"Un bel libro, Marcus, non si valuta solo per le sue ultime parole, bensì sull'effetto cumulativo di tutte le parole che le hanno precedute. All'incirca mezzo secondo dopo aver finito il tuo libro, dopo averne letto l'ultima parola, il lettore deve sentirsi pervaso da un'emozione potente; per un istante, deve pensare soltanto a tutte le cose che ha appena letto, riguardare la copertina e sorridere con una punta di tristezza, perché sente che quei personaggi gli mancheranno. Un bel libro, Marcus, è un libro che dispiace aver finito". [Joël Dicker in "La verità sul caso Harry Quebert"]

sabato 4 luglio 2026

[RECENSIONE] Shirley Jackson: La strega


Shirley Jackson: La strega

Titolo originale: The Witch
Formato: Kindle (854 KB)
Pagine: 41
Editore: Adelphi (31 ottobre 2023)
ASIN: B0CLN6X8LN
ISBN-13: 9788845987021

Acquistato e letto il 4 luglio 2026

Sinossi
Tre dei racconti qui riuniti hanno come protagoniste quelle creaturine infide, pericolose, enigmatiche che Shirley Jackson conosceva molto bene per aver cresciuto quattro «demoni», come chiamava (scherzosamente ma non troppo) i figli. Un bambino che, viaggiando in treno, vede streghe ovunque, e non è detto che non abbia ragione. Una ragazza che, sotto gli occhi di un presunto adulto un po' alticcio, sfoggia un sapere e una saggezza apocalittici, mentre nella stanza accanto gli invitati a una festa sproloquiano sul futuro del mondo: «Non credo proprio che abbia molto futuro», sentenzia con placido e inquietante distacco «almeno per com'è adesso… Se quando lei era giovane la gente si fosse spaventata davvero, oggi non saremmo messi così male». E uno scolaretto che ne combina di tutti i colori, forse invisibile ma non per questo assente, come diceva sant'Agostino dei defunti, benché il marmocchio in questione sia vivo e vegeto. Tre «boîtes à surprise» con le quali Shirley Jackson suscita, a partire dal candore arcano dei ragazzi, sorrisi e brividi glaciali in egual misura. Senza rinunciare a condurci, al seguito di una donna che deve farsi estrarre un molare, nel suo territorio d'elezione: quella zona d'ombra ai confini della follia dove le cose note perdono i loro connotati familiari e appaiono estranee e perturbanti, dove un luciferino sconosciuto, materializzatosi dal nulla al nostro fianco, può prenderci per mano e, in un battito di ciglia, portarci a correre sulla sabbia calda, mentre le onde «tintinnano come campanelli sulla spiaggia» e «i flauti suonano tutta la notte».

La mia recensione
Ecco qui non un romanzo in senso stretto, ma quattro racconti brevi (troppo brevi, tremendamente brevi) dell'autrice del celebre L'incubo di Hill House. Un libricino, datato 1949, di poco più di una cinquantina di pagine che si lasciano leggere in un mezzoretta o poco più.
Racconti brevi, lenti e cupi che, per giunta, non puntano sulla trama ma, più che altro, sul disagio e sui disturbi psicologici. Vediamoli brevemente:
- La strega: il racconto che dà il titolo al libro ci mostra un bambino che afferma di vedere delle streghe fuori dal finestrino del treno in cui sta viaggiando con la madre. Ad un certo punto, accanto al bambino si siede un signore che confessa di aver ucciso e fatto a pezzi la propria sorellina. Questo fatto inquieta solo la madre, non il bambino o gli altri passeggeri;
- L'ubriaco: nel corso di una festicciola in casa, una giovane studentessa conversando con un uomo visibilmente ubriaco gli prospetta un futuro catastrofico del mondo;
- Charles: questo racconto (il migliore del libro ma, paradossalmente, anche il più breve), scritto partendo dalle vere esperienze del figlioletto dell'autrice, ci parla di una giovane madre alle prese con i racconti del figlioletto nei suoi primi giorni di scuola. Il bimbo afferma di avere un compagno, Charles, indisciplinato e violento oltre ogni modo. La madre, sempre più preoccupata, chiede lumi all'insegnate e scopre che nella classe del figlio non c'è alcun Charles;
- Il dente: nel racconto più lungo del libro (più lungo per modo di dire…) una donna è sia tormentata da un ricorrente e ciclico mal di denti, che sfinita dai farmaci che prende senza sosta. Il suo viaggio in autobus per recarsi dal dentista diventa qualcosa di grottesco e inquietante.
Quattro racconti brevi, quindi, per quattro situazioni di ordinaria quotidianità (un viaggio in treno, un festino in casa, l'inizio della scuola, una seduta dal dentista) che, alla prova dei fatti, di ordinario non hanno proprio nulla: in ognuno di essi, invece, entra in scena un dettaglio che, come se ci trovassimo davanti ad uno specchio deformante, lascia intravedere il torbido del mondo.
📌 Voto: ⭐⭐⭐ (3 su 5)

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