"Quattro presunti familiari": il primo noir di Daniele Mencarelli, tra
colpe, attese e desideri…
Il nuovo libro di Daniele Mencarelli, è un romanzo che parla di colpe, attese
lunghe anni e desideri. Una storia a tinte noir (genere con cui il poeta e
scrittore si cimenta per la prima volta) in cui emerge quanto sia difficile
scegliere chi essere e tenere a distanza il dolore altrui. E in cui tutto
comincia con il ritrovamento di uno scheletro nei boschi di Norma…
👉 fonte: il Libraio
Con Quattro presunti familiari (Sellerio), il poeta e scrittore Daniele
Mencarelli si muove per la prima volta dentro i confini del noir, senza però
tradire la propria cifra. La storia è ambientata nei pressi di Latina, a
Norma, dove nel bosco viene ritrovato uno scheletro. Le condizioni del corpo
rendono impossibile qualsiasi riconoscimento immediato e per questo vengono
convocate tre famiglie, chiamate ad attendere l'esito del test del DNA.
È proprio quell'attesa a costituire il cuore del romanzo. Giorni sospesi,
densi, strazianti, in cui la speranza e la paura si alternano senza tregua. A
osservare tutto è un giovane carabiniere, l'appuntato Circosta, incaricato di
controllare i familiari e seguire l'evoluzione delle analisi. Il suo sguardo,
più che sul caso, si posa sulle persone, sui loro gesti minimi, sulle reazioni
emotive che emergono nel vuoto lasciato dall'incertezza.
Mencarelli si concentra con attenzione sulla condizione dei personaggi
secondari, riprendendo quanto già fatto in Brucia l'origine. I quattro
familiari (i signori Martelli, Lucio Marini e Liliana Parrino) non sono
semplici figure di contorno, ma veri coprotagonisti. La loro esistenza è
quella di un limbo, di un purgatorio. Da un lato la possibilità, remota ma
necessaria, che la persona amata (rispettivamente una figlia, una madre, una
sorella) sia ancora in vita, magari altrove, magari felice. Dall'altro il
peso degli anni di attesa, della sofferenza, dell'assenza di spiegazioni.
Col passare del tempo, questa sospensione diventa insostenibile. In loro nasce
una fretta difficile da ammettere, quasi un bisogno fisico di una fine, di un
punto fermo. Come una boccata d'ossigeno. A sorprendere è il fatto che
sembrino arrivare a sperare che quello scheletro sia davvero della persona
amata e scomparsa. Non per crudeltà, ma per stanchezza. Perché continuare a
vivere in attesa è una forma di dolore che consuma. E infatti ci vengono
descritti come fantasmi, figure smarrite, già in parte altrove. E allora,
rimanendo nella metafora dantesca, quella vita sembra più un inferno.
Il protagonista è anch'egli un uomo di fronte a un bivio. Inserito in un
ambiente segnato da abusi di potere, violenza e corruzione, tende a lasciarsi
trascinare dalla corrente, pur coltivando il desiderio di essere all'altezza
dell'Arma e del proprio comandante. La sua è una tensione morale mai risolta,
che attraversa tutto il romanzo e ne definisce il tono malinconico e inquieto.
L'autore di Tutto chiede salvezza e Fame d'aria descrive un contesto di
violenza quotidiana e strutturale, che non ha bisogno di esplodere in atti
clamorosi per risultare opprimente. In questo senso il personaggio del
brigadiere Liberati diventa centrale: è attraverso di lui che il romanzo
mostra il pervertimento del potere, il modo in cui la divisa smette di essere
strumento di tutela e diventa mezzo per il proprio tornaconto.
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