soprattutto quella raccontata dal potere, non ama le revisioni.
Non sorprende, allora, che A Knight of the Seven Kingdoms scelga di soffermarsi su un dettaglio simile: è proprio in queste pieghe (tra nomi sbagliati ma tramandati, e numeri che non tornano) che Westeros continua a raccontare se stessa. E a rendersi, ancora una volta, incredibilmente credibile.

Fatevi un favore e leggete questi tre critici se volete capire qualcosa di letteratura. Altro che premi Strega, Book-Toker e classifiche


Fatevi un favore e leggete questi tre critici se volete capire qualcosa di letteratura. Altro che premi Strega, Book-Toker e classifiche
Facciamo tre nomi di critici che dovreste leggere. Molto diversi tra loro, coltissimi e preparati, ma soprattutto diversi da ciò a cui siete abituati. Non sono "intellettuali militanti" per come ve li hanno raccontati, né nerd della loro materia. Sono viveur della letteratura, hanno gusto, conoscenza e voglia di spiegarvi quello che altri non vi spiegano o non sanno spiegarvi

👉 fonte: MowMag.com

È molto probabile che di letteratura sappiate meno di quanto credete. Ed è anche molto probabile che quel che sapete lo abbiate letto da venditori di fumo e militanti dediti al battibecco politico, possibile con un piede dentro e uno fuori l'accademia. È anche molto probabile, ma non ci giurerei, che ciò che sapete della letteratura sia stato acquisito in modo disordinato e appassionato, trovando spunti da riviste di settore, blog e amici, è probabile che nell'ultimo anno siate cresciuti e abbiate smesso di leggere la Beat Generation o il realismo sporco americano per concedere qualche chance al postmodernismo americano. O, peggio, ai grandi vecchi continentali. 
C'è, almeno per chi scrive, una sana via di mezzo tra il "culturismo", che risulta convincente e non patetico se manifestato da pochi reali illuministi con la passione per l'enciclopedia, e il tiktokerismo, che al massimo vi farà scoprire Sally Rooney (brava) e scrittori o scrittrici meno brave. Il modello dei "casi letterari" non funziona più come una volta. Siamo passati da A sangue freddo di Truman Capote (tanto tempo fa) a Shantara (poco tempo fa) al romance. Nulla di tutto questo manca di dignità, poiché in una società liberale e aperta tutto ha dignità, fuorché togliere la dignità a destra e manca. Però la china è evidente.
C'è un modo per bilanciare tutto questo? Ovviamente no. E se ci fosse non ve lo darei qui gratis. Però ci sono tre persone che stanno facendo un lavoro che né io né voi sapremmo fare. Se volete capire qualcosa in più della letteratura, non come surrogato accademico o come eterno trend, ma come spigolo contro cui sbatte la vita, a ogni livello e in ogni dimensione, questi tre nomi potranno esservi utili. E, se siete amanti della bella scrittura, anche decisamente simpatici.
Angelo Cennamo ha la migliore cantina di scrittori americani che si possa vedere in Italia. Non solo perché legge i libri che escono, ma perché ha letto i libri che sono usciti. Alcuni dei titoli che ama sono anche introvabili. Nella lunga strada che porta un diciassettenne che legge Bukowski a capire Thomas Pynchon e David Foster Wallace incontrerai, viandante, gli autogrill del grande romanzo americano. Non solo quei romanzi totali e caleidoscopici di Vollmann, Delillo e compagnia. Ma i viventi Jonathan Franzen, Ben Lerner eccetera eccetera. Serve senso dell'orientamento, perché il Paese è grande, contraddittorio, soffocato non solo dal trumpismo, ma anche da un suo "sodale opposto", una sorta di puritanesimo ideologico dalle conseguenze fantozziane, soprattutto quando si tratta di arte. Contro di esso la grande letteratura può ancora qualcosa. Lo sa Cennamo, che ve ne parla, avendo guidato a lungo, e in solitaria, su Telegraph Avenue.
Fabrizio Coscia ha due anime, quella del "ritrattista" (Filippo La Porta lo ha definito così su Robinson de La Repubblica), del "narratore essenziale e potente" (Renato Minore su Il Messaggero), che è quella che emerge dai suoi Suicidi imperfetti ma anche da I sentieri delle ninfe, e quella del glossatore. Oggi si direbbe: ha la vocazione profonda del blogger, termine considerato ormai quasi dispregiativo (quasi un modo per dire che se uno è blogger non è giornalista, considerazione falsa e facilona, poiché il blogger è spesso ben più che giornalista: è scrittore). Così su Caspiar ha deciso di annotare con uno stile naturale, informale e chiaro, dunque direi cartesiano, ciò che legge e studia e ciò su cui ragiona. Ha una collana per Editoriale scientifica, S-Confini, una sorta di bottega aperta, una sorta di laboratorio per chi vuole scrivere saggi oggi. Leggerlo, e leggere i suoi autori, è come prendere in mano un martello convinti che ci si possa solo sbattere un chiodo nel muro, per poi scoprire che, con buona pace per i nuovi realisti, quel martello non è mai solo un martello, ma molto di più.
Mi piace invitarvi a leggere il terzo degli autori con le parole che a lui ha dedicato il poeta Giuseppe Conte in un post di inizio febbraio: "Matteo Marchesini non è un buon intellettuale. Per me, potrei sbagliarmi, è un trafficante presuntuoso onnipresente parolaio, a volte anche un po' imbecille". In effetti è molto probabile che Matteo Marchesini vi farà incazzare (a partire dal fatto che scrive su un giornale che la gente impegnata ha imparato a odiare: Il Foglio). Un socialista liberale, più liberale che socialista secondo me (e per fortuna), un radicale più vecchio stile che nuovo, allergico alla versione moderna dell'ideologia applicata alla cultura, e cioè il piagnisteo, da anni in lotta contro la critica letteraria in sé e per sé, e cioè smunta, stitica, completamente fuori dal tempo e dal mondo, anche quando militante, e cioè volontariamente pressata nel corsetto della politica a buon mercato pur di far sì che un discorso tecnico appaia il più possibile "immerso nel mondo" (e invece proprio per questo ancora più ridicolo). È un critico che non piace neanche a chi lo pubblica, infatti qualche editore all'ultimo si era tirato indietro, eccezion fatta - lo so per certo ma non sarà, spero, l'unica - proprio per Fabrizio Coscia, che ospita il suo ultimo libro. Matteo Marchesini non è un cavallo pazzo, uno scapigliato, uno che scrive dalla barricata. Non è isterico. È piuttosto ironico, e quindi autoironico, e colto in modo per nulla pilotato. Sembra un uomo del Novecento mitteleuropeo. Solo più leggero e divertente da leggere.
Si potrebbe fare il nome di altri, ma tanto vi basti per una corretta indigestione di stimoli, nozioni e storie. Come sosteneva il famigerato critico gastronomico A. J. Liebling, l'opulenza nel gusto non è mai un difetto. E può persino diventare un termometro per giudicare in che stato di salute è la società in cui viviamo.

