La donna che visse due volte di Pierre Boileau e Thomas Narcejac mi ha conquistata. Comprato al Salone del Libro di Torino lo scorso anno (mamma mia, che vergogna) è rimasto pazientemente ad aspettarmi fino ad adesso. Mi sono immersa nelle atmosfere perturbanti e irresistibili di questo romanzo con una facilità inaspettata.
La donna che visse due volte è uno di quei libri che si dimostrano davvero all'altezza delle aspettative: ora posso dirlo con certezza. La tensione cresce per tutto il romanzo ed esplode nelle pagine finali, quando ogni cosa trova finalmente un senso. Persino i dettagli più strani ricevono una spiegazione che funziona e nulla viene lasciato al caso.
La storia, all'apparenza, sembra molto semplice. A complicarla sono i sentimenti e le supposizioni dei protagonisti che, come spesso accade, interpretano e influenzano la realtà , finendo per cambiare anche il destino delle persone che hanno intorno. Torniamo però alla trama, che ruota interamente attorno al tema del doppio.
Una sola domanda corre lungo tutte le pagine: chi è Madeleine?
Preoccupato, suo marito chiede aiuto a Roger Flavières, un vecchio compagno di università ed ex ispettore. Flavières ha chiuso con la polizia dopo un episodio drammatico mai davvero superato ed è lui ad accettare di sorvegliare Madeleine, seguendola nei suoi spostamenti per cercare di capire che cosa le stia accadendo. Quello che dovrebbe essere soltanto un incarico, però, si trasforma presto in un'ossessione. Flavières rimane affascinato da quella donna misteriosa e finisce inevitabilmente per innamorarsene.
Le strane influenze che la bisnonna morta sembrerebbe esercitare su Madeleine sono inquietanti. La giovane non ha mai conosciuto le tragiche circostanze in cui Pauline è morta, eppure, da quando ha ricevuto i suoi gioielli, sembra volerla imitare e ricrea scene ed esperienze che non può aver vissuto davvero. Possibile che Madeleine sia davvero perseguitata dal passato della sua famiglia? Oppure qualcuno sta interpretando in maniera sbagliata ciò che vede? La donna che visse due volte si muove continuamente lungo questo confine, lasciando il lettore sospeso tra razionalità e soprannaturale, realtà e suggestione.
Flavières, intanto, smette poco alla volta di essere un semplice osservatore. Più segue Madeleine, più ne rimane affascinato, fino a perdere la lucidità necessaria per distinguere i fatti dalle proprie ossessioni. L'ex ispettore chiama la sua Madeleine "Euridice". Come la figura del mito, la donna sembra costantemente sul punto di essere trascinata nel mondo dei morti. Non bisogna voltarsi: Madeleine deve essere continuamente intrattenuta, distratta, trattenuta nella vita, lontano da quella forza misteriosa che rischia di ricondurla negli inferi. E Flavières si aggrappa all'illusione di poter essere il suo Orfeo, l'uomo capace di salvarla.
Si arriva così, quasi in apnea, alla seconda parte del romanzo, dove tutto cambia ma non viene meno questa ambivalenza. Lo schema si ripete, il doppio continua a specchiarsi e ogni certezza si deforma. Flavières è ormai un uomo malato, impaziente, ossessionato, che rasenta la follia. Sarà lui a condurci verso un finale disperato, nel quale l'amore si confonde definitivamente con il possesso e il desiderio di salvare una donna con quello di trasformarla nell'immagine che esiste soltanto nella sua mente.
La donna che visse due volte è magistrale! Un romanzo praticamente perfetto, al quale non ho dato cinque stelle (bensì quattro e mezzo) soltanto per la sua brevità . Non so se, con qualche pagina in più, avrebbe mantenuto la stessa tensione, ma avrei voluto che durasse ancora.
Come spesso mi accade, ho letto questo libro mentre ero già immersa in un'altra lettura, quella de La paziente silenziosa. E no, non c'è paragone: per tensione, scrittura e costruzione, La donna che visse due volte gioca in un altro campionato. Me ne sono innamorata e non vedo l'ora di leggere le altre opere di Boileau-Narcejac.
La donna che visse due volte dimostra che la letteratura d'evasione esiste: questo romanzo intrattiene e conquista senza rinunciare alla bellezza e alla complessità della scrittura.
Alla fine del XIX secolo, un grosso cilindro metallico proveniente da Marte precipita nella zona periferica di Londra. Di fronte alla folla attonita, ne escono alcune creature simili a delle piovre. I marziani, decisamente ostili, iniziano una vera guerra utilizzando i tripodi, gigantesche macchine a tre gambe armate di un raggio incandescente. Un'invasione totale che utilizza perfino una pianta infestante per alterare l'ecosistema e renderlo più adatto alla loro sopravvivenza.
Pubblicato nel 1950, è una geniale composizione, un fix up novel di 28 racconti collegati tra loro dal tema comune, l'arrivo degli esseri umani sul pianeta rosso. Lo scrittore ricostruisce un mondo, ambientato tra il 1999 e il 2026, non curandosi particolarmente dell'aspetto più logico e scientifico degli eventi o delle descrizioni aliene. Lascia, invece, maggior spazio alle suggestioni fantasiose, a uno sguardo poetico e morale sul ruolo dell'essere umano nell'universo.
Solaris è un lontano pianeta di un sistema diverso da quello terrestre, ricoperto quasi interamente da un oceano dalla consistenza gelatinosa. Gli umani lo studiano da oltre 100 anni: pur immaginando che sia un'entità senziente, non sono ancora riusciti a comprenderne il funzionamento. Lo psicologo Chris Kelvin raggiunge la stazione spaziale attorno al misterioso pianeta e trova, tra gli scienziati, una strana inquietudine. Solaris crea apparizioni prendendo i loro ricordi più dolorosi.
Prefigura in modo preciso l'emergenza climatica contemporanea. Il ritratto di un mondo distopico in cui il riscaldamento globale ha sciolto del tutto le calotte polari, trasformando la terra in una gigantesca laguna. Lo scienziato Robert Kerans ha il compito di esplorare ciò che rimane delle città , completamente inghiottite dall'acqua o invase da una folta vegetazione tropicale. Un cambiamento così radicale da creare profonde trasformazioni psicologiche in tutti gli abitanti della terra.
Un misterioso monolite nero compare in diverse ere geologiche, guidando il progresso dell'uomo dalla preistoria all'esplorazione del sistema solare. Secoli dopo, degli astronauti in missione tra la Luna e Giove sono supportati da HAL 9000, un supercomputer dotato di intelligenza artificiale. il viaggio prosegue verso l'abisso e tra le stelle, fino al nuovo contatto con il monolite e la trasformazione finale dell'uomo. Un universo di metafore sulla natura evolutiva dell'essere umano.
Nel 1992, la terra è stata devastata da una guerra nucleare. Il cacciatore di taglie Rick Deckard vive insieme alla moglie Iran, malata di depressione. Ricevuto l'incarico di eliminare degli androidi ribelli, scoprirà quanto l'empatia sia un dono innato, superiore al potere e all'intelligenza. Pone domande esistenziali di grande attualità la cui principale è su cosa significhi davvero essere umani, indagando il rapporto tra uomo e macchina e l'uso e abuso della tecnologia.
In un futuro organizzato come neo feudale Paul, erede della potente casata Atreides, ha il compito di supervisionare il pianeta Arrakis. Un luogo desolato ma unico ad avere, sul suolo, la preziosa e rara Spezia, sostanza che permette di viaggiare nello spazio. I rivali Harkonnen dichiarano guerra per impadronirsi del monopolio di questo materiale. Paul e sua madre Jessica trovano rifugio presso i Fremen, il popolo del deserto.
