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"Un bel libro, Marcus, non si valuta solo per le sue ultime parole, bensì sull'effetto cumulativo di tutte le parole che le hanno precedute. All'incirca mezzo secondo dopo aver finito il tuo libro, dopo averne letto l'ultima parola, il lettore deve sentirsi pervaso da un'emozione potente; per un istante, deve pensare soltanto a tutte le cose che ha appena letto, riguardare la copertina e sorridere con una punta di tristezza, perché sente che quei personaggi gli mancheranno. Un bel libro, Marcus, è un libro che dispiace aver finito". [Joël Dicker in "La verità sul caso Harry Quebert"]

sabato 10 gennaio 2026

Se apri un libro e ti accorgi che dopo una pagina sei già distratto, una parte del cervello (quella della concentrazione) ti si è atrofizzata


Se apri un libro e ti accorgi che dopo una pagina sei già distratto, una parte del cervello (quella della concentrazione) ti si è atrofizzata

👉 fonte: Orizzonte Scuola

È tratto da un intervento di qualche anno fa, svolto presso l'Istituto di Biochimica dell'Università di Padova, ma conserva una sorprendente attualità. Paolo Crepet, scrittore e voce inquieta del dibattito culturale italiano, non fa sconti quando si parla di educazione e formazione. E proprio su questi temi ha offerto riflessioni capaci di lasciare il pubblico inquieto e pensieroso.
"Lo sapete qual è la frase che mi sento ripetere più spesso dai professori universitari?" ha chiesto. Poi ha risposto lui stesso: "Non ce la fanno più a leggere". Non è una battuta. È un segnale. È qualcosa che riguarda non solo gli studenti, ma tutti noi.

▪️L'abitudine persa. Crepet non ha usato giri di parole: "Leggere richiede tempo, e oggi il tempo si misura in scatti. Si misura in scroll. Quando apri un libro e ti accorgi che dopo una pagina sei già distratto, significa che quella parte del cervello, quella della concentrazione, si è addormentata. Si è atrofizzata". Aggiunge che "non è pigrizia, è disallenamento". Per anni si è puntato sull'efficienza, sulla rapidità, sull'intuizione rapida. Ora ci si ritrova a dover affrontare testi lunghi con lo stesso fiato corto con cui si legge un post su Instagram. E chi ha il coraggio di proporre complessità viene considerato poco comunicativo.
▪️Scrivere è pensare. Nel suo modo inconfondibile, Crepet ha toccato anche il nodo della scrittura: "La scrittura è una forma di pensiero. Ma se non leggi, come fai a scrivere? E se non pensi, che cosa scrivi?". Ha poi raccontato di un docente universitario che gli aveva mostrato un appello tra i colleghi: si chiedeva di non assegnare testi superiori alle 400 pagine. "Perché? Perché non ce la fanno", ha detto. "Ma se a vent'anni non riesci a leggere un volume di 400 pagine, a quaranta cosa fai? Ti metti a governare?". Non è una provocazione fine a sé stessa. È una domanda concreta. "Scrivere male è pensare male. Scrivere poco è pensare poco. E chi pensa poco, finisce per essere facilmente governato".
▪️La perdita del pensiero critico. C'è una frase che ha ripetuto più volte, in toni diversi: "Non siamo più capaci di distinguere una propaganda da un pensiero. Non siamo più in grado di argomentare una posizione. Abbiamo delegato tutto al consenso". E quando gli si fa notare che "la rete dà voce a tutti", risponde: "Sì, ma chi ha qualcosa da dire?". Il pensiero critico, dice, non si eredita, si costruisce. Richiede tempo, fatica, confronto. Ma oggi la fatica è vista come un problema da evitare, non come una soglia da superare. "Abbiamo scambiato il benessere per anestesia. Abbiamo scambiato la libertà per comodità".
▪️Una classe dirigente fragile. Poi arriva al punto più duro: "Cosa succede quando a non saper leggere e scrivere bene non è solo uno studente, ma un dirigente, un politico, un imprenditore?". La risposta è semplice: succede che si decide senza capire. Si amministra il presente senza visione. Si comunica senza contenuti. Crepet ha citato l'Italia di oggi: tre milioni di giovani che non studiano e non lavorano, un sistema scolastico che promuove quasi tutti e un'università che, in molti casi, cerca solo di trattenere studenti stanchi e disillusi. "La classe dirigente che verrà - ha detto - rischia di essere cresciuta in un vuoto culturale dove non si premia il merito, ma l'adattamento".
▪️Allenare la mente. L'intervento si è chiuso con un'immagine molto semplice: "Il cervello è come un muscolo. Se non lo usi, si indebolisce. Se non leggi, non capisci. Se non scrivi, non pensi. E se non pensi, ti accontenti". Crepet non si illude che le cose cambieranno da sole. Ma insiste sul valore dell'educazione come forma di resistenza. "Leggere è un atto politico. Scrivere è un atto di responsabilità. Pensare è un rischio che vale la pena correre".

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