"Un bel libro, Marcus, non si valuta solo per le sue ultime parole, bensì sull'effetto cumulativo di tutte le parole che le hanno precedute. All'incirca mezzo secondo dopo aver finito il tuo libro, dopo averne letto l'ultima parola, il lettore deve sentirsi pervaso da un'emozione potente; per un istante, deve pensare soltanto a tutte le cose che ha appena letto, riguardare la copertina e sorridere con una punta di tristezza, perché sente che quei personaggi gli mancheranno. Un bel libro, Marcus, è un libro che dispiace aver finito".
[Joël Dicker in "La verità sul caso Harry Quebert"]

martedì 15 settembre 2026

[RECENSIONE] Daniele Mencarelli: Quattro presunti familiari


Daniele Mencarelli: Quattro presunti familiari

Formato: Kindle (1.3 MB)
Pagine: 286
Editore: Sellerio Editore (13 gennaio 2026)
ISBN-13: 978-8838949470
ASIN: B0G727NF68

Data di acquisto: 8 settembre 2026
Letto dal 9 al 15 settembre 2026

Sinossi
Il maresciallo Damasi e l'appuntato Circosta sono alle prese con il rinvenimento di uno scheletro nei boschi attorno al paese di Norma, in provincia di Latina. Il nuovo romanzo di Daniele Mencarelli. Un enigma che svela un mondo nero, intriso di desiderio e nostalgia del potere, di forza e violenza, in cui si aggirano personaggi macchiati dalla colpa, intossicati da errori e sogni. In loro si annida la luce di un riscatto.

L'incipit del libro
Il maresciallo Damasi a guardarlo sembra un sessantenne, uno di quei sessantenni risparmiati dal sovrappeso.
Non ricordo dove fossimo diretti, l'alba gelata rendeva la campagna industriale di Latina un deserto d'extra-comunitari e lampioni ancora accesi.
«Circosta, come trova un bar aperto si fermi che le offro cappuccino e cornetto. Oggi compio quarantanove anni».
Accennai, almeno così ricordo, un sorriso.
«Auguri».
Non tenni per me quella sorpresa, ne parlai per primo col brigadiere Liberati.
«Cazzo!». E rise come un pazzo, un pazzo che prova un piacere estremo per le disgrazie altrui. In meno di due ore tutta la caserma sapeva.
Liberati decise di fare scempio di quella sorpresa, trasformandola in materia per battute anche divertenti, sempre o quasi sempre a sfondo sessuale, ne sfornava a ciclo continuo.
Il maresciallo Damasi alla fine lo venne a sapere, fu un pranzo in mensa a dargli la prova materiale del mio tradimento.
Eravamo almeno una decina, intorno a Liberati che quel giorno sembrava essere in uno stato di grazia, a forza di ridere molti di noi avevano i crampi allo stomaco. «Ma vi rendete conto? C'ha quarantanove anni! Quarantanove! Quello pure il pisello c'avrà invecchiato, ce l'avrà incartapecorito». Poi piegò l'indice ad uncino: «Ecco il pisello del maresciallo in erezione». Un collega cadde dalla sedia.
Nessuno s'accorse dell'arrivo di Damasi, fermo sulla porta a guardarci. Molti si alzarono, altri fecero finta di niente.
Nessuno, però, riuscì a togliersi dalla bocca il sorriso.

La mia recensione
"Il ristorante-pensione della signora Garvan sembrava esser diventato un ricovero di malati di vario tipo, dai malati di mente ai malati per droga, ai malati per rimorsi e sensi di colpa e paure incontrollabili. In quest'ultima categoria di malati mi ci sentivo anch'io".
Non avendo mai letto altri suoi libri, non ho un metro di paragone vero e proprio per dare un giudizio sulla scrittura di Daniele Mencarelli. E forse è anche meglio: così non ho modo di essere condizionato.
Partiamo dalla trama di questo Quattro presunti familiari. In un bosco dalle parti di Latina viene rinvenuto uno scheletro: è perfettamente conservato ma non ha vestiti, oggetti o altri segni di riconoscimento. Ai carabinieri di Latina (ed in particolar modo al maresciallo Damasi ed al giovane appuntato Circosta) il compito di dare un nome a quei poveri resti che, da subito, si intuisce essere ossa di giovane donna. Vengono convocati quattro presunti familiari di tre donne scomparse negli ultimi vent'anni e, nei giorni che precedono la rivelazione finale del nome, toccherà proprio all'appuntato Circosta prendersi cura (letteralmente) di loro. Sulla carta un compito che si annuncia facile… Invece ne succederanno di tutti i colori!
Il protagonista, l'appuntato Circosta, è il classico antieroe per eccellenza: timido, maldestro con le donne, si sente un pesce fuor d'acqua in mezzo ai suoi colleghi carabinieri. Ma è maledettamente determinato a far bene il suo lavoro ed a diventare un uomo ed un carabiniere migliore di quello che lui stesso crede di essere.
Menzione speciale anche per il buon maresciallo Damasi (il solo a credere nelle potenzialità dell'appuntato Circosta) e per i quattro presunti familiari dello scheletro senza nome (un fratello, una sorella ed una coppia di genitori) che, mentre aspettano di sapere chi è il vincitore della "lotteria" del DNA, si trasformeranno in un coacervo di problemi, insoddisfazioni interiori, rabbia repressa, manie e patologie a non finire.
E poi c'è lei: Latina. La cittadina laziale non si limita a fare da semplice sfondo per lo scorrere degli eventi, ma diventa un vero e proprio personaggio e manifestazione di nostalgia fascista, potere e rancore.
Un noir atipico, molto descrittivo e dal ritmo quasi sempre lento: non c'è alcuna indagine, non c'è un caso da risolvere e non c'è un "cattivo" da acciuffare. E, diciamolo pure, molte domande non troveranno una risposta. Al centro di tutto c'è solo la mente umana. E c'è l'attesa: dei quattro presunti familiari, una volta appresa l'identità dello scheletro, solo uno avrà finalmente la pace che aspetta da vent'anni, gli altri continueranno a struggersi nella incertezza di non sapere che fine ha fatto la loro congiunta scomparsa.
📌 Voto: ⭐⭐⭐⭐ (4 su 5)

domenica 13 settembre 2026

"L'eremo dei folli": a caccia della verità con l'entomologia forense di Agnese Messina


"L'eremo dei folli": a caccia della verità con l'entomologia forense di Agnese Messina

👉 fonte: il Libraio

Fin da bambini impariamo a dar peso ai grandi eventi. Alle manifestazioni eclatanti, alle occasioni speciali. Il compleanno, il primo giorno di scuola, gli esami di stato. E se fosse un errore? O meglio, se il peso maggiore nelle nostre vite l'avessero eventi che consideriamo marginali? A volte sono i dettagli a fare la differenza. Le cose piccole, quasi invisibili. È quello che June McFlynn, la protagonista di L'eremo dei folli, impara grazie all'Entomologia forense. Studiando questa materia, scopre l'importanza di avere uno sguardo sul mondo che salta il macroscopico e si focalizza sul microscopico.
Ma cos'è l'Entomologia forense?
Quando sentiamo parlare di un'indagine, immaginiamo impronte digitali, tracce di DNA, telecamere di sorveglianza. Raramente pensiamo a una mosca. Eppure, proprio gli insetti possono custodire alcune delle informazioni più preziose sulla scena di un crimine. Non mentono, non dimenticano, non si lasciano suggestionare. Seguono soltanto le leggi della natura. È proprio su queste leggi che si fonda l'Entomologia forense, la disciplina che utilizza lo studio degli insetti per ricostruire eventi di interesse giudiziario, aiutando gli investigatori a rispondere a domande fondamentali: quando è morta una persona? Il corpo è sempre rimasto nello stesso luogo? Cosa è accaduto nelle ore successive al decesso?
Gli insetti possono aiutare a scoprire tutto questo, se interrogati nel modo corretto. E lo fanno con dati misurabili: lo stadio di sviluppo in cui vengono rinvenuti, le specie ritrovate, la distribuzione… Questi dati vanno, però, non solo collezionati, ma interpretati. È proprio lì che entra in gioco l'entomologo.
June ha imparato a osservare le minuscole differenze che possono far slittare la data della morte di una o più settimane, a distinguere due animali apparentemente identici grazie a un'ornamentazione sul torace visibile solo al microscopio, a notare delle discrepanze nella presenza o meno di un particolare insetto sul luogo di un crimine. Grazie a questi dettagli, l'entomologia forense offre soluzioni. E ci ricorda che i piccoli gesti sono spesso quelli che tradiscono, che rivelano bugie e mistificazioni. È semplice ripulire un luogo da prove evidenti come le impronte digitali. Ma lì, da qualche parte, c'è una piccola creatura che può svelare la verità.
Fantascienza? Potrebbe apparire così, ma l'Entomologia è una branca delle scienze forensi che esiste da secoli, per quanto sia ancora poco conosciuta in Italia.
Una delle prime testimonianze documentate dell'impiego degli insetti in un'indagine di omicidio risale al XIII secolo in Cina. Altre cronache narrano di un'indagine svoltasi a Parigi, nella seconda metà del 1800, in cui due coniugi accusati di aver nascosto il corpo di un bambino nelle pareti di casa sono stati assolti anche grazie alle prove entomologiche che datavano il fatto a due anni prima, quando l'immobile aveva altri proprietari. Anche oggi l'entomologia forense è utilizzata per risolvere casi reali, anche di importanza mediatica, e ricercatori e ricercatrici di ogni parte del mondo lavorano per affinare le conoscenze che permettono di esplorare nuove prospettive, ogni giorno più precise.
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Cinque thriller per un autunno da brividi


Cinque thriller per un autunno da brividi
I libri thriller perfetti da leggere in autunno: tensione alla stelle, colpi di scena e storie che non lasciano scampo

👉 fonte: Virgilio

Inquietanti, capaci di mettere alla prova la mente dei lettori, ma anche adrenalinici e con finali sorprendenti. I libri di genere giallo sono la lettura perfetta per chi è alla ricerca di romanzi forti, di tensione narrativa, di indagini e misteri. Quindi ecco la lista ideale da cui trarre spunti di lettura per questo periodo:

Cara Debbie di Freida McFadden
Debbie Mullen è la protagonista dell'ultimo romanzo di Freida McFadden, autrice bestseller di thriller al cardiopalma, ricchi di colpi di scena e anche diventati film di successo. Autrice di una rubrica di consigli, un giorno riceve una lettera che mette tutto in discussione e rischia di portare alla luce il passato. Ed è così che si scatenano una serie di eventi per cui perde il lavoro, le figlie sono strane e il marito cela qualcosa… Intrigante e sorprendente come ogni giallo di questa autrice.