lunedì 23 febbraio 2026

Tre libri per tre chicche letterarie se ti piace la narrativa straniera


Tre libri per tre chicche letterarie se ti piace la narrativa straniera
Tre libri poco frequentati ma potentissimi per scoprire la narrativa straniera tra memoria, resistenza e identità: dalla Germania del Novecento ai fantasmi della storia europea

👉 fonte: LibreriAmo

Questi tre libri sono tre chicche letterarie nel senso più autentico del termine: testi diversi per forma e linguaggio, ma uniti da un filo comune,  la Germania come spazio reale e simbolico, luogo di fratture, colpe, silenzi, e tentativi di comprensione. Romanzi, opere ibride, testi di confine che chiedono al lettore attenzione, lentezza e partecipazione emotiva.
Quando si parla di narrativa straniera, soprattutto quella europea del Novecento, il rischio è spesso quello di fermarsi ai nomi più noti, ai grandi classici già canonizzati. Eppure, esiste un sottobosco letterario fatto di opere meno battute, ibride, difficili da etichettare, che lavorano sul trauma storico, sulla perdita e sulla resistenza individuale.
Questi tre libri non sono letture facili, né rassicuranti. Sono chicche letterarie perché chiedono attenzione, perché rifiutano la semplificazione, perché lavorano sulle fratture della Storia invece che sulle sue narrazioni pacificate. Se ami la narrativa straniera che scava nella memoria, che interroga l'identità e che usa la letteratura come strumento di consapevolezza, questi titoli rappresentano tre porte d'ingresso preziose e necessarie. Tre modi diversi, ma complementari, di leggere la Germania (e l’Europa) attraverso ciò che è andato perduto, ma continua a chiedere di essere raccontato.

