"Un bel libro, Marcus, non si valuta solo per le sue ultime parole, bensì sull'effetto cumulativo di tutte le parole che le hanno precedute. All'incirca mezzo secondo dopo aver finito il tuo libro, dopo averne letto l'ultima parola, il lettore deve sentirsi pervaso da un'emozione potente; per un istante, deve pensare soltanto a tutte le cose che ha appena letto, riguardare la copertina e sorridere con una punta di tristezza, perché sente che quei personaggi gli mancheranno. Un bel libro, Marcus, è un libro che dispiace aver finito".
[Joël Dicker in "La verità sul caso Harry Quebert"]

venerdì 4 settembre 2026

"La vampira ossia La vergine d'Ungheria" di Étienne-Léon de Lamothe-Langon


"La vampira ossia La vergine d'Ungheria" di Étienne-Léon de Lamothe-Langon
Il romanzo dimenticato che anticipò il mito della vampira, un'opera che appartiene a una fase ancora sperimentale del genere e permette di osservare la nascita di molti elementi destinati a diventare fondamentali nell'immaginario gotico europeo

👉 fonte: sololibri.net

Quando si parla delle origini della letteratura vampiresca, si pensa subito all'opera Dracula di Bram Stoker, pubblicata nel 1897, oppure, per quanto riguarda la figura della vampira, alla meno celebre ma non meno perturbante Carmilla di Sheridan Le Fanu, risalente al 1872. Eppure, la storia del genere horror vampiresco è molto più ricca, sorprendente e antica. Tra le opere che meritano di essere riscoperte figura, senza dubbio, La vampira ossia La vergine d'Ungheria di Étienne-Léon de Lamothe-Langon, pubblicata per la prima volta nel 1825 e oggi finalmente disponibile in una pregevole traduzione italiana a cura di Enrico De Luca per Oblivium Edizioni, un nuovo marchio di Caravaggio editore dedicato al gotico e al weird.
Questa pubblicazione rappresenta il recupero filologico di un testo quasi sconosciuto ai lettori italiani, ma di straordinario interesse per chiunque voglia comprendere l'evoluzione del mito del vampiro nella narrativa europea. L'accurato lavoro editoriale non si limita infatti alla traduzione integrale del romanzo, ma è impreziosito da una ricca introduzione storica e critica che contestualizza l'opera all'interno della nascente letteratura gotica e ne evidenzia il ruolo pionieristico.
Come sottolinea il curatore, La vampira è probabilmente il più antico romanzo francese giunto fino a noi con una protagonista femminile vampiresca, pubblicato prima di Dracula e ancor prima di Carmilla. Si tratta di un prodotto letterario nato dell'enorme successo che Il Vampiro di John Polidori, all'epoca considerata erroneamente una delle migliori opere di Byron, riscosse in Francia, dove fu tradotto nel 1819.
Il romanzo si apre nel difficile clima della Restaurazione francese. Nel 1815, dopo il ritorno sul trono di Luigi XVIII, il colonnello Edouard Delmont, segnato da eventi politici e da misteriose inquietudini personali, decide di abbandonare Parigi insieme alla moglie Hélène e ai figli per rifugiarsi in una dimora isolata nei pressi di Tolosa. Li seguono in questo autoesilio
un vecchio sergente del reggimento di Delmont, chiamato Raoul, valoroso militare, che doveva la vita al colonnello, e che, tornato al par di lui alla vita civile, aveva voluto condividere il suo destino, servendolo meno come domestico che come uomo interamente devoto alla sua fortuna. Una cuoca, presa a Tolosa, e una seconda cameriera completavano la servitù dei Delmont.
Nonostante una vita ritirata e dai ritmi rilassati, già dalle prime pagine emerge un'atmosfera di sottile inquietudine: il protagonista sembra fuggire non soltanto dalle difficoltà economiche e dal caos della capitale, ma soprattutto da un passato che continua a perseguitarlo. Quindici mesi dopo il loro arrivo nel castello, giunge una donna che acquista una casetta situata in mezzo ai boschi: Alinska.
L'autore costruisce con pazienza una tensione narrativa che cresce lentamente, secondo i canoni del romanzo gotico ottocentesco. Il lettore non viene immediatamente catapultato nell'orrore soprannaturale, ma è accompagnato attraverso descrizioni accurate dei paesaggi, dei castelli decadenti e delle inquietudini psicologiche dei protagonisti. Il maniero di R***, nel cuore di una delle contrade più fertili del Languedoc, diventa un autentico personaggio della vicenda: un luogo sospeso tra rovina e memoria, perfetto teatro per l'irruzione dell’elemento fantastico.


