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"Un bel libro, Marcus, non si valuta solo per le sue ultime parole, bensì sull'effetto cumulativo di tutte le parole che le hanno precedute. All'incirca mezzo secondo dopo aver finito il tuo libro, dopo averne letto l'ultima parola, il lettore deve sentirsi pervaso da un'emozione potente; per un istante, deve pensare soltanto a tutte le cose che ha appena letto, riguardare la copertina e sorridere con una punta di tristezza, perché sente che quei personaggi gli mancheranno. Un bel libro, Marcus, è un libro che dispiace aver finito". [Joël Dicker in "La verità sul caso Harry Quebert"]

mercoledì 4 marzo 2026

Recensione della penna roller Lamy Swift


Pur essendo appassionato di stilografiche, ogni tanto mi concedo un "salto" anche nel mondo delle penne roller... Penne che, per scrivere, non richiedono alcuna pressione e, soprattutto, con una scrittura abbastanza scorrevole: siamo quasi ai livelli di una stilografica, ma con la comodità della punta "a pallina" tipica delle comunissime penne a sfera.
La Lamy Swift, ultimo mio acquisto, è proprio una di queste penne roller.


La prima caratteristica che salta subito all'occhio è l'assenza di un cappuccio. La Swift, infatti, è una penna a scatto: premi il pulsante superiore ed esce la punta, lo ripremi e la punta ritorna nel corpo della penna... Tutto qui: praticità e comodità ai massimi livelli!
Altra sua caratteristica è la particolarità della clip: quando premi il pulsante per far uscire la punta, la clip si abbassa in tutta la sua lunghezza sino a scomparire nella penna stessa; poi, quando terminiamo di scrivere e premiamo il pulsante per far rientrare la punta, la clip riprende la sua forma (esce fuori dalla penna) pronta per far agganciare la penna ai taschini di camicia o giacca.


Di questa penna esistono svariate colorazioni (blu, nero, antracite, palladio...) o tonalità in edizioni speciali (l'ultima uscita è nel colore sunset, una specie di rosa acceso). Io, come potete vedere da queste mie foto, ho preso la Swift nell'elegante colorazione blu, che l'azienda tedesca chiama Imprerial Blue.
La Lamy Swift ha il corpo interamente in metallo, eppure la penna non è assolutamente pesante e non stanca la mano nelle lunghe sessioni di scrittura. La sua superfice, per una presa più confortevole, è leggermente ruvida (sembra quasi metallo spazzolato) e, nella parte dell'impugnatura, troviamo anche tutta una serie di fori circolari.


Per scrivere utilizza refill proprietari Lamy M66. Sono disponibili in due tratti di scrittura: M (medio) e B (broad) e con inchiostro nei soliti quattro colori: blu, nero, rosso e verde. La penna arriva con un refill blu e tratto B... Essendo questo un tratto di scrittura abbastanza "generoso" e non adatto alla mia calligrafia minuscola, una volta esaurito ho preferito orientarmi sulla misura M. Quello che mi piace di questo inchiostro è che è molto fluido, ha un tratto scorrevole ed una velocissima asciugatura (i mancini saranno contenti di leggere ciò).
Inoltre, altra particolarità dell'inchiostro blu è che, dopo qualche minuto, diventa quasi un turchese scuro.


Sin qui tutte note positive. Ma ora, per una valutazione davvero obiettiva, passo ad elencare anche le poche note "stonate" che ho riscontrato sin qui:
- il prezzo non è proprio "economico": la Lamy Swift costa poco meno di 40 euro, i refill arrivano a 3,90 euro.
- il refill, che come ho detto prima è di tipo proprietario, non può essere sostituito con quelli di altre marche (ho voluto fare una prova con uno della Pilot G2: sì, entra nella Swift ma poi non funziona il meccanismo dello scatto).
- a volte, la molla interna che permette la fuoriuscita della punta ha un feedback "duro", con il risultato di ritardarne il rientro. Penso che sia "colpa" della molla ancora nuova (vedremo però come si comporterà nel lungo periodo), ma ho notato che questa anomalia (potete vederla nel breve video che vi lascio qui sotto) è segnalata anche da altri possessori della Lamy Swift.


Come sempre, vi lascio alla mia prova di scrittura. Insomma, la Lamy Swift è una penna roller elegante, piacevole da usare... e da far ammirare!


martedì 3 marzo 2026

Jeneva Rose: "Un matrimonio perfetto" e "Un divorzio perfetto"

Jeneva Rose: Un matrimonio perfetto. Perfetto, vol. 1
Sarah Morgan è uno degli avvocati difensori più famosi e potenti di Washington DC. A soli trentatré anni, è stata nominata socia dello studio in cui lavora, e la sua vita non potrebbe andare meglio. Purtroppo, lo stesso non si può dire di quella del marito Adam. Adam è uno scrittore in crisi. Non ha mai avuto particolare successo nel suo campo, e il matrimonio con Sarah comincia a essere fonte di frustrazione, dato che la moglie è sempre impegnata. Così, Adam inizia un'appassionata relazione extraconiugale con una donna di nome Kelly Summers. La situazione precipita quando Kelly viene trovata morta nella seconda casa di Adam e Sarah, dove i due amanti erano soliti trascorrere le loro notti clandestine. Adam viene subito accusato dell'omicidio, e Sarah si fa avanti per difenderlo. Ma sarà in grado di dare il meglio di sé, battendosi per scagionare l'uomo che l'ha tradita? E soprattutto: Adam è davvero innocente?

