"Un bel libro, Marcus, non si valuta solo per le sue ultime parole, bensì sull'effetto cumulativo di tutte le parole che le hanno precedute. All'incirca mezzo secondo dopo aver finito il tuo libro, dopo averne letto l'ultima parola, il lettore deve sentirsi pervaso da un'emozione potente; per un istante, deve pensare soltanto a tutte le cose che ha appena letto, riguardare la copertina e sorridere con una punta di tristezza, perché sente che quei personaggi gli mancheranno. Un bel libro, Marcus, è un libro che dispiace aver finito".
[Joël Dicker in "La verità sul caso Harry Quebert"]

mercoledì 30 settembre 2026

[RECENSIONE] Antonio Manzini: Senza fermate intermedie


Antonio Manzini: Senza fermate intermedie. Un caso di Rocco Schiavone. Autunno con Rocco Schiavone, vol. 1

Formato: copertina flessibile
Pagine: 51
Editore: Edizione speciale per GEDI News Network S.p.A. (28 settembre 2026)

Data di acquisto: 28 settembre 2026
Letto il 29 settembre 2026

▪ Sinossi
Protagonista della storia è un topos letterario protagonista di tantissima letteratura: il treno. Il vicequestore Rocco Schiavone viaggia verso Roma. Nei vagoni viene ritrovata senza vita una passeggera anziana, che ha subito una rapina. Il colpevole è ancora a bordo e si nasconde tra i passeggeri. Il caso va risolto prima che il convoglio termini la sua corsa.

▪ L'incipit del racconto
«Allora che fa, Schiavone?» il questore lo sorprese alle spalle. Rocco si voltò con il bicchierino di plastica ancora pieno a metà. «Mi prendo un caffè!».
«Non fraintenda», Costa infilò la pennetta nel distributore, «mi riferisco a giovedì» e spinse il pulsante. Schiavone prese tempo sorseggiando la ciofeca amarognola dal colore paludoso. «E non lo so. Giovedì?» non ricordava minimamente cosa sarebbe accaduto giovedì di così importante.
«Eh sì, giovedì» insistette il questore osservando il suo bicchierino che si stava riempiendo di quella sostanza giallastra che la macchinetta si ostinava a chiamare cappuccino, ma che al cappuccino somigliava come un trattore a una Ferrari.

▪ La mia (brevissima) recensione
"Non aveva intenzione di parteciparvi, una riunione condominiale si stanziava all'ottavo grado della scala delle rotture di coglioni. Ma rispetto a una festa della polizia in questura, nono grado pieno con una tendenza al nove e mezzo, l'assemblea condominiale era una passeggiata".
Senza fermate intermedie è un racconto breve di Antonio Manzini, originariamente presente nelle raccolte Viaggiare in giallo e L'anello mancante, e recentemente distribuito con il quotidiano La Repubblica.
Al centro del racconto c'è, manco a dirlo, Rocco Schiavone: il vicequestore deve scegliere se partecipare ad una festa della polizia ad Aosta o ad una riunione di condominio a Roma (per lui, entrambi gli eventi, sono solo una rottura di coglioni… son parole sue!). Lui, scegliendo a malincuore la riunione, sarà costretto a prendere, ancora una volta a malincuore, un Frecciarossa che sino a Roma non effettuerà fermate intermedie. Sul treno, oltre al solito spaccato di personaggi che solitamente si trova su un treno, si imbatterà anche anche nell'anatomopatologo Alberto Fumagalli (i loro scambi di battute son memorabili) e in un'anziana pendolare che morirà d'infarto dopo aver scoperto il furto dei suoi gioielli! Il tempo stringe e Rocco Schiavone si mette subito ad indagare, aiutato anche dal fatto che, visto che il treno son effettuerà alcuna fermata, il ladro è ancora a bordo e perfettamente mimetizzato "in bella vista" tra i passeggeri.
Il racconto, come si intuisce abbastanza facilmente, è il classico giallo "da stanza chiusa" (caratteristica solitamente appannaggio di Agatha Christie): in questo caso la stanza chiusa viene "impersonata" dal vagone ferroviario.
Più che il giallo vero e proprio (l'indagine, essendo concentrata in pochissime pagine, è abbastanza sempliciotta), a primeggiare in questo racconto è l'ironia e l'anticonformismo di Rocco Schiavone.
📌 Voto: ⭐⭐⭐⭐⭐ (5 su 5)

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