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"Un bel libro, Marcus, non si valuta solo per le sue ultime parole, bensì sull'effetto cumulativo di tutte le parole che le hanno precedute. All'incirca mezzo secondo dopo aver finito il tuo libro, dopo averne letto l'ultima parola, il lettore deve sentirsi pervaso da un'emozione potente; per un istante, deve pensare soltanto a tutte le cose che ha appena letto, riguardare la copertina e sorridere con una punta di tristezza, perché sente che quei personaggi gli mancheranno. Un bel libro, Marcus, è un libro che dispiace aver finito". [Joël Dicker in "La verità sul caso Harry Quebert"]

venerdì 16 gennaio 2026

"Quattro presunti familiari": il primo noir di Daniele Mencarelli, tra colpe, attese e desideri…


"Quattro presunti familiari": il primo noir di Daniele Mencarelli, tra colpe, attese e desideri…
Il nuovo libro di Daniele Mencarelli, è un romanzo che parla di colpe, attese lunghe anni e desideri. Una storia a tinte noir (genere con cui il poeta e scrittore si cimenta per la prima volta) in cui emerge quanto sia difficile scegliere chi essere e tenere a distanza il dolore altrui. E in cui tutto comincia con il ritrovamento di uno scheletro nei boschi di Norma…

👉 fonte: il Libraio

Con Quattro presunti familiari (Sellerio), il poeta e scrittore Daniele Mencarelli si muove per la prima volta dentro i confini del noir, senza però tradire la propria cifra. La storia è ambientata nei pressi di Latina, a Norma, dove nel bosco viene ritrovato uno scheletro. Le condizioni del corpo rendono impossibile qualsiasi riconoscimento immediato e per questo vengono convocate tre famiglie, chiamate ad attendere l'esito del test del DNA.
È proprio quell'attesa a costituire il cuore del romanzo. Giorni sospesi, densi, strazianti, in cui la speranza e la paura si alternano senza tregua. A osservare tutto è un giovane carabiniere, l'appuntato Circosta, incaricato di controllare i familiari e seguire l'evoluzione delle analisi. Il suo sguardo, più che sul caso, si posa sulle persone, sui loro gesti minimi, sulle reazioni emotive che emergono nel vuoto lasciato dall'incertezza.
Mencarelli si concentra con attenzione sulla condizione dei personaggi secondari, riprendendo quanto già fatto in Brucia l'origine. I quattro familiari (i signori Martelli, Lucio Marini e Liliana Parrino) non sono semplici figure di contorno, ma veri coprotagonisti. La loro esistenza è quella di un limbo, di un purgatorio. Da un lato la possibilità, remota ma necessaria, che la persona amata (rispettivamente una figlia, una madre, una sorella) sia ancora in vita, magari altrove, magari felice. Dall'altro il peso degli anni di attesa, della sofferenza, dell'assenza di spiegazioni.
Col passare del tempo, questa sospensione diventa insostenibile. In loro nasce una fretta difficile da ammettere, quasi un bisogno fisico di una fine, di un punto fermo. Come una boccata d'ossigeno. A sorprendere è il fatto che sembrino arrivare a sperare che quello scheletro sia davvero della persona amata e scomparsa. Non per crudeltà, ma per stanchezza. Perché continuare a vivere in attesa è una forma di dolore che consuma. E infatti ci vengono descritti come fantasmi, figure smarrite, già in parte altrove. E allora, rimanendo nella metafora dantesca, quella vita sembra più un inferno.
Il protagonista è anch'egli un uomo di fronte a un bivio. Inserito in un ambiente segnato da abusi di potere, violenza e corruzione, tende a lasciarsi trascinare dalla corrente, pur coltivando il desiderio di essere all'altezza dell'Arma e del proprio comandante. La sua è una tensione morale mai risolta, che attraversa tutto il romanzo e ne definisce il tono malinconico e inquieto.
L'autore di Tutto chiede salvezza e Fame d'aria descrive un contesto di violenza quotidiana e strutturale, che non ha bisogno di esplodere in atti clamorosi per risultare opprimente. In questo senso il personaggio del brigadiere Liberati diventa centrale: è attraverso di lui che il romanzo mostra il pervertimento del potere, il modo in cui la divisa smette di essere strumento di tutela e diventa mezzo per il proprio tornaconto.
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