Titolo originale: The Perfect Marriage
Formato: Kindle (1.0 MB)
Pagine: 342
Editore: Newton Compton Editori (25 giugno 2024)
ASIN: B0D5KSK2RC
ISBN-13: 978-8822783233

Data di acquisto: 25 febbraio 2026
Letto dal 25 al 28 febbraio 2026

L'incipit del libro
Ma lui l'amava? Di sicuro amava il modo in cui lei lo guardava, la reazione del suo corpo durante l'orgasmo, il labbro che tremava, il piede che scattava su e giù. E anche i lunghi capelli castani che le ricadevano sugli occhi da cerbiatta quando lo cavalcava, o la curva della sua schiena snella che si inarcava quando la prendeva da dietro. Certo, amava alcune cose di lei. La domanda giusta, tuttavia, non è se l'amava.
È se l'ha uccisa.

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Non sono più la moglie di Adam. Sono la sua legale. Sono Sarah Morgan, la migliore avvocata penalista sulla piazza, ma non c'è dubbio che questo sceriffo vorrà farmi ancora qualche domanda in qualità di moglie. In ogni caso, devo essere all'altezza della situazione, a prescindere da cosa pensa di me. So che non è stato Adam. Non sarebbe capace di picchiare qualcuno, figuriamoci di uccidere. Ma pensavo anche che non mi avrebbe mai tradito, e invece è chiaro che è accaduto.
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Jeneva Rose: Un divorzio perfetto. Perfetto, vol. 2
Finché morte non ci separi. La tua. Non la mia.
Sono passati dodici anni da quando l'avvocata di successo Sarah Morgan ha difeso il marito, Adam, dall'accusa di aver ucciso la sua amante. Da allora, Sarah ha voltato pagina: ha intrapreso un'altra carriera, si è risposata con Bob Miller e ha costruito una nuova famiglia. La sua vita è tornata a essere esattamente come l'aveva sempre desiderata… o forse no? Quando scopre che Bob ha avuto un'avventura di una notte, Sarah non perde tempo e chiede subito il divorzio. Ma proprio durante la loro burrascosa separazione, emergono nuove prove del DNA che mettono in discussione la colpevolezza di Adam e costringono la polizia a riaprire le indagini del caso Kelly Summers, riportando Sarah sotto i riflettori. Tutti vogliono sapere cosa sia successo davvero, soprattutto lo sceriffo Hudson, determinato a scoprire la verità a ogni costo. Quando poi la donna con cui Bob ha tradito Sarah scompare nel nulla, tra i due ex coniugi inizia una guerra senza esclusione di colpi, in un pericoloso gioco del gatto col topo.

Titolo originale: The Perfect Divorce
Formato: Kindle (1.5 MB)
Pagine: 384
Editore: Newton Compton Editori (27 gennaio 2026)
ASIN: B0GCC5577W 
ISBN-13: 978-8822790941

Data di acquisto: 14 febbraio 2026
Letto dal 28 febbraio al 3 marzo 2026

L'incipit del libro
È STATO LUI A UCCIDERLA?
TRASCRIZIONE D'ARCHIVIO - ESTRATTO DEL REPORTAGE DI CHANNEL 5 NEWS
Il dipartimento dello sceriffo della contea di Prince William sta indagando sull'omicidio di una donna del posto. Nella mattinata di oggi, a seguito di una segnalazione, gli agenti in servizio sono accorsi presso un'abitazione sul lago Manassas, dove hanno rinvenuto il cadavere di Kelly Summers, brutalmente accoltellata a morte. Poco dopo, secondo alcune fonti, il proprietario dell'abitazione, lo scrittore Adam Morgan, è stato scortato in centrale per essere interrogato. Il dipartimento dello sceriffo della contea di Prince William ha rifiutato di rendere noti ulteriori dettagli in quanto le indagini sono ancora in corso.