Ciò che rende particolarmente interessante l'opera è proprio la figura di Alinska, descritta in modo da suscitare insieme attrazione e repulsione:
era d'una ricca statura: le sue forme, al contempo aggraziate, avevano solo la floridezza necessaria ad assicurare la loro beltà; il taglio del suo viso tracciava un ovale perfetto; la sua bocca era piccola, il naso diritto, gli occhi grandi; sopra una fronte aperta si ergeva una superba chioma, il cui ebano luccicava sotto la rete d'oro che tratteneva una moltitudine di ricci; alcuni, sfuggiti, ricadevano con grazia sulle spalle. In breve, Alinska era bella, e tuttavia non erano le sue malie a cagionare la più viva impressione; v'era in tutti i suoi tratti qualcosa di incomprensibile, dei rapporti indefinibili, che non si poteva smettere d'esaminare senza mai riuscire a rendersi conto se procurassero piacere, o un terrore del tutto straordinario. Il candore della sua pelle era estremo, vividi colori la abbellivano: nondimeno, c'erano in quel miscuglio delle sfumature terrose, dei toni verdastri che talvolta ne distruggevano tutta l'armonia.
Alinska è una protagonista tragica che rompe gli schemi tradizionali del mostro assetato di sangue. Più che semplice creatura malvagia, la vampira diventa incarnazione del dolore, della promessa tradita e della vendetta. Il suo ritorno dalla morte nasce, infatti, dalla violazione di un giuramento d'amore sancito con il sangue, un elemento che conferisce alla vicenda una forte componente romantica e sentimentale. La vampira di Lamothe-Langon non è soltanto un predatore soprannaturale: è una vittima che continua a soffrire anche oltre la morte, costretta da un destino inesorabile a compiere una missione che nemmeno desidera fino in fondo.
In questa prospettiva il romanzo anticipa molti aspetti che diventeranno centrali nella narrativa gotica successiva. Il vampirismo non è semplicemente una maledizione fisica, ma assume un valore simbolico: rappresenta il ritorno del passato, il peso della colpa, l'impossibilità di cancellare le promesse infrante e le responsabilità morali.
Il romanzo rispecchia fedelmente lo stile della sua epoca: il ritmo è spesso lento, le descrizioni abbondanti, i dialoghi ricchi di enfasi sentimentale e le riflessioni morali occupano uno spazio considerevole. I lettori dei thriller moderni potrebbero inizialmente percepire una certa lentezza narrativa, ma è proprio questa costruzione graduale dell'atmosfera a costituire uno dei principali punti di forza del romanzo, che preferisce insinuare il dubbio e l'inquietudine piuttosto che ricorrere a effetti spettacolari.
Anche la traduzione di Enrico De Luca merita una menzione particolare. Il curatore ha operato una scelta filologica coraggiosa che restituisce al lettore l'autenticità del testo senza comprometterne la leggibilità, ovvero "mantenere sia la sintassi sia alcuni termini dell'epoca presenti nel testo francese, che oggi potrebbero essere percepiti come desueti, tuttavia, ho preferito questo modo di procedere alle più facili banalizzazioni e ad ammodernamenti che mal si sposano con un prodotto letterario di due secoli fa". Molto interessante è anche la lunga prefazione originale dell'autore, conservata integralmente in questa edizione. Prima ancora che inizi la vicenda narrativa, Lamothe-Langon offre un'ampia riflessione sulle credenze popolari relative ai vampiri, richiamando fonti storiche, racconti folklorici e testimonianze tratte dal celebre Trattato delle Apparizioni e dei Ritornanti che angosciano l'Ungheria di Dom Calmet. La prefazione assume così il valore di un piccolo saggio sul vampirismo europeo, dimostrando quanto il confine tra superstizione, folklore e letteratura fosse ancora estremamente labile nella prima metà del XIX secolo.
Dal punto di vista editoriale, Oblivium Edizioni propone un volume di grande pregio. Oltre alla traduzione integrale, l'edizione è arricchita dalle tavole illustrate di Massimiliano Modica ispirate alle incisioni originali, dalle numerose note esplicative e da un apparato critico che valorizza ulteriormente un testo quasi dimenticato. Si tratta di un lavoro editoriale che dimostra una sincera attenzione verso il recupero della narrativa fantastica ottocentesca meno conosciuta.
La vampira ossia La vergine d'Ungheria non è soltanto una curiosità bibliografica destinata agli studiosi, ma un'opera che appartiene a una fase ancora sperimentale del genere e permette di osservare la nascita di molti elementi destinati a diventare fondamentali nell'immaginario vampiresco europeo.

[RECENSIONE] Francesca Giannone: Gli anni in bianco e nero


Francesca Giannone: Gli anni in bianco e nero

Formato: Kindle (1.0 MB)
Pagine: 407
Editore: Casa Editrice Nord (26 maggio 2026)
ASIN: B0GJPQ7BLZ
ISBN-13: 9788842938668

Data di acquisto: 26 agosto 2026
Letto dal 26 agosto al 4 settembre 2026

Sinossi
«Ne Gli anni in bianco e nero emerge una genealogia precisa non di principesse, ma di antenate, donne che non aspettano di essere salvate e non offrono redenzioni facili a chi le circonda. Donne che imparano, invece, a salvarsi». La Stampa
«Se amate il cinema, i grandi film italiani, gli anni '60 e le storie di emancipazione, Gli anni in bianco e nero vi regaleranno alcune ore di completa immersione in un altro mondo». Corriere della Sera
«La libertà di Francesca Giannone è partecipazione: nasce da amicizie solidali e sincere tra donne, da uno spazio libero e aperto dove non essere Cassandre inascoltate, ma voci che rivendicano diritti e passioni». Il Libraio
Il nuovo romanzo dell'autrice de La portalettere e Domani, domani.
Nella sartoria della famiglia Elia, il tempo scorre al ritmo lento dell'ago e del filo, scandito dai divieti del padre, che teme la libertà delle figlie perché, nel Salento degli anni '60, come nel resto d'Italia, le donne devono restare al loro posto. Eppure, in quelle quattro ragazze, qualcosa preme per uscire: la musica ribelle di Giovanna, i romanzi di Jane Austen in cui Ada si rifugia, la volontà di Maria di non accontentarsi e, soprattutto, la sete di immagini di Mimì, la più giovane, che, dalla cabina di proiezione del Cinema Apollo, mentre vede i film di Fellini e Visconti, scopre che la realtà può essere montata diversamente. E decide che sarà lei a tenere la macchina da presa.
Così, mentre tutt'intorno si accendono le lotte operaie e le occupazioni studentesche e si formano i primi gruppi femministi, dentro casa Elia si combatte una rivoluzione silenziosa per riuscire a chiamare per nome il desiderio e la violenza, il diritto al lavoro e quello al piacere. E Mimì filma tutto. Non cerca la bellezza, cerca la verità: riprende le sorelle che danno vita a un'impresa quasi impossibile, gli sguardi e i gesti impercettibili ma rivelatori, un matrimonio «normale» eppure pieno di incertezze. Con forbici e determinazione, realizza un film che nessuno le ha chiesto di girare. Perché raccontare è resistere. Perché raccontando si può cambiare la vita, la propria ma anche quella degli altri. Perché tutti noi abbiamo vissuto anni in bianco e nero con la speranza di farli diventare un film a colori.

