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"Un bel libro, Marcus, non si valuta solo per le sue ultime parole, bensì sull'effetto cumulativo di tutte le parole che le hanno precedute. All'incirca mezzo secondo dopo aver finito il tuo libro, dopo averne letto l'ultima parola, il lettore deve sentirsi pervaso da un'emozione potente; per un istante, deve pensare soltanto a tutte le cose che ha appena letto, riguardare la copertina e sorridere con una punta di tristezza, perché sente che quei personaggi gli mancheranno. Un bel libro, Marcus, è un libro che dispiace aver finito". [Joël Dicker in "La verità sul caso Harry Quebert"]

venerdì 19 giugno 2026

Gabriella Bianchi debutta con "Zolfo", un intenso romanzo noir ambientato nel Sud degli anni '80


Gabriella Bianchi debutta con Zolfo, un intenso romanzo noir ambientato nel Sud degli anni '80
Zolfo è un sorprendente noir che conduce il lettore nell'entroterra irpino post terremoto del 1980, tra tensione e atmosfere cupe alla ricerca della verità nascosta

👉 fonte: Agenda Online

È uno sguardo sugli anni Ottanta cha va oltre il nostalgico quello che contraddistingue la storia raccontata da Gabriella Bianchi nel suo brillante romanzo d'esordio. Non i lustrini della moda di quel periodo anticonformista, non il fermento musicale della sperimentazione, non il neon e i colori fluo.
Non gli anni da rimpiangere, insomma, quelli dove "tutto era più semplice e spensierato". Ma quelli talvolta meno raccontati perché meno "romantici", quelli più cupi e intrisi di dinamiche sociali ricche di contraddizioni. Zolfo è un noir che porta già nel nome tutta l'essenza della storia che vuole narrare.
Un testo che nasce da una penna esperta del genere. Gabriella Bianchi è infatti giornalista attualmente in forza all'AGI Agenzia Giornalistica Italia, ma che per tanti anni si è occupata sul campo di cronaca nera e giudiziaria. Anche per questo la genesi di un giallo intenso come quello scaturito dalla sua penna si è rivelata molto più semplice di quanto lei stessa avesse potuto immaginare.

"Questa è la mia prima esperienza di scrittura che andasse oltre articoli e cronaca giornalistica – ci spiega Gabriella – e devo ammettere che non credevo fosse semplice scrivere un libro. Si tratta di un tipo di scrittura completamente diverso, di strutturare da zero una storia che portasse con sé significati e dettagli narrativi coerenti e collegati. Poi c'è stato il periodo della chiusura dovuta al Covid e lì, nel tempo libero forzatamente ottenuto, ho iniziato a buttar giù qualcosa. Un'idea, un protagonista, un periodo storico. La trama ha iniziato a prendere forma, sostenuta dalla mia naturale propensione al racconto noir. E ha preso vita Zolfo nel corso di circa un anno di lavoro".
Ti sei ispirata a qualche penna in particolare o a un personaggio letterario che ha colpito il tuo immaginario? Nasco cronista di nero e giudiziaria, per cui naturalmente sono approdata al genere e devo dire non ho avuto dei riferimenti specifici nel momento dell'ideazione e dello sviluppo. Leggo tantissimo e di tutto, ma devo ammettere che adoro autori come Gadda, Sciascia, Camilleri e Lucarelli.
Con il tuo romanzo, pubblicato da Bookabook ad aprile 2026, ci conduci nei primi anni Ottanta, in un Sud Italia che fatica a stare al passo con i tempi che avanzano senza chiedere sconti. Si tratta di un decennio quasi sempre ricordato con una non troppo celata nostalgia, rievocata dalla nota formula del "Noi che…" e via dicendo con ricordi bellissimi che mai più potranno tornare in una società attuale estremamente digitalizzata, culturalmente e socialmente diversa. Tu però ne parli in maniera diversa e qui viene l'interessante. Quelli sono gli anni della mia prima adolescenza, dei quali dunque conservo ricordi nitidi e molto concreti. Ho raccontato un periodo storico che conosco bene, ma privandolo di quel velo romantico. Ho smontato alcuni concetti, in quanto è stato il momento nel quale hanno iniziato a prendere forma e sostanza alcune problematiche come la migrazione, anche e soprattutto intellettuale, con tanti compagni che si allontanavano dal Sud in circa di occasioni migliori. Poi c'è stato il terremoto del 1980 che non ha portato i cambiamenti attesi. Un'occasione drammatica che si è poi rivelata anche sprecata. Quindi, oltre alle luci al neon e alla vivacità dei colori, io racconto qualcosa di diverso, intriso di tinte cupe e di significati pesanti da digerire.
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