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Mi do una rapida occhiata usando lo specchietto retrovisore: mi controllo il trucco e nel mio riflesso trovo la donna che devo essere oggi. È proprio lì. Sembra quasi la stessa di sempre, ma dietro quei suoi occhi verdi si cela molta più profondità. Mi metto un altro po' di rossetto e le rivolgo un sorriso.
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📌La mia recensione
Dal momento che questi due romanzi son strettamente collegati (il secondo volume è la continuazione naturale del primo) ho deciso di leggerli entrambi in sequenza e, quindi, farne un'unica recensione.
L'energia incontenibile dei due libri della statunitense Jeneva Rose risiede tutta nel modo in cui l'apparente vita coniugale si tramuta in una zona di guerra (sia umana che processuale). Nel primo libro, Un matrimonio perfetto, seguiremo l'avvocata Sarah Morgan nella strenua difesa del suo matrimonio; nel secondo, Un divorzio perfetto, vedremo la stessa donna fare esattamente il contrario: distruggere il suo matrimonio…
Ma andiamo con ordine.
In Un matrimonio perfetto faremo la conoscenza dei coniugi Sarah Morgan, brillante avvocata, e Adam Rumple, scrittore in crisi creativa ed economica. La loro tranquillità viene stravolta quando l'uomo è accusato dell'omicidio della sua amante. La trama ha talmente tanti colpi di scena che (come è capitato al sottoscritto!) sarete costantemente costretti a rivedere le vostre certezze.
Successivamente, in Un divorzio perfetto (ed ambientato una decina di anni dopo), ritroveremo Sarah Morgan con un nuovo lavoro ed una nuova famiglia. Ma un nuovo tradimento del nuovo marito (Bob Miller, che avevamo già incontrato nel precedente romanzo), oltre che riaprire vecchie ferite, fa affiorare vecchi rancori e vecchi sospetti.
Come vedete, entrambi i libri ruotano attorno alla figura di Sarah Morgan, donna complessa e dal carattere forte: un bel tipino da cui è meglio stare alla larga! Le due storie, opposte eppure speculari in alcuni passaggi, indagano le relazioni familiari, la fragilità umana ed il modo in cui il passato si ripercuote nel presente.
I due libri possono anche esser letti in modo autonomo, ma entrambi formano un unico filone narrativo incentrato sulla dimensione privata mutata in campo di battaglia e del crimine. In entrambi i romanzi, comunque, il confine tra vittima e carnefice è talmente effimero che, ogni tanto, i ruoli di invertono.
Letti uno dietro l'altro, i due libri formano un unico arco narrativo di oltre 700 pagine. Eppure, si lasciano leggere molto agevolmente grazie a capitoli brevi ed una narrazione a più voci (per cui avremo una ricostruzione dei fatti secondo più punti di vista).
📌 Voto: 🏅🏅🏅🏅 (4 su 5)

Reacher: ecco perché la serie Prime Video ha ridefinito il genere del thriller d'azione


Reacher: ecco perché la serie Prime Video ha ridefinito il genere del thriller d'azione
Reacher di Prime Video sta ridefinendo il thriller d'azione in TV. Analisi della serie con Alan Ritchson che eccelle per combattimenti, trama e profondità emotiva

👉 fonte: badtaste.it

Ogni era televisiva ha i suoi show definitori, quei programmi che non si limitano a cavalcare l'onda di un genere, ma lo plasmano, lo reinventano, diventano il metro di paragone per tutto ciò che viene dopo. Battlestar Galactica ha ridefinito la fantascienza negli anni duemila, Game of Thrones continua a dominare il fantasy attraverso i suoi spinoff, e contro ogni previsione è The Boys di Prime Video ad aver conquistato il trono dei supereroi in TV tra la fine degli anni dieci e l'inizio dei venti. Ma c'è un genere ancora più sfuggente, più difficile da dominare: l'action thriller.
A differenza dei mondi esuberanti della fantascienza o del fantasy, i thriller d'azione devono distinguersi in un panorama saturo, dove decine di serie streamate seguono formule simili e i confini tra eccellenza e mediocrità diventano sottilissimi. Eppure, una serie su Prime Video sta riuscendo nell'impresa: Reacher non è solo un buon show d'azione, è la serie che sta definendo il genere per questa generazione.


Il segreto del successo di Reacher risiede nella sua capacità di eccellere nelle fondamenta del genere, aggiungendo però sfumature inaspettate che elevano l'esperienza oltre la formula standard. Alan Ritchson non è semplicemente un ottimo protagonista: è probabilmente il migliore attore action in circolazione in questo momento. La sua dedizione al personaggio e la profonda comprensione di Jack Reacher trasformano quello che potrebbe essere l'ennesimo eroe muscoloso in una presenza magnetica e credibile.
La terza stagione ha regalato agli spettatori un momento che rimarrà negli annali della televisione: il combattimento finale contro Paulie. Non è un'iperbole definirlo il miglior duello uno contro uno visto in TV da decenni. La coreografia, l'intensità, la brutalità calibrata con precisione chirurgica hanno creato una sequenza che ricorda i grandi momenti del cinema action degli anni ottanta e novanta, quando le scene di lotta erano viscerali, concrete, prive di effetti digitali invasivi.
Ma Reacher non vive solo di muscoli e pugni. La serie beneficia enormemente del materiale di partenza: i romanzi di Lee Child offrono trame solide, misteri intriganti, cospirazioni costruite con maestria. Dove molti thriller televisivi improvvisano intrecci che si sgonfiano a metà stagione, Reacher può attingere a storie già collaudate, già amate da milioni di lettori. Qualità narrativa, qualità dell'azione, qualità dei personaggi: i fondamentali sono tutti coperti con sicurezza.
E poi c'è l'elemento emotivo, forse il più sorprendente. Ci si aspetta che Reacher abbia legami forti con i suoi ex colleghi delle Investigazioni Speciali o con l'interesse romantico di turno. Ma la serie va oltre. L'amicizia improbabile con Finlay nella prima stagione, la morte devastante di Russo nella seconda che ha colpito molto più di quanto chiunque potesse prevedere, il ruolo di figura paterna che Reacher assume nella terza stagione: ogni arco narrativo aggiunge dimensioni inattese a un personaggio che potrebbe facilmente essere unidimensionale.
C'è un altro aspetto che distingue Reacher dalla massa: la capacità di reinventarsi continuamente. Molte serie action thriller adottano il formato "caso della stagione", ma mantengono la stessa struttura di base: stesso quartier generale, stessa squadra, stessa città. Reacher, invece, è effettivamente una serie diversa ogni stagione. Lo stile di vita nomade del protagonista garantisce che ogni storia abbia una propria estetica, un proprio ambiente: l'atmosfera rurale e claustrofobica della piccola città nella prima stagione contrasta con l'urbanità grigia della seconda, che a sua volta differisce completamente dal lusso delle ville sul mare della terza.
Il catalogo di Lee Child offre abbastanza materiale per anni di adattamenti. Quando finalmente Jack Reacher esaurirà la strada da percorrere, la legacy della serie Prime Video sarà chiara: il thriller d'azione definitivo dello streaming negli anni venti, lo show che ha dimostrato come il genere possa essere sia intellettualmente solido che fisicamente elettrizzante, sia emotivamente risonante che spettacolarmente adrenalinico. In un'epoca in cui l'offerta streaming sembra infinita e indistinta, Reacher ha trovato il modo di emergere non urlando più forte degli altri, ma semplicemente facendo tutto meglio.