L'incipit del libro
Sul biglietto c'è scritto il mio nome, Domenica, sebbene nella vita fino a qui l'abbia sentito pronunciare di rado. In paese ero per tutti la Domenichina. A scuola, la Mimma. Per mamma e papà, la Nica.
Ma per le mie sorelle sono stata sempre e soltanto Mimì.
Ho sentito dire che ogni storia è il racconto di qualcuno che arriva in un posto o di qualcuno che se ne allontana.
Non so se è vero, o perlomeno se lo è sempre.
Ho la sensazione che certi racconti comincino e finiscano con chi resta. Tutti gli avvenimenti che mi hanno portato qui, ora, al binario numero tre, narrano di una storia iniziata con quattro ragazze che erano sempre state lì, in un mondo in bianco e nero.
Entro pochi minuti il treno arriverà in stazione. E io non so se riuscirò a mantenere la promessa. Penso che, dopotutto, i treni che perdiamo sono quelli su cui non volevamo salire fin dal principio.

La mia recensione
"Riflettevo non senza amarezza sul fatto che, per noi che eravamo nate femmine, non c'era modo di svincolarsi dal benestare o dalla protezione di un maschio. Una donna passava dalla legge del padre a quella del marito, e qualche volta, se si aveva fortuna, si poteva incappare in un'eccezione".
Con Gli anni in bianco e nero Francesca Giannone torna (ma sarebbe più giusto dire "resta") nel suo e mio Salento. Al centro della storia, che un po' come in Domani, domani è una sorta di romanzo corale, ci sono le quattro sorelle Elia (la nostalgica Maria, la ribelle Giovanna, la sognatrice Ada e la cineasta Mimì, la più giovane e voce narrante del romanzo) e la sartoria di famiglia portata avanti da una madre rassegnata a sottostare alla mentalità patriarcale di un marito-padre-padrone tipica del Salento e del Meridione in generale degli anni '50 e '60 del secolo scorso. E proprio tramite lo sguardo fresco e giovanile di Mimì e della sua piccola cinepresa vedremo scorrere la Storia italiana di quegli anni: le dirompenti trasformazioni culturali (le lotte operaie e studentesche del '68, i primissimi nuclei delle rivendicazioni femministe) e la consapevolezza delle donne verso una maggiore e migliore libertà (anche sessuale).
La piccola Mimì, che dalla cabina di proiezione del Cinema Apollo vede scorrere le immagini dei film di Fellini, Visconti e Sergio Leone, comincia a sognare un futuro completamente agli antipodi da quello imposto dal padre e dalla società dell'epoca. Lei non vuole il cinema, le il cinema lo vuole fare...
L'aspetto che maggiormente si apprezza in questo libro è la parte caratteriale delle quattro sorelle Elia: quattro differenti sogni, quattro differenti modi di ribellarsi alle regole imposte dalla società. Ecco allora che vengono affrontati i sempre delicati temi del patriarcato e dell'emancipazione femminile.
Ma molto bella è anche la parte storica: il Salento degli anni '50 e '60 del XX secolo non si limita solo a fare da location per lo scorrere della trama ma è il vero cuore pulsante del libro: la famiglia ed i vari ruoli all'interno di essa, la cultura, la politica e le contrapposizioni tra i vari schieramenti, le rivendicazioni femministe… Ecco, tutto ciò ci permette di osservare un Sud (e con esso tutta l'Italia) che sta inesorabilmente cambiando pelle.
La scrittura della Giannone è molto scorrevole ed intima (nonché rispettosa nell'affrontare alcuni passaggi un po' più delicati). Gli anni in bianco e nero, dal mio punto di vista, è quasi una sorte di sequel del suo primo libro, La Portalettere: in entrambi i romanzi c'è il Salento, la famiglia, la mentalità maschilista dell'epoca e la consapevolezza delle donne di essere artefici del proprio destino.
Chi segue le mie recensioni lo sa già: io amo thriller e gialli… ma una Francesca Giannone che "mi parla" (e bene) di saghe familiari, Salento e personaggi dal carattere forte e ribelle entra di diritto tra i miei autori ed autrici preferiti.
📌 Voto: ⭐⭐⭐⭐⭐ (5 su 5)

mercoledì 2 settembre 2026

Nessun libro mi ha ricordato "Breaking Bad" quanto questo thriller spagnolo che sta conquistando i lettori


Nessun libro mi ha ricordato Breaking Bad quanto questo thriller spagnolo che sta conquistando i lettori
Questo adrenalinico thriller spagnolo di meno di 400 pagine diventerà la tua nuova ossessione letteraria

