"Un bel libro, Marcus, non si valuta solo per le sue ultime parole, bensì sull'effetto cumulativo di tutte le parole che le hanno precedute. All'incirca mezzo secondo dopo aver finito il tuo libro, dopo averne letto l'ultima parola, il lettore deve sentirsi pervaso da un'emozione potente; per un istante, deve pensare soltanto a tutte le cose che ha appena letto, riguardare la copertina e sorridere con una punta di tristezza, perché sente che quei personaggi gli mancheranno. Un bel libro, Marcus, è un libro che dispiace aver finito". [Joël Dicker in "La verità sul caso Harry Quebert"]

lunedì 6 luglio 2026

"La colpevole" di B.A. Paris


La colpevole di B.A. Paris

👉 fonte: Thriller Cafè

B.A. Paris, vero nome Bernadette MacDougall, autrice franco-britannica, torna in libreria con un nuovo, avvincente thriller psicologico, La colpevole.
Nell Masters è convinta di essersi lasciata il passato alle spalle. Per anni ha tenuto un profilo da invisibile, senza amici, senza una relazione, vivendo tra lavoro, casa e solitudine. Poi, il bisogno di avere un contatto con gli altri le ha fatto allentare le redini della sua vita super controllata: amici, un amore e adesso ne è certa, ha anche uno stalker. E da dove arriva questo stalker? La risposta è semplice, dal suo passato, dove aveva un nome diverso e ha fatto una cosa terribile che ha rovinato la vita a diverse persone. Del passato non ci si libera, soprattutto se non si riesce a perdonare sé stessi. Nell pensa quasi di meritare quello che le sta capitando, deve espiare, pure con la morte, ma adesso ha tanti motivi per vivere e se il suo stalker non venisse dal passato? Di chi può davvero fidarsi? Un magistrale thriller che scava nel senso di colpa, nella redenzione e nelle ossessioni, su come possono iniziare e in cosa si possono trasformare, fino alle conseguenze più estreme.
B.A. Paris ha fatto capire dal suo primo romanzo che il thriller psicologico era la sua cifra. Il suo romanzo d'esordio, La coppia perfetta, è stato tradotto in quaranta lingue ottenendo milioni di lettori in tutto il mondo e da allora, era il 2016, non si è più fermata. Sono seguiti La moglie imperfetta, Non dimenticare, Il dilemma, La psicologa, La reclusa, L'amica e ora La colpevole, tutte opere indipendenti che vivono di vita propria e non hanno necessità di una lettura in ordine di pubblicazione.
La scrittura del romanzo è incalzante, per una tensione che cresce come la marea, per gradi, tra dubbi, domande e certezze che si sgretolano. La colpevole, nella prima parte, è un libro contraddistinto da un doppia time line, tra il presente di Nell e il suo passato, lontano quattordici anni, dove per gradi il lettore viene a conoscenza di quale colpa si è macchiata e perché.
L'autrice scava così nella psicologia della sua protagonista, mostrando come una cosa semplice, un gesto addirittura meritevole, si possa trasformare in un'ossessione sorda a qualunque ragione. Un'idea diviene un pensiero fisso che fa tralasciare tutto, lavoro, relazioni, amici e niente sembra riportare la vita di chi entra in questa spirale nei giusti binari. Si ammette che nel proprio comportamento c'è qualcosa che non va, ma la colpa viene data a persone o elementi esterni, ci si autoconvince che basterebbe una cosa per essere soddisfatti, ma quando questa non si manifesta, sopraggiunge la frustrazione, la rabbia, una volontà di continuare nell'errore che ha il sapore della follia lucida. Questo è successo a Nell, questo forse sta succedendo al suo stalker.
Non ci sono molti personaggi nel romanzo, e il ventaglio ristretto di colpevoli da un lato offre la certezza al lettore di capire subito tutto, ma ben presto ci si dibatte nel labirinto di sospetti, inquietudini, domande. Anche il comportamento più innocente di un personaggio viene visto come losco, spaventoso.
Nell è la protagonista assoluta del romanzo, le figure che gli orbitano attorno per più o meno tempo si dividono tra spalle, comparse e coprotagonisti con diversi gradi di importanza, eppure l'autrice li rende tutti tridimensionali, all'apparenza conoscibili, ma in realtà sono pieni di lati nascosti in piena vista. Proprio questo fatto che dietro un sorriso, una frase, un abbraccio ci sia altro, rende la lettura imperdibile, mentre la tensione sale e la lettura diventa un appuntamento irrinunciabile e vorace. Qui e lì tra i capitoli su Nell, nel passato e nel presente, compaiono degli stralci presi dai quaderni del colpevole. Magari all'inizio li si legge con curiosità, ma quasi di sfuggita, poi, quando la voglia di capire di più si fa più forte, ogni riga viene analizzata per scovare indizi che portino a puntare il dito verso una persona precisa. L'autrice è bravissima a mascherare ogni punto importante, solo alla fine si potrà dire la fatidica espressione: era ovvio che fosse così.
Se cercate un thriller psicologico di classe, La colpevole è il romanzo che fa per voi.

"Il ladro di merendine": il capolavoro di Camilleri che ha anticipato la storia (e che oggi commuove ancora)

Il ladro di merendine: il capolavoro di Camilleri che ha anticipato la storia (e che oggi commuove ancora)