La scala di seta di Marco Malvaldi e di Samantha Bruzzone
Un giallo scritto a quattro mani in cui si vedono indagare due protagoniste a dir poco eccezionali: Serena Martini, chimica di professione e Corinna Stelea, sovrintendente di polizia. Le due si ritrovano a cercare il colpevole della morte di Chiara, una donna investita sulle strisce pedonali che lavorava in uno studio di architettura. Tra sospetti e un palazzo del Trecento, le due si metteranno sulle tracce della verità.

Il Purgatorio degli Innocenti di Karine Giebel
Tensione alle stelle per una storia gialla che non lascia scampo ai lettori. Tre uomini e una donna hanno fatto un colpo in una gioielleria portandosi via un bottino da trenta milioni, ma non tutto è andato come doveva e ora li sta inseguendo la polizia. In auto con loro c'è un ferito, motivo per cui entrano nella casa di una donna, la prendono in ostaggio e le fanno curare l'uomo. Cosa accadrà in una situazione così piena di pericoli?

Love, mom di Iliana Xander
Dopo il funerale della madre, scrittrice di bestseller, ma mamma fredda e distante, Mackenzie Casper trova nella sua auto una lettera con intestazione "Dalla tua fan numero uno" e firmata "Con amore, mamma". Ed è solo la prima di una serie di missive che le rivelano piano piano un passato sconosciuto e una serie di sconvolgenti segreti. Oltre che di misteri. Love, mom di Iliana Xander è un romanzo incalzante e che non lascia scampo.

Ultime parole famose di Gillian McAllister
Camilla è pronta a tornare al lavoro proprio oggi: il congedo per la maternità si è concluso e sua figlia è pronta per andare all'asilo. Ma la sua vita prende una svolta inaspettata e terribile quando il TG passa una notizia: a Londra sono stati sequestrati alcuni ostaggi e il sequestratore è suo marito, Luke. Lo stesso uomo che lei considera un padre affettuoso e un eterno ottimista… Cosa accadrà ora?

Perché il Nordic Noir piace così tanto: da Netflix ai romanzi, il fascino oscuro del Nord Europa


Perché il Nordic Noir piace così tanto: da Netflix ai romanzi, il fascino oscuro del Nord Europa

👉 fonte: Agenda Online

Ci sono thriller che ti conquistano con una sparatoria, un inseguimento o un colpo di scena piazzato nei primi dieci minuti. Il Nordic Noir spesso fa esattamente il contrario. Ti porta in una cittadina dove apparentemente non succede nulla, lascia che tu osservi una strada vuota, una casa isolata, il mare d'inverno o un bosco nel quale la luce sembra arrivare con fatica. Poi qualcosa rompe quell'ordine. Una persona scompare, viene ritrovato un corpo, emerge un segreto rimasto nascosto per anni.
Ed è probabilmente qui che nasce una buona parte del suo fascino. Le serie Nordic Noir hanno trasformato Svezia, Norvegia, Danimarca, Finlandia e Islanda in uno degli scenari più riconoscibili del crime contemporaneo, prima attraverso i romanzi e successivamente grazie alla televisione e allo streaming. Netflix dedica ormai al Nordic Noir persino una sezione specifica del proprio catalogo internazionale, dove convivono produzioni come Detective Hole, Gli omicidi di Åre, L'uomo delle castagne, Deadwind e The Glass Dome.
Ma ridurre tutto alla neve, ai colori desaturati e a qualche investigatore depresso sarebbe un errore. Il successo del genere racconta qualcosa di più interessante: ci piace entrare in mondi che sembrano funzionare perfettamente e scoprire ciò che hanno cercato di nascondere.
Uno degli elementi più seducenti del crime scandinavo nasce proprio da una contraddizione. Nell'immaginario internazionale i Paesi nordici vengono associati a sicurezza, benessere, servizi efficienti, uguaglianza e qualità della vita. Il Nordic Noir entra in quella fotografia ordinata e comincia a incrinarla.
Dietro una famiglia rispettabile può esserci una violenza mai raccontata. Una comunità tranquilla può proteggere un segreto. La fiducia nelle istituzioni può nascondere corruzione, solitudine, differenze sociali e rapporti di potere. Gli studiosi del genere indicano proprio la critica al welfare e alle contraddizioni delle società nordiche tra gli elementi che ne hanno favorito l'attrazione internazionale.
Lo si vede bene in Quicksand, miniserie svedese del 2019 tratta dal romanzo di Malin Persson Giolito. Una sparatoria in una scuola esclusiva diventa il punto di partenza per osservare adolescenti privilegiati, famiglie benestanti, violenza e responsabilità. Il mistero interessa, naturalmente, ma ciò che resta è tutto quello che emerge intorno al crimine.
Poi c'è il Nord. E sarebbe ipocrita sostenere che non faccia parte del piacere della visione.
Il paesaggio nel Nordic Noir raramente è una semplice cartolina. Una distesa innevata può dare una sensazione di libertà e, pochi secondi dopo, diventare un luogo dal quale sembra impossibile fuggire. Un piccolo paese può apparire rassicurante finché non capisci che tutti conoscono tutti. Le giornate corte, la luce fredda, le strade vuote e le case isolate producono qualcosa che una sceneggiatura ambientata altrove difficilmente potrebbe replicare allo stesso modo.
La malinconia visiva viene considerata una delle caratteristiche riconoscibili del genere: ambienti urbani e rurali freddi, silenziosi, bellissimi ma spesso solitari, accompagnati da tonalità visive spente.
In Gli omicidi di Åre, produzione svedese del 2025 tratta dai romanzi di Viveca Sten, la neve della celebre località turistica non è una decorazione: isola i personaggi, nasconde, rallenta e rende ancora più evidente la distanza fra ciò che il paese mostra e quello che custodisce.
C'è anche un'altra ragione per cui torniamo verso queste storie: i loro investigatori sono raramente rassicuranti.
Bevono troppo, dormono poco, hanno matrimoni falliti, figli con cui non riescono a parlare, colleghi che non sopportano. A volte prendono decisioni discutibili. Il fascino sta proprio nella distanza dal poliziotto infallibile capace di entrare sulla scena del crimine e capire immediatamente tutto.
Jo Nesbø ha costruito su questa fragilità uno dei personaggi simbolo del noir norvegese. In Detective Hole, arrivata su Netflix nel 2026 e ispirata al romanzo La stella del diavolo, Harry Hole è brillante ma autodistruttivo, segnato dalle dipendenze e da una visione della giustizia che continuamente si scontra con le proprie debolezze.
Anche Dani, l'investigatrice di Synden, non arriva sul luogo del delitto con una vita perfettamente ordinata. Torna invece dentro una comunità legata al proprio passato, portandosi dietro una carriera in difficoltà e un rapporto spezzato con il figlio. Il caso da risolvere e quello personale finiscono inevitabilmente per contaminarsi.
Siamo abituati a piattaforme che cercano di convincerci a non cambiare titolo nei primi minuti. Il Nordic Noir conserva invece una strana fiducia nello spettatore. Può aspettare.
Lascia sedimentare un sospetto, concede spazio a una conversazione apparentemente secondaria, permette a un silenzio di durare qualche secondo in più. La tensione non dipende necessariamente dalla quantità degli eventi, ma dalla sensazione che qualcosa non sia al posto giusto.
Naturalmente il genere si è trasformato e contaminato. Non esiste un regolamento che stabilisca cosa possa chiamarsi Nordic Noir: gli studi accademici stessi sottolineano quanto l'etichetta sia diventata ampia e persino una sorta di marchio internazionale.
Eppure riconosciamo quasi immediatamente certe storie. Forse perché ci hanno insegnato a diffidare della tranquillità.
Prima che Netflix portasse il genere nelle nostre case con una quantità impressionante di produzioni, c'erano i libri. Henning Mankell, Stieg Larsson, Jo Nesbø, Camilla Läckberg, Jussi Adler-Olsen e molti altri autori hanno costruito un immaginario che il cinema e la televisione hanno successivamente amplificato.
La studiosa Kerstin Bergman individua proprio nel successo internazionale di Millennium di Stieg Larsson uno dei fattori decisivi nell'esplosione mondiale del fenomeno, insieme ai paesaggi nordici, alla critica sociale e alla presenza di personaggi femminili forti.

sabato 12 settembre 2026

[RECENSIONE] Freida McFadden: The dinner party

Freida McFadden: The dinner party

Titolo originale: The dinner party
Formato: copertina flessibile
Pagine: 219
Editore: Newton Compton Editori (7 luglio 2026)
ISBN-13: 9791224207900

Data di acquisto: 13 agosto 2026
Letto dallì8 al 12 settembre 2026

Sinossi
Dall'autrice del bestseller Una di famiglia.
L'autrice più venduta al mondo: 50 milioni di copie vendute nel mondo e da oltre tre anni nella classifica dei bestseller
22 possibili finali. Il destino è nelle tue mani… e ogni scelta può essere fatale!
Sei al verde. Non hai modo di pagare l'affitto e stai per essere sfrattata. Per fortuna, una tua amica ti ha offerto un lavoro come cameriera a una cena… in una villa isolata, lassù su Peyton's Peak. Il compenso sarebbe sufficiente a coprire due mesi di affitto e a rimetterti in piedi. È un'occasione d’oro, che risolverebbe i tuoi problemi. Ma tutta la faccenda suona davvero sospetta. I soldi sono tanti, ma ci dev'essere per forza qualche terribile fregatura.
Probabilmente dovresti rifiutare… A quanto pare, la scelta spetta a te. Sei tu a decidere se andare alla cena o restare a casa a leggere un libro. Sei tu a decidere se dare un passaggio all'autostoppista malconcio sul ciglio della strada. Sei tu a scegliere se andare a sinistra o a destra al bivio. Per una volta, la decisione è completamente nelle tue mani. Allora… cosa farai?