Ha il merito di aver spostato il fulcro argomentativo dalla visione avventurosa nello spazio a tematiche politiche e sociologiche di grande realismo. Un esempio è l'invenzione della Psicostoria, scienza immaginaria capace di prevedere l'evoluzione della società umana. Una scoperta del protagonista, lo scienziato Seldon, che ha calcolato che il Grande Impero Galattico verrà sostituito da un interregno di 30 mila anni costellato da eventi oscuri, conflittuali e pieni di barbarie.
La protagonista del romanzo del 2016, il primo di una trilogia di grande successo, è Roz, un robot femmina conosciuta come Rozzum unità 7134. La robottina, programmata per sopravvivere in qualunque ambiente, dopo il naufragio della sua nave si risveglia sulle rive di un'isola sconosciuta e selvaggia, abitata da molti animali. Con grande fatica, impara a comunicare con loro, creando un rapporto di reciproco rispetto soprattutto con un'ochetta rimasta orfana.
Nel 1863 Otto Lidenbrock, un professore di Amburgo, trova un antico manoscritto islandese le cui pagine celano una mappa misteriosa. Sono le coordinate per un viaggio sperimentale al centro della terra, il cui passaggio per raggiungerla parte dal vulcano Sneffels. Deciso a compiere l'impresa, in compagnia del nipote Axel parte per ReykjavÃk. A loro si unisce la guida Hans, con cui affrontano questa straordinaria spedizione sotterranea.
Nell'anno 2540, la terra è in pace e perfettamente organizzata, ispirata come ordine e gerarchia alla produzione in serie delle auto Ford. Il concepimento è sostituito dalla nascita in laboratorio e i neonati sono già suddivisi in caste. La stabilità sociale è raggiunta attraverso la manipolazione psicologica e l'uso della Soma, una droga che elimina ogni dolore e conflitto. La presenza di un piccolo gruppo di umani rimasti al limite del sistema potrebbe creare cambiamenti indesiderati.
Il mondo è diviso in 3 superpotenze costantemente in guerra tra loro. Il protagonista Winston Smith vive in Oceania, nazione governata da un partito unico che controlla ogni aspetto della vita dei suoi cittadini anche attraverso la manipolazione della verità e la scelta di una lingua così semplice da annullare ogni sfumatura. L'incontro con la ribelle Julia e il tentativo fallito di sovvertire l'ordine prestabilito, cambieranno la sua vita per sempre.
Ambientato nel Trecento, racconta la storia del domenicano Nicolas Eymerich, incaricato di indagare su una misteriosa setta pagana che, nel regno d'Aragona, si dedica al culto della dea Diana. Le vicende medioevali incrociano quelle ambientate nel presente e nel futuro. Evangelisti rivitalizza il genere inserendo tocchi horror e verità storiche. L'adattamento a fumetti del libro, edito da Cosmo, è degli autori Jorge Zentner Jorge e David Sala.
Il protagonista Arthur Dent sta per perdere la sua casa, espropriata per costruire una nuova superstrada. A lasciarlo senza dimora è un ente galattico superiore che ha deciso di occupare la terra per trasformarla in vie di comunicazione. Insieme all'amico alieno Ford Perfect, non può fare altro che mettersi in viaggio seguendo i consigli di una guida elettronica per autostoppisti planetari. Una riflessione agrodolce sul significato dell'esistenza.
La sera del 17 agosto 2023 aprivo per la prima volta le porte de La Stanza di Antonio, una stanza virtuale (ma vera allo stesso tempo!) nata dalla mia passione per i libri e dal desiderio di condividere letture e relative recensioni.
In questi tre anni, ma soprattutto nei primi mesi del 2026, la Stanza è cambiata insieme a me. È nata con un'impostazione quasi generalista, per poi trovare progressivamente la propria identità , concentrandosi sempre di più sui libri di genere giallo, thriller e noir. Una scelta maturata nel tempo, seguendo le mie letture e, soprattutto, ciò che sentivo di voler raccontare davvero.
Ma una stanza, per essere davvero viva, ha bisogno di persone che la abitino…
Per questo voglio ricordarvi che anche voi lettori potete partecipare attivamente alla vita del blog: se avete letto un giallo, un thriller o un noir (ma vanno bene anche altri generi) e avete voglia di raccontarlo, potete inviare la vostra recensione e condividerla con me e con gli altri lettori.
Una filastrocca che sarebbe meglio non sentire mai, bambini che scompaiono e
un caso che sembrava sepolto da anni. Robert De Niro torna a
confrontarsi con il lato più oscuro del crimine in
L'uomo dei sussurri (The Whisper Man), il thriller psicologico
disponibile dal 28 agosto 2026 su
Netflix.
Diretto da James Ashcroft e tratto dall'omonimo bestseller
di Alex North, il film riunisce un cast che comprende Adam Scott,
Michelle Monaghan, Michael Keaton, Hamish Linklater, Owen Teague,
Acston Luca Porto e Will Brill. Al centro della storia c'è il rapimento di un
bambino di otto anni e il filo inquietante che collega la sua scomparsa a un
serial killer arrestato molto tempo prima. Ma sotto il meccanismo del crime
pulsa anche una storia più intima, costruita su padri e figli, lutti e ferite
familiari che il tempo non è riuscito a cancellare.
Tom Kennedy, interpretato da Adam Scott, è uno scrittore di gialli rimasto
vedovo. Cerca di crescere da solo il figlio Jake, otto anni, mentre entrambi
provano ancora a trovare un equilibrio dopo la perdita che ha sconvolto la
loro famiglia. Poi Jake scompare.
Per Tom il crimine smette improvvisamente di appartenere alle pagine dei libri
e diventa qualcosa di terribilmente concreto. Gli indizi emersi dopo il
rapimento sembrano infatti collegare la sparizione del bambino a un vecchio
caso che aveva terrorizzato la comunità : quello di un serial killer conosciuto
come l'Uomo dei sussurri.
L'assassino era stato arrestato anni prima grazie all'indagine condotta da
Peter "Pete" Willis, ex detective della polizia interpretato da Robert De
Niro. Pete, però, è anche il padre di Tom.
I due non si vedono da tempo e il loro rapporto è segnato da una distanza che
non sembra soltanto geografica. Per tentare di salvare Jake, Tom è costretto
quindi a fare ciò che probabilmente avrebbe voluto evitare: tornare dal padre
e chiedergli aiuto.
È in questo punto che le due anime del film si sovrappongono. La ricerca di un
bambino rapito diventa anche il difficile riavvicinamento tra un padre e un
figlio incapaci di liberarsi completamente da ciò che è accaduto in passato.
A Robert De Niro spetta il ruolo di Pete Willis, detective ormai in pensione
che era riuscito a catturare l'Uomo dei sussurri.
L'uomo ha trascorso anni cercando di allontanarsi da un'indagine che ha
lasciato conseguenze profonde anche sulla sua vita privata. Quando nuovi
bambini cominciano a scomparire, però, le analogie con il passato lo
costringono nuovamente a confrontarsi con quel caso. E questa volta la posta
in gioco è ancora più personale: la vittima è suo nipote.
Il mistero nasce così da una domanda semplice e inquietante: se il serial
killer individuato anni prima è ancora in prigione, chi sta riproducendo oggi
il suo rituale?
Adam Scott, volto di Scissione, interpreta invece Tom Kennedy.
Non è una lettura sovrapposta a posteriori al film: James Ashcroft ha indicato
proprio la relazione fra padri e figli come uno degli elementi che più lo
hanno attratto nel romanzo e nella sceneggiatura, definendola il cuore emotivo
della vicenda.
Nel cast c'è anche Michelle Monaghan, che interpreta la detective Amanda Beck.