👉 fonte: Studenti.it

Luca Zingaretti e la Rai hanno contribuito a rendere leggendari i romanzi di Andrea Camilleri con protagonista il commissario Montalbano. Nello specifico, Il ladro di merendine è il terzo della serie edita da Sellerio. A rendere la trama ancora più avvincente e affascinante è la location. Vigata è una città immaginaria, che però corrisponde a Porto Empedocle, un borgo marinaro siciliano dall'atmosfera unica.
Il ladro di merendine di Andrea Camilleri si apre con un omicidio. Durante la notte, un peschereccio di Mazara del Vallo, vicino a Trapani, il Santopadre, viene intercettato e colpito da una motovedetta che fa capo alla Tunisia. Durante l'agguato perde la vita un marinaio tunisino a bordo della barca siciliana.
Ma non è finita qui: il commissario Montalbano viene a sapere di un'altra uccisione sospetta, quella dell'ex commerciante Aurelio Lapecora, accoltellato in un ascensore. Come se non bastasse, poi, scompare anche Karima Moussa, una donna delle pulizie molto bella e, anche lei, di nazionalità tunisina.
Salvo Montalbano scopre che fra la ragazza e il commerciante c'è un collegamento. I due lavoravano insieme ed erano amanti. Inoltre la donna aveva anche un figlio, pure lui scomparso. Grazie a una conoscente della donna, Aisha, il commissario trova un libretto di risparmio con 300 milioni di lire, troppi per un'immigrata con un lavoro umile.
Tornando in commissariato, Montalbano si accorge della presenza di un gruppo di mamme che si lamenta di un furto di merendine davanti alla scuola. Le donne accusano un extracomunitario di nome François, il figlio di Karima. Dopo un appostamento riesce a individuarlo: il ragazzino si era nascosto in una casa abbandonata.
Livia, la fidanzata del commissario che aveva partecipato al ritrovamento, sente un forte istinto materno e il desiderio di adottare un bambino insieme all'uomo che ama. A complicare la trama sono i servizi segreti e il colonnello Lohengrin Pera, un uomo poco limpido. Durante i giorni di indagine, alla storia principale si intreccia una che riguarda la famiglia di Salvo Montalbano. Anche lui, come François, ha perso la madre da piccolo e adesso dovrà fare i conti con la malattia terminale del padre.
Ne Il ladro di merendine, Salvo Montalbano indaga su omicidi che, in apparenza, sembrano scollegati. Durante le indagini, si scopre invece che le morti sono collegate e che probabilmente hanno a che fare con un piano terroristico internazionale.
A questa vicenda si intreccia la relazione extraconiugale tra due delle tre vittime e il mistero aumenta quando si scopre che il ladro di merendine è François, il figlio di una giovane donna scomparsa, l'amante di un ex commerciante ucciso. Alcuni dettagli delle vite dei protagonisti sono simili a esperienze vissute dal commissario, che dovrà ricordare la morte prematura della madre e affrontare la malattia del padre.
Ne Il ladro di merendine di Andrea Camilleri viene trattato il tema dell'inclusione sociale. Il sospetto nei confronti di François, accusato di essere il responsabile dei furti nella scuola ne è il segnale più evidente, ma non è l'unico.
Inoltre, c'è un parallelismo tra quello che accade ai protagonisti del racconto con gli eventi che segnano la vita del commissario Montalbano. La sofferenza per la perdita delle persone amate e la difficoltà nel mantenere i legami con quelli esistenti è un altro aspetto che emerge fra le righe sapientemente scritte da Camilleri.
Se Il ladro di merendine è un romanzo che appassiona e incuriosisce, non è da meno La voce del violino. In questo caso, il commissario Montalbano deve fare i conti con un evento poco piacevole, un funerale, e una giornata di maltempo. In questo scenario il suo autista fa un incidente per evitare di uccidere una gallina. Il commissario lascia un biglietto, ma (di ritorno dall'ospedale per alcuni accertamenti al collega che era in auto con lui) scopre che nessuno ha ancora ritirato il biglietto. È l'inizio di uno dei racconti di Camilleri, una garanzia in termini letterari.
Fra le vicende più famose affrontate da Salvo Montalbano ci sono quelle narrate in La gita a Tindari. Anche in questo caso, un triplice omicidio impegna uno dei personaggi più celebri nati dalla penna di Andrea Camilleri. Si tratta di un giovane dongiovanni che sperperava il denaro e di due pensionati che decidono di uscire dalla sicurezza delle mura domestiche per visitare Tindari.

In Puglia la prima book town d'Italia


In Puglia la prima book town d'Italia
A Bisceglie il primo esperimento gratuito di turismo letterario con l'iniziativa 10mila libri al borgo, per leggere, scambiare o prendere in prestito il libro del cuore

