Formato: copertina flessibile
Pagine: 257
Editore: Sellerio Editore (9 febbraio 2017)
ISBN-13: 9788838936050
Data di acquisto: 5 agosto 2023
Letto dall'1 al 5 luglio 2026
▪ Sinossi
Nell'autunno del 1877, Giovanni Bovara, un ispettore capo ai mulini nato in Sicilia ma ligure d'adozione, viene inviato nei pressi di Montelusa. Il suo compito è far rispettare l'invisa tassa sul macinato. Sostituisce due predecessori morti misteriosamente ed è visto con grande sospetto dai poteri locali.
Bovara si ritrova invischiato in una fitta rete di corruzione e omertà che coinvolge notabili, avvocati e mafiosi del paese. Dopo aver assistito per caso all'assassinio di un prete corrotto e sciupafemmine, l'ispettore viene incastrato e accusato ingiustamente dello stesso omicidio. Costretto a difendersi da un sistema corrotto che rema contro di lui, Bovara capisce che l'unico modo per salvarsi e incastrare i veri colpevoli è giocare d'astuzia, come negli scacchi.
La sua strategia vincente (la "mossa del cavallo") consiste nell'utilizzare il dialetto siciliano stretto e la mentalità machiavellica del luogo, fingendosi sottomesso per ingannare i suoi accusatori e ribaltare completamente le sorti del processo.
▪ L'incipit del libro
Sabato 1 settembre 1877
«Dominovobisco».
«Etticummi spiri totò» risposero una decina di voci sperse nello scuro profondo della chiesa, rado rado punteggiato da qualche lumino e da cannìle di grasso fetente.
«Itivìnni, la missa è».
Ci fu una rumorata di seggie smosse, la prima messa del matino era finita. Una fimmina ebbe una botta di tosse, patre Artemio Carnazza fece una mezza inginocchiata davanti all'altare maggiore, scomparse di prescia nella sacristia dove il sacrestano, morto di sonno com'era sempre, l'aspettava per aiutarlo a spogliarsi dai paramenti. I fedeli abituali della prima messa lasciarono tutti la chiesa, cizziòn fatta di donna Trisìna Cicero, la fìmmina che aveva tussiculiato, la quale se ne ristò in ginocchio, sprofondata nella preghiera. Donna Trisìna s'appresentava alla prima messa da una quindicina di matine, non era difatti canosciuta come chiesastrica, in chiesa compariva solamente la domenica e le sante feste comannate. Si vede che le era capitato di fare piccato e ora voleva farsi pirdonare dal Signiruzzo. Donna Trisìna era una trentina mora, con gli occhi verdi sparluccicanti e due labbra rosse come le fiamme dell'inferno. Mischineddra, era rimasta vìdova da tre anni. Da allora si vestiva tutta di nìvuro, a lutto stretto, lo stesso però gli òmini quando che la vedevano passare facevano cattivi pinsèri, tanta grazia di Dio senza che ci fosse un mascolo a governarla. Ma in paìsi c'era chi sosteneva che quel campo era stato invece arato e abbondantemente seminato da almeno due volenterosi: l'avvocato don Gregorio Fasùlo e il fratello del delegato, Gnazio Spampinato.
▪ La mia recensione
"Nel corso dell'insonne notte trascorsa nella cella della Delegazione, aveva a lungo meditato sullo schema di gioco e che stimava perciò vincente la mossa del cavallo".
In questo romanzo del 1999, il commissario Montalbano cede il posto al giovane ragioniere Giovanni Bovara: fresco di nomina ad Ispettore Capo delle tasse sul macinato, viene inviato da Genova a Montelusa (in Sicilia) per indagare su alcuni presunti episodi di corruzione e sulle misteriose sparizioni (poi rivelatisi omicidi) dei suoi due predecessori. Anche lui verrà messo duramente alla prova: più volte si troverà a che fare con omertà ed ostacoli di ogni sorta, verrà incastrato ed accusato dell'omicidio del parroco del paese (un prete disonesto, nonché "tombeur de femmes" a più non posso).
In La mossa del cavallo, ambientato nelle campagne siciliane tra Montelusa e Vigata nell'autunno del 1877, al Camilleri romanziere si affianca un (non proprio inedito) Camilleri studioso di eventi storici della sua Sicilia: lo stile narrativo è sì ironico come sempre, ma è anche molto malinconico e, come da prassi, scritto usando il dialetto siciliano più stretto (e, vista la provenienza del giovane protagonista, anche un po' di dialetto genovese… per me, salentino doc, veramente complicato da leggere e comprendere).
Vediamo brevemente di cosa parla questo romanzo scritto dal maestro Camilleri partendo, come afferma lui stesso, da alcuni documenti su una storia vera. In La mossa del cavallo c'è la totale assenza di equità sociale e, soprattutto, abbiamo una giustizia piegata ad uso e consumo dei mafiosi e dei potenti di turno: il "sistema" di potere che governa quel pezzo di territorio è talmente collaudato e radicato (anche nella mentalità ), che chiunque si metta in mezzo viene (letteralmente) tolto di mezzo. Ecco perché l'arrivo in Sicilia del ligure Giovanni Bovara rappresenta il classico granello di polvere che si incastra tra gli ingranaggi della macchina del malaffare. Giovanni Bovara, il forestiero per antonomasia: non parla nemmeno una parola di dialetto siciliano, non capisce le "usanze" del posto ed appare quasi ingenuo… ma gli basta usare la testa al momento giusto!
La trama è lentissima (le discussioni politiche son quasi soporifere) e la polvere della campagna siciliana è davvero tanta. Non è un giallo "alla Camilleri" in senso stretto e non c'è tanto da ragionarci sulla soluzione del caso (come detto poc'anzi, dimenticatevi i ragionamenti "alla Montalbano"), perché una soluzione vera e propria non c'è. Ma c'è, più che altro, un escamotage ideato dallo stesso Bovara che arriva inaspettato e cambia il corso delle ultimissime pagine.
Insomma, non è certamente uno dei migliori lavori di Camilleri e (detto in tutta onestà ) non resterà tra i miei preferiti del maestro, ma è innegabile che, letta l'ultima pagina, stimoli a farti la classica domanda: cosa faremmo noi (o come ci saremmo comportati) al posto di Giovanni Bovara?
📌 Voto: ⭐⭐⭐ (3 su 5)



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