È lei a lavorare sui nuovi casi e a trovarsi davanti alle inquietanti
somiglianze con i rapimenti attribuiti all'Uomo dei sussurri. Per
comprendere che cosa stia accadendo deve inevitabilmente rivolgersi a Pete,
l'uomo che conosce meglio di chiunque altro la vecchia indagine.
Il personaggio affianca così De Niro sul versante più propriamente
investigativo della storia, mentre la scomparsa di Jake trasforma la
riapertura di un cold case in una corsa contro il tempo.
Tra le presenze più interessanti di L'uomo dei sussurri c'è Michael
Keaton, nei panni di Frank Carter, l'uomo che Pete aveva fatto condannare per
i delitti attribuiti al serial killer.
Carter sta scontando l'ergastolo in un carcere di massima sicurezza. La sua
presenza permette al film di lavorare su uno dei meccanismi più classici del
thriller dedicato ai serial killer: il confronto fra l'investigatore e l'uomo
che credeva di avere definitivamente consegnato alla giustizia.
Keaton e De Niro avevano già partecipato entrambi a Jackie Brown di
Quentin Tarantino, ma senza condividere scene.
L'uomo dei sussurri offre quindi anche l'occasione di vedere
direttamente a confronto sullo schermo i due attori.
Nel cast figurano inoltre Hamish Linklater nel ruolo di Norman Collins, Owen
Teague, Will Brill nei panni del sergente John Dyson e il giovane Acston Luca
Porto, che interpreta Jake Kennedy.
L'uomo dei sussurri è tratto da
The Whisper Man, romanzo di Alex North pubblicato nel 2019 e diventato un bestseller del
New York Times.
Un vecchio racconto di Stephen King ambientato a Londra diventerà una miniserie per Prime Video. Il servizio streaming ha ordinato Crouch End, adattamento di sei episodi dell'omonima storia del 1980 ambientata nel quartiere situato nel nord della città che le dà il nome. Sarà la prima serie basata su un'opera del maestro dell'horror prodotta nel Regno Unito.
Crouch End ci porterà in una Londra che non dorme mai profondamente e i cui sogni sono inquieti. Quando Doris Freeman, una star del cinema di fama mondiale, irrompe in una stazione di polizia della città affermando che strani fenomeni si celano dietro la scomparsa di suo marito, l'ispettore Ted Vetter deve indagare per capire se sta dicendo la verità , se potrebbe essere un'assassina o se c'è qualcosa di ancora più agghiacciante in gioco.
Il racconto, considerato un omaggio allo scrittore H.P. Lovecraft, è stato adattato da Paul Tomalin (Bodies), mentre Tom Shankland (Berlin Noir) si occuperà della regia. "Stephen King è uno dei narratori più influenti del nostro tempo e siamo entusiasti di portare la sua storia lovecraftiana a Londra con Crouch End - ha dichiarato la vicepresidente degli originali internazionali di Prime Video e Amazon MGM Studios Nicole Clemens -. Paul Tomalin apporta alla serie una visione unica e incentrata sui personaggi e, insieme a Tom Shankland alla regia e ai team di produzione di prim'ordine a Mammoth Screen e Fifth Season, questo show catturerà il pubblico di tutto il mondo con il suo thriller poliziesco viscerale e il mistero soprannaturale".
Tomalin ha aggiunto: "Dopo aver letto Crouch End alcuni anni fa, la vivida prosa di Stephen King ha perseguitato i miei incubi da allora. Avere l'onore di adattarlo con gli incredibili team a Mammoth, Fifth Season e Amazon insieme al regista Tom Shankland è un sogno diventato realtà . Non potrei essere più entusiasta di portare questa storia emozionante sullo schermo".
Dopo 25 anni di attesa, il regista di Donnie Darko ha finalmente pronto il sequel, solo che non è un film ma un romanzo epistolare di 800 pagine sui viaggi nel tempo
Richard Kelly ci ha messo venticinque anni a scrivere il sequel del suo film Donnie Darko. L'unico problema (ma magari scopriremo che non è un problema, magari dovremo ammettere che è meglio così) è che il risultato di questi vent'anni di lavoro matto e disperatissimo non è un film ma un romanzo epistolare, ambientato nel 1988, lungo più di 800 pagine e intitolato The Philosophy of Time Travel.
Il libro, in uscita alla fine dell'anno (una data ufficiale ancora non è stata annunciata), racconta i quattordici mesi successivi alla tragica morte di Donnie. Attraverso lettere, diari e documenti, il romanzo segue i genitori Rose ed Eddie Darko mentre intraprendono ognuno la sua indagine sulla morte del figlio, per capire cosa sia davvero successo a Donnie e cosa fosse quell'universo tangente in cui era scivolato, quella realtà parallela, instabile e temporanea, generata da una frattura nello spaziotempo, in cui Donnie aveva vissuto i suoi ultimi 28 giorni di vita evitando il collasso del mondo primario.
Nelle intenzioni di Kelly, il libro è soltanto la prima tessera di un mosaico più ampio. Prima un adattamento in motion-capture della prima parte del romanzo, poi un salto temporale di ventotto anni nel futuro e un sequel in live-action. L'obiettivo finale è quello di riunire il cast originale, dice «Adoro il mio cast. Mi piacerebbe molto ritrovare tutti questi attori meravigliosi. Ora la decisione spetta in un certo senso al mercato, un mercato che comprende una fanbase globale, il nostro splendido cast e una serie di nuovi personaggi oltre a tutta quella tecnologia straordinaria che anni fa non esisteva». Resta da capire se nella Hollywood odierna ci sia ancora spazio per i sogni e ai deliri di Richard Kelly.
Guy e Rosemary Woodhouse sono una giovane coppia di sposi. Lui è un attore, in attesa della sua grande occasione; lei sogna una normalità borghese fatta di sicurezza economica, una bella casa, tanti figli. Dopo lunghe ricerche hanno trovato un appartamento nel Bramford (un antico palazzo nel cuore di Manhattan, circondato da un alone di prestigio sociale ma anche da sinistre leggende) e di lì a poco la loro vita sembra arrivare a una svolta: Guy ottiene una parte in un'importante commedia e Rosemary resta finalmente incinta del primo figlio. Ma non tutto è destinato ad andare per il verso giusto. La gravidanza di Rosemary viene turbata da premonizioni e incubi notturni, da inspiegabili dolori addominali e strani incontri, e soprattutto dall'invadenza di due vicini, troppo premurosi per non risultare sospetti…
Pubblicato per la prima volta nel 1967 e portato sul grande schermo da Roman Polanski, con un'indimenticabile Mia Farrow nel ruolo della protagonista, Rosemary's Baby è una delle grandi storie di mistero della nostra epoca, ma anche una godibilissima commedia che, dopo aver fatto entrare il Male nelle nostre case, ci aiuta a esorcizzarlo con la grazia di un semplice sorriso.
▪ L'incipit del libro
Rosemary e Guy Woodhouse avevano già firmato il contratto d'affitto per un appartamento di cinque locali in un palazzone tutto bianco sulla First Avenue quando, da una certa signora Cortez, appresero che nel Bramford era libero un appartamento di quattro locali. Il Bramford, un vecchio edificio nero e imponente, è un agglomerato di appartamenti coi soffitti alti, ricercatissimi per via dei camini e dei particolari vittoriani. Rosemary e Guy si erano messi in lista sin dal giorno in cui s'erano sposati, ma alla fine avevano dovuto arrendersi.
Guy le riferì la notizia premendosi il microfono contro il petto; Rosemary mandò un gemito: «Oh, noo!» e per poco, parve, non scoppiò in lacrime.
«Ormai è troppo tardi» , disse Guy, parlando nel microfono. «Abbiamo firmato il contratto proprio ieri». Rosemary gli afferrò un braccio. «Non potremmo disdirlo?» gli chiese. «Trovare una scusa?»
