Antonio Manzini: Senza fermate intermedie. Un caso di Rocco Schiavone. Autunno con Rocco Schiavone, vol. 1
Formato: copertina flessibile
Pagine: 51
Editore: Edizione speciale per GEDI News Network S.p.A. (28 settembre 2026)
Data di acquisto: 28 settembre 2026
Letto il 29 settembre 2026
▪ Sinossi
Protagonista della storia è un topos letterario protagonista di tantissima
letteratura: il treno. Il vicequestore Rocco Schiavone viaggia verso Roma. Nei
vagoni viene ritrovata senza vita una passeggera anziana, che ha subito una
rapina. Il colpevole è ancora a bordo e si nasconde tra i passeggeri. Il caso
va risolto prima che il convoglio termini la sua corsa.
▪ L'incipit del racconto
«Allora che fa, Schiavone?» il questore lo sorprese alle spalle. Rocco si
voltò con il bicchierino di plastica ancora pieno a metà. «Mi prendo un
caffè!».
«Non fraintenda», Costa infilò la pennetta nel distributore, «mi riferisco a
giovedì» e spinse il pulsante. Schiavone prese tempo sorseggiando la ciofeca
amarognola dal colore paludoso. «E non lo so. Giovedì?» non ricordava
minimamente cosa sarebbe accaduto giovedì di così importante.
«Eh sì, giovedì» insistette il questore osservando il suo bicchierino che si
stava riempiendo di quella sostanza giallastra che la macchinetta si ostinava
a chiamare cappuccino, ma che al cappuccino somigliava come un trattore a una
Ferrari.
▪ La mia (brevissima) recensione
"Non aveva intenzione di parteciparvi, una riunione condominiale si
stanziava all'ottavo grado della scala delle rotture di coglioni. Ma
rispetto a una festa della polizia in questura, nono grado pieno con una
tendenza al nove e mezzo, l'assemblea condominiale era una passeggiata".
Senza fermate intermedie è un racconto breve di Antonio Manzini,
originariamente presente nelle raccolte
Viaggiare in giallo
e
L'anello mancante, e
recentemente distribuito
con il quotidiano La Repubblica.
Al centro del racconto c'è, manco a dirlo, Rocco Schiavone: il vicequestore
deve scegliere se partecipare ad una festa della polizia ad Aosta o ad una
riunione di condominio a Roma (per lui, entrambi gli eventi, sono solo una
rottura di coglioni… son parole sue!). Lui, scegliendo a malincuore la
riunione, sarà costretto a prendere, ancora una volta a malincuore, un
Frecciarossa che sino a Roma non effettuerà fermate intermedie. Sul treno,
oltre al solito spaccato di personaggi che solitamente si trova su un treno,
si imbatterà anche anche nell'anatomopatologo Alberto Fumagalli (i loro scambi
di battute son memorabili) e in un'anziana pendolare che morirà d'infarto dopo
aver scoperto il furto dei suoi gioielli! Il tempo stringe e Rocco Schiavone
si mette subito ad indagare, aiutato anche dal fatto che, visto che il treno
son effettuerà alcuna fermata, il ladro è ancora a bordo e perfettamente
mimetizzato "in bella vista" tra i passeggeri.
Il racconto, come si intuisce abbastanza facilmente, è il classico giallo "da
stanza chiusa" (caratteristica solitamente appannaggio di Agatha Christie): in
questo caso la stanza chiusa viene "impersonata" dal vagone ferroviario.
Più che il giallo vero e proprio (l'indagine, essendo concentrata in
pochissime pagine, è abbastanza sempliciotta), a primeggiare in questo
racconto è l'ironia e l'anticonformismo di Rocco Schiavone.
📌 Voto: ⭐⭐⭐⭐⭐ (5 su 5)


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