"Un bel libro, Marcus, non si valuta solo per le sue ultime parole, bensì sull'effetto cumulativo di tutte le parole che le hanno precedute. All'incirca mezzo secondo dopo aver finito il tuo libro, dopo averne letto l'ultima parola, il lettore deve sentirsi pervaso da un'emozione potente; per un istante, deve pensare soltanto a tutte le cose che ha appena letto, riguardare la copertina e sorridere con una punta di tristezza, perché sente che quei personaggi gli mancheranno. Un bel libro, Marcus, è un libro che dispiace aver finito".
[Joël Dicker in "La verità sul caso Harry Quebert"]

venerdì 9 ottobre 2026

[RECENSIONE] Agnese Messina: L'eremo dei folli


Agnese Messina: L'eremo dei folli. June McFlynn, vol. 1

Formato: Kindle (1.2 MB)
Pagine: 320
Editore: Garzanti (25 agosto 2026)
ASIN: B0H713ZRMS
ISBN-13: 978-8811024378

Data di acquisto: 5 ottobre 2026
Letto dal 5 al 9 ottobre 2026

▪ Sinossi
Mi chiamo June McFlynn e sono un'entomologa forense. La scienza non è soltanto il mio lavoro: è il mio modo di stare al mondo. Garantisce ordine e giustizia, tutto ciò che la vita intorno a me non possiede. Lo studio delle cose piccole mi permette di tenere a bada un mondo troppo grande per me, a cominciare dalla Sicilia assolata e tormentata che mi circonda, dove ancora mi chiamano «l'americana», come se non fossi nata e cresciuta qui.
Nel mio lavoro non ho paura di sporcarmi le mani: ho imparato fin da bambina che il nostro destino non si decide nelle grandi imprese, ma nei dettagli. E so che la natura nasconde le risposte che cerco: terriccio, insetti, foglie, frammenti di vita che si fanno prove. Essere una donna in questo campo non è semplice. Ogni giorno devo dimostrare di meritare il ruolo di consulente del tribunale di Catania, espormi in prima persona, sfidare i pregiudizi.
Ho sempre creduto che la scienza bastasse a tenermi al sicuro. Ma questa indagine è diversa da tutte le altre. Una madre e sua figlia scomparse nel nulla. Nessuna traccia, soltanto lo sgomento dell'assenza. E in quest'assenza riconosco qualcosa che credevo sepolto e che mi riempie d'angoscia.
Io sono June McFlynn. Sono una donna di scienza e per me la verità è tutto.
Eppure, ho un segreto inconfessabile. E dovrò affrontarlo.
Agnese Messina ha iniziato a fantasticare su June McFlynn, l'indimenticabile protagonista di questo esordio, mentre studiava entomologia forense. Un personaggio capace di vedere i dettagli minimi, quasi trascurabili, che non sempre riusciamo ad afferrare, ma che decidono la nostra vita. È così che arriva alla verità e alla giustizia. Forse questa è anche la strada della sua salvezza.

▪ L'incipit del libro
È difficile amarsi, quando si è lo strappo sulla tela. Il difetto visibile. Si può diventare arte, ma ci vuole il coraggio di non ricucirsi. Lo capisco per la prima volta a dieci anni.
Me lo insegna mio padre. Senza volerlo, credo. Appena rientra dall'ennesima missione annuncia: «È tempo che June visiti la capitale. Vi porto a Washington».
Non vedo l'ora di tornare negli Stati Uniti. «Il paese in cui ognuno può realizzare i propri desideri», come sottolinea sempre mio padre con orgoglio. Io non sogno in grande, in realtà. Durante il viaggio la mia unica ambizione sarebbe quella di inseguire gli scoiattoli nei parchi, tra le foglie. Proprio come i protagonisti dei cartoni animati che guardo in televisione, sotto le coperte, quando piove e mamma mi permette di saltare la scuola senza dirlo a suo marito.

