Francesca Giannone: Gli anni in bianco e nero
Formato: Kindle (1.0 MB)
Pagine: 407
Editore: Casa Editrice Nord (26 maggio 2026)
ASIN: B0GJPQ7BLZ
ISBN-13: 9788842938668
Data di acquisto: 26 agosto 2026
Letto dal 26 agosto al 4 settembre 2026
▪ Sinossi
«Ne Gli anni in bianco e nero emerge una genealogia precisa non di principesse,
ma di antenate, donne che non aspettano di essere salvate e non offrono
redenzioni facili a chi le circonda. Donne che imparano, invece, a salvarsi».
La Stampa
«Se amate il cinema, i grandi film italiani, gli anni '60 e le storie di
emancipazione, Gli anni in bianco e nero vi regaleranno alcune ore di completa
immersione in un altro mondo». Corriere della Sera
«La libertà di Francesca Giannone è partecipazione: nasce da amicizie solidali
e sincere tra donne, da uno spazio libero e aperto dove non essere Cassandre
inascoltate, ma voci che rivendicano diritti e passioni». Il Libraio
Nella sartoria della famiglia Elia, il tempo scorre al ritmo lento dell'ago e
del filo, scandito dai divieti del padre, che teme la libertà delle figlie
perché, nel Salento degli anni '60, come nel resto d'Italia, le donne devono
restare al loro posto. Eppure, in quelle quattro ragazze, qualcosa preme per
uscire: la musica ribelle di Giovanna, i romanzi di Jane Austen in cui Ada si
rifugia, la volontà di Maria di non accontentarsi e, soprattutto, la sete di
immagini di Mimì, la più giovane, che, dalla cabina di proiezione del Cinema
Apollo, mentre vede i film di Fellini e Visconti, scopre che la realtà può
essere montata diversamente. E decide che sarà lei a tenere la macchina da
presa.
Così, mentre tutt'intorno si accendono le lotte operaie e le occupazioni
studentesche e si formano i primi gruppi femministi, dentro casa Elia si
combatte una rivoluzione silenziosa per riuscire a chiamare per nome il
desiderio e la violenza, il diritto al lavoro e quello al piacere. E Mimì
filma tutto. Non cerca la bellezza, cerca la verità: riprende le sorelle che
danno vita a un'impresa quasi impossibile, gli sguardi e i gesti
impercettibili ma rivelatori, un matrimonio «normale» eppure pieno di
incertezze. Con forbici e determinazione, realizza un film che nessuno le ha
chiesto di girare. Perché raccontare è resistere. Perché raccontando si può
cambiare la vita, la propria ma anche quella degli altri. Perché tutti noi
abbiamo vissuto anni in bianco e nero con la speranza di farli diventare un
film a colori.
▪ L'incipit del libro
Sul biglietto c'è scritto il mio nome, Domenica, sebbene nella vita fino a qui
l'abbia sentito pronunciare di rado. In paese ero per tutti la Domenichina. A
scuola, la Mimma. Per mamma e papà, la Nica.
Ma per le mie sorelle sono stata sempre e soltanto Mimì.
Ho sentito dire che ogni storia è il racconto di qualcuno che arriva in un
posto o di qualcuno che se ne allontana.
Non so se è vero, o perlomeno se lo è sempre.
Ho la sensazione che certi racconti comincino e finiscano con chi resta. Tutti
gli avvenimenti che mi hanno portato qui, ora, al binario numero tre, narrano
di una storia iniziata con quattro ragazze che erano sempre state lì, in un
mondo in bianco e nero.
Entro pochi minuti il treno arriverà in stazione. E io non so se riuscirò a
mantenere la promessa. Penso che, dopotutto, i treni che perdiamo sono quelli
su cui non volevamo salire fin dal principio.
▪ La mia recensione
"Riflettevo non senza amarezza sul fatto che, per noi che eravamo nate
femmine, non c'era modo di svincolarsi dal benestare o dalla protezione di un
maschio. Una donna passava dalla legge del padre a quella del marito, e
qualche volta, se si aveva fortuna, si poteva incappare in un'eccezione".
Con
Gli anni in bianco e nero Francesca Giannone torna (ma sarebbe più
giusto dire "resta") nel suo e mio Salento. Al centro della storia, che un po'
come in
Domani, domani è una sorta di romanzo corale, ci sono le quattro
sorelle Elia (la nostalgica Maria, la ribelle Giovanna, la sognatrice Ada e la
cineasta Mimì, la più giovane e voce narrante del romanzo) e la sartoria di
famiglia portata avanti da una madre rassegnata a sottostare alla mentalità
patriarcale di un marito-padre-padrone tipica del Salento e del Meridione in
generale degli anni '50 e '60 del secolo scorso. E proprio tramite lo sguardo
fresco e giovanile di Mimì e della sua piccola cinepresa vedremo scorrere la
Storia italiana di quegli anni: le dirompenti trasformazioni culturali (le
lotte operaie e studentesche del '68, i primissimi nuclei delle rivendicazioni
femministe) e la consapevolezza delle donne verso una maggiore e migliore
libertà (anche sessuale).
La piccola Mimì, che dalla cabina di proiezione del Cinema Apollo vede
scorrere le immagini dei film di Fellini, Visconti e Sergio Leone, comincia a
sognare un futuro completamente agli antipodi da quello imposto dal padre e
dalla società dell'epoca. Lei non vuole il cinema, le il cinema lo vuole
fare...
L'aspetto che maggiormente si apprezza in questo libro è la parte caratteriale
delle quattro sorelle Elia: quattro differenti sogni, quattro differenti modi
di ribellarsi alle regole imposte dalla società. Ecco allora che vengono
affrontati i sempre delicati temi del patriarcato e dell'emancipazione
femminile.
Ma molto bella è anche la parte storica: il Salento degli anni '50 e '60 del
XX secolo non si limita solo a fare da location per lo scorrere della trama ma
è il vero cuore pulsante del libro: la famiglia ed i vari ruoli all'interno di
essa, la cultura, la politica e le contrapposizioni tra i vari schieramenti,
le rivendicazioni femministe… Ecco, tutto ciò ci permette di osservare un Sud
(e con esso tutta l'Italia) che sta inesorabilmente cambiando pelle.
La scrittura della Giannone è molto scorrevole ed intima (nonché rispettosa
nell'affrontare alcuni passaggi un po' più delicati).
Gli anni in bianco e
nero, dal mio punto di vista, è quasi una sorte di sequel del suo primo libro,
La Portalettere: in entrambi i romanzi c'è il Salento, la famiglia, la mentalità
maschilista dell'epoca e la consapevolezza delle donne di essere artefici del
proprio destino.
Chi segue le mie recensioni lo sa già: io amo thriller e gialli… ma una
Francesca Giannone che "mi parla" (e bene) di saghe familiari, Salento e
personaggi dal carattere forte e ribelle entra di diritto tra i miei autori ed
autrici preferiti.
📌 Voto: ⭐⭐⭐⭐⭐ (5 su 5)