Carlo Fruttero & Franco Lucentini: La donna della domenica. Commissario
Santamaria, vol. 1
Formato: Kindle (1.0 MB)
Pagine: 539
Editore: Mondadori (19 novembre 2013)
ASIN: B00GOIG4YS
ISBN-13: 978-8852043741
Data di acquisto: 15 ottobre 2026
Letto dal 15 al 21 ottobre 2026
▪ Sinossi
Uscito nel 1972, La donna della domenica è il primo e il più popolare dei
libri di Fruttero & Lucentini, e resta tuttora l'insuperato capostipite
del "giallo italiano". Divertente e godibilissimo, il racconto si snoda tra i
vizi, l'ipocrisia, le comiche velleità e gli esilaranti chiacchiericci che
animano la vita della borghesia piemontese, tra architetti misteriosamente
assassinati, dame dell'alta società tanto affascinanti quanto snob, poliziotti
e industriali. Sullo sfondo (ma è in realtà la vera protagonista) vi è una
Torino in apparenza ordinata e precisa fino alla noia, che nasconde un cuore
folle e malefico. Un romanzo paradossale e raffinato, complesso ma leggero,
che mantiene ancora intatte le sue doti di freschezza, eleganza e fulminante
ironia.
La storia si apre a Torino nei primi anni '70. L'architetto Garrone viene
trovato morto nel suo alloggio di servizio, ucciso con un colpo alla testa
sferrato usando un pesante fallo di pietra. Il caso è affidato al commissario
Santamaria, un investigatore colto e disilluso, originario del Sud ma ormai
radicato a Torino, che si muove tra i segreti e l'ipocrisia della ricca
borghesia cittadina. Al centro dei sospetti ci sono Anna Carla Dosio (ricca ed
elegante signora dell'alta società) e Massimo Campi (eccentrico e snob
antiquario): i due avevano scritto per gioco una lettera in cui ironizzavano
sulla "necessità" di eliminare l'architetto Garrone; la lettera non fu mai
spedita ma viene rinvenuta. Durante le indagini viene ucciso al mercato del
Balon anche Lello Riviera, un personaggio ambiguo e ricattatore legato a
quegli stessi ambienti. Il caso viene infine risolto grazie a un dettaglio
linguistico e a un vecchio proverbio piemontese che svela la vera dinamica e
l'identità del colpevole.
▪ L'incipit del libro
Il martedì di giugno in cui fu assassinato, l'architetto Garrone guardò l'ora
molte volte. Aveva cominciato aprendo gli occhi nell'oscurità fonda della sua
camera, dove la finestra ben tappata non lasciava filtrare il minimo raggio.
Mentre la sua mano, maldestra per impazienza, risaliva lungo le anse del
cordoncino cercando l'interruttore, l'architetto era stato preso dalla paura
irragionevole che fosse tardissimo, che l'ora della telefonata fosse già
passata. Ma non erano ancora le nove, aveva visto con stupore; per lui, che di
solito dormiva fino alle dieci e oltre, era un chiaro sintomo di nervosismo,
di apprensione.
Calma, s'era raccomandato.
Sua madre, sentendolo muovere, era andata automaticamente a preparargli il
caffè; e lui, dopo un buon bagno di cui aveva bisogno da tempo, aveva
indugiato a radersi con meticolosa lentezza. C'erano circa quattro ore da far
passare.
Ne restavano tre, quand'era uscito di casa dopo aver sfiorato con le labbra la
tempia di sua madre; e un'altra mezz'ora l'aveva smaltita allungando
deliberatamente il percorso per raggiungere la fermata, e poi aspettando il
tram, che a metà mattina passava a lunghi intervalli.
▪ La mia recensione
"Oh, io non mi aspetto che loro mi portino la soluzione del mistero su un
piatto d'argento! Quella verrà quando verrà, chissà da che parte.
Personalmente, non posso nemmeno dire che sto cercando l'assassino".
La donna della domenica, primo lavoro della coppia di autori
Fruttero & Lucentini datato 1972, vede l'esordio del commissario Santamaria: in questa
indagine, cercando di scovare il colpevole di un doppio omicidio, si imbatterà
in tutta una serie di segreti, privilegi e falsi perbenismi di una nutrita schiera di ambigui personaggi del gotha della borghesia torinese.
Si tratta di un giallo "vecchio stampo", almeno se paragonato ai thriller e gialli
contemporanei: quindi, spazio ad una scrittura dallo stile elegante e molto
"visiva" (non a caso, qualche anno più tardi, Luigi Comencini ne farà un film affidando la
parte del protagonista a Marcello Mastroianni). Il fulcro del
romanzo, comunque, non è tanto l'indagine in sé ma, più che altro, il ritratto dell'alta
borghesia torinese dei primi anni '70 del XX secolo.
Purtroppo, per quanto mi riguarda, le buone notizie finiscono qui…
Il ritmo è lentissimo: troppe descrizioni, troppi dialoghi (alcuni veramente assurdi), troppi personaggi e troppe
divagazioni lessicali. Per me che amo i thriller a tutto ritmo e pieni di colpi
di scena, questo romanzo è stato un po' noioso (oltretutto, qui non c'è
alcuna suspense o scena di sangue!). Il finale, addirittura, è tutto concettuale, con la
soluzione del giallo che arriva non dall'indagine vera e propria ma da un piccolo
indizio linguistico: La cativa lavandera a treuva mai la bon-a pèra (La cattiva lavandaia non trova mai la buona pietra).
Senza portarla per le lunghe, La donna della domenica non è il classico giallo
da leggere in cui c'è un assassino da scoprire, ma un autentico manuale di satira di costume e, dulcis in fundo, per capire come eravamo appena cinquant'anni fa.
Insomma, è un romanzo che potrà piacere a chi ama leggere lunghe digressioni su personaggi complessi e storie immerse in contesti storici realistici. Viceversa, La donna della domenica non è assolutamente adatto a chi ama gialli e thriller carichi di azione, tensione e colpi di scena a ripetizione.
📌 Voto: ⭐⭐⭐ (3 su 5)
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