"Un bel libro, Marcus, non si valuta solo per le sue ultime parole, bensì sull'effetto cumulativo di tutte le parole che le hanno precedute. All'incirca mezzo secondo dopo aver finito il tuo libro, dopo averne letto l'ultima parola, il lettore deve sentirsi pervaso da un'emozione potente; per un istante, deve pensare soltanto a tutte le cose che ha appena letto, riguardare la copertina e sorridere con una punta di tristezza, perché sente che quei personaggi gli mancheranno. Un bel libro, Marcus, è un libro che dispiace aver finito".
[Joël Dicker in "La verità sul caso Harry Quebert"]

mercoledì 12 agosto 2026

"La donna della domenica": il primo imperdibile giallo della "ditta" Fruttero & Lucentini


La donna della domenica: il primo imperdibile giallo della "ditta" Fruttero & Lucentini
Nel 1972 viene pubblicato La donna della domenica, un giallo letterario firmato dalla "ditta" composta da Carlo Fruttero (1926-2015, di cui ricorre il centenario dalla nascita) e Franco Lucentini (1920-2002), ambientato in una Torino (la "città meno nota d'Italia") scottata da un'estate precoce. Tra omaggio e parodia del genere poliziesco, le pagine del romanzo scorrono in un ritmo frenetico, fatto di piste da seguire, tracce da analizzare e interrogatori da condurre, per scoprire la verità sul caso Garrone, un avvocato da quattro soldi ucciso con un arma decisamente particolare. E, come indiziati, una carrellata infinita di tipi umani…

👉 fonte: il Libraio

Prendete la Torino degli anni '70, riservata e con un po' di puzza sotto il naso. Prendete un avvocato fanfarone, un po' marpione e con il pallino per gli affari loschi. E poi un gruppo di persone della Torino bene, che l'avvocato proprio non lo può sopportare, eppure non riesce a non avercelo intorno: una macchietta che un po' li fa sorridere e un po' riesce a farli sentire meglio con loro stessi.
E poi prendete, ecco, come dire, un fallo di pietra, copia di chissà quale manufatto religioso di arte antica, usato come arma del delitto per il già citato avvocato e avrete un giallo perfetto, pieno di piste da seguire, tracce da analizzare, interrogatori da condurre…
Tutto questo è La donna della domenica, giallo letterario pubblicato per la prima volta nel 1972 da Mondadori e firmato dalla coppia Carlo Fruttero (1926-2015, di cui ricorre il centenario della nascita) e Franco Lucentini (1920-2002), un sodalizio letterario nato nel dopoguerra, tra le stanze di Einaudi, in via Biancamano, proprio nel capoluogo piemontese.
Redattori, romanzieri, traduttori (tra i primi in Italia ad occuparsi di autori dal calibro di Jorge Luis Borges, Samuel Beckett e J.D. Salinger, tra gli altri), la "ditta" F&L (così erano soliti farsi chiamare) avanzerà nella seconda metà del '900 su binari anche molto diversi, arrivando ad occuparsi di fumetti, teatro e radioteatro, TV, fantascienza (diressero la celebre collana Urania di Mondadori, portando in Italia autori legati al genere come H.P. Lovecraft, ma anche l'irriverente Douglas Adams) e, ovviamente, di gialli.
La donna della domenica è il primo romanzo a portare la firma F&L: è il '65 e i due stanno curando un'antologia di racconti, quando a uno di questi vengono meno i diritti; Fruttero abbozza su un foglietto l'incipit di un litigio di coppia, ambientato a Parigi.
Ma poi l'inghippo viene risolto, e si insinua l'idea del romanzo, che cambia ambientazione spostandosi a Torino: "Avevamo sottomano uno straordinario oggetto narrativo, Torino, la città meno nota d'Italia. Adottammo lo schema poliziesco perché ci sembrò il più funzionale (un poliziotto indaga per definizione tutti gli strati sociali) e anche il più divertente, o stimolante, per noi, vecchi amatori del genere".
Ed è proprio quella città in cui Lucentini "scorgeva in ogni angolo un quadro di de Chirico", a essere protagonista assoluta durante la caccia all'assassino.
Non è un azzardo il riferimento al pittore. La Torino che ci viene presentata è una città fumosa, accaldata da un'estate precoce, imbottigliata dal traffico e da una carrellata infinita di tipi umani.
"Una doppia immagine di ordinata noia, come se la dinastia dei Savoia, costruendo le sue piazze geometriche e i suoi viali ripetitivi, avesse intuito la dinastia degli Agnelli e presagito, con la tipica clairvoyance dei poveri di spirito, la continuità delle catene di montaggio Fiat: la grande tradizione del prevedibile".
Come si può notare, la cifra stilistica di questa storia è l'ironia, a cui nessuno sembra sfuggire, nemmeno i personaggi principali della vicenda.
Primo tra tutti il commissario siciliano Santamaria (un po' caricatura parodistica, un po' innovazione), che "attraverso i suoi incontri mondani, il suo orecchio infallibile per le ironiche ambiguità torinesi", permette al romanzo "di allargarsi a ventaglio in un complesso e ambizioso intreccio di costume".
Gli interrogatori del commissario all'ingegnere che ha trovato per primo il cadavere, all'affascinante e insospettabile signora dell'alta società invischiata nell'omicidio per colpa di una lettera trovata in un cestino dalla signora delle pulizie, al gallerista (che vive nella paura di poter essere trovato al Ballon, il mercato dell'usato più famoso della città, per paura di essere accusato di vedere falsi), al ricco ereditiere (che ha una relazione nascosta con un impiegato comunale) fino ad arrivare alle prostituite catturate durante una retata in collina, restituiscono un quadro a tutto tondo della società della capitale Sabauda, facendo (consapevolmente) l'occhiolino a un mucchio di cliché del genere, che rendono la lettura ancora più spassosa.
Ecco che La donna della domenica appare quasi come una parodia di giallo, una parodia di un genere che però i due autori amano molto (e lo si nota dai sapienti colpi di scena, dall'uso puntuale di termini legati al poliziesco e da espedienti classici, come la giovane donna annoiata che si butta a capofitto nell'indagine per stare più vicina al commissario, per fare solo un esempio).
Una parodia, ancor più che il lettore è messo al corrente di tutto, mentre chi cerca non sa quasi nulla. Che mette chi legge in una posizione di vantaggio assolutamente irresistibile: verrebbe voglia di prendere il commissario Santamaria, scuoterlo per le spalle e dirgli "guardi che si sta complicando la vita, la soluzione è proprio lì".
Una menzione speciale va fatta alla costellazione di dialoghi, fatti di botta e risposta sagaci, talmente veloci che sembra inevitabile non sentirseli nelle orecchie, un brusio di sottofondo che si evolve nel chiacchiericcio dei passanti per strada, nei costanti lavori nella città piemontese, nei clacson delle macchine, sempre più immersi in un mistero che non sembrerebbe avere voglia di svelare le sue carte.
Arrivati a metà libro quasi ci si dimentica dell'avvocato, delle piste, degli indizi, si vuole solo continuare a girare per la città accaldata sulle volanti della polizia, spiare i dialoghi dei personaggi, avere ancora più dettagli sulle loro vite.
"Che ne poteva, lui, se dietro ogni parola detta da un torinese era legittimo vedere il balenio di uno specchietto allusivo, beffardo?".
È a questo punto che il giallo si fa letterario: un espediente per raccontare un "ricchissimo, sfaccettato, inedito urbano".

martedì 11 agosto 2026

[RECENSIONE] Freida McFadden: Finché morte non ci separi


Freida McFadden: Finché morte non ci separi. The Housemaid, vol. 2.5

Titolo originale: The Housemaid's Wedding
Formato: Kindle (1.3 MB)
Pagine: 68
Editore: Newton Compton Editori (25 marzo 2025)
ASIN: B0DTGXZZDX
ISBN-13: 9788822794154

Data di acquisto: 10 agosto 2026
Letto il 10 ed 11 agosto 2026

Sinossi
Dall'autrice del bestseller Una di famiglia. Un nuovo romanzo breve dalla penna della regina del thriller mondiale.
Riuscirà Millie a sposarsi e coronare il suo sogno d'amore?
Oggi dovrebbe essere il giorno più felice della mia vita. Sono fidanzata con l'uomo dei miei sogni e tra poche ore diventeremo marito e moglie finché morte non ci separi. Nonostante alcuni ostacoli sulla strada, questa giornata è tutto ciò che sognavo che fosse. C'è solo un problema: qualcuno là fuori non vuole che io viva abbastanza a lungo per pronunciare il mio sì. E se non sto attenta, potrebbe benissimo realizzare il suo desiderio.

