▶ Questo blog è facilmente raggiungibile anche da www.lastanzadiantonio.com
"Un bel libro, Marcus, non si valuta solo per le sue ultime parole, bensì sull'effetto cumulativo di tutte le parole che le hanno precedute. All'incirca mezzo secondo dopo aver finito il tuo libro, dopo averne letto l'ultima parola, il lettore deve sentirsi pervaso da un'emozione potente; per un istante, deve pensare soltanto a tutte le cose che ha appena letto, riguardare la copertina e sorridere con una punta di tristezza, perché sente che quei personaggi gli mancheranno. Un bel libro, Marcus, è un libro che dispiace aver finito". [Joël Dicker in "La verità sul caso Harry Quebert"]

sabato 6 giugno 2026

La letteratura per difendere le contraddizioni umane: Zadie Smith, saggista strepitosa


La letteratura per difendere le contraddizioni umane: Zadie Smith, saggista strepitosa
La raccolta Vivi e morti è l'ultimo lavoro della scrittrice e saggista britannica Zadie Smith: un libro all'apparenza senza centro (la stessa autrice, nella prefazione, invita a leggerlo e ad abitarlo liberamente) che riflette su alcuni temi contemporanei (battaglie culturali incluse) attraverso l'analisi di film, libri, necrologi, e interventi politici e militanti. Ne emerge una ricerca di modelli, di forme di riconoscimento nel passato e il desiderio di tracciare genealogie. Centrale è l'idea di letteratura che Smith difende in queste pagine: il riconoscimento, finanche la difesa, cioè, dell'ambivalenza e della contraddittorietà dell'essere umano.

👉 fonte: il Libraio

Zadie Smith è probabilmente una delle più interessanti scrittrici inglesi contemporanee, nonché una saggista strepitosa: lo sapevamo già da Cambiare idea, nel 2009, e dopo Feel Free (2018) e Questa strana e incontenibile stagione (2020); l’ultima raccolta, Vivi e morti (Sur, traduzione di Martina Testa), arriva a confermarcelo.
All'apparenza si tratta di un libro senza centro, che si muove da discussioni su film e libri, a necrologi, a interventi politici e militanti, e la stessa Smith, nella prefazione, invita a leggerlo e ad abitarlo liberamente.
Eppure ben presto ci si rende conto che abbiamo fra le mani un testo molto più coerente di quanto si presenti a un primo sguardo, attraversato, com'è, da due macrotemi che scorrono carsicamente lungo le pagine.
Il primo è senz'altro il rapporto di noi soggetti contemporanei (e in particolare di quelli della generazione di Smith) con il passato: che talvolta si presenta proprio nella forma del dialogo o dello scontro intergenerazionale, come nell'acutissima lettura di Tàr; oppure nel modo in cui la sensibilità d'oggi si riversa nelle nostre letture e valutazioni dell'arte del passato (in questo senso, pur senza esserlo, Vivi e morti è anche un testo che implicitamente si inserisce nel dibattito sulle guerre culturali).
E ciò che più colpisce è il richiamo alla complessità di Smith, lo strenuo tentativo di portare avanti un discorso etico-politico pur senza appiattire il ragionamento su facili opposizioni o posizionamenti binari. O facili giudizi: è facile, per noi, chiederci e indignarci perché ogni persona dell'Inghilterra georgiana non si sia completamente dedicata all'abolizione della schiavitù: eppure, immagina Smith, probabilmente gli studenti del futuro avranno le stesse reazioni su di noi che continuiamo a comprare iPhone pur sapendo che contengono cobalto estratto da bambini sfruttati, soprattutto nella Repubblica Democratica del Congo, in cui sono circa quaranta mila, secondo i dati di Amnesty International, i minorenni costretti a lavorare in condizioni che potremmo ancora definire coloniali.
La stessa problematizzazione si trova sul piano dell'arte: così, Il moro con piatto di smeraldi di Balthasar Permoser, statua del 1724, in pieno stile orientalizzante, è riconosciuta come una forma di feticizzazione dell'altro, "eppure era bello", scrive Smith.
Allo stesso modo è possibile immedesimarsi in Madame Bovary o Anna Karenina, pur percependo e riconoscendo una crepa dietro questi personaggi, una crepa in cui si intravede la mano maschile dei loro creatori. E in questa crepa si infila anche una delle sfide più grandi per una letteratura che non vuole arrendersi all'idea di dover scrivere solo delle persone sostanzialmente "simili" all'autore o all'autrice: vale a dire contrattare quel confine scivoloso fra l'interessarsi all'altro e parlare al posto dell'altro.
🌎 CLICCA QUI per continuare a leggere

Nessun commento:

Posta un commento