"Il dottor Živago": la storia editoriale di un capolavoro censurato e amato
La storia della pubblicazione del romanzo di Borìs Pasternàk Il dottor Živago sembra un romanzo d'avventura dai risvolti drammatici; dopo la prima stesura, infatti, il futuro premio Nobel non riuscì a trovare un editore per pubblicarlo, in quanto l'opera non rispettava i dettami del realismo socialista. Fu solo in Italia che quel capolavoro iniziò a essere apprezzato e stampato
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La storia della pubblicazione del romanzo di Borìs Pasternàk intitolato Il dottor Živago sembra un romanzo d'avventura dai risvolti drammatici, a testimoniare la difficoltà, anche per uno scrittore del suo calibro, di trovare uno spazio di lettura nel proprio paese.
È accertato che il romanzo fosse stato completato già nel 1954 e che qualche passo (le poesie in esso contenute) fossero apparse sulla prestigiosa rivista letteraria Znamja. Fondata a Mosca nel 1931, vanta tra gli altri la pubblicazione di Anna Akhmatova, Mikhail Bulgakov e Joseph Brodsky.
Nel 1955, convinto della validità della sua opera, l'autore offrì il manoscritto a diversi editori moscoviti che lo rifiutarono perché non allineato all'ideologia ufficiale del realismo socialista e pertanto considerato decadente. In effetti i personaggi non rientrano nelle coordinate del realismo socialista, che in letteratura promuove storie edificanti con un linguaggio accessibile a tutti e illuminate dall'ottimismo di partito. In Russia l'arte è controllata dall'alto perché "gli scrittori sono ingegneri di anime".
Adulterio con Lara a parte, il nostro Živago è un uomo ripiegato su se stesso, deluso dalla violenza dei suoi simili e della Storia, che ha visto infranti i suoi ideali di giustizia. Insomma di trionfalismo Il dottor Živago ha ben poco. Niente a che vedere con La madre di Gor’kiǰ del 1907 (amico di Lenin, di Stalin, della rivoluzione bolscevica), che divenne la pietra miliare dell'estetica di Stato. Un'occhiata alla trama è sufficiente a capire il perché. Madre e figlio (operaio socialista) ospitano riunioni clandestine contro il regime zarista. All'arresto del figlio, essa continua la sua battaglia fino alla morte durante una sommossa popolare che fa di lei l'emblema di tutti i giovani idealisti e rivoluzionari.
Torniamo a Pasternàk. Attraverso canali clandestini il testo giunse in Italia dove Feltrinelli lo pubblicò in traduzione italiana, ottenendo un successo strepitoso. Tradotto in 20 lingue, lo scrittore sovietico divenne un caso mondiale, uno dei primi best seller della letteratura, e fu candidato per il premio Nobel. Ma non essendo possibile consegnare il premio esaminando l'opera in versione straniera, nel 1958 durante l'esposizione internazionale di Bruxelles il libro apparve in russo "alla macchia" in 1.600 esemplari.
Nel 1961 Feltrinelli pubblicò un'edizione in lingua originale che diede così al romanziere la possibilità di raggiungere i lettori della sua patria. Una possibilità postuma, perché Borìs Pasternàk si era spento il 30 maggio dell'anno precedente. Durissime le reazioni sovietiche. Il presidente dell'Unione degli scrittori sovietici tenta di bloccare il libro. Un linciaggio morale sui principali organi di stampa lo costringe a due passi umilianti: presentare un'autocritica a Kruscev e scusarsi in una lettera alla Pravda.
Nel frattempo lo scrittore fu confinato in una dacia fino agli ultimi giorni di vita. Il funerale, che avrebbe dovuto essere il simbolo della continuità della cultura delle avanguardie nella civiltà post rivoluzionaria, fu quasi clandestino. In compenso, Pasternàk rimaneva a suo modo intoccabile; a subire due volte i lavori forzati fu la sua amante e musa Olga Ivinskaja, al suo fianco durante la sofferta gestazione e pubblicazione del romanzo, che fece da modello per il personaggio di Lara.

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