«Scusi un attimo, signora Cortez». Guy tappò di nuovo il microfono. «Che scusa?» chiese.
Lei spalancò e levò le braccia al cielo, agitata. «Non so. Possiamo dirgli la verità . Che ci è capitata l'occasione di un appartamento al Bramford».
▪ La mia recensione
"Satana è Suo Padre, non Guy rispose Roman -, Satana è Suo Padre. Salì dall'Inferno e generò un Figlio con una donna mortale! Per vendicare le vessazioni e le iniquità subite dai Suoi fedeli seguaci a opera degli adoratori di Dio".
Pubblicato ad inizio del 1967 Rosemary's Baby vede i giovani Guy e Rosemary Woodhouse traslocare nel Bramford, un elegante ed antico palazzo di Manhattan ma ammantato da sinistri accadimenti (morti sospette e suicidi su tutti). Guy è un attore ancora in cerca dell'occasione giusta per emergere nel mondo della recitazione, Rosemary è impaziente di avere un primo figlio: i loro desideri, di punto in bianco, sembrano realizzarsi in contemporanea a strani e misteriosi eventi che solo Rosemary sembra notare. Inoltre, la presenza della misteriosa coppia di anziani che abita accanto al loro appartamento ed irrompe come un tornato nella vita dei due giovani, diventa via via sempre più opprimente.
Pur essendo un romanzo abbastanza datato in alcuni passaggi, l'ho trovato assolutamente ben scritto: la tensione, all'inizio appena appena percepibile, diventa sempre più inquietante e, alla fine, si tramuta in horror puro. Ira Levin ha saputo mostrarci semplici istanti di vita quotidiana alternandoli con episodi incerti ed oscuri. E questo fatto mette il lettore davanti ad un dilemma: cosa è davvero reale e cosa è frutto della mente, della fobia e delle fissazioni di una sempre più isolata Rosemary.
Perfetta la contrapposizione, presente in tutto il libro, tra la tranquillità dell'appartamento di Rosemary ed il pericolo che si intuisce essere proprio al di là della porta d'ingresso. E perfetto è anche il finale ambiguo. Due elementi che, dopo quasi sessant'anni dalla pubblicazione del libro, fanno ancora da canone ai tanti romanzi, film e serie TV che si sono succeduti nel corso degli anni (un esempio su tutti: It di Stephen King).
Rosemary's Baby, a conti fatti, è un horror che, pur non mostrando palese e cruda violenza, piacerà senz'altro agli amanti del genere.
Emilio Salgari: Le Tigri di Mompracem. I pirati della Malesia, vol. 1
Formato: Kindle (1.4 MB)
Pagine: 344
Editore: Feltrinelli Editore (7 ottobre 2025)
ASIN: B0FRFJD8K1
ISBN-13: 978-8858864036
Data di acquisto: 20 luglio 2026
Letto dall'11 al 25 agosto 2026
▪ Sinossi
Pubblicato nel 1900, Le Tigri di Mompracem è il primo libro in cui compare Sandokan, la "Tigre della Malesia". Principe spodestato del Borneo, è diventato il temuto capo dei pirati di Mompracem, un'isola selvaggia nel Mare della Malesia. Tra l'amore per l'affascinante lady Marianna, gli assalti dei suoi coraggiosi "tigrotti" e i colpi della sua celebre scimitarra, insieme al fedele amico Yanez, Sandokan combatte gli inglesi per vendicare la sua famiglia e riconquistare la libertà .
Un ribelle capace di far tremare l'impero più potente del mondo. Un avventuriero che vi trascinerà fin nella giungla e per mari in burrasca. Un mito della letteratura e del cinema.
▪ L'incipit del libro
La notte del 20 dicembre 1849 un uragano violentissimo imperversava sopra Mompracem, isola selvaggia, di fama sinistra, covo di formidabili pirati, situata nel mare della Malesia, a poche centinaia di miglia dalle coste occidentali del Borneo.
Pel cielo, spinte da un vento irresistibile, correvano come cavalli sbrigliati, e mescolandosi confusamente, nere masse di vapori, le quali, di quando in quando, lasciavano cadere sulle cupe foreste dell'isola furiosi acquazzoni; sul mare, pure sollevato dal vento, s'urtavano disordinatamente e s'infrangevano furiosamente enormi ondate, confondendo i loro muggiti cogli scoppi ora brevi e secchi ed ora interminabili delle folgori.
Chi mai vegliava in quell'ora e con simile bufera, nell'isola dei sanguinari pirati?
▪ La mia (brevissima) recensione
"Vi è un uomo che impera su questo mare, che bagna le coste delle isole malesi, un uomo che è il flagello dei naviganti, che fa tremare le popolazioni, e il cui nome suona come una campana funebre. Hai tu udito parlare di Sandokan, soprannominato la Tigre della Malesia? Guardami in viso. La Tigre sono io…".
Ecco qui un classico (nel vero senso della parola) dell'avventura e che ha reso intramontabile il mito di Sandokan (che per me, "bambino" negli anni '70 del secolo scorso, ha ed avrà sempre il volto di Kabir Bedi).
Emilio Salgari ha saputo costruire un gran bel romanzo fatto di azione, combattimenti, colpi di scena ed Amore (sì, proprio quello con la A maiuscola)… ed il tutto, senza che l'autore italiano abbia mai visitato quei luoghi! Il protagonista, il coraggioso ed indomito principe-pirata Sandokan, è un eroe carismatico e con un alto senso dell'onore e del rispetto. Idealmente trasportato ai giorni nostri, io lo vedrei benissimo nei panni di leader ribelle ed autorevole allo stesso tempo, sempre in prima linea per i diritti della sua gente.
Certo, essendo un romanzo pubblicato per la prima volta sul finire del 1800, letto oggi ha risentito parecchio del trascorrere del tempo, specialmente nella descrizione dei vari popoli e delle loro culture.
Ma cuore pulsante del libro sono anche le spettacolari location: il Mare di Malesia (nord del Borneo), le spiagge e la giungla della leggendaria isola di Mompracen, non si limitano solo a fare da sfondo alle imprese dei "tigrotti" ma si ergono a vere e proprie protagoniste dell'intera storia.
Un romanzo, perciò che parla di coraggio, amicizia, valori, libertà ed amore. Insomma, un libro per tutti.
Incredibilmente avvincente e scritto con una prosa evocativa, Nero come il mare è un thriller dall'ambientazione spettacolare; ricco di amore in tutte le sue forme, colpi di scena sbalorditivi e paesaggi di una bellezza vertiginosa, ci parla delle scelte impossibili che dobbiamo compiere per proteggere le persone che amiamo.
«Al tempo stesso mystery avvincente, thriller psicologico e ode al mondo naturale scritta in modo squisito, Nero come il mare è un trionfo. McConaghy è magistrale nella sua abilità di mostrare le intricate connessioni tra la natura e il cuore umano, e in questo libro è al culmine delle sue capacità . Straordinario». Hannah Kent
«Un romanzo mozzafiato fatto di romanticismo, mistero e colpi di scena. Vi sconvolgerà … Adoro questo libro». Reese Witherspoon
«Affascinante, accattivante, con un ritmo serrato. Leggere questo romanzo incredibilmente evocativo e profondamente umano è come guardare le ultime persone sulla Terra mentre si preparano a lasciare una parte della loro anima nel posto più bello che abbiano mai conosciuto». The Washington Post
▪ L'incipit del libro
Rowan
Ho odiato mia madre per quasi tutta la vita, ma il volto che vedo mentre sto annegando è il suo.