▪️I tedeschi. Una geografia della perdita di Jakuba Katalpa (Miraggi edizioni)
I tedeschi. Una geografia della perdita non è soltanto un romanzo familiare, ma un percorso nella memoria europea del Novecento, costruito attraverso ciò che manca, ciò che è stato taciuto, ciò che non è mai stato davvero elaborato. La storia prende avvio da un gesto apparentemente semplice e quasi tenero: per anni, una famiglia praghese riceve pacchetti contenenti piccoli doni, dolciumi, oggetti infantili. A inviarli è Klara Rissmann, una donna tedesca che ha abbandonato il figlio subito dopo la guerra.
Attorno a questo gesto si costruisce una narrazione stratificata, che non cerca risposte nette ma indaga le zone grigie della Storia. L'abbandono del figlio è stato una scelta? Una costrizione? Un atto di sopravvivenza? È una nipote di Klara, dopo la morte del padre, a tentare di ricostruire le origini della propria famiglia, scoprendo che la memoria non è mai lineare, e che ogni ricostruzione è inevitabilmente incompleta.
I tedeschi. Una geografia della perdita è un romanzo di donne e di madri, di maternità negate, interrotte, deformate dalla Storia. La perdita non è solo privata, ma collettiva: è la perdita di una lingua, di un'identità, di una continuità affettiva. Ricarda Messner costruisce una scrittura sobria, quasi trattenuta, che rifiuta il melodramma e lavora invece sulla sottrazione, sull'eco emotiva, sul non detto. Un libro che mostra come la colpa e il trauma non appartengano solo a chi li ha vissuti, ma si trasmettano, silenziosamente, alle generazioni successive.

▪️L'imperatore di Atlantide di Viktor Ullmann e Petr Kien (Miraggi edizioni)
L'imperatore di Atlantide è una di quelle opere che sfuggono alle categorie: non è solo un libretto d'opera, non è solo un saggio, non è solo un documento storico. È, prima di tutto, un atto di resistenza artistica. Composta tra il 1943 e il 1944 nel ghetto di Terezín, l'opera nasce in uno dei luoghi più paradossali e crudeli della macchina nazista: un ghetto "modello", usato come vetrina propagandistica per ingannare la Croce Rossa, mentre i suoi abitanti venivano deportati verso Auschwitz.
In questo contesto, Ullmann e Kien scelgono di riscrivere il mito di Atlantide, caro all'immaginario nazista, trasformandolo in una allegoria della fine del potere assoluto. L'imperatore che governa Atlantide dichiara guerra a tutti, ma la Morte stessa si ribella, rifiutandosi di collaborare. Il mondo si blocca, il sistema crolla, e il potere mostra la sua natura grottesca e autodistruttiva.
Il volume, con testo tedesco a fronte, è arricchito da saggi che ricostruiscono il contesto storico e analizzano il valore musicale e simbolico dell'opera. L'imperatore di Atlantide dimostra come, anche nelle condizioni più estreme, l'arte possa diventare un linguaggio di opposizione, una forma di verità che sfugge alla censura e alla violenza. Non una semplice testimonianza, ma una creazione capace di parlare ancora oggi.

▪️Una storia tedesca di Roger Salloch (Miraggi edizioni)
Leggere Una storia tedesca significa camminare accanto a un uomo che sceglie di non diventare eroe. Reinhardt Korber è un pittore, un insegnante d'arte, che attraversa Berlino nella primavera del 1935, mentre il regime nazista consolida il proprio potere. Non ci sono grandi gesti di ribellione, né atti spettacolari: c'è piuttosto una resistenza interiore, silenziosa, fatta di sguardi, di pensieri, di visioni.
Roger Salloch costruisce un romanzo profondamente simbolico, in cui la realtà è costantemente deformata dallo sguardo dell'artista. Berlino diventa un paesaggio mentale, attraversato da miti, riferimenti biblici, figure archetipiche come i Re Magi, capaci di eludere Erode/Hitler. La Storia irrompe nella vita dei personaggi non come evento improvviso, ma come progressiva distorsione del quotidiano.
Una storia tedesca è un romanzo sulla responsabilità morale, sull'impossibilità di restare innocenti, sulla difficoltà di continuare a vedere il mondo con lucidità quando tutto intorno è corrotto. Non offre consolazione, ma invita il lettore a interrogarsi su cosa significhi davvero resistere, quando opporsi apertamente sembra impossibile.