Accidia, malinconia, oblomovismo e altri mali letterari


Accidia, malinconia, oblomovismo e altri mali letterari
Forse nessun'altra letteratura, come quella russa, ha avuto una speciale sensibilità per l'abbrutimento e il torpore esistenziale dei propri protagonisti. A rendere davvero interessante questo innato sguardo clinico, però, è il modo con cui gli scrittori si confrontano in maniera sempre ambivalente - mai prevedibile - con le insanabili tare di questi "eroi"

👉 fonte: Lucy sulla Cultura

Nel 1859 esce Oblomov, il capolavoro di Ivan Gončarov che dà il nome alla sindrome tipicamente russa dell'oblomovismo (oblomovščina), una specie di pigrizia metafisica che impedisce di agire e di prendere decisioni. A chiunque conosca anche solo di fama il romanzo è noto che Oblomov non si alza dal letto per le prime centocinquanta pagine del testo, e nel frattempo, restando coricato, battibecca col servo Zachar e riceve la visita di una serie di personaggi che costituiscono una galleria della vita attiva pietroburghese e al contempo la gamma delle possibilità di azione cui lo stesso Oblomov ha rinunciato: passano un tipo mondano, un impiegato, un buono a nulla, uno scrittore. Oblomov è arrivato in città ormai da dodici anni dalla remota tenuta familiare di Oblomovka, nei pressi del Volga, in cui ha trascorso un'infanzia da piccolo idolo domestico, circondato di mollezze, di cure e di attenzioni morbose circa la sua salute. Con il padre, la madre, innumerevoli vecchiette e l'immancabile njanja che ha provveduto a riempirgli la testa di storie e leggende popolari. Poi ha studiato, ha conosciuto Štolc, un suo coetaneo tedesco e positivo, ha fatto persino l'università e si è convinto di potersi rendere utile alla patria grazie a una vita onesta e laboriosa. Ma arrivato a Pietroburgo tutto si è spento a poco a poco, la realtà delle cose si è mostrata troppo dura e sgradevole e Oblomov si è ritirato progressivamente: ha lasciato l'impiego, ha smesso di leggere, di andare a teatro, e passa appunto le giornate a contorcersi nel letto senza riuscire ad decidere di alzarsi.
È a questo punto che il lettore lo incontra e, preso atto delle premesse, segue l'azione romanzesca che disegna una curva perfettamente circolare. Oblomov si accende per un attimo (si innamora di Olga, una ragazza deliziosa che potrebbe salvarlo dalle sue inclinazioni degradanti) ma per mille ragioni non riesce a concludere nulla. Per sposarla dovrebbe rendersi degno della vita elevata che la ragazza rappresenta ma ciò non è possibile, è una cosa che in pratica non si può fare per quanto appaia realizzabile in teoria. Olga finisce per accorgersi che Oblomov è irrecuperabile e non può che lasciarlo, fra lacrime di rimpianto e disillusione. Qualche capitolo più avanti sposerà invece Štolc, il tedesco positivo, che è la sua vera anima gemella. Mentre Oblomov riprecipita nel suo oblomovismo: sposa una donna comune, la sua padrona di casa, che lo venera come un idolo e lo accudisce come un bambino, e vive come gli viene, vive e basta, poi muore di un colpo apoplettico dato dal regime sedentario e dall'alimentazione troppo grassa.
In Russia l'uscita del romanzo suscitò come al solito, in un sistema ipersensibile ai risvolti politici e morali delle creazioni letterarie, un acceso dibattito sul tipo del protagonista. Nelle stesse intenzioni di Gončarov il romanzo era un atto di denuncia del parassitismo e dell'inerzia di una parte dell'aristocrazia russa, quella parte che restava attaccata alla vita feudale e all'immobilismo "asiatico" della società tradizionale, in cui va detto che era ancora in vigore la servitù della gleba (sarebbe stata abolita poco dopo, nel 1861). Oblomov inoltre era pensato come un tipo "del suo tempo", cioè di quel tempo di passaggio in cui l'onda della modernità industriale, produttivistica e borghese stava arrivando anche in Russia e si apprestava a spazzare via il vecchio mondo. «Addio vecchia Oblomovka - dice Štolc alla fine con un pizzico di malinconia -, il tuo tempo è finito». E così la pensava Gončarov, che aveva in mente un moderato progresso e un graduale allineamento della civiltà russa a quella europea, senza scosse rivoluzionarie e senza troppo risentimento verso le classi alte. Al tempo stesso, però, aveva messo al mondo un personaggio che andava oltre le sue intenzioni.
Da sinistra, la critica radicale interpretò l'oblomovismo come un tratto nazionale, naturalmente deteriore, una cattiva tendenza dello spirito russo a dissiparsi, separare le idee dalla realtà, perdersi in un rimuginio senza costrutto.
Nikolaj Dobroljubov, esponente di punta della critica sociale, scrisse una recensione intitolata Che cosa è l'oblomovismo in cui cercava gli antenati di Oblomov nei cosiddetti "uomini superflui" di Puškin, Lermontov, Turgenev, e concludeva che tutti, retrospettivamente, risultavano affetti dall'oblomovismo. Quindi una malattia congenita dell'uomo russo, che non solo non era affatto debellata come pensava Gončarov, ma continuava a spandere i suoi effetti, ostacolando il progresso e l'emancipazione del popolo. In questi termini viene discussa la figura di Oblomov nel periodo successivo, fino alla fine del secolo e oltre. In sostanza diventa una colpa di ordine sociale di cui qualunque russo, in specie se intellettuale, sente in sé la presenza allo stato latente, e che insieme ad altre affezioni dello stesso ordine, per esempio l'individualismo, la corruzione endemica, l'inefficienza ecc. impedisce alla Russia di gettarsi "in avanti" secondo la famosa esortazione di Gogol’ nel capitolo finale delle Anime morte. Un senso di vergogna misto all'indignazione si accompagna alla coscienza di questa sorta di tare all'apparenza insanabili, che producono l'eterno spettacolo dello squallore russo: le strade fangose, gli edifici scrostati, quella micidiale ristrettezza di pensiero e assenza di prospettive in cui sembrano vegetare le città di provincia. 
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lunedì 2 marzo 2026