Il volto che vedo al mio risveglio, invece, è un altro. È ruvido, scabro, segnato dal vento. È l'immagine che sto guardando quando all'improvviso vengo sopraffatta dal dolore, e so che l'assocerò per sempre a questa sofferenza. Ogni volta che lo rivedrò, ricorderò il bruciore lancinante mentre vengo trascinata sugli scogli, la carne viva che si apre, si scortica, la pressione che mi esplode in petto; la sensazione resterà così intensa che mi sembrerà di riviverla ancora. Rivederlo sarà come tornare. Come annegare di nuovo.
Nero come il mare, della scrittrice australiana Charlotte McConaghy, è un thriller sui generis e farlo passare per tale o cercare di catalogarlo in altri generi (comunque attinenti) è un'impresa davvero ostica.
Il libro è sì un thriller ma è molto annacquato da mystery, dramma familiare, dramma psicologico e questioni ambientali.
Anzi, soprattutto questioni ambientali. La storia si svolge tutta sulla fittizia e remota isola antartica di Shearwater (che l'autrice ha creato ispirandosi a Macquarie, isola situata fra la Nuova Zelanda e l'Antartide): qui Dominic Salt ed i suoi tre figli (Fen la femmina di 17 anni, Raff ed Orly i maschi di 18 e 9 anni) abitano nel faro dell'isola e sono i custodi di una gigantesca banca dei semi destinati, in caso di catastrofe a livello mondiale, a ricreare la biodiversità sulla Terra. La famiglia Salt, è facile intuirlo, vive completamente isolata e, per giunta, senza alcuna possibilità di comunicare con il resto del mondo (chi ha sabotato le radio e distrutto i generatori di corrente?). Durante una tempesta i Salt recuperano una naufraga: è Rowan e nasconde uno o più segreti. Il più importante dei quali è: che cosa è venuta a fare in un posto completamente sperduto ed isolato proprio mentre è in corso una inarrestabile erosione (con conseguente inabissamento) dell'isola stessa?
Il romanzo è tutto un racconto corale: ogni capitolo, come fosse una pagina di un diario, è scritto da un diverso personaggio raccontando, di conseguenza, la sua versione degli eventi. Eppure, a conti fatti, la protagonista assoluta è la natura: Shearwater è sempre presente, e con lei il mare in burrasca, il vento impetuoso ed il freddo estremo, le foche, le balente, gli aironi e tutti gli altri animali che la abitano. Charlotte McConaghy ha saputo creare un piccolo angolo di mondo davvero meraviglioso… anche nelle drammatiche fasi dell'inabissamento.
L'ambiente, perciò, non si limita a fare da semplice location ma diventa il cardine del libro e ne influenza le scelte dei personaggi. E qui è necessario fare un plauso alla scrittrice australiana: adottando uno stile molto evocativo e mettendo in secondo piano l'azione vera e propria, ha saputo donarci una magistrale descrizione di un ambiente emozionante, ma con condizioni quasi proibitive per l'uomo.
Intanto c'è da dire che la componente primaria del romanzo non è il mistero ma la dinamica interna alla famiglia Salt che, in alcune parti, rallenta vistosamente il ritmo della narrazione.
Inoltre, la trama ha tutti gli elementi del genere (una persona misteriosa che sbuca dal nulla, personaggi con segreti a più non posso, un posto isolato ed inaccessibile e, tanto per non farci mancare niente, una tomba senza nome e scavata di fresco), ma mancano sia l'indagine che la domanda chiave (chi è il colpevole di turno?). In verità , se proprio vogliamo vederla in questo modo, ad un certo punto del romanzo ne entra in scena una ancora più importante: conosciamo veramente le persone con cui viviamo quotidianamente?
In conclusione, Nero come il mare lo consiglio a chi vuole avventurarsi in un thriller diverso dal solito ed a tutti coloro che hanno voglia di cimentarsi con il sempre più difficile rapporto uomo-natura.
«Non appena mi cadde l'occhio sulle ragazze che attraversavano il parco, la mia attenzione restò fissa su di loro. Quella dai capelli neri con le sue accompagnatrici, la loro risata un rimprovero alla mia solitudine. Stavo aspettando che succedesse qualcosa, senza sapere cosa. E poi ecco».
«Le ragazze annuncia l'arrivo di una voce formidabile nella narrativa americana». Jennifer Egan
«Questo libro vi spezzerà il cuore e vi lascerà a bocca aperta». Lena Dunham
«Non so che cosa sia piú stupefacente, se la capacità di Emma Cline di comprendere gli esseri umani o la bellezza della sua scrittura». Mark Haddon
«Ma al di là del clamore che ha suscitato, questo romanzo è davvero cosà bello? Preparatevi a ingoiare il vostro scetticismo». The Washington Post
▪ L'incipit del libro
Alzai gli occhi per via delle risate, e continuai a guardare per via delle ragazze.
Notai prima di tutto i capelli, lunghi e spettinati. Poi i gioielli che brillavano al sole. Erano in tre, così lontane che vedevo solo la periferia dei loro lineamenti, ma non importava: capii subito che erano diverse da tutte le altre persone del parco. Famiglie che ciondolavano, vagamente in fila, aspettando che fossero pronte le salsicce e gli hamburger messi a cuocere sulla griglia. Giovani donne in camicia a scacchi che correvano a stringersi al fianco dei fidanzati, bambini che lanciavano gemme di eucalipto ai polli dall'aria selvatica che infestavano il vialetto. Le ragazze dai capelli lunghi sembravano scivolare su tutto quello che le circondava, figure tragiche e isolate. Come una famiglia reale in esilio.
▪ La mia recensione
"La realtà della nostra esistenza ci rendeva sprezzanti, ansiosi di distruggere ciò che sembrava permanente".
Questo romanzo d'esordio della statunitense Emma Cline è molto spiazzante. A vedere la copertina ed a leggere che la trama è ispirata alle reali vicende di Charles Manson (e della sua "Famiglia Manson") sembra di trovarsi di fronte ad un thriller in piena regola. Ma non è così…
Durante l'estate californiana del 1969, Evie, quattordicenne sfiduciata ed in procinto di partire per il college, resta estasiata da un gruppo di cenciose ragazze poco più grandi di lei che subiscono l'influenza negativa di Russell, misterioso leader di una eccentrica setta hippie e di veri e propri "scappati di casa". Riesce ad avvicinarle ed a farsi accettare nella loro setta… ma per lei, da qui in poi, sarà tutta una inesorabile discesa verso un inferno di droga, sesso, violenza, furti e manipolazione psicologica.
Emma Cline ha utilizzato uno stile molto evocativo in grado di "farci vedere" sia le classiche insicurezze del periodo adolescenziale, che la rassegnazione dell'età adulta (la storia è tutta incentrata su una Evie ormai adulta che ripensa a quei giorni andati).
Il personaggio di Evie è perfettamente caratterizzata: non ci viene mostrata come una "vittima" ma, il suo interesse per la comunità di Russell, scaturisce soltanto dalla sua solitudine e, di conseguenza, dal suo desiderio di esser "vista" e di far parte di un qualcosa.
Ma per Le ragazze, purtroppo, non è tutto oro quel che luccica.
Partiamo direttamente dagli altri personaggi. Tutti (compresa la coprotagonista Suzanne di cui Evie è infatuata) risultano poco approfonditi. Alcune delle ragazze della comunità di Russell mi hanno dato l'impressione di esser state messe lì solo per far numero…
Il ritmo narrativo. Se vi avvicinate a questo romanzo aspettandovi, da subito, omicidi e sangue che scorre a fiumi resterete delusi. La storia, che come ho detto poc'anzi è raccontata in prima persona dalla protagonista ormai adulta, è lentissima e si concentra parecchio sulle sue impressioni e sulle sue disillusioni.
A questo punto la domanda sorge spontanea: Le ragazze può davvero considerarsi un thriller?
La mia risposta è una sola: NO!