sabato 21 febbraio 2026

Harlan Coben: Fuga


Harlan Coben: Fuga

Titolo originale: Runaway

Formato: Kindle (1.1 MB)
Pagine: 413
Editore: Longanesi (20 maggio 2021)
ASIN: B092VYTLTQ
ISBN-13: 9788830458093

Data di acquisto: 17 febbraio 2026
Letto dal 17 al 21 febbraio 2026

▪️Sinossi
«Un maestro della suspense e dei colpi di scena». Dan Brown
L'hai persa. Tua figlia. Una ragazza sbandata e legata a un fidanzato che abusa di lei. Ma ti ha spiegato chiaramente che non vuole essere salvata.
Tu non ti dai pace e quando, per caso, la vedi a Central Park, mentre suona una chitarra non credi ai tuoi occhi. Quella che hai davanti, però, non è la ragazza che hai cresciuto, quella che è sempre presente nei tuoi ricordi. È una donna che cammina sul filo del rasoio, malconcia, spaventata, decisamente nei guai. Non ti fermi a pensare. Corri da lei e le dici di tornare a casa.
E lei fugge. Di nuovo.
E tu fai quello che ogni genitore farebbe: la segui. Ed entri in un mondo di cui non sospettavi nemmeno l'esistenza. Qui nessuno è al sicuro, nell'ombra l'arma più comune è l'omicidio.
Prima che tu riesca ad accorgertene tutta la tua vita è in pericolo. E per proteggere tua figlia dal male, prima dovrai affrontarlo tu stesso…

▪️L'incipit del libro
Simon era su una panchina allo Strawberry Fields Memorial di Central Park, il cuore a pezzi. Nessuno se ne sarebbe accorto, non a un primo sguardo, un'ora prima che i pugni cominciassero a volare e due turisti finlandesi si mettessero a strillare, mentre altri nove visitatori filmavano l'orribile rissa con gli smartphone.
Non c'erano fragole a Strawberry Fields, e bisognava mettercela tutta per chiamare quei diecimila metri quadrati di giardini paesaggistici un «campo», ma così si intitolava il pezzo dei Beatles. Strawberry Fields è un terreno triangolare incuneato fra la 72nd e Central Park West dedicato alla memoria di John Lennon, ucciso con un colpo d'arma da fuoco dalla parte opposta della strada. Al centro del memoriale c'è un mosaico di pietre che formano una parola:
IMAGINE
Simon guardava dritto davanti a sé, disperato. Un fiume di turisti gli passava accanto immortalando il famoso mosaico - foto di gruppo, selfie, qualcuno inginocchiato sulla scritta di pietre, qualcuno addirittura sdraiato. Quel giorno, come capitava spesso, c'era chi aveva decorato la scritta IMAGINE con fiori freschi che formavano il simbolo della pace, petali di rose rosse che chissà come non volavano via. La gente, forse proprio perché quello era pur sempre un memoriale, aspettava con pazienza il proprio turno per avvicinarsi e scattare l'indimenticabile foto che più tardi avrebbe postato su Snapchat o Instagram, o qualunque fosse il loro social preferito, insieme a una citazione di John Lennon o forse al testo di una canzone dei Beatles, magari proprio il verso in cui si immagina che tutti vivano in pace.


▪️La mia (brevissima) recensione
"Quando qualcosa va storto, quando la tenebra si insinua nell'anima della tua bambina, non puoi fare a meno di chiederti dove diavolo hai sbagliato".
Questo romanzo, pubblicato nel 2019 (e recentemente diventato anche un film su Netflix) conferma il motivo per cui Harlan Coben è uno dei miei scrittori statunitensi preferiti. Fuga è, detto in parole povere, un thriller "costruito" su mistero, segreti familiari, tensione ed azione. La trama ti travolge sin dalla prima pagina e, tra un "un'ultimo capitolo e poi smetto" e l'altro, ti accompagna sino all'epilogo finale in un tripudio di emozioni. I personaggi (tutti, partendo dal protagonista e via via sino alle semplici "comparse") son descritti molto bene e, visto il tema trattato, molto "umani".
I colpi di scena son davvero plausibili e, soprattutto, piazzati nei momenti salienti della storia. Anzi, vediamola da un'altra angolazione: ogni volta che c'è un colpo di scena, la stessa storia cambia direzione.
Al centro del libro c'è Simon Greene, consulente finanziario e padre di famiglia intento a rintracciare e riportare a casa Paige, sua figlia persa nel tunnel droga. Ma, nel farlo, si ritroverà al centro di una spirale di violenza e scheletri nell'armadio anche all'interno della sua stessa famiglia.
Il romanzo tratta, molto bene bisogna dirlo, il rapporto genitori-figli e sin dove un padre disperato può spingersi per salvare la sua famiglia.
Fuga, e termino qui, è il classico thriller che riesce a mescolare benissimo dramma, tensione e… un finale completamente spiazzante!
📌 Voto: 🏅🏅🏅🏅🏅 (5 su 5)