▪ La mia recensione
"Quello era il suo momento preferito. L'istante in cui l'arroganza veniva zittita dai dati e le congetture cedevano il passo ai numeri. La scienza non ammetteva repliche né opinioni. Era il credo a cui si era votata. Era divenuta la sacerdotessa di una disciplina che in pochi conoscevano, ma che lei venerava sopra ogni altra cosa: dove gli altri vedevano orrore e disgusto, lei constatava dati misurabili, prove schiaccianti che non potevano lasciare spazio al dubbio. La scienza era certa. Inattaccabile. Ed era tutto ciò che le era rimasto".
Agnese Messina debutta nel thriller psicologico con una storia che abbraccia tante, tantissime, delicate questioni sociali.
L'entomologa forense June McFlynn, nata in Italia da madre italiana e padre americano (è un generale e, perciò, a casa lo si è visto con il contagocce), studia gli insetti sui cadaveri per cercare di ricostruire ciò che è successo prima e dopo la morte. Nel suo lavoro è tremendamente brava, ma la scomparsa nel nulla di una madre e della sua bambina la obbligheranno a fare i conti con il proprio recente passato. Un recente passato che risponde al nome della piccola Elide…
La scrittura della catanese Agnese Messina è meravigliosa: lo stile è scorrevole e la lettura avanza velocissima, grazie anche a capitoli relativamente brevi. Molto bella e poetica la descrizione della Sicilia e delle sue caratteristiche "strappa-sorrisi" (dialetto e maldicenze in primis): ecco queste descrizioni, buttate lì ogni tanto, rallentano il ritmo della trama senza mai spezzarla del tutto, anche perché è già divisa sia tra l'indagine relativa alla scomparsa della madre e della bambina, che il percorso personale ed intimo della protagonista.
Ed è proprio questa parte, ossia il passato di June McFlynn, che permette di concentrarsi sui temi di cui accennavo all'inizio: spazio, quindi, al senso di colpa, alla violenza psicologica sulle donne ed ai pregiudizi. Tutte questioni che, se da un lato hanno permesso a June di concentrarsi ed eccellere nel suo importante campo lavorativo, allo stesso tempo hanno fatto sì che diventasse una donna fragile e molto sensibile.
Ecco, giusto per fare il pignolo, questo passo è un piccolo neo nella storia (ed è solo per questa cosa che tolgo una stella dal mio giudizio): la parte relativa alla sfera emotiva prevale nettamente sull'indagine vera e propria. Se la vena romantica fosse stata un po' più corta, il libro sarebbe stato un thriller scientifico in piena regola e, tanto per citare i più noti, sicuramente avrebbe dato del filo da torcere a Il terzo gemello di Ken Follett e alla serie su Kay Scarpetta di Patricia Cornwell.
Insomma, una "prima volta" non esente da difetti ma che promette bene. June McFlynn già ti aspetto...
📌 Voto: ⭐⭐⭐⭐ (4 su 5)

----------
Leggi anche:

giovedì 8 ottobre 2026

Premio Nobel per la letteratura 2026 alla canadese Carson


Il premio Nobel per la letteratura 2026 è stato assegnato alla canadese Anne Carson.
Nella motivazione, l'Accademia mette in evidenza "la sua opera audace e creativa che, in un dialogo giocoso con la tradizione classica, ha dato vita a ;nuove forme per la letteratura contemporanea". Carson è la 19esima donna premiata, su un totale di 123 onorificenze assegnate nella storia del Nobel.
Poetessa, saggista e traduttrice, la 76 enne Anne Carson e autrice di opere sperimentali in cui vengono mischiati poesia, prosa e teatro. Professoressa di lettere classiche è esperta in particolare di Saffo ed Euripide. Ha vinto due Griffin Poetry Prize e il Premio Pricipessa delle Asturie nel 2020. Tra le opere più note della neo premio Nobel figurano Eros il dolceamaro (un'indagine sull'eros nell'antica Grecia), La bellezza del marito, Decreazione e La norma sbagliata.

▪️Vincitori del premio Nobel per la letteratura (dal 2000)
2000: Gao Xingjian (Cina/Francia)
2001: Vidiadhar Surajprasad Naipaul (Regno Unito)
2002: Imre Kertész (Ungheria)
2003: John Maxwell Coetzee (Sudafrica)
2004: Elfriede Jelinek (Austria)
2005: Harold Pinter (Regno Unito)
2006: Orhan Pamuk (Turchia)
2007: Doris Lessing (Regno Unito)
2008: Jean-Marie Gustave Le Clézio (Francia/Mauritius)
2009: Herta Müller (Germania)
2010: Mario Vargas Llosa (Perù/Spagna)
2011: Tomas Tranströmer (Svezia)
2012: Mo Yan (Cina)
2013: Alice Munro (Canada)
2014: Patrick Modiano (Francia)
2015: Svjatlana Aleksievič (Bielorussia)
2016: Bob Dylan (Stati Uniti)
2017: Kazuo Ishiguro (Regno Unito)
2018 (assegnato l'anno successivo): Olga Tokarczuk (Polonia)
2019: Peter Handke (Austria)
2020: Louise Glück (Stati Uniti)
2021: Abdulrazak Gurnah (Tanzania/Regno Unito)
2022: Annie Ernaux (Francia)
2023: Jon Fosse (Norvegia)
2024: Han Kang (Corea del Sud)
2025: László Krasznahorkai (Ungheria)
2026: Anne Carson (Canada)

▪️Italiani vincitori del premio Nobel per la letteratura
1906: Giosuè Carducci
1926: Grazia Deledda
1934: Luigi Pirandello
1959: Salvatore Quasimodo
1975: Eugenio Montale
1997: Dario Fo

Su Spotify arrivano gli audiolibri in italiano



Su Spotify arrivano gli audiolibri in italiano
Gli utenti italiani di Spotify potranno accedere a un catalogo di oltre 350mila titoli, disponibili in più di 120 lingue, che include oltre 14mila opere in italiano