👉 fonte: il Messaggero

È in Puglia la prima Book Town d'Italia, in un borgo di pescatori che affaccia sul mare e che, al buon pesce, l'acqua trasparente e la vita che va più lenta, aggiunge il piacere della lettura dando il via a un nuovo percorso di turismo letterario tutto italiano. Si tratta di Bisceglie che, grazie all'Associazione Borgo Antico, ha dato il via a 10mila libro al borgo, prima edizione del progetto culturale innovativo che andrà avanti per tutta l'estate fino al prossimo 20 settembre, con dedica diretta agli amanti della lettura. Un'intera stagione per leggere tutto quello che non si riesce a leggere in quei periodi dell'anno in cui le giornate non bastano mai. E così, la cittadina a nord di Bari, si profila come una delle mete da non perdere per le vacanze in arrivo, un'originale destinazione turistica già nota tra i vacanzieri per i suoi luoghi iconici come le coste, cartoline reali di bellezza ancora incontaminata, o la qualità del cibo che in Puglia non tradisce mai le aspettative. A questo, i biscegliesi hanno aggiunto quel quid in più, un accento culturale e anche romantico, dall'odore inconfondibile come quello che ha un libro sfogliato. Ancor più bello, se fatto circondati da storia e natura, salsedine e sapori antichi.
Di ispirazione sono state altre esperienze internazionali di successo, come Hay-on Wye nel Galles oppure Óbidos in Portogallo. Così, con lo sguardo rivolto oltreconfine, l'associazione biscegliese ha raggruppato diecimila libri da poter leggere, scambiare e prendere in prestito gratuitamente, distribuiti nelle dieci librerie che sono state aperte appositamente tra vicoli e piazze della città vecchia. I luoghi sono stati tutti ricavati in antichi locali del paese, così come nelle botteghe degli artigiani che nel centro storico realizzano e vendono le loro creazioni, oltre a farsi nicchie letterarie per l'occasione. "Sviluppare il turismo letterario significa intercettare una domanda culturale in costante crescita: viaggiatori che scelgono le destinazioni non solo per il patrimonio artistico o paesaggistico, ma per l'esperienza culturale che possono vivere - spiega Alessandra Di Pierro, presidente dell'associazione organizzatrice -. La città di Bisceglie diventa una meta unica in Italia, capace di attrarre lettori, scuole e comunità di appassionati provenienti da tutta Italia, generando presenze di qualità.
Ogni libreria allestita è dedicata a generi letterari differenti, creando così un percorso tematico che invita gli avventori ad esplorare la città vecchia seguendo le proprie passioni di lettura, alla ricerca del volume da portarsi sotto l'ombrellone. Le Book Town nel mondo non sono certo una novità, ma uno degli elementi distintivi per Bisceglie è la totale gratuità del progetto. Nessuno paga e nessuno guadagna dalla circolazione dei libri, che potranno soltanto essere presi in prestito oppure scambiati, seguendo una logica semplice e inclusiva che mette al centro la condivisione della cultura.
"Quello delle Book Town è un fenomeno di portata internazionale, con diverse località in tutto il mondo che hanno puntato sul libro e sulla lettura generando un nuovo tipo di turismo", aggiunge Sergio Silvestris, fondatore del festival letterario Libri nel Borgo Antico, che si svolge sempre a Bisceglie ormai da diciassette anni, accogliendo ogni stagione i protagonisti della società civile, politica e culturale italiana. "Grazie a questo progetto il libro diventa strumento per creare connessioni, confronto e partecipazione attiva e Bisceglie un punto di riferimento nazionale per il turismo letterario. Un luogo dove la cultura circola liberamente e gratuitamente".
E così, ciascun visitatore potrà scegliere liberamente un libro da leggere in spiaggia o in una delle piazzette del centro storico, da riconsegnare al termine della lettura o scambiare con un proprio libro già letto. Tra gli scaffali si ritroveranno anche molti volumi ormai fuori catalogo, dalle edizioni storiche ai libri antichi, passando per le pubblicazioni introvabili. In questo modo l'esperienza si trasforma in una sorta di grande caccia al tesoro a cielo aperto, conservando la meraviglia della scoperta di zone mai viste, mentre si va alla ricerca del libro del cuore. In barba agli algoritmi, agli acquisti online e all'epoca della digitalizzazione e dell'intelligenza artificiale. Meglio incontrarsi per strada e sfogliare insieme un buon libro.

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"Lupi nella notte", di Michael Farris Smith


Lupi nella notte, di Michael Farris Smith

👉 fonte: Il passaparola dei Libri

Davvero sorprendente questo romanzo che sfugge alle definizioni. È thriller, road novel, noir e racconto quasi mistico allo stesso tempo. Ma soprattutto è un viaggio dentro la parte più oscura dell'animo umano, dove la violenza convive con il bisogno disperato di essere salvati.
La storia segue Burdean e Keal, due uomini che vivono ai margini della società svolgendo incarichi per conto di persone di cui conoscono poco e sulle quali preferiscono non fare domande. Quando ricevono l'ordine di recuperare qualcosa di estremamente prezioso, si ritrovano coinvolti in una vicenda sempre più inquietante che li porta a incontrare Cara, un'assistente sociale segnata da un passato doloroso, e una misteriosa bambina muta dotata di un dono che sembra trascendere ogni spiegazione razionale.
Michael Farris Smith costruisce un'America lontana dagli stereotipi: motel decadenti, strade deserte, chiese abbandonate, case fatiscenti e cieli gravidi di tempesta diventano lo scenario di una narrazione sospesa tra realtà e dimensione simbolica. È un mondo in cui il bene e il male non sono mai nettamente separati, dove anche i personaggi più duri portano dentro di sé ferite profonde e un disperato bisogno di redenzione.
Il tema dominante è la solitudine. Tutti i protagonisti sono persone spezzate, accomunate da traumi, abbandoni e perdite. Eppure, proprio nella fragilità nasce la possibilità di un legame. Il rapporto che si sviluppa tra Cara e Keal, così come quello con la bambina, rappresenta un fragile tentativo di opporsi a un destino che sembra già scritto. Non si tratta di un amore romantico, ma di un riconoscersi nelle ferite dell'altro, nella consapevolezza che a volte basta una mano tesa per continuare a vivere.
La bambina assume un valore quasi allegorico. Il suo dono, mai completamente spiegato, introduce nel romanzo una dimensione spirituale che non offre certezze ma apre interrogativi: esiste ancora una forma di grazia in un mondo dominato dalla violenza? Può il miracolo manifestarsi anche negli angoli più bui dell'esistenza? Farris Smith non fornisce risposte definitive, preferendo lasciare il lettore immerso nell'ambiguità.
Lo stile dell'autore è essenziale ma profondamente evocativo. Ogni pagina alterna momenti di tensione narrativa a passaggi di intensa poesia. Le descrizioni dei paesaggi, dei silenzi e dei piccoli gesti quotidiani riescono a trasmettere una malinconia persistente, quasi musicale. È una scrittura che non cerca l'effetto spettacolare, ma lavora sulle emozioni sottili, facendo emergere una bellezza dolorosa anche nelle situazioni più disperate.
Questo libro è anche una riflessione sul destino e sulle possibilità di scelta. I personaggi sembrano trascinati dagli eventi, vittime di circostanze che li hanno segnati fin dall'infanzia. Tuttavia il romanzo suggerisce che, persino quando il margine di libertà è minimo, resta possibile scegliere la compassione invece della crudeltà, la protezione invece dell'indifferenza.

domenica 5 luglio 2026

Due commissari, due romanzi: Markaris e Musso a confronto


Due commissari, due romanzi: Markaris e Musso a confronto
Petros Markaris e Guillaume Musso pubblicano due romanzi polizieschi molto diversi che ruotano intorno alle figure di due ancor più diversi investigatori: li accomuna, però, la capacità di andare oltre la contingenza e interpretare cose e persone con una straordinaria profondità