L'incipit del libro
Sei al verde.
Non che prima navigassi nell'oro. Fare la cameriera in una tavola calda è un lavoro duro e mal pagato. Vivi alla giornata da anni, ma negli ultimi tempi la situazione è peggiorata. L'anno scorso hai avuto qualche problema con la legge e, anche se hai evitato il carcere, ora sei senza soldi e hai accumulato un sacco di debiti sulla carta di credito. Sei in ritardo di due settimane con il pagamento dell'affitto alla tua coinquilina, che non è certo un tipo gentile e indulgente e non la prenderà con filosofia.
Inoltre, non hai un ragazzo da diciannove mesi. Non che questo c'entri con il fatto che sei in bolletta, ma è un altro aspetto negativo della tua vita. A proposito, la tua coinquilina, Blair, invece ce l'ha un ragazzo, e i due sono piuttosto… rumorosi.

La mia recensione
"Puoi aprire la gabbia di una belva, ma non puoi costringerla a saltare fuori e sbranare tutti quelli che sono in casa".
Un gamebook che mi ha lasciato con una colossale delusione! L'autrice, la statunitense Freida McFadden, ha voluto fare un esperimento di racconto con più finali possibili (in questo caso sono ben 22), ma il risultato è stato un disastro: perché spacciare un libro per thriller se, in The dinner party, di thriller non ce n'è? È solo un mucchio di assurdità buttate a casaccio: a seconda del percorso che intraprenderete vi ritroverete, tanto per citarne qualcuno, faccia a faccia con un autostoppista assassino, lo yeti, un metalupo preistorico, dei commensali cannibali, un fantasma (che, per giunta, ha il timore che possano arrivare i Ghostbusters!) ed un licantropo miliardario…
Insomma, per farla breve, alla fine di ogni capitolo (son 73 e tutti brevissimi) saremo chiamati a scegliere come far proseguire la storia della protagonista Sloan, optando tra due diverse diramazioni (con ognuna di esse che fa avanzare la storia in un certo modo).
Diciamola tutta: come idea di fondo non è male, ma è come è stato impostato il tutto che non mi ha proprio convinto. A cominciare dalla trama: Sloan, alle prese con problemi economici e personali a più non posso, viene contattata da un'amica per un lavoro da cameriera per una sera in una lussuosa villa isolata e quasi nascosta tra le montagne di Peyton's Peak. Il compenso, per quella singola serata, è stratosferico. Dove sta la fregatura? E lei accetterà o rifiuterà l'incarico? Sta al lettore decidere, di volta in volta, quale direzione far prendere alla storia. E, sempre di volta in volta, le vicende della povera Sloan assumeranno connotati horror o, nella maggior parte dei casi, ridicoli!
Per il resto: niente thriller, niente colpi di scena e niente tensione.
Per il sottoscritto, che cerca thriller e gialli che lascino il segno, questa lettura è stata solo una perdita di tempo. La McFadden voleva divertirsi e far divertire anche noi? Si è divertita solo lei. Alle nostre spalle!
📌 Voto: ⭐ (1 su 5)

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Eccovi uno schema semplificato su come è organizzato il libro (e su come muoversi all'interno dei vari capitoli:
(il colore rosso indica la fine della storia)
- il capitolo 1, da cui parte tutto lo schema, porta a scegliere se leggere il capitolo 2 o il capitolo 4
- il capitolo 2 porta solo al capitolo 3
- il capitolo 4 porta a scegliere se leggere il capitolo 5 o il capitolo 7
- il capitolo 5 porta solo al capitolo 6
- il capitolo 7 porta a scegliere se leggere il capitolo 8 o il capitolo 9
- il capitolo 8 porta solo al capitolo 9
- il capitolo 9 porta a scegliere se leggere il capitolo 10 o il capitolo 14
- il capitolo 10 porta a scegliere se leggere il capitolo 11 o il capitolo 12
- il capitolo 12 porta a scegliere se tornare al capitolo 11 o proseguire al capitolo 13
- il capitolo 14 porta a scegliere se leggere il capitolo 15 o il capitolo 32
- il capitolo 15 porta a scegliere se leggere il capitolo 16 o il capitolo 17
- il capitolo 17 porta solo al capitolo 18
- il capitolo 18 porta a scegliere se leggere il capitolo 19 o il capitolo 20
- il capitolo 20 porta a scegliere se tornare al capitolo 19 o proseguire al capitolo 21
- il capitolo 21 porta a scegliere se leggere il capitolo 22 o il capitolo 23 (ed entrambi portano al capitolo 24)
- il capitolo 24 porta solo al capitolo 25
- il capitolo 25 porta a scegliere se leggere il capitolo 26 o il capitolo 29
- il capitolo 26 porta a scegliere se leggere il capitolo 27 o il capitolo 28
- il capitolo 29 porta a scegliere se leggere il capitolo 30 o il capitolo 31
- il capitolo 32 porta a scegliere tornare al capitolo 6 o proseguire al capitolo 33
- il capitolo 33 porta solo al capitolo 34
- il capitolo 34 porta a scegliere se leggere il capitolo 35 o il capitolo 36 (ed entrambi portano al capitolo 37)
- il capitolo 37 porta a scegliere se leggere il capitolo 38 o il capitolo 46
- il capitolo 38 porta a scegliere se leggere il capitolo 39 o il capitolo 40
- il capitolo 39 porta solo al capitolo 46
- il capitolo 40 porta a scegliere se leggere il capitolo 41 o il capitolo 42
- il capitolo 41 porta solo al capitolo 42
- il capitolo 42 porta a scegliere se leggere il capitolo 43 o il capitolo 46
- il capitolo 43 porta a scegliere se leggere il capitolo 44 o il capitolo 45
- il capitolo 45 porta solo al capitolo capitolo 46
- il capitolo 46 porta a scegliere se leggere il capitolo 47 o il capitolo 48
- il capitolo 48 porta solo al capitolo 49
- il capitolo 49 porta a scegliere se leggere il capitolo 50 o il capitolo 58
- il capitolo 50 porta solo al capitolo 51
- il capitolo 51 porta a scegliere se leggere il capitolo 52 o il capitolo 53 (ed entrambi portano al capitolo 54)
- il capitolo 54 porta a scegliere se leggere il capitolo 55 o il capitolo 56
- il capitolo 56 porta solo al capitolo 57
- il capitolo 57 porta solo all'epilogo
- il capitolo 58 porta a scegliere se leggere il capitolo 59 o il capitolo 60
- il capitolo 59 porta solo al capitolo 66
- il capitolo 60 porta a scegliere se leggere il capitolo 61 o il capitolo 64
- il capitolo 61 porta a scegliere se leggere il capitolo 62 o il capitolo 63
- il capitolo 64 porta a scegliere se leggere il capitolo 65 o il capitolo 67
- il capitolo 67 porta solo al capitolo 68
- il capitolo 68 porta a scegliere se leggere il capitolo 69 o il capitolo 71
- il capitolo 69 porta a scegliere se leggere il capitolo 70 o il capitolo 71
- il capitolo 71 porta a scegliere se leggere il capitolo 72 o il capitolo 73

La classifica dei libri più venduti


Dati relativi alla settimana dal 31 agosto al 6 settembre 2026 (Fonte: Tuttolibri - La Stampa del 12 settembre 2026):

1. Felicia Kingsley - First Lady per caso
2. Alice Hemming - Il ladro di zucche. Ediz. a colori
3. Manuel Garand - Murdoku. 80 omicidi misteriosi da risolvere con la logica
4. Francesco Guccini - Calde le pere
5. Carrie Leighton - Unfair Play
6. Gianluca Gotto - Ci basterà mangiare il vento
7. Agnese Messina - L'eremo dei folli
8. Francesca Giannone - Gli anni in bianco e nero
9. Santina Cosetta - Soltanto il giorno
10. Michele Mari - I convitati di pietra. Premio Strega 2026

venerdì 11 settembre 2026

Nuovo romanzo per John Grisham: uscirà in contemporanea mondiale il 29 settembre 2026


Nuovo romanzo per John Grisham: uscirà in contemporanea mondiale il 29 settembre 2026
Si intitola L'inganno francese. Il re del legal thriller cambia paradigma e sonda il terreno delle spy story

👉 fonte: Today.it

Uscirà in contemporanea mondiale, martedì 29 settembre 2026, la prima spy story nata dalla penna del maestro del legal thriller, John Grisham. Un cambio di paradigma per lo scrittore statunitense, che giunge dopo oltre 50 romanzi scritti e 300 milioni di copie vendute. Il titolo? L'inganno francese.
Si parte con l'attesa e romantica luna di miele a Parigi di Paul e Chelsea Tanner, dopo un matrimonio da favola. Chelsea non perde occasione di documentare ogni singolo momento nella capitale francese pubblicando innumerevoli post sui social finché improvvisamente il flusso di foto e aggiornamenti a familiari e amici si interrompe. Silenzio totale.
Qualcosa di grave e inaspettato è successo e il loro viaggio da sogno di colpo si trasforma in un incubo. I due sposi vengono rapiti durante una gita in Normandia e si perdono le loro tracce. Quello che sembra un tipico sequestro con richiesta di riscatto si delinea come qualcosa di molto più minaccioso e ben organizzato. In breve tempo il campo delle indagini si allarga coinvolgendo, oltre all'Intelligence francese, l’Fbi e la Cia.
John Grisham è autore di oltre quaranta romanzi, due saggi, una raccolta di racconti e sette romanzi per ragazzi, tutti bestseller editi da Mondadori. Le sue opere sono tradotte in cinquanta lingue. Quando non scrive, partecipa alle attività di organizzazioni dedite alla scarcerazione delle vittime di ingiuste condanne. Spesso i suoi romanzi esplorano i problemi radicati nella giustizia americana. L'autore vive in Virginia.

mercoledì 9 settembre 2026

"Tutti i colori del buio" di Chris Whitaker, il romanzo che ci insegna ad affrontare le ombre dell'anima



Tutti i colori del buio di Chris Whitaker, il romanzo che ci insegna ad affrontare le ombre dell'anima
Tra thriller e romanzo di formazione, Tutti i colori del buio racconta un'intensa amicizia trentennale capace di illuminare i traumi del passato