👉 fonte: il Libraio

Alla Fiera del Libro in corso a Francoforte, Spotify annuncia l'ampliamento della propria offerta audio: anche in Italia arriveranno gli audiolibri.
Gli utenti del nostro Paese potranno accedere così a un catalogo di oltre 350mila titoli, disponibili in più di 120 lingue, che include oltre 14mila opere in italiano (un pacchetto di 12 ore di ascolto mensili sarà incluso in alcuni abbonamenti Premium, ma sono anche previste formule aggiuntive, come per esempio l'acquisto diretto di un singolo titolo o Audiobooks+, un abbonamento integrativo per chi desidera ore di ascolto supplementari oltre al piano base).
Entro la fine dell'anno l'accesso agli audiolibri verrà dunque esteso dagli attuali 22 mercati a oltre 180 paesi: "Un'espansione straordinaria che permetterà a più di 750 milioni di persone in tutto il mondo di scoprire, ascoltare in streaming o acquistare audiolibri su Spotify. La crescita della piattaforma porta con sé un catalogo di oltre 350mila titoli che include importanti novità in italiano, spagnolo, portoghese, polacco e molte altre lingue, arrivando a coprirne oltre 120", spiegano da Spotify.
Sempre stando alla piattaforma, tra settembre 2025 e settembre 2026 il numero di ascoltatori mensili di audiolibri è aumentato di quasi il 40%.
A oggi Spotify ha stretto accordi (non esclusivi), tra gli altri, con il Gruppo Mondadori, Giunti Editore, Emons Audio, Il Narratore Audiolibri, Fazi Editore e altri editori, tra cui L'Orma, Marcos y Marcos, Area51 Publishing e Giuntina. "Una rete destinata ad ampliarsi ulteriormente", sottolineano dalla piattaforma.
Tra le novità annunciate a Francoforte, la funzionalità Trova la pagina, che facilita il passaggio dalla lettura all'ascolto, attraverso la sincronizzazione di un libro cartaceo o digitale con il punto corrispondente dell'audiolibro attraverso la fotocamera dello smartphone.

mercoledì 7 ottobre 2026

Il libro in cui Philip Roth affronta Philip Roth


Il libro in cui Philip Roth affronta Philip Roth
L'autore sfida il suo doppio in un romanzo, un po' autofiction, un po' thriller e anche spy-story

👉 fonte: Esquire

C’è un aspetto che si sottolinea poco quando si scrive dei romanzi (o si commentano in incontri pubblici) di Philip Roth: sono divertenti. Sì, Roth, fa ridere, anche nelle situazioni più drammatiche, controverse. Anche laddove si dovrebbe piangere, perfino nel punto in cui il dolore è più evidente, ogni tanto sorridiamo, e i motivi sono diversi. Intanto pensiamo allo sguardo. Il modo in cui Roth osserva i suoi personaggi, li disegna, li segue e, prima ancora, li immagina, tiene sempre presente il ridicolo, che continuamente ci attraversa. Per Roth la tragedia esiste solo in una sottocartella della commedia, la grande commedia umana densa di miseria che attraversiamo.
L'orrore spesso viene da qualcosa che risulta stupido, ridicolo se lo osserviamo da un diverso punto di vista. E pensiamo ai fatti, alle numerose storie che l'autore americano ha scritto, che si tratti di religione, di sesso, di razzismo, di complotti, di guerre, di amori che cominciano o che finiscono, di tradimenti, di sport, di famiglia, Roth inquadra sempre un punto in cui ci rendiamo conto del comico, del grottesco, ovvero dell'anticamera o della conseguenza dell'assurdo. Uno dei romanzi, in questo senso, tra i più divertenti di Philip Roth è Operazione Shylock, uscito per Adelphi con la nuova, bellissima, traduzione di Ottavio Fatica, e con una prefazione di Emmanuel Carrère.
In questo romanzo uscito nel 1993, Roth parla di Philip Roth e poi del suo doppio, un altro Roth che si aggira tra le pagine. Ciò che accade in sintesi.
Philip Roth, in Operazione Shylock, si scatena in una delle più formidabili performance narrative, tra le sue, inserire un altro Roth, come l'opposto, come il suo avversario per poter dire, fare, scrivere tutto ciò che gli pare. Benissimo. Solo il nomignolo Moishe Pipik distingue il suo opposto da sé. Il tema del doppio qui viene usato con un talento che non ha quasi eguali, l'unica prova di pari livello, altrettanto ironica, forse un tantino superiore, è L'uomo duplicato (Feltrinelli) di José Saramago. Roth si cattura, si morde, si disfa, si prende in giro, ma nel farlo costruisce un libro che è molte cose. Romanzo, autofiction, thriller, spy story, itinerario processuale, questioni religiose tra le più complesse. Solo Roth poteva mettere insieme il Mossad, il processo al mostro di Treblinka, il recupero dopo un crollo psichico da Halcion, l'incontro-scontro con ebrei e palestinesi in una Gerusalemme controllata dall'esercito israeliano, il faccia a faccia terribile con il suo doppio: un mitomane che si propone di salvare gli ebrei ashkenaziti da un probabile prossimo sterminio; promuovendo nei fatti una nuova diaspora, un incredibile controesodo verso i paesi europei, come a ristabilire un ordine e un certo tipo di vita.
🌎 CLICCA QUI per continuare a leggere

[RECENSIONE] Antonio Manzini: La ruzzica de li porci


Antonio Manzini: La ruzzica de li porci. Un caso di Rocco Schiavone. Autunno con Rocco Schiavone, vol. 3

Formato: copertina flessibile
Pagine: 51
Editore: Edizione speciale per GEDI News Network S.p.A. (28 settembre 2026)

Data di acquisto: 30 settembre 2026
Letto il 7 ottobre 2026

▪ Sinossi
Schiavone deve scoprire la verità su un efferato delitto tra le strade di Roma. L'indagine si muove tra i rioni della Capitale incrociando storie di corruzione, invidie e tradimenti.