L'incipit del libro
Quest'uomo mi ucciderà.
Nei suoi occhi c'è la morte. Nella mia vita ne ho viste abbastanza per riconoscere il pericolo in cui mi trovo. Quest'uomo non aspetterà una spiegazione. Non mi lascerà nemmeno il tempo di riprendere fiato. Metterà fine alla mia vita.
Soltanto io e lui in questo spazio soffocante, claustrofobico. Si è accertato che fosse così, mi ha pedinato fino al momento in cui non c'era più nessuno, poi ha chiuso la porta alle nostre spalle. E adesso siamo qui.
Può fare di me quello che vuole. Nessuno sa dove sono.
Il mio naso è sbucciato, forse anche rotto. Il sangue mi cola dalle narici in due caldi rivoli che sgocciolano sulle labbra. Ha un sapore metallico. Allungarmi un pugno sul naso è stata una delle prime cose che ha fatto, prima ancora di salutarmi. È stato il suo modo per farmi capire che fa sul serio.
«Ti spezzerò tutte le ossa», sibila.

La mia recensione
"Dicono che la pioggia porti fortuna, il giorno delle nozze. Sposa bagnata, sposa fortunata. E sposa minacciata? Non penso proprio. Però so bene come affrontare quello stronzo".
Finché morte non ci separi è un racconto breve (anche troppo) che si colloca tra il secondo ed il terzo volume della serie di The Housemaid di Freida McFadden. Poco meno di una settantina di paginette solo per farci assistere al matrimonio di Millie Calloway (la protagonista della serie) con Enzo Accardi… e, soprattutto, per introdurci alle prime pagine de La donna della porta accanto, il successivo libro della serie.
La trama è semplice semplice: anche nel giorno del suo matrimonio Millie non può stare tranquilla… qualcuno la vuole morta prima del fatidico "sì". Da qui in poi vedremo tutto un susseguirsi di tensione, sospetti e… colpo di scena finale!
Il lato positivo di questo racconto è che, proprio perché breve, non ha tempi morti e non si dilunga in spiegazioni di sorta. Il rovescio della medaglia, invece, è dato proprio dalla sua brevità: io lo avrei sviluppato meglio in un libro tutto suo (alcune situazioni andavano trattate ed approfondite decisamente meglio).
Finché morte non ci separi, perciò, è da considerare solo un piacevole raccordo tra i libri della saga su Millie Calloway. Un racconto breve che non aggiunge nulla di nuovo alla serie stessa (tutta la parte relativa al matrimonio tra Mille ed Enzo poteva tranquillamente essere inserita nel successivo La donna della porta accanto).
📌 Voto: ⭐⭐⭐ (3 su 5)

Libri: dopo "Le schegge", tre thriller con narratori di cui non ci si può fidare


Libri: dopo "Le schegge", tre thriller con narratori di cui non ci si può fidare
Dalla manipolazione psicologica de La paziente silenziosa al magistrale inganno de L'assassinio di Roger Ackroyd, tre thriller in cui omissioni, ricordi e false confessioni trasformano il narratore nel più insospettabile degli enigmi.

👉 fonte: Panorama

In Le schegge, la serie tratta dal romanzo di Bret Easton Ellis e ora disponibile su Disney+, la voce narrante non si limita a raccontare la storia, ma ne diventa il primo mistero. Una pagina dopo l'altra, gelosia, desiderio, droghe e paura rendono però i suoi ricordi sempre più opachi. Bret vede davvero ciò che crede di vedere o sta trasformando le proprie ossessioni in indizi? È questo il potere del cosiddetto unreliable narrator, il narratore inaffidabile.

Chi è il narratore inaffidabile e qual è il suo ruolo
Una voce può accompagnare il lettore dentro una storia oppure condurlo esattamente dove desidera, scegliendo cosa mostrare, cosa nascondere e quale significato attribuire agli eventi. Su questa ambiguità si costruisce il fascino del narratore inaffidabile, figura centrale del thriller psicologico contemporaneo. Non mente necessariamente in modo esplicito. Talvolta omette, confonde ricordo e desiderio, interpreta la realtà attraverso un'ossessione oppure racconta se stesso in modo tanto convincente da rendere quasi impossibile riconoscere le crepe della sua versione.
Dopo Le schegge, questi tre thriller esplorano altrettante forme di narrazione inaffidabile, dalla confessione manipolatoria al racconto ossessivo, fino alla voce che tenta di trasformare la violenza in una storia d'amore.

L'assassinio di Roger Ackroyd di Agatha Christie
Nel tranquillo villaggio inglese di King's Abbot, la morte della ricca vedova Ferrars è seguita dall'assassinio di Roger Ackroyd, uomo facoltoso al quale la donna aveva confidato un segreto inquietante. A indagare è Hercule Poirot, ritiratosi apparentemente dalla professione per dedicarsi alla coltivazione delle zucche, affiancato dal medico del paese James Sheppard, che assume il ruolo tradizionalmente riservato al capitano Hastings.
È proprio il dottor Sheppard a raccontare la vicenda, registrando conversazioni, movimenti e indizi con il tono composto di un osservatore razionale. La sua scrittura appare precisa, quasi clinica, e sembra offrire al lettore tutto ciò che serve per partecipare all'indagine. Agatha Christie, tuttavia, trasforma questa apparente affidabilità in un sofisticato strumento di depistaggio. Sheppard non ha bisogno di costruire menzogne evidenti: gli basta scegliere le parole, interrompere un resoconto nel momento opportuno e lasciare che sia chi legge a completare cio che non e stato detto.
Pubblicato nel 1926, L'assassinio di Roger Ackroyd è diventato uno dei romanzi più celebri della scrittrice proprio per il modo in cui mette in discussione il patto tra autore, narratore e lettore.

La paziente silenziosa di Alex Michaelides
Alicia Berenson e una pittrice affermata, vive in una bella casa a Londra ed è sposata con Gabriel, fotografo di moda molto conosciuto. Una sera gli spara cinque volte al volto e, da quel momento, smette di parlare. Ricoverata in una struttura psichiatrica, diventa un enigma su cui medici, giornalisti e opinione pubblica proiettano spiegazioni differenti. L'unico indizio che sembra aver lasciato è un autoritratto intitolato Alcesti, come l'eroina della tragedia greca disposta a morire per il marito.
A raccontare la sua storia è Theo Faber, psicoterapeuta convinto di poter infrangere quel silenzio. Theo si presenta come un professionista sensibile, forse troppo coinvolto, animato non soltanto dalla curiosità clinica ma da una forma di riconoscimento personale. Mentre ricostruisce la vita di Alicia, racconta anche la propria: l'infanzia dolorosa, il matrimonio, le fragilità che sembrano renderlo particolarmente capace di comprendere la sofferenza altrui.
L'inaffidabilità nasce proprio dalla sua apparente trasparenza. Theo non sembra nascondersi, anzi, offre continuamente pensieri, paure e confessioni. Eppure, più la sua voce diventa intima, più il lettore dovrebbe domandarsi chi stia realmente interpretando chi.

