Cent'anni di Route 66, lo scrittore Claudio Castellacci: «Vi racconto come questa strada è diventata una categoria dello spirito»
Dalla nascita della Mother Road durante la Grande Depressione ai motel nel deserto del Mojave, passando per cinema, letteratura e città fantasma: viaggio nel mito americano della strada più famosa del mondo, che oggi sopravvive soprattutto come immaginario
👉 fonte: Vanity Fair
«Non vorrei deluderla, però io non l’ho fatta tutta la Route 66», mi dice come prima cosa al telefono Claudio Castellacci quando lo chiamo all'ora concordata per la nostra intervista. Ed è comprensibile, anche per chi negli anni ha vissuto e lavorato, come ha fatto lui, come reporter negli Stati Uniti. La strada più famosa d'America, e forse del mondo, che nel 2026 compie cent'anni, copre infatti una distanza pari a quella tra Lisbona e Mosca.
Percorrerla tutta richiede tempo, ma non è solo questo il punto. Perché, come racconta Castellacci, che ha appena pubblicato il libro Route 66. Cent'anni on the road, edito da Odoya, se da un lato esiste una Route 66 che corrisponde perfettamente al nostro immaginario (deserti, motel, diner, pompe di benzina nel nulla) dall'altro la maggior parte della Mother Road sopravvissuta in frammenti sparsi lungo gli Stati Uniti, è molto meno affascinante di come la immaginiamo. Quella che tutti, o quasi, sogniamo comincia a ovest delle Montagne Rocciose, tra New Mexico, Arizona e California.
Giornalista, scrittore e grande conoscitore degli Stati Uniti, dove ha vissuto a lungo seguendo da vicino la cultura americana e i suoi paesaggi, Claudio Castellacci ha scritto un libro ricco di aneddoti, storia e curiosità poco note, che non può mancare nella libreria degli amanti del sogno americano e dei viaggi on the road.
Nel libro emerge spesso l'idea di una strada che sopravvive più come immaginario che come vera infrastruttura. È così? «Della storica Route 66 non esiste più un tracciato unico e continuo: oggi sopravvive soltanto a tratti (l'80% circa). La 66 è stata ufficialmente dismessa e sostituita dal sistema autostradale delle interstate negli anni Ottanta e molti dei segmenti rimasti sono segnalati con cartelli marroni con la dicitura Historic Route 66. Io ho percorso alcuni tratti in California, Arizona e New Mexico, che è senz'altro la parte più affascinante, quella che risponde maggiormente al mito».
Nel suo libro racconta come e perché è nata la Route 66. Prima di essere leggenda, fu una strada molto pratica. «La Route 66 nacque nel 1926 come asse stradale per collegare Chicago a Los Angeles. Non era una strada romantica o turistica, ma un'infrastruttura pratica: serviva a collegare aree agricole, cittadine isolate e territori ancora poco sviluppati del Sud-Ovest americano. All'epoca molte strade americane erano ancora sterrate o poco affidabili e la 66 diventò una delle prime grandi arterie moderne del Paese. Con il tempo finì anche per rappresentare il viaggio verso Ovest: Steinbeck, in Furore, la chiamò Mother Road proprio perché era la strada della migrazione, della speranza e anche della sopravvivenza».
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