▪ L'incipit del racconto
Era la mattina di giovedì 3 marzo, e per Pippo Megara stava per iniziare il lungo weekend di Carnevale, i giorni più pesanti dell'anno. Da giovedì a martedì grasso il suo locale, il «Mykonos», aveva tutte le serate prenotate. Sei feste private scalmanate. Sei giorni di lavoro senza soste. Già si vedeva a chiamare ambulanze, a sedare risse, a tornare a casa all'alba con le orecchie massacrate dalle casse dell'amplificazione e dalle urla. E se da un lato Pippo avrebbe dato un dito di una mano per essere già nella Quaresima, dall'altro sapeva perfettamente che in quei giorni il suo locale alle pendici del Monte dei Cocci avrebbe fruttato decine di migliaia di euro.
E a 35 anni con una figlia in arrivo non poteva rinunciare a tutto quel ben di dio. Al momento quella che lo preoccupava di più era la serata del sabato. Il «Mykonos» era stato prenotato per una festa café y leche, caffè e latte. Ma il nome non doveva trarre in inganno. Non si trattava di un party a base di cappuccino, bensì una serata trans, dove per caffè e latte doveva intendersi il colore della pelle dei partecipanti. Brasile, Sud America, Nord Africa. Già lo sapeva. Sarebbe cominciata come un'allegra festa con samba, mambo e Brigitte Bardot-Bardot, e sarebbe finita a coltellate fra gruppi di naziskin imbucati, finti trans padri di famiglia ubriachi e pieni di testosterone e l'immancabile gruppo lesbo sulle Harley.

▪ La mia (brevissima) recensione
"Secondo me in Italia è un Carnevale continuo. Solo che è finto, perché in realtà stiamo in Quaresima da parecchi anni".
La ruzzica de li porci, incluso nella raccolta Cinque indagini romane per Rocco Schiavone e in questi giorni distribuito singolarmente anche con il quotidiano La Repubblica, è un racconto breve e dal taglio umoristico che, a parte il giallo da risolvere, mette in evidenza il modo di essere (e di fare) del vicequestore creato da Antonio Manzini: scontroso, svogliato, quasi insensibile e, paradossalmente, sarcastico. Eppure, tra i tanti colleghi e superiori che quotidianamente fanno parte del suo mondo lavorativo, è l'unico che sa "vedere" e comprendere la persona che si è macchiata del reato.
Ma è anche il racconto che ci fa capire, una volta per tutte, perché Schiavone viene trasferito da Roma ad Aosta (evito di fare spoiler).
L'anziano proprietario di un negozio compro oro viene ritrovato ucciso, evirato e reso quasi irriconoscibile dai tanti colpi inferti al volto ed al corpo. Rocco Schiavone, mentre si prepara a partire per Aosta, deve risolvere il caso districandosi tra mercato nero, loschi figuri e colleghi dalla dubbia reputazione. Il titolo del racconto richiama un'antica tradizione romana: durante il periodo del carnevale i maiali venivano lanciati e fatti rotolare dal Testaccio mentre la folla li aspettava con i coltelli sguainati.
📌 Voto: ⭐⭐⭐⭐ (4 su 5)

Nuove uscite: Franck Thilliez - Il libro maledetto. Romanzo dell'Avvento


24 giorni per trovare Leo. 24 giorni per restare vivo. Taglia le pagine e leggi un capitolo al giorno…
Martedì 27 ottobre arriva il nuovo libro di Franck Thilliez dal titolo Il libro maledetto. Romanzo dell'Avvento. La sua particolarità risiede proprio nel fatto che bisogna tagliare le pagine per poter leggere un capitolo al giorno.
La trama: Un giorno Naël trova un diario davanti a casa sua. È di Leo, scomparso esattamente un anno prima. Da quel momento, i loro destini si intrecciano. E da quel momento, Naël resta intrappolato in un'unica giornata, destinata a ripetersi ancora e ancora. Un giorno per avvicinarsi alla verità. Un giorno per scoprire chi è davvero Leo. Un giorno per capire come salvarsi. Perché ogni volta che il giorno ricomincia, una cosa diventa sempre più chiara: in questo ciclo si nasconde un segreto oscuro. E per Naël, questo giorno potrebbe essere l'ultimo.
Tutto questo prende forma in un formato unico e interattivo: un libro i cui capitoli sono sigillati e vanno tagliati fisicamente, giorno dopo giorno, per svelare il mistero. Il romanzo maledetto non è solo una lettura, ma un rituale noir che trasforma l'attesa del Natale in un viaggio psicologico ad altissima tensione.