venerdì 20 febbraio 2026

Due libri per scoprire e riscoprire i classici


Due libri per scoprire e riscoprire i classici
Due classici da riscoprire tra gotico, mistero e fiaba oscura: I misteri delle cantine di Carolina Invernizio e Il cuore freddo di Wilhelm Hauff raccontano paure, desideri e ossessioni senza tempo

👉 fonte: LibreriAmo

Riscoprire i classici non significa soltanto tornare alle grandi opere consacrate dai programmi scolastici, ma anche riportare alla luce testi che hanno saputo parlare al loro tempo con una forza tale da restare sorprendentemente attuali. Il canone letterario, infatti, non è mai fisso: si espande, si ridefinisce, si arricchisce di voci che per anni sono rimaste ai margini o confinate a un'idea di letteratura popolare o "di genere".
I misteri delle cantine di Carolina Invernizio e Il cuore freddo di Wilhelm Hauff appartengono a due tradizioni diverse, il feuilleton italiano ottocentesco e la fiaba romantica tedesca, ma condividono un tratto fondamentale: entrambi usano il racconto gotico e simbolico per indagare il lato oscuro dell'animo umano. Tra cantine torinesi, segreti sepolti e ambizioni che divorano il cuore, questi due libri dimostrano come il classico non sia mai polvere da archivio, ma materia viva, capace ancora oggi di inquietare, affascinare e interrogare.
I misteri delle cantine di Carolina Invernizio e Il cuore freddo di Wilhelm Hauff dimostrano come i classici non appartengano al passato, ma continuino a vivere ogni volta che vengono riletti con uno sguardo nuovo. Tra gotico urbano e fiaba morale, questi due libri ci ricordano che la letteratura è uno strumento potentissimo per esplorare le ombre dell'essere umano, ieri come oggi. Riscoprirli significa non solo conoscere la storia della narrativa, ma anche comprendere meglio le nostre paure, i nostri desideri e le scelte che definiscono chi siamo.

▪️I misteri delle cantine di Carolina Invernizio
I misteri delle cantine di Carolina Invernizio, Edizioni del Capricorno, è un romanzo che incarna alla perfezione l'anima del feuilleton ottocentesco: una narrazione stratificata, carica di colpi di scena, ambientata in una Torino cupa e sotterranea, dove il confine tra bene e male è costantemente attraversato da passioni violente, segreti indicibili e destini segnati.
Il romanzo si apre nel 1872, alla vigilia dell'Epifania, con una scena di forte impatto visivo e simbolico: un uomo sfigurato dal vaiolo esce da una bettola torinese seguito da un bambino di otto anni, Carletto, vittima di maltrattamenti. La cantina in cui il bambino trova rifugio diventa immediatamente uno spazio liminale, un luogo sotterraneo in cui la vita e la morte si sfiorano. È qui che Carletto assiste, nascosto, alla sepoltura clandestina del cadavere di una donna, evento che dà avvio a una lunga catena di rivelazioni, ricatti e tragedie.
Carolina Invernizio costruisce il romanzo come un intricato mosaico narrativo, in cui il passato e il presente si rincorrono attraverso flashback, confessioni e rivelazioni progressive. La figura di Fosca, la donna sepolta viva nella cantina, diventa il centro simbolico dell'intera vicenda: intorno alla sua morte si addensano prostituzione, amori malati, tradimenti e pratiche macabre degne del gotico più cupo. La scrittura di Invernizio non ha paura dell'eccesso: anzi, lo abbraccia come cifra stilistica, consapevole che il piacere del feuilleton nasce proprio dall'accumulo, dalla tensione continua, dall'orrore che si insinua lentamente nella quotidianità.
Uno degli aspetti più interessanti di I misteri delle cantine di Carolina Invernizio, Edizioni del Capricorno, è il modo in cui l'autrice utilizza gli spazi urbani. La Torino sotterranea delle cantine, dei vicoli e delle bettole diventa metafora di una società che nasconde sotto la superficie rispettabile una realtà fatta di violenza e sopraffazione. Le cantine non sono solo luoghi fisici, ma veri e propri depositi di colpa, dove i segreti vengono sepolti insieme ai corpi.
Invernizio, spesso relegata per decenni a scrittrice popolare, dimostra in questo romanzo una straordinaria capacità di controllo narrativo e una profonda comprensione delle dinamiche sociali del suo tempo. Le sue figure femminili, in particolare, sono tutt'altro che passive: vittime sì, ma anche protagoniste di scelte estreme, capaci di muovere l'azione e di incarnare le contraddizioni di una società patriarcale. La nuova edizione di Edizioni del Capricorno restituisce dignità letteraria a un testo che merita di essere letto non solo come documento storico, ma come romanzo gotico di grande potenza immaginativa. I misteri delle cantine è una lettura che cattura, inquieta e trascina, ricordandoci quanto il popolare possa essere, a pieno titolo, letteratura.