👉 fonte: il Libraio

Se siete alla ricerca di un romanzo che vi tenga incollati alle pagine ma che, al tempo stesso, vi scavi nell'anima costringendovi a riflettere sui legami umani, allora c'è un titolo che non potete assolutamente lasciarvi sfuggire. Stiamo parlando di Tutti i colori del buio, l'acclamato capolavoro di Chris Whitaker, pubblicato di recente in Italia da Einaudi, all'interno della collana Stile Libero.
Già consacrato come un successo internazionale assoluto da oltre tre milioni di copie vendute (nominato libro dell'anno per testate prestigiose come il Washington Post e osannato da autrici del calibro di Gillian Flynn e Patricia Cornwell) questo libro va ben oltre i confini del classico thriller. È un'epopea umana lunga trent'anni, un romanzo di formazione straziante e luminoso che abbraccia vite spezzate e ricostruite.
Scopriamo questa opera straordinaria, esplorando le pieghe della sua trama avvincente ed i profondi insegnamenti che possiamo trarne.
La storia prende le mosse in una cittadina di provincia: Monta Clare, nel Missouri. È una mattina del 1975 quando un adolescente tredicenne, Joseph Macauley (da tutti soprannominato "Patch"), scompare nel nulla. Questo evento drammatico segna l'inizio di un incubo e, parallelamente, di un viaggio lungo tre decenni.
Patch viene rapito e tenuto prigioniero in uno scantinato per quasi un anno intero. In questo buio totale e opprimente, la sua unica speranza, il suo unico appiglio alla sanità mentale e alla vita, è la voce di una ragazza di nome Grace, che di tanto in tanto gli fa visita nascondendosi nell'oscurità. Mentre il mondo esterno sembra andare avanti, la sua compagna di scorribande, Saint Brown, non si arrende.
La determinazione di Saint nel riportare a casa Patch è assoluta e inarrestabile. Ma cosa succede quando l'incubo finisce e inizia la vera sopravvivenza? Quando Patch riemerge dal buio, è un sopravvissuto ossessionato dall'idea di scoprire la verità. Mentre i mesi si trasformano in anni, Saint continua a seguirlo e a proteggerlo muovendosi nell'ombra, anche se questa spasmodica ricerca potrebbe significare perdersi per sempre.
Perché leggerlo, dunque? Innanzitutto perché Chris Whitaker compie una magia narrativa rarissima: prende l'impianto teso e ricco di suspense del thriller (con un'affascinante declinazione verso i meandri del noir e del serial killer) e lo fonde in maniera sublime con i sentimenti e le dinamiche del romanzo di formazione. Leggerlo significa immergersi in una prosa che cattura e commuove.
🌎 CLICCA QUI per continuare a leggere

martedì 8 settembre 2026

[RECENSIONE] Chris Chibnall: Morte al White Hart


Chris Chibnall: Morte al White Hart. Detective Nicole Bridge, vol. 1

Titolo originale: Death at the White Hart
Formato: Kindle (1.4 MB)
Pagine: 340
Editore: Bollati Boringhieri (26 maggio 2026)
ASIN: B0GX2XWBRS
ISBN-13: 9788833945767

Data di acquisto: 4 settembre 2026
Letto dal 4 all'8 settembre 2026

Sinossi
«Stratificato, umano, sorprendente e pieno di suspense: Chibnall sa come scrivere un vero poliziesco, senza dubbio». Lee Child
«I fan della serie tv Broadchurch ameranno Morte al White Hart. Con un'accattivante coppia di detective e un'atmosfera tesa e inquietante, vi sfido a smettere di leggere». Shari Lapena
«Contiene tutto quello che amo trovare in un romanzo crime». Jennie Godfrey
«Dall'autore di Broadchurch non potevi aspettarti che un libro che ti cattura e non ti lascia più andare». Gillian McAllister
Gli abitanti di Fleetcombe amano considerare il loro paese uno dei luoghi più belli e accoglienti della costa inglese. Eppure, adesso è diventato, a tutti gli effetti, una scena del crimine. Un uomo è stato trovato morto, legato a una sedia in mezzo alla strada, con delle corna di cervo legate alla testa. La scena raccapricciante sconvolge la cittadina, soprattutto quando si scopre che la vittima è Jim Tiernan, gestore del pub White Hart. Che cosa è successo? Che cosa significa questa messinscena? Il White Hart è al centro della vita del villaggio e Jim conosceva i segreti di tutti, si tratta dunque di una vendetta personale o di qualcosa di ancora più macabro?
Incaricata dell'indagine è la detective Nicole Bridge: nata a Fleetcombe, dopo una brillante carriera nella polizia di Liverpool, è tornata, per motivi personali, nel paese dove è cresciuta. La coadiuva l'agente Harry Ward, giovane e inesperto ma pieno di iniziativa. Insieme sono determinati a rompere la facciata da villaggio idilliaco e scoprire ciò che gli abitanti di Fleetcombe non vogliono rivelare.
Nel luogo che pensava di conoscere così bene, la detective Bridge comincia a fare domande, e subito si rende conto che tutti hanno qualcosa da nascondere. È pronta per ciò che sta per scoprire?
Dopo serie televisive di grande successo, tra cui Doctor Who e Broadchurch, con Morte al White Hart Chris Chibnall esordisce nel romanzo con una detective story dalla scrittura ritmata e ricca di tensione, dove tutti i personaggi potrebbero essere colpevoli, dove ciascuno ha i suoi motivi per aver voluto compiere un delitto e custodisce segreti e moventi insospettabili.

L'incipit del libro
Era buio, quando Ewan prese la strada del ritorno.
Alla vista del cartello stradale con le indicazioni per il Dorset provò una familiare sensazione di sollievo. Ewan e il Devon non erano mai andati d'accordo. Mentre la macchina borbottava lungo la strada deserta illuminata dalla luna, cercò di concentrarsi su quello che aveva davanti, anziché che su dov'era appena stato.
Pensa a cose belle, si disse. Con un po' di fortuna, avrebbe trovato ancora in frigo gli avanzi di una passabile lasagna. E magari anche una bottiglia di sidro freddo. Un delizioso spuntino delle 2 del mattino.
Per quanto cercasse di concentrarsi sulla strada, Ewan continuava a ripensare a com'era stata divertente, sorprendente, sua madre nel fiore degli anni, quando piroettava in cucina e lo faceva ridacchiare davanti a un piatto di bastoncini di pesce mezzi mangiucchiati. La donna che era appena andato a trovare ne era una lontanissima eco. Un involucro dipendente dalle cure altrui. Ewan si grattò la barba, cercando di liberarsi del senso di colpa che lo trafiggeva.
Fai come il cane, si disse. Il cane vive nel presente; nel momento. Ecco la soluzione. (Il pomeriggio successivo, a casa, Ewan condivise quel pensiero con la moglie, che gli rispose, «Il cane caca in giardino. Intendi farlo anche tu?» per poi tornare a concentrarsi su eBay).
Quando l'auto arrivò in cima alla collina, Ewan lanciò un'occhiata alla costa scintillante. Era la parte migliore del tragitto, di giorno come di notte. Ora, in quella serata settembrina, il mondo era solo suo.
Espirò come aveva imparato a fare da un'app di mindfulness da tempo cancellata, godendosi la vista dell'acqua nera come inchiostro punteggiata di diamanti di luce lunare. Alla sua destra, la baia curvava.
Tornò a guardare la strada, e un'improvvisa fitta di panico… c'è qualcosa in mezzo alla strada, ci stai andando a sbattere contro!
Sterzò.
Perse il controllo della macchina.
Inchiodò.
Schianto. Colpo. Stop.
Respira.

La mia recensione
"A cosa servivano i pub, oggi? Perché la gente li frequentava ancora? Erano un luogo di ritrovo, un punto chiave, soprattutto per l'alcol. Ma c'era di più: un pub era anche una sorta di chiesa, un circolo, una valvola di sfogo. Un posto dove parlare e riflettere e socializzare e discutere e confessarsi e ballare e cantare e urlare e ridere fino alle lacrime. E ogni pub era diverso: ogni pub era un'idea, un'identità".
Ci sono luoghi che, visti da fuori, sembrano tranquilli: borghi, paesi, villaggi dove tutti si conoscono e dove tutti sanno di tutti. Nella contea di Dorset (sud dell'Inghilterra), la piccola cittadina Fleetcombe, con i suoi tetti ancora di paglia, è proprio uno di quei luoghi: giorni che si rincorrono sempre tutti uguali e con il pub che diventa il cardine della vita dei suoi pochi abitanti. Ed è proprio qui, dove non è mai successo niente di niente (a parte una serie di omicidi avvenuti cent'anni prima 😲) che si verifica un omicidio che farà crollare tutta questa apparente e imperturbabile normalità di facciata…
Morte al White Hart segna il debutto nella letteratura di Chris Chibnall, autore della serie TV Broadchurch e del bellissimo Doctor Who.
Su una stradina di periferia di Fleetcombe viene trovato ucciso Jim Tiernan, gestore del White Hart, uno dei due pub della cittadina: il corpo è nudo, legato ad una sedia e con un paio di corna di cervo incollate in testa. Una scena che sembra ricalcare passo passo proprio gli omicidi di un secolo prima. Ad indagare è la detective Nicole Bridge, originaria proprio di Fleetcombe ma con una brillante carriera a Liverpool, coadiuvata dal giovane agente Harry Ward.
La trama di Morte al White Hart è tutta qui e, come potete intuire, si tratta di un giallo vecchio stampo ma perfettamente riveduto in chiave moderna. Non a caso, appena partono le indagini ecco cadere il velo che celava il vero volto di Fleetcombe: tradimenti, falsità a non finire, abusi e attività illegali.
Chris Chibnall ha fatto un'ottima operazione di taglio e cucito: ha preso i soliti cliché del genere (un posto tranquillo solo in apparenza, un omicidio fuori dall'ordinario, segreti che diventano indizi e, giusto per non farci mancare nulla, una sequela infinita di sospettati) e gli ha mescolati ben bene sino a scoperchiare il vaso di Pandora di una comunità felice solo nell'aspetto esteriore. Altro punto a favore di Chibnall: la sua scrittura è molto descrittiva, oserei dire quasi da serie TV (e chissà se in futuro…).
Molto bella la descrizione del paesaggio del Devon (si respira davvero aria di Inghilterra del Sud) e molto ben caratterizzati, anche dal punto di vista psicologico, tutti i personaggi (sia principali che secondari).
A proposito di personaggi: a spiccare su tutti è proprio la protagonista principale. Nicola Bridge non è per niente la detective che ci si aspetterebbe, ma anzi… Non è impeccabile, brilla per "insicurezza" ed è alle prese con una vita privata alla deriva (ed è proprio per cercare di salvare il suo matrimonio e la sua famiglia che ha deciso di far ritorno a Fleetcombe). E menzione speciale anche per la piccola Shannon, testimone involontaria dell'omicidio e costretta a passare le sue giornate rintanata sullo scivolo del parco pur di star lontana dagli abusi che subisce in casa. La sua storia spezza il cuore e fa molto riflettere.
Un romanzo, e concludo, che piacerà sicuramente agli appassionati dei gialli classici, dei gialli corali e dei romanzi ambientati in comunità alle prese con risentimenti e segreti.
📌 Voto: ⭐⭐⭐⭐⭐ (5 su 5)

lunedì 7 settembre 2026

Ad ottobre torna Glenn Cooper...