👉 fonte: Cosmopolitan

Breaking Bad è una di quelle serie da vedere almeno una volta nella vita. La storia di Walter White, professore schiacciato dai debiti che entra nel mondo della droga arrivando a superare ogni limite morale, ha segnato un prima e un dopo nel modo di costruire i thriller contemporanei. Proprio per questo motivo è così difficile trovare un libro capace di trasmettere la stessa sensazione di tensione crescente, scelte disperate e personaggi intrappolati nelle conseguenze delle proprie azioni.
Eppure, tra le ultime novità della narrativa crime è arrivato un titolo spagnolo che riesce proprio in questa impresa: trascinarci in una storia fatta di decisioni sbagliate, spirali di violenza e personaggi costruiti con grande profondità, tanto da conquistare sempre più lettori nelle librerie.
La premessa ricorda molto quella della celebre serie TV: Lino è un professore di scuola superiore che ha appena affrontato una separazione e sta vivendo un momento di forte difficoltà economica. Disperato per la mancanza di denaro, decide di rivolgersi al fratello Nico, l'unica persona che gli è rimasta al mondo e con cui aveva promesso di non avere più alcun rapporto. Il motivo? Lino cerca di pagare le bollette dando lezioni, mentre Nico si mantiene facendo il trafficante, immerso in un universo
criminale completamente estraneo alla vita del fratello.
Nonostante tutto, il protagonista accetta di collaborare con lui per un incarico apparentemente semplice, ovvero trasportare un carico di cocaina da un punto all'altro. Ma qualcosa va storto e un incidente lo lascia responsabile dell'intera partita. Ed è proprio in quel momento che Lino scopre qualcosa che non avrebbe mai immaginato di se stesso.
È, infatti, in grado di muoversi nelle situazioni più estreme, perché possiede una sorprendente capacità di commettere reati e adattarsi al mondo criminale. Da quel momento in poi prende il via una spirale sempre più pericolosa fatta di violenza, bugie e decisioni sbagliate che il lettore potrà seguire in Punto muerto, il nuovo romanzo di Kike Corella.
Con Punto muerto, l'autore costruisce un thriller che mescola tensione. ironia e azione con un ritmo che ricorda più una serie televisiva come Breaking Bad che un classico romanzo giallo. Come Walter White, anche Lino non nasce come criminale: è un uomo comune che, passo dopo passo, finisce per compiere scelte che lo portano verso situazioni estreme e verso il superamento di confini dai quali è sempre più difficile tornare indietro.
Ed è in questa condizione complicata e lontana da ciò che vorremmo noi stessi che nasce il fascino della storia. Assistiamo a una trasformazione personale capace di generare allo stesso tempo curiosità e disagio, lasciandoci con una domanda costante: fino a dove sarà disposto ad arrivare il protagonista?
Inoltre, i capitoli di Punto muerto di Kike Corella hanno un ritmo incalzante, immagini quasi cinematografiche e dialoghi che fanno avanzare la storia pagina dopo pagina in modo serrato, senza mai concedere davvero una pausa. Un thriller coinvolgente, ideale da divorare durante una prossima fuga estiva: meno di 400 pagine di tensione pura.

lunedì 31 agosto 2026

La donna che visse due volte…


La donna che visse due volte…

👉 fonte: La lettrice controcorrente

La donna che visse due volte di Pierre Boileau e Thomas Narcejac mi ha conquistata. Comprato al Salone del Libro di Torino lo scorso anno (mamma mia, che vergogna) è rimasto pazientemente ad aspettarmi fino ad adesso. Mi sono immersa nelle atmosfere perturbanti e irresistibili di questo romanzo con una facilità inaspettata.
Sapevo che da La donna che visse due volte è stato tratto il celebre film di Alfred Hitchcock (che non ho mai visto) e proprio per questo temevo che tutto il clamore intorno al libro e alla sua trasposizione cinematografica non fosse del tutto autentico. Ora che l'ho letto, invece, capisco perché generazioni diverse continuino a innamorarsene.
La donna che visse due volte è uno di quei libri che si dimostrano davvero all'altezza delle aspettative: ora posso dirlo con certezza. La tensione cresce per tutto il romanzo ed esplode nelle pagine finali, quando ogni cosa trova finalmente un senso. Persino i dettagli più strani ricevono una spiegazione che funziona e nulla viene lasciato al caso.
La storia, all'apparenza, sembra molto semplice. A complicarla sono i sentimenti e le supposizioni dei protagonisti che, come spesso accade, interpretano e influenzano la realtà, finendo per cambiare anche il destino delle persone che hanno intorno. Torniamo però alla trama, che ruota interamente attorno al tema del doppio.
Una sola domanda corre lungo tutte le pagine: chi è Madeleine?
Siamo a Parigi nel 1940, mentre la Seconda guerra mondiale incombe sulla città. Eppure, l'attenzione dei protagonisti è tutta per Madeleine. Madeleine è la moglie dell'industriale Paul Gévigne e, da quando ha compiuto venticinque anni, ha iniziato a comportarsi in modo sempre più bizzarro. Si assenta, vaga per la città e sembra non ricordare ciò che ha fatto.
Preoccupato, suo marito chiede aiuto a Roger Flavières, un vecchio compagno di università ed ex ispettore. Flavières ha chiuso con la polizia dopo un episodio drammatico mai davvero superato ed è lui ad accettare di sorvegliare Madeleine, seguendola nei suoi spostamenti per cercare di capire che cosa le stia accadendo. Quello che dovrebbe essere soltanto un incarico, però, si trasforma presto in un'ossessione. Flavières rimane affascinato da quella donna misteriosa e finisce inevitabilmente per innamorarsene.
Le strane influenze che la bisnonna morta sembrerebbe esercitare su Madeleine sono inquietanti. La giovane non ha mai conosciuto le tragiche circostanze in cui Pauline è morta, eppure, da quando ha ricevuto i suoi gioielli, sembra volerla imitare e ricrea scene ed esperienze che non può aver vissuto davvero. Possibile che Madeleine sia davvero perseguitata dal passato della sua famiglia? Oppure qualcuno sta interpretando in maniera sbagliata ciò che vede? La donna che visse due volte si muove continuamente lungo questo confine, lasciando il lettore sospeso tra razionalità e soprannaturale, realtà e suggestione.
Flavières, intanto, smette poco alla volta di essere un semplice osservatore. Più segue Madeleine, più ne rimane affascinato, fino a perdere la lucidità necessaria per distinguere i fatti dalle proprie ossessioni. L'ex ispettore chiama la sua Madeleine "Euridice". Come la figura del mito, la donna sembra costantemente sul punto di essere trascinata nel mondo dei morti. Non bisogna voltarsi: Madeleine deve essere continuamente intrattenuta, distratta, trattenuta nella vita, lontano da quella forza misteriosa che rischia di ricondurla negli inferi. E Flavières si aggrappa all'illusione di poter essere il suo Orfeo, l'uomo capace di salvarla.
Si arriva così, quasi in apnea, alla seconda parte del romanzo, dove tutto cambia ma non viene meno questa ambivalenza. Lo schema si ripete, il doppio continua a specchiarsi e ogni certezza si deforma. Flavières è ormai un uomo malato, impaziente, ossessionato, che rasenta la follia. Sarà lui a condurci verso un finale disperato, nel quale l'amore si confonde definitivamente con il possesso e il desiderio di salvare una donna con quello di trasformarla nell'immagine che esiste soltanto nella sua mente.
La donna che visse due volte è magistrale! Un romanzo praticamente perfetto, al quale non ho dato cinque stelle (bensì quattro e mezzo) soltanto per la sua brevità. Non so se, con qualche pagina in più, avrebbe mantenuto la stessa tensione, ma avrei voluto che durasse ancora.
Come spesso mi accade, ho letto questo libro mentre ero già immersa in un'altra lettura, quella de La paziente silenziosa. E no, non c'è paragone: per tensione, scrittura e costruzione, La donna che visse due volte gioca in un altro campionato. Me ne sono innamorata e non vedo l'ora di leggere le altre opere di Boileau-Narcejac.
La donna che visse due volte dimostra che la letteratura d'evasione esiste: questo romanzo intrattiene e conquista senza rinunciare alla bellezza e alla complessità della scrittura.

