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"Un bel libro, Marcus, non si valuta solo per le sue ultime parole, bensì sull'effetto cumulativo di tutte le parole che le hanno precedute. All'incirca mezzo secondo dopo aver finito il tuo libro, dopo averne letto l'ultima parola, il lettore deve sentirsi pervaso da un'emozione potente; per un istante, deve pensare soltanto a tutte le cose che ha appena letto, riguardare la copertina e sorridere con una punta di tristezza, perché sente che quei personaggi gli mancheranno. Un bel libro, Marcus, è un libro che dispiace aver finito". [Joël Dicker in "La verità sul caso Harry Quebert"]

venerdì 12 giugno 2026

In Italia leggiamo sempre meno, solo il 35% finisce un libro all'anno: perché e gli effetti della lettura


In Italia leggiamo sempre meno, solo il 35% finisce un libro all'anno: perché e gli effetti della lettura
L'ascesa degli smartphone ha ridotto il tempo dedicato alla lettura, portando l'Italia ai minimi europei e aggravando l'analfabetismo funzionale (35%). Leggere su carta stimola la mente più dello schermo, mentre mezz'ora di lettura al giorno può persino allungare la vita di due anni

👉 fonte: Geopop

Per secoli l'alfabetizzazione è stata una conquista globale inarrestabile, passando dal 12% della popolazione adulta nel 1820 all'82% nel 2000. Tuttavia, l'avvento dello smartphone a metà degli anni Duemila ha invertito la rotta, frammentando la nostra attenzione. Oggi in Italia la crisi è evidente: per Eurostat, solo il 35% dei cittadini tra i 16 e i 65 anni legge almeno un libro all'anno, a fronte di una media europea del 52%, e un altrettanto preoccupante 35% soffre di analfabetismo funzionale, non comprendendo ciò che legge. Abbandonare la lettura prolungata non compromette solo la democrazia, ma ci priva anche di uno straordinario scudo per la salute: basti pensare che leggere oltre 3 ore e mezza a settimana può allungare la vita di ben 23 mesi.

▪ Perché non leggiamo più: il ruolo degli smartphone
Per millenni, leggere è stato un privilegio per pochi. Prima dell'invenzione della stampa a caratteri mobili di Gutenberg, nel 1440, un singolo libro costava quanto mesi di lavoro e richiedeva un copista per settimane. In Europa sapeva leggere circa il 30% della popolazione, quasi tutti uomini delle classi alte.
La stampa cambiò tutto. I libri divennero accessibili, e per cinque secoli la curva dell'alfabetizzazione salì quasi senza interruzioni: nel 1820 sapeva leggere il 12% degli adulti nel mondo, nel 2000 l'82%. L'accesso alla parola scritta ha trasformato la politica, la scienza, la democrazia, il diritto, la medicina (una rivoluzione silenziosa ma radicale). A un certo punto, però, la curva ha smesso di salire. Non nell'alfabetizzazione di base, ma nell'abitudine alla lettura: nel piacere di leggere e nel tempo che dedichiamo a farlo.
I ricercatori identificano la metà degli anni Duemila come il punto di svolta: lo stesso periodo in cui lo smartphone diventa di massa e i social network entrano nelle tasche di tutti. L'attenzione umana diventa la risorsa più contesa del pianeta.
Non è che le persone abbiano smesso di leggere di colpo. È che il tempo disponibile si è riempito di qualcos'altro, qualcosa di più veloce, più immediato, più progettato per tenerci agganciati. Un libro su un tavolo è fermo. Uno smartphone pulsa, vibra, si illumina. Il libro, semplicemente, non può competere.

▪ Quanti italiani leggono: i numeri dell'Italia rispetto all'Europa
L'Italia presenta un quadro particolarmente critico. Secondo Eurostat, solo il 35% degli italiani tra i 16 e i 65 anni ha letto almeno un libro nell'ultimo anno. La media europea è del 52%, la Danimarca arriva al 72%. L'Italia è terzultima in Europa, davanti solo a Cipro e Romania.
Il trend, inoltre, peggiora. Il tempo settimanale dedicato alla lettura si è ridotto di quasi un'ora in soli due anni: da tre ore e mezza a meno di tre. Chi legge, legge meno. E chi legge poco, legge sempre meno.
A questo si aggiunge un divario geografico interno enorme. Nel Mezzogiorno ci sono il 30% in meno di librerie rispetto alla media nazionale e meno del 20% dei libri venduti in Italia finisce al Sud e nelle Isole. Non è solo una questione di scelta individuale: in molte aree manca proprio un luogo fisico dove acquistare o prendere in prestito un libro.

▪ Analfabetismo funzionale in Italia: un adulto su tre non capisce ciò che legge
Il dato più allarmante non riguarda chi legge poco, ma chi legge e non comprende quello che legge. Secondo i risultati dell'indagine OCSE pubblicati a dicembre 2024, il 35% degli adulti italiani tra i 16 e i 65 anni non riesce a comprendere testi che vadano oltre informazioni esplicite e semplici: un contratto, un'informativa bancaria, un articolo di giornale di media complessità. La media OCSE è il 26%. Nel 2012 l'Italia era al 28%: in dieci anni il dato è peggiorato di sette punti.
Questo fenomeno si chiama analfabetismo funzionale: saper decifrare le parole, ma non comprendere il significato di un testo. E non è un problema individuale. Chi non capisce un testo normativo perde diritti. Chi non riesce a valutare le argomentazioni politiche è più esposto alla manipolazione. È, a tutti gli effetti, un problema democratico.

▪ Leggere su carta e leggere su schermo: perché non è la stessa cosa
Alcune ricerche affermano che chi legge lo stesso testo su carta comprende e ricorda di più rispetto a chi lo legge su schermo. L'effetto è più forte per i testi lunghi e ancora più marcato nei lettori meno esperti.
Il motivo non è fisico. È che il cervello si porta dietro le aspettative dell'ambiente digitale: quando apriamo uno schermo, il cervello entra in modalità scrolling: cerca parole chiave, salta, anticipa l'interruzione. Porta quelle abitudini anche quando prova a leggere qualcosa di lungo e complesso, e la comprensione ne risente.
E gli e-reader? Per i dispositivi pensati esclusivamente per la lettura (senza notifiche, senza app, senza interruzioni) l'effetto negativo è molto ridotto. Il problema non è la tecnologia digitale in sé, ma l'ambiente frammentato in cui leggiamo: un testo aperto sul telefono, tra un messaggio e una notifica, è già compromesso in partenza.
Un dato sorprendente arriva dalla Yale School of Public Health, che ha seguito 3.635 persone sopra i cinquant'anni per dodici anni. Il risultato: chi leggeva libri per più di tre ore e mezza a settimana (meno di mezz'ora al giorno) viveva in media 23 mesi in più rispetto a chi non leggeva. Una riduzione del rischio di mortalità del 20%, controllando per reddito, istruzione, salute ed età.
Il beneficio era significativamente maggiore per chi leggeva libri rispetto a chi leggeva solo giornali o riviste. Non è la lettura in generale a fare la differenza: è la lunghezza, la complessità e la concentrazione sostenuta richiesta dai libri.

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