La porta dei destini, il nuovo romanzo di Glenn Cooper uscirà in Italia il 13 ottobre.

Prezzo di copertina: 22 euro per il formato cartaceo
Pagine: 384
Editore: Casa Editrice Nord (13 ottobre 2026)
ISBN-13: 978-8842937883

[seguiranno aggiornamenti]

domenica 6 settembre 2026

Andrea Camilleri: gli inizi come regista teatrale, l'invenzione di Vigata, l'amata moglie Rosetta


Andrea Camilleri: gli inizi come regista teatrale, l'invenzione di Vigata, l'amata moglie Rosetta
Aneddoti e curiosità poco note sullo scrittore, inventore del commissario Montalbano, che nasceva a Porto Empedocle il 6 settembre 1925

👉 fonte: Corriere.it

L'invenzione di Vigata
Il 6 settembre 1925 nasceva a Porto Empedocle Andrea Camilleri. In occasione dell'anniversario di nascita dello scrittore abbiamo raccolto una serie di curiosità su di lui. Partiamo dal luogo natale, che ha ispirato il comune di Vigata, principale ambientazione delle vicende del commissario Montalbano. ​In un'intervista Camilleri ha raccontato di aver preso ispirazione per il nome del comune immaginario da Licata: «Vigata in realtà è Porto Empedocle. Ora, Porto Empedocle è un posto di diciottomila abitanti che non può sostenere un numero eccessivo di delitti, manco fosse Chicago ai tempi del proibizionismo: non è che siano santi, ma neanche sono a questi livelli. Allora, tanto valeva mettere un nome di fantasia: c'è Licata vicino, e così ho pensato: Vigata. Ma Vigata non è neanche lontanamente Licata. È un luogo ideale, questo lo vorrei chiarire una volta per tutte».

Regista teatrale
Prima che scrittore Andrea Camilleri è stato regista teatrale (ha anche insegnato al Centro sperimentale di cinematografia e all'Accademia nazionale d'arte drammatica). Negli anni Sessanta ha lavorato in Rai come delegato alla produzione di sceneggiati e fiction.

L'esordio come scrittore
Nel 1978 Andrea Camilleri ha esordito come scrittore con Il corso delle cose (romanzo scritto tra il 1967 e il 1968). Nel 1980 ha pubblicato il primo di una serie di romanzi ambientati a Vigata tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento: Un filo di fumo.

Il successo di Montalbano
Andrea Camilleri ha raggiunto la popolarità alla fine degli anni Novanta, quando dai suoi romanzi è stata tratta la serie di successo «Il commissario Montalbano» con Luca Zingaretti (i primi episodi, Il ladro di merendine e La voce del violino, tratti dai romanzi omonimi, sono usciti nel 1999). Le opere dello scrittore sono state tradotte in almeno trenta lingue, e i diritti de «Il commissario Montalbano» sono stati venduti all'estero (la serie è stata tradotta in più di 15 lingue e trasmessa con successo in numerosi Paesi del mondo, dall'Est Europa agli Stati Uniti fino al Sudamerica).

La perdita della vista
Negli ultimi anni della sua vita Andrea Camilleri ha perso completamente la vista a causa di un glaucoma. «Da quando ho perso la vista vedo più chiaramente», diceva nel 2018 presentando il suo spettacolo teatrale Conversazione su Tiresia.

Vita privata
«Non c'è rigo che io abbia pubblicato che non sia stato prima letto da lei». Oltre sessant'anni d'amore hanno unito Andrea Camilleri e sua moglie Rosetta Dello Siesto (morta nella notte tra il 30 aprile e il 1° maggio 2025 a 97 anni). Dal matrimonio, celebrato nel 1957, sono nate le figlie Andreina, Mariolina ed Elisabetta.

L'addio nel 2019
Andrea Camilleri è morto a Roma il 17 luglio 2019, all'età di 93 anni. Il 17 giugno era stato colto da arresto cardiaco. Il 15 luglio avrebbe dovuto portare in scena alle Terme di Caracalla lo spettacolo Autodifesa di Caino.

sabato 5 settembre 2026

La classifica dei libri più venduti


Dati relativi alla settimana dal 24 al 30 agosto 2026 (Fonte: Tuttolibri - La Stampa del 5 settembre 2026):

1. Felicia Kingsley - First Lady per caso
2. Manuel Garand - Murdoku. 80 omicidi misteriosi da risolvere con la logica
3. Gianluca Gotto - Ci basterà mangiare il vento
4. Michele Mari - I convitati di pietra. Premio Strega 2026
5. Francesca Giannone - Gli anni in bianco e nero
6. Thrity Umrigar - Il linguaggio segreto delle carezze
7. Santina Cosetta - Soltanto il giorno
8. Chris Whitaker - Tutti i colori del buio
9. Agnese Messina - L'eremo dei folli
10. Benjamin Stevenson - Tutti in questa banca sono ladri. Ernest Cunningham, vol. 3

Silenzio, parla l'autore più letto del mondo



Silenzio, parla l'autore più letto del mondo
Su Robinson dal 6 settembre in edicola l'intervista a James Patterson: "Salviamo insieme i libri"

👉 fonte: la Repubblica

Lo scrittore più letto al mondo racconta, sulla copertina del nuovo Robinson in edicola da oggi con Repubblica, la sua battaglia per difendere i libri. James Patterson svela a Sara Scarafia, in una lunga intervista, come possono andare d'accordo il successo e l'impegno. Forte di 400 milioni di copie vendute, l'autore statunitense - che ha appena pubblicato il thriller The Most Dangerous Games. Gioca o muori (HarperCollins), scritto a quattro mani con lo youtuber MrBeast, continua ad essere in prima linea per difendere l'editoria dall'intelligenza artificiale: «L'IA agisce da sola, visita altri siti, può fare paura. Ed è velocissima. Ma il punto è: come usiamo le cose?». Per la sua missione Patterson aveva contattato Stephen King. Non andò molto bene, ora ci riprova. E sull'America di oggi dice: «Non stiamo tassando le persone benestanti. Ci sono anche io tra loro e dovrei pagare di più. Chi non ha soldi dovrebbe stare meglio». Nelle pagine seguenti, come sempre, le recensioni d'autore alle novità in libreria.

venerdì 4 settembre 2026

"La vampira ossia La vergine d'Ungheria" di Étienne-Léon de Lamothe-Langon


"La vampira ossia La vergine d'Ungheria" di Étienne-Léon de Lamothe-Langon
Il romanzo dimenticato che anticipò il mito della vampira, un'opera che appartiene a una fase ancora sperimentale del genere e permette di osservare la nascita di molti elementi destinati a diventare fondamentali nell'immaginario gotico europeo

👉 fonte: sololibri.net

Quando si parla delle origini della letteratura vampiresca, si pensa subito all'opera Dracula di Bram Stoker, pubblicata nel 1897, oppure, per quanto riguarda la figura della vampira, alla meno celebre ma non meno perturbante Carmilla di Sheridan Le Fanu, risalente al 1872. Eppure, la storia del genere horror vampiresco è molto più ricca, sorprendente e antica. Tra le opere che meritano di essere riscoperte figura, senza dubbio, La vampira ossia La vergine d'Ungheria di Étienne-Léon de Lamothe-Langon, pubblicata per la prima volta nel 1825 e oggi finalmente disponibile in una pregevole traduzione italiana a cura di Enrico De Luca per Oblivium Edizioni, un nuovo marchio di Caravaggio editore dedicato al gotico e al weird.
Questa pubblicazione rappresenta il recupero filologico di un testo quasi sconosciuto ai lettori italiani, ma di straordinario interesse per chiunque voglia comprendere l'evoluzione del mito del vampiro nella narrativa europea. L'accurato lavoro editoriale non si limita infatti alla traduzione integrale del romanzo, ma è impreziosito da una ricca introduzione storica e critica che contestualizza l'opera all'interno della nascente letteratura gotica e ne evidenzia il ruolo pionieristico.
Come sottolinea il curatore, La vampira è probabilmente il più antico romanzo francese giunto fino a noi con una protagonista femminile vampiresca, pubblicato prima di Dracula e ancor prima di Carmilla. Si tratta di un prodotto letterario nato dell'enorme successo che Il Vampiro di John Polidori, all'epoca considerata erroneamente una delle migliori opere di Byron, riscosse in Francia, dove fu tradotto nel 1819.
Il romanzo si apre nel difficile clima della Restaurazione francese. Nel 1815, dopo il ritorno sul trono di Luigi XVIII, il colonnello Edouard Delmont, segnato da eventi politici e da misteriose inquietudini personali, decide di abbandonare Parigi insieme alla moglie Hélène e ai figli per rifugiarsi in una dimora isolata nei pressi di Tolosa. Li seguono in questo autoesilio
un vecchio sergente del reggimento di Delmont, chiamato Raoul, valoroso militare, che doveva la vita al colonnello, e che, tornato al par di lui alla vita civile, aveva voluto condividere il suo destino, servendolo meno come domestico che come uomo interamente devoto alla sua fortuna. Una cuoca, presa a Tolosa, e una seconda cameriera completavano la servitù dei Delmont.
Nonostante una vita ritirata e dai ritmi rilassati, già dalle prime pagine emerge un'atmosfera di sottile inquietudine: il protagonista sembra fuggire non soltanto dalle difficoltà economiche e dal caos della capitale, ma soprattutto da un passato che continua a perseguitarlo. Quindici mesi dopo il loro arrivo nel castello, giunge una donna che acquista una casetta situata in mezzo ai boschi: Alinska.
L'autore costruisce con pazienza una tensione narrativa che cresce lentamente, secondo i canoni del romanzo gotico ottocentesco. Il lettore non viene immediatamente catapultato nell'orrore soprannaturale, ma è accompagnato attraverso descrizioni accurate dei paesaggi, dei castelli decadenti e delle inquietudini psicologiche dei protagonisti. Il maniero di R***, nel cuore di una delle contrade più fertili del Languedoc, diventa un autentico personaggio della vicenda: un luogo sospeso tra rovina e memoria, perfetto teatro per l'irruzione dell’elemento fantastico.