Editore: Fabbri (27 ottobre 2026)
Pagine: 388
ASIN: B0GHC93QZK
ISBN-13: 9791223401996
Prezzo di copertina (nel momento in cui sto scrivendo): 18,90 euro

Da appena 37 pagine di Stephen King è nato un piccolo capolavoro horror impossibile da dimenticare


Da appena 37 pagine di Stephen King è nato un piccolo capolavoro horror impossibile da dimenticare
Un racconto brevissimo si è trasformato in dieci episodi di puro orrore gotico, dando vita a una serie tanto inquietante quanto sottovalutata

👉 fonte: Best Movie

Stephen King è uno degli autori più adattati nella storia del cinema e della televisione. Dai grandi classici come Shining, Carrie e It alle produzioni più recenti, le sue storie continuano a ispirare registi e sceneggiatori, dimostrando una straordinaria capacità di attraversare generi e generazioni. Eppure, accanto ai titoli più celebri, esistono adattamenti che non hanno ottenuto la stessa attenzione, pur distinguendosi per qualità e originalità.
Tra questi figura Chapelwaite, una serie horror del 2021 con protagonista Adrien Brody, che ha trasformato uno dei racconti più brevi dello scrittore in una produzione di dieci episodi, sviluppando un universo gotico fatto di segreti familiari, maledizioni e presenze inquietanti. Nonostante le atmosfere suggestive e una storia ricca di tensione, la serie è rimasta relativamente poco conosciuta, finendo progressivamente nell'ombra rispetto ad altri adattamenti delle opere di King. A cinque anni dal debutto, rappresenta ancora uno degli esempi più interessanti di come un materiale narrativo estremamente contenuto possa essere ampliato senza perdere l'identità dell'opera originale.
La produzione prende ispirazione da Jerusalem's Lot, racconto breve pubblicato nella raccolta A volte ritornano (Night Shift). La storia originale, lunga circa 12.900 parole, equivalenti a una trentina di pagine a seconda dell'edizione, è ambientata nel Maine del 1850 e utilizza una struttura epistolare, costruita attraverso lettere e annotazioni personali.
Al centro del racconto troviamo Charles Boone, un uomo che raggiunge insieme al servitore Calvin McCann la dimora ereditata da un parente defunto. La proprietà, chiamata Chapelwaite, si trova nei pressi della cittadina di Preacher's Corners, dove gli abitanti guardano con sospetto l'antica residenza e la famiglia alla quale appartiene. La casa custodisce infatti una reputazione sinistra, alimentata da racconti e superstizioni che sembrano nascondere una verità molto più inquietante. Attraverso i documenti lasciati dai protagonisti, King costruisce lentamente un'atmosfera di mistero, nella quale il passato della famiglia Boone si intreccia con qualcosa di antico e terrificante.


La serie televisiva, che ha debuttato il 22 agosto 2021 su Epix, oggi conosciuta come MGM+, riprende queste premesse e le sviluppa attraverso una narrazione più ampia. Adrien Brody interpreta il capitano Charles Boone, che, dopo la tragica morte della moglie, decide di trasferirsi insieme ai figli nella tenuta ereditata dal cugino. Il suo arrivo a Preacher's Corners, tuttavia, non viene accolto con favore.
Gli abitanti del luogo mostrano fin da subito ostilità e diffidenza nei confronti della famiglia, mentre Charles comincia a scoprire inquietanti collegamenti tra la propria discendenza e gli eventi oscuri che hanno segnato la regione. Quello che inizialmente appare come un dramma familiare ambientato nell'Ottocento si trasforma progressivamente in un viaggio nell'orrore, nel quale il protagonista deve fare i conti con una maledizione che sembra impossibile da spezzare.
Uno degli aspetti più riusciti di Chapelwaite è la sua capacità di costruire la paura senza affidarsi continuamente a jump scare improvvisi o effetti spettacolari. La serie sceglie infatti un approccio gotico e psicologico, facendo leva sull'isolamento della cittadina, sui segreti dei suoi abitanti e sul progressivo deterioramento dell'equilibrio mentale del protagonista.
L'ambientazione nel Maine della metà dell'Ottocento contribuisce a rafforzare questa atmosfera: le abitazioni decadenti, gli ambienti scarsamente illuminati e l'attenzione ai dettagli storici restituiscono l'immagine di una comunità intrappolata tra superstizione e paura.
Allo stesso tempo, la narrazione introduce elementi tipici dell'orrore cosmico, con richiami alle opere di H.P. Lovecraft. Il senso di minaccia cresce lentamente, attraverso presenze misteriose, creature inquietanti e immagini apparentemente comuni, come ratti e vermi, che assumono un significato sempre più sinistro.
Chapelwaite è soprattutto uno slow burn, una storia che preferisce sviluppare gradualmente la tensione anziché mostrare immediatamente i propri orrori. La prima metà della stagione si concentra sulla costruzione dei personaggi e del contesto narrativo, preparando il terreno per una seconda parte decisamente più violenta. Con il procedere degli episodi, infatti, il racconto rivela una componente soprannaturale sempre più marcata, introducendo vampiri, culti oscuri e antiche entità.
Nonostante il potenziale narrativo e la possibilità di ampliare ulteriormente il mondo creato da Stephen King, Chapelwaite non ha avuto la possibilità di proseguire oltre la prima stagione. La serie era stata inizialmente rinnovata per un secondo ciclo di episodi; tuttavia, nel novembre 2023, MGM+ ha deciso di interrompere il progetto, cancellando la seconda stagione quando lo sviluppo era già stato avviato. L'emittente non ha fornito una motivazione ufficiale dettagliata, lasciando quindi senza risposta diversi interrogativi sul futuro della storia.
La cancellazione ha contribuito a rendere la produzione ancora meno visibile, soprattutto in un periodo caratterizzato dall'arrivo di numerosi nuovi film e serie ispirati alle opere di King. Eppure, Chapelwaite aveva dimostrato come fosse possibile espandere un racconto di circa 37 pagine fino a trasformarlo in quasi dieci ore di narrazione, mantenendo una forte identità stilistica e sviluppando un universo autonomo.