Per carità , alcuni degli "ingredienti" tipicamente appannaggio del thriller ci sono tutti: la manipolazione psicologica, l'ambiguo leader della setta e la costante sensazione di minaccia. Però mancano completamente gli elementi cardine del genere: la tensione, l'indagine ed i colpi di scena. In questo romanzo, già dalla prima pagina, sai già cosa ne sarà di Evie, sai già cosa succederà e sai già chi è il responsabile della violenza che si scatenerà a fine libro.
Quindi, per come la vedo io, Le ragazze è solo un nostalgico romanzo di formazione in un ambiente malsano. È il racconto di una ragazza fragile che, cercando visibilità , finisce nel posto sbagliato.
Infinite Jest, il romanzo-labirinto spiegato con una mappa
C'è un problema con Infinite Jest. Non si legge. Si attraversa. Come una città senza segnaletica, dove le strade cambiano nome a metà e le mappe sono state strappate
Il progetto segnalato da FlowingData (Visual Guide for Infinite Jest) prova a fare una cosa molto semplice e insieme radicale: prendere un romanzo e trattarlo come un dataset. Christian Swinehart ha realizzato una sorta di guida visuale al romanzo di David Foster Wallace
Il risultato non è una recensione. È una radiografia.
Wallace scrive più di mille pagine, dissemina centinaia di personaggi, spezza il tempo narrativo e poi lo ricuce con note a piè di pagina che funzionano come cunicoli laterali. Leggere diventa un esercizio di orientamento. Qui entra la visualizzazione. Ogni personaggio diventa un nodo, ogni relazione un arco, ogni segmento narrativo una coordinata. Il libro si trasforma in un grafo. Non più sequenza, ma sistema.
È un cambio di paradigma che assomiglia a quello visto nell'informatica quando si passa dal codice all'architettura. Il testo è il codice. La mappa è il sistema. E il sistema rivela quello che la pagina nasconde.
Nella visualizzazione emergono gerarchie invisibili. Alcuni personaggi si comportano come hub di rete, catalizzatori di connessioni. Altri restano periferici, satelliti isolati. Le linee narrative si aggregano in cluster che si sfiorano e poi si allontanano. Il tempo smette di essere una linea e diventa una superficie deformata. Le note, che nel libro sembrano deviazioni, qui appaiono per quello che sono: estensioni strutturali, quasi frattali.
Il punto non è semplificare. È comprimere la complessità in una forma leggibile. Come trasformare un rumore bianco in un segnale.
Dentro questa operazione c'è una tendenza più ampia. La letteratura, quando diventa troppo densa, si presta a essere tradotta in dati. I romanzi diventano reti. I personaggi diventano entità computabili. Le trame diventano strutture analizzabili. Non è un tradimento del testo. È un secondo livello di lettura.
Una specie di Google Maps per libri impossibili.
La mappa non sostituisce l'esperienza. Non restituisce la voce, il ritmo, l'ironia. Ma permette di vedere la forma. E la forma, in un oggetto come Infinite Jest, è già metà del significato.
Il resto resta lì. Nelle mille pagine. Dove perdersi continua a essere parte del gioco
Un virus ha cancellato quasi tutta l'umanità . Le città sono diventate luoghi da evitare, la fiducia è un lusso e sopravvivere significa imparare a vivere con pochissimo. Eppure, nel cuore di The Dog Stars. Le stelle del cane, il vero problema non è resistere alla fine del mondo, ma capire che cosa rimane dell'essere umano dopo la fine.
Il nuovo film di Ridley Scott porta sul grande schermo il romanzo di Peter Heller, pubblicato nel 2012 e conosciuto in Italia come Le stelle del cane. Jacob Elordi interpreta Hig, un giovane pilota sopravvissuto alla pandemia che vive in una base isolata insieme al più pragmatico Bangley, interpretato da Josh Brolin. Una misteriosa trasmissione radio, però, riaccende la possibilità che là fuori esista ancora qualcosa per cui valga la pena rischiare tutto. 20th Century Studios ha fissato l'uscita statunitense del film al 28 agosto 2026.
Dietro l'apparenza di un grande thriller post-apocalittico, però, c'è un romanzo che usa la catastrofe per raccontare soprattutto lutto, solitudine, natura e bisogno degli altri. Ed è forse proprio questo a rendere l'incontro tra Heller e Scott particolarmente interessante.
Peter Heller immagina un futuro vicinissimo al nostro nel quale una pandemia influenzale ha eliminato gran parte della popolazione mondiale. Hig è uno dei sopravvissuti.
Prima della catastrofe aveva una moglie, una vita e un futuro che sembrava prevedibile. Adesso abita in un vecchio aeroporto del Colorado, vola con il suo piccolo aereo e condivide il territorio con Bangley, uomo armato e disilluso che ha trasformato la prudenza in regola di sopravvivenza. Accanto a Hig c'è anche Jasper, il suo cane.
La vita si riduce a gesti ripetuti: controllare il perimetro, volare abbastanza in alto da avvistare eventuali minacce, procurarsi il necessario, evitare gli sconosciuti. Ma Heller introduce immediatamente una differenza essenziale tra i suoi due protagonisti. Bangley vuole restare vivo, Hig vuole ancora vivere. Ed è una distinzione che cambia completamente il significato del romanzo.
Sopravvivere non basta. La narrativa post-apocalittica spesso pone una domanda immediata: come riusciremo a sopravvivere se il mondo collassa?
Non rappresenta semplicemente la possibilità che esistano altri sopravvissuti. Rappresenta la possibilità che il mondo non sia finito completamente. Il viaggio di Hig nasce quindi da qualcosa che, nel mondo di Bangley, potrebbe essere considerato un errore: la speranza.
Nel film, Hig avrà il volto di Jacob Elordi, mentre Josh Brolin interpreterà Bangley. Il cast comprende inoltre Margaret Qualley, Guy Pearce, Benedict Wong e Allison Janney.
Bangley rappresenta l'altra possibilità . Per lui ogni sconosciuto è una minaccia potenziale e ogni esitazione può diventare fatale. Non è semplicemente cinico: è qualcuno che ha adattato perfettamente il proprio comportamento alle regole della nuova realtà .
La tensione tra i due non riguarda quindi soltanto come sopravvivere, ma quale tipo di persona bisogna diventare per riuscirci.
La regia di Ridley Scott rende il progetto particolarmente curioso. Scott ha costruito una parte importante del proprio cinema intorno a esseri umani collocati in ambienti ostili: lo spazio di Alien, le metropoli futuristiche di Blade Runner, il pianeta desolato di The Martian o i mondi attraversati dalle sue grandi epopee storiche.
In The Dog Stars, però, l'ambiente ostile coincide con qualcosa di familiare. Il Colorado esiste ancora, il cielo è ancora azzurro, le montagne sono ancora lì, il problema è che quasi tutti gli esseri umani sono scomparsi.
È un punto di partenza perfetto per Scott: uno spazio enorme e visivamente spettacolare nel quale la presenza umana è diventata quasi un'anomalia.
Nel romanzo, Jasper non è soltanto il cane del protagonista. È uno dei legami più importanti rimasti a Hig. Dopo aver perso la moglie e gran parte del mondo conosciuto, il rapporto con l'animale rappresenta una continuità con ciò che significava avere una casa, una famiglia, qualcuno da aspettare e da proteggere. Per questo il titolo originale, The Dog Stars, acquista una sfumatura particolarmente malinconica. In un universo svuotato, ciò che mantiene Hig ancorato alla vita non sono soltanto le armi o l'aereo. Sono i legami.
La presenza di Jasper ricorda costantemente che l'affetto può sembrare inutile dal punto di vista della sopravvivenza pura, ma è proprio ciò che impedisce al protagonista di trasformarsi completamente in una macchina programmata per restare viva.
