Richard Ford e la complessità delle cose semplici
Un saggio, un'autobiografia intellettuale, straordinaria come il suo autore.
"'La profonda incertezza dell'esistenza" è il " mio tema" ripete come un
mantra Richard Ford in questo straordinario libro che è "Con parole semplici"
👉 fonte:
Ansa
RICHARD FORD - CON PAROLE SEMPLICI
(FELTRINELLI, PAG. 112, EURO 17,10)
Si domanda, ed è questo il nodo intorno al quale si sviluppa il piccola
saggio, se e per quale motivo la sua scrittura sia stata considerata
"politica", anche perché a suo avviso "non avrei saputo dire in che modo il
fatto di essere considerati politici avrebbe reso migliori i miei racconti".
Era il 1989 e sarebbe caduto dopo pochi giorni il muro di Berlino quando un
giovane tedesco, si alzò durante un incontro ad Amburgo per chiedere a Ford se
il suo Ottimisti potesse essere considerato un esempio di realismo
socialista. A questa domanda oggi il grande autore si è sentito pronto a
rispondere, dopo quasi quarant'anni. Lo fa in questo bellissimo saggio che è
la biografia artistica di un autore, uno scrittore che, come raramente accade,
viviseziona lo sviluppo della sua ispirazione per capire il senso più profondo
della sua opera.
Lo fa partendo dall'inizio, da una citazione di Stendhal: "La politica in
un'opera letteraria è come un colpo di pistola sparato nel bel mezzo di un
concerto, qualcosa di forte e volgare, a cui è impossibile non prestare
attenzione". La sceglie per dire che lui quello sparo non l'ha mai avvertito,
mai capito e tantomeno ha mai avuto intenzione di spararlo. Sono stati i
lettori a chiederglielo ma lui non l'ha mai avuta questa intenzione in modo
chiaro. E quei racconta, scavando in profondità, quali erano le sue intenzioni
dalla prima volta che gli è venuta l'idea di scrivere un romanzo per
raccontare la sua terra, il Mississipi che ai tempi della sua gioventù, nei
tardi anni quaranta e gli anni cinquanta, non era certo un luogo facile.
Eppure scrisse il romanzo d'esordio, A Piece of My Heart pensando che
erano solo gli esseri umani nella loro complessità che voleva mettere al
centro della sua descrizione del mondo. E così lo stesso nel romanzo
messicano, L'estrema fortuna, tutto ambientato ad Oaxaca, anche perché,
spiega : "quello che sapevo dei romanzi politici era vago, perlopiù
astratto'". Né tantomeno accettava l'idea che fosse poi il lettore a decidere
il vero contenuto del libro, con quel meccanismo che Marchel Duchamp descrive
dicendo: "Lo spettatore crea l'immagine".
"Ma rinunciare al mio libro per lasciarlo rimodellare dall'esperienza privata
di un lettore era una concessione che non mi era mai stata congeniale". Era
lui che voleva dettare la sua linea al lettore e, ne era convinto, questa
linea non era politica pure in quel groviglio estetico ed intellettuale che è
sempre un romanzo. E spiegando come questa sua, oserei dire, inconsapevolezza
interiore, si è evoluta, parla della sua vita, delle scelte e delle casualità
che lo hanno portato ad essere uno dei maggiori scrittori americani del
Novecento.
Ma anche le letture, le passioni. Almeno fino a
Sportswriter
quando tutto diventa più chiaro. "Sappiamo per esperienza che l'effetto della
vita è quello di essere imprevedibile, esigente, sorprendente, ampliando
spesso ciò che diciamo, pensiamo, comprendiamo. Lo stesso vale per la finzione
narrativa".

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