▪️Il cuore freddo di Wilhelm Hauff
Il cuore freddo di Wilhelm Hauff, Arsenio Edizioni, è una delle fiabe più oscure e affascinanti della tradizione romantica tedesca, un racconto che utilizza il linguaggio della fiaba per esplorare temi profondamente morali ed esistenziali: l'ambizione, la perdita dell'umanità, il prezzo del successo.
Ambientato nel cuore della Foresta Nera, il racconto segue la vicenda di Peter Munk, un giovane povero e ingenuo che sogna una vita migliore. Insoddisfatto della sua condizione sociale, Peter sceglie di stringere un patto con uno spirito silvano malefico, cedendo il proprio cuore in cambio di ricchezza e potere. Il cuore umano viene sostituito con uno di pietra, freddo, incapace di provare compassione.
Wilhelm Hauff costruisce una fiaba che, sotto la superficie fantastica, si rivela una potente allegoria morale. Il cuore freddo non è solo un oggetto magico, ma il simbolo di una trasformazione interiore: Peter, privato della capacità di provare empatia, diventa progressivamente più ricco e più solo, più potente e più disumano. La ricchezza non porta felicità, ma isolamento, violenza e perdita di senso.
Uno degli elementi più affascinanti di Il cuore freddo è il suo equilibrio tra semplicità narrativa e profondità simbolica. La scrittura è limpida, quasi cristallina, ma ogni episodio è carico di significati morali. La Foresta Nera diventa uno spazio mitico, popolato da spiriti, forze oscure e figure ambigue che riflettono le paure e i desideri dell'animo umano.
La fiaba di Hauff dialoga apertamente con il Romanticismo tedesco, ma anticipa anche riflessioni modernissime sul rapporto tra etica e successo, tra identità e denaro. Peter Munk non è un semplice personaggio fiabesco: è l'emblema di chi rinuncia alla propria umanità per ottenere riconoscimento sociale. Il cuore di pietra diventa così una metafora potente, ancora oggi incredibilmente attuale.
L'edizione bilingue di Arsenio Edizioni, con testo tedesco a fronte, valorizza ulteriormente l'opera, permettendo di apprezzare la musicalità originale della lingua di Hauff e la precisione della traduzione. È un libro che può essere letto a più livelli: come fiaba gotica, come racconto morale, come riflessione filosofica sul desiderio e sulla responsabilità.
Il cuore freddo non offre facili consolazioni, ma invita il lettore a interrogarsi su cosa significhi davvero essere felici e su quanto siamo disposti a sacrificare per il successo. Un classico breve ma densissimo, che continua a parlare con forza anche al presente.

5 film straordinari tratti dai classici della letteratura americana


5 film straordinari tratti dai classici della letteratura americana

👉 fonte: Everyeye.it

Il cinema ha spesso trovato nella letteratura americana una fonte inesauribile di storie potenti. Alcuni film non si limitano a raccontare la storia originale; la ampliano. Ecco cinque esempi di come la parola scritta abbia preso vita sullo schermo in modi straordinari.

