Infinite Jest, a 30 anni dall'uscita è ancora il libro simbolo del maschio performativo (e va bene così)
L'opera più celebrata e complessa di David Foster Wallace ha sempre attirato tra gli altri un certo tipo di lettore. Su cui forse però ci accaniamo troppo
👉 fonte: Wired
"Sta davvero chiedendo il mio parere su Il paziente inglese?!", si chiede il compianto David Foster Wallace a metà di una lunga intervista del 1997 con il noto giornalista statunitense Charlie Rose.
Il conduttore aveva torchiato Wallace, che apparentemente era stato invitato per discutere della sua produzione letteraria e giornalistica, su tutta una serie di argomenti: il tennis, l'insegnamento, il motivo per cui alle donne non piacciono i western, la depressione e, sì, anche l'epico dramma bellico di Anthony Minghella vincitore di un premio Oscar, che all'epoca della messa in onda dell'intervista era già diventato una battuta da sitcom.
Guardando l'intervista, è chiaro che Wallace (morto suicida nel 2008) non si sente a suo agio quando è chiamato a esprimersi sulla cultura popolare nel suo complesso, come se fosse una specie di scimmietta danzante. Ma l'occasione è rivelatrice di come Rose, e gran parte della cultura intellettuale americana alla fine degli anni '90, pensasse a Wallace: un cervellone polivalente che poteva parlare di qualsiasi cosa, dalla politica agli autori d'avanguardia, passando per l'etica del consumo di crostacei.
I 30 anni di Infinite Jest
Il primo febbraio ricorrono i 30 anni dalla pubblicazione dell'opera più celebrata di Wallace, Infinite Jest, valido candidato al titolo di romanzo americano definitivo degli anni '90.
Epopea di dimensioni spropositate (la versione originale ha ben 1.079 pagine, di cui 96 di note), il romanzo segue Hal Incandenza, un adolescente prodigio del tennis e assiduo fumatore d'erba, e un gruppo di altri personaggi che vivono in un quasi futuristico superstato nordamericano, dove Stati Uniti, Canada e Messico sono stati riuniti nell'Organizzazione delle Nazioni Nordamericane. Il tempo stesso è stato assorbito dagli interessi aziendali e le società fanno a gara per aggiudicarsi i diritti di denominazione degli anni solari. Il libro prende il titolo dal film che guida la storia, considerato così coinvolgente da ipnotizzare e uccidere chiunque lo guardi.
Oscillando tra l'ironia smaccata e la sincerità più profonda, Infinite Jest attinge da un'infinità di fonti letterarie e pop. Omero, la Bibbia, Shakespeare, Dostoevskij, Joyce, DeLillo, William James, i Beatles, il manuale degli Alcolisti Anonimi, MASH e i film di Nightmare on Elm Street sono tutti in qualche modo intrecciati nell'opera. È una sorta di mega-testo, che parla direttamente a generazioni di lettori. O, almeno, a generazioni di certi tipi di lettori.
Infinite Jest è un libro formidabile e notoriamente molto denso. Con le sue note, il vocabolario ricercato, la struttura narrativa complicata (il culmine della storia è subdolamente nascosto nel primo capitolo) e le sue frasi tortuose (a più lunga delle quali conta oltre 600 parole) è anche vistosamente "difficile". Il solo completamento del romanzo è diventato qualcosa di simile a una medaglia al merito letterario. Ma Infinite Jest è probabilmente anche un testo fondamentale per un tipo di lettore che ostenta medaglie del genere con insopportabile fierezza. Un tipo di lettore che è diventato a sua volta oggetto di scherno, malumori e battute quasi infinite: il cosiddetto litbro (da literature bro), ovvero il maschio performativo che ama fare sfoggio di intelligenza e letture impegnate. Una categoria che è largamente e, forse ingiustamente, malvista.
I fan più intollerabili di David Foster Wallace
"Non sono quello che si potrebbe considerare il target demografico di Infinite Jest", scrive l'autrice e cantautrice Michelle Zauner nella prefazione alla nuova edizione del libro per il 30° anniversario, edita negli Stati Uniti da Back Bay Books.
Zauner, meglio conosciuta come frontwoman della band Japanese Breakfast, è stata inizialmente spinta a leggere Infinite Jest da un ragazzo conosciuto a scuola: "Un noto plagiatore che usava spacciare per suoi passaggi di Kerouac nei giornali scolastici". In altre parole, l'archetipo di litbro. Zauner descrive i tipici fan del libro come "uomini in età universitaria che ti parlano sopra, una setta di giovani pedanti e incompresi per i quali in trent'anni Infinite Jest è diventato un rito di passaggio, un po' come Piccole donne o Orgoglio e pregiudizio per le giovani aspiranti letterate".