martedì 6 ottobre 2026

[RECENSIONE] Nella selva oscura. La Divina Congrega, vol. 1


Nella selva oscura. La Divina Congrega, vol. 1

Contiene il Canto I (La diritta via) e Canto II (Nella selva oscura)
Soggetto e sceneggiatura: Marco Nucci e Giulio Antonio Gualtieri
Disegni: Giorgio Spalletta e Matteo Spirito
Colori: Francesco Segala e Claudia Giuliani
Copertina: Matteo Spirito

Formato: Mass Market Paperback, 16x21 cm, colore
Pagine: 128
Editore: Sergio Bonelli Editore (13 maggio 2026)
ISBN-13: 9788869616372

Data di acquisto: 15 settembre 2026
Letto dal 4 al 6 ottobre 2026

▪ Sinossi
L'Inferno è al limite della capienza e a Lucifero resta un'unica soluzione: spalancare i cancelli e invadere il regno dei Vivi! Dante Alighieri, che in passato visitò le Malebolge, si oppone al piano diabolico e, per combattere i dannati, riunisce il più incredibile team dell'Italia rinascimentale: Leonardo da Vinci, Lorenzo il Magnifico, Otello, la Venere di Botticelli, Cristoforo Colombo e la maga Circe…
La Divina Congrega affronta indicibili pericoli, prove di coraggio, astuzia e ingegno, oltre a creature degne del più profondo degli Inferi, giungendo alfine dinanzi alla Selva Oscura, pronti a scendere all'Inferno per recuperare l'unico elemento capace di sabotare il diabolico piano di Lucifero.

▪ La mia recensione
Questo primo volume della serie La Divina Congrega si è rivelato una bellissima lettura: ha saputo unire perfettamente fantasy, horror (poco, ma c'è), avventura, azione e letteratura (fortemente rivista, ma c'è). E bellissima anche l'idea di fondo: riunire, su iniziativa di Dante Alighieri, un eterogeneo e strampalato cast di personaggi del Rinascimento (e non solo): Lorenzo il Magnifico, Cristoforo Colombo, la maga Circe, Otello, la Venere di Botticelli ed un anziano ma ancora arzillo Leonardo da Vinci. Il loro compito: ostacolare l'invasione dei demoni e dei dannati dell'inferno ormai giunto al "limite della capienza".
La lettura (e la visione dei magnifici disegni) è piacevole e rapida. Ottima l'idea di rivisitare l'opera di Dante Alighieri in chiave fantasy. Memorabili e divertenti gli scambi di battute tra i vari personaggi e le scenette con Otello che odia… la limonata!
L'unico punto debole di tutto il libro riguarda la trama un po' troppo sbrigativa: per ragioni di spazio, lo riconosco, si è preferito dare maggior risalto all'azione che allo scorrere della storia. Due esempi su tutti: all'inizio i vari personaggi vengono reclutati da Dante in quattro e quattr'otto e quasi senza spiegazioni di sorta, verso la fine lo scontro tra Lucifero e la Divina Congrega si svolge tutto in un paio di paginette.
📌 Voto: ⭐⭐⭐⭐ (4 su 5)

lunedì 5 ottobre 2026

[RECENSIONE] Ilaria Tuti: Ed è un poco la notte e un poco l'alba


Ilaria Tuti: Ed è un poco la notte e un poco l'alba

Formato: Kindle (730 KB)
Pagine: 320
Editore: Longanesi (16 giugno 2026)
ASIN: B0F37JT5WK
ISBN-13: 9788830465695