Libri letti ad agosto 2026… e quelli da leggere a settembre!


I libri che ho letto e recensito ad agosto:
Ira Levin: Rosemary's baby
Charlotte McConaghy: Nero come il mare
Emma Cline: Le ragazze
Clare Mackintosh: Le case che sogni

Ed i libri in lettura per settembre (ma non necessariamente in quest'ordine… e non è neanche detto che siano questi):
Francesca Giannone: Gli anni in bianco e nero [già in lettura]
Chris Chibnall: Morte al White Hart
Freida McFadden - The dinner party
Angela Marsons - Il silenzio dei colpevoli
Daniele Mencarelli - Quattro presunti familiari
Agatha Christie - Avversario segreto
Angelica Grivel Serra - L'anello debole

domenica 30 agosto 2026

I migliori libri di fantascienza da leggere: 15 romanzi diventati cult


I migliori libri di fantascienza da leggere: 15 romanzi diventati cult
Da Jules Verne a Philip K. Dick, passando per Orwell, Bradbury e Asimov: una selezione dei romanzi che hanno rivoluzionato l'immaginario collettivo

👉 fonte: io Donna

Non esiste genere letterario capace di raccontare il presente come la fantascienza. Dietro invasioni aliene, pianeti remoti e società distopiche si nascondono riflessioni sul potere, sulla libertà, sul progresso scientifico e sulla natura dell'essere umano. Ecco i libri da leggere per scoprire perché la science fiction continua a conquistare milioni di lettori. Ecco quindici titoli da leggere almeno una volta nella vita.

La guerra dei mondi di Herbert George Welles (Feltrinelli)
Alla fine del XIX secolo, un grosso cilindro metallico proveniente da Marte precipita nella zona periferica di Londra. Di fronte alla folla attonita, ne escono alcune creature simili a delle piovre. I marziani, decisamente ostili, iniziano una vera guerra utilizzando i tripodi, gigantesche macchine a tre gambe armate di un raggio incandescente. Un'invasione totale che utilizza perfino una pianta infestante per alterare l'ecosistema e renderlo più adatto alla loro sopravvivenza.

Cronache marziane di Ray Bradbury (Mondadori)
Pubblicato nel 1950, è una geniale composizione, un fix up novel di 28 racconti collegati tra loro dal tema comune, l'arrivo degli esseri umani sul pianeta rosso. Lo scrittore ricostruisce un mondo, ambientato tra il 1999 e il 2026, non curandosi particolarmente dell'aspetto più logico e scientifico degli eventi o delle descrizioni aliene. Lascia, invece, maggior spazio alle suggestioni fantasiose, a uno sguardo poetico e morale sul ruolo dell'essere umano nell'universo.

Solaris di Stanislaw Lem (Sellerio)
Solaris è un lontano pianeta di un sistema diverso da quello terrestre, ricoperto quasi interamente da un oceano dalla consistenza gelatinosa. Gli umani lo studiano da oltre 100 anni: pur immaginando che sia un'entità senziente, non sono ancora riusciti a comprenderne il funzionamento. Lo psicologo Chris Kelvin raggiunge la stazione spaziale attorno al misterioso pianeta e trova, tra gli scienziati, una strana inquietudine. Solaris crea apparizioni prendendo i loro ricordi più dolorosi.

Il mondo sommerso di James G. Ballard (Feltrinelli)
Prefigura in modo preciso l'emergenza climatica contemporanea. Il ritratto di un mondo distopico in cui il riscaldamento globale ha sciolto del tutto le calotte polari, trasformando la terra in una gigantesca laguna. Lo scienziato Robert Kerans ha il compito di esplorare ciò che rimane delle città, completamente inghiottite dall'acqua o invase da una folta vegetazione tropicale. Un cambiamento così radicale da creare profonde trasformazioni psicologiche in tutti gli abitanti della terra.

2001: Odissea nello spazio di Arthur C. Clarke (Fanucci)
Un misterioso monolite nero compare in diverse ere geologiche, guidando il progresso dell'uomo dalla preistoria all'esplorazione del sistema solare. Secoli dopo, degli astronauti in missione tra la Luna e Giove sono supportati da HAL 9000, un supercomputer dotato di intelligenza artificiale. il viaggio prosegue verso l'abisso e tra le stelle, fino al nuovo contatto con il monolite e la trasformazione finale dell'uomo. Un universo di metafore sulla natura evolutiva dell'essere umano.

Gli androidi sognano pecore elettriche? di Philip K. Dick (Mondadori)
Nel 1992, la terra è stata devastata da una guerra nucleare. Il cacciatore di taglie Rick Deckard vive insieme alla moglie Iran, malata di depressione. Ricevuto l'incarico di eliminare degli androidi ribelli, scoprirà quanto l'empatia sia un dono innato, superiore al potere e all'intelligenza. Pone domande esistenziali di grande attualità la cui principale è su cosa significhi davvero essere umani, indagando il rapporto tra uomo e macchina e l'uso e abuso della tecnologia.