A grandi linee, il litbro è un arcigno maschilista attratto dalle complesse opere letterarie di autori rigorosamente maschi, che proiettano con orgoglio un'aria di snobismo letterario. Per questi lettori, "DFW", l'acronimo con cui spesso è indicato David Foster Wallace, è una rockstar. In molti sostengono che Jeffrey Eugenides abbia modellato il masticatore di tabacco e indossatore di bandana del suo romanzo La trama del matrimonio proprio su di lui. Jason Segel lo ha interpretato in un film. E a riguardarlo in quell'intervista con Charlie Rose, ingobbito e con i suoi occhiali tondi dalla montatura metallica, le ciocche di capelli unte legate da una pesante bandana bianca, l'autore di Infinite Jest sembrava anche l'incarnazione di questi lettori e scrittori: intelligente ma un po' spavaldo, triste ma divertente, un sedicente prodigio che può inveire liberamente su un'infinità di argomenti.
Le origini del machismo letterario risalgono ovviamente a molto più lontano. Melville che lavora sulle baleniere. Hemingway con i tori. L'intera generazione di romanzieri e poeti beat le cui opere attingevano da vite segnate dall'avventura, da molte droghe e da molto alcol. I classici del catalogo litbro sono spesso impegnativi, sia a livello di prosa (Gaddis, Pynchon, Bolaño) che a livello di contenuti (American Psycho, la satira di Wall Street di Bret Easton Ellis, o Meridiano di sangue, western di Cormac McCarthy dalla violenza raccapricciante).
Wallace è però un caso interessante. La sua scrittura evita (perlopiù) i titillamenti del sesso e della violenza. È riuscito a far sì che cose come leggere molto ed essere pedanti sulla grammatica sembrassero in qualche modo cool (la bandana alla Axl Rose probabilmente ha aiutato). Ispirato da un modello simile, il litbro tratta la propria biblioteca piena di libri di seconda mano segnati dalle orecchie come un tesoretto di influenza culturale.
Fenomenologia del litbro
La parodia più memorabile dei litbro è quella fatta dall'alter ego della scrittrice Dana Schwartz su X, un account diventato così popolare da essere trasformato in un libro che prometteva di insegnare al lettore "tutto quello che devi sapere per diventare lo scrittore pluripremiato, fumatore incallito, bevitore seriale di caffè, citazionista di Proust che hai sempre saputo di dover essere".
Zauner identifica nella solitudine maschile il "tratto distintivo" del canone letterario dei litbro: "Un protagonista bianco e maschio, isolato e incompreso, in conflitto con le norme e le aspettative sociali, che intraprende una lotta interiore per criticarle oppure identifica la fonte dell'ideologia e cerca una violenta vendetta contro di essa", scrive l'autrice.
Questa caratterizzazione sembra applicarsi anche ai protagonisti, agli autori e ai lettori di questi libri. Infinite Jest, in particolare, è un'opera su un prodigio depresso scritto da un prodigio depresso, destinato a un pubblico di lettori che probabilmente erano a loro volta depressi e che presumibilmente si consideravano prodigi. Il fanboy stereotipato del romanzo probabilmente si immagina un po' come l'angosciato Hal, che all'inizio del libro tenta di presentarsi a una commissione per l'ammissione al college affermando: "Scommetto che ho letto tutto quello che avete letto voi. Non crediate che non l'abbia fatto. Consumo biblioteche".
Questo machismo scintillante e saccente a volte può rivelare un riflesso più oscuro. Stando alle ricostruzioni, i rapporti personali di Wallace erano decisamente volatili. Il biografo D.T. Max ha raccontato che tentò di spingere la sua fidanzata, la scrittrice Mary Karr, fuori da un veicolo in movimento. In seguito, durante una discussione, le lanciò contro un tavolino. Questi atteggiamenti caratterizzano anche molti degli archetipi dei litbro, sia dentro che fuori dalla pagina. Jonathan Franzen è stato a lungo criticato per il modo in cui scrive e parla delle donne. William S. Burroughs sparò in testa alla moglie.