Data di acquisto: 28 settembre 2026
Letto dal 30 settembre al 5 ottobre 2026

▪ Sinossi
«Scappa, Serafina». È con queste parole che l'anziano Geremia, in un pomeriggio caldo di sole, mi mette in allarme. Ma ancora non posso immaginare che questa terra sta per mutare volto e temperamento, forse per sempre. Nella Zona libera della Carnia, finora, la guerra è stata una tempesta distante, che ha strappato gli uomini dai nostri paesi ma non ha ancora lacerato del tutto gli animi. Quello in arrivo è però un vento nuovo e spaventoso, che soffia da Est e porta sconvolgimenti.
E da oltre il grande fiume giungono infine carovane di cavalieri delle steppe, con copricapi di pelliccia e lunghe spade ricurve, che entrano nelle nostre case prendendone possesso. La nostra terra è la loro terra promessa, questa non è un'invasione ma un insediamento.
Io, che da sempre abito un luogo di confine, chiamata a custodire i respiri e a evocarli; io, che da sempre ho in me il cuore delle donne che mi hanno preceduto e il soffio della donna che voglio essere; io vivo con sgomento questi giorni fatti di fuochi da campo accesi sulle assi dei pavimenti lustri, di animali riparati nelle cucine, di saccheggi e violenze. Ma vedo anche la meraviglia dei cammelli che pascolano nei campi, lo stupore fanciullesco degli invasori nel salire su una bicicletta, le danze russe nelle piazze, alla luce di antichi fuochi, le loro donne guerriere, i canti liturgici ortodossi, lo splendore delle icone.
Io, che sono ombra, non posso più stare al liminare: devo farmi luce, in questa lunga notte, per trovare l'alba».
Con Ed è un poco la notte e un poco l'alba, Ilaria Tuti disvela la compassione nella barbarie, l'incontro nello scontro, l'esodo nell'invasione e, infine, la speranza nella tragedia. Racconta l'incontro tra due popoli che sulla carta dovevano sottomettere e soccombere, e che infine hanno imparato a conoscersi, trovando in ciascuno un riflesso dell'altro. E ci mostra che è possibile superare ciò che sembra insuperabile, sopravvivere allo sconvolgimento del proprio mondo, perdere ogni cosa e ricominciare. È possibile perché non lo ha fatto qualche eroe immaginario, lo hanno fatto i nostri anziani, continuando a cercare la vita dove sembrava essere rimasta solo cenere.

▪ L'incipit del libro
La bufera percuoteva la notte, ma l'antica chiesetta resisteva. Si aggrappava a pietre levigate da mani devote affinché sfiorasse l'eternità. Mugghiava, il vento. Tormentava la campana, piantava pugni sulle tegole del tetto, tirava per le chiome il bosco. Poi, come stanco della sfuriata, senza preavviso sfumava in slanci infantili e si metteva a giocare a nascondino, fischiava, ruzzolava lungo il prato in pendio per far sbocciare cristalli aguzzi sulle onde di neve che lo increspavano. Spariva, e di colpo tornava con folate urlanti. Il villaggio di Trava era un baluginare di luci tra le fronde, più giù, dove il sentiero che conduceva al santuario della Madonna dei Respiri iniziava a mordere l'ultima salita.
Serafina la chiamava così, quella Madonnina così dolce da far risvegliare i fruts morti senza battesimo. La bambina si alzò sulle punte dei piedi per scrutare le tenebre dalle finestrelle ai lati del portale. Il vetro era spesso e velato di ghiaccio, guardarvi attraverso era come avere gli occhi pieni d'acqua, ma si convinse di aver scorto per un momento le ombre curve dei lupi, sul confine dove ai bambini era vietato andare a giocare.

▪ La mia recensione
"Era come se in lei ci fossero radici invisibili che attecchivano nel profondo della terra e in quel buio fertile si nutrivano. La vita era feroce eppure pregna di una dolcezza che lei non sapeva spiegare, molto simile alla compassione. La riconosceva nelle lacrime che accompagnavano ogni nascita e ogni morte".
Scordatevi i libri su Teresa Battaglia: questo romanzo della friulana Ilaria Tuti è completamente altra cosa.
Si parla, anche se in forma fortemente romanzata, dell'occupazione cosacca della Carnia (nord del Friuli) da parte dei cosacchi sul finire della Seconda guerra mondiale: un intero popolo, ingannato dalla Germania nazista, costretto ad occupare una terra non sua. La popolazione locale si dispera; solo la saggia e sognatrice Serafina, ragazza indipendente cresciuta ai margini della comunità dalla nonna (la madre è morta mettendola al mondo), in quell'orda che ha invaso la sua terra non ci vede barbari occupanti ma altre persone strappate alle proprie origini.
Che dire di questo romanzo…? Ilaria Tuti ha scritto di una storia dimenticata (o volutamente messa da parte?) usando un linguaggio molto poetico ed in cui le montagne ed i fiumi del Friuli non si limitano a fare da semplice sfondo allo scorrere degli eventi, ma si ergono a veri e propri personaggi.
Al centro di Ed è un poco la notte e un poco l'alba c'è l'incontro con l'estraneo e come, anche in situazioni estreme, in lui vi si possa scorgere una persona che, nonostante il panico e la sofferenza per ciò che sta patendo, ha ancora sete di futuro. Quindi, ecco Serafina incarnare la compassione e la pietà. Ma si parla anche di resilienza, del ruolo delle donne e del loro senso materno, di fede (sia i friulani che i cosacchi andranno a pregare nella stessa chiesa), di pregiudizi e di speranza (è il titolo del libro stesso che già ci fa capire questa cosa: il passaggio dal buio della notte alla luce del giorno).
Ciononostante, per chi (come il sottoscritto) cerca le atmosfere thriller, potrebbe restare leggermente disorientato: come ho detto pocanzi, dimenticatevi i toni dark incontrati in Fiori sopra l'inferno e nei successivi volumi della saga. Questa volta il registro si fa lento e meditativo. Azione zero (trama più lineare e prevedibile di così non si può), solo memoria storica e tantissimo clima emotivo.
📌 Voto: ⭐⭐⭐ (3 su 5)

