Raymond Carver: Febbre
Titolo originale: Fever
Formato: copertina flessibile
Pagine: 50
Editore: GEDI News Network S.p.A. (16 marzo 2026)
Data di acquisto: 16 marzo 2026
Letto l'11 aprile 2026
▪️Sinossi
Carlyle, un insegnante la cui moglie Eileen lo ha abbandonato, è costretto ad affrontare il dolore della separazione, la gestione dei figli piccoli e la necessità di accettare una nuova realtà.
▪️L'incipit del libro
Carlyle era in un bel pasticcio. Era stato in quel pasticcio tutta l'estate, anzi, fin dai primi di giugno, quando la moglie l'aveva piantato. Ma fino a poco tempo prima, solo a pochi giorni dall'inizio dei suoi corsi al liceo, Carlyle non aveva avuto bisogno di una baby-sitter. Aveva fatto tutto da solo. Ogni giorno e ogni notte era stato dietro ai bambini. La mamma, aveva detto loro, era partita per un lungo viaggio.
▪️La mia (brevissima) recensione
"Hanno bisogno di qualcuno, capisce. Abbiamo bisogno di qualcuno su cui poter contare. Mi sa che il nostro problema è tutto lì".
Febbre, compreso nella raccolta Cattedrale e pubblicata nel 1983 da Raymond Carvel, narra le peripezie di Carlyle, un insegnante fresco di abbandono della moglie (fuggita con un amico e collega di Carlyle stesso) che si vede costretto a dover gestire tutto da solo la casa, i figli piccoli e una febbre improvvisa.
Il breve racconto indaga quel senso di solitudine e fragilità in seguito alla fine di un matrimonio. La febbre, perciò, deve essere intesa come l'apice del tormento dell'anima, ma anche (o soprattutto?) come il primo stadio del riscatto dal trauma post abbandono. La cura, veramente prodigiosa, è l'arrivo della signora Webster, un'anziana governante e babysitter "tuttofare".
Una storia molto realistica e descritta sin nei minimi dettagli. I dialoghi, sia durante le poche telefonate con l'ex moglie che con le due babysitter che incontreremo in Febbre (la prima completamente inaffidabile, la seconda… miracolosa) son quasi ridotti all'osso per lasciare ampio spazio essenzialmente alle parole non dette. Il finale è molto emozionante e ci fa capire come anche il dolore può diventare la classica "luce in fondo al tunnel".
📌 Voto: 🎖️🎖️🎖️🎖️🎖️ (5 su 5)

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