"Un bel libro, Marcus, non si valuta solo per le sue ultime parole, bensì sull'effetto cumulativo di tutte le parole che le hanno precedute. All'incirca mezzo secondo dopo aver finito il tuo libro, dopo averne letto l'ultima parola, il lettore deve sentirsi pervaso da un'emozione potente; per un istante, deve pensare soltanto a tutte le cose che ha appena letto, riguardare la copertina e sorridere con una punta di tristezza, perché sente che quei personaggi gli mancheranno. Un bel libro, Marcus, è un libro che dispiace aver finito". [Joël Dicker in "La verità sul caso Harry Quebert"]

sabato 18 luglio 2026

[RECENSIONE] Ellery Queen: Un paio di scarpe


Ellery Queen: Un paio di scarpe. Ellery Queen, vol. 3

Titolo originale: The Dutch Shoe Mystery
Formato: copertina flessibile
Pagine: 268
Editore: Mondadori (13 giugno 1978)
ISBN-13: -

Data di acquisto: 7 maggio 2026
Letto dal 13 al 18 luglio 2026

Sinossi
A Ellery Queen non piace l'idea di assistere per la prima volta in vita sua a un intervento chirurgico. Lui non sopporta la vista del sangue. E tuttavia se a chiederglielo è un amico, il direttore medico del Dutch Memorial Hospital di New York, come rifiutarsi? Nella sala operatoria, qualche metro più in basso, lo staff attende l'arrivo della paziente: Abigail Doorn, eccentrica milionaria fondatrice dell'ospedale, entrata in coma diabetico. Ma quando la donna viene trasferita dalla lettiga sul tavolo operatorio, è chiaro che qualcosa non va. Il suo corpo è troppo freddo. Mortalmente freddo. E il filo metallico con cui è stata strangolata non depone a favore di un decesso per cause naturali. Ora Ellery si ritrova per le mani un caso di omicidio e, come indizio, un paio di scarpe con un laccio strappato. Per la prima volta, potrebbe perdere la sfida che una mente diabolica gli ha lanciato…

L'incipit del libro
L'ispettore Richard Queen, quando era fra le mura domestiche, teneva un atteggiamento notevolmente in contrasto con i modi vivaci e pratici del poliziotto: sedeva tranquillo sulla poltrona preferita e dettava osservazioni didattiche sulla criminologia in generale. Le sue massime erano dirette al figlio, Ellery, suo compagno e assistente nelle indagini poliziesche, nei momenti in cui padre e figlio si riposavano davanti al fuoco, nel loro salotto, soli eccetto per l'ombra furtiva del giovanissimo Djuna che li serviva in veste di domestico.
- I primi cinque minuti sono i più importanti diceva il vecchio con solennità -. Ricordatene. - Era quello il suo tema preferito. I primi cinque minuti risparmiano un mucchio di preoccupazioni.
Ellery, nutrito fin dall'infanzia con una dieta di consigli sui metodi d'indagine, grugniva succhiando la propria pipa, tenendo gli occhi fissi sul fuoco e domandandosi quando mai un poliziotto avesse la fortuna di trovarsi sul luogo del delitto immediatamente dopo che questo era stato commesso.

La mia recensione
"Ellery Queen non era più fatalista di quanto fosse determinista o pragmatista o realista. Il giovane nutriva solo una fede assoluta nel vangelo dell'intelletto, che ha assunto tanti nomi e tante desinenze nella storia del pensiero".
Dei tre volumi sui casi di Ellery Queen che ho sin qui letto (1-2), questo è nettamente il peggiore. Ma andiamo con ordine…
Un paio di scarpe, pubblicato per la prima volta nel 1931, è il classico giallo di quel periodo (da tutti definito, ed a ragione, "Golden age"): perciò avremo indizi sparsi lungo tutto il romanzo, colpi di scena a ripetizione, ragionamento deduttivo a spron battuto per arrivare all'immancabile rivelazione finale sull'identità dell'assassino.
Tutto ruota attorno all'omicidio della ricca ed eccentrica Abigail Doorn, fondatrice e finanziatrice del Dutch Memorial Hospital di New York: ricoverata nello stesso ospedale viene strangolata poco prima di un'importante e delicata operazione. Ma, dal momento che medici, scienziati, infermieri e tutto il personale dell'ospedale vestono di bianco, l'assassino ha agito indisturbato pur essendo in piena vista!
Il personaggio di Ellery Queen è davvero stimolante anche quando, va detto, assume quelle arie da saputello. Di contro, suo padre Richard Queen, ispettore capo della Omicidi di New York, sprizza simpatia da tutti i pori… Tuttavia, nella nostra epoca, sarebbe inconcepibile che il padre poliziotto lasci condurre le indagini al giovane figlio poliziotto solo per passione.
Ora, come detto poc'anzi, passiamo a cosa non mi è piaciuto:
- Essendo un romanzo del 1930, sia la storia che i dettagli risultano ampiamente datati e fortemente superati;
- La storia, diversamente dai due precedenti volumi, è parecchio lenta (si svolge quasi tutta all'interno di un ospedale) e, in alcuni punti della parte centrale, vistosamente tirata per le lunghe. La mia impressione è che i cugini Frederick Dannay e Manfred B. Lee (i due autori che si celano dietro lo pseudonimo di Ellery Quenn) avessero scritto solo un racconto lungo poi, in un secondo momento, "allungato" per farne un romanzo vero e proprio;
- Ci sono moltissimi personaggi secondari e di contorno (è quasi un romanzo corale); moltissimi di loro, però, sembrano messi lì solo per "allungare il brodo" e, quando non servono più, vengono fatti sparire senza alcuna spiegazione;
- Ancora una volta c'è la "sfida al lettore"… ma la soluzione finale del mistero arriva completamente inaspettata (altro che colpo di scena!), tant'è vero che, per giustificarla, viene inserito un ennesimo ed imprevedibile personaggio secondario.
Insomma, Un paio di scarpe piacerà sicuramente agli appassionati del giallo classico, ma la sua lettura richiede (come nel mio caso) tanta pazienza e resistenza.
📌 Voto: ⭐⭐⭐ (3 su 5)

Nessun commento:

Posta un commento