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"Un bel libro, Marcus, non si valuta solo per le sue ultime parole, bensì sull'effetto cumulativo di tutte le parole che le hanno precedute. All'incirca mezzo secondo dopo aver finito il tuo libro, dopo averne letto l'ultima parola, il lettore deve sentirsi pervaso da un'emozione potente; per un istante, deve pensare soltanto a tutte le cose che ha appena letto, riguardare la copertina e sorridere con una punta di tristezza, perché sente che quei personaggi gli mancheranno. Un bel libro, Marcus, è un libro che dispiace aver finito". [Joël Dicker in "La verità sul caso Harry Quebert"]

giovedì 20 novembre 2025

C'è una parola per te che accumuli libri che non leggerai mai


C'è una parola per te che accumuli libri che non leggerai mai
Se fai così, ci sono pro e contro. Ecco come capire da che parte pende la bilancia

👉 fonte: Esquire.com

Se in casa i libri si accumulano nei luoghi più impensabili e spuntano da tutte le parti, perché non c'è più spazio nella libreria, e quindi invadono tavolini e crescono in pile sul pavimento, allora probabilmente fate parte della tipologia di persone individuata da questa parola, che arriva dal Giappone: tsundoku.
Di cosa si tratta, di preciso? Il termine nasce a cavallo tra l'Ottocento e il Novecento, quando il Paese fu esposto alle influenze occidentali e i giapponesi ebbero accesso a una moltitudine di titoli, iniziando ad acquistarne più di quanti riuscissero a leggerne. La parola tsundoku è composta da tsunde, che si traduce con "accumulare cose", e oku, che si traduce con "lasciare qualcosa per dopo".
Essere tsundoku non è necessariamente un problema. Può infatti trattarsi dell'espressione di una sana passione, che ci insegna l'umiltà rendendoci consapevoli di tutto quello che ancora non sappiamo. Inoltre, molto dipende dal tipo di rapporto che si ha con i volumi: un vero lettore non li acquista per vantarsi di averli, e non legge per dimostrare qualcosa agli altri. Al contrario, tenta in questo modo di soddisfare il proprio desiderio di conoscenza. Chi ama i libri infine può essere attratto da aspetti che non riguardano direttamente il contenuto. L'aspetto grafico, l'odore della carta e la sensazione di toccare l'oggetto-libro bastano a volte a suggerirne l'acquisto.
Essere tsundoku tuttavia significa anche rischiare di fare i conti con potenziali problemi, tra i quali l'ansia generata dalla continua visione di tutti questi libri che non si è avuto il tempo di leggere. A volte, questa ansia potrebbe essere generata dalla FOMO (acronimo dell'espressione inglese Fear Of Missing Out, cioè la paura di perdersi qualcosa), ma nella sua versione per bibliofili: ovvero acquistare un libro perché tutti ne parlano e per la paura di restare tagliati fuori dalle conversazioni che lo riguardano.
Un consiglio pratico, se percepite che il vostro essere tsundoku si stia trasformando in un problema, potrebbe essere di annotare i libri letti e quelli acquistati. Se i secondi sono di più, allora potrebbe essere il caso di valutare una forma di bilanciamento.

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