▪️Non è un paese per vecchi (2007) di Joel ed Ethan Coen
Adattare i romanzi di Cormac McCarthy non è un'impresa semplice. La sua scrittura è asciutta e piena di silenzi che trasudano tensione. I fratelli Coen, con il loro stile, hanno saputo catturare perfettamente questo spirito, creando un film inquietante. Anton Chigurh, con la sua presenza glaciale, rimane uno dei villain più memorabili del cinema contemporaneo. La scena del lancio della moneta è diventata leggendaria, simbolo di un destino inesorabile che si abbatte sui personaggi senza pietà.

▪️America oggi (1993) di Robert Altman
Robert Altman si è confrontato con i racconti di Raymond Carver, intrecciandoli in una lunga narrazione corale. Il film esplora la vita quotidiana, le coincidenze e le interconnessioni invisibili tra persone che sembrano distanti, ma che in realtà condividono le stesse fragilità e desideri. Con un cast ampio e talentuoso, Altman ci mostra che la tragedia, il dramma e la bellezza possono nascondersi negli angoli più ordinari dell’esistenza.

▪️Blade Runner (1982) di Ridley Scott
Il mondo immaginato da Philip K. Dick in Do Androids Dream of Electric Sheep? viene reinventato da Ridley Scott con uno stile visivo che ha segnato la fantascienza per decenni. La Los Angeles del 2019, cupa e luminosa allo stesso tempo, anticipa in maniera inquietante la realtà delle metropoli moderne. Rutger Hauer, improvvisando il celebre monologo "Tears in the rain", riesce a condensare in pochi minuti tutta l'umanità e la malinconia di un futuro possibile.

▪️Stand By Me. Ricordo di un'estate (1986) di Rob Reiner
Stephen King è celebre per l'horror, ma in Stand By Me emerge il lato più intimo e umano della sua scrittura. La storia, tratta dalla novella The Body, è un ritratto nostalgico dell'adolescenza, dei sogni, delle paure e della perdita dell'innocenza. Reiner dirige con delicatezza un gruppo di giovani attori che rendono credibili emozioni universali. Ogni passo lungo i binari della ferrovia diventa metafora di un viaggio verso la consapevolezza e la crescita personale.

▪️Il Mago di Oz (1939) di Victor Fleming
La trasposizione del classico di L. Frank Baum è un esempio perfetto di come il cinema possa trasformare una storia già amata in un'esperienza nuova. Dietro le quinte, la produzione fu un vero e proprio inferno, tra cambi di regia, incidenti e complicazioni tecniche. Eppure il risultato è un capolavoro senza tempo.

Audible e Kindle sempre più vicini: arriva la funzione "Leggi e Ascolta"


Audible e Kindle sempre più vicini: arriva la funzione "Leggi e Ascolta"

👉 fonte: HD Blog

Audible, la piattaforma di Amazon dedicata agli audiolibri, ha annunciato l'introduzione dell'Immersion Reading, una nuova soluzione che promette di trasformare la fruizione dei contenuti letterari, grazie alla funzionalità Leggi e Ascolta. Si tratta di una nuova opzione accessibile nella parte alta della UI, la quale si occupa di sincronizzare in tempo reale gli ebook del catalogo Kindle con i rispettivi audiolibri, creando un'esperienza ibrida e continua per l'utente finale.
Il sistema si attiva in modo del tutto automatico all'interno dell'applicazione Audible ogni qualvolta un cliente possieda entrambe le edizioni di un medesimo titolo. Durante la riproduzione audio, il testo scorre sullo schermo evidenziando le parole in perfetta sincronia con la voce del narratore, rappresentando un netto passo in avanti rispetto alla già nota tecnologia Whispersync for Voice, che si limitava a salvare e allineare i progressi di lettura tra i due formati per permettere il passaggio dall'uno all'altro. Con il nuovo approccio immersivo, non è più necessario scegliere un formato a discapito dell'altro, ma diventa possibile fruirli simultaneamente all'interno di un'unica interfaccia ottimizzata.
Per massimizzare l'accessibilità di questa modalità, l'infrastruttura software di Amazon identifica autonomamente le corrispondenze tra gli ebook presenti nella libreria Kindle dell'utente e il database audio. Un filtro dedicato all'interno dell'app si occupa di raggruppare tutte le opere che supportano l'Immersion Reading in un'unica sezione, eliminando la necessità di ricerche manuali. Insomma, se volete unire ascolto e lettura, questa novità rappresenta esattamente quello che stavate cercando.