"Leggere libri non serve. Sette brevi lezioni di letteratura" di Enrico Terrinoni
Un testo in cui l'autore si chiede a cosa serve leggere, dov'è la consolazione in un libro come l'Ulisse di Joyce, consapevole che la letteratura non porta soldi e non ha un'utilità di base
👉 fonte: SoloLibri.net
Il primo scrittore contemporaneo che ha scritto della fatica di leggere e di scrivere è stato il newyorkese Paul Auster. Perché spendere soldi per un'attività che al massimo ci lascia persi, dov'è l'utilità? La Letteratura ha salvato qualche bambino malato, ha dato realmente conforto a chi soffre nel nostro paese, leggere ha dato il consenso di non entrare nelle guerre, di fabbricare bombe nucleari? Ma se si smette di leggere nemmeno sapremo qual è il posto dove i bambini devono essere sfamati, e come la guerra sembri a volte la soluzione più facile. Leggere è capire il mondo e te stesso; e poi è vero che ci sono libri di diporto, che hanno la funzione di divertire come un passatempo, e non hanno fatto male a nessuno.
Enrico Terrinoni, nel suo Leggere libri non serve. Sette brevi lezioni di letteratura (Bompiani, 2025), fa l'esempio di molti ministri che si vantano di non aver letto più un libro e nonostante ciò hanno avuto una luminosa carriera. In realtà, è proprio la cultura umanistica che sta arretrando, e le idee vincenti sono quelle di chi non ha aperto un libro. Questi milionari per caso portano le persone che hanno meno soldi a fare dei prestiti, senza rinunciare alle vacanze, ma i soldi per letteratura, teatro, mostre d'arte non ci sono. Si fa uno sforzo pazzesco, senza leggere nulla, per capire la complessità del mondo. Terrinoni con questo saggio pamphlet non vuole togliere le vacanze a nessuno, ma bisogna fare i conti giusti per lasciare un obolo a chi ha perso il lavoro, si è ammalato, ha tentato il suicidio per i debiti accumulati.
Leggere ci toglie dalla bieca realtà, non abbiamo chiuso dunque col neorealismo e passati a stili che fanno riferimento a una maggiore opulenza? La poesia è pericolosa quando è ironica e sboccata. Terrinoni, stanco di ripetere che leggere è un vantaggio anche solo per noi stessi, si intriga con la scrittrice del titolo: Virginia Woolf. L'autore lo dice tra parentesi: lui predilige The waves, Le onde, un romanzo che ha un substrato di sperimentazioni anche di tipo matematico ineguagliabile. E per chi si è già risposto da solo/a, anche con un libro che è un capolavoro, la scrittrice non si contentò d'aver scritto un libro simile: mettendo pietre nel suo vestito si lascia affogare in un fiume, nel 1941.
Terrinoni scrive anche un pensiero che dovrebbe trovare d'accordo tutti i lettori forti: Leggere nel senso di affrontare un libro senza rischiare di sprofondarvi significa, infatti, non capire che è nei libri che risiede davvero la vita, non al di fuori.
L'autore poi si attarda su Oscar Wilde, che prima era invitato nei salotti di aristocratici inglesi e poi diventò un uomo che nemmeno poteva abbracciare i suoi figli legittimi, come se avesse una malattia contagiosa. E in quello che ha fatto Wilde di sé stesso c'era amoralità, ma non era un immoralista. Era un padre come gli altri, peraltro molto spiritoso.
Ma questa era un notizia quasi vera, perché la letteratura è una menzogna, lo diceva Giorgio Manganelli e molti altri. Bisogna uscire da sé stessi nell'ottica di vedere i personaggi come se si "fosse un'altra persona". Terrinoni non è certo un passatista, la matematica è l'ossessione di autori importanti, come la fisica quantistica. James Joyce, Italo Svevo e il grande commediografo e poeta William Shakespeare avevano il pregio di non guardare indietro, ma erano decisamente i più interessati alla fisica. Tanto che Terrinoni ha scritto un libro a parte su Joyce e Svevo. Mentre "il Bardo" nacque molto prima per dare credito a certe innovazioni che lo avrebbero scosso.
E in ogni caso quest'opera di Terrinoni merita un plauso e tanta ammirazione.

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