Dune di Frank Herbert (Fanucci)
In un futuro organizzato come neo feudale Paul, erede della potente casata Atreides, ha il compito di supervisionare il pianeta Arrakis. Un luogo desolato ma unico ad avere, sul suolo, la preziosa e rara Spezia, sostanza che permette di viaggiare nello spazio. I rivali Harkonnen dichiarano guerra per impadronirsi del monopolio di questo materiale. Paul e sua madre Jessica trovano rifugio presso i Fremen, il popolo del deserto.

Fondazione di Isaac Asimov (Mondadori)
Ha il merito di aver spostato il fulcro argomentativo dalla visione avventurosa nello spazio a tematiche politiche e sociologiche di grande realismo. Un esempio è l'invenzione della Psicostoria, scienza immaginaria capace di prevedere l'evoluzione della società umana. Una scoperta del protagonista, lo scienziato Seldon, che ha calcolato che il Grande Impero Galattico verrà sostituito da un interregno di 30 mila anni costellato da eventi oscuri, conflittuali e pieni di barbarie.

Il robot selvatico di Peter Brown (Salani)
La protagonista del romanzo del 2016, il primo di una trilogia di grande successo, è Roz, un robot femmina conosciuta come Rozzum unità 7134. La robottina, programmata per sopravvivere in qualunque ambiente, dopo il naufragio della sua nave si risveglia sulle rive di un'isola sconosciuta e selvaggia, abitata da molti animali. Con grande fatica, impara a comunicare con loro, creando un rapporto di reciproco rispetto soprattutto con un'ochetta rimasta orfana.

Viaggio al centro della terra di Jules Verne (Mondadori) [la mia recensione]
Nel 1863 Otto Lidenbrock, un professore di Amburgo, trova un antico manoscritto islandese le cui pagine celano una mappa misteriosa. Sono le coordinate per un viaggio sperimentale al centro della terra, il cui passaggio per raggiungerla parte dal vulcano Sneffels. Deciso a compiere l'impresa, in compagnia del nipote Axel parte per Reykjavík. A loro si unisce la guida Hans, con cui affrontano questa straordinaria spedizione sotterranea.

Il mondo nuovo di Aldous Huxley (Mondadori)
Nell'anno 2540, la terra è in pace e perfettamente organizzata, ispirata come ordine e gerarchia alla produzione in serie delle auto Ford. Il concepimento è sostituito dalla nascita in laboratorio e i neonati sono già suddivisi in caste. La stabilità sociale è raggiunta attraverso la manipolazione psicologica e l'uso della Soma, una droga che elimina ogni dolore e conflitto. La presenza di un piccolo gruppo di umani rimasti al limite del sistema potrebbe creare cambiamenti indesiderati.

1984 di George Orwell (Mondadori)
Il mondo è diviso in 3 superpotenze costantemente in guerra tra loro. Il protagonista Winston Smith vive in Oceania, nazione governata da un partito unico che controlla ogni aspetto della vita dei suoi cittadini anche attraverso la manipolazione della verità e la scelta di una lingua così semplice da annullare ogni sfumatura. L'incontro con la ribelle Julia e il tentativo fallito di sovvertire l'ordine prestabilito, cambieranno la sua vita per sempre.

Il racconto dell'ancella di Margaret Atwood (Ponte alle Grazie) [la mia recensione]
L'inquinamento ha ridotto la fertilità umana e gli uomini hanno tolto alle donne ogni diritto, relegandole a meri interessi riproduttivi. Le hanno divise in due ruoli: le appartenenti a un'élite sono destinate a diventare mogli, le altre a trasformarsi in schiave utilizzate a scopo sessuale e per generare eredi. Gli Stati Uniti sono stati sostituiti dalla Repubblica di Gilead, una dittatura che si rifà alle regole del cristianesimo fondamentalista.

Nicolas Eymerich, inquisitore di Valerio Evangelisti ( Cosmo)
Ambientato nel Trecento, racconta la storia del domenicano Nicolas Eymerich, incaricato di indagare su una misteriosa setta pagana che, nel regno d'Aragona, si dedica al culto della dea Diana. Le vicende medioevali incrociano quelle ambientate nel presente e nel futuro. Evangelisti rivitalizza il genere inserendo tocchi horror e verità storiche. L'adattamento a fumetti del libro, edito da Cosmo, è degli autori Jorge Zentner Jorge e David Sala.

Guida Galattica per autostoppisti di Douglas Adams (Mondadori) [la mia recensione]
Il protagonista Arthur Dent sta per perdere la sua casa, espropriata per costruire una nuova superstrada. A lasciarlo senza dimora è un ente galattico superiore che ha deciso di occupare la terra per trasformarla in vie di comunicazione. Insieme all'amico alieno Ford Perfect, non può fare altro che mettersi in viaggio seguendo i consigli di una guida elettronica per autostoppisti planetari. Una riflessione agrodolce sul significato dell'esistenza.

La classifica dei libri più venduti


Dati relativi alla settimana dal 17 al 23 agosto 2026 (Fonte: La Lettura del Corriere della Sera del 30 agosto 2026):

1. Manuel Garand - Murdoku. 80 omicidi misteriosi da risolvere con la logica
2. Gianluca Gotto - Ci basterà mangiare il vento
3. Michele Mari - I convitati di pietra. Premio Strega 2026
4. Francesca Giannone - Gli anni in bianco e nero
5. Santina Cosetta - Soltanto il giorno
6. Thrity Umrigar - Il linguaggio segreto delle carezze
7. Matteo Bussola - Il sole nelle pozzanghere
8. Chris Whitaker - Tutti i colori del buio
9. Lorenza Gentile - La volta giusta
10. Chris Pavone - L'ultimo turno