Otto perfetti omicidi di Peter Swanson
Malcolm Kershaw lavora in una libreria specializzata in gialli e conduce una vita appartata, scandita dai libri e dalla neve di Boston. Anni prima ha pubblicato sul blog del negozio una lista dedicata agli otto delitti letterari che considera perfetti, scegliendo romanzi come L'ABC dei delitti di Agatha Christie, Sconosciuti in treno di Patricia Highsmith e La morte corre sul fiume di Davis Grubb.
Quando l'agente dell'FBI Gwen Mulvey gli rivela che qualcuno potrebbe stare riproducendo quei crimini nella realtà, Malcolm diventa contemporaneamente consulente, testimone e possibile sospettato. La sua conoscenza del genere dovrebbe aiutarlo a decifrare il disegno dell'assassino, ma lo rende anche pericolosamente consapevole dei meccanismi necessari a depistare un'indagine.
Il romanzo di Peter Swanson e il più apertamente metaletterario dei tre. Malcolm conosce le regole del giallo e sa che ogni narratore seleziona la propria versione dei fatti. Si rivolge al lettore con il tono tranquillo di un libraio che consiglia una storia, mentre dispone indizi, ricordi e omissioni con la precisione di chi ha trascorso la vita a studiare delitti immaginari. La domanda non riguarda soltanto l'identità dell'assassino, ma il momento esatto in cui abbiamo deciso di accordare fiducia a chi racconta.

lunedì 10 agosto 2026

[RECENSIONE] Mirko Zilahy: Il giardino delle ombre. Nemo Sperati, vol. 2


Mirko Zilahy: Il giardino delle ombre. Nemo Sperati, vol. 2

Formato: copertina rigida
Pagine: 288
Editore: Mondadori (16 giugno 2026)
ISBN-13: 9788804813682

Data di acquisto: prenotazione del 3 giugno 2026
Letto dal 4 al 10 agosto 2026

Sinossi
Torna Nemo Sperati, l'esperto d'arte capace di leggere la scena del crimine come un quadro d'autore.
Nel ventre del museo del Prado a Madrid, Tessa Vanetti, una giovane restauratrice specializzata nel Cinquecento olandese, sta ripulendo un'opera unica al mondo, il misterioso Trittico delle Delizie del pittore fiammingo Hieronymus Bosch. I suoi pannelli lignei rappresentano un'umanità vinta dal peccato, ibrida e deforme. Il lavoro procede spedito quando d'un tratto qualcosa la blocca: in corrispondenza di una delle figure più enigmatiche dell'opera (una lama tra due orecchie circondate da anime dannate) Tessa nota un'imperfezione. Un attimo dopo la pittura cede e sotto l'immagine dipinta da Bosch emerge un elemento inquietante.
A Roma, nel parco della Caffarella, l'ispettrice capo Miriam Tiberi si trova di fronte a uno scenario grottesco: il corpo di un uomo con una bizzarra maschera animalesca viene rinvenuto nella vasca di una piccola fattoria. Quando la foto della vittima compare sulla stampa, nella squadra d'indagine entra Nemo Sperati, docente delle Belle Arti e consulente della polizia per casi "speciali". L'unico in grado di sintonizzarsi con la scena del crimine e svelare simboli celati nell'opera dell'assassino.
Sulle tracce di un mistero antico cinque secoli, Miriam, Nemo e Tessa dovranno fare i conti con un killer che sta usando Roma come sfondo per le sue installazioni mortali. Per ritrovarsi di fronte alla più assurda delle domande: Hieronymus Bosch ha nascosto un oscuro messaggio tra le ombre del Giardino delle Delizie?

L'incipit del libro
Madrid, 11 maggio 2026, notte.
Nel ventre grigio e oscuro del museo, la pace somigliava a un gran sudario.
Il laboratorio di restauro del Prado era un cubo tagliato a metà da una lama invisibile. Sulla sinistra, la parte illuminata dai potenti led svelava le sagome di tre grossi PC e delle apparecchiature tecniche su cui riposavano le tele in attesa delle analisi. Sulla destra invece era notte fonda.
Ed era in quel buio perfetto che Tessa Vanetti - il caschetto nero sopra occhi felini cobalto - lavorava come un prudente animale sotterraneo. In cima allo sgabello telescopico, le mani nei sottili guanti di nitrile azzurro, le lenti digitali e la lampada a fibra ottica sulla fronte a illuminare una minuscola porzione dell'enorme dipinto.
Attorno, il nero assoluto.


La mia recensione
"Nel buio muto del soggiorno Tessa si ritrovò a pronunciare quelle parole ad alta voce: «Egli parlò e tutto fu finto; egli mentì e tutto fu creato». E una scossa elettrica l'attraversò come una bestemmia in chiesa".
Il giardino delle ombre, secondo capitolo incentrato su Nemo Sperati (esperto d'arte ed in grado di "vedere" la scena del crimine come se fosse un vero e proprio affresco da valutare) dimostra ancora una volta come Mirko Zilahy sia da annoverare tra i maestri più brillanti del nuovo thriller italiano. E questo suo recente lavoro è, appunto, un thriller in piena regola: molto "visivo", dalla tensione sempre bella alta ed infarcito di tanti personaggi geniali ma tormentati allo stesso tempo.
La trama può essere riassunta in questo modo: siamo ancora una volta a Roma e Nemo Sperati si presenta sul luogo di un barbaro delitto che, da subito, ha evidenti richiami con l'opera Trittico del Giardino delle delizie dell'artista olandese Hieronymus Bosch. Da qui in poi, Nemo ed il suo gruppo di comprimari (ma con l'ispettrice capo Miriam Tiberi che spicca su tutti), verranno trascinati in un vortice di puro orrore… sino all'incredibile colpo di scena finale. Personaggi tormentati ed inquieti, ma senza mai scadere nei cliché tipici del genere.
Il prof. Zilahy ha creato una impressionante sequela di descrizioni molto dettagliate e, in un certo senso, "pittoriche": il romanzo, più che scriverlo, lo ha incredibilmente dipinto come un quadro: ogni minimo dettaglio di una Roma malinconica e lontana dalle abituali rotte turistiche, qui diventa una pennellata ed un indizio per la risoluzione dell'enigma. Eppure, tutte queste descrizioni non gravano sulla storia ma, anzi, la rendono ricca e (scusate se mi ripeto) "visiva".
A chi ama i thriller investigativi e di alto livello, in Il giardino delle ombre troverà veramente pane per i suoi denti: ossia, con la tensione emotiva e psicologica che, a conti fatti, diventa un personaggio a tutti gli effetti ed in grado di farti compagnia ad ogni cambio di pagina.
📌 Voto: ⭐⭐⭐⭐⭐ (5 su 5)

"L'ultimo giorno": Glenn Cooper riscrive il thriller scientifico sfidando il mistero della morte


L'ultimo giorno: Glenn Cooper riscrive il thriller scientifico sfidando il mistero della morte
Tra indagine, neuroscienze e dilemmi etici, l'autore americano costruisce un romanzo capace di fondere suspense e riflessione filosofica

