Wilbur Smith: Una vena d'odio
Titolo originale: Gold Mine
Formato: copertina rigida
Pagine: 263
Editore: Longanesi (13 gennaio 1992)
ISBN-13: 978-8830410442
Data di acquisto: 4 novembre 2026
Letto dal 4 al 7 novembre 2026
▪ Sinossi
Concreto e deciso come il suo paese, il Sudafrica, Rod Irondises vive in perfetta simbiosi con il ricchissimo giacimento aurifero di Sonder Ditch, di cui da poco è stato promosso dirigente: della miniera, Rod ha imparato infatti a conoscere ogni galleria e ogni cunicolo, ma soprattutto a capire il dramma degli uomini che vi lavorano, eternamente combattuti tra la realtà del buio inferno quotidiano, fatto di pericoli, dolore e fatica, e la speranza di conquistare un luminoso paradiso, una vita diversa e felice in cui l'oro non sarà più strappato a forza dalle viscere della terra ma potrà brillare nelle loro mani, puro e invincibile, e soddisfare così ogni desiderio. Quello che Rod ignora, tuttavia, è che la smania di potere e ricchezza che anima i possenti e orgogliosi minatori bantu non è molto dissimile da quella che, alla luce del sole, pervade Manfred Steyner, il proprietario di Sonder Ditch, la cui lucida follia si trasforma d'un tratto in una mina vagante pronta a esplodere e a travolgere senza pietà chiunque possa ostacolarne il delirante cammino.
Inconsapevole pedina di un vorticoso gioco di ricatti e menzogne, Rod dovrà fronteggiare sia l'avidità incontrollata degli uomini sia la cieca ribellione della terra che si oppone a chi intende violare i suoi segreti più riposti, e dovrà combattere per la sua miniera, per se stesso e per la donna che ama senza neppure sapere quale sia il suo vero nemico…
▪ L'incipit del libro
Tutto cominciò quando il mondo si stava formando, prima della comparsa dell'uomo, prima ancora che la vita stessa si fosse evoluta su questo pianeta.
La crosta terrestre era ancora molle e sottile, deformata e lacerata dalle enormi pressioni interne.
Lo scudo compatto che oggi forma il continente africano, stabile e definitivamente assestato, era una serie di alte montagne, un susseguirsi di catene montuose portate in superficie e poi demolite dai movimenti del magma alle grandi profondità. L'uomo non ha mai visto montagne simili; erano così imponenti da ridicolizzare l'Himalaya, montagne di roccia fumante dai crepacci e dalle ferite aperte da cui colava il magma allo stato fuso.
Questo saliva dal centro della terra lungo le spaccature e i punti più deboli della crosta, gorgogliando e ribollendo, ma raffreddandosi continuamente salendo alla superficie, così i metalli meno volatili si sedimentarono in profondità mentre quelli con una temperatura di fusione minore furono portati in superficie.
A un certo punto nello smisurato trascorrere del tempo, un'altra serie di queste crepe si aprì su una delle catene montuose senza nome ma da esse sgorgarono torrenti di oro fuso. Durante il viaggio verso la superficie terrestre alcuni bizzarri fenomeni naturali avevano portato a un grezzo ma efficace processo di raffinazione. La ganga aveva un alto contenuto aurifero e in superficie si raffreddò, solidificandosi.
▪ La mia recensione
"Lavorare in miniera è un gioco duro, che attira uomini duri".
Pubblicato nel 1970 ed arrivato in Italia solo quattro anni più tardi, Una vena d'odio è il quinto romanzo di Wilbur Smith.
Siamo sempre in Sudafrica (come nella maggior parte dei romanzi d'avventura dello scrittore zambiano-sudafricano), questa volta all'interno della Sonder Ditch, una importante miniera d'oro. Il giovane Rod Ironsides, che ne è il responsabile, conosce quelle gallerie molto meglio delle sue tasche (è un incallito spendaccione e sfacciato donnaiolo). Nel momento in cui Manfred Steyner, l'enigmatico e presuntuoso proprietario di quel giacimento, nel tentativo di accaparrarsi quanto più oro possibile, gli ordina di scavare all'interno di una parete oltre la quale tutti sanno esserci un'enorme lago sommerso, Ironsides si troverà al centro di un misterioso complotto economico e dovrà scegliere tra la vita dei minatori e la passione per la donna che ama (nonché moglie libertina dello stesso Steyner e vera proprietaria dei terreni sotto cui c'è la miniera).
Un'avventura piena di azione dalla prima all'ultima pagina ed in cui Wilbur Smith si trova a proprio agio: non lesina niente affatto sulle descrizioni delle gallerie, sui compiti dei minatori e sulla loro strumentazione. Ma molto toccanti i riferimenti alle dure condizioni di chi ci lavora ed al razzismo (specie verso i lavoratori bantu).
La trama, sebbene parecchio claustrofobica per ovvie ragioni, è molto coinvolgente (tant'è vero che nel 1974 ne è stato tratto anche un film con Roger Moore), ma il cliché di gran parte dei personaggi (discorso che vale anche per il protagonista e l'antagonista) lasciano capire fin da subito qual è la direzione della storia: l'uomo coraggioso che si oppone all'uomo potente.
Nulla da dire sulla location: siamo sempre in Africa… Paesaggi da cartolina ma fatali! Perciò, a conti fatti, il vero motore del romanzo questa volta è il triangolo (con tutta la serie di conseguenze) tra Rod, Manfred e Terry, la donna che entrambi amano (il primo per piacere, il secondo per opportunismo).
Piccola nota a margine. Siamo ancora lontani dai fasti della saga sulla famiglia Courtney, ma Wilbur Smith con Una vena d'odio ha già gettato le basi per quello che sarà la sua opera più ambiziosa: infatti, verso la fine del romanzo, si racconta che tra i fondatori della miniera Sonder Ditch c'era anche Sean Courtney (che abbiamo già incontrato in uno dei primissimi libri dello stesso Smith).
📌 Voto: (4 su 5)


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