👉 fonte: La Ricerca

Chi scrive ha un affettuoso ricordo del vecchio aeroporto ateniese Ellinikòn, situato a sud della città, soppiantato dal 2001 dal più moderno scalo Eleftherios Venizelos. Questo ex-aeroporto, infatti, è associato ai miei primi viaggi in Grecia in aereo, che rappresentavano un signorile upgrade rispetto ai precedenti tragitti, interminabili e avventurosi, che vedevano me e i miei amici partire in treno (senza a/c) da Milano fino ad Ancona o Brindisi e raggiungere l'Ellade a bordo di improbabili traghetti…
Mi sono dunque dispiaciuto che questa immensa area (si parla di 6 milioni di metri quadri) dopo un parziale utilizzo come villaggio durante le Olimpiadi del 2004, sia rimasta a lungo inutilizzata e le sue strutture si siano irrimediabilmente ammalorate. E mi sono altrettanto dispiaciuto (per ragioni ovviamente diverse) nel vedervi accampati negli anni disperati o profughi d'ogni genere, su tutti quelli che scappavano dalla terribile guerra civile siriana, scoppiata nel 2011 e forse non ancora del tutto finita.
Pertanto, ho appreso con favore l'idea di una rigenerazione di quest'area, anche se davanti al progetto virtuale e alla realtà dei fatti (l'opera è infatti in fase avanzata di realizzazione), l'impressione è che l'esito finale sarà una sorta di "Dubai mediterranea", con parchi, edifici residenziali, hotel di lusso, negozi, servizi di ogni genere; il tutto (si dice) con grande attenzione all'impatto ambientale.
Ma se è vero che l'edilizia porta posti di lavoro, è altrettanto vero che un progetto abitativo del genere guarda ai ceti elevati, e non può certo essere una soluzione ai problemi di quelli medio-bassi, che (ad Atene come in tutte le grandi città) sono "soffocati" dai costi sempre più alti degli affitti.
È questo il contesto nel quale si ambienta l'ultimo romanzo di Petros Markaris, La ricchezza che uccide, La nave di Teseo, Milano 2026. Il commissario Kostas Charitos e i suoi uomini, infatti, sono impegnati in una difficile indagine relativa sia a un omicidio sia a un'esplosione mortale, dovendo muoversi tra palazzinari senza scrupoli, ateniesi che protestano per il nuovo complesso residenziale, migranti sgombrati dai loro centri di accoglienza, anarchici con intenti sovversivi, e (come al solito) ministri preoccupati solo di non perdere la faccia, che delegano dunque alla polizia ogni forma di lavoro sporco. Kostas indaga con la consueta umanità, senza dimenticarsi del ruolo di marito, padre, nonno affettuoso, e per di più gravato dalla preoccupazione per la salute del suo storico amico Lambros Zisis, omonimo del vivace nipotino.
Ovviamente non posso rivelare molto di più, ma il titolo (che in greco era addirittura Il carro funebre dello sviluppo) è già un indizio per capire perché si originino queste forme di violenza, che ruotano bene o male intorno al progetto dell'Ellinikòn; e a spiegarcelo è proprio Lambros, quasi in chiusura del libro, quando afferma: «In televisione nessuno racconta che il progresso e lo sviluppo sono accompagnati ogni giorno da sofferenze, disuguaglianze e drammi simili». Sembra un'ovvietà, una banalità, così come sembrano a prima vista ovvi e banali il traffico di Atene o l'amore del commissario per i ghemistà (pomodori ripieni) cucinati dalla moglie Adriana: di tutto ciò già abbiamo parlato anche in passate recensioni.
Eppure in questa affermazione il vecchio Zisis, ex oppositore dei colonnelli, diventa una sorta di portavoce del narratore, ormai ultra-ottuagenario, che con la saggezza che si addice all'età ha saputo leggere nei suoi romanzi le contraddizioni di una Grecia che è stata sì salvata dal default degli aiuti europei, ma a prezzo di durissime ripercussioni economico-sociali; ripercussioni che hanno riguardato (direttamente o indirettamente) scuola, sanità, beni culturali, aziende pubbliche e private, e ora anche l'edilizia abitativa.
Insomma, è come se al commissario (ora direttore) Kostas Charitos oltre a cercare colpevoli fosse dato mandato di indagare nel profondo dell'animo di chi ha commesso i reati; non per giustificarli, ma per comprendere le motivazioni, che sono nei polizieschi di Markaris più spesso ideologiche che contingenti.
In tutt'altro ambito (la Costa Azzurra) e in tutt'altro periodo (1928) è ambientato un secondo recente romanzo poliziesco (dal ritmo decisamente più giallo) del quale, al pari del precedente, consiglio caldamente la lettura: si tratta di Guillaume Musso, Il crimine del paradiso, La Nave di Teseo, Milano 2026.
Se il libro si configura come un omaggio ad Agatha Christie (la scrittrice inglese Agatha Harding, personaggio del romanzo, ne è una sorta di alter ego), sono numerosi i richiami più o meno evidenti ad altre esperienze artistico-letterarie (Scott Fitzgerald, Simenon, Picasso, Hitchcock etc.) che rendono l'opera complessa e molto ben riuscita: addirittura, nel finale, fa capolino, con un coraggioso sbalzo temporale, lo stesso Guillaume Musso come personaggio, in un raffinato gioco di autofiction.
Gli eventi si svolgono per lo più nella lussuosa Villa Starlight a Cap d'Antibes, di proprietà dei ricchi coniugi americani Florence e Julian Livingstone, ai quali viene misteriosamente rapito nella notte il figlio di tre anni, Oscar. L'indagine viene affidata al commissario Joseph Lèques e al giovane agente Charlie Langlois: i due si trovano a dover scavare tra i segreti, le bugie e le ipocrisie degli illustri ospiti della villa, nonché degli stessi padroni di casa e del loro personale di servizio.
In questo caso, ancor più che nel precedente, chi scrive non può anticipare nulla. Possiamo però spendere due parole sul commissario Lèques, le sue angosce, le sue depressioni, la sua consuetudine con la bottiglia; ciò perché «la guerra era terminata da dieci anni, ma per lui non era mai finita», e le immagini degli orrori che aveva visto durante il primo conflitto mondiale lo avevano collocato «in un circolo vizioso di idee suicide e allucinazioni».
Lèques non ha certo la bonomia di Kostas Charitos, e a prima vista ci appare come un misantropo, eppure pagina dopo pagina il lettore sviluppa empatia nei suoi confronti e apprezza il suo ruolo quasi paterno nei confronti di Charlie; ma soprattutto comprende che la dolorosa condizione del commissario è forse una delle chiavi per giungere alla soluzione del caso. Perché solo chi ha avuto esperienze così drammatiche sa che "il passato non passa" mai davvero, e dunque non è solo nel presente che è bene indagare. E qui mi fermo, come promesso.
Mi permetto soltanto, per cominciare a introdurre i (miei) lettori nel clima del romanzo, di anticipare l'inizio della descrizione della splendida e innovativa, per quei tempi, villa dei Livingstone, della quale Musso allega anche disegno e piantina: «Non era una casa, era una nave. Un'enorme imbarcazione bianca e scintillante che aveva gettato l'ancora in mezzo alla campagna di Antibes. All'inizio Joseph credette a un abbaglio e mise la mano a visiera per proteggersi dal sole. Villa Starlight non aveva nulla a che vedere con le grandi dimore che aveva visitato in precedenza. Nessuna modanatura, niente colonnati o frontoni sovraccarichi come nelle abitazioni ispirate al Rinascimento o al mondo classico. E nulla a che vedere nemmeno con una costruzione tradizionale. Era una cosa diversa. Una villa d'avanguardia in calcestruzzo, sviluppata su tre livelli che sposavano le imperfezioni del terreno assecondandone la disposizione a terrazze».
Per saperne di più su come è fatta all'interno (aspetto non secondario nell'indagine) e su chi vi risiede in forma stabile o saltuaria (aspetto ancor più rilevante) è però necessario andare in libreria.