sabato 29 agosto 2026

Tre anni de "La Stanza di Antonio"…


La sera del 17 agosto 2023 aprivo per la prima volta le porte de La Stanza di Antonio, una stanza virtuale (ma vera allo stesso tempo!) nata dalla mia passione per i libri e dal desiderio di condividere letture e relative recensioni.
In questi tre anni, ma moltissimo nei primi mesi del 2026, la Stanza è cambiata insieme a me. È nata con un'impostazione quasi generalista, per poi trovare progressivamente la propria identità, concentrandosi sempre di più sui libri di genere giallo, thriller e noir. Una scelta maturata nel tempo, seguendo le mie letture e, soprattutto, ciò che sentivo di voler raccontare davvero.
Perché sono quelle le storie che mi tengono sveglio la notte, quelle che mi hanno fatto amare la lettura. Ed ho capito che volevo che la Stanza diventasse questo: non un blog come tanti, ma il posto per chi, come me, vive a pane e delitti sulla carta.
Oggi vorrei che la Stanza fosse qualcosa in più di un semplice blog di recensioni: un punto di riferimento e di incontro per i lettori appassionati di questi generi. Un luogo dove scoprire nuovi libri, confrontarsi, condividere opinioni e, perché no?, dove magari possano sentirsi a casa anche gli autori e le autrici dei libri che ho avuto il piacere di leggere.
Ma una stanza, per essere davvero viva, ha bisogno di persone che la abitino…
Per questo voglio ricordarvi che anche voi lettori potete partecipare attivamente alla vita del blog: se avete letto un giallo, un thriller o un noir (ma vanno bene anche altri generi) e avete voglia di raccontarlo, potete inviare la vostra recensione e condividerla con me e con gli altri lettori.
👉 Basta seguire questo link.
Le porte de La Stanza di Antonio sono sempre aperte. Entrate, accomodatevi… e portate con voi un buon libro!
Grazie a chi è passato di qui in questi tre anni. E grazie a chi vorrà continuare a farlo e a chi arriverà domani.

Antonio

Tre gialli per gli amanti dell’arte


Tre gialli per gli amanti dell'arte
Questi romanzi offrono intrighi e colpi di scena intrecciati col mondo dell'arte, la storia e la cultura. Letture imperdibili che lasciano il lettore senza fiato dalla bellezza, e dal mistero

👉 fonte: il Giornale dell'Arte

Ovviamente non vi diremo come vanno a finire: ci limitiamo a notare che il filone dei libri gialli ad argomento artistico continua a prosperare e che le opere d'arte attirano sempre ladri, assassini, investigatori, donne fatali, storici dell'arte più o meno pazzi. Come nell'Alleggerimento delle vernici di Paul Saint Bris dove tutto comincia con la nomina di una nuova e dinamica direttrice al Louvre che deve incrementare gli ingressi e lo farà partendo dal restauro della Gioconda offuscata da strati di vernici. Il direttore del dipartimento di pittura, costretto ad accettare l'incarico di seguire il restauro, intraprende un viaggio alla ricerca del restauratore ideale e lo trova in Toscana: un personaggio libero e imprevedibile, capace di confrontarsi senza timore con il genio di Leonardo. Quello che succede dopo è tutto da leggere, fra colpi di scena a ripetizione e soluzioni grottesche. Saint Bris orchestra con eleganza una narrazione in cui riflessione e tensione si fronteggiano tra colpi di scena ben calibrati, il romanzo smonta con arguzia l'idea stessa di autenticità, mostrando che nell'epoca dell'ipervisibilità anche i capolavori esposti a luce forte non sono altro che materiali da rimontare. Un libro che seduce gli amanti dell'arte e punge senza pietà chi ama smontare il presente, con una domanda finale: per tenere l'arte viva, dovremo forse stravolgerla?
Il secondo libro, I morti non mi sono mai piaciuti, romanzo d'esordio di Giuseppe Fusari, vincitore dell'ultima edizione del Premio Neri Pozza, ha per protagonista il commissario Alessandri, che deve indagare sulla morte del curatore della mostra «Trenta capolavori ritrovati», avvenuta al termine dell'inaugurazione. La lettura del testo evidenzia la pericolosità della curatela delle mostre. In un mondo dove gli storici dell'arte si odiano e volentieri si ammazzerebbero fra di loro, peggio che i gladiatori. In una tranche di società (quella degli intenditori e appassionati d'arte o che così si definiscono) che pratica la fuffa come supremo esercizio intellettuale, viene ritrovato ammazzato, un "pezzo grosso" del sistema mostre. Le indagini sono difficili. Cominciano a sgocciolare notizie, l'illustre professore defunto era tatuato da capo a piedi con la scritta "falso" che lo avvolgeva come un sudario, era avido di soldi come un vampiro, sputtanatore di colleghi, aveva anche un talentuoso alter ego che scriveva al posto suo (lui scriveva malissimo) e si limitava a firmare come sue cose altrui. Aveva il talento però di saper scovare quadri, anche molto importanti, inediti, destinati al mercato. A un certo punto cominciano a volare pallottole, si intrecciano omicidi, incendi e sbucano quadri falsi, venduti per veri. Poi la storia torna indietro, alla Seconda guerra mondiale, alle perquisizioni di opere d'arte fatte dai nazisti, e finisce con il coinvolgere il commissario molto di più di quello che lui avrebbe voluto. Finale sorprendente.
Con il terzo e ultimo libro, Il discepolo, si torna a pascolare l'inesausto tema del Vaticano. Mentre su Roma scende la sera, un violoncello accompagna il pubblico di Villa Medici, Ernest Hamilton nota una donna di sorprendente bellezza che si chiama Tatiana, gallerista dell'Est esperta di icone e arte sacra. Un portafoglio smarrito, poche frasi e uno sguardo prolungato bastano a tirarlo fuori dalla routine del suo atelier e a incrinare le sue certezze. Intanto in Vaticano riemerge dal passato un dipinto attribuito a Caravaggio (ma tu guarda chi si vede), forse la sua prima tela, che promette di riaprire dibattiti: l'opera non solo potrebbe riscrivere la biografia del pittore, ma anche mettere in discussione la narrazione ufficiale costruita dalla Chiesa. Il clamore aumenta perché la scoperta coincide con l'organizzazione di una grande mostra voluta dal Papa, un evento in cui devozione e strategia istituzionale si sovrappongono. Quando la vicenda personale di Ernest si intreccerà con il destino del quadro, diventerà evidente che gli accadimenti non sono casuali: è la luce caravaggesca, con le sue ombre, a rimodellare la sua vita. Giovanni Ferrero, che ha forse letto un po' troppi libri di Dan Brown, procede comunque con ritmo serrato, esplora i punti d'intersezione tra arte, fede e sentimenti, interrogandosi sul rapporto tra verità storica e lealtà personale con un risultato molto piacevole.

