L'oscurità su Parigi di Jean-Christophe Grangé
Il primo di una coppia di hard noir dell'eccellente romanziere francese che scrive thriller duri, da portare sullo schermo. Omicidi seriali con vittime gay in una Parigi del 1982, impensierita dai primi casi di Aids
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Il sovrano del regno internazionale del noir? Certamente Jean-Christophe Grangé, padrone dell'hard noir che non nega particolari repellenti sulla "messa in scena" di cadaveri e corpi delle vittime. Elegante, quasi solenne nell'allestire le sue scene del delitto, capace comunque di non sconfinare mai dall'esplicito (accettabile) allo splatter (deprecabile). Già giornalista e sceneggiatore, lo scrittore parigino propone pagine cruente, mai sanguinolente. Il più recente dei suoi bestseller in Italia, tutti per i tipi Garzanti, è L'oscurità su Parigi, novità da poco nella collana "Narratori moderni" della casa editrice milanese (giugno 2026, 432 pagine), per la traduzione di Giuseppe Maugeri.
Giugno 1982: uno spettro si aggira anche in Europa e comincia a interessare le cronache e la sanità della capitale francese. Il dott. Daniel Segur assiste con apprensione professionale alla diffusione di quello che chiamano "cancro gay", non senza un fondo di disprezzo. Il medico quarantenne (dieci anni all'università, altrettanti in Africa, Biafra compreso, a curare malattie tropicali e veneree) è in prima linea nel trattamento di malattie sessualmente diffuse. Esercita nell'istituto Arthur-Vernes, nel VI arrondissement, rifugio discreto di omosessuali e prostitute. Si manifesta una patologia nuova, finora non identificata e ancora contrastata da terapie e farmaci efficaci. Aggredisce le difese immunitarie dell'organismo umano, annienta i linfociti, indebolisce l'individuo e la condizione d'immunodeficienza grave non ostacola la proliferazione di malattie e infezioni che in una persona sana verrebbero agevolmente debellate da un sistema immunitario in piena efficienza.
Un suo paziente è in fin di vita. Il giovane parrucchiere omosessuale Philippe è debilitato dalla patologia sconosciuta, affetto da stati infiammatori e febbrili a carico di vari organi e apparati, compresi sintomi della toxoplasmosi e macchie scure della cute, il Sarcoma di Kaposi, che insorge soltanto in pazienti molto anziani. Negli Stati Uniti hanno già abbandonato l'etichetta discriminante di cancro gay, in favore di "quattro H". Si è notato, che oltre agli omosessuali (homosexuals) la malattia colpisce gli eroinomani (heroin addicts), gli emofiliaci (hemophiliacs) e, curiosamente, gli haitiani (Haitians). Si comincia anche a definirla geneticamente AIDS, acronimo di Acquired immune deficiency syndrome.
A Parigi, c'è un altro paziente sui vent'anni conciato male dal morbo inedito. Anzi, Federico è messo peggio, molto peggio. La Polizia e tutto il resto hanno invaso il suo appartamento mansardato. Il corpo, completamente depilato, giace sulla schiena, la testa girata a destra. La gamba sinistra è tranciata quasi all'altezza dell'inguine. L'arteria femorale, recisa di netto, ha schizzato sangue fino alla parete. Dall'addome, completamente aperto, gli intestini si sono sparsi ai lati. La moquette è intrisa di materia ematica, un lago scuro. Anche l'altra gamba è pesantemente intaccata, resta metà coscia. Tra i muscoli s'intravede il bianco dell'osso femorale. Un braccio è ad un metro di distanza, la bocca completamente piena d'inchiostro nero.
Qualche rigo prima di questa descrizione, Grangé ha presentato due personaggi che Segur trova irresistibilmente attraenti. Heidi, la ragazza argentina che si accompagna a Federico: volto delicato e delizioso, minuta, esile, mai una parola, capelli corti alla nuca e sull'orecchio destro una ciocca bionda, quasi bianca. Sfoggia invece un taglio di capelli esclusivo, a banana rivolta verso l'alto, quasi da rocker, il trentaduenne ispettore capo della Criminale Patrick Swift. Abbigliato in modo personale, da studente fascista, fuma con nonchalance per controllarsi. Davanti a quel corpo "tritato a colpi d'ascia", cerca di non dare troppo a vedere l'orrore che prova.
Il titolo originale, Sans soleil. Disco inferno, insiste sulla disco music in voga nei primi anni Ottanta. Una serie di orribili omicidi colpisce la comunità gay. Un assassino sadico e metodico smembra le vittime con un machete, agendo di notte.
In effetti, i protagonisti sono tre. Detto da Daniel, la diciottenne Heidi Becker è una liceale all'ultimo anno, intelligente e ribelle, rifugiata politica in Francia con la famiglia, per sottrarsi al carcere e alla probabile eliminazione da parte della Junta militar che governa dittatorialmente l'Argentina. È la migliore amica e saggia consigliera di Federico Garzon, il giovane omosessuale tanto brutalmente massacrato e vittima iniziale del killer sadico. La sete di giustizia della ragazza, oltre a supportare anche Segur, intreccia evidentemente le indagini ufficiali, svolte con tutta la caparbietà e l'originalità possibili dall'ispettore Swift, poliziotto anticonformista nell'aspetto, abbigliamento e comportamento e tutt'altro che sceriffo, ma implacabile e capace nel condurre un'inchiesta tanto delicata. Comprensibilmente, Heidi diffida delle forze dell'ordine, mentre Patrick è spesso in bilico tra momenti di apertura all'esterno e di chiusura in se stesso. Questo sviluppa incroci interessanti.
Aids, dittatura in Argentina, esuli, omosessualità: la narrativa già intensa di Grangé si riempie sempre di contenuti aggiuntivi alle dinamiche omicidiarie di killer che amano "apparecchiare" i cadaveri delle vittime in modo scenico. Spicca il mondo notturno parigino, in cui si muovono gay e trans. Assume connotati perfino folkloristici, che contrastano con la cupa oscurità preferita dall'assassino.
In Francia è già uscito il seguito: Sans soleil. Le roi des ombres (Il re delle ombre), che necessariamente possiamo attenderci di prossima pubblicazione Garzanti presso di noi.


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