Un'altra particolarità del romanzo è che la fine della civiltà non coincide con la fine del mondo naturale. Anzi: quando gli esseri umani scompaiono, la natura continua. Heller descrive paesaggi, voli, fiumi, montagne e stagioni con una sensibilità che rende la catastrofe quasi paradossale: la fine dell'umanità non significa necessariamente la fine della bellezza.
Hig, però, continua a osservare la natura non come semplice risorsa, ma come qualcosa capace di offrirgli ancora un'esperienza estetica e spirituale. Questo aspetto potrebbe trovare nel cinema di Scott una traduzione particolarmente potente. Il contrasto tra paesaggi vastissimi e pochissimi esseri umani può restituire visivamente la sensazione fondamentale del libro: essere rimasti vivi dentro un mondo che sembra già aver imparato a fare a meno di noi.
Il vero movimento della storia comincia da una voce. Hig intercetta una trasmissione radio proveniente da una zona distante e conserva quel ricordo per anni, non sa con certezza chi ci fosse dall'altra parte, non sa se qualcuno sia ancora vivo, non sa neppure se raggiungere quel luogo sia possibile. Eppure decide di partire.
Hig sceglie quindi l'incertezza, la possibilità di incontrare qualcuno, la possibilità di essere deluso, la possibilità di morire e, proprio per questo, la possibilità di ritrovare qualcosa che assomigli alla vita.
La memoria può diventare allora contemporaneamente rifugio e prigione. Ricordare la moglie significa conservarla, ma significa anche continuare a misurare ogni giornata rispetto a qualcosa che non tornerà .
Il viaggio verso la voce captata alla radio può essere letto proprio come il tentativo di smettere di vivere esclusivamente nel passato. Non dimenticare, ma accettare che essere sopravvissuti comporti anche una responsabilità : decidere che cosa fare del tempo che rimane.
La sceneggiatura è firmata da Mark L. Smith, già autore di storie nelle quali sopravvivenza fisica e conflitto umano convivono in ambienti estremi. Scott figura inoltre tra i produttori insieme a Michael Pruss, Smith e Cliff Roberts, mentre lo stesso Peter Heller è coinvolto come executive producer.
Naturalmente un film dovrà comprimere una parte dell'introspezione del romanzo. La scrittura di Heller vive molto nella voce di Hig, nel modo in cui ricorda e osserva il mondo. Il cinema dovrà trasformare quel flusso interiore in immagini, silenzi e relazioni.
Il trailer e la presentazione ufficiale sembrano insistere maggiormente sulla componente thriller e sul viaggio nell'ignoto, ma il vero banco di prova sarà capire quanto dell'anima malinconica del libro riuscirà a sopravvivere alla scala spettacolare del film.
Per l'Italia, il materiale promozionale mostrato annuncia Le stelle dopo la fine dal 26 agosto al cinema, quindi con un'uscita anticipata rispetto a quella americana.
Ma più della pandemia o dello spettacolo post-apocalittico, sarà interessante vedere se Scott conserverà il pensiero che rende il romanzo di Peter Heller così particolare. La fine del mondo può insegnare a difendersi, può insegnare a sospettare, può trasformare ogni incontro in una minaccia.
Le indagini della grafologa Bea Navarra nei gialli di Nunzia Scalzo
Dalla Sicilia una nuova protagonista del noir italiano, la grafologa Bea Navarra, nata dalla fantasia di Nunzia Scalzo, che dopo La regola dell'ortica è tornata con Il ragno nella tela
C'è una nuova protagonista nel noir italiano contemporaneo, la grafologa Bea Navarra, nata dalla fantasia di Nunzia Scalzo, che dopo il successo di La regola dell'ortica è tornata, sempre per Feltrinelli, con Il ragno nella tela.
Grafologa forense a sua volta, e giornalista, Nunzia Scalzo è "nata per caso in Germania da genitori siciliani", e vive e lavora proprio in Sicilia. Dopo la laurea in Filosofia all'università di Catania, si è perfezionata in Filosofia del linguaggio.
Scalzo ha due passioni: quella per il giornalismo e la scrittura (è infatti direttrice editoriale del settimanale regionale I Vespri e collaboratrice delle pagine culturali dell'edizione di Palermo di la Repubblica), e quella per la grafologia forense (dal 2003 è iscritta al Tribunale di Catania e ha lavorato a migliaia di casi).
E veniamo a Il ragno nella tela, seconda indagine di Bea Navarra, che porta nella Sicilia più oscura: "Questa famiglia raggiungerà la pace e la serenità solo quando il diavolo sarà schiacciato. Non fidarti di chi ti è più vicino, non è mai quello che sembra". A trovare il sinistro messaggio nascosto dietro un quadro è la baronessa Giacinta Luce Di Gregorio. Nell'isolamento della sua villa immersa tra le colline di Caltagirone, la donna sta cercando di superare una serie di lutti che l'hanno colpita di recente, e adesso ecco queste parole velenose.
Chi le ha scritte? Chi è il diavolo da eliminare? E cosa significa la sequenza alfanumerica in greco antico che le accompagna? È una minaccia travestita da maledizione?
Giacinta, però, sembra restia a concedere documenti e informazioni. Insieme all'amico giornalista Domenico Grimaldi, a Erina, l'amica affilata e irresistibile, e grazie a una dritta di suo figlio Teo, studioso di astrofisica e buon conoscitore del deep web, Bea finisce per trovarsi al centro di una rete di menzogne che intreccia passato e presente, sangue e denaro, amore e vendetta.
Analizzando ogni grafia, ogni firma, ogni carta, Bea cerca di ricostruire una sorta di mappa familiare fatta di testamenti falsi, morti sospette e segreti troppo a lungo custoditi…
Cinque distopie e romanzi sci-fi da recuperare assolutamente se ami le storie che fanno riflettere sul futuro
Cinque romanzi di fantascienza da recuperare assolutamente. Dalle distopie post-apocalittiche al cyberpunk, passando per racconti che interrogano identità , tecnologia e societÃ
Ogni grande distopia nasce da una domanda che riguarda il nostro tempo. C'è chi immagina società controllate dall'informazione, chi riflette sull'immortalità tecnologica, chi esplora il rapporto tra esseri umani e intelligenza artificiale o mette in discussione il concetto stesso di identità . È proprio questa capacità di osservare il presente attraverso il futuro che rende questi romanzi ancora oggi così attuali. Leggerli significa entrare in mondi lontani, ma uscirne con uno sguardo nuovo sul nostro.
Hugh Howey costruisce una storia che cresce pagina dopo pagina, trasformando un thriller post-apocalittico in una riflessione sul controllo dell'informazione, sulla paura e sul prezzo della libertà . È un romanzo che ricorda quanto ogni sistema fondato sul silenzio abbia bisogno di qualcuno disposto a cercare la verità , anche quando questa rischia di distruggere tutto ciò che credeva di sapere.
Se il corpo fosse soltanto un involucro sostituibile, cosa rimarrebbe davvero della nostra identità ? Altered Carbon parte da questa domanda e costruisce un futuro in cui la coscienza può essere trasferita da un corpo all'altro, rendendo la morte quasi un dettaglio tecnico. Takeshi Kovacs, ex soldato trasformato in investigatore, viene incaricato di risolvere un omicidio in una metropoli dominata dalla corruzione, dove l'immortalità è un privilegio riservato a pochi.
Richard K. Morgan fonde il noir con il cyberpunk in un romanzo duro, violento e profondamente filosofico. Dietro l'azione e le atmosfere decadenti si nasconde infatti una riflessione sul potere economico, sulla disuguaglianza e sul significato stesso della vita quando la morte perde il suo valore. È una lettura che continua a dialogare con il presente, interrogandosi su quanto la tecnologia possa amplificare le ingiustizie invece di eliminarle.