----------
Leggi anche:

sabato 3 ottobre 2026

[RECENSIONE] Antonio Manzini: L'anello mancante


Antonio Manzini: L'anello mancante. Un caso di Rocco Schiavone. Autunno con Rocco Schiavone, vol. 2

Formato: copertina flessibile
Pagine: 51
Editore: Edizione speciale per GEDI News Network S.p.A. (28 settembre 2026)

Data di acquisto: 29 settembre 2026
Letto il 3 ottobre 2026

▪ Sinossi
Cimitero di Aosta, durante la traslazione di un cadavere, necessaria per adempiere ad alcune disposizioni testamentarie, dalla tomba di una donna emerge una macabra sorpresa: su quella bara è disteso il cadavere di un uomo sconosciuto…

▪ L'incipit del racconto
Aprì lo sportello della credenzina di alluminio dove si conservavano le chiavi delle cappelle private. Gli impiegati che lo avevano preceduto negli anni avevano suddiviso il cimitero in zone. Zona A, alla quale corrispondeva il mazzo di chiavi numero 1. Zona B numero 2, e così via, fino alla zona F, la più antica del cimitero, dove ci si sarebbe aspettata la chiave numero 6, e invece la chiave era segnata con il numero 7. Il perché non ci fosse il numero 6 restava oscuro ad Alfonso Cibruscola, guardiano in forze dal 1994. Ci aveva riflettuto sopra nelle lunghe giornate grigie e noiose in compagnia di sepolture e nuvole basse, ed era arrivato alla conclusione che non si trattava di una semplice dimenticanza, ma di una forma di scaramanzia verso il numero 6 che ripetuto per tre volte avrebbe forse regalato alle chiavi un potere magico e sinistro, quello di aprire non le porte delle cappelle ma della sostanza malefica del mondo.

▪ La mia (brevissima) recensione
"Gustavo la voleva accanto a sé per il resto dei suoi giorni. È morto un mese fa e così oggi avrebbe concluso il suo viaggio d'amore con quel puttanone di mia madre. Chissà cosa starà facendo l'ingegnere adesso che l'avete trovata nella tomba con un altro!".
Con questo secondo racconto distribuito da La Repubblica Rocco Schiavone verrà catapultato in una indagine che sfiora il genere horror: durante la traslazione di una bara di una donna, operazione necessaria per adempiere ad una disposizione testamentaria, nel loculo viene rinvenuto anche il cadavere di un uomo adagiato sulla bara da spostare. Al vicequestore Rocco Schiavone, giunto ad Aosta da pochi mesi, l'onere di scoprire l'identità dell'uomo, il suo rapporto con la donna nella bara e, soprattutto, come l'uomo stesso ci sia finito in quella tomba. L'unica pista possibile parte da un anello nuziale che non si trova…
In questo racconto (comparso nelle raccolte La crisi in giallo del 2015 e L'anello mancante. Cinque indagini di Rocco Schiavone del 2018), che possiamo vedere anche come una sorta di prequel di tutta la serie del vicequestore, Antonio Manzini sfrutta la situazione del mistero da risolvere per "presentarci" il personaggio principale: un uomo svogliato e scorbutico ed un poliziotto insofferente alla disciplina (ne avete mai visto uno che fuma spinelli in Questura?), eppure tremendamente bravo nel capire l'animo umano e nell'intuire i particolari e le anomalie presenti sulle scene del crimine (anche se in questo caso una scena del crimine vera e propria non c'è).
Il racconto (che, come nel primo volume, siamo a poco meno di una cinquantina di pagine) è bellissimo e particolare: Manzini ha saputo miscelare perfettamente la parte horror con il sarcasmo derivante dagli atteggiamenti (e dalle immancabili battute) di Rocco Schiavone.
Tuttavia, giunti alla fine del racconto, il vero colpo di scena non è tanto la rivelazione del nome dell'uomo misterioso ma… Rocco Schiavone che, per una volta, mostra un suo lato emotivo ed "umano" (evito di fare spoiler: non vi dico la sua decisione finale).
Ecco, per tutti coloro che vogliono approcciarsi ai libri su Rocco Schiavone questo racconto è giusto giusto la base da cui partire.
📌 Voto: ⭐⭐⭐⭐⭐ (5 su 5)