Kay Scarpetta, dai libri bestseller di Patricia Cornwell alla serie tv con Nicole Kidman


Kay Scarpetta, dai libri bestseller di Patricia Cornwell alla serie tv con Nicole Kidman
Ispirata alla serie di romanzi di Patricia Cornwell con protagonista l'anatomopatologa Kay Scarpetta, dall'11 marzo arriva su Prime Video la serie tv Scarpetta, con Nicole Kidman e Jamie Lee Curtis. La trama, il trailer e i libri che hanno ispirato l'adattamento

👉 fonte: il Libraio

Dal libro alla TV, come si suol dire. Tra le novità televisive per gli amanti del thriller e del giallo, su Prime Video dall’11 marzo arriva Scarpetta, una nuova serie ispirata alla celebre saga di romanzi firmata da Patricia Cornwell.
A novembre erano già circolate le prime immagini di Nicole Kidman nei panni della protagonista di una delle saghe letterarie più longeve e apprezzate, suscitando curiosità anche tra chi non conosce ancora il personaggio. Ma chi è Kay Scarpetta? E che tipo di serie sarà questo adattamento?
Andiamo con ordine. Scarpetta è una produzione Amazon MGM Studios (in collaborazione con Blumhouse Television, Blossom Films, Comet Pictures e P&S Projects) ed è sviluppata e scritta da Liz Sarnoff, che ricopre anche il ruolo di produttrice esecutiva e showrunner.
La serie TV, la cui prima stagione è composta da otto episodi, segue le indagini e le vicende personali del medico legale Kay Scarpetta, sempre decisa a scoprire la verità e rendere giustizia alle vittime (e alle loro famiglie). Ed è proprio seguendo la protagonista che si entra nel mondo delle analisi forensi e della psicologia criminale, ma anche nella vita privata di Kay…
Accanto a Nicole Kidman troviamo Jamie Lee Curtis (nei panni della sorella di Kay), Bobby Cannavale (il detective Pete Marino), Simon Baker (il profiler dell'FBI Benton Wesley) e Ariana DeBose (che interpreterà la nipote di Kay). Completano il gruppo degli interpreti principali Rosy McEwen, Amanda Righetti, Jake Cannavale e Hunter Parrish.