👉 fonte: Latina News

Ci sono thriller che costruiscono la propria tensione sulla ricerca di un assassino, altri che fanno leva sulla cospirazione, sull'enigma storico o sull'adrenalina dell'azione. L'ultimo giorno (2012) appartiene invece a una categoria più rara: quella dei romanzi che trasformano una domanda universale in un meccanismo narrativo dirompente. Glenn Cooper parte infatti da un interrogativo che accompagna l'umanità fin dalle sue origini (cosa accade dopo la morte?) e lo sottrae al terreno della filosofia e della religione per affidarlo al linguaggio della scienza. È proprio in questo spostamento di prospettiva che risiede il fascino più autentico dell’opera.
L'autore statunitense costruisce un thriller che non cerca semplicemente di intrattenere, ma di mettere il lettore di fronte a un dilemma etico destinato a sopravvivere ben oltre l'ultima pagina. La morte, da evento inevitabile e insondabile, diventa una soglia apparentemente esplorabile. E quando il mistero sembra trasformarsi in una variabile scientifica, ogni certezza comincia lentamente a sgretolarsi. Il risultato è un romanzo che coniuga suspense, divulgazione e riflessione filosofica con un equilibrio raramente scontato.
La vicenda prende avvio da una serie di omicidi apparentemente scollegati, accomunati da un inquietante dettaglio che sfugge a qualsiasi spiegazione immediata. A indagare è l'agente dell’FBI Cyrus O'Malley, investigatore esperto e metodico che si trova rapidamente coinvolto in un caso molto più complesso di quanto lasciassero immaginare i primi elementi raccolti.
Parallelamente il lettore segue il percorso del brillante medico e ricercatore Alex Weller, segnato fin dall'adolescenza da una traumatica esperienza di pre-morte destinata a trasformarsi nell'ossessione che guiderà ogni scelta della sua esistenza. Le due vicende procedono inizialmente su binari differenti, fino a convergere in una narrazione che amplia progressivamente il proprio orizzonte, passando dal thriller investigativo alla riflessione scientifica e filosofica, senza mai rinunciare alla tensione e senza tradire le aspettative del lettore.
Uno degli aspetti più riusciti del romanzo è la sua struttura. Cooper dimostra una notevole padronanza del ritmo alternando punti di vista, piani temporali e registri narrativi con grande naturalezza. Ogni capitolo aggiunge un tassello al mosaico senza svelare troppo, alimentando una suspense che non nasce soltanto dalla necessità di scoprire il colpevole, ma soprattutto dal desiderio di comprendere il significato di ciò che sta realmente accadendo.
L'autore adotta la struttura tipica del thriller contemporaneo, fatta di capitoli brevi, frequenti cambi di scena e continui rilanci narrativi. Tuttavia, dietro questa apparente semplicità si cela un'attenta costruzione architettonica. L'indagine iniziale rappresenta soltanto il punto di partenza di un racconto destinato ad allargarsi progressivamente fino ad assumere una dimensione quasi globale, nella quale le implicazioni della scoperta scientifica finiscono per travolgere non solo i protagonisti, ma l'intera società.
Cooper dosa le informazioni con intelligenza, evitando spiegazioni premature e distribuendo gli indizi con precisione chirurgica. Ogni rivelazione modifica la prospettiva del lettore, costringendolo a riconsiderare ciò che credeva di aver compreso. È una suspense costruita più sulla conoscenza che sull'azione, ed è proprio questo a distinguerla dalla maggior parte dei thriller contemporanei.
Il cuore del romanzo risiede nel confronto tra Alex Weller e Cyrus O'Malley, due protagonisti che incarnano filosofie diametralmente opposte. Alex è senza dubbio il personaggio più complesso dell'opera. Cooper evita di trasformarlo nel classico antagonista mosso esclusivamente dalla sete di potere. La sua ossessione nasce da un trauma personale e da un dolore mai realmente superato. La ricerca scientifica rappresenta per lui il tentativo di dare una spiegazione razionale a un'esperienza che ha sconvolto la sua vita, fino a diventare una missione totalizzante.
La sua evoluzione psicologica è costruita con gradualità. Non assiste a un'improvvisa trasformazione in un folle visionario, ma a un lento processo attraverso cui il desiderio di conoscere finisce per prevalere su qualsiasi principio etico. È proprio questa progressione a rendere il personaggio credibile e, allo stesso tempo, profondamente inquietante.
Sul fronte opposto si colloca Cyrus O'Malley. Investigatore pragmatico e determinato, rappresenta la razionalità, il senso del dovere e il valore della vita umana. Cooper lo caratterizza con efficacia, evitando l'immagine dell'eroe infallibile e restituendo invece un uomo che conserva dubbi, fragilità e una forte dimensione emotiva. Il contrasto con Alex non è soltanto narrativo, ma profondamente simbolico: da una parte la conoscenza perseguita senza limiti, dall'altra la convinzione che nessuna scoperta possa giustificare il sacrificio dell’essere umano.
Pur ruotando attorno ai due protagonisti, il romanzo si arricchisce di una serie di figure secondarie che contribuiscono a dare profondità alla narrazione. Medici, agenti federali, ricercatori e persone coinvolte negli eventi non sono semplici comparse, ma diventano tasselli indispensabili di una riflessione più ampia sulle conseguenze del progresso scientifico. Cooper non dedica a tutti lo stesso livello di approfondimento psicologico, ma riesce comunque a renderli funzionali alla storia e ai temi affrontati. Ognuno rappresenta una diversa reazione davanti all'ignoto: curiosità, paura, ambizione, disperazione o desiderio di controllo. Sono proprio queste differenti prospettive a rendere credibile il mondo costruito dall’autore.
Il vero protagonista dell'opera, tuttavia, non è un personaggio, ma un'idea. Cooper costruisce l'intero romanzo attorno a una domanda tanto semplice quanto sconvolgente: cosa accadrebbe se fosse possibile sperimentare la morte senza morire davvero?
Da questo interrogativo nasce una riflessione sorprendentemente articolata sul rapporto tra scienza ed etica. L'autore non demonizza il progresso né assume posizioni ideologiche. Al contrario, mostra come il problema non risieda nella ricerca scientifica, bensì nell'illusione che qualsiasi limite possa essere superato senza conseguenze.
L'ossessione rappresenta il filo conduttore dell'intera narrazione. Ogni personaggio è guidato da un desiderio assoluto: comprendere, ritrovare chi è stato perduto, vincere la paura della morte oppure controllare ciò che sfugge alla comprensione umana. Cooper suggerisce che proprio questa ricerca esasperata finisca inevitabilmente per deformare la realtà.
Accanto a questi temi emerge anche una riflessione sul dolore e sul lutto. La perdita diventa il motore invisibile delle scelte dei protagonisti, mostrando quanto l'essere umano sia disposto a mettere in discussione ogni convinzione pur di colmare il vuoto lasciato da chi non c'è più. In questo senso, L'ultimo giorno va oltre il thriller e si avvicina a una meditazione sul bisogno umano di trovare un significato all’esistenza.
Dal punto di vista stilistico Glenn Cooper conferma una scrittura estremamente efficace. La sua prosa è limpida, essenziale e fortemente cinematografica. Ogni capitolo è costruito per mantenere viva la tensione, senza inutili digressioni o descrizioni eccessivamente prolisse. I dialoghi risultano generalmente credibili e funzionali, mentre le spiegazioni scientifiche vengono inserite con equilibrio all'interno della narrazione. Pur affrontando argomenti complessi, Cooper riesce quasi sempre a renderli comprensibili senza appesantire il ritmo.
La suspense rappresenta probabilmente il suo punto di forza maggiore. I colpi di scena non appaiono mai fini a sé stessi, ma trovano una precisa collocazione all'interno della costruzione narrativa. Ogni rivelazione modifica il quadro generale senza compromettere la coerenza dell'intreccio, mantenendo costante la curiosità del lettore fino alle pagine finali.
Come ogni opera ambiziosa, anche L'ultimo giorno presenta alcune imperfezioni. Nella seconda parte il ritmo accelera sensibilmente e alcune implicazioni filosofiche della scoperta scientifica vengono affrontate con maggiore rapidità rispetto a quanto la forza dell'idea avrebbe probabilmente meritato.
Anche alcuni personaggi secondari rimangono più funzionali che realmente memorabili e talvolta sembrano esistere soprattutto per sostenere l'avanzamento della trama. Tuttavia, questi aspetti non compromettono la solidità complessiva dell'opera, che continua a distinguersi per originalità e capacità di coinvolgimento.
Più che offrire risposte, Glenn Cooper invita il lettore a convivere con il dubbio. L'ultimo giorno non è soltanto un thriller costruito con intelligenza, ma una riflessione sulle conseguenze della conoscenza quando questa supera i confini imposti dall'etica. L'autore dimostra come il desiderio di comprendere l'ignoto possa trasformarsi tanto in uno straordinario motore di progresso quanto in una pericolosa forma di ossessione.
È proprio questa ambiguità a rendere il romanzo una delle prove più interessanti dell'autore. Cooper riesce infatti a coniugare intrattenimento e riflessione senza sacrificare né il ritmo né la profondità dei temi affrontati. Il lettore chiude il libro con la soddisfazione di aver letto un thriller avvincente, ma anche con la sensazione che la vera domanda posta dall'autore non riguardi ciò che esiste oltre la morte. Riguarda piuttosto fino a dove l'uomo sia disposto a spingersi pur di scoprire ciò che, forse, dovrebbe rimanere per sempre un mistero.