[RECENSIONE] Andrea Camilleri: La mossa del cavallo

Andrea Camilleri: La mossa del cavallo

Formato: copertina flessibile
Pagine: 257
Editore: Sellerio Editore (9 febbraio 2017)
ISBN-13: 9788838936050

Data di acquisto: 5 agosto 2023
Letto dall'1 al 5 luglio 2026

Sinossi
Nell'autunno del 1877, Giovanni Bovara, un ispettore capo ai mulini nato in Sicilia ma ligure d'adozione, viene inviato nei pressi di Montelusa. Il suo compito è far rispettare l'invisa tassa sul macinato. Sostituisce due predecessori morti misteriosamente ed è visto con grande sospetto dai poteri locali.
Bovara si ritrova invischiato in una fitta rete di corruzione e omertà che coinvolge notabili, avvocati e mafiosi del paese. Dopo aver assistito per caso all'assassinio di un prete corrotto e sciupafemmine, l'ispettore viene incastrato e accusato ingiustamente dello stesso omicidio. Costretto a difendersi da un sistema corrotto che rema contro di lui, Bovara capisce che l'unico modo per salvarsi e incastrare i veri colpevoli è giocare d'astuzia, come negli scacchi.
La sua strategia vincente (la "mossa del cavallo") consiste nell'utilizzare il dialetto siciliano stretto e la mentalità machiavellica del luogo, fingendosi sottomesso per ingannare i suoi accusatori e ribaltare completamente le sorti del processo.

L'incipit del libro
Sabato 1 settembre 1877
«Dominovobisco».
«Etticummi spiri totò» risposero una decina di voci sperse nello scuro profondo della chiesa, rado rado punteggiato da qualche lumino e da cannìle di grasso fetente.
«Itivìnni, la missa è».
Ci fu una rumorata di seggie smosse, la prima messa del matino era finita. Una fimmina ebbe una botta di tosse, patre Artemio Carnazza fece una mezza inginocchiata davanti all'altare maggiore, scomparse di prescia nella sacristia dove il sacrestano, morto di sonno com'era sempre, l'aspettava per aiutarlo a spogliarsi dai paramenti. I fedeli abituali della prima messa lasciarono tutti la chiesa, cizziòn fatta di donna Trisìna Cicero, la fìmmina che aveva tussiculiato, la quale se ne ristò in ginocchio, sprofondata nella preghiera. Donna Trisìna s'appresentava alla prima messa da una quindicina di matine, non era difatti canosciuta come chiesastrica, in chiesa compariva solamente la domenica e le sante feste comannate. Si vede che le era capitato di fare piccato e ora voleva farsi pirdonare dal Signiruzzo. Donna Trisìna era una trentina mora, con gli occhi verdi sparluccicanti e due labbra rosse come le fiamme dell'inferno. Mischineddra, era rimasta vìdova da tre anni. Da allora si vestiva tutta di nìvuro, a lutto stretto, lo stesso però gli òmini quando che la vedevano passare facevano cattivi pinsèri, tanta grazia di Dio senza che ci fosse un mascolo a governarla. Ma in paìsi c'era chi sosteneva che quel campo era stato invece arato e abbondantemente seminato da almeno due volenterosi: l'avvocato don Gregorio Fasùlo e il fratello del delegato, Gnazio Spampinato.


