"Un bel libro, Marcus, non si valuta solo per le sue ultime parole, bensì sull'effetto cumulativo di tutte le parole che le hanno precedute. All'incirca mezzo secondo dopo aver finito il tuo libro, dopo averne letto l'ultima parola, il lettore deve sentirsi pervaso da un'emozione potente; per un istante, deve pensare soltanto a tutte le cose che ha appena letto, riguardare la copertina e sorridere con una punta di tristezza, perché sente che quei personaggi gli mancheranno. Un bel libro, Marcus, è un libro che dispiace aver finito".
[Joël Dicker in "La verità sul caso Harry Quebert"]

lunedì 31 agosto 2026

La donna che visse due volte…


La donna che visse due volte…


La donna che visse due volte di Pierre Boileau e Thomas Narcejac mi ha conquistata. Comprato al Salone del Libro di Torino lo scorso anno (mamma mia, che vergogna) è rimasto pazientemente ad aspettarmi fino ad adesso. Mi sono immersa nelle atmosfere perturbanti e irresistibili di questo romanzo con una facilità inaspettata.
Sapevo che da La donna che visse due volte è stato tratto il celebre film di Alfred Hitchcock (che non ho mai visto) e proprio per questo temevo che tutto il clamore intorno al libro e alla sua trasposizione cinematografica non fosse del tutto autentico. Ora che l'ho letto, invece, capisco perché generazioni diverse continuino a innamorarsene.
La donna che visse due volte è uno di quei libri che si dimostrano davvero all'altezza delle aspettative: ora posso dirlo con certezza. La tensione cresce per tutto il romanzo ed esplode nelle pagine finali, quando ogni cosa trova finalmente un senso. Persino i dettagli più strani ricevono una spiegazione che funziona e nulla viene lasciato al caso.
La storia, all'apparenza, sembra molto semplice. A complicarla sono i sentimenti e le supposizioni dei protagonisti che, come spesso accade, interpretano e influenzano la realtà, finendo per cambiare anche il destino delle persone che hanno intorno. Torniamo però alla trama, che ruota interamente attorno al tema del doppio.
Una sola domanda corre lungo tutte le pagine: chi è Madeleine?
Siamo a Parigi nel 1940, mentre la Seconda guerra mondiale incombe sulla città. Eppure, l'attenzione dei protagonisti è tutta per Madeleine. Madeleine è la moglie dell'industriale Paul Gévigne e, da quando ha compiuto venticinque anni, ha iniziato a comportarsi in modo sempre più bizzarro. Si assenta, vaga per la città e sembra non ricordare ciò che ha fatto.
Preoccupato, suo marito chiede aiuto a Roger Flavières, un vecchio compagno di università ed ex ispettore. Flavières ha chiuso con la polizia dopo un episodio drammatico mai davvero superato ed è lui ad accettare di sorvegliare Madeleine, seguendola nei suoi spostamenti per cercare di capire che cosa le stia accadendo. Quello che dovrebbe essere soltanto un incarico, però, si trasforma presto in un'ossessione. Flavières rimane affascinato da quella donna misteriosa e finisce inevitabilmente per innamorarsene.
Le strane influenze che la bisnonna morta sembrerebbe esercitare su Madeleine sono inquietanti. La giovane non ha mai conosciuto le tragiche circostanze in cui Pauline è morta, eppure, da quando ha ricevuto i suoi gioielli, sembra volerla imitare e ricrea scene ed esperienze che non può aver vissuto davvero. Possibile che Madeleine sia davvero perseguitata dal passato della sua famiglia? Oppure qualcuno sta interpretando in maniera sbagliata ciò che vede? La donna che visse due volte si muove continuamente lungo questo confine, lasciando il lettore sospeso tra razionalità e soprannaturale, realtà e suggestione.
Flavières, intanto, smette poco alla volta di essere un semplice osservatore. Più segue Madeleine, più ne rimane affascinato, fino a perdere la lucidità necessaria per distinguere i fatti dalle proprie ossessioni. L'ex ispettore chiama la sua Madeleine "Euridice". Come la figura del mito, la donna sembra costantemente sul punto di essere trascinata nel mondo dei morti. Non bisogna voltarsi: Madeleine deve essere continuamente intrattenuta, distratta, trattenuta nella vita, lontano da quella forza misteriosa che rischia di ricondurla negli inferi. E Flavières si aggrappa all'illusione di poter essere il suo Orfeo, l'uomo capace di salvarla.
Si arriva così, quasi in apnea, alla seconda parte del romanzo, dove tutto cambia ma non viene meno questa ambivalenza. Lo schema si ripete, il doppio continua a specchiarsi e ogni certezza si deforma. Flavières è ormai un uomo malato, impaziente, ossessionato, che rasenta la follia. Sarà lui a condurci verso un finale disperato, nel quale l'amore si confonde definitivamente con il possesso e il desiderio di salvare una donna con quello di trasformarla nell'immagine che esiste soltanto nella sua mente.
La donna che visse due volte è magistrale! Un romanzo praticamente perfetto, al quale non ho dato cinque stelle (bensì quattro e mezzo) soltanto per la sua brevità. Non so se, con qualche pagina in più, avrebbe mantenuto la stessa tensione, ma avrei voluto che durasse ancora.
Come spesso mi accade, ho letto questo libro mentre ero già immersa in un'altra lettura, quella de La paziente silenziosa. E no, non c'è paragone: per tensione, scrittura e costruzione, La donna che visse due volte gioca in un altro campionato. Me ne sono innamorata e non vedo l'ora di leggere le altre opere di Boileau-Narcejac.
La donna che visse due volte dimostra che la letteratura d'evasione esiste: questo romanzo intrattiene e conquista senza rinunciare alla bellezza e alla complessità della scrittura.

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