Le scrittrici italiane del giallo da leggere tra indagini, noir e misteri


Le scrittrici italiane del giallo da leggere tra indagini, noir e misteri

👉 fonte: Agenda Online

Un delitto può aprire una porta sulla parte più oscura di una comunità, ma anche rivelare fragilità, paure e contraddizioni che nessuna indagine riesce a cancellare del tutto. Nei romanzi gialli italiani il mistero non vive soltanto nell'identità dell'assassino: si nasconde nei paesaggi, nei legami familiari, nella memoria e nelle ferite dei personaggi.
Ilaria Tuti, Alessia Gazzola, Gabriella Genisi, Gabriella Bianchi e Cristina Cassar Scalia hanno costruito protagonisti molto riconoscibili, capaci di muoversi tra omicidi, segreti e intuizioni senza rinunciare alla propria umanità. Cinque modi differenti di raccontare il giallo italiano contemporaneo, dal thriller psicologico al poliziesco più ironico e mediterraneo.

Ilaria Tuti e il buio nascosto tra le montagne
Con Ilaria Tuti il giallo assume spesso le tonalità del noir psicologico. La scrittrice friulana, pubblicata da Longanesi, ha raggiunto il grande pubblico con Fiori sopra l'inferno, primo romanzo della serie dedicata al commissario Teresa Battaglia.
Teresa è una profiler esperta e intuitiva, ma deve affrontare una malattia che minaccia progressivamente la sua memoria. Le indagini diventano così una corsa contro il tempo, condotta tra paesi isolati, boschi, antiche violenze e comunità che proteggono i propri silenzi. Tra i libri più letti figurano Ninfa dormiente, Figlia della cenere e Madre d'ossa, mentre opere come Fiore di roccia mostrano la capacità dell'autrice di attraversare anche il romanzo storico.

Alessia Gazzola tra medicina legale e ironia
Nei romanzi di Alessia Gazzola il mistero convive con la leggerezza, le relazioni sentimentali e gli imprevisti della vita quotidiana. Anche lei pubblicata da Longanesi, è diventata celebre con L'allieva, il libro che introduce Alice Allevi, giovane specializzanda in medicina legale dotata di intuito investigativo e di una naturale capacità di finire nei guai.
La serie alterna autopsie, omicidi e casi da risolvere a sentimenti, insicurezze e difficoltà professionali. Tra i titoli più conosciuti compaiono Un segreto non è per sempre, Le ossa della principessa e La ragazza del collegio.
Con i romanzi dedicati a Costanza Macallè e alla nuova serie di Miss Bee, l'autrice ha ampliato il proprio universo narrativo senza perdere il tono brillante che la distingue.

Gabriella Genisi e il poliziesco mediterraneo
Con Gabriella Genisi il giallo si sposta a Bari, tra profumi, cucina, contraddizioni sociali e una città raccontata con affetto ma senza indulgenza. Lautrice pubblica con Sonzogno la serie dedicata a Lolita Lobosco, vicequestore ironica, determinata e poco incline a rispettare le aspettative degli altri.
La saga comincia con La circonferenza delle arance e prosegue con titoli come Giallo ciliegia, Uva noir e Spaghetti all'Assassina. Le indagini si intrecciano alla vita privata della protagonista, alle amicizie e a una Puglia che non è semplice sfondo, ma parte integrante del racconto.
Nei suoi libri il delitto convive con l'ironia e con uno sguardo attento sui cambiamenti della società meridionale. Il successo della serie televisiva tratta dai romanzi ha reso Lolita Lobosco una delle investigatrici più popolari della narrativa italiana recente.

Gabriella Bianchi e il noir di provincia che scava nel passato
Con Gabriella Bianchi il noir entra nella provincia del Sud degli anni Ottanta, tra cronaca, silenzi collettivi e verità che sembrano destinate a rimanere sepolte. Giornalista con una lunga esperienza nella cronaca nera e giudiziaria, l'autrice porta nel suo romanzo d'esordio uno sguardo costruito sul campo, attento ai dettagli delle indagini ma soprattutto alle reazioni di una comunità davanti a un delitto.
Il suo primo libro, Zolfo, prende avvio dalla morte di un ragazzo in una zona mineraria del Mezzogiorno. Quello che potrebbe apparire come un caso circoscritto diventa progressivamente un viaggio dentro un'epoca segnata da disuguaglianze, pregiudizi e rapporti di potere.
Al centro dell'indagine c'è un personaggio che osserva la realtà senza accontentarsi delle spiegazioni più comode. Intorno a lui si muove una provincia nella quale tutti sembrano conoscere qualcosa, ma pochi sono disposti a esporsi. La ricerca della verità finisce così per coinvolgere famiglie, istituzioni e persone considerate rispettabili, mostrando quanto possa essere fragile il confine tra reputazione e responsabilità.
Bianchi utilizza il noir non soltanto per costruire suspense, ma per raccontare un Sud lontano dalla nostalgia degli anni Ottanta. Dietro i colori, la musica e l'ottimismo di quel periodo emergono lavoro precario, emarginazione e un sistema sociale nel quale anche entrare in un tribunale può trasformarsi in un marchio.

Cristina Cassar Scalia e i misteri sotto l'Etna
Il percorso si completa con Cristina Cassar Scalia, pubblicata da Einaudi e creatrice del vicequestore Vanina Guarrasi. La sua serie ha preso avvio con Sabbia nera, romanzo ambientato a Catania e vincitore del Premio Sciascia Racalmare.
Vanina è palermitana, ha lavorato a Milano ed è tornata in Sicilia portando con sé un passato segnato dalla mafia. Le sue indagini attraversano ville abbandonate, porti, quartieri cittadini, gelaterie e paesi ai piedi dell'Etna, restituendo una Sicilia viva, contraddittoria e mai ridotta a scenario pittoresco.
Tra i titoli più letti ci sono La logica della lampara, La Salita dei Saponari, L'uomo del porto e Il Re del gelato.

sabato 8 agosto 2026

Il nuovo romanzo di Stephen King è l'attesissimo nuovo capitolo de "La Torre Nera"


Il nuovo romanzo di Stephen King è l'attesissimo nuovo capitolo de La Torre Nera

👉 fonte: Everyeye.it

In attesa della nuova serie TV di Carrie, presto in arrivo su Prime Video, possiamo confermare ai fan di Stephen King l'arrivo di quello che è considerato uno dei suoi libri più attesi degli ultimi vent'anni: Other Worlds Than These.
Ma perché si tratta di un romanzo così entusiasmante per i fan? Semplice, perché oltre a concludere una mitica saga kinghiana rappresenterà anche il nuovo capitolo de La Torre Nera: in questo articolo, vi anticipiamo tutto ciò che dovete sapere su Other worlds than these
Il romanzo sarà il terzo capitolo della saga di Jack Sawyer, già protagonista di due tra i libri più amati di sempre di Stephen King, ovvero Il Talismano e La Casa del buio: tra il primo libro (1984) e il secondo (2001) passarono ben 17 anni, e adesso per questo capitolo conclusivo l'attesa è stata di ben 25 anni.
Ma non solo: la saga di Jack Sawyer è strettamente legata a La Torre Nera. Questo perché "i Territori", il mondo fantasy medievale che Sawyer è in grado di raggiungere, è stato narrativamente connesso alla Torre e a Mid-World, soprattutto durante gli eventi de La Casa del buio, e ora Other worlds than these promette di ricollegarsi all'opera magna di King: "Mid-World è sempre stato i Territori con un altro nome" ha detto l'autore, stuzzicando l'attesa dei fan.
Il romanzo sarà anche l'ultimo scritto in collaborazione con Peter Straub, co-autore de Il talismano e La Casa del buio, scomparso nel 2022.
Other worlds than these uscirà il 6 ottobre 2026 negli USA; nel frattempo, Stephen King sta lavorando anche al film di Desperation, che sarà prodotto da Sam Raimi.