Quando non è un difetto degli autori, questa misoginia può emergere a livello di scrittura e caratterizzazione. I due personaggi femminili più importanti di Infinite Jest sono una matriarca dispotica (e forse incestuosa) e la conduttrice radiofonica Joelle van Dyne, nota soprattutto per essere “quasi grottescamente bella” e a cui ci si riferisce con l'acronimo "P.G.O.A.T.", che sta per "ragazza più carina di tutti i tempi".
Questo filone di sessismo discreto è alla base dell'ultima incarnazione del litbro: il cosiddetto "lettore maschio performativo". A giudicare da molti meme e da diversi articoli, si tratta di un nuovo genere di lettore che sfrutta i grandi libri per pavoneggiarsi e attirare l'attenzione senza nemmeno averli letti.
Dobbiamo rivalutare i maschi performativi?
Probabilmente sono particolarmente sensibile alla questione dei litbro perché potrei essere accusato di fare parte della categoria. Conduco un podcast su Thomas Pynchon con un mio amico (un articolo molto lusinghiero ci ha apertamente definito "litbro"). Possiedo un cappellino di Meridiano di sangue e ho una citazione di Goethe tatuata sul braccio (nel tedesco originale, peraltro). All'università ho scritto un paper su come la struttura di Infinite Jest e la sua lettura, con il continuo rimpallo tra testo principale e note, si avvicinassero agli ipertesti dell'era di internet. E fumo sigarette, anche se sto cercando di ridurle. Mi rendo conto che tutto questo probabilmente mi fa apparire abbastanza insopportabile.
Ma al di là delle mie predilezioni, il litbro mi sembra una creazione culturale di fantasia. Questi libri romanticizzano una forma di genio maschile sofferente, alienato e che addirittura si autocommisera? Certamente. In circolazione ci sono scrittori e lettori maschi sessisti e persino pretenziosi? Ovvio che sì. Ma gli indicatori più affidabili suggeriscono che si tratti di una sparuta minoranza.
Un sondaggio del 2022 riporta che negli Stati Uniti solo il 28% circa degli uomini legge narrativa (il problema è esacerbato dal calo generalizzato del genere, un problema a cui la Bbc ha recentemente risposto con un episodio di un podcast che analizza la "morte della lettura"). Altri rapporti mostrano che le donne pubblicano anche più narrativa rispetto agli uomini. Gli articoli d'opinione si preoccupano del litbro e del maschio performativo e, contemporaneamente, del fatto che "gli uomini non leggono narrativa". È uno strano tic. Sei additato se non leggi, ma lo sei anche se rivolgi le tue attenzioni a un canone letterario tagliato sui tuoi gusti e sulla tua identità demografica.
Zauner scrive di aver intrapreso il compito di leggere e scrivere di Infinite Jest nell'ambito di un esercizio antropologico finalizzato a capire "cosa significa essere un lettore di David Foster Wallace, [un'etichetta] che, nel peggiore dei casi, è arrivata a significare misoginia, e nel migliore, una persona che è solo leggermente fastidiosa". La sua valutazione del libro è perspicace e generosa. Risponde alle lucide profezie di Wallace sul futuro e si ritrova a simpatizzare non solo con il cast dei personaggi senza speranze di Wallace ma anche con i suoi lettori: "persone che ho capito essere definite da una serie di attributi completamente diversi da quelli che avevo ipotizzato, persone che avevano commesso un atto di sfida e di tenacia, di curiosità e rigore, e che, dopo tutto, erano tristi di vederne la fine". Il litbro, almeno ai suoi occhi, è redento.
E perché non dovrebbe esserlo? In una cultura di filisteismo e appiattimento degli orizzonti culturali, un'esibizione pur superficiale di erudizione e, diamine, anche di snobismo, è sicuramente preferibile a un analfabetismo di massa e a un totale scollamento dal mondo della narrativa. Ci sono cose peggiori di un libro, o di un autore, che osano far sembrare cool, o addirittura "machista", la narrativa difficile. Senza dimenticare il piacere sempre più raro che genera il venir risucchiati da un libro grande, grosso, divertente e intelligente, che richiede e premia un'attenzione prolungata.
In una cultura in cui il romanzo letterario ha lo stesso peso dell'opera lirica o delle collezioni di francobolli, per quanto sia fuori moda, è davvero cool dedicare il proprio tempo alle biblioteche, alle pile di tomi e ai libri pieni di orecchie e divisi da molteplici segnalibri; o, come l'eroico Hal Incandenza di Wallace, ringhiare: Io leggo.
Magari cercate di farlo senza essere eccessivamente insopportabili.
