"Un bel libro, Marcus, non si valuta solo per le sue ultime parole, bensì sull'effetto cumulativo di tutte le parole che le hanno precedute. All'incirca mezzo secondo dopo aver finito il tuo libro, dopo averne letto l'ultima parola, il lettore deve sentirsi pervaso da un'emozione potente; per un istante, deve pensare soltanto a tutte le cose che ha appena letto, riguardare la copertina e sorridere con una punta di tristezza, perché sente che quei personaggi gli mancheranno. Un bel libro, Marcus, è un libro che dispiace aver finito".
[Joël Dicker in "La verità sul caso Harry Quebert"]

lunedì 5 ottobre 2026

[RECENSIONE] Ilaria Tuti: Ed è un poco la notte e un poco l'alba


Ilaria Tuti: Ed è un poco la notte e un poco l'alba

Formato: Kindle (730 KB)
Pagine: 320
Editore: Longanesi (16 giugno 2026)
ASIN: B0F37JT5WK
ISBN-13: 9788830465695

Data di acquisto: 28 settembre 2026
Letto dal 30 settembre al 5 ottobre 2026

▪ Sinossi
«Scappa, Serafina». È con queste parole che l'anziano Geremia, in un pomeriggio caldo di sole, mi mette in allarme. Ma ancora non posso immaginare che questa terra sta per mutare volto e temperamento, forse per sempre. Nella Zona libera della Carnia, finora, la guerra è stata una tempesta distante, che ha strappato gli uomini dai nostri paesi ma non ha ancora lacerato del tutto gli animi. Quello in arrivo è però un vento nuovo e spaventoso, che soffia da Est e porta sconvolgimenti.
E da oltre il grande fiume giungono infine carovane di cavalieri delle steppe, con copricapi di pelliccia e lunghe spade ricurve, che entrano nelle nostre case prendendone possesso. La nostra terra è la loro terra promessa, questa non è un'invasione ma un insediamento.
Io, che da sempre abito un luogo di confine, chiamata a custodire i respiri e a evocarli; io, che da sempre ho in me il cuore delle donne che mi hanno preceduto e il soffio della donna che voglio essere; io vivo con sgomento questi giorni fatti di fuochi da campo accesi sulle assi dei pavimenti lustri, di animali riparati nelle cucine, di saccheggi e violenze. Ma vedo anche la meraviglia dei cammelli che pascolano nei campi, lo stupore fanciullesco degli invasori nel salire su una bicicletta, le danze russe nelle piazze, alla luce di antichi fuochi, le loro donne guerriere, i canti liturgici ortodossi, lo splendore delle icone.
Io, che sono ombra, non posso più stare al liminare: devo farmi luce, in questa lunga notte, per trovare l'alba».
Con Ed è un poco la notte e un poco l'alba, Ilaria Tuti disvela la compassione nella barbarie, l'incontro nello scontro, l'esodo nell'invasione e, infine, la speranza nella tragedia. Racconta l'incontro tra due popoli che sulla carta dovevano sottomettere e soccombere, e che infine hanno imparato a conoscersi, trovando in ciascuno un riflesso dell'altro. E ci mostra che è possibile superare ciò che sembra insuperabile, sopravvivere allo sconvolgimento del proprio mondo, perdere ogni cosa e ricominciare. È possibile perché non lo ha fatto qualche eroe immaginario, lo hanno fatto i nostri anziani, continuando a cercare la vita dove sembrava essere rimasta solo cenere.

▪ L'incipit del libro
La bufera percuoteva la notte, ma l'antica chiesetta resisteva. Si aggrappava a pietre levigate da mani devote affinché sfiorasse l'eternità. Mugghiava, il vento. Tormentava la campana, piantava pugni sulle tegole del tetto, tirava per le chiome il bosco. Poi, come stanco della sfuriata, senza preavviso sfumava in slanci infantili e si metteva a giocare a nascondino, fischiava, ruzzolava lungo il prato in pendio per far sbocciare cristalli aguzzi sulle onde di neve che lo increspavano. Spariva, e di colpo tornava con folate urlanti. Il villaggio di Trava era un baluginare di luci tra le fronde, più giù, dove il sentiero che conduceva al santuario della Madonna dei Respiri iniziava a mordere l'ultima salita.
Serafina la chiamava così, quella Madonnina così dolce da far risvegliare i fruts morti senza battesimo. La bambina si alzò sulle punte dei piedi per scrutare le tenebre dalle finestrelle ai lati del portale. Il vetro era spesso e velato di ghiaccio, guardarvi attraverso era come avere gli occhi pieni d'acqua, ma si convinse di aver scorto per un momento le ombre curve dei lupi, sul confine dove ai bambini era vietato andare a giocare.

▪ La mia recensione
"Era come se in lei ci fossero radici invisibili che attecchivano nel profondo della terra e in quel buio fertile si nutrivano. La vita era feroce eppure pregna di una dolcezza che lei non sapeva spiegare, molto simile alla compassione. La riconosceva nelle lacrime che accompagnavano ogni nascita e ogni morte".
Scordatevi i libri su Teresa Battaglia: questo romanzo della friulana Ilaria Tuti è completamente altra cosa.
Si parla, anche se in forma fortemente romanzata, dell'occupazione cosacca della Carnia (nord del Friuli) da parte dei cosacchi sul finire della Seconda guerra mondiale: un intero popolo, ingannato dalla Germania nazista, costretto ad occupare una terra non sua. La popolazione locale si dispera; solo la saggia e sognatrice Serafina, ragazza indipendente cresciuta ai margini della comunità dalla nonna (la madre è morta mettendola al mondo), in quell'orda che ha invaso la sua terra non ci vede barbari occupanti ma altre persone strappate alle proprie origini.
Che dire di questo romanzo…? Ilaria Tuti ha scritto di una storia dimenticata (o volutamente messa da parte?) usando un linguaggio molto poetico ed in cui le montagne ed i fiumi del Friuli non si limitano a fare da semplice sfondo allo scorrere degli eventi, ma si ergono a veri e propri personaggi.
Al centro di Ed è un poco la notte e un poco l'alba c'è l'incontro con l'estraneo e come, anche in situazioni estreme, in lui vi si possa scorgere una persona che, nonostante il panico e la sofferenza per ciò che sta patendo, ha ancora sete di futuro. Quindi, ecco Serafina incarnare la compassione e la pietà. Ma si parla anche di resilienza, del ruolo delle donne e del loro senso materno, di fede (sia i friulani che i cosacchi andranno a pregare nella stessa chiesa), di pregiudizi e di speranza (è il titolo del libro stesso che già ci fa capire questa cosa: il passaggio dal buio della notte alla luce del giorno).
Ciononostante, per chi (come il sottoscritto) cerca le atmosfere thriller, potrebbe restare leggermente disorientato: come ho detto pocanzi, dimenticatevi i toni dark incontrati in Fiori sopra l'inferno e nei successivi volumi della saga. Questa volta il registro si fa lento e meditativo. Azione zero (trama più lineare e prevedibile di così non si può), solo memoria storica e tantissimo clima emotivo.
📌 Voto: ⭐⭐⭐ (3 su 5)

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