venerdì 7 agosto 2026

I 50 migliori thriller del XXI secolo per il New York Times: nessun italiano in classifica


I 50 migliori thriller del XXI secolo per il New York Times: nessun italiano in classifica
La guida del New York Times ai 50 migliori thriller del XXI secolo, tra tendenze globali e l'assenza dei grandi nomi del genere italiani

👉 fonte: Libreriamo

Se chiedete a qualunque appassionato di letteratura dove stia andando il romanzo contemporaneo, raramente vi risponderà indicando la narrativa pura o la saggistica. È nel thriller che batte il cuore pulsante (e claustrofobico) della nostra epoca.
A dimostrarlo in modo definitivo è il New York Times Book Review, che ha deciso di ampliare la sua celebre mappa dei migliori libri del millennio interpellando 291 esperti del settore, tra cui colossi come Stephen King, John Grisham, Lee Child, Freida McFadden e Gillian Flynn. Il mandato era chiaro: classificare i 10 migliori thriller pubblicati dal 2000 ad oggi.
Il risultato è la classifica dei 50 Best Thrillers of the 21st Century, un'istantanea straordinaria che rivela non solo quali storie ci hanno tenuti svegli la notte, ma come la parola "suspense" abbia cambiato radicalmente significato negli ultimi venticinque anni. Ma c'è un dato che salta subito all'occhio del lettore europeo e nostrano: l'assoluta e rumorosa assenza dei grandi maestri della scuola italiana.
Com'è possibile che autori capaci di dominare le vendite a livello globale restino del tutto invisibili per la critica d'oltreoceano? Un interrogativo fondamentale su cui vale la pena soffermarsi prima di addentrarsi nella classifica.
Nel leggere la selezione curata dai 291 esperti del New York Times, balza all'occhio un'assenza rilevante per il lettore europeo: quella della narrativa crime di marca italiana. Non si tratta di una mancanza legata al riscontro di pubblico o ai volumi di vendita.
Autori come Donato Carrisi vantano oltre 5 milioni di copie vendute e traduzioni in più di 30 Paesi, Gianrico Carofiglio conta oltre 6 milioni di lettori e traduzioni in 28 lingue, mentre fenomeni di costume come Andrea Camilleri superano i 30 milioni di copie nel mondo, affiancati dal successo internazionale di firme come Maurizio de Giovanni, Antonio Manzini e Sandrone Dazieri.
Questa mancata inclusione nella rassegna statunitense rivela dinamiche editoriali e culturali ben precise. Da un lato emerge una chiara divergenza di genere: la scuola italiana predilige la tradizione del noir e del "giallo di costume", centrata sull'indagine sociale, la psicologia del territorio e l'umanità del detective.
Al contrario, la critica e il mercato anglosassone tendono a privilegiare i meccanismi ad alta tensione dell'high-concept e del domestic thriller psicologico. Dall'altro lato pesa la storica barriera delle traduzioni nel mercato anglo-americano, che riserva una quota ridottissima ai titoli esteri, fatta eccezione per il fenomeno consolidato del Nordic Noir.
L’assenza dall'elenco del New York Times non intacca quindi la statura dei maestri italiani, ma evidenzia come i confini del genere vengano spesso tracciati in base ai codici di lettura propri del mercato di riferimento.
L'evoluzione del thriller nel XXI secolo rappresenta uno dei fenomeni più affascinanti della letteratura contemporanea. Analizzando la recente rassegna del New York Times, emerge chiaramente come il genere si sia emancipato dalle formule rigide del passato per trasformarsi in uno specchio fedele delle nostre ansie moderne. Non si tratta più soltanto di scoprire l'assassino, ma di comprendere la fragilità della natura umana e le crepe della società.
Il punto di svolta fondamentale è rappresentato dal fenomeno Post-Gone Girl. La pubblicazione de L'amore bugiardo di Gillian Flynn nel 2012 ha tracciato una linea di demarcazione netta: c'è un prima e c'è un dopo.
Prima, la suspense si basava ampiamente sull'azione esterna, sull'indagine poliziesca o sul pericolo imminente orchestrato da minacce esterne. Flynn ha ribaltato questa dinamica portando il conflitto all'interno delle mura domestiche e distruggendo l'illusione della perfezione matrimoniale.
L'introduzione sistematica del narratore inaffidabile e la decostruzione dei ruoli di genere, celebre il passaggio sulla "Cool Girl", hanno dimostrato che la manipolazione psicologica e la pressione sociale possono generare una tensione persino più feroce del sangue versato. Da quel momento, il "domestic thriller" è diventato il terreno privilegiato per esplorare l'ambiguità morale, trasformando la casa da rifugio sicuro a trappola mortale.
Parallelamente, assistiamo al definitivo tramonto del "detective infallibile" a favore di uno spostamento radicale dalla geopolitica alla psiche. Se nel Novecento la letteratura di genere attingeva alle tensioni della Guerra Fredda, alla grande spionaggio internazionale e alla figura del risolutore imperturbabile in stile Sherlock Holmes o Poirot, il XXI secolo guarda dentro l'individuo.
La minaccia non arriva da complotti governativi lontani, ma dai vuoti di memoria, dal trauma infantile mai rielaborato e dalla fragilità mentale dei protagonisti stessi. In capolavori come Mystic River di Dennis Lehane o In the Woods (Nel bosco) di Tana French, l'investigazione sulla scena del crimine è inscindibile da un'analisi dolorosa del passato dell'investigatore o della comunità. Il mistero diventa una lente per analizzare il senso di colpa, l'elaborazione del lutto e l'impossibilità di ricucire le ferite dell’infanzia.
E in opere estreme come Room di Emma Donoghue, la suspense si restringe a uno spazio fisico claustrofobico, dove la percezione del mondo è filtrata dagli occhi innocenti di un bambino.
Infine, un'altra trasformazione cruciale è la consacrazione del Southern Noir, guidata da autori come S.A. Cosby. Questo subgenere ha dimostrato come il thriller sappia integrarsi perfettamente con la critica sociale più spietata. Cosby non si limita a raccontare inseguimenti a gran velocità, rapine finite male o storie di vendetta viscerale; contestualizza ogni proiettile all'interno delle spaccature dell'America rurale.
Titoli come Deserto d'asfalto (Blacktop Wasteland) e Legittima vendetta (Razorblade Tears) iniettano nel genere tematiche urgenti e viscerali: il razzismo sistemico, la povertà cronica, l'omofobia interiorizzata e il peso della maschilità tossica. I protagonisti del thriller contemporaneo non lottano solo contro i criminali, ma contro istituzioni storicamente ostili e contro i propri radicati pregiudizi, dimostrando che la vera suspense nasce dallo scontro tra la disperazione personale e la durezza del mondo reale.

📌 La Classifica dei 50 Migliori Thriller del XXI secondo il NY Times
Ecco la rassegna completa dei 50 romanzi selezionati dal New York Times, thriller letti in tutto il mondo, diventati anche serie TV o film per il cinema e che sono considerati la punta più avanza del genere da parte dei critici coinvolti in giuria.

Il Podio e i Capolavori Assoluti (Posizioni 1-10)
Dai vertici del domestic thriller alle atmosfere del noir d'autore e della cospirazione politica: dieci pietre miliari che hanno riscritto le regole della suspense contemporanea.

