Quant'è difficile regalare un libro di Roth
Oggi, dell'intera bibliografia di uno dei più grandi scrittori del Novecento, si trova solo Portnoy. Tutto il resto è scomparso dal circuito
👉 fonte: Corriere della Sera
Prima di Natale sono stato in libreria, una delle più fornite di Milano, per comprare Complotto contro l'America. Volevo fare un regalo. Ebbene, non c'era. Alla richiesta di spiegazioni, il commesso mi ha subito riportato alla realtà: Adelphi, come è noto, ha acquisito i diritti dell'intera opera di Philip Roth da Einaudi e, finché non ripubblicherà i singoli titoli, quei libri semplicemente non possono stare sugli scaffali. È l'accordo. Risultato: oggi, dell'intera bibliografia di uno dei più grandi scrittori del Novecento, si trova solo Portnoy, l'unico finora ripubblicato (e ritradotto) da Adelphi. Tutto il resto, da Pastorale americana fino proprio a Complotto contro l'America, è scomparso dal circuito e per poterlo rileggere (a patto di non acquistarlo in lingua originale o ne I Meridiani; ma in questo caso bisogna portarsi dietro mezza bibliografia) bisognerà aspettare un bel po' (il cronoprogramma di Adelphi prevede la riedizione di due titoli all'anno; quindi auguri). Il lettore, naturalmente, non sta smettendo di cercare Roth. E così il vuoto è colmato altrove: nell'usato, romanzi come Pastorale americana o lo stesso Complotto contro l'America, oggi circolano a cifre che arrivano a 80, 90, perfino 100 euro.
Mi è venuto in mente, allora, un altro caso, solo all'apparenza lontano: Loro di Paolo Sorrentino. Se qualcuno volesse vederlo in Italia, non potrebbe: Mediaset ne detiene i diritti e il film, che racconta la parabola di Silvio Berlusconi, è stato reso indisponibile. Ebbene, non si tratta di stabilire se gli editori abbiano il diritto di fare ciò che fanno (ce l'hanno). La domanda è un'altra: a che punto (in un mondo sempre più dominato da ecosistemi chiusi e piattaforme, dove l'opera, ormai, coincide con l'accesso) il diritto di possedere un contenuto può spingersi fino a impedirne la fruizione collettiva? Non è che dovremmo cominciare a chiederci se debba esistere anche un «diritto alla circolazione» delle opere? Non contro il mercato, ma a tutela della loro stessa esistenza.

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