Ciò che rende particolarmente interessante l'opera è proprio la figura di Alinska, descritta in modo da suscitare insieme attrazione e repulsione:
era d'una ricca statura: le sue forme, al contempo aggraziate, avevano solo la floridezza necessaria ad assicurare la loro beltà; il taglio del suo viso tracciava un ovale perfetto; la sua bocca era piccola, il naso diritto, gli occhi grandi; sopra una fronte aperta si ergeva una superba chioma, il cui ebano luccicava sotto la rete d'oro che tratteneva una moltitudine di ricci; alcuni, sfuggiti, ricadevano con grazia sulle spalle. In breve, Alinska era bella, e tuttavia non erano le sue malie a cagionare la più viva impressione; v'era in tutti i suoi tratti qualcosa di incomprensibile, dei rapporti indefinibili, che non si poteva smettere d'esaminare senza mai riuscire a rendersi conto se procurassero piacere, o un terrore del tutto straordinario. Il candore della sua pelle era estremo, vividi colori la abbellivano: nondimeno, c'erano in quel miscuglio delle sfumature terrose, dei toni verdastri che talvolta ne distruggevano tutta l'armonia.
Alinska è una protagonista tragica che rompe gli schemi tradizionali del mostro assetato di sangue. Più che semplice creatura malvagia, la vampira diventa incarnazione del dolore, della promessa tradita e della vendetta. Il suo ritorno dalla morte nasce, infatti, dalla violazione di un giuramento d'amore sancito con il sangue, un elemento che conferisce alla vicenda una forte componente romantica e sentimentale. La vampira di Lamothe-Langon non è soltanto un predatore soprannaturale: è una vittima che continua a soffrire anche oltre la morte, costretta da un destino inesorabile a compiere una missione che nemmeno desidera fino in fondo.
In questa prospettiva il romanzo anticipa molti aspetti che diventeranno centrali nella narrativa gotica successiva. Il vampirismo non è semplicemente una maledizione fisica, ma assume un valore simbolico: rappresenta il ritorno del passato, il peso della colpa, l'impossibilità di cancellare le promesse infrante e le responsabilità morali.
Il romanzo rispecchia fedelmente lo stile della sua epoca: il ritmo è spesso lento, le descrizioni abbondanti, i dialoghi ricchi di enfasi sentimentale e le riflessioni morali occupano uno spazio considerevole. I lettori dei thriller moderni potrebbero inizialmente percepire una certa lentezza narrativa, ma è proprio questa costruzione graduale dell'atmosfera a costituire uno dei principali punti di forza del romanzo, che preferisce insinuare il dubbio e l'inquietudine piuttosto che ricorrere a effetti spettacolari.
Anche la traduzione di Enrico De Luca merita una menzione particolare. Il curatore ha operato una scelta filologica coraggiosa che restituisce al lettore l'autenticità del testo senza comprometterne la leggibilità, ovvero "mantenere sia la sintassi sia alcuni termini dell'epoca presenti nel testo francese, che oggi potrebbero essere percepiti come desueti, tuttavia, ho preferito questo modo di procedere alle più facili banalizzazioni e ad ammodernamenti che mal si sposano con un prodotto letterario di due secoli fa". Molto interessante è anche la lunga prefazione originale dell'autore, conservata integralmente in questa edizione. Prima ancora che inizi la vicenda narrativa, Lamothe-Langon offre un'ampia riflessione sulle credenze popolari relative ai vampiri, richiamando fonti storiche, racconti folklorici e testimonianze tratte dal celebre Trattato delle Apparizioni e dei Ritornanti che angosciano l'Ungheria di Dom Calmet. La prefazione assume così il valore di un piccolo saggio sul vampirismo europeo, dimostrando quanto il confine tra superstizione, folklore e letteratura fosse ancora estremamente labile nella prima metà del XIX secolo.
Dal punto di vista editoriale, Oblivium Edizioni propone un volume di grande pregio. Oltre alla traduzione integrale, l'edizione è arricchita dalle tavole illustrate di Massimiliano Modica ispirate alle incisioni originali, dalle numerose note esplicative e da un apparato critico che valorizza ulteriormente un testo quasi dimenticato. Si tratta di un lavoro editoriale che dimostra una sincera attenzione verso il recupero della narrativa fantastica ottocentesca meno conosciuta.
La vampira ossia La vergine d'Ungheria non è soltanto una curiosità bibliografica destinata agli studiosi, ma un'opera che appartiene a una fase ancora sperimentale del genere e permette di osservare la nascita di molti elementi destinati a diventare fondamentali nell'immaginario vampiresco europeo.

[RECENSIONE] Francesca Giannone: Gli anni in bianco e nero


Francesca Giannone: Gli anni in bianco e nero

Formato: Kindle (1.0 MB)
Pagine: 407
Editore: Casa Editrice Nord (26 maggio 2026)
ASIN: B0GJPQ7BLZ
ISBN-13: 9788842938668

Data di acquisto: 26 agosto 2026
Letto dal 26 agosto al 4 settembre 2026

Sinossi
«Ne Gli anni in bianco e nero emerge una genealogia precisa non di principesse, ma di antenate, donne che non aspettano di essere salvate e non offrono redenzioni facili a chi le circonda. Donne che imparano, invece, a salvarsi». La Stampa
«Se amate il cinema, i grandi film italiani, gli anni '60 e le storie di emancipazione, Gli anni in bianco e nero vi regaleranno alcune ore di completa immersione in un altro mondo». Corriere della Sera
«La libertà di Francesca Giannone è partecipazione: nasce da amicizie solidali e sincere tra donne, da uno spazio libero e aperto dove non essere Cassandre inascoltate, ma voci che rivendicano diritti e passioni». Il Libraio
Il nuovo romanzo dell'autrice de La portalettere e Domani, domani.
Nella sartoria della famiglia Elia, il tempo scorre al ritmo lento dell'ago e del filo, scandito dai divieti del padre, che teme la libertà delle figlie perché, nel Salento degli anni '60, come nel resto d'Italia, le donne devono restare al loro posto. Eppure, in quelle quattro ragazze, qualcosa preme per uscire: la musica ribelle di Giovanna, i romanzi di Jane Austen in cui Ada si rifugia, la volontà di Maria di non accontentarsi e, soprattutto, la sete di immagini di Mimì, la più giovane, che, dalla cabina di proiezione del Cinema Apollo, mentre vede i film di Fellini e Visconti, scopre che la realtà può essere montata diversamente. E decide che sarà lei a tenere la macchina da presa.
Così, mentre tutt'intorno si accendono le lotte operaie e le occupazioni studentesche e si formano i primi gruppi femministi, dentro casa Elia si combatte una rivoluzione silenziosa per riuscire a chiamare per nome il desiderio e la violenza, il diritto al lavoro e quello al piacere. E Mimì filma tutto. Non cerca la bellezza, cerca la verità: riprende le sorelle che danno vita a un'impresa quasi impossibile, gli sguardi e i gesti impercettibili ma rivelatori, un matrimonio «normale» eppure pieno di incertezze. Con forbici e determinazione, realizza un film che nessuno le ha chiesto di girare. Perché raccontare è resistere. Perché raccontando si può cambiare la vita, la propria ma anche quella degli altri. Perché tutti noi abbiamo vissuto anni in bianco e nero con la speranza di farli diventare un film a colori.

L'incipit del libro
Sul biglietto c'è scritto il mio nome, Domenica, sebbene nella vita fino a qui l'abbia sentito pronunciare di rado. In paese ero per tutti la Domenichina. A scuola, la Mimma. Per mamma e papà, la Nica.
Ma per le mie sorelle sono stata sempre e soltanto Mimì.
Ho sentito dire che ogni storia è il racconto di qualcuno che arriva in un posto o di qualcuno che se ne allontana.
Non so se è vero, o perlomeno se lo è sempre.
Ho la sensazione che certi racconti comincino e finiscano con chi resta. Tutti gli avvenimenti che mi hanno portato qui, ora, al binario numero tre, narrano di una storia iniziata con quattro ragazze che erano sempre state lì, in un mondo in bianco e nero.
Entro pochi minuti il treno arriverà in stazione. E io non so se riuscirò a mantenere la promessa. Penso che, dopotutto, i treni che perdiamo sono quelli su cui non volevamo salire fin dal principio.