L'amore bugiardo (Gone Girl) - Gillian Flynn (2012)
Nel giorno del loro quinto anniversario di matrimonio, la bella e brillante Amy Elliott scompare improvvisamente dalla sua casa in Missouri. La scena del crimine presenta evidenti segni di colluttazione e tracce di sangue mal ripulite. Suo marito Nick Dunne, un ex giornalista rimasto disoccupato e visibilmente distaccato, si professa innocente, ma il ritrovamento del diario segreto di Amy ne svela i lati oscuri e violenti. Tra la pressione dei media e la caccia all'uomo orchestrata dalla polizia, la narrazione si divide a metà: da un lato la disperata ricerca di Nick, dall'altro una scioccante manipolazione premeditata che smonta il mito della coppia perfetta per rivelare una spietata guerra psicologica senza esclusione di colpi.

Mystic River - Dennis Lehane (2001)
Nella periferia operaia di Boston degli anni '70, la vita di tre ragazzini (Jimmy, Sean e Dave) viene segnata per sempre quando uno di loro (Dave) viene caricato su un'auto da due sconosciuti e sottoposto a tremendi abusi prima di riuscire a scappare. Venticinque anni dopo, le loro strade si incrociano nuovamente per un incubo speculare: Katie, la figlia diciannovenne di Jimmy, ormai un temuto criminale locale, viene brutalmente assassinata. Sean, diventato detective della Polizia di Stato, si occupa delle indagini ufficiali, mentre Jimmy scatena la sua giustizia privata paralitica. I sospetti ricadono proprio su Dave, uomo spezzato e schivo, tornato a casa la notte del delitto con le mani insanguinate e una storia che non convince nessuno.

Nel bosco (In the Woods) - Tana French (2007)
Nell'estate del 1984, tre bambini entrano in un bosco nei pressi di Knocknaree, vicino a Dublino, per giocare, ma solo uno di loro viene ritrovato: Adam, avvinghiato a un albero con le scarpe piene di sangue e nessun ricordo di quanto accaduto. Più di vent'anni dopo, Adam ha cambiato nome in Rob Ryan ed è diventato un detective della Squadra Omicidi. Quando il corpo di una ragazzina di dodici anni, Katy Devlin, viene rinvenuto nello stesso bosco sopra un altare sacrificale di uno scavo archeologico, Rob accetta il caso insieme alla collega Cassie Maddox. Costretto a nascondere il proprio passato, il detective scava in un'indagine speculare che riapre le sue ferite rimaste senza risposta.

Uomini che odiano le donne - Stieg Larsson (2008)
Mikael Blomkvist, un autorevole giornalista d’inchiesta finito alla gogna mediatica per una condanna di diffamazione, viene ingaggiato dal vecchio industriale Henrik Vanger. L'incarico è insolito: fare luce sulla scomparsa della nipote Harriet, svanita nel nulla quarant'anni prima dall'isola di Hedeby durante un raduno di famiglia. Per districarsi tra l'archivio Vanger e i segreti di una dinastia macchiata dal nazismo, Blomkvist viene affiancata da Lisbeth Salander, una hacker ventiquattrenne socialmente inadattabile, tatuata e geniale. Insieme scoprono una scia di efferati omicidi a sfondo religioso commessi ai danni di donne, collegati alle attività nascoste della famiglia.

Non è un paese per vecchi - Cormac McCarthy (2005)
Mentre caccia antilopi nei pressi del Rio Grande, il saldatore e reduce dal Vietnam Llewelyn Moss sbatte contro la scena di una transazione di droga andata a finire in un massacro. Tra le auto abbandonate scopre diversi cadaveri, un carico di eroina e una valigetta contenente oltre due milioni di dollari in contanti. Deciso a tenersi il bottino, Moss mette in fuga la sua famiglia, scatenando la caccia spietata di Anton Chigurh, uno spietato assassino psicopatico che decide il destino delle sue vittime affidandosi al lancio di una moneta. Sulle tracce di entrambi si muove l'anziano sceriffo Ed Tom Bell, un uomo deluso e sopraffatto da una violenza moderna che non riesce più a comprendere né a contenere.

Korede è un'infermiera metodica, perfezionista e riservata che vive a Lagos, mentre sua sorella minore Ayoola è una ragazza meravigliosa, egocentrica e pericolosa. Ayoola ha un piccolo difetto: tende a uccidere i propri fidanzati. Ogni volta che la ragazza invoca la "legittima difesa", Korede interviene prontamente con guanti di gomma, candeggina e un bagagliaio capiente per smaltire i cadaveri e ripulire le scene del crimine. L'equilibrio morbosamente protettivo tra le due crolla quando Ayoola posa gli occhi su Tade, un medico affascinante e gentile dell'ospedale in cui lavora Korede, della quale quest'ultima è segretamente innamorata da anni. Korede dovrà scegliere se proteggere il suo amore o coprire ancora una volta la sorella sociopatica.

Nell'estate del 1975, ad Adirondacks, la tredicenne Barbara Van Laar scompare dalla sua cameretta nel campo estivo di proprietà della sua ricca e potente famiglia. Il caso scuote l'intera comunità, anche perché quattordici anni prima, nel 1961, lo stesso bosco inghiottì il fratello maggiore di Barbara, Bear, senza lasciare mai alcuna traccia. Le indagini della polizia locale e dei federali mettono a nudo i forti squilibri di classe tra i proprietari del campo, lo staff di lavoratori e gli abitanti del luogo, rivelando una ragnatela di risentimenti, alcolismo, segreti matrimoniali e il ritratto di una madre devastata dal dolore, mentre il tempo per ritrovare la ragazza viva corre inesorabile.

Ike Randolph è un uomo nero che ha pagato il suo debito con la giustizia ed è diventato un imprenditore rispettato. Buddy Lee è un uomo bianco, povero, con problemi di alcolismo e anni di prigione alle spalle. L'unica cosa che li unisce è il dolore di aver perso i propri figli, Isiah e Derek (sposati tra loro e padri di una bimba), massacrati a colpi di pistola da un commando di sicari. Entrambi i padri non avevano mai accettato l'omosessualità dei figli, ma sopraffatti dal senso di colpa e dalla lentezza delle indagini ufficiali, uniscono le forze. Armati fino ai denti, intraprendono una brutale spedizione punitiva nelle campagne della Virginia per scovare i mandanti del duplice omicidio.

Un covo di bastardi (Slow Horses) - Mick Herron (2010)
Slough House è il purgatorio del servizio segreto britannico (MI5), dove gli agenti che hanno commesso errori imperdonabili (chiamati "ronzini") vengono confinati a svolgere noiosi compiti burocratici nell'attesa che si dimettano. A capo di questa manica di falliti c'è Jackson Lamb, un veterano della Guerra Fredda rozzo, cinico e trasandato. Quando un giovane ragazzo musulmano viene rapito da un gruppo estremista di destra che minaccia di decapitarlo in diretta streaming, il ronzino River Cartwright intravede l'opportunità di riscattarsi. Ma ciò che sembra un tragico atto d'odio si rivela in realtà una macchinazione ad altissimo livello orchestrata dai vertici di Regents Park per coprire un proprio disastro operativo.

Texas Blues (Bluebird, Bluebird) - Attica Locke (2017)
Darren Mathews è un Texas Ranger di colore cresciuto nelle contee orientali dello stato, lacerato dal contrasto tra l'amore per la sua terra e la radicata violenza razziale del posto. Sospeso dal servizio per aver aiutato un vecchio amico in un caso ambiguo, Darren si reca nella cittadina rurale di Lark lungo la Highway 59.

