"La vampira ossia La vergine d'Ungheria" di Étienne-Léon de Lamothe-Langon
Il romanzo dimenticato che anticipò il mito della vampira, un'opera che appartiene a una fase ancora sperimentale del genere e permette di osservare la nascita di molti elementi destinati a diventare fondamentali nell'immaginario gotico europeo
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Quando si parla delle origini della letteratura vampiresca, si pensa subito all'opera Dracula di Bram Stoker, pubblicata nel 1897, oppure, per quanto riguarda la figura della vampira, alla meno celebre ma non meno perturbante Carmilla di Sheridan Le Fanu, risalente al 1872. Eppure, la storia del genere horror vampiresco è molto più ricca, sorprendente e antica. Tra le opere che meritano di essere riscoperte figura, senza dubbio, La vampira ossia La vergine d'Ungheria di Étienne-Léon de Lamothe-Langon, pubblicata per la prima volta nel 1825 e oggi finalmente disponibile in una pregevole traduzione italiana a cura di Enrico De Luca per Oblivium Edizioni, un nuovo marchio di Caravaggio editore dedicato al gotico e al weird.
Questa pubblicazione rappresenta il recupero filologico di un testo quasi sconosciuto ai lettori italiani, ma di straordinario interesse per chiunque voglia comprendere l'evoluzione del mito del vampiro nella narrativa europea. L'accurato lavoro editoriale non si limita infatti alla traduzione integrale del romanzo, ma è impreziosito da una ricca introduzione storica e critica che contestualizza l'opera all'interno della nascente letteratura gotica e ne evidenzia il ruolo pionieristico.
Come sottolinea il curatore, La vampira è probabilmente il più antico romanzo francese giunto fino a noi con una protagonista femminile vampiresca, pubblicato prima di Dracula e ancor prima di Carmilla. Si tratta di un prodotto letterario nato dell'enorme successo che Il Vampiro di John Polidori, all'epoca considerata erroneamente una delle migliori opere di Byron, riscosse in Francia, dove fu tradotto nel 1819.
Il romanzo si apre nel difficile clima della Restaurazione francese. Nel 1815, dopo il ritorno sul trono di Luigi XVIII, il colonnello Edouard Delmont, segnato da eventi politici e da misteriose inquietudini personali, decide di abbandonare Parigi insieme alla moglie Hélène e ai figli per rifugiarsi in una dimora isolata nei pressi di Tolosa. Li seguono in questo autoesilio
un vecchio sergente del reggimento di Delmont, chiamato Raoul, valoroso militare, che doveva la vita al colonnello, e che, tornato al par di lui alla vita civile, aveva voluto condividere il suo destino, servendolo meno come domestico che come uomo interamente devoto alla sua fortuna. Una cuoca, presa a Tolosa, e una seconda cameriera completavano la servitù dei Delmont.
Nonostante una vita ritirata e dai ritmi rilassati, già dalle prime pagine emerge un'atmosfera di sottile inquietudine: il protagonista sembra fuggire non soltanto dalle difficoltà economiche e dal caos della capitale, ma soprattutto da un passato che continua a perseguitarlo. Quindici mesi dopo il loro arrivo nel castello, giunge una donna che acquista una casetta situata in mezzo ai boschi: Alinska.
L'autore costruisce con pazienza una tensione narrativa che cresce lentamente, secondo i canoni del romanzo gotico ottocentesco. Il lettore non viene immediatamente catapultato nell'orrore soprannaturale, ma è accompagnato attraverso descrizioni accurate dei paesaggi, dei castelli decadenti e delle inquietudini psicologiche dei protagonisti. Il maniero di R***, nel cuore di una delle contrade più fertili del Languedoc, diventa un autentico personaggio della vicenda: un luogo sospeso tra rovina e memoria, perfetto teatro per l'irruzione dell’elemento fantastico.
