"Un bel libro, Marcus, non si valuta solo per le sue ultime parole, bensì sull'effetto cumulativo di tutte le parole che le hanno precedute. All'incirca mezzo secondo dopo aver finito il tuo libro, dopo averne letto l'ultima parola, il lettore deve sentirsi pervaso da un'emozione potente; per un istante, deve pensare soltanto a tutte le cose che ha appena letto, riguardare la copertina e sorridere con una punta di tristezza, perché sente che quei personaggi gli mancheranno. Un bel libro, Marcus, è un libro che dispiace aver finito".
[Joël Dicker in "La verità sul caso Harry Quebert"]

sabato 10 ottobre 2026

[RECENSIONE] Antonio Manzini: Quota 2.050 S.L.M.


Antonio Manzini: Quota 2.050 S.L.M. Un caso di Rocco Schiavone. Autunno con Rocco Schiavone, vol. 4

Formato: copertina flessibile
Pagine: 51
Editore: Edizione speciale per GEDI News Network S.p.A. (28 settembre 2026)

Data di acquisto: 5 ottobre 2026
Letto il 10 ottobre 2026

▪ Sinossi
Rocco Schiavone si ritrova a indagare in alta quota sulle vite di tre giovani ricchi, annoiati e viziati che dovranno spiegare come mai uno di loro è stato trovato senza vita ai piedi di un costone roccioso. Il vicequestore è fuori dalla sua comfort zone: una baita extralusso con persone lontanissime dal suo modo di pensare e di vivere e per di più senza l'attrezzatura adatta ai duemila metri.

▪ L'incipit del racconto
Cosa c'è da fare a fine febbraio ad Aosta se non ti piace sciare e odi il freddo? Restare attaccato a qualsiasi fonte di calore possibile, sia essa un termosifone, un camino, un gatto o una coperta di lana. Così Rocco passava dalla pompa dell'aria calda dell'ufficio a quella del corridoio, come nel gioco dei 4 cantoni, perché oltre al freddo doveva combattere la madre di tutti i nemici: la noia. Non perché non gli piacesse annoiarsi, fin da piccolo durante le ore di niente, soprattutto la controra estiva, fascia oraria che da Bologna in giù scatta alle 14 e si chiude oltre le 16, con punte attorno alle 17 sotto Salerno, e in certi luoghi della Sicilia centrale la si prolunga col calare del sole, ebbene durante quelle ore di niente Rocco fantasticava e creava storie e immagini che sviluppavano il suo mondo fantastico. Cresciuto, avrebbe poi sostenuto la noia della controra con la marijuana. Il risultato era più o meno lo stesso.

▪ La mia (brevissima) recensione
"Sapete qual è l'errore più grande nella vita? Sottovalutare gli altri".
Quota 2.050 S.L.M., inserito in Una notte in giallo (una raccolta del 2022 che ospita sia questo racconto breve di Antonio Manzini, che quelli di Marco Malvaldi, Alessandro Robecchi ed altri autori), ci mostra un intirizzito Rocco Schiavone alle prese con un caso insolito: in piena notte, e al freddo di Aosta, un giovane viene trovato morto ai piedi di una parete rocciosa; tutto lascia ipotizzare ad una sua rovinosa caduta… finché proprio il vicequestore, chi altri se non lui?, nota un piccolo particolare che, invece, si rivelerà determinante.
Anche questo racconto, così come gli altri pubblicati da Repubblica che lo hanno preceduto, presenta un Rocco Schiavone rude e scontroso, ma questa volta lo vedremo aggirarsi in un "mondo" che lui mal sopporta: deve vedersela, infatti, con gente ricca oltre ogni misura e viziata.
A differenza dei precedenti racconti, questo è il più deludente: dura troppo poco per poter sottolineare appieno la contrapposizione tra la "comodità" dei soldi (ed i suoi privilegi) e l'assenza di valori che ne deriva. Non c'è azione e non c'è tensione. Oltretutto, il caso viene risolto senza alcun colpo di scena: a Rocco Schiavone è bastato guardare una foto sul display del cellulare trovato addosso alla vittima per capire cosa è realmente accaduto e chi è il colpevole. Tutto qui!
Insomma, un racconto breve che non aggiunge nulla di nuovo alla caratterizzazione del burbero vicequestore.
📌 Voto: ⭐⭐ (2 su 5)

Nessun commento:

Posta un commento