"L'uomo dei sussurri": trama e cast del film con De Niro tratto dal bestseller di Alex North


L'uomo dei sussurri: trama e cast del film con De Niro tratto dal bestseller di Alex North

👉 fonte: Sky TG24

Una filastrocca che sarebbe meglio non sentire mai, bambini che scompaiono e un caso che sembrava sepolto da anni. Robert De Niro torna a confrontarsi con il lato più oscuro del crimine in L'uomo dei sussurri (The Whisper Man), il thriller psicologico disponibile dal 28 agosto 2026 su Netflix.
Diretto da James Ashcroft e tratto dall'omonimo bestseller di Alex North, il film riunisce un cast che comprende Adam Scott, Michelle Monaghan, Michael Keaton, Hamish Linklater, Owen Teague, Acston Luca Porto e Will Brill. Al centro della storia c'è il rapimento di un bambino di otto anni e il filo inquietante che collega la sua scomparsa a un serial killer arrestato molto tempo prima. Ma sotto il meccanismo del crime pulsa anche una storia più intima, costruita su padri e figli, lutti e ferite familiari che il tempo non è riuscito a cancellare.
Tom Kennedy, interpretato da Adam Scott, è uno scrittore di gialli rimasto vedovo. Cerca di crescere da solo il figlio Jake, otto anni, mentre entrambi provano ancora a trovare un equilibrio dopo la perdita che ha sconvolto la loro famiglia. Poi Jake scompare.
Per Tom il crimine smette improvvisamente di appartenere alle pagine dei libri e diventa qualcosa di terribilmente concreto. Gli indizi emersi dopo il rapimento sembrano infatti collegare la sparizione del bambino a un vecchio caso che aveva terrorizzato la comunità: quello di un serial killer conosciuto come l'Uomo dei sussurri.
L'assassino era stato arrestato anni prima grazie all'indagine condotta da Peter "Pete" Willis, ex detective della polizia interpretato da Robert De Niro. Pete, però, è anche il padre di Tom.
I due non si vedono da tempo e il loro rapporto è segnato da una distanza che non sembra soltanto geografica. Per tentare di salvare Jake, Tom è costretto quindi a fare ciò che probabilmente avrebbe voluto evitare: tornare dal padre e chiedergli aiuto.
È in questo punto che le due anime del film si sovrappongono. La ricerca di un bambino rapito diventa anche il difficile riavvicinamento tra un padre e un figlio incapaci di liberarsi completamente da ciò che è accaduto in passato.
A Robert De Niro spetta il ruolo di Pete Willis, detective ormai in pensione che era riuscito a catturare l'Uomo dei sussurri.
L'uomo ha trascorso anni cercando di allontanarsi da un'indagine che ha lasciato conseguenze profonde anche sulla sua vita privata. Quando nuovi bambini cominciano a scomparire, però, le analogie con il passato lo costringono nuovamente a confrontarsi con quel caso. E questa volta la posta in gioco è ancora più personale: la vittima è suo nipote.
Il mistero nasce così da una domanda semplice e inquietante: se il serial killer individuato anni prima è ancora in prigione, chi sta riproducendo oggi il suo rituale?
Adam Scott, volto di Scissione, interpreta invece Tom Kennedy.


C'è qualcosa di sottilmente crudele nel mestiere assegnato al personaggio: Tom scrive storie criminali, costruisce sulla pagina enigmi, vittime e colpevoli, ma quando suo figlio viene rapito scopre che nella vita reale non esistono la rassicurante architettura narrativa né la distanza concessa dalla finzione. Il film utilizza il suo percorso per spostare progressivamente il baricentro dal puro thriller alla storia familiare. Tom deve infatti salvare Jake, ma per riuscirci è costretto anche a riaprire il rapporto con Pete.
Non è una lettura sovrapposta a posteriori al film: James Ashcroft ha indicato proprio la relazione fra padri e figli come uno degli elementi che più lo hanno attratto nel romanzo e nella sceneggiatura, definendola il cuore emotivo della vicenda.
Nel cast c'è anche Michelle Monaghan, che interpreta la detective Amanda Beck. È lei a lavorare sui nuovi casi e a trovarsi davanti alle inquietanti somiglianze con i rapimenti attribuiti all'Uomo dei sussurri. Per comprendere che cosa stia accadendo deve inevitabilmente rivolgersi a Pete, l'uomo che conosce meglio di chiunque altro la vecchia indagine.
Il personaggio affianca così De Niro sul versante più propriamente investigativo della storia, mentre la scomparsa di Jake trasforma la riapertura di un cold case in una corsa contro il tempo.
Tra le presenze più interessanti di L'uomo dei sussurri c'è Michael Keaton, nei panni di Frank Carter, l'uomo che Pete aveva fatto condannare per i delitti attribuiti al serial killer.
Carter sta scontando l'ergastolo in un carcere di massima sicurezza. La sua presenza permette al film di lavorare su uno dei meccanismi più classici del thriller dedicato ai serial killer: il confronto fra l'investigatore e l'uomo che credeva di avere definitivamente consegnato alla giustizia.
Keaton e De Niro avevano già partecipato entrambi a Jackie Brown di Quentin Tarantino, ma senza condividere scene. L'uomo dei sussurri offre quindi anche l'occasione di vedere direttamente a confronto sullo schermo i due attori.
Nel cast figurano inoltre Hamish Linklater nel ruolo di Norman Collins, Owen Teague, Will Brill nei panni del sergente John Dyson e il giovane Acston Luca Porto, che interpreta Jake Kennedy.
L'uomo dei sussurri è tratto da The Whisper Man, romanzo di Alex North pubblicato nel 2019 e diventato un bestseller del New York Times.
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