Veniamo ora alla trama. La serie TV Scarpetta ruota attorno a un caso che ha segnato la carriera della protagonista ventotto anni prima e che ora rischia di trasformarsi nella sua rovina. Kay Scarpetta si trova infatti a dover smascherare un serial killer, mentre il passato torna a intrecciarsi con il presente. Parallelamente, emerge la complessità dei rapporti familiari di Kay, in particolare con la sorella…
Nel 1994 arrivava per la prima volta in Italia il romanzo Postmortem (edito da Mondadori e ora in libreria in una nuova veste grafica), e con esso Kay Scarpetta. In questi quasi trent'anni sono stati molti i romanzi pubblicati, più di venti, con protagonista il medico legale e il successo non è mancato.
In occasione della serie TV, Oscar Mondadori ha presentato una nuova edizione di alcuni romanzi di Kay Scarpetta, Identità sconosciuta e Postmortem.
Patricia Cornwell è tra le scrittrici contemporanee di thriller e gialli più amate e i suoi romanzi sono immancabili nella libreria degli appassionati e delle appassionate del genere. Con l'esordio, uscito in lingua inglese nel 1990, la scrittrice nata a Miami nel 1956 si fa notare per l'attenzione data alle dettagliate analisi scientifiche e psicologiche.
Ma è con i romanzi successivi, in cui non mancano assassini seriali e cruenti omicidi, che i fan si affezionano all'investigatrice di origini italiane. Tra questi ricordiamo Causa di morte, in cui Scarpetta indaga sulla morte di un giornalista, impegnato a scoprire cosa si nasconde nel vecchio arsenale della Marina a Richmond (città della Virginia in cui sono ambientate molte vicende). E poi Predatore: Kay Scarpetta lavora da qualche tempo a Miami e per scoprire l'identità di un serial killer chiede l'aiuto della nipote Lucy, entrata a far parte delle forze dell'ordine.
Nelle opere più recenti, compreso Taglio letale, l'anatomopatologa Scarpetta è ancora pronta a gettarsi su nuovi scottanti casi, nonostante l'età. Proprio nel romanzo pubblicato a novembre Kay viene chiamata a investigare sul serial killer noto col nome di Squartatore Fantasma. Più dettagli vengono a galla e più è chiaro che anche la vita di Scarpetta è in pericolo.

domenica 1 marzo 2026

10 novità thriller da scoprire su Amazon


10 novità thriller da scoprire su Amazon

👉 fonte: Agenda Online

Il thriller si conferma uno dei generi più amati dai lettori contemporanei, capace di unire tensione narrativa, introspezione psicologica e trame sempre più sofisticate. Chi ama questo genere letterario di norma non cerca soltanto una storia, ma un'intensa esperienza immersiva fatta di misteri, false piste e rivelazioni improvvise.
E le classifiche di Amazon rappresentano oggi uno dei principali indicatori delle tendenze editoriali, dove convivono grandi maestri della suspense e nuove voci capaci di sorprendere. Le novità thriller più interessanti mostrano in maniera chiara l'evoluzione del genere.
Da quello che si evince osservandole, si cercano storie più intime e psicologiche, dove il pericolo nasce spesso all'interno della famiglia, della coppia o della mente umana. Accanto ai grandi nomi come Michael Connelly, Jeffery Deaver e Jo Nesbø, possiamo notare come emergano autori capaci di rinnovare il genere con idee originali e ambientazioni suggestive.
Il risultato è una lista letteraria ricca di suspense, dove ogni romanzo rappresenta un viaggio nelle zone più oscure dell'animo umano. Tra detective iconici, segreti familiari e atmosfere oscure, ecco le 10 novità thriller più interessanti su Amazon che stanno catturando l'attenzione del pubblico mondiale.
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L'Albo d'Oro del festival di Sanremo


Sal Da Vinci, 57 anni, con la canzone "Per sempre sì", ieri sera ha vinto il 76° festival di Sanremo 2026. Secondo Sayf con "Tu mi piaci tanto", Ditonellapiaga è terza con "Che fastidio", quarta Arisa con "Magica favola", Fedez e Masini chiudono quinti con "Male necessario".
Premio sala stampa a Fulminacci, premio Lucio Dalla e premio Tim a Serena Brancale, il miglior testo a Fedez e Masini, premio miglior componimento musicale (votato dai compositori d'orchestra) va a Ditonellapiaga.
E sempre Ditonellapiaga, questa volta in coppia con TonyPitony, ha vinto la serata delle cover con "The lady is a tramp".