La mia recensione
"Riflettevo non senza amarezza sul fatto che, per noi che eravamo nate femmine, non c'era modo di svincolarsi dal benestare o dalla protezione di un maschio. Una donna passava dalla legge del padre a quella del marito, e qualche volta, se si aveva fortuna, si poteva incappare in un'eccezione".
Con Gli anni in bianco e nero Francesca Giannone torna (ma sarebbe più giusto dire "resta") nel suo e mio Salento. Al centro della storia, che un po' come in Domani, domani è una sorta di romanzo corale, ci sono le quattro sorelle Elia (la nostalgica Maria, la ribelle Giovanna, la sognatrice Ada e la cineasta Mimì, la più giovane e voce narrante del romanzo) e la sartoria di famiglia portata avanti da una madre rassegnata a sottostare alla mentalità patriarcale di un marito-padre-padrone tipica del Salento e del Meridione in generale degli anni '50 e '60 del secolo scorso. E proprio tramite lo sguardo fresco e giovanile di Mimì e della sua piccola cinepresa vedremo scorrere la Storia italiana di quegli anni: le dirompenti trasformazioni culturali (le lotte operaie e studentesche del '68, i primissimi nuclei delle rivendicazioni femministe) e la consapevolezza delle donne verso una maggiore e migliore libertà (anche sessuale).
La piccola Mimì, che dalla cabina di proiezione del Cinema Apollo vede scorrere le immagini dei film di Fellini, Visconti e Sergio Leone, comincia a sognare un futuro completamente agli antipodi da quello imposto dal padre e dalla società dell'epoca. Lei non vuole il cinema, le il cinema lo vuole fare...
L'aspetto che maggiormente si apprezza in questo libro è la parte caratteriale delle quattro sorelle Elia: quattro differenti sogni, quattro differenti modi di ribellarsi alle regole imposte dalla società. Ecco allora che vengono affrontati i sempre delicati temi del patriarcato e dell'emancipazione femminile.
Ma molto bella è anche la parte storica: il Salento degli anni '50 e '60 del XX secolo non si limita solo a fare da location per lo scorrere della trama ma è il vero cuore pulsante del libro: la famiglia ed i vari ruoli all'interno di essa, la cultura, la politica e le contrapposizioni tra i vari schieramenti, le rivendicazioni femministe… Ecco, tutto ciò ci permette di osservare un Sud (e con esso tutta l'Italia) che sta inesorabilmente cambiando pelle.
La scrittura della Giannone è molto scorrevole ed intima (nonché rispettosa nell'affrontare alcuni passaggi un po' più delicati). Gli anni in bianco e nero, dal mio punto di vista, è quasi una sorte di sequel del suo primo libro, La Portalettere: in entrambi i romanzi c'è il Salento, la famiglia, la mentalità maschilista dell'epoca e la consapevolezza delle donne di essere artefici del proprio destino.
Chi segue le mie recensioni lo sa già: io amo thriller e gialli… ma una Francesca Giannone che "mi parla" (e bene) di saghe familiari, Salento e personaggi dal carattere forte e ribelle entra di diritto tra i miei autori ed autrici preferiti.
📌 Voto: ⭐⭐⭐⭐⭐ (5 su 5)

mercoledì 2 settembre 2026

Nessun libro mi ha ricordato "Breaking Bad" quanto questo thriller spagnolo che sta conquistando i lettori


Nessun libro mi ha ricordato Breaking Bad quanto questo thriller spagnolo che sta conquistando i lettori
Questo adrenalinico thriller spagnolo di meno di 400 pagine diventerà la tua nuova ossessione letteraria

👉 fonte: Cosmopolitan

Breaking Bad è una di quelle serie da vedere almeno una volta nella vita. La storia di Walter White, professore schiacciato dai debiti che entra nel mondo della droga arrivando a superare ogni limite morale, ha segnato un prima e un dopo nel modo di costruire i thriller contemporanei. Proprio per questo motivo è così difficile trovare un libro capace di trasmettere la stessa sensazione di tensione crescente, scelte disperate e personaggi intrappolati nelle conseguenze delle proprie azioni.
Eppure, tra le ultime novità della narrativa crime è arrivato un titolo spagnolo che riesce proprio in questa impresa: trascinarci in una storia fatta di decisioni sbagliate, spirali di violenza e personaggi costruiti con grande profondità, tanto da conquistare sempre più lettori nelle librerie.
La premessa ricorda molto quella della celebre serie TV: Lino è un professore di scuola superiore che ha appena affrontato una separazione e sta vivendo un momento di forte difficoltà economica. Disperato per la mancanza di denaro, decide di rivolgersi al fratello Nico, l'unica persona che gli è rimasta al mondo e con cui aveva promesso di non avere più alcun rapporto. Il motivo? Lino cerca di pagare le bollette dando lezioni, mentre Nico si mantiene facendo il trafficante, immerso in un universo
criminale completamente estraneo alla vita del fratello.
Nonostante tutto, il protagonista accetta di collaborare con lui per un incarico apparentemente semplice, ovvero trasportare un carico di cocaina da un punto all'altro. Ma qualcosa va storto e un incidente lo lascia responsabile dell'intera partita. Ed è proprio in quel momento che Lino scopre qualcosa che non avrebbe mai immaginato di se stesso.
È, infatti, in grado di muoversi nelle situazioni più estreme, perché possiede una sorprendente capacità di commettere reati e adattarsi al mondo criminale. Da quel momento in poi prende il via una spirale sempre più pericolosa fatta di violenza, bugie e decisioni sbagliate che il lettore potrà seguire in Punto muerto, il nuovo romanzo di Kike Corella.
Con Punto muerto, l'autore costruisce un thriller che mescola tensione. ironia e azione con un ritmo che ricorda più una serie televisiva come Breaking Bad che un classico romanzo giallo. Come Walter White, anche Lino non nasce come criminale: è un uomo comune che, passo dopo passo, finisce per compiere scelte che lo portano verso situazioni estreme e verso il superamento di confini dai quali è sempre più difficile tornare indietro.
Ed è in questa condizione complicata e lontana da ciò che vorremmo noi stessi che nasce il fascino della storia. Assistiamo a una trasformazione personale capace di generare allo stesso tempo curiosità e disagio, lasciandoci con una domanda costante: fino a dove sarà disposto ad arrivare il protagonista?
Inoltre, i capitoli di Punto muerto di Kike Corella hanno un ritmo incalzante, immagini quasi cinematografiche e dialoghi che fanno avanzare la storia pagina dopo pagina in modo serrato, senza mai concedere davvero una pausa. Un thriller coinvolgente, ideale da divorare durante una prossima fuga estiva: meno di 400 pagine di tensione pura.

lunedì 31 agosto 2026

La donna che visse due volte…


La donna che visse due volte…


La donna che visse due volte di Pierre Boileau e Thomas Narcejac mi ha conquistata. Comprato al Salone del Libro di Torino lo scorso anno (mamma mia, che vergogna) è rimasto pazientemente ad aspettarmi fino ad adesso. Mi sono immersa nelle atmosfere perturbanti e irresistibili di questo romanzo con una facilità inaspettata.
Sapevo che da La donna che visse due volte è stato tratto il celebre film di Alfred Hitchcock (che non ho mai visto) e proprio per questo temevo che tutto il clamore intorno al libro e alla sua trasposizione cinematografica non fosse del tutto autentico. Ora che l'ho letto, invece, capisco perché generazioni diverse continuino a innamorarsene.
La donna che visse due volte è uno di quei libri che si dimostrano davvero all'altezza delle aspettative: ora posso dirlo con certezza. La tensione cresce per tutto il romanzo ed esplode nelle pagine finali, quando ogni cosa trova finalmente un senso. Persino i dettagli più strani ricevono una spiegazione che funziona e nulla viene lasciato al caso.
La storia, all'apparenza, sembra molto semplice. A complicarla sono i sentimenti e le supposizioni dei protagonisti che, come spesso accade, interpretano e influenzano la realtà, finendo per cambiare anche il destino delle persone che hanno intorno. Torniamo però alla trama, che ruota interamente attorno al tema del doppio.
Una sola domanda corre lungo tutte le pagine: chi è Madeleine?
Siamo a Parigi nel 1940, mentre la Seconda guerra mondiale incombe sulla città. Eppure, l'attenzione dei protagonisti è tutta per Madeleine. Madeleine è la moglie dell'industriale Paul Gévigne e, da quando ha compiuto venticinque anni, ha iniziato a comportarsi in modo sempre più bizzarro. Si assenta, vaga per la città e sembra non ricordare ciò che ha fatto.
Preoccupato, suo marito chiede aiuto a Roger Flavières, un vecchio compagno di università ed ex ispettore. Flavières ha chiuso con la polizia dopo un episodio drammatico mai davvero superato ed è lui ad accettare di sorvegliare Madeleine, seguendola nei suoi spostamenti per cercare di capire che cosa le stia accadendo. Quello che dovrebbe essere soltanto un incarico, però, si trasforma presto in un'ossessione. Flavières rimane affascinato da quella donna misteriosa e finisce inevitabilmente per innamorarsene.
Le strane influenze che la bisnonna morta sembrerebbe esercitare su Madeleine sono inquietanti. La giovane non ha mai conosciuto le tragiche circostanze in cui Pauline è morta, eppure, da quando ha ricevuto i suoi gioielli, sembra volerla imitare e ricrea scene ed esperienze che non può aver vissuto davvero. Possibile che Madeleine sia davvero perseguitata dal passato della sua famiglia? Oppure qualcuno sta interpretando in maniera sbagliata ciò che vede? La donna che visse due volte si muove continuamente lungo questo confine, lasciando il lettore sospeso tra razionalità e soprannaturale, realtà e suggestione.
Flavières, intanto, smette poco alla volta di essere un semplice osservatore. Più segue Madeleine, più ne rimane affascinato, fino a perdere la lucidità necessaria per distinguere i fatti dalle proprie ossessioni. L'ex ispettore chiama la sua Madeleine "Euridice". Come la figura del mito, la donna sembra costantemente sul punto di essere trascinata nel mondo dei morti. Non bisogna voltarsi: Madeleine deve essere continuamente intrattenuta, distratta, trattenuta nella vita, lontano da quella forza misteriosa che rischia di ricondurla negli inferi. E Flavières si aggrappa all'illusione di poter essere il suo Orfeo, l'uomo capace di salvarla.
Si arriva così, quasi in apnea, alla seconda parte del romanzo, dove tutto cambia ma non viene meno questa ambivalenza. Lo schema si ripete, il doppio continua a specchiarsi e ogni certezza si deforma. Flavières è ormai un uomo malato, impaziente, ossessionato, che rasenta la follia. Sarà lui a condurci verso un finale disperato, nel quale l'amore si confonde definitivamente con il possesso e il desiderio di salvare una donna con quello di trasformarla nell'immagine che esiste soltanto nella sua mente.
La donna che visse due volte è magistrale! Un romanzo praticamente perfetto, al quale non ho dato cinque stelle (bensì quattro e mezzo) soltanto per la sua brevità. Non so se, con qualche pagina in più, avrebbe mantenuto la stessa tensione, ma avrei voluto che durasse ancora.
Come spesso mi accade, ho letto questo libro mentre ero già immersa in un'altra lettura, quella de La paziente silenziosa. E no, non c'è paragone: per tensione, scrittura e costruzione, La donna che visse due volte gioca in un altro campionato. Me ne sono innamorata e non vedo l'ora di leggere le altre opere di Boileau-Narcejac.
La donna che visse due volte dimostra che la letteratura d'evasione esiste: questo romanzo intrattiene e conquista senza rinunciare alla bellezza e alla complessità della scrittura.

