Gabriella Bianchi debutta con Zolfo, un intenso romanzo noir ambientato nel Sud degli anni '80
Zolfo è un sorprendente noir che conduce il lettore nell'entroterra irpino post terremoto del 1980, tra tensione e atmosfere cupe alla ricerca della verità nascosta
👉 fonte: Agenda Online
È uno sguardo sugli anni Ottanta cha va oltre il nostalgico quello che contraddistingue la storia raccontata da Gabriella Bianchi nel suo brillante romanzo d'esordio. Non i lustrini della moda di quel periodo anticonformista, non il fermento musicale della sperimentazione, non il neon e i colori fluo.
Non gli anni da rimpiangere, insomma, quelli dove "tutto era più semplice e spensierato". Ma quelli talvolta meno raccontati perché meno "romantici", quelli più cupi e intrisi di dinamiche sociali ricche di contraddizioni. Zolfo è un noir che porta già nel nome tutta l'essenza della storia che vuole narrare.
Un testo che nasce da una penna esperta del genere. Gabriella Bianchi è infatti giornalista attualmente in forza all'AGI Agenzia Giornalistica Italia, ma che per tanti anni si è occupata sul campo di cronaca nera e giudiziaria. Anche per questo la genesi di un giallo intenso come quello scaturito dalla sua penna si è rivelata molto più semplice di quanto lei stessa avesse potuto immaginare.
"Questa è la mia prima esperienza di scrittura che andasse oltre articoli e cronaca giornalistica – ci spiega Gabriella – e devo ammettere che non credevo fosse semplice scrivere un libro. Si tratta di un tipo di scrittura completamente diverso, di strutturare da zero una storia che portasse con sé significati e dettagli narrativi coerenti e collegati. Poi c'è stato il periodo della chiusura dovuta al Covid e lì, nel tempo libero forzatamente ottenuto, ho iniziato a buttar giù qualcosa. Un'idea, un protagonista, un periodo storico. La trama ha iniziato a prendere forma, sostenuta dalla mia naturale propensione al racconto noir. E ha preso vita Zolfo nel corso di circa un anno di lavoro".
Ti sei ispirata a qualche penna in particolare o a un personaggio letterario che ha colpito il tuo immaginario? Nasco cronista di nero e giudiziaria, per cui naturalmente sono approdata al genere e devo dire non ho avuto dei riferimenti specifici nel momento dell'ideazione e dello sviluppo. Leggo tantissimo e di tutto, ma devo ammettere che adoro autori come Gadda, Sciascia, Camilleri e Lucarelli.
Con il tuo romanzo, pubblicato da Bookabook ad aprile 2026, ci conduci nei primi anni Ottanta, in un Sud Italia che fatica a stare al passo con i tempi che avanzano senza chiedere sconti. Si tratta di un decennio quasi sempre ricordato con una non troppo celata nostalgia, rievocata dalla nota formula del "Noi che…" e via dicendo con ricordi bellissimi che mai più potranno tornare in una società attuale estremamente digitalizzata, culturalmente e socialmente diversa. Tu però ne parli in maniera diversa e qui viene l'interessante. Quelli sono gli anni della mia prima adolescenza, dei quali dunque conservo ricordi nitidi e molto concreti. Ho raccontato un periodo storico che conosco bene, ma privandolo di quel velo romantico. Ho smontato alcuni concetti, in quanto è stato il momento nel quale hanno iniziato a prendere forma e sostanza alcune problematiche come la migrazione, anche e soprattutto intellettuale, con tanti compagni che si allontanavano dal Sud in circa di occasioni migliori. Poi c'è stato il terremoto del 1980 che non ha portato i cambiamenti attesi. Un'occasione drammatica che si è poi rivelata anche sprecata. Quindi, oltre alle luci al neon e alla vivacità dei colori, io racconto qualcosa di diverso, intriso di tinte cupe e di significati pesanti da digerire.
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