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Francesco Guccini, l'ultimo dono è il romanzo "Calde le pere": di cosa parla e quando uscirà


Francesco Guccini, l'ultimo dono è il romanzo "Calde le pere": di cosa parla e quando uscirà
È nato da un brogliaccio ed è un omaggio alle parole del dialetto e ai luoghi dell'Appennino

👉 fonte: La Nuova Sardegna

Francesco Guccini ha lavorato fino agli ultimi giorni a un nuovo libro che ora uscirà postumo agli inizi di settembre, come anticipa l'Adnkrons: si intitolerà Calde le pere. Storia di un fiume e di una integerrima fanciulla e sarà pubblicato ancora una volta, come la gran parte dei suoi romanzi, dall'editore Giunti.
Il cantautore e scrittore, in una dichiarazione contraddistinta da una chiusa struggente e poetica, raccolta da Paolo Iacuzzi, l'editor che lo ha accompagnato nell'ultima avventura letteraria, presentava così l'opera il 23 luglio scorso: «Calde le pere è nato da un brogliaccio di cui mi ha parlato un mio amico, che ne ricavò anche uno spettacolo di cabaret. Le due storie che mi ha raccontato, quella della ragazza in bicicletta e quella della fanciulla illibata che rimane incinta facendo il bagno nel Reno, mi hanno molto affascinato. Casalecchio sul Reno era allora il Lido di Bologna, con oltre diecimila presenze al giorno d'estate, tanto che dagli anni Trenta ai Cinquanta venivano stampate delle cartoline dove si vede che la chiusa sul Reno che aveva creato un ampio bacino balneabile».
Il libro parte come partiva Vola Golondrina, l'ultimo giallo che Guccini ha scritto con Loriano Macchiavelli: «Lì c'era il passaggio di un motociclista misterioso che distribuiva dei volantini; qui invece c'è una ragazza in bicicletta, evidentemente una prostituta, figura speculare a quella della maîtresse che alla fine di questo libro veste i panni di una ginecologa ante litteram. Ho sempre amato lo scaturire della narrazione da un evento scatenante, o dall'irruzione di un deus ex machina, quasi un colpo di teatro. Come in diversi altri miei romanzi ho poi suddiviso il libro in quadri, dando loro un titolo e una didascalia ironica come avrebbero fatto alcuni dei miei autori più amati, da Sterne a Jerome».
«Nel racconto c'è anche un omaggio a Pavana, quando mi abbandono all'immaginazione poetica della brezza che dalla sorgente del Reno sull'Appennino pistoiese spira attraverso boschi e prati: lì ho voluto nominare erbe, fiori e frutti con gli stessi termini pavanesi che si ritrovano nelle Cròniche epafàniche e in Tralummescuro, perché le parole sono importanti e il loro suono è quello con cui abbiamo imparato ad amare le cose. È importante per me conservare le parole del dialetto, salvare tutti quei nomi - ha dichiarato Guccini nella sua ultima dichiarazione dettata per il libro postumo -. Il Reno, poi, è il fiume della mia vita, che ho fatto protagonista di tante mie canzoni, ma che in realtà come il Danubio di Claudio Magris nasce dallo sgocciolare di un rubinetto sull'Appennino. In queste pagine ho voluto ricordare anche le sue vicende epiche, domandarmi se sia mai esistita una marineria del Reno… Se ci penso, è l'altro asse che incrocia quello della Via Emilia: forse, disteso in quel fiume, con la testa tra i prati di Pavana, i piedi verso Modena e Bologna, le braccia ad abbracciare i boschi, ci sono anche io».
Fino all'ultimo intento alla sua opera con la passione, il sarcasmo e uno sguardo sul mondo disincantato ma non cinico Francesco Guccini - nelle parole dell'editore Giunti -, "era scrittore vero, in grado di raccontare figure meravigliose di oggi come di ieri, capace di spaziare tra i generi, un intellettuale che ha saputo osservare e cantare la mutazione del Paese dagli anni del Dopoguerra a oggi. Leggerlo, ascoltarlo è sempre stato come entrare nelle stanze più riposte della memoria, ritrovare un senso di collettività e di appartenenza per poi affrontare il presente. La sua voce capace di unire spunti autobiografici, cronaca, grande e piccola storia, nelle canzoni e nei suoi libri, ha accompagnato generazioni".

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giovedì 6 agosto 2026

Sette libri per una settimana: noir agghiaccianti a effetto rinfrescante


Sette libri per una settimana: noir agghiaccianti a effetto rinfrescante
Trame raggelanti per un'estate da brividi

👉 fonte: Elle

Per la nota legge per cui gli opposti si attraggono, non c'è nulla di più piacevole che approfittare del confortevole relax delle vacanze per vivere deliziosi momenti di puro terrore. Tutto ciò che serve è un thriller che ci catturi nello spazio sicuro delle sue pagine. Non un thriller qualsiasi, ma tendente decisamente al noir: storie nere e inquietanti, capaci di regalarci i brividi di cui abbiamo bisogno per rinfrescarci dalle ennesime ondate di calore.

Tutti i colori del buio di Chris Whitaker
Un ragazzino nato con un occhio solo con una passione per i pirati che lo salva dal bullismo, viene rapito da un misterioso individuo. Resterà prigioniero per mesi, ma quel trauma lo segnerà per sempre, spingendolo alla ricerca della verità. Tutti i colori del buio di Chris Whitaker è un noir di grande spessore, intenso e poetico, ambientato in una cittadina tra i boschi del Missouri, che parla di trauma, ossessioni, immaginazione e amicizia.

Miami purity di Vicki Hendricks
La protagonista di Miami Purity di Vicki Hendricks, Blackie, è una femme fatale indimenticabile: ex spogliarellista dal passato violento, ha deciso di rifarsi una vita trovando lavoro in una lavanderia, ma qui l'aspetta un incontro fatale, ad alto tasso di erotismo. Scritto nel 1995, è il romanzo d'esordio di un'autrice considerata erede di James M. Cain di Il postino suona sempre due volte, che reinterpreta il noir più torbido e audace. E se ancora non bastasse, James Ellroy ha definito questo libro un capolavoro.

Non ballare con il diavolo di Ace Atkins
Il pericolo peggiore, a volte, è proprio accanto a noi: lo scopre a sue spese Addison, personaggio principale di Non ballare con il diavolo di Ace Atkins, la cui vita perfetta nella buona società di Menphis si spezza alla scomparsa del marito, un uomo che non è affatto chi credeva di conoscere. Un noir disincantato in salsa sudista, tra loschi affari, misteri e complotti.

Cemento e sangue di Carlo Calabrò
A San Paolo, motore economico del Brasile, un giornalista scopre per caso il cadavere di un suo amico ambientalista nelle acque fetide del Rio Pinheiros. Nell'indifferenza della polizia, spetterà a lui cercare il colpevole, tra altre morti sospette. Inizia così Cemento e sangue di Carlo Calabrò, un noir sociale che indaga sulle connessioni tra potere, denaro e violenza in un Paese che fa fatica a cambiare. L'autore ha vissuto in Brasile, dove ambienta i suoi thriller raccontandone le contraddizioni.

Solak di Caroline Hinault
Con uno stile crudo e potente Caroline Hinault in Solak, Gallucci ci porta oltre il Circolo polare artico, in una base scientifica che è anche una sorta di colonia penale, dove tre uomini cercano di sopravvivere al gelo, agli orsi e alla solitudine. L'arrivo di un nuovo ospite, un ragazzino gracile e muto, scatenerà gli istinti peggiori. Un notevole esordio pieno di raggelante tensione.

Il silenzio di Atalanta di Kirsten Sundberg Lunstrum
Anche in Il silenzio di Atalanta di Kirsten Sundberg Lunstrum ambientato nei dintorni di Seattle nel 1951, c'è un personaggio che non parla, una ragazzina selvaggia e misteriosa, trovata nei boschi che circondano una prigione che sorge su un'isola. A occuparsene viene chiamata un'esperta in apprendimento del linguaggio abituata a farsi largo in un mondo di uomini. Aiutando la bambina, forse, aiuterà anche se stessa.

In attesa della nuova stagione di Slow Horses, ecco l'ultimo capitolo di Le indagini di Jackson Lamb, il ciclo di spy story tinte di nero di Mick Herron, da cui è tratta la serie prodotta da Apple TV. In Joe Country ritroviamo l'eccentrico agente in disgrazia, eppure geniale, e la sua squadra di "brocchi", ciascuno con i propri demoni e gli incompresi talenti, che dallo scalcinato quartier generale della Casa del pantano dovranno affrontare un'ennesima resa dei conti.