Questo l'Albo d'Oro del festival di Sanremo:
1951 Nilla Pizzi (Grazie dei fiori); 1952 Nilla Pizzi (Vola colomba); 1953 Carla Boni e Flo Sandon's (Viale d'autunno); 1954 Giorgio Consolini e Gino Latilla (Tutte le mamme); 1955 Claudio Villa e Tullio Pane (Buongiorno tristezza); 1956 Franca Raimondi (Aprite le finestre); 1957 Claudio Villa e Nunzio Gallo (Corde della mia chitarra); 1958 Domenico Modugno e Johnny Dorelli (Nel blu dipinto di blu); 1959 Domenico Modugno e Johnny Dorelli (Piove. Ciao ciao bambina); 1960 Tony Dallara e Renato Rascel (Romantica); 1961 Betty Curtis e Luciano Tajoli (Al di là); 1962 Domenico Modugno e Claudio Villa (Addio addio): 1963 Tony Renis ed Emilio Pericoli (Uno per tutte); 1964 Gigliola Cinquetti e Patricia Carli (Non ho l’età); 1965 Bobby Solo e New Christy Minstrels (Se piangi se ridi); 1966 Domenico Modugno e Gigliola Cinquetti (Dio come ti amo); 1967 Claudio Villa e Iva Zanicchi (Non pensare a me); 1968 Sergio Endrigo e Roberto Carlos Braga (Canzone per te); 1969 Bobby Solo e Iva Zanicchi (Zingara); 1970 Adriano Celentano e Claudia Mori (Chi non lavora non fa l'amore); 1971 Nada e Nicola Di Bari (Il cuore è uno zingaro); 1972 Nicola Di Bari (I giorni dell'arcobaleno); 1973 Peppino Di Capri (Un grande amore e niente più); 1974 Iva Zanicchi (Ciao cara come stai?); 1975 Gilda (Ragazza del Sud); 1976 Peppino Di Capri (Non lo faccio più); 1977 Homo Sapiens (Bella da morire); 1978 Matia Bazar (…e dirsi ciao!); 1979 Mino Vergnaghi (Amare); 1980 Toto Cutugno (Solo noi); 1981 Alice (Per Elisa); 1982 Riccardo Fogli (Storie di tutti i giorni); 1983 Tiziana Rivale (Sarà quel che sarà); 1984 Al Bano e Romina Power (Ci sarà); 1985 Ricchi e Poveri (Se m'innamoro); 1986 Eros Ramazzotti (Adesso tu); 1987 Gianni Morandi, Enrico Ruggeri, ed Umberto Tozzi (Si può dare di più); 1988 Massimo Ranieri (Perdere l'amore); 1989 Anna Oxa e Fausto Leali (Ti lascerò); 1990 Pooh (Uomini soli); 1991 Riccardo Cocciante (Se stiamo insieme); 1992 Luca Barbarossa (Portami a ballare); 1993 Enrico Ruggeri (Mistero); 1994 Aleandro Baldi (Passerà); 1995 Giorgia (Come saprei); 1996 Ron e Tosca (Vorrei incontrarti fra cent'anni); 1997 Jalisse (Fiumi di parole); 1998 Annalisa Minetti (Senza te o con te); 1999 Anna Oxa (Senza pietà); 2000 Avion Travel (Sentimento); 2001 Elisa (Luce. Tramonti a nord est); 2002 Matia Bazar (Messaggio d'amore); 2003 Alexia (Per dire di no); 2004 Marco Masini (L'uomo volante); 2005 Francesco Renga (Angelo); 2006 Povia (Vorrei avere il becco); 2007 Simone Cristicchi (Ti regalerò una rosa); 2008 Giò Di Tonno e Lola Ponce (Colpo di fulmine); 2009 Marco Carta (La forza mia); 2010 Valerio Scanu (Per tutte le volte che…); 2011 Roberto Vecchioni (Chiamami ancora amore); 2012 Emma (Non è l'inferno); 2013 Marco Mengoni (L'Essenziale); 2014 Arisa (Controvento); 2015 Il Volo (Grande amore); 2016 Stadio (Un giorno mi dirai); 2017 Francesco Gabbani (Occidentali's Karma); 2018 Ermal Meta e Fabrizio Moro (Non mi avete fatto niente); 2019 Mahmood (Soldi); 2020 Diodato (Fai rumore); 2021 Maneskin (Zitti e buoni); 2022 Mahmood e Blanco (Brividi): 2023 Marco Mengoni (Due vite); 2024 Angelina Mango (La noia); 2025 Olly (Balorda nostalgia); 2026 Sal Da Vinci (Per sempre sì)

"La versione di Barney", perché è un libro necessario da leggere oggi


La versione di Barney, perché è un libro necessario da leggere oggi
In un'epoca in cui le narrazioni sono spesso in conflitto e dove la verità stessa viene dibattuta, La versione di Barney ci ricorda che la comprensione di un individuo (e di una società) passa attraverso molte prospettive, nessuna delle quali è completa da sola

