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"Un bel libro, Marcus, non si valuta solo per le sue ultime parole, bensì sull'effetto cumulativo di tutte le parole che le hanno precedute. All'incirca mezzo secondo dopo aver finito il tuo libro, dopo averne letto l'ultima parola, il lettore deve sentirsi pervaso da un'emozione potente; per un istante, deve pensare soltanto a tutte le cose che ha appena letto, riguardare la copertina e sorridere con una punta di tristezza, perché sente che quei personaggi gli mancheranno. Un bel libro, Marcus, è un libro che dispiace aver finito". [Joël Dicker in "La verità sul caso Harry Quebert"]

lunedì 20 aprile 2026

Inseguendo Maigret


Inseguendo Maigret
Luoghi e destino di Georges Simenon, uno scrittore che non ha mai finito di incantarci tra Francia popolare e capacità di abitare il genere con sobrietà

👉 fonte: Huffington Post

"Sono proprio io che ho deciso di vivere a Parigi? Me lo sono chiesto molte volte e ora penso di no". È Georges Simenon a dettare i suoi ricordi al magnetofono poi confluiti in Un uomo come un altro, uscito nel 1975 e tradotto da Mondadori nel gennaio 1981, dopo la malinconica rievocazione del suo approdo a Parigi lasciata una Liegi che gli sta stretta, una ragazza che dice di non amare un lavoro da cronista tuttofare a cui vorrebbe sostituire la carriera di scrittore. Lo cita Riccardo De Gennaro nel suo In Francia con Georges Simenon (Perrone editore), un colto viaggio non solo parigino sulle tracce del padre di Maigret.
Eppure è la stessa persona che in Le passage de la ligne (1961, tradotto da noi con La linea della fortuna): dichiara Parigi "il posto del mondo in cui l'uomo soffre meno, anche senza famiglia né amici, della propria solitudine. La solitudine è più opprimente in provincia". E anche qui citiamo da una recente uscita dal catalogo Solferino: Tiziano Fratus, L'affaire Simenon.
Che strano destino quello di George Simenon, per anni un minore consapevole, poi un maggiore di diritto. Ci parla dal Catalogo Adelphi con la cura salvifica di un editore che può farsi beffe della tradizione da gialletto Oscar Mondadori con 75 volumi di copertine acquarellate Ferenc Pintér che mi ricordano tutte le mie estati di letture e montagne disincarnate.
Che Simenon non sia l'alter ego di Maigret ormai lo sappiamo come abbiamo imparato che non serve più il magistero Adelphi alla riabilitazione dei generi.
Quindi con Fratus, alberologo non riducibile in nulla, e De Gennaro, rigoroso giornalista-scrittore ci affrettiamo a immaginare un viaggio in terra transalpina.
Informatissimo e rigoroso, il libro-guida di De Gennaro ci conduce prima in una ville lumière carica di fascino e echi letterari tra indirizzi di case abitate dallo scrittore poi lungo fiume. "Con Ginette fu amore a prima vista - scrive De Gennaro -. No, Ginette non è una delle diecimila donne (ottomila le prostitute) che Simenon dirà di aver avuto dall'età di tredici anni in un'intervista all'amico Federico Fellini apparsa su L'Express nel febbraio 1977, ma il nome della sua prima barca". La Francia viaggiata su Ginette è stata raccontata anche in un bel libriccino fotografato, reportage fluviale uscito due anni fa per Adelphi, Una Francia sconosciuta, che consiglio.
Ma non è meno vero che, se non mancano nella storia dello scrittore belga una permanenza negli States, Canada e Cuba tutte da approfondire, "nella geografia simenoniana la provincia francese occupa un posto rilevantissimo, sia per l'aspetto biografico che per l'ambientazione narrativa" oltre che aggiungiamo per l'incontro col "provinciale" in quanto categoria e Maigret ne è l'adelfo in senso letterale. Lo sa anche Fratus che sa sbozzare la grande pietra da cui Simenon ha tratto la storia unica del suo Commissario, pescando tra la gente comune. Per citare Georges: "Non abbiamo nulla da guadagnare, noi scrittori, a frequentare altri scrittori, noi dobbiamo frequentare gente qualunque". Lo scrittore sapeva che si è grandi senza urlarlo ai viventi (da qui la ritrosia ai salotti e alle frequentazioni intellettuali della Francia tutta Camus e Sartre dell'epoca) ma sussurrandolo ai posteri come un raffinato ma semplice narratore per lettori universali.
L'affaire di Fratus oltre che ricco di appendici è esso stesso un appendice di se stesso e l'autore non si perdona di non sapere tutto su Simenon, le case persino delle stesure dei libri e la ricostruzione compulsiva dei luoghi vissuti: perfino le abitazioni vengono catalogate per anni come in un atto notarile e danno l'idea di come un apparente scrittore seriale fosse capace di altrettanta serialità in vita immobiliare (forse parallela a quella da amatore?).
In fondo, per concludere con Fratus "La vita degli altri, lo sappiamo, ha un fascino magistrale, in positivo quanto in negativo. Oggi siamo diventati per lo più spioni seriali (...) e Simenon è maestro riconosciuto, mi pare di poter dire, dell'osservatore che c'è dentro ciascuno di noi".

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