Libri letti ad agosto 2026… e quelli da leggere a settembre!


I libri che ho letto e recensito ad agosto:
Ira Levin: Rosemary's baby
Charlotte McConaghy: Nero come il mare
Emma Cline: Le ragazze
Clare Mackintosh: Le case che sogni

Ed i libri in lettura per settembre (ma non necessariamente in quest'ordine… e non è neanche detto che siano questi):
Francesca Giannone: Gli anni in bianco e nero [già in lettura]
Chris Chibnall: Morte al White Hart
Freida McFadden - The dinner party
Daniele Mencarelli - Quattro presunti familiari
Agatha Christie - Avversario segreto
Angelica Grivel Serra - L'anello debole

domenica 30 agosto 2026

I migliori libri di fantascienza da leggere: 15 romanzi diventati cult


I migliori libri di fantascienza da leggere: 15 romanzi diventati cult
Da Jules Verne a Philip K. Dick, passando per Orwell, Bradbury e Asimov: una selezione dei romanzi che hanno rivoluzionato l'immaginario collettivo

👉 fonte: io Donna

Non esiste genere letterario capace di raccontare il presente come la fantascienza. Dietro invasioni aliene, pianeti remoti e società distopiche si nascondono riflessioni sul potere, sulla libertà, sul progresso scientifico e sulla natura dell'essere umano. Ecco i libri da leggere per scoprire perché la science fiction continua a conquistare milioni di lettori. Ecco quindici titoli da leggere almeno una volta nella vita.

La guerra dei mondi di Herbert George Welles (Feltrinelli)
Alla fine del XIX secolo, un grosso cilindro metallico proveniente da Marte precipita nella zona periferica di Londra. Di fronte alla folla attonita, ne escono alcune creature simili a delle piovre. I marziani, decisamente ostili, iniziano una vera guerra utilizzando i tripodi, gigantesche macchine a tre gambe armate di un raggio incandescente. Un'invasione totale che utilizza perfino una pianta infestante per alterare l'ecosistema e renderlo più adatto alla loro sopravvivenza.

Cronache marziane di Ray Bradbury (Mondadori)
Pubblicato nel 1950, è una geniale composizione, un fix up novel di 28 racconti collegati tra loro dal tema comune, l'arrivo degli esseri umani sul pianeta rosso. Lo scrittore ricostruisce un mondo, ambientato tra il 1999 e il 2026, non curandosi particolarmente dell'aspetto più logico e scientifico degli eventi o delle descrizioni aliene. Lascia, invece, maggior spazio alle suggestioni fantasiose, a uno sguardo poetico e morale sul ruolo dell'essere umano nell'universo.

Solaris di Stanislaw Lem (Sellerio)
Solaris è un lontano pianeta di un sistema diverso da quello terrestre, ricoperto quasi interamente da un oceano dalla consistenza gelatinosa. Gli umani lo studiano da oltre 100 anni: pur immaginando che sia un'entità senziente, non sono ancora riusciti a comprenderne il funzionamento. Lo psicologo Chris Kelvin raggiunge la stazione spaziale attorno al misterioso pianeta e trova, tra gli scienziati, una strana inquietudine. Solaris crea apparizioni prendendo i loro ricordi più dolorosi.

Il mondo sommerso di James G. Ballard (Feltrinelli)
Prefigura in modo preciso l'emergenza climatica contemporanea. Il ritratto di un mondo distopico in cui il riscaldamento globale ha sciolto del tutto le calotte polari, trasformando la terra in una gigantesca laguna. Lo scienziato Robert Kerans ha il compito di esplorare ciò che rimane delle città, completamente inghiottite dall'acqua o invase da una folta vegetazione tropicale. Un cambiamento così radicale da creare profonde trasformazioni psicologiche in tutti gli abitanti della terra.

2001: Odissea nello spazio di Arthur C. Clarke (Fanucci)
Un misterioso monolite nero compare in diverse ere geologiche, guidando il progresso dell'uomo dalla preistoria all'esplorazione del sistema solare. Secoli dopo, degli astronauti in missione tra la Luna e Giove sono supportati da HAL 9000, un supercomputer dotato di intelligenza artificiale. il viaggio prosegue verso l'abisso e tra le stelle, fino al nuovo contatto con il monolite e la trasformazione finale dell'uomo. Un universo di metafore sulla natura evolutiva dell'essere umano.

Gli androidi sognano pecore elettriche? di Philip K. Dick (Mondadori)
Nel 1992, la terra è stata devastata da una guerra nucleare. Il cacciatore di taglie Rick Deckard vive insieme alla moglie Iran, malata di depressione. Ricevuto l'incarico di eliminare degli androidi ribelli, scoprirà quanto l'empatia sia un dono innato, superiore al potere e all'intelligenza. Pone domande esistenziali di grande attualità la cui principale è su cosa significhi davvero essere umani, indagando il rapporto tra uomo e macchina e l'uso e abuso della tecnologia.

Dune di Frank Herbert (Fanucci)
In un futuro organizzato come neo feudale Paul, erede della potente casata Atreides, ha il compito di supervisionare il pianeta Arrakis. Un luogo desolato ma unico ad avere, sul suolo, la preziosa e rara Spezia, sostanza che permette di viaggiare nello spazio. I rivali Harkonnen dichiarano guerra per impadronirsi del monopolio di questo materiale. Paul e sua madre Jessica trovano rifugio presso i Fremen, il popolo del deserto.

Fondazione di Isaac Asimov (Mondadori)
Ha il merito di aver spostato il fulcro argomentativo dalla visione avventurosa nello spazio a tematiche politiche e sociologiche di grande realismo. Un esempio è l'invenzione della Psicostoria, scienza immaginaria capace di prevedere l'evoluzione della società umana. Una scoperta del protagonista, lo scienziato Seldon, che ha calcolato che il Grande Impero Galattico verrà sostituito da un interregno di 30 mila anni costellato da eventi oscuri, conflittuali e pieni di barbarie.

Il robot selvatico di Peter Brown (Salani)
La protagonista del romanzo del 2016, il primo di una trilogia di grande successo, è Roz, un robot femmina conosciuta come Rozzum unità 7134. La robottina, programmata per sopravvivere in qualunque ambiente, dopo il naufragio della sua nave si risveglia sulle rive di un'isola sconosciuta e selvaggia, abitata da molti animali. Con grande fatica, impara a comunicare con loro, creando un rapporto di reciproco rispetto soprattutto con un'ochetta rimasta orfana.

Viaggio al centro della terra di Jules Verne (Mondadori) [la mia recensione]
Nel 1863 Otto Lidenbrock, un professore di Amburgo, trova un antico manoscritto islandese le cui pagine celano una mappa misteriosa. Sono le coordinate per un viaggio sperimentale al centro della terra, il cui passaggio per raggiungerla parte dal vulcano Sneffels. Deciso a compiere l'impresa, in compagnia del nipote Axel parte per Reykjavík. A loro si unisce la guida Hans, con cui affrontano questa straordinaria spedizione sotterranea.

Il mondo nuovo di Aldous Huxley (Mondadori)
Nell'anno 2540, la terra è in pace e perfettamente organizzata, ispirata come ordine e gerarchia alla produzione in serie delle auto Ford. Il concepimento è sostituito dalla nascita in laboratorio e i neonati sono già suddivisi in caste. La stabilità sociale è raggiunta attraverso la manipolazione psicologica e l'uso della Soma, una droga che elimina ogni dolore e conflitto. La presenza di un piccolo gruppo di umani rimasti al limite del sistema potrebbe creare cambiamenti indesiderati.

1984 di George Orwell (Mondadori)
Il mondo è diviso in 3 superpotenze costantemente in guerra tra loro. Il protagonista Winston Smith vive in Oceania, nazione governata da un partito unico che controlla ogni aspetto della vita dei suoi cittadini anche attraverso la manipolazione della verità e la scelta di una lingua così semplice da annullare ogni sfumatura. L'incontro con la ribelle Julia e il tentativo fallito di sovvertire l'ordine prestabilito, cambieranno la sua vita per sempre.

Il racconto dell'ancella di Margaret Atwood (Ponte alle Grazie) [la mia recensione]
L'inquinamento ha ridotto la fertilità umana e gli uomini hanno tolto alle donne ogni diritto, relegandole a meri interessi riproduttivi. Le hanno divise in due ruoli: le appartenenti a un'élite sono destinate a diventare mogli, le altre a trasformarsi in schiave utilizzate a scopo sessuale e per generare eredi. Gli Stati Uniti sono stati sostituiti dalla Repubblica di Gilead, una dittatura che si rifà alle regole del cristianesimo fondamentalista.

Nicolas Eymerich, inquisitore di Valerio Evangelisti ( Cosmo)
Ambientato nel Trecento, racconta la storia del domenicano Nicolas Eymerich, incaricato di indagare su una misteriosa setta pagana che, nel regno d'Aragona, si dedica al culto della dea Diana. Le vicende medioevali incrociano quelle ambientate nel presente e nel futuro. Evangelisti rivitalizza il genere inserendo tocchi horror e verità storiche. L'adattamento a fumetti del libro, edito da Cosmo, è degli autori Jorge Zentner Jorge e David Sala.

Guida Galattica per autostoppisti di Douglas Adams (Mondadori) [la mia recensione]
Il protagonista Arthur Dent sta per perdere la sua casa, espropriata per costruire una nuova superstrada. A lasciarlo senza dimora è un ente galattico superiore che ha deciso di occupare la terra per trasformarla in vie di comunicazione. Insieme all'amico alieno Ford Perfect, non può fare altro che mettersi in viaggio seguendo i consigli di una guida elettronica per autostoppisti planetari. Una riflessione agrodolce sul significato dell'esistenza.