👉 fonte: LibreriAmo

La versione di Barney (Barney's Version, 1997) di Mordecai Richler è un romanzo narrato in prima persona da Barney Panofsky, un produttore televisivo ebreo canadese ormai anziano che decide di scrivere la propria "versione" dei fatti per difendersi dalle accuse contenute nel libro autobiografico di un suo rivale. Scopriamo perché, a distanza di anni dalla sua pubblicazione, è un libro necessario da leggere ancora oggi.
Approdato a una tarda, linguacciuta, rissosa età, Barney Panofsky impugna la penna per difendersi dall'accusa di omicidio, e da altre calunnie non meno incresciose, diffuse dal suo arcinemico Terry McIver. Così, fra quattro dita di whisky e una boccata di Montecristo, Barney ripercorre la vita allegramente dissipata e profondamente scorretta che dal quartiere ebraico di Montreal lo ha portato nella Parigi dei primi anni Cinquanta e poi di nuovo in Canada, a trasformare le idee rastrellate nella giovinezza in "sitcom" decisamente popolari e altrettanto redditizie.
Fin dalle prime pagine emerge il carattere del protagonista: ironico, polemico, spesso volgare, ma anche profondamente umano e vulnerabile. Attraverso un lungo flusso di ricordi, ambientati tra l'Europa e soprattutto Montreal, Barney ripercorre la sua vita segnata da eccessi, matrimoni falliti, amicizie intense e rivalità feroci. Centrale è il racconto dei suoi tre matrimoni: il primo impulsivo e disastroso, il secondo infelice, il terzo con Miriam, l'unica donna che abbia davvero amato.
Proprio il rapporto con Miriam rappresenta il momento più autentico e profondo della sua esistenza, mostrando un lato tenero e sincero che contrasta con l'immagine pubblica di uomo cinico e arrogante. Nel corso del romanzo emerge anche un episodio oscuro legato alla misteriosa scomparsa di un amico durante una battuta di caccia, evento che alimenta sospetti e maldicenze. Tuttavia, poiché il narratore è inaffidabile e progressivamente segnato dal declino della memoria, il lettore non può mai essere certo di possedere la verità oggettiva. Il tema della memoria diventa infatti centrale: i ricordi si confondono, si contraddicono, si intrecciano a errori e dimenticanze, suggerendo che ogni vita è, in fondo, una costruzione soggettiva.
Il romanzo affronta temi come l'identità ebraico-canadese, il senso di appartenenza, il fallimento, l'amore, l'invecchiamento e la paura della perdita di sé. Con uno stile brillante e ricco di umorismo, Richler costruisce un personaggio complesso e indimenticabile, capace di suscitare al tempo stesso irritazione e simpatia.
La versione di Barney resta un romanzo estremamente moderno e sorprendentemente attuale, nonostante sia stato pubblicato nel 1997. Ciò che lo rende ancora significativo oggi non è tanto la vicenda specifica di Barney Panofsky, quanto i grandi interrogativi che mette in scena sulla memoria, l'identità personale e il modo in cui costruiamo la nostra storia. Al centro del romanzo c'è un narratore inaffidabile: Barney racconta la sua vita attraverso ricordi che si intrecciano, si contraddicono e spesso sfumano nell’incertezza.
Questo aspetto risuona con le riflessioni odierne su come percepiamo noi stessi e gli altri in un'epoca in cui le "versioni" dei fatti si moltiplicano continuamente, attraverso i social media, i resoconti personali, le narrative pubbliche e private. In un mondo dove ciascuno può documentare, interpretare e diffondere la propria prospettiva, la domanda che Richler pone (che cos'è la verità e quanto può essere oggettiva?) è più pertinente che mai.
Il romanzo esplora anche il tema dell'invecchiamento e della fragilità della mente, argomenti di grande rilevanza in una società che invecchia e che cerca di comprendere meglio le dinamiche della memoria, della salute mentale e dell'autocoscienza. L'esperienza di Barney, che vede la propria memoria vacillare mentre cerca disperatamente di mettere ordine nella sua vita e nei propri ricordi, riflette le paure di molti lettori moderni: la paura di essere dimenticati, di perdere il controllo sulla propria storia, di non essere compresi nella complessità della propria esistenza.
La capacità di Barney di alternare comicità e tragedia, di mostrarsi vulnerabile pur cercando di apparire forte, rispecchia la complessità delle relazioni umane, un aspetto che rimane centrale nella letteratura contemporanea e nella vita di tutti i giorni. La sua lotta con i propri errori e con le conseguenze delle sue scelte è qualcosa con cui molti lettori possono identificarsi, perché pone una domanda fondamentale: che valore ha raccontare e riscrivere la propria vita?
Infine, il romanzo invita a riflettere sul significato di "versione" in senso più ampio: non solo la versione personale della propria vita, ma anche le versioni culturali, sociali e storiche che si intrecciano nella contemporaneità. In un'epoca in cui le narrazioni sono spesso in conflitto e dove la verità stessa viene dibattuta, La versione di Barney ci ricorda che la comprensione di un individuo, e di una società, passa attraverso molte prospettive, nessuna delle quali è completa da sola.

sabato 28 febbraio 2026

Libri letti a febbraio 2026… e quelli da leggere a marzo!


I libri che ho letto e recensito a febbraio:
[fumetto] Strangers in Paradise, vol. 4: It's a good life!
[fumetto] Strangers in Paradise, vol. 3: I Dream of You 2
Andrew Porter: La vita immaginata
[fumetto] Strangers in Paradise, vol. 2: I Dream of You 1
Harlan Coben: Fuga
[fumetto] Strangers in Paradise, vol. 1
Bret Easton Ellis: American Psycho
Wilbur Smith: La voce del tuono
Victor Hugo: Notre-Dame de Paris
Ernest Hemingway: Per chi suona la campana

Ed i libri in lettura per marzo (ma non necessariamente in quest'ordine… e non è neanche detto che siano questi):
Jeneva Rose: Un matrimonio perfetto [già in lettura] e Un divorzio perfetto
Don Winslow: L'ultimo colpo
Angela Marsons: Il silenzio dei colpevoli
Bill Clinton e James Patterson: La presidente
Francesca Giannone: La portalettere

La classifica dei libri più venduti


Dati relativi alla settimana dal 16 al 22 febbraio 2026 (Fonte: TuttoLibri del 28 febbraio 2026):

1. Stefania S. - Cuori magnetici. Love me love me, vol. 1
2. Stefania Auci - L'alba dei Leoni
3. Stefano Vitelli e Giuseppe Legato - Il ragionevole dubbio di Garlasco. Un giudice nel labirinto del caso di cronaca più discusso d'Italia
4. Emily Brontë - Cime tempestose
5. Florence Knapp - Tre nomi
6. Lizzy Snow White - Wrecked. Siamo il disastro perfetto
7. Dario Ferrari - L'idiota di famiglia
8. Stefania S. - Anime elettriche. Love me love me, vol. 2
9. Gregg Dunnett - Piccoli fantasmi
10. Michela Murgia - Lezioni sull'odio