Ciò che rende particolarmente interessante l'opera è proprio la figura di Alinska, descritta in modo da suscitare insieme attrazione e repulsione:
era d'una ricca statura: le sue forme, al contempo aggraziate, avevano solo la floridezza necessaria ad assicurare la loro beltà ; il taglio del suo viso tracciava un ovale perfetto; la sua bocca era piccola, il naso diritto, gli occhi grandi; sopra una fronte aperta si ergeva una superba chioma, il cui ebano luccicava sotto la rete d'oro che tratteneva una moltitudine di ricci; alcuni, sfuggiti, ricadevano con grazia sulle spalle. In breve, Alinska era bella, e tuttavia non erano le sue malie a cagionare la più viva impressione; v'era in tutti i suoi tratti qualcosa di incomprensibile, dei rapporti indefinibili, che non si poteva smettere d'esaminare senza mai riuscire a rendersi conto se procurassero piacere, o un terrore del tutto straordinario. Il candore della sua pelle era estremo, vividi colori la abbellivano: nondimeno, c'erano in quel miscuglio delle sfumature terrose, dei toni verdastri che talvolta ne distruggevano tutta l'armonia.
Alinska è una protagonista tragica che rompe gli schemi tradizionali del mostro assetato di sangue. Più che semplice creatura malvagia, la vampira diventa incarnazione del dolore, della promessa tradita e della vendetta. Il suo ritorno dalla morte nasce, infatti, dalla violazione di un giuramento d'amore sancito con il sangue, un elemento che conferisce alla vicenda una forte componente romantica e sentimentale. La vampira di Lamothe-Langon non è soltanto un predatore soprannaturale: è una vittima che continua a soffrire anche oltre la morte, costretta da un destino inesorabile a compiere una missione che nemmeno desidera fino in fondo.
In questa prospettiva il romanzo anticipa molti aspetti che diventeranno centrali nella narrativa gotica successiva. Il vampirismo non è semplicemente una maledizione fisica, ma assume un valore simbolico: rappresenta il ritorno del passato, il peso della colpa, l'impossibilità di cancellare le promesse infrante e le responsabilità morali.
Il romanzo rispecchia fedelmente lo stile della sua epoca: il ritmo è spesso lento, le descrizioni abbondanti, i dialoghi ricchi di enfasi sentimentale e le riflessioni morali occupano uno spazio considerevole. I lettori dei thriller moderni potrebbero inizialmente percepire una certa lentezza narrativa, ma è proprio questa costruzione graduale dell'atmosfera a costituire uno dei principali punti di forza del romanzo, che preferisce insinuare il dubbio e l'inquietudine piuttosto che ricorrere a effetti spettacolari.
Anche la traduzione di Enrico De Luca merita una menzione particolare. Il curatore ha operato una scelta filologica coraggiosa che restituisce al lettore l'autenticità del testo senza comprometterne la leggibilità , ovvero "mantenere sia la sintassi sia alcuni termini dell'epoca presenti nel testo francese, che oggi potrebbero essere percepiti come desueti, tuttavia, ho preferito questo modo di procedere alle più facili banalizzazioni e ad ammodernamenti che mal si sposano con un prodotto letterario di due secoli fa". Molto interessante è anche la lunga prefazione originale dell'autore, conservata integralmente in questa edizione. Prima ancora che inizi la vicenda narrativa, Lamothe-Langon offre un'ampia riflessione sulle credenze popolari relative ai vampiri, richiamando fonti storiche, racconti folklorici e testimonianze tratte dal celebre Trattato delle Apparizioni e dei Ritornanti che angosciano l'Ungheria di Dom Calmet. La prefazione assume così il valore di un piccolo saggio sul vampirismo europeo, dimostrando quanto il confine tra superstizione, folklore e letteratura fosse ancora estremamente labile nella prima metà del XIX secolo.
Dal punto di vista editoriale, Oblivium Edizioni propone un volume di grande pregio. Oltre alla traduzione integrale, l'edizione è arricchita dalle tavole illustrate di Massimiliano Modica ispirate alle incisioni originali, dalle numerose note esplicative e da un apparato critico che valorizza ulteriormente un testo quasi dimenticato. Si tratta di un lavoro editoriale che dimostra una sincera attenzione verso il recupero della narrativa fantastica ottocentesca meno conosciuta.
La vampira ossia La vergine d'Ungheria non è soltanto una curiosità bibliografica destinata agli studiosi, ma un'opera che appartiene a una fase ancora sperimentale del genere e permette di osservare la nascita di molti elementi destinati a diventare fondamentali nell'immaginario vampiresco europeo.