Neuromante pubblicato nel 1984, il romanzo di William Gibson ha definito l'immaginario cyberpunk prima ancora che Internet entrasse nella vita quotidiana, immaginando un mondo in cui il cyberspazio, le multinazionali e l'intelligenza artificiale ridefiniscono ogni aspetto dell'esistenza.
Seguendo le vicende dell'hacker Case, Gibson costruisce una narrazione complessa, visionaria e sorprendentemente attuale. Più che un semplice romanzo di fantascienza, Neuromante invita a riflettere sul rapporto tra essere umano e tecnologia, sull'identità nell'era digitale e sulla progressiva dissoluzione del confine tra realtà fisica e virtuale. Molte delle domande che oggi ci poniamo sull'intelligenza artificiale e sulla vita online erano già racchiuse, in forma narrativa, tra le pagine di questo classico.
Dietro lo pseudonimo James Tiptree Jr. si nascondeva Alice Sheldon, una delle voci più originali della fantascienza del Novecento. Questa raccolta riunisce alcuni dei suoi racconti più importanti, nei quali viaggi spaziali, alieni, futuri alternativi e società immaginarie diventano strumenti per esplorare questioni profondamente umane come il genere, l'identità , il desiderio, il potere e il rapporto con l'alterità .
La forza di questi testi sta nella capacità di mettere continuamente in discussione il punto di vista del lettore. Ogni racconto apre uno scenario diverso, ma tutti condividono la volontà di interrogare ciò che consideriamo normale, mostrando quanto la fantascienza possa diventare un laboratorio privilegiato per riflettere sulla società contemporanea. Una lettura ideale per chi cerca idee potenti più che semplici avventure nello spazio.
Che cosa succederebbe se il futuro riuscisse a risolvere tutte le crisi materiali dell'umanità , ma al prezzo di svuotare completamente le emozioni? È il cuore di Svegliati!, romanzo in cui Boris Akunin immagina una coppia che attraversa il tempo grazie alla crioconservazione. Al loro risveglio, oltre un secolo dopo, il mondo sembra finalmente perfetto: guerre, epidemie e disuguaglianze appartengono al passato. Eppure qualcosa di fondamentale è andato perduto.
La donna della domenica: il primo imperdibile giallo della "ditta" Fruttero & Lucentini
Nel 1972 viene pubblicato La donna della domenica, un giallo letterario firmato dalla "ditta" composta da Carlo Fruttero (1926-2015, di cui ricorre il centenario dalla nascita) e Franco Lucentini (1920-2002), ambientato in una Torino (la "città meno nota d'Italia") scottata da un'estate precoce. Tra omaggio e parodia del genere poliziesco, le pagine del romanzo scorrono in un ritmo frenetico, fatto di piste da seguire, tracce da analizzare e interrogatori da condurre, per scoprire la verità sul caso Garrone, un avvocato da quattro soldi ucciso con un arma decisamente particolare. E, come indiziati, una carrellata infinita di tipi umani…
Prendete la Torino degli anni '70, riservata e con un po' di puzza sotto il naso. Prendete un avvocato fanfarone, un po' marpione e con il pallino per gli affari loschi. E poi un gruppo di persone della Torino bene, che l'avvocato proprio non lo può sopportare, eppure non riesce a non avercelo intorno: una macchietta che un po' li fa sorridere e un po' riesce a farli sentire meglio con loro stessi.
E poi prendete, ecco, come dire, un fallo di pietra, copia di chissà quale manufatto religioso di arte antica, usato come arma del delitto per il già citato avvocato e avrete un giallo perfetto, pieno di piste da seguire, tracce da analizzare, interrogatori da condurre…
Tutto questo è La donna della domenica, giallo letterario pubblicato per la prima volta nel 1972 da Mondadori e firmato dalla coppia Carlo Fruttero (1926-2015, di cui ricorre il centenario della nascita) e Franco Lucentini (1920-2002), un sodalizio letterario nato nel dopoguerra, tra le stanze di Einaudi, in via Biancamano, proprio nel capoluogo piemontese.
Redattori, romanzieri, traduttori (tra i primi in Italia ad occuparsi di autori dal calibro di Jorge Luis Borges, Samuel Beckett e J.D. Salinger, tra gli altri), la "ditta" F&L (così erano soliti farsi chiamare) avanzerà nella seconda metà del '900 su binari anche molto diversi, arrivando ad occuparsi di fumetti, teatro e radioteatro, TV, fantascienza (diressero la celebre collana Urania di Mondadori, portando in Italia autori legati al genere come H.P. Lovecraft, ma anche l'irriverente Douglas Adams) e, ovviamente, di gialli.
La donna della domenica è il primo romanzo a portare la firma F&L: è il '65 e i due stanno curando un'antologia di racconti, quando a uno di questi vengono meno i diritti; Fruttero abbozza su un foglietto l'incipit di un litigio di coppia, ambientato a Parigi.
Ed è proprio quella città in cui Lucentini "scorgeva in ogni angolo un quadro di de Chirico", a essere protagonista assoluta durante la caccia all'assassino.
Non è un azzardo il riferimento al pittore. La Torino che ci viene presentata è una città fumosa, accaldata da un'estate precoce, imbottigliata dal traffico e da una carrellata infinita di tipi umani.
"Una doppia immagine di ordinata noia, come se la dinastia dei Savoia, costruendo le sue piazze geometriche e i suoi viali ripetitivi, avesse intuito la dinastia degli Agnelli e presagito, con la tipica clairvoyance dei poveri di spirito, la continuità delle catene di montaggio Fiat: la grande tradizione del prevedibile".
Come si può notare, la cifra stilistica di questa storia è l'ironia, a cui nessuno sembra sfuggire, nemmeno i personaggi principali della vicenda.
Primo tra tutti il commissario siciliano Santamaria (un po' caricatura parodistica, un po' innovazione), che "attraverso i suoi incontri mondani, il suo orecchio infallibile per le ironiche ambiguità torinesi", permette al romanzo "di allargarsi a ventaglio in un complesso e ambizioso intreccio di costume".
Ecco che La donna della domenica appare quasi come una parodia di giallo, una parodia di un genere che però i due autori amano molto (e lo si nota dai sapienti colpi di scena, dall'uso puntuale di termini legati al poliziesco e da espedienti classici, come la giovane donna annoiata che si butta a capofitto nell'indagine per stare più vicina al commissario, per fare solo un esempio).
Una parodia, ancor più che il lettore è messo al corrente di tutto, mentre chi cerca non sa quasi nulla. Che mette chi legge in una posizione di vantaggio assolutamente irresistibile: verrebbe voglia di prendere il commissario Santamaria, scuoterlo per le spalle e dirgli "guardi che si sta complicando la vita, la soluzione è proprio lì".
Una menzione speciale va fatta alla costellazione di dialoghi, fatti di botta e risposta sagaci, talmente veloci che sembra inevitabile non sentirseli nelle orecchie, un brusio di sottofondo che si evolve nel chiacchiericcio dei passanti per strada, nei costanti lavori nella città piemontese, nei clacson delle macchine, sempre più immersi in un mistero che non sembrerebbe avere voglia di svelare le sue carte.
Arrivati a metà libro quasi ci si dimentica dell'avvocato, delle piste, degli indizi, si vuole solo continuare a girare per la città accaldata sulle volanti della polizia, spiare i dialoghi dei personaggi, avere ancora più dettagli sulle loro vite.
"Che ne poteva, lui, se dietro ogni parola detta da un torinese era legittimo vedere il balenio di uno specchietto allusivo, beffardo?".
È a questo punto che il giallo si fa letterario: un espediente per raccontare un "ricchissimo, sfaccettato, inedito urbano".