La mia recensione
"Nel corso dell'insonne notte trascorsa nella cella della Delegazione, aveva a lungo meditato sullo schema di gioco e che stimava perciò vincente la mossa del cavallo".
In questo romanzo del 1999, il commissario Montalbano cede il posto  al giovane ragioniere Giovanni Bovara: fresco di nomina ad Ispettore Capo delle tasse sul macinato, viene inviato da Genova a Montelusa (in Sicilia) per indagare su alcuni presunti episodi di corruzione e sulle misteriose sparizioni (poi rivelatisi omicidi) dei suoi due predecessori. Anche lui verrà messo duramente alla prova: più volte si troverà a che fare con omertà ed ostacoli di ogni sorta, verrà incastrato ed accusato dell'omicidio del parroco del paese (un prete disonesto, nonché "tombeur de femmes" a più non posso).
In La mossa del cavallo, ambientato nelle campagne siciliane tra Montelusa e Vigata nell'autunno del 1877, al Camilleri romanziere si affianca un (non proprio inedito) Camilleri studioso di eventi storici della sua Sicilia: lo stile narrativo è sì ironico come sempre, ma è anche molto malinconico e, come da prassi, scritto usando il dialetto siciliano più stretto (e, vista la provenienza del giovane protagonista, anche un po' di dialetto genovese… per me, salentino doc, veramente complicato da leggere e comprendere).
Vediamo brevemente di cosa parla questo romanzo scritto dal maestro Camilleri partendo, come afferma lui stesso, da alcuni documenti su una storia vera. In La mossa del cavallo c'è la totale assenza di equità sociale e, soprattutto, abbiamo una giustizia piegata ad uso e consumo dei mafiosi e dei potenti di turno: il "sistema" di potere che governa quel pezzo di territorio è talmente collaudato e radicato (anche nella mentalità), che chiunque si metta in mezzo viene (letteralmente) tolto di mezzo. Ecco perché l'arrivo in Sicilia del ligure Giovanni Bovara rappresenta il classico granello di polvere che si incastra tra gli ingranaggi della macchina del malaffare. Giovanni Bovara, il forestiero per antonomasia: non parla nemmeno una parola di dialetto siciliano, non capisce le "usanze" del posto ed appare quasi ingenuo… ma gli basta usare la testa al momento giusto!
La trama è lentissima (le discussioni politiche son quasi soporifere) e la polvere della campagna siciliana è davvero tanta. Non è un giallo "alla Camilleri" in senso stretto e non c'è tanto da ragionarci sulla soluzione del caso (come detto poc'anzi, dimenticatevi i ragionamenti "alla Montalbano"), perché una soluzione vera e propria non c'è. Ma c'è, più che altro, un escamotage ideato dallo stesso Bovara che arriva inaspettato e cambia il corso delle ultimissime pagine.
Insomma, non è certamente uno dei migliori lavori di Camilleri e (detto in tutta onestà) non resterà tra i miei preferiti del maestro, ma è innegabile che, letta l'ultima pagina, stimoli a farti la classica domanda: cosa faremmo noi (o come ci saremmo comportati) al posto di Giovanni Bovara?
📌 Voto: ⭐⭐⭐ (3 su 5)

sabato 4 luglio 2026

Molto più di un giallo: perché "L'età del dubbio" di Camilleri è il romanzo che spiega le fragilità umane


Molto più di un giallo: perché L'età del dubbio di Camilleri è il romanzo che spiega le fragilità umane

👉 fonte: Studenti.it

In L'età del dubbio, pubblicato nel 2008 da Sellerio Editore, Andrea Camilleri porta il commissario Montalbano ad affrontare non solo un nuovo caso, ma anche sé stesso.
Il diciottesimo capitolo della serie si apre con un sogno di morte e si sviluppa come un'indagine duplice: da un lato l'inchiesta su un omicidio legato alla nautica di lusso e al crimine organizzato, dall'altro l'esplorazione dei turbamenti interiori di un uomo alle prese con il passare del tempo e la fragilità dei sentimenti.
Il romanzo si distingue per una narrazione più introspettiva del consueto, che alterna tensione investigativa e riflessione esistenziale. Al centro non c'è soltanto la ricerca della verità, ma il dubbio come condizione permanente: il dubbio sul presente e sul futuro, su ciò che si è stati e su ciò che si vorrebbe diventare.
Camilleri, con la sua consueta maestria, costruisce così un racconto che unisce l'enigma poliziesco alla malinconia del desiderio, restituendo un Montalbano più umano, vulnerabile e solo.
La vicenda prende avvio con un sogno inquietante: Montalbano sogna il proprio funerale, con Livia come unica partecipante. Un incubo che lo scuote profondamente e lo predispone a un'indagine che si rivelerà carica di tensione emotiva. Subito dopo, il commissario soccorre una giovane donna con l'auto in panne, la cui presenza si rivelerà tutt'altro che casuale. La donna è ufficiale della Guardia Costiera, e sarà coinvolta nel caso che si apre con il ritrovamento di un cadavere a bordo di un tender (una piccola imbarcazione che si collega a una barca principale per fare la spola con la costa), approdato nel porto di Vigàta.
L'indagine si sposta nel mondo opaco e insidioso della nautica da diporto, dove yacht di lusso, appalti, rotte illegali e traffici illeciti si intrecciano con giochi di potere e interessi mafiosi. Montalbano, pur procedendo con la consueta lucidità investigativa, appare disorientato sul piano personale: si infatua della giovane ufficiale Laura e, complice la crisi con Livia, si ritrova a interrogarsi sui sentimenti, sulla solitudine e sulla possibilità di una nuova vita.
Il caso si risolve con la consueta abilità deduttiva del commissario, ma lascia dietro di sé una scia di malinconia. Il dubbio (inteso come sentimento, come ferita, come condizione esistenziale) rimane il vero protagonista del romanzo, che si chiude senza risposte nette, ma con un interrogativo sospeso sull'identità, il desiderio e il tempo che passa.
In L'età del dubbio Camilleri abbandona in parte la struttura tradizionale del giallo per approfondire la dimensione psicologica del suo protagonista. Il delitto resta centrale, ma è anche un pretesto narrativo per esplorare la crisi personale di Montalbano, che appare più vulnerabile, spaesato, incapace di fare piena chiarezza su ciò che prova.
Il dubbio evocato dal titolo è una condizione che si allarga a ogni aspetto della storia: professionale, relazionale, morale.
Il romanzo si sofferma sul senso di smarrimento che accompagna la maturità, su una stanchezza che non è solo fisica, ma anche emotiva e spirituale. Montalbano avverte il peso del tempo e l'incertezza di un'esistenza in bilico, in cui ogni scelta sembra perdere la propria assolutezza. La figura femminile di Laura incarna un'alternativa possibile, forse illusoria, ma che accende un desiderio di cambiamento destinato a rimanere inespresso.
Anche lo sfondo sociale è tratteggiato con consueta efficacia: la corruzione, i traffici clandestini, il potere economico che agisce nell'ombra sono elementi costanti dell'universo camilleriano, qui resi più inquietanti dal contrasto con l'ambiente raffinato e apparentemente impeccabile degli yacht e delle marine turistiche.
Al centro del romanzo c'è naturalmente Salvo Montalbano, ritratto in una delle sue versioni più umane e disarmate. Il commissario è in preda a una crisi profonda, che tocca il suo rapporto con Livia, il senso della sua professione e persino la sua capacità di distinguere ciò che desidera da ciò che lo disturba. La figura di Laura lo pone di fronte a un'inattesa apertura sentimentale, ma anche a una serie di interrogativi che non riesce a sciogliere.
Intorno a lui si muovono i personaggi consueti: Fazio, sempre rigoroso e affidabile; Mimì Augello, più distratto e frivolo ma fondamentale per l'equilibrio interno del commissariato; Catarella, la cui comicità linguistica resta una costante capace di alleggerire anche le atmosfere più tese.
Questo romanzo è però meno corale rispetto ad altri episodi della serie, dato che il fuoco narrativo resta puntato su Montalbano e sul suo rapporto con Laura, che occupa gran parte del suo spazio emotivo. Laura stessa è uno dei personaggi più riusciti dell'intero ciclo: intelligente, riservata, con una forza tranquilla che incuriosisce e destabilizza il commissario. La sua presenza suggerisce una possibile evoluzione nella vita di Montalbano, ma anche la difficoltà di lasciarsi alle spalle ciò che si è stati finora. La relazione tra i due rimane sospesa, segnata più dall'assenza che dalla possibilità concreta, ma lascia un segno profondo nella coscienza del protagonista.
Andrea Camilleri, autore prolifico e innovativo, è stato tra i pochi scrittori italiani capaci di trasformare la lingua in uno strumento d'identità narrativa. Nato nel 1925 e formatosi tra teatro e televisione, ha raggiunto il successo editoriale con la serie del commissario Montalbano, grazie a una scrittura ibrida che fonde italiano, siciliano e lessico reinventato.
La sua prosa, immediatamente riconoscibile, ha dato vita a un genere inconfondibile: un giallo che non rinuncia mai alla riflessione storica e sociale. Camilleri ha dimostrato come il linguaggio potesse essere al tempo stesso barriera e ponte, cifra espressiva e strumento politico.

