Il libro più attuale di oggi l'ha scritto una modella quarant'anni fa
Si chiama Un mondo pieno di vuoto, di Suzuki Ikumi
👉 fonte: Esquire.com
Il libro più moderno e "avanti" che puoi leggere in questo momento l'ha scritto oltre quarant'anni fa una modella giapponese morta suicida. Può sembrare una sequela di provocazioni ma è tutto vero, come si dice. Lei si chiama Suzuki Izumi, e oltre a scrivere racconti di una bellezza sfolgorante e malata, è stata una protagonista della controcultura nipponica degli anni 70 e 80, attrice cinematografica e modella fotografica. Nel 1986, trentasette anni ancora da compiere, si è tolta la vita.
Il libro si chiama Un mondo pieno di vuoto, è il terzo volume che viene pubblicato da add editore per la traduzione di Ozumi Asuka: Noia terminale e Hit parade di lacrime i due precedenti, belli altrettanto. Bello è però un termine che si addice poco, con la sua composta classicità, alla letteratura di Izumi. La quale tutto è tranne che moderata, classica: piuttosto, è sconvolgente, disturbante, straniante, ecco sublime, come differenziava il vecchio Anonimo.
Izumi viene accostata a nomi monumentali della fantascienza femminile e femminista, quali Ursula Le Guin e Octavia Butler, come pure a Philip Dick, na robetta insomma. Paragoni lusinghieri ma che, ancora una volta, raccontano solo la mezza messa: leggendola si ritrovano Le Guin e Butler forse, ma in versione hentai; Dick certo, ma con un'iniezione anfetaminica à la Easton Ellis. Prima mi è scappato scritto "straniante" e in effetti forse la caratteristica principale dei suoi racconti è proprio questa, lo straniamento. Anzi, due.
Il primo straniamento è soggettivo e probabilmente involontario (possiamo supporre che una giapponese degli anni 70 scrivesse per gli europei del duemila e fischia? Non impossibile, una volta sperimentata la sua capacità visionaria, ma Occam c'impone l'interpretazione meno arzigogogolata, almeno all'inizio). E deriva dal suo provenire da una cultura fondamentalmente aliena, per quanto la si apprezzi e si possa sforzarci di comprenderla. È lo stesso straniamento che si prova davanti a certi vecchi film di Kurosawa, o a certe nuove serie TV, quando si vedono questi personaggi che si muovono a scatti, che si scambiano gesti e parole assurdi ma che si intuiscono perfettamente sensati, in un altro codice.
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