[RECENSIONE] Shirley Jackson: La strega


Shirley Jackson: La strega

Titolo originale: The Witch
Formato: Kindle (854 KB)
Pagine: 41
Editore: Adelphi (31 ottobre 2023)
ASIN: B0CLN6X8LN
ISBN-13: 9788845987021

Acquistato e letto il 4 luglio 2026

Sinossi
Tre dei racconti qui riuniti hanno come protagoniste quelle creaturine infide, pericolose, enigmatiche che Shirley Jackson conosceva molto bene per aver cresciuto quattro «demoni», come chiamava (scherzosamente ma non troppo) i figli. Un bambino che, viaggiando in treno, vede streghe ovunque, e non è detto che non abbia ragione. Una ragazza che, sotto gli occhi di un presunto adulto un po' alticcio, sfoggia un sapere e una saggezza apocalittici, mentre nella stanza accanto gli invitati a una festa sproloquiano sul futuro del mondo: «Non credo proprio che abbia molto futuro», sentenzia con placido e inquietante distacco «almeno per com'è adesso… Se quando lei era giovane la gente si fosse spaventata davvero, oggi non saremmo messi così male». E uno scolaretto che ne combina di tutti i colori, forse invisibile ma non per questo assente, come diceva sant'Agostino dei defunti, benché il marmocchio in questione sia vivo e vegeto. Tre «boîtes à surprise» con le quali Shirley Jackson suscita, a partire dal candore arcano dei ragazzi, sorrisi e brividi glaciali in egual misura. Senza rinunciare a condurci, al seguito di una donna che deve farsi estrarre un molare, nel suo territorio d'elezione: quella zona d'ombra ai confini della follia dove le cose note perdono i loro connotati familiari e appaiono estranee e perturbanti, dove un luciferino sconosciuto, materializzatosi dal nulla al nostro fianco, può prenderci per mano e, in un battito di ciglia, portarci a correre sulla sabbia calda, mentre le onde «tintinnano come campanelli sulla spiaggia» e «i flauti suonano tutta la notte».

La mia recensione
Ecco qui non un romanzo in senso stretto, ma quattro racconti brevi (troppo brevi, tremendamente brevi) dell'autrice del celebre L'incubo di Hill House. Un libricino, datato 1949, di poco più di una cinquantina di pagine che si lasciano leggere in un mezzoretta o poco più.
Racconti brevi, lenti e cupi che, per giunta, non puntano sulla trama ma, più che altro, sul disagio e sui disturbi psicologici. Vediamoli brevemente:
- La strega: il racconto che dà il titolo al libro ci mostra un bambino che afferma di vedere delle streghe fuori dal finestrino del treno in cui sta viaggiando con la madre. Ad un certo punto, accanto al bambino si siede un signore che confessa di aver ucciso e fatto a pezzi la propria sorellina. Questo fatto inquieta solo la madre, non il bambino o gli altri passeggeri;
- L'ubriaco: nel corso di una festicciola in casa, una giovane studentessa conversando con un uomo visibilmente ubriaco gli prospetta un futuro catastrofico del mondo;
- Charles: questo racconto (il migliore del libro ma, paradossalmente, anche il più breve), scritto partendo dalle vere esperienze del figlioletto dell'autrice, ci parla di una giovane madre alle prese con i racconti del figlioletto nei suoi primi giorni di scuola. Il bimbo afferma di avere un compagno, Charles, indisciplinato e violento oltre ogni modo. La madre, sempre più preoccupata, chiede lumi all'insegnate e scopre che nella classe del figlio non c'è alcun Charles;
- Il dente: nel racconto più lungo del libro (più lungo per modo di dire…) una donna è sia tormentata da un ricorrente e ciclico mal di denti, che sfinita dai farmaci che prende senza sosta. Il suo viaggio in autobus per recarsi dal dentista diventa qualcosa di grottesco e inquietante.
Quattro racconti brevi, quindi, per quattro situazioni di ordinaria quotidianità (un viaggio in treno, un festino in casa, l'inizio della scuola, una seduta dal dentista) che, alla prova dei fatti, di ordinario non hanno proprio nulla: in ognuno di essi, invece, entra in scena un dettaglio che, come se ci trovassimo davanti ad uno specchio deformante, lascia intravedere il torbido del mondo.
📌 Voto: ⭐⭐⭐ (3 su 5)

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👉 fonte: The Book Advisor

Gialli, thriller, noir e hard boiled: dieci  libri da leggere in questa estate 2026. In questo articolo vi consigliamo dieci titoli per chi ama storie storie ad alta tensione, enigmi impossibili e atmosfere capaci di far venire i brividi anche sotto il sole più cocente.
Innanzitutto, però, se volete scoprire che differenza ci sia tra gialli, noir e hard boiled vi rimandiamo all'approfondimento di Loredana Coppini, in cui si spiega come "troppo spesso, romanzi polizieschi, thriller investigativi e perfino gialli classici vengano etichettati come noir, generando una sorta di appiattimento semantico che finisce per confondere lettori e appassionati".

Quattro presunti familiari di Daniele Mencarelli. Una profonda esplorazione dei legami di sangue e delle relazioni umane, dove l'autore scava nelle pieghe degli affetti e delle fragilità quotidiane con la sua solita, straordinaria sensibilità poetica.
Tatuaggio di Manuel Vazques Montalban. Il romanzo che segna l'esordio del celebre investigatore privato Pepe Carvalho, chiamato a indagare sull'identità di un cadavere sfigurato partendo dall'unico indizio rimasto: un tatuaggio sulla pelle.
Muchio Mojo di Joe Landsdale. Il secondo capitolo delle avventure di Hap e Leonard, in cui la coppia si trova a fare i conti con uno scheletro infantile nascosto sotto una casa, sprofondando in un mix travolgente di thriller, satira sociale e irresistibile humor texano.
Segnale assente di Francois Morlupi. Una nuova indagine per i Cinque di Monteverde, i poliziotti più umani e strampalati della narrativa italiana che, tra ironia e una Roma d'autunno, si trovano a risolvere un caso complesso in cui nulla è come sembra.
Central park di Guillaume Musso. Un thriller psicologico dal ritmo serrato che si apre con un risveglio da incubo: una poliziotta francese e un pianista jazz si ritrovano incatenati l'un l'altro su una panchina di Central Park senza ricordare come ci siano arrivati.
Vecchie conoscenze di Antonio Manzini. Il burbero vicequestore Rocco Schiavone torna a fare i conti con i fantasmi del suo passato e con un cold case legato all'omicidio di una stimata professoressa, in un perfetto equilibrio tra malinconia e indagine pura.
Dress code rosso sangue di Marina Di Guardo. Un noir ambientato nel patinato ma spietato mondo della moda milanese, dove una giovane avvocatessa si ritrova coinvolta in una scia di omicidi efferati e segreti inconfessabili dietro le quinte delle sfilate.
L'educatore di Antonio Lanzetta. Un thriller cupo e psicologico radicato nel profondo Sud Italia, fresco vincitore del Premio Scerbanenco per il Cinema.
Raylan di Elmore Leonard. L'iconico e sornione U.S. Marshal Raylan Givens si muove tra i minatori di carbone del Kentucky, trafficanti di organi e criminali assortiti in un romanzo dal ritmo incalzante e dai dialoghi taglienti, tipici del maestro del pulp americano.
Una giuria di sole donne di Susan Glaspell. Un magistrale racconto poliziesco che, come un dramma da camera, si svolge tutto nel mondo piccolo e psicologicamente denso di una sola stanza.

"La strega" di Shirley Jackson è il nostro consiglio di lettura per l'estate


La strega di Shirley Jackson è il nostro consiglio di lettura per l'estate
Quattro piccoli racconti attraversati da una narrazione fresca e ricca di suspence. Un libro in grado di accontentare qualsiasi tipo di lettore (e a prova di caldo)

👉 fonte: L'eco di Bergamo

Si pensa sempre che il libro da portare sotto all'ombrellone debba essere caratterizzato da una trama leggera, intrigante e che, possibilmente, si esaurisca in fretta: un «giallo», un «thriller», qualunque cosa, basta che non sia eccessivamente lungo e che non vada a impegnare troppo le nostre facoltà cognitive, già messe a dura prova dall'asfissiante caldo estivo. Eppure, si possono trovare dei buoni compromessi fra quello che il semiologo Roland Barthes, nel suo celebre saggio Il piacere del testo (pubblicato nel 1973), definiva «testo di piacere» e quello che chiamava «testo di godimento». La strega, edito da Adelphi nel 2023, che propone quattro piccoli e pregevoli racconti della grande scrittrice statunitense Shirley Jackson (per un totale di neanche 70 pagine), può accontentare i lettori più raffinati ma anche quelli più pigri e meno interessati, magari, a certe preziosità.
La raccolta, dall'evocativa copertina color violetto perlato, è attraversata, in parte, dai temi che, ricorrentemente, si trovano all'interno delle opere di Jackson: l'ansia sociale e la difficoltà relazionale, la solitudine esistenziale, la malattia mentale e il focolare domestico, dimensione rassicurante e familiare, quest'ultimo, ma, al contempo, causa del vuoto interiore avvertito dai personaggi, soprattutto femminili. La narrazione, a tratti surreale, trasfigura magicamente posti ordinari (il vagone di un treno, la cucina di una casa, la scuola, l'autobus) in luoghi «della soglia», sfociando in esiti estranianti e grotteschi, a volte gotici a volte onirici, spesso comici, quasi sempre a cavallo fra ragione e follia. E poi ci sono i bambini: vivaci, chiassosi, sfrontati; anche loro paiono delle creature soprannaturali e misteriose, spiritelli burloni